Martedì, 10 Dicembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - ROMAGNESE - IL RITORNO DI ORTAGGI E CEREALI “DI UNA VOLTA”

Due aziende che diventano una, tre cugini che uniscono le forze per tornare a produrre ortaggi come si faceva una volta, sui crinali dell’alto Oltrepò. A Romagnese per la precisione, frazione Casa Villa. L’esperienza di “Terre Villane”, iniziata nel 2017, è un esempio per tutti coloro che credono in un ritorno all’agricoltura e uno stile di vita sostenibile. Gabriele e Andrea Mori e Simone Marsetti da 4 anni hanno deciso di convertire la produzione delle aziende passando dal foraggio agli ortaggi di montagna. Al momento hanno a disposizione 40 ettari, ma ogni anno cercano di incrementare le superfici coltivabili pulendo terreni incolti per renderli seminativi.

Come è nata l’idea?

«Dal desiderio di valorizzare e recuperare i nostri terreni di Frazione Casa Villa per produrre ortaggi biologici e garantire al consumatore una serie di prodotti di nicchia puntando su una qualità assoluta (talvolta a discapito della resa)».

Avete deciso di abbandonare i vostri rispettivi lavori?

«Io ho abbandonato il mio lavoro di ufficio, Simone invece era già un coltivatore diretto, Andrea ha iniziato l’attività come giovane agricoltore».

Quali sono i vostri prodotti di punta?

«Uno è il mais Ottofile pavese, un’ antica varietà autoctona dell’Oltrepò Pavese Montano, dalla quale otteniamo una farina integrale ottima per polenta, biscotti, pane. Questo mais coltivato con metodi di agricoltura biologica lo raccogliamo a mano, selezioniamo le pannocchie migliori direttamente in campo e facciamo seccare la granella al sole ed all’aria. L’altro sono le patate di montagna a pasta gialla, bianca, rossa e viola (prodotto di grande qualità che ci sta dando molte soddisfazioni).

Abbiamo poi i cereali di montagna come il grano saraceno, i frumenti antichi (da quest’anno seminiamo la varietà Gentil rosso, un grano che veniva coltivato fino agli anni sessanta in Alto Oltrepò e poi è stato abbandonato) dai quali otteniamo farine per la produzione di pane, pasta fresca, biscotti e torte. Produciamo anche miele di varietà Acacia, Millefiori e Castagno».

Le istituzioni vi aiutano?

«Abbiamo uno stretto rapporto di collaborazione con l’Università di Pavia, nello specifico con i componenti del Dipartimento di scienze dell’ambiente e della terra che tramite la banca del Germoplasma e alcuni progetti attivi in questi anni (Attivaree e Core Save) ci danno la possibilità di diventare agricoltori custodi di antiche varietà, per esempio il Mais Ottofile Pavese. Propagare queste sementi e far sì che non vadano perse definitivamente. Anche la Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese fornisce un ottimo aiuto proponendo annualmente una serie di domande di contributo che ci hanno consentito di acquistare attrezzature agricole per ridurre i costi e i tempi di diverse operazioni colturali».

Quale è stata la più grande soddisfazione?

«La più grandi soddisfazioni sono i complimenti dei consumatori che reputano i nostri prodotti di alta qualità. Ma quella che mi ha colpito di più in assoluto è stato sentirmi dire da molte persone anziane di Romagnese e limitrofi che una farina da polenta così buona non la mangiavano da quando erano bambini….».

Qual è stato il momento più difficile?

«Momenti difficili ce ne sono stati tanti e credo che ce ne saranno ancora, il cambiamento climatico non ci aiuta, coltivare determinate tipologie di prodotti con metodi di agricoltura biologica non è affatto semplice. Siamo in continua lotta contro patogeni aerei e sotterranei però non molliamo e lavoriamo quotidianamente per migliorare le nostre tecniche e di conseguenza la qualità dei prodotti».

Consiglierebbe ad esempio  ad un ragazzo di Milano di “mollare tutto” e venire ad investire in Oltrepò?

«Se un ragazzo di Milano decidesse di investire in Oltrepò sicuramente sarebbe una bella cosa. Un segnale positivo di qualcuno che come noi è innamorato delle nostre valli e crede nelle potenzialità di un territorio bellissimo che non ha nulla da invidiare rispetto ad altre aree più quotate come nomea a livello agricolo e turistico. Va detto che in agricoltura non è tutto oro quello che luccica e partire da zero con un’attività è complesso».

Progetti futuri?

«I progetti futuri a cui stiamo già lavorando, riguardano l’ultimazione dei lavori di ristrutturazione ad un nuovo laboratorio mediante il quale abbiamo intenzione di produrre con le nostre farine biscotti e pasta fresca; abbiamo intenzione di effettuare investimenti sulla rete irrigua aziendale (attualmente scarsa) per garantire alle nostre coltivazioni un apporto di acqua e umidità costante mediante microirrigazione. Vogliamo anche implementare la gamma di prodotti aziendali biologici magari mediante la costruzione di una serra per ortaggi».

C’è mai stato un momento di smarrimento in cui avete pensato di mollare tutto?

«No, momenti di smarrimento in cui mollare tutto non ne abbiamo mai avuti. Le difficoltà sono molteplici, dal cambiamento climatico appunto, al difendere le nostre coltivazioni pregiate da insetti dannosi e animali selvatici vari (cinghiali, caprioli, istrici, tassi) che sono sempre pronti a invadere i campi di patate e mais. Per difenderci dai selvatici utilizziamo recinzioni elettriche  mentre contro gli insetti nocivi abbiamo iniziato ad utilizzare dei funghi che creano nei terreni un microclima poco favorevole alla loro proliferazione. Dall’anno prossimo credo che testeremo anche il “lancio” di alcuni insetti utili».

Clima: argomento di grande attualità a livello mondiale. Voi come avete visto cambiare il clima in Oltrepò?

«Il clima in Oltrepò negli ultimi anni sta cambiando in maniera radicale, assistiamo ad inverni con un clima sempre meno rigido, in cui le abbondanti nevicate sono solo un ricordo. In primavera le precipitazioni piovose diventano abbondantissime e le estati sono contraddistinte da un clima arido ben al di sopra delle medie stagionali. Tutto ciò influisce negativamente sui corretti approvvigionamenti di acqua alle sorgenti e di conseguenza sulla struttura dei terreni che subiscono svariati stress durante tutto l’arco dell’anno. A tal proposito abbiamo iniziato ad investire sull’acquisto di attrezzature per la minima lavorazione dei terreni».

di Silvia Colombini

  1. Primo piano
  2. Popolari