Sabato, 17 Novembre 2018

VINO NOVELLO MESSE IN VENDITA 2 MILIONI DI BOTTIGLIE. IL PICCO DI 17 MILIONI DI BOTTIGLIE DIECI ANNI FA PER POI SCENDERE SINO AI CIRCA 2 MILIONI ATTUALI

Il vino novello italiano batte il Beaujolais nouveau francese. Dal 30 ottobre sono arrivate sul mercato circa 2 milioni di bottiglie della vendemmia 2018. A renderlo noto è Coldiretti segnalando che quest'anno il "déblocage" è anticipato di oltre due settimane rispetto al concorrente che si potrà invece assaggiare solo a partire dal 15 novembre prossimo.

"La produzione del vino novello in Italia - spiega Coldiretti - è iniziata verso la metà degli anni '70, dopo che i vignaioli trasnsalpini della zona di produzione del Beaoujolais della Francia, per superare una stasi di mercato, misero in commercio il Beaoujolais nouveau al fine di rivalorizzare il loro vino prodotto con uve Gamay, meno pregiate della Borgogna meridionale. Il vino novello Made in Italy basato invece su uve Dop e Igp - aggiunge - ha quindi registrato lungo la Penisola una rapida espansione toccando il picco di 17 milioni di bottiglie dieci anni fa per poi scendere progressivamente sino ai circa 2 milioni attuali".

"Il calo di produzione - osserva Coldiretti - ha origine in una serie di fattori, a partire dalla limitata conservabilità, che ne consiglia il consumo nell'arco dei prossimi 6 mesi- La tradizione vuole che l'apertura del vino novello si festeggi a San Martino l'11 novembre, giorno in cui da sempre i contadini chiudono e fanno il bilancio di un anno di lavoro". Il vino novello, conclude Coldiretti, è "consumato soprattutto in abbinamento con i prodotti autunnali come le caldarroste che quest'anno fanno registrare uno storico ritorno con un raccolto record di 30 milioni di chili in aumento dell'80% rispetto a cinque anni fa". 

La caratteristica fondamentale che contraddistingue il vino novello , è la particolare tecnica di vinificazione utilizzata per produrlo, ovvero la macerazione carbonica.

La tecnica prevede l’immissione di grappoli di uva interi, per un tempo relativamente breve, in un contenitore chiuso ermeticamente in cui viene immessa anidride carbonica. Per l’assenza di ossigeno si verifica un processo di fermentazione alcolica intracellulare che porta le cellule dell’uva al metabolismo anaerobio e trasforma gli zuccheri in alcol, con un forte consumo di acido malico e, a differenza di una fermentazione alcolica tradizionale, una produzione significativa di glicerolo.

Come suggerisce il nome l’uva non viene inizialmente pigiata, ma viene lasciata a macerare per qualche giorno a una temperatura intorno ai 30°. In questa fase l’alcol estrae dalla buccia il colore e le principali sostanze aromatiche, mentre il tannino è estratto in quantità limitata. Solo nella fase finale l’uva viene pigiata e l’eventuale residuo zuccherino trasformato in alcol con un metodo di vinificazione tradizionale.

Il risultato è un vino “facile”, beverino, poco tannico, dal colore vivo e acceso, dal gusto fresco, giovane e fragrante, che va bevuto entro pochi mesi dalla messa in commercio. Ci sono però delle differenze sostanziali tra il vino novello italiano e il Beaujolais nouveau francese.

Prima di tutto il Beaujolais viene messo tradizionalmente in commercio a partire dal terzo giovedì di novembre, mentre il vino novello in Italia dal 30 ottobre (fino a poco tempo fa era il 6 novembre).

Inoltre il vino dei cugini d’Oltralpe prevede l’uso di uve 100% Gamay, e l’utilizzo esclusivo della macerazione carbonica come metodo di vinificazione.

In Italia invece è consentito l’uso di ben 60 vitigni diversi, e le uve vinificate con il metodo della macerazione carbonica devono essere solo il 40% (inizialmente era appena il 30%), con la parte restante che può essere vinificata con tecniche tradizionali.

Mentre però la varietà dei vitigni è uno dei punti di forza del vigneto Italia, in questo caso può rappresentare un limite. Infatti i tempi di produzione molto brevi non consentono alle caratteristiche varietali di esprimersi al meglio, e l’uso di molti vitigni diversi spesso genera invece confusione, e non permette al vino novello di essere percepito con la specificità del Beaujolais.

La discrezionalità sulle tecniche di vinificazione utilizzabili infine influisce sia sulla specificità del vino novello che sulla sua qualità, visto che spesso e volentieri consente ai produttori di “tagliarlo” con avanzi di cantina.

E i numeri parlano chiaro: dal 2006 la produzione di vino novello è crollata, con il numero di bottiglie prodotte che è passato da 18 a 2 milioni. Continuando di questo passo, il vino novello potrebbe diventare presto un lontano ricordo. Anche se non sono pochi quelli che ne auspicano la fine, varrebbe davvero la pena dire addio al “vino d’autunno”?

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