Venerdì, 03 Aprile 2020

"E' previsto in questi giorni il via a secondo lotto di lavori sul Ponte della Becca. Il cantiere rimarrà aperto per circa 10 mesi e mezzo 9 dei quali con circolazione a senso unico alternato - scrive in una nota stampa il Codacons Pavia -  che tuttavia non riguarderà tutte l'infrastruttura nella sua lunghezza, ma solo tratti di 400 metri quelli nei quali sono previsti gli interventi di rafforzamento. I lavori si concentreranno su nove delle tredici campate che compongono il Ponte che collega il Pavese all'Oltrepo', un vero e proprio grande malato. Provenendo da Linarolo, in direzione Mezzanino, si interverrà dalla campata numero uno fino a metà della numero cinque. Arrivando dall'Oltrepo, in direzione Pavese, dalla numero tredici alla nove, quella dove erano state collocate le stampelle in sostituzione della pila collassata. Si tratta di lavori oggettivamente indispensabili di cui il Ponte della Becca abbisogna. Ma restano i dubbi sui disagi che saranno provocati agli automobilisti dalla durata dei lavori. Davvero non potevano essere eseguiti di notte evitando il senso unico alternato per ben 9 mesi? Il Ponte, costruito nel 1912, costituisce un esempio di archeologia industriale che va salvaguardato con interventi mirati, ma occorrerebbe ridurre al minimo i disagi per gli utenti."

*immagine di repertorio

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“Confunduma no i nus coi cucal” è uno storico detto pronunciato dai “vecchi” saggi oltrepadani e che in buona sostanza dice di fare attenzione nel confondere le “cose” positive, utili e concrete con quelle negative, inutili e “vuote” (senza senso). Il riferimento è a due prodotti del nostro Oltrepò, molto diversi tra loro: le noci, frutto conosciuto da tutti ed i “cucal”, che a differenza della ghianda che è il frutto delle quercia, i “cucal” invece sono una malformazione a carattere escrescente che si forma sulle foglie, sui rami, sul tronco e sulle radici delle querce, dovuta alla parassitosi di funghi, batteri, insetti o acari. I “cucal” potrebbero essere definite una sorta di “tumore”, che in italiano prende il nome di galla, conosciuta anche con il sostantivo cecidio. Hanno forma sferica, sono molto leggere , perché praticamente vuote. Una volta si diceva “l’è voda o le vod me una cucala” quando si indicava una persona particolarmente vuota e che faceva azioni senza costrutto fattivo.

Ma cosa c’entra l’Oltrepò con questa differenza a carattere botanico? C’entra eccome se c’entra… Il 2020 è iniziato da alcune settimane e la speranza di molti oltrepadani è che possa essere migliore del 2019, ma nel 2019, così come in molti degli anni precedenti, gli oltrepadani (molti ma non tutti) hanno confuso “i nus coi cucal”, vale a dire che hanno creduto che le false promesse di molti dirigenti e politici locali potessero diventare azioni, situazioni ed eventi reali e concreti. Così non è stato. Purtroppo molti dirigenti e politici oltrepadani sono di “cucal” che si fingono noci, promettono e non mantengono!

Promettono che creeranno posti di lavoro, promettono che rilanceranno il turismo, promettono che rimetteranno a posto le strade, promettono che faranno ponti, promettono che puliranno i fossi, promettono che i controlli sulla produzione di molti prodotti tipici dell’Oltrepò saranno più severi, promettono che porteranno i prodotti tipici locali ad essere conosciuti in ogni dove… La lista delle promesse è lunga, ma in buona sostanza promettono e confondono le promesse con le azioni concrete, confondono “i nus coi cucal”.

Sarebbe ora che molti dirigenti e politici dell’Oltrepò la smettessero di fare enunciazioni e promesse corredate immediatamente da qualche selfie sui social, ma si occupassero solamente ed esclusivamente al raggiungimento del risultato promesso, e solamente quando il risultato è concreto e “certificato” dovrebbero portarlo a conoscenza della gente, in modo chiaro ed inequivocabile, solo quando e ripeto solo quando, il risultato da loro perseguito ed ottenuto è chiaro, certificato ed inequivocabile. In sostanza dovrebbero smetterla di “vendere” nus par “cucal”!

I politici oltrepadani intervengono a ogni piè sospinto su ogni cosa, dicono la loro e fanno promesse e pazienza se queste affermazioni e promesse sono fatte da giovani o meno giovani politici alla loro prima esperienza, anche giovani che occupano posizioni che dovrebbero essere di grande responsabilità nello scenario politico comunale, provinciale, regionale e nazionale. Fa ridere quando i politici di lungo corso (quelli che lo fanno da tutta la vita, da 10 anni e più) vogliono dire la loro e “vendere” soluzioni ai problemi più evidenti dell’Oltrepò. A titolo esemplificativo ma non esaustivo, sono pateticamente ridicoli quei politici di lungo, lunghissimo corso che esprimono opinioni e danno ricette sulle strade, sui ponti e sulle frane dell’Oltrepò. Io mi domando e domando loro: «Visto che eravate tutti al potere in questi ultimi 10, 20 o anche 30 anni… se la situazione è questa, Voi, che cavolo (per usare un eufemismo) avete fatto? Nessun senso di colpa?».

Ecco, questi politici incarnano le vere “cucal”.  Alla luce dei fatti e della situazione in cui versa l’Oltrepò, questi politici di lungo corso, con la ricetta pronta per ogni cosa, ed alla luce dei fatti le loro ricette….abbiamo visto a cosa hanno portato, imperterriti vanno avanti a dare le loro “soluzioni”, che ripeto alla luce dei fatti, a 360° e politicamente trasversali, si sono rilevate sbagliate e basta guardarci attorno per capirlo! Ah già dimenticavo la colpa non è mai di questi “cucal” politici ma è sempre degli altri “cucal” politici… eh sì perché anche i “cucal” hanno colori diversi, ma sempre di “cucal” stiamo parlando… Negli ultimi tempi, proponendosi come futuri attori politici oltrepadani del 2020 si stanno affacciando diverse forme di “cucal”: sui social impazzano, intervengono su tutto, copiano le dichiarazioni dei loro “capetti” regionali e dei loro “capi” nazionali e modificandole leggermente le adattano a proposte per il territorio oltrepadano.
Ecco questa gente, forse, è la forma più maligna, ed anche più idiota,  di “cucal”, che ricordiamo come scritto nell’incipit è una malattia della quercia e l’Oltrepò è una vecchia quercia ed a furia di “cucal” e di gente che le ha reciso i rami, la vecchia quercia dell’Oltrepò è in coma.

L’Oltrepò non ha bisogno di progetti “cucal” come nuove superstrade, nuovi musei (o meglio “museetti”), nuovi interventi a pioggia un po’ ad ogni sindaco e/o Comune con improbabili piani di rilancio che a nulla sono serviti e che a nulla serviranno, l’Oltrepò ha bisogno di azioni concrete: in primo luogo sistemare le strade, almeno le principali e sistemarle in modo serio e duraturo. Per qualche anno, nel caso specifico, sarebbe meglio che il fondo delle strade, gli asfalti ed i fossi relativi, fossero fatti in base ai capitolati, per qualche anno sarebbe meglio che chi deve controllare che le opere siano eseguite secondo i capitolati, lo faccia e sul serio, con diligenza e senza “sorvolare” se l’asfalto invece di essere di 5 cm come prevede il capitolato, è solo di 4 e molte volte di 3 cm, perché continuando imperterriti  a “sorvolare” su ogni cosa… la situazione è drammatica.

Le strade che collegano l’Oltrepò a Pavia, capoluogo di provincia, oltre ad essere piene di buche ed oltre a dover passare su ponti pericolanti per attraversare il Po, sono piene di cartelli che ne limitano la velocità ad ogni piè sospinto.

Dalla stazione di Voghera a quella di Pavia, 28 Km di strada, ci sono 59 limiti di velocità, 1 limite ogni 475metri anche in questo caso i cartelli che indicano i limiti sono i più disparati: alcuni 90km/h, alcuni 70, altri 50, altri 40, altri ancora 30, poi, ci sono una miriade di cartelli che indicano, buche, strettoie, lavori in corso, strada disconnessa, etc. etc. etc.

Dalla stazione di Stradella a quella di Pavia i km di strada sono 26 Km e i limiti di velocità 61: 1 limite ogni 426metri. In questo caso c’è pure l’optional, il ponte della Becca ora ad una sola corsia. Ponte che è teatro di sfida tra molti politici oltrepadani che si auto-incensano per i soldi che forse, forse, forse… dovrebbero arrivare per rimetterlo a posto? Per rifarlo? Fare un progetto?… Bohhh ognuno dice la sua ed ognuno vuole prendersi i meriti, per ora meriti del nulla.

Si autoincensano per i soldi che dovrebbero arrivare grazie all’intervento del politico bianco o rosso, o giallo o verde o blu di turno… neri no, almeno dichiaratamente non ce ne sono più. La colpa di questo, secondo le nostre “cucal” politiche oltrepadane non è di nessuno o meglio, è degli altri… e delle varie leggi, leggine, capitoli di spesa e capitoli vari che effettivamente ci sono e che non permettono di intervenire per migliorare quello che è alla base di ogni paese che vuole sperare di avere un’economia che funzioni: la viabilità e le infrastrutture.

Tutto vero: ci sono i capitoli di spesa, meno soldi per la provincia, meno per i comuni, meno per i vari enti pubblici o parapubblici che dovrebbero occuparsi della “cosa”, ma visto che questa è la più grossa emergenza che ha oggi l’Oltrepò, non sarebbe il caso e soprattutto non era il caso negli anni scorsi, invece di applaudire i politici che mettevano queste leggi, leggine, capitoli di spesa e varie amenità, che i nostri politici, sindaci, assessori ed ammennicoli vari oltrepadani si fossero imposti con un’azione responsabile e avessero detto: «Non prevedete più soldi per progetti fantasiosi e noi non ve ne chiederemo più, dateci i soldi invece per qualcosa di utile e di immediatamente

necessario: le strade e le infrastrutture». Invece no, ad ogni temporale, come negli anni ce ne sono stati migliaia, ed oggi li chiamano “bombe d’acqua” forse perché fa più scena, chiedono lo stato di calamità naturale…. il bello è che viene anche concesso e se ne vantano. Ti vanti di cosa? è 10,15 anni che sei amministratore e ti accorgi dopo un temporale che l’acqua va in ogni dove perché non hai fatto pulite i fossi….”ma va a ciapà di rat”!

Rinunciare a finanziamenti per “stupidaggini” e chiedere che quei soldi venissero destinati a strade ed infrastrutture, questo sarebbe stato comportarsi con il buon senso di un buon padre di famiglia, invece no, i nostri “cucal” politici sono andati avanti imperterriti a chiedere finanziamenti ed a spendere (non ad investire) soldi per cose non immediatamente necessarie.

Oggi allargano le braccia e nascondendosi dietro ai capitoli di spesa, ai tagli statali, regionali e provinciali, dicono: «Cosa dobbiamo fare? Non è colpa nostra».

Invece sì, è proprio colpa vostra che pur vedendo che l’Oltrepò colava a picco siete andati avanti sorridendo e tagliando nastri inutili per opere che non erano urgentemente necessarie, vi siete nascosti dietro la frase “beh se non li davano a noi, li davano a qualcun altro” ed io vi dico che se questi erano i progetti dei politici che voi avete appoggiato e vi siete affannati a far votare, non dovevate farlo e visto che invece li avete sostenuti e garantito il voto, la colpa è anche Vostra.

Ecco, l’Oltrepò in molte occasioni, forse troppe alla luce dei fatti, ha votato o si è fatto convincere a votare tante “cucal” politiche, che di fronte a queste affermazioni avranno sempre un Azzeccagarbugli di turno, politico o fans del politico che con 1000 scuse, disquisizioni e “leggine” varie li difenderà e dirà che la situazione non è esattamente così come la gente la percepisce e che non è così semplice da risolvere.

Certo… lo so anch’io che non è semplice, ma la situazione è esattamente così e basta guardarsi intorno, in Oltrepò, per rendersene conto. Ed è esattamente così perché la stragrande maggioranza dei politici oltrepadani “ien di cucal” difesi in molti casi da Azzeccagarbugli “cucal” quanto loro. Mi auguro che nel 2020 i pochi politici oltrepadani non annoverati nella categoria “cucal”, con azioni concrete e logiche facciano arrivare i soldi in Oltrepò per strade e ponti, mi auguro altresì che nel 2020 i cittadini oltrepadani sappiano distinguere al momento del voto “i nus dai cucal”.

Il livello idrometrico del Po è sceso ed è basso come in piena estate, è quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti dal quale si evidenzia che il livello idrometrico del fiume Po al Ponte della Becca, è di -2,4 metri, lo stesso di metà agosto scorso, ma anomalie si vedono anche nei grandi laghi che hanno percentuali di riempimento che vanno dal 25% di quello di Como al 28% dell'Iseo.

La situazione critica a causa di siccità e delle alte temperature per il fiume Po, ha quindi ricordato Coldiretti, ha spinto l'Autorità distrettuale di bacino a convocare per il 6 marzo l'Osservatorio sulle crisi idriche per fare il punto della situazione anche perché non si prevedono precipitazioni se non di scarsa entità, per cui potrebbero verificarsi ulteriori riduzioni dei livelli idrometrici anche del 20%. "Nel centro sud la situazione è ancora più difficile con l'allarme siccità in campagna che è scattato a partire dalla Puglia dove - sottolinea la Coldiretti - la disponibilità idrica è addirittura dimezzata negli invasi rispetto allo scorso anno, secondo gli ultimi dati dell'Osservatorio Anbi che registra difficoltà anche in Umbria con il 75% di pioggia in meno rispetto allo scorso anno caduta nel mese di gennaio ed in Basilicata dove mancano all'appello circa 2/3 delle risorse idriche disponibili rispetto allo steso periodo del 2019".

"Difficoltà - continua la Coldiretti - si registrano anche in Sardegna il Consorzio di Bonifica di Oristano hanno addirittura predisposto a tempo di record l'attivazione degli impianti per l'irrigazione per garantire acqua ai distretti colpiti dalle grave siccità. In vaste aree della Sicilia i campi sono aridi e i semi non riescono neanche a germinare". Lungo tutta la Penisola, rileva l'associazione, si stanno facendo i conti con un clima anomalo che ha mandato in tilt la natura. La temperatura fino ad ora è stata in Italia superiore di 1,65 gradi rispetto alla media storica secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr relativi al mesi di dicembre e gennaio.

*foto di repertorio 

Senso unico alternato mobile regolamentato da movieri e/o impianto semaforico tra le 14 e le 17 del 11/02/2020 e dalle 8 alle 16 dal 12/02/2020 al 14/02/2020, per procedere alla messa in funzione dei ponteggi mobili disponibili in loco, finalizzati alla cantierizzazione dell’area, per inizio lavori di ristrutturazione del ponte della Becca SP EX SS 617 - Comuni di Linarolo e Mezzanino.

IL DIRIGENTE DEL SETTORE LAVORI PUBBLICI – EDILIZIA – TRASPORTI Visto il D.L.vo 30/04/1992 n. 285 “Nuovo Codice della Strada” e s.m.i.; Richiamate le norme sulla Sicurezza dei Cantieri e le norme in materia di Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro di cui al D.L.vo 09/04/2008 n. 81; Richiamate altresì le disposizioni per il segnalamento dei cantieri temporanei stradali di cui al D.M. 10/07/2002 e s.m.i.; Visto il Decreto del Presidente della Provincia di Pavia n. 109 del 12/04/2018; Visti: - La Determinazione Dirigenziale n. 1107 del 13/11/2019 che disponeva l’efficacia dell’aggiudicazione disposta con Determinazione Dirigenziale n. 998 del 21/10/2019 dei “Lavori di ristrutturazione del ponte sul Fiume Po della Becca” al Consorzio Stabile Artemide con sede a Roma in via dei Gracchi 320/A; - Il successivo contratto n. 1909 di Rep. del 11/12/2019 stipulato tra la Provincia di Pavia e l’Impresa Esecutrice designata Infrastrutture Stradali Srl con sede in via dei Glicini n. 5 a Cancello ed Arnone (CE); - Il verbale di consegna parziale dei lavori in data 17/12/2019, finalizzata alla cantierizzazione dell’area di intervento; Dato atto che per procedere alla realizzazione delle lavorazioni predette occorre istituire un senso unico alternato mobile regolamentato da movieri e/o impianto semaforico tra le ore 14:00 e le ore 17:00 del giorno 11/02/2020 e dalle ore 08:00 alle ore 16:00 dei giorni dal 12/02/2020 al 14/02/2020 compresi, per procedere alla messa in funzione dei ponteggi mobili disponibili in loco finalizzati alla cantierizzazione dell’area di intervento sopra identificata; Sentito il parere favorevole espresso in data 04/02/2020 dalla U.O. Viabilità “Oltrepo 2”, che propone l’emissione di apposita Ordinanza di istituzione del senso unico alternato mobile regolamentato da movieri e/o impianto semaforico, nel tratto corrispondente al ponte sul Fiume Po della Becca nei Comuni di Linarolo e Mezzanino (PV) tra le ore 14:00 e le ore 17:00 del giorno 11/02/2020 e dalle ore 08:00 alle ore 16:00 dei

OGGETTO: ORDINANZA PER ISTITUZIONE DI SENSO UNICO ALTERNATO REGOLAMENTATO DA MOVIERI E/O IMPIANTO SEMAFORICO SULLA SP EX SS 617 "BRONESE" IN CORRISPONDENZA AL PONTE DELLA BECCA IN COMUNE DI MEZANINO E LINAROLO, A DECORRERE DAL 11/02/2020 FINO AL 14/02/2020 COMPRESI, PER LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DEL PONTE SUL FIUME PO DELLA BECCA. giorni dal 12/02/2020 al 14/02/2020 compresi, per poter procedere in condizioni di sicurezza agli approntamenti medesimi; tutto ciò premesso ORDINA l’istituzione di senso unico alternato mobile regolamentato da movieri e/o impianto semaforico nel tratto corrispondente al ponte sul Fiume Po della Becca nei Comuni di Linarolo e Mezzanino (PV) tra le ore 14:00 e le ore 17:00 del giorno 11/02/2020 e dalle ore 08:00 alle ore 16:00 dei giorni dal 12/02/2020 al 14/02/2020 compresi, per le motivazioni descritte. La necessaria segnaletica di cantiere, verrà posta in opera e mantenuta a cura e spese dell’Impresa Esecutrice designata Infrastrutture Stradali Srl con sede in via dei Glicini n. 5 a Cancello ed Arnone (CE), mettendo in atto tutte le procedure previste dalle vigenti normative in materia di cantieri di lavoro, rimanendo con ciò, unica responsabile per danni a persone e/o cose derivanti dalla inadeguata segnaletica. Dovranno essere rispettate rigorosamente le modalità ed i termini temporali indicati nella richiesta; la Provincia di Pavia si riserva di annullare la presente ordinanza, per sopravvenute superiori esigenze di interesse pubblico. Eventuali contrattempi sui lavori che comportano uno slittamento dei termini temporali della presente Ordinanza, dovranno essere segnalati tramite nuova richiesta di proroga lavori, presentata a questa Provincia. Al termine dei lavori, la ditta esecutrice degli stessi, dovrà verificare la percorribilità in sicurezza del tratto in questione e quindi ripristinare tutti i criteri di sicurezza viabilistica. Il titolare dell’esecutività della stessa ordinanza sarà l’Impresa Esecutrice designata Infrastrutture Stradali Srl con sede in via dei Glicini n. 5 a Cancello ed Arnone (CE), esecutrice delle opere. IL DIRIGENTE Piergiuseppe Dezza

"Egregio Direttore, ogni giorno per lavoro mi reco a Pavia ed alla sera facendo il percorso inverso ritorno a casa a Voghera, spesso ci impiego oltre un’ora minuti, 60 minuti per fare 30 km… una media da bicicletta di 30km all’ora. Questo è dovuto agli assurdi limiti imposti. Nelle ore di traffico intenso, questi illogici limiti, uniti agli autovelox provocano incolonnamenti, prima del ponte del Po, che spesso si traducono addirittura in arresti del traffico, uno stress continuo soprattutto dopo una giornata di lavoro.

Mio padre, mi dice che negli anni 70/80/90 i limiti erano di 90km/h e 50 nei tratti abitati, eppure allora le auto erano meno sicure di oggi, avevano spazi di frenata di gran lunga maggiori, ma poi, siamo davvero certi che a minor velocità corrisponda minor rischio? Ci sono studi che affermano esattamente il contrario, in Germania giusto per fare un esempio eclatante, si è scoperto che nelle autostrade la maggior velocità implica maggior concentrazione e minori rischi, difatti le autostrade per la maggior parte della loro percorrenza sono senza limiti.

Non so chi decida sulle nostre statali i limiti imposti, forse l’Anas o la prefettura, resta il fatto che spesso sono limiti che rasentano il ridicolo, è facile imporre un limite di 30 o 40 km/h, ma è molto più complicato stabilire un limite corretto e ragionevole, ovvero un limite che offra sicurezza ed allo stesso tempo tenga presente anche delle esigenze degli automobilisti. È intollerabile, frustrante e stressante impiegare oltre 60minuti per fare 30 km, qualcuno ponga rimedio, magari inserendo limiti ragionevoli che tengano conto della sicurezza, ma anche della salute mentale di chi guida.

Marco Colombi - Voghera"

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Nato a Novi Ligure, classe 1988, da molti anni risiede a Voghera. Psicologo, educatore, giornalista, papà di due bambini, è dal 2018 Deputato della Repubblica Italiana tra i banchi del Movimento 5 Stelle, del quale Movimento è certamente la voce più autorevole, impegnata e presente sul territorio oltrepadano. Abbiamo incontrato l’Onorevole Cristian Romaniello.

Ci parla in apertura delle sue esperienze, di vita e di studi, precedenti l’attuale importante esperienza politica e di Governo, non uno bensì due Governi?

«Certamente, allora... ad oggi, oltre all’incarico temporaneo di Parlamentare della Repubblica, possiedo il titolo di Psicologo e di Giornalista, due lauree e un PhD in corso (in aspettativa, vista l’elezione al Parlamento). Ho frequentato l’ITIS, come Scuola Superiore, per il percorso da perito in elettronica e telecomunicazioni, continuando a coltivare alcune passioni come il teatro e la recitazione cine-televisiva, unitamente ad un lungo periodo di volontariato come autista e soccorritore per la Croce Rossa Italiana, a Voghera, dal 2008 (attualmente sono in riserva). Nel 2010 ho iniziato il corso di laurea in psicologia presso l’Università di Pavia e, durante gli studi universitari, ho lavorato come autore e speaker radiofonico di una trasmissione creata e diretta da me e dall’amica Luisella. Questi due percorsi hanno raggiunto il loro esito quasi in contemporanea: sono Dottore in Psicologia dal 2015 e Giornalista dal 2016. Sempre nel 2016 ho poi vinto il Concorso di Dottorato in Psicologia, Neuroscienze e Statistica medica presso il Department of Brain and Behavioral Sciences dell’Università di Pavia, iniziando il percorso di ricerca scientifica accademica. Nel 2018, è arrivata l’elezione al Parlamento Italiano».

Quando nasce in lei la passione per la politica? Qual è stata l’ispirazione?

«La prima ispirazione è partita dai comici: Daniele Luttazzi, con la sua satira impetuosa che esprimeva punti di riflessione sull’operato politico di Berlusconi e delle forze politiche italiane in generale, Roberto Benigni, il quale, a sua volta, si dedicava ad un’ampia e divertentissima satira, ed infine Beppe Grillo, del quale leggevo il blog e mi appassionavo a temi ambientali, di innovazione tecnologica, di nuove frontiere dell’energia, e molto altro di cui scriveva. Grazie a questi comici ho iniziato a pormi domande sempre più profonde, e dalla conoscenza che si ricava quando si trovano le risposte non si può più tornare indietro, e la politica diventa passione».

Deputato presso la Camera dal...? Incarichi parlamentari ed extra-parlamentari?

«Gli incarichi che ho sono: parlamentare della Repubblica dal marzo 2018, commissario agli Affari Esteri per la Camera dei Deputati, membro del Comitato permanente sulla promozione del sistema-paese, membro del Comitato permanente sulla politica estera e le relazioni esterne dell’Unione Europea, Presidente dell’unione interparlamentare Italia-Svizzera. Sono stato delegato dalla Camera come parlamentare di maggioranza per rappresentare il nostro Paese all’ultima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. A livello extra-parlamentare ho rinunciato ad ogni incarico tranne, ovviamente, quello di padre di famiglia. Insieme alla mia compagna, Sara, ho due bambini: Lorenzo e Sofia».

Quali le cose buone e quali negative nel governo con la Lega? Ed ora con il PD?

«Al Governo con la Lega abbiamo approvato la Legge “spazzacorrotti”, nonostante alla Lega non piacesse, il Reddito di Cittadinanza e “Quota 100” che erano i primi punti del programma pentastellato alle elezioni 2018. Abbiamo inoltre costretto tutta Europa a porre attenzione sul fronte dei flussi migratori nel Mediterraneo. Abbiamo prodotto misure e incentivi per le piccole e medie imprese e imposto una grande attenzione per l’ambiente, anche quando i nostri partner dell’epoca erano determinati ad aprire inceneritori o trivellare i nostri mari. Queste misure, è positivo osservare che sono state tutte confermare o migliorate anche col cambio di Governo: sull’immigrazione, per esempio, abbiamo già ottenuto successi maggiori rispetto ai mesi precedenti, sia attraverso la riduzione degli sbarchi, sia attraverso i rimpatri, grande fallimento della Lega. Con la Lega sono state negative alcune nostre reazioni alle loro continue provocazioni, cosa che ha prodotto una perdita di fiducia in noi. Col PD, ma anche con LEU, ci stiamo trovando bene. Abbiamo approvato una legge di bilancio in pochissimo tempo evitando l’aumento dell’IVA, aumentato l’importo dello stipendio netto in busta paga per circa 5 milioni di lavoratori, abolito il super ticket sanitario, esteso il bonus bebè, raddoppiato il bonus per gli asili nido e avviato la lotta all’evasione fiscale. Col PD non siamo spesso d’accordo sui rapporti con l’Unione Europea. Noi vogliamo superare alcuni dogmi e riformare il sistema perché sia al servizio dei cittadini. È un’esperienza che può continuare... Con l’auspicio di vedere l’approvazione della mia legge sulla prevenzione del suicidio, di cui è previsto l’incardinamento in commissione per Marzo 2020».

Come vede questa nuova “piazza piena” delle Sardine? Ricordano un po’ i vostri inizi?

«Ricordano i nostri inizi perché stanno riempiendo le piazze, però sono completamente diversi da noi e dai nostri primordi. Noi siamo nati da cinque punti principali: l’acqua pubblica, la tutela dell’ambiente, la mobilità sostenibile, lo sviluppo sostenibile e la connettività. Questo è il Movimento 5 Stelle, la visione del futuro, basata sul futuro che sta già arrivando. Le sardine nascono da alcune pretese: la sobrietà nei comportamenti politici, come quella di non essere in campagna elettorale permanente, un linguaggio meno aggressivo, l’astensione delle comunicazioni dei ministri su canali non istituzionali e il ripensamento dei decreti sicurezza. Ad ogni modo, tengo a sottolineare che, per quanto mi riguarda, chi cerca di elevare il livello del dibattito e chiede approfondimenti è un benemerito. Sul merito della visione del futuro del nostro Paese, meglio puntare su chi una vera visione ce l’ha».

Il Movimento 5 Stelle è presente in tutto l’Oltrepò Pavese? Dove maggiormente?

«Il Movimento 5 Stelle è presente in Oltrepò Pavese, anche se non ovunque è stata assunta la decisione di presentarsi alle elezioni amministrative. Voghera è sicuramente un centro importante: il gruppo locale è costituito da molte persone di valore, alte specializzazioni, abnegazione nell’impegno politico e voglia di cambiare la città. E Voghera è la porta dell’Oltrepo Pavese, pertanto c’è un’importante connessione con località e gruppi 5 stelle dell’Oltrepò».

Alle prossime amministrative vogheresi correrete da soli? Se si, con quale candidato sindaco, se già ne è stato individuato uno? Cercherete un’alleanza con il PD, come a livello nazionale?

«Alle prossime amministrative correremo con un programma innovativo e di alto rilievo, candidati di valore e col più forte candidato sindaco presente sulla scena politica locale. Ero presente alla riunione che ha individuato Antonio Marfi come candidato sindaco, il quale ha accettato l’incarico con riserva. Antonio è un professionista noto ed apprezzato a Voghera, collaboratore parlamentare da oltre un anno, ed è stato tra i primissimi consiglieri comunali d’Italia per il M5S. Ha rifiutato ogni altra candidatura, regionale, nazionale ed europea, perché desideroso di spendere la propria passione politica per la nostra città. Naturalmente carismatico, ho la consapevolezza che sia davvero l’avversario da battere. Le alleanze sono sempre un tema difficile da affrontare. Io, personalmente, non ho alcuna difficoltà a dichiarare di aver trovato convergenze programmatiche e sintonia con alcune liste che si presenteranno alle prossime amministrative. Tuttavia, debbo sottolineare quanto per noi sia importante essere fedeli alle regole vigenti. Ad oggi, lo statuto ci impedisce di fare alleanze pre-elettorali con partiti, quindi, anche col Partito Democratico».

Di cosa ha bisogno, a suo parere, Voghera per le sfide future?

«Voghera ha bisogno di un progetto di investimenti intelligente, che ne sfrutti le potenzialità. Per contesto logistico, può rappresentare il luogo adatto per creare spazi di business che richiedono una posizione strategica tra porti, aeroporti, infrastrutture strategiche, vicinanza con Milano, la capitale economica del Paese. Uno spazio d’investimento possibile riguarda la space economy, tema su cui sto lavorando personalmente e che porterebbe posti di lavoro, investimenti e un sistema di conoscenze e competenze che si integrerebbe con i nostri istituti tecnici industriali e professionali, ma anche con istituti scientifici e con l’Università. Ci sono, poi, altri mercati raggiungibili: dall’innovazione e le nuove tecnologie al turismo, dall’eco-sostenibilità al settore enogastronomico. Voghera ha bisogno di crescere e diventare un centro importante, la Porta dell’Oltrepò, capace di essere un punto di riferimento per il mercato vitivinicolo-gastronomico e per la gestione dell’offerta turistica collinare. Ma per rendere giustizia a Voghera occorre andare in controtendenza rispetto alla gestione del commercio degli ultimi decenni. Io sogno una politica che copra di servizi il centro (dai servizi pubblici, all’illuminazione, alle offerte migliori per i commercianti, ad una viabilità che avvicini domanda e offerta culturale o di mercato, a coperture strategiche delle vie del centro, perché siano sempre comode e percorribili) e che destini un’area al bosco urbano, tema su cui battagliamo da 10 anni».

Di cosa ha bisogno l’intero Oltrepò?

«Anche tutto il resto dell’Oltrepo ha bisogno di una visione chiara e ben strutturata. Sicuramente l’Oltrepò, per trovare la grandezza che merita, quella grandezza che rende riconoscibile la parola “Langhe” o la parola “Franciacorta”, ha bisogno di fare sistema. E per farlo si può iniziare da una classe dirigente in grado di creare le condizioni per questa grandezza. Creare contrapposizioni improbabili basate su bugie, come fa la Lega, non fa bene».

Qual è la sua visione delle problematiche interne ad Asm?

«ASM è un patrimonio della città e di tanti comuni della Valle Staffora, ed è un patrimonio dei cittadini. Ad oggi molti servizi forniti da ASM e dalle società direttamente partecipate sono calati in qualità e la responsabilità è tutta dell’amministrazione comunale uscente e della dirigenza attuale, in quanto hanno strumentalizzato ASM a fini meramente politici e partitici senza pensare ai bisogni dei cittadini che chiedevano equità, serietà, competenza, trasparenza. Si corre il rischio di vedere nuovi attori - soprattutto nei servizi di erogazione di energia - fare una concorrenza spietata, e per ASM sarebbe una sconfitta pesante. Auspico che le prossime amministrazioni comunali facciano un cambio ai vertici, scegliendo amministratori competenti con un C.d.A. Esteso a figure esperte».

Ponti, strade, infrastrutture del territorio: tutto fermo. Cosa devono fare la Provincia e/o i Comuni per ricevere i soldi ed iniziare i lavori?

«Dall’inizio dei nostri Governi abbiamo mandato soldi agli enti locali. Prima ai piccoli comuni, poi alle province e infine a tutti i comuni. Abbiamo stanziato miliardi per il dissesto e creato fondi miliardari per le infrastrutture. Esse sono tutt’altro che ferme, ma ci vorrebbero sforzi maggiori, non solo dallo Stato. Un esempio: il Ponte della Becca è fermo a causa dei ritardi di Regione Lombardia che non solo ha disatteso la promessa di rifarlo interamente (fatta in campagna elettorale 2018 per le Regionali), ma sta continuando a rimandare la consegna dello Studio di pre-fattibilità, che rappresenta l’1% dell’onere dell’opera. Gli amministratori locali ci ringraziano spesso per i contributi, che non saranno mai abbastanza a causa di errori dei governi passati, ma che danno loro ampio respiro. In questi giorni mi sono interessato alla questione del Ponte sull’Agogna e dei problemi legati ai tronchi che si accumulano con le piene. Di fatto, i lavori sono già programmati per Febbraio e ringrazio il gruppo M5S di Mezzana Bigli per aver preso a cuore il tema e avermi coinvolto. Gli enti locali, secondo me, dovrebbero anche rendere nota la loro contrarietà alle prese in giro di alcune forze politiche e lavorare con chi non ha la malattia del consenso a tutti i costi e tratta seriamente le questioni pubbliche. Per tornare al Ponte della Becca, sto ancora aspettando smentite al video che ho pubblicato le scorse settimane. In quel video ho risposto alle falsità che i leghisti stanno portando avanti da mesi. Per la Lega, il nuovo Ponte della Becca, prodotto con le loro chiacchiere, è già costruito. Provate ad attraversarlo. Non lo fate, vero? Certo che no, perché sapete che se tentaste di attraversare un ponte di chiacchiere finireste in un burrone. Allora riprendiamo il sano sospetto politico, facciamo domande, ascoltiamo i dibattiti ed interessiamoci a capire chi ci prende in giro. Smettiamo di dare fiducia a chi ci spinge in un burrone».

Cosa si augura per il nuovo anno appena iniziato?

«Spero che i giovani continuino ad impegnarsi nelle proprie città per farle cambiare e che magnifichino questo impegno, per il quale sono a disposizione di tutti. Per Voghera, desidero una nuova amministrazione, un nuovo sindaco che stia veramente tra i cittadini e che faccia proprie le loro necessità. Una figura competente ma con un grande sensibilità umana. Valori e caratteristiche che non mi pare state espresse dagli ultimi sindaci. Spero che per qualcuno arrivi il momento di collocarsi a riposo».

di Lele Baiardi

 

Vogherese, classe 1984. In città, il cognome era già certamente molto noto prima della sua nascita, avendo papà Walter e zio Remo, unitamente ai nonni paterni, gestito per oltre 20 anni, a partire dai ‘70, lo storico Bar Italia di Via Emilia. Poi, nel nuovo millennio, i genitori hanno per 13 anni ancora gestito la tabaccheria di Rondò Carducci. Dalla figura innegabilmente bella e charmante (anche la timbrica vocale è molto pastosa e gradevole), gentile e conviviale, sobria ed informalmente elegante nei look e modi comportamentali, di primo acchito può dare la sensazione di aver una personalità “convenzionale”, mi si passi il termine. Sensazione errata che viene immediatamente cancellata, a maggior ragione, nell’attimo in cui il discorso si sposta sul suo terreno di competenza: la Politica ed il Parlamento Italiano. Abbiamo incontrato l’On. Elena Lucchini.

Vorrei partire proprio dagli inizi, direi... dalla formazione scolastica ed il percorso di studi

«Con piacere: ho frequentato la scuola primaria nel quartiere di San Vittore, passando poi alla scuola media G. Pascoli ed al successivo diploma di perito agrario conseguito presso l’Istituto Tecnico Agrario Statale “Carlo Gallini”. Un percorso di studi tutto vogherese fino all’università. Mi sono quindi laureata in Scienze Biologiche e Biomediche all’Università degli Studi di Pavia dopo aver svolto un tirocinio presso l’Università di Aarhus, in Danimarca».

Quando nasce, o si manifesta, la passione per la politica? Qual è stata l’ispirazione?

«La passione prende il sopravvento nel periodo della scuola superiore, nella Lega Nord. Quando il Partito, s’intenda, era lontano anni luce dalle percentuali nazionali attuali. Poi, nel 2009, ho iniziato a collaborare con Matteo Salvini quando, al tempo, lui era consigliere comunale a Milano. Da allora è iniziato un percorso che mi ha portato oggi a ricoprire un ruolo molto importante al quale dedico, per svolgerlo al meglio, anima e cuore. Perché l’ispirazione della quale lei parla è stata proprio il pensiero, sin dalla giovanissima età, che per poter cambiare le cose bisognasse metterci la faccia e portare avanti i propri ideali».

Deputata presso la Camera dal...? Con quali incarichi?

«Parlamentare dal 13 marzo 2018. Capogruppo Lega della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici. Sono inoltre Segretario Cittadino del mio Partito».

Quali cose buone e quali negative riconosce al precedente Governo con il Movimento 5 Stelle?

«14 mesi di governo non sono tanti ma siamo comunque riusciti a fare tante cose buone. Come “Quota 100”, che ha restituito dignità a tanti anziani che si sono visti sfumare la possibilità di andare in pensione da un giorno con l’altro a causa della sciagurata “Riforma Fornero”, ed ancora i Decreti Sicurezza, che hanno permesso di bloccare l’immigrazione clandestina riducendo i morti in mare, la Flat Tax per le piccole Partite Iva, i finanziamenti a fondo perduto per i piccoli comuni per la manutenzione di strade e per la riqualificazione energetica (cosa che non si vedeva ormai da oltre 10 anni), la legittima difesa e il codice rosso per la tutela delle vittime della violenza domestica e di genere. È stato molto difficile governare con i NO del M5S, i temporeggiamenti, la loro voglia di assistenzialismo, la decrescita felice, l’ambientalismo estremo senza alcun raziocinio, che con il governo giallorosso ha partorito la tassa sulla plastica e sullo zucchero, due tasse sciagurate che stanno già avendo i loro effetti. Alcuni imprenditori infatti hanno già dichiarato di voler trasferire la loro attività all’estero: questo comporterà inevitabilmente ricadute occupazionali devastanti per il nostro Paese. La plastic tax, in particolare, ci vede ahimè interessati come territorio, visto e considerato che il settore conta circa 3.000 lavoratori nella sola provincia di Pavia. E vi sono aziende importanti e strategiche, come la Piberplast di Voghera, che verranno colpite pesantemente da questa tassa. Su questioni importanti, quale l’ambiente, il Movimento 5 Stelle non ha mai affrontato seriamente il tema dell’economia circolare, ma ha preferito prendere decisioni estreme che noi avevamo impedito finché eravamo al governo insieme».

Come vede questa nuova “piazza piena” delle Sardine? Potrebbero trasformarsi in “voto di protesta” un po’ come la Lega agli inizi?

«Le sardine ad oggi non hanno espresso alcun programma se non la protesta contro Salvini e gli slogan della sinistra. Non assomigliano alla Lega degli inizi perché la Lega Nord era nata con un obiettivo molto chiaro e degli ideali che le hanno permesso di crearsi una base granitica, un forte consenso ed amministratori capaci. Credo che gli italiani, dopo aver votato nel 2018 il Movimento 5 Stelle facendogli ottenere un importante risultato, si siano stufati di “voti di protesta” senza contenuti, e lo hanno dimostrato alle scorse elezioni europee dimezzando i consensi dello stesso movimento che ha disatteso programmi e promesse in nome delle poltrone, dimostrando una incoerenza senza precedenti».

Alle prossime amministrative vogheresi correrete da soli? Avete già individuato il possibile candidato sindaco? Potreste accettare una coalizione con altri Partiti sostenendo un candidato non leghista?

«Alle prossime amministrative vogheresi correremo con coloro che sposeranno il nostro programma, che sarà una proposta per i cittadini vogheresi, e non per una mera spartizione di poltrone. Credo che oggi sia ancora prematuro parlare del candidato sindaco, ma sia importante dar vita ad una coalizione composta da figure civiche di centrodestra con a traino la Lega che, grazie a Matteo Salvini, può contare sul forte dato nazionale e su un 44% ottenuto a Voghera alle ultime Europee. Proprio sulla componente civica sto lavorando da tempo, ed abbiamo coinvolto molti imprenditori, professionisti, rappresentanti dei commercianti e del mondo del volontariato. Ricordiamoci infine che in molti comuni ed in quasi tutte le regioni, compresa Regione Lombardia,la coalizione di centrodestra stravince ed amministra bene».

Di cosa ha bisogno, a suo parere, Voghera per le sfide future?

«Di un’amministrazione forte, un gruppo coeso che abbia come unico obiettivo il rilancio della città senza anteporre interessi personali al bene comune. C’è bisogno di uno shock positivo, un programma chiaro che venga proposto ai cittadini in campagna elettorale e venga poi trasformato in azioni concrete una volta eletti. Abbiamo la fortuna di essere ad un passo da Milano che viaggia a ritmi di crescita fortissimi e offre opportunità che noi dobbiamo sfruttare al meglio, consentendo a Voghera di essere il vero capoluogo e la porta d’ingresso dell’Oltrepò».

Di cosa ha bisogno l’intero Oltrepò?

«L’Oltrepò è una terra meravigliosa che ha storia, cultura, prodotti enogastronomici, patrimonio ambientale unico, che può offrire moltissimo ad amanti del turismo lento e non ha nulla da invidiare a nessuno. In questi anni purtroppo è mancata la capacità di fare davvero squadra, investire sul marketing territoriale e migliorare i punti deboli quali la mancanza di strutture ricettive. Oggi però, nel territorio montano e nella zona di Stradella, si è iniziato a fare rete ed a giocare di squadra per un vero rilancio, grazie allo storico ricambio generazionale conseguente alle elezioni dello scorso maggio. Se Voghera a maggio saprà finalmente rinnovarsi, intraprendendo anch’essa questa strada virtuosa, allora l’intero Oltrepò potrà finalmente ripartire ed eccellere».

Qual è la sua visione delle problematiche interne ad Asm?

«Asm Voghera Spa è un’entità di fondamentale importanza nel contesto del Comune di Voghera e andrà rigorosamente considerata nel proprio complesso, comprendendo altresì le controllate Asm Vendita e Servizi e Reti di Voghera. Non entro nel merito delle varie vicende che recentemente hanno occupato le pagine della stampa locale non avendone conoscenza diretta, ma apprezzo la gestione dettata dall’amministratore unico Daniele Bruno che ha sempre cercato di trovare soluzioni finalizzate al bene dell’azienda senza esasperare toni già di per se sufficientemente elevati. Sicuramente andranno fatte verifiche analitiche e dovranno essere affrontate problematiche per eliminare eventuali punti di contrasto, senza pregiudizi soggettivi ma con l’unico scopo di raggiungere traguardi sempre più prestigiosi, coordinando e ottimizzando le varie azioni anche attraverso la nascita di nuovi progetti industriali e la strutturazione di interventi gestionali idonei a migliorare settori ove venissero accertate lacune».

Ponti, strade, infrastrutture del territorio: tutto fermo. Cosa devono fare la Provincia e/o i Comuni per ricevere i soldi ed iniziare i lavori?

«Si tratta solo di avere il governo giusto. L’anno scorso ad esempio, grazie al decreto dell’ex Ministro dell’interno Matteo Salvini, abbiamo aiutato circa 8.000 comuni stanziando 400 milioni di euro per la messa in sicurezza di strade, scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale. Altri 250 milioni di euro, sempre con decreto dell’ex Ministro Salvini, sono stati destinati alle province italiane per la manutenzione di strade e scuole. La provincia di Pavia, per la prima volta dopo tanto tempo, ha iniziato a contare qualcosa: tanto è vero che si è classificata al quarto posto nella graduatoria nazionale con ben 6,3 milioni di euro/anno per 14 anni, per un totale di 88 milioni di euro. Senza la Lega al governo, la nostra provincia è tornata a non contare nulla, esattamente come i 7 anni precedenti: esempio emblematico sono i 71 milioni di euro non destinati al nuovo Ponte della Becca che già erano stati concordati dal governo precedente e faticosamente recuperati dalla sottoscritta dal fondo di 250 milioni che avevo fatto stanziare per i ponti sul Po. Uno smacco per le migliaia di persone che ogni giorno attraversano quel ponte, ma del quale M5S in primis, per essersi rimangiati la parola, e PD pagheranno un conto salato alle prossime elezioni».

Cosa si augura per il nuovo anno appena iniziato?

«Mi auguro che si possa mettere la parola fine quanto prima a questo governo illegittimo per restituire agli italiani il diritto di voto ed eleggere democraticamente i loro rappresentati alla guida del Paese».

di Lele Baiardi

Il mese scorso a Linarolo si è tenuta la terza edizione di Ponte Becca News, l’ormai immancabile appuntamento organizzato dal Comitato Ponte Becca per informare la cittadinanza circa lo stato dell’arte relativo alla strategica infrastruttura situata nei pressi della confluenza fra il Po e il Ticino. Abbiamo incontrato il sindaco di Mezzanino, Adriano Piras, per conoscere tutti gli ultimi aggiornamenti sul ponte. O meglio: sui ponti. Quello vecchio e quello nuovo, attualmente in fase di progettazione.

Sindaco, tanto per iniziare tornerei sullo status quo del “ponte vecchio” e su ciò che gli sta intorno. I pilomat sono croce e delizia dei sistemi di sicurezza di questo ponte: funzionano bene, quando non sono rotti. E i guasti purtroppo non sono rari... anche perché c’è chi si diverte a sbatterci contro.

«Più volte ho avuto occasione di parlarne con il presidente Poma. Gli ho anche proposto un’alternativa ai pilomat attuali: mettere delle sbarre, come quelle all’ingresso delle autostrade. Certo, le sfonderebbero lo stesso; però il prezzo per sistemarle sarebbe molto più basso. Il pilomat è una bella idea, e la colpa non è della provincia se ci sono dei problemi. A volte a romperli è addirittura il “fuoco amico”... Ora il lato di Mezzanino è di nuovo giù, da qualche giorno.»

Di chi è la colpa?

«Tante volte la colpa è di persone che pensano di essere furbe, e si mettono in coda alla corriera pensando di recuperare del tempo. Quando la corriera passa, il pilomat si alza subito e loro ci si schiantano sopra. Finché ci sono guasti che richiedono interventi di elettronica, questi vengono risolti nel più breve tempo possibile, con piccoli costi. Ma quanto ci vanno a sbattere sopra, i tempi si allungano e i costi si alzano. Poma mi ha detto che hanno preso alcuni pezzi in più, da tenere di scorta.»

Ma con i pezzi di scorta non varrebbe la pena aggiungere, allora, una seconda barriera oltre a quella già esistente? In questo modo, qualora si rompesse il primo varco, resterebbe attivo il secondo.

«Ne abbiamo parlato ed è stata chiesta anche questa seconda opzione.»

La tanto agognata rotatoria sul lato Mezzanino pare essere ancora lontana dall’essere realizzata. Qual è la sua posizione?

«La rotatoria serve, perché quando si arriva davanti al ponte con un mezzo pesante ci si accorge di non poter passare, ma ormai è troppo tardi: si creano disagi, soprattutto ai pendolari costretti ad affrontare lunghe code quando si verifica questo caso. È da un anno e mezzo che chiedo questa rotatoria. Che è stata appoggiata pienamente dal presidente della provincia.»

Si era pensato di utilizzare i fondi derivanti dal ribasso degli ultimi lavori al ponte, proprio per realizzare la rotatoria... ma l’idea è rimasta sulla carta.

«È stato assegnato un bando per il rifacimento del ponte, lavori per un milione e mezzo di euro. Il ribasso è stato di 130mila euro, che non bastano per fare la rotonda. Quindi si è voluto destinare questi soldi alla casa cantoniera.»

Appunto: la casa cantoniera di Mezzanino. Con le economie dell’ultimo lotto di lavori, come ha detto, arriverà il recupero. Si parla di spazi destinati alla polizia provinciale, alla protezione civile ed alle associazioni che si occupano del ponte. Per un comune come Mezzanino potrebbe trattarsi di un polo strategico.

«La proprietà della casa cantoniera è della provincia. Ho chiesto al presidente di donarcela perché, prima di tutto, volevo dare una sede idonea la Protezione Civile di Mezzanino.»

Funziona questa realtà?

«Quando sono diventato sindaco mi sono trovato con soltanto due persone in Protezione Civile, ma con un territorio come il nostro per me si tratta di un tema importante. Fatto sta che ora i volontari sono 27 e puntiamo ad andare anche oltre. Ci stiamo lavorando. Sono state acquistate divise, stivali, guanti e caschi. Un investimento di 5mila euro per il primo anno e altri 3mila per altri 3 anni. E tutti vanno sempre in giro a fare corsi e aggiornamenti.»

Perché c’erano soltanto due persone nel gruppo?

«Prima era un gruppo un po’ chiuso, e subito dopo le elezioni ne sono usciti tutti quanti. Bisognava un po’ riprenderlo in mano. Oltretutto Mezzanino è comune capo COM. Sto iniziando a parlare di questo tema con i sindaci di Campospinoso e Albaredo, per unire le forze con questi altri due comuni e fare un lavoro di unione, in modo che tutti possano trovare spazio nella casa cantoniera. Ci sarà anche la Polizia Provinciale, che porterà lì una sede.»

Mi sembra molto in sintonia Vittorio Poma.

«Con il presidente Poma c’è un bel rapporto. Ci mancherà quando andrà via, anche perché l’anno prossimo finisce il suo mandato.»

Torniamo alle ultime novità. Il passaggio della strada Bronese ad ANAS è in dirittura d’arrivo?

«Ancora stamattina (qualche giorno fa, per chi legge, ndr) ho letto che il passaggio sarebbe imminente. Per poter andare avanti con il progetto del ponte, per forza il tracciato deve passare ad ANAS. Chi di dovere sa già tutto, quindi aspettiamo. Mi auguro che nei primi mesi dell’anno venga definito il passaggio, che al massimo per l’estate sia tutto pronto. Il Governo ha tutto nelle proprie mani.»

Veniamo al nuovo ponte. Il documento di fattibilità sarà pronto, pare, a marzo; in netto ritardo rispetto ai tempi preventivati inizialmente. A marzo sarà tardi per riuscire a far inserire l’opera nel piano quinquennale di ANAS. Cosa accadrà?

«Lo studio di fattibilità doveva essere pronto a novembre, per entrare nel piano quinquennale di ANAS per il 2020-2024. Ma dopo la nuova normativa Sblocca Cantieri del 2019, Poma ci ha fatto presente che è stato aggiunto un altro step...»

Quale?

«Lo studio di fattibilità avviene in due fasi, per primo uno studio di fattibilità e per secondo un progetto di fattibilità tecnico economica (documento delle alternative progettuali e progetto di fattibilità, ndr). Lo studio di fattibilità è stato finanziato da Regione Lombardia per 800mila euro. Ora ci sono un gruppo di ingegneri italiani e due gruppi di ingegneri spagnoli che stanno studiando costi-benefici, impatto ambientale e tutto il resto.»

Sono trapelate informazioni circa il progetto in corso di realizzazione, in particolare per quanto concerne il posizionamento?

«All’inizio c’erano in ipotesi sette progetti per il nuovo ponte. Ne hanno già scartati tre, quindi ne restano quattro: tre a valle e uno a monte dell’attuale. Io ho chiesto che venga realizzato quello a monte, come era anche ipotizzato dal progetto dell’ingegner Calvi, con una tangenziale esterna a Mezzanino, in modo che i mezzi pesanti non vengano ad intasare la strada esistente.»

I detrattori di questa possibilità sostengono che con un nuovo ponte a monte si potrebbero creare delle correnti capaci di danneggiare la struttura del ponte attuale.

«Ma il vecchio ponte sarà messo in sicurezza. Diventerà ciclopedonale e utilizzabile per i mezzi di emergenza. Ovviamente quando è stato costruito un secolo fa era un discorso, oggi ci sono studi molto più affidabili.»

Torniamo agli step da seguire.

«Finito il passaggio attuale, a maggio si passerà al secondo step: il Progetto di fattibilità tecnico economico. Poi mancheranno il progetto definitivo e l’esecutivo. Quando la settimana scorsa è venuto qui il Sottosegretario alle Infrastrutture (Salvatore Margiotta, senatore PD, ndr) ha detto che arriveranno 4 milioni per il progetto definitivo ed esecutivo. Vedremo.»

Tutti promettono. Ma qualcuno mantiene?

«C’è da dire un’altra cosa. Quando c’era la Lega al governo, Toninelli e la Lucchini erano arrivati ad un accordo: questi famosi 250 milioni che dovevano andare al bacino del Po per la costruzione dei nuovi ponti e per mettere in sicurezza quelli esistenti. Erano stati stanziati 250 milioni per cinque anni. Era stato fatto un censimento dei vari ponti ed erano risultati 258 quelli malati. I 250 milioni non sarebbero bastati per tutti, quindi sono andati a prendere i più ammalorati e ne hanno selezionati 36. Il Ponte della Becca era all’ottavo posto. La Lucchini è stata anche criticata da Toninelli, che sosteneva lei pensasse solo ai ponti del suo territorio. Io ammiro la Lucchini, lei è stata votata dal suo territorio, quindi giustamente deve lavorare per il bene del suo territorio. Poi si è scoperto, cadendo il governo quest’estate, che pare questi 250 non saranno più destinati al bacino del Po ma saranno suddivisi in tutta Italia.»

Siamo sempre nel campo delle ipotesi. Se così fosse, la torta è sempre quella, ma la fetta diventa sempre più piccola.

«C’è da dire che la Lega ha fatto un nuovo emendamento al Senato, per incrementare questi 250 milioni di euro con altri 500 milioni, portando la cifra complessiva a 750 milioni, anche in conseguenza dei recenti problemi. Andremo a vedere cosa ci diranno».

L’essere sindaco di Mezzanino la porta spesso agli onori delle cronache in quanto osservatore privilegiato di quanto accade al Ponte della Becca. Ma l’amministrazione comunale è fatta anche (e soprattutto) di tanti altri impegni. Mi racconti come sta andando questa avventura da primo cittadino.

«È dal 10 giugno 2018 che un po’ a sorpresa sono diventato sindaco, perché ho avuto solo un mese di tempo per fare la campagna elettorale, e comunque ho vinto le elezioni. Considerando che io non avevo mai fatto politica in vita mia, sto gestendo il comune come farebbe un imprenditore, che è poi il mio lavoro.»

Come farebbe un imprenditore?

«Sono una persona che non si fa nessun problema a chiamare gli altri sindaci, i colleghi, i consiglieri  regionali o provinciali... Poi comunque ti rendi conto che fare l’imprenditore è una cosa e gestire un comune un’altra, anche per la burocrazia che c’è dietro. Posso dire che in un anno e mezzo di lavoro siamo riusciti a realizzare diverse cose.»

Me ne racconti qualcuna. Cominciamo con la prima.

«Come prima, nel primo mese, abbiamo sistemato la scuola, rendendola più accogliente. Sono stati realizzati controsoffitti nuovi, la tinteggiatura e una generale messa in sicurezza. Oltre agli interventi sulle strutture, abbiamo lavorato anche sui servizi, aggiungendo il post-scuola (completamente gratuito) che si è aggiunto al pre-scuola, che esisteva già.»

Proseguiamo con il resoconto.

«C’era poi un progetto della vecchia amministrazione: una rotonda all’uscita della via Malpensata di Sotto, che non era ancora finanziato. Siamo riusciti a farlo noi, ed è un intervento importante anche per dare la possibilità ai mezzi che si recano verso le fabbriche di percorrere meglio la strada. Poi con il Decreto Salvini ci sono arrivati 40mila euro che sono stati impiegati per le asfaltature, a cominciare dalle parti peggiori, dove non si era mai fatto nulla in passato. La congiunzione delle due Malpensate, tratti di via Palazzo e di via Cassinetta.»

Anche le provinciali nel suo territorio, come un po’ dappertutto, avrebbero bisogno di un po’ di catrame...

«Ho avuto un accordo con la Provincia. Stiamo aspettando: a giorni, probabilmente la settimana prossima, ci dovrebbero asfaltare un tratto di provinciale. Non bisogna dare colpa alla provincia se la situazione è tragica: non avevano un soldo, negli anni indietro... quest’anno ci hanno presentato un bilancio positivo per la prima volta, e con un piano triennale dotato di fondi già esistenti, non presunti. La Provincia ha fatto un lavoro eccezionale.»

Sicurezza?

«Abbiamo già fatto un progetto per le telecamere, per migliorare la sicurezza del paese, con 10 varchi situati ad ogni ingresso di mezzanino e 16 telecamere di contesto in tutto il paese. Un progetto da 150mila euro che abbiamo già realizzato. L’anno prossimo lo porteremo avanti, sperando anche in qualche bando. Sempre parlando di sicurezza, in questi giorni finiremo il progetto della nuova illuminazione. Abbiamo riqualificato 190 punti luce, ne abbiamo aggiunti 160 tutti nuovi, quasi raddoppiando dunque il numero iniziale. Tutte le lampade saranno a led, per un totale di 350 punti luce e per una spesa di 250mila euro.»

Tutte belle cose. Ma il progetto principe?

«Il progetto più grosso che abbiamo adesso in ballo – cominceremo a marzo – riguarda l’impianto sportivo e il centro ricreativo per gli anziani. Abbiamo messo sul tavolo 400mila euro: smaltimento dell’amianto, riqualificazione di tutto l’impianto sportivo con nuovi spalti, nuovi spogliatoi, recinzioni tutte nuove e a norma... per un progetto omologato e approvato dal CONI. Abbiamo ottenuto un finanziamento a tasso zero, ventennale. Senza contare che ci aspettiamo esca un bando regionale che ci potrebbe restituire il 50% dell’investimento.»

Sarebbe un bel colpo.

«Diamo servizi al paese e senza aumentare tasse o tagliare altri servizi. Tutto quello promesso in campagna elettorale andrà a buon fine. Un altro intervento che vorrei segnalare è la piantumazione del viale del Cimitero, grazie a un progetto sperimentale con il Parco del Ticino. Poi la potatura di tutte le piante del paese, che non si faceva da anni. Infine, pochi mesi fa abbiamo comprato un terreno di circa 3mila metri quadrati, al centro di Mezzanino, in una zona residenziale. Questo terreno era una vera e propria discarica a cielo aperto, dove scaricavano di tutto: da amianto a vari generi di materiali pericolosi. Avevo mandato tante lettere ai curatori fallimentari per trovar una soluzione, poi l’area è andata all’asta e il comune di Mezzanino se l’è aggiudicata per 30mila euro. Una cifra molto bassa.»

Ed ora cosa pensa di realizzarvi?

«È già stato ripulito tutto. Ora, grazie ad un finanziatore privato, realizzeremo un’area per i cani, un’area per i bimbi, un bocciodromo e un’area per gli anziani.»

Parliamo di raccolta differenziata. I grossi centri del suo circondario sono passati, o stanno passando, alla raccolta porta a porta. Pensa di introdurla anche a Mezzanino?

«Abbiamo lavorato molto sulla raccolta differenziata. Sono stati aggiunti circa 80 punti in più, per la raccolta di carta, plastica e vetro, cercando di sensibilizzare e di educare la gente a fare un po’ di raccolta.»

Si vedono i risultati?

«Abbiamo risparmiato tante tonnellate di rifiuti. Al momento non sono intenzionato a passare alla raccolta porta a porta, perché passando in altri paesi mi sembra a volte di trovarmi in discariche a cielo aperto. Preferisco una raccolta con dei punti sparsi per il paese. Abbiamo comprato anche una fototrappola, da posizionare lungo la strada statale. Per molti cittadini di altre località era comodo passare per Mezzanino e scaricare i rifiuti. Ne abbiamo beccato qualcuno, e multato. La situazione è andata molto a migliorare.»

Parliamo di arredo urbano.

«Abbiamo adesso cominciato riqualificando altri due parchi, in via Roma e via Marconi. Una spesa di 25mila euro totali. Verranno riqualificate tutte le panchine del centro e i cestini, ed è appena stata rifatta la segnaletica orizzontale e verticale in località Caldera.»

Altri investimenti?

«È stata acquistata un’automobile comunale per consentire gli spostamenti dei dipendenti; abbiamo anche comprato un mezzo nuovo al nostro cantoniere, un porter. Altra cosa: abbiamo disdetto subito, all’inizio della nuova amministrazione, un contratto con una ditta di Campobasso che sarebbe costato 120mila euro in tre anni per il taglio del verde. Nei primi mesi di attività ci siamo resi conto che le cose non funzionavano affatto bene... Ma abbiamo preso questa decisione anche perché il comune, secondo me, deve lavorare con chi è vicino. Ora il servizio viene svolto dalla Rosa dei Venti di Stradella e le cose sono migliorate.»

Pare di capire che il bilancio di questo primo anno e mezzo sia positivo. Di chi è il merito?

«Sicuramente io ci metto tutto il mio impegno, ma tutto questo è stato possibile anche grazie ai miei assessori, ai miei consiglieri, ai dipendenti che lavorano nel comune, ai cantonieri, alla leva civica. Si tratta di un lavoro di squadra, se non fosse per questo ci sarebbe ben poco. La nostra è una bella squadra.»

 di Pier Luigi Feltri

Il Movimento 5 Stelle attraverso una nota stampa confermano uno stanziamento di 1milione e mezzo per il ponte della Becca.  "Finalmente ce l'abbiamo fatta! Dopo un anno e mezzo di battaglie - scrive il Movimento 5 Stelle -  siamo riusciti a portate a casa un risultato straordinario. Nella giornata di oggi, infatti, è stata acquisita l'intesa in sede di Conferenza Unificata, riguardo al Nuovo piano di classificazione per la messa in sicurezza dei ponti esistenti e la realizzazione di nuovi ponti in sostituzione di quelli esistenti con problemi strutturali di sicurezza nel bacino del Po. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, è disposta l'assegnazione delle risorse a favore delle città metropolitane e delle province territorialmente competenti e dell'ANAS Spa, in relazione ai progetti presentati secondo criteri di priorità legati al miglioramento della sicurezza, al traffico interessato e alla popolazione servita. 

In merito alla realizzazione dei nuovi ponti sul Po, in corrispondenza degli itinerari stradali ricadenti nella regione Lombardia, è stata prevista la costruzione del "Nuovo ponte della Becca", con uno stanziamento complessivo di 1 milione e mezzo di euro (1 milione e 350mila euro da assegnare entro il 2019, e i restanti 150mila da assegnare il prossimo anno). Più nel dettaglio è stata predisposta la nuova costruzione del ponte presso la ex SS 617 "Bronese" nei pressi del già esistente ponte "della Becca" Questo risultato lo abbiamo realizzato concretamente, senza lanciare inutili slogan, senza fare marchette elettorali e non attuando provvedimenti superficiali.

Lo abbiamo raggiunto grazie al lavoro di molti attori che sento il dovere di ringraziare. Dai membri dell'esecutivo giallorosso, dunque in primis la ministra Paola De Micheli, che ha agito in continuità col lavoro del suo predecessore Danilo Toninelli. Grazie anche al contributo del nostro viceministro Giancarlo Cancelleri. Ma grazie soprattutto al continuo, costante ed incessante contributo dei portavoce del nostro territorio, i parlamentari Cristian Romaniello, Valentina Barzotti ed Alan Ferrari. Un grazie anche all'attenzione posta in essere dai parlamentari di opposizione, che è servita a non far mai cadere l'interesse sul tema del ponte "della Becca" - conclude la nota del Movimento 5 Stelle -  nonostante poi il risultato finale sia stato raggiunto grazie allo sforzo e al lavoro certosino di noi Cinque Stelle, tentando prima con la Lega e poi riuscendo infine col Partito Democratico, a portare a casa questo risultato importante per tutto il territorio pavese."

Il ponte della Becca è un ponte della provincia di Pavia, costruito tra il 1910 e il 1912 sulla confluenza tra i fiumi Ticino e Po. Parzialmente distrutto dai bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale nel 1944, fu ripristinato nelle parti danneggiate e riaperto al traffico nel 1950.

Il ponte ha struttura tubolare con pareti reticolari a doppie diagonali. La strada che lo attraversa è la Strada provinciale 617 Bronese, che percorre la tratta Broni-Pavia. È lungo in totale 1,081 km.

La necessità di trasportare a Pavia e nel resto della Lombardia l'uva proveniente dall'Oltrepò Pavese aveva fatto istituire nella località dove attualmente sorge il ponte dapprima un sistema di traghetti e successivamente un ponte di barche; i ponti di barche risultavano però inadeguati a garantire il passaggio durante le piene dei due grandi fiumi, che ogni due o tre anni avvenivano proprio durante il periodo di commercio dell'uva.

Nel 1881, fu istituito un primo comitato che tentò inutilmente di promuovere la costruzione di un ponte stabile alla Becca, dopo lo scioglimento del quale nel 1885 fu istituito un secondo comitato che nel corso del tempo promosse la redazione di una serie di progetti, uno dei quali fu richiesto a una delle principali imprese attiva nel settore delle costruzioni metalliche, la Società Nazionale Officine di Savigliano (1892). Solo nel 1902, però, il Consiglio provinciale redasse un piano finanziario per l'opera e nel 1904 si costituì un consorzio tra i comuni interessati, che in seguito affidò la costruzione alla Società Larini Nathan di Milano (che nel 1911 cambiò nome in Società Nathan e Uboldi). Il progetto definitivo risale al 1909 e nel 1910 iniziarono i lavori che furono completati nel 1912; l'inaugurazione dell'opera avvenne il 7 luglio 1912 alla presenza di Vittorio Emanuele di Savoia, Conte di Torino e cugino del re.

Parzialmente distrutto dai bombardamenti degli Alleati durante la seconda guerra mondiale nel 1944, la ricostruzione delle parti distrutte o danneggiate fu completata nel 1950 ad opera della Società Nazionale Officine di Savigliano, che riprese e seguì il progetto originario della Società Larini Nathan.

Alla fine del lato pavese del ponte è sorto, a partire dagli anni 1990, un complesso turistico estivo la cui finalità è lo sviluppo della navigazione fluviale. A causa delle frequenti esondazioni da parte dei due fiumi, che spesso sommergono completamente la zona durante la stagione fredda, l'unica attività consentita alla base del fiume è proprio quella basata sulla navigazione. Peraltro i due fiumi non sono balneabili, a causa dei gorghi che tendono a formarsi proprio in prossimità dei plinti del ponte e dell'inquinamento delle acque.

Il 28 novembre 2010 viene rilevato un cedimento di 4 centimetri di un giunto della struttura: a seguito di questo il ponte viene dichiarato non carrabile e quindi chiuso al traffico. Tale è rimasto fino al 30 dicembre dello stesso anno, quando il transito è stato riaperto ai soli mezzi più leggeri di 35 quintali (trasporti pubblici esclusi), a seguito di una parziale ristrutturazione.

Il 17 marzo 2011 si ha un nuovo incidente: durante un periodo di piena del Po, crolla improvvisamente il pilone 9 del ponte, che viene perciò dichiarato nuovamente inagibile e quindi chiuso ancora al traffico veicolare. Dopo aver riparato il pilone e anche provveduto all'installazione di barriere limitatrici di larghezza in cemento con sbarre per impedire fisicamente il transito al traffico pesante, dato che i precedenti divieti erano stati continuamente infranti, il ponte viene nuovamente riaperto al solo traffico leggero a senso unico alternato.

Tra il 6 e 7 giugno 2011 vengono eseguiti dei rilievi sul letto del fiume, per determinare quanto fosse profonda la probabile buca che ha causato il cedimento e il conseguente crollo del pilone 9. I dati ottenuti affermano che la buca che ha provocato il crollo del pilone 9 si sta allargando ed è arrivata a minacciare anche la base del pilone 8. Infatti il pilone 8 è sporgente in modo anomalo: penetra nel fondo per soli 2 metri, mentre gli altri piloni sono a 11 metri. Altri lavori sono stati effettuati nel corso del 2011.

Negli anni immediatamente successivi è stato ripristinato il doppio senso di circolazione e sono state installate nuove barriere in calcestruzzo atte a limitare la larghezza della carreggiata; la transitabilità è stata inoltre inibita ai veicoli di massa superiore ai 35 quintali.

A gennaio 2018 vari enti, tra cui Regione Lombardia e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, stabiliscono l'importanza della realizzazione di un nuovo ponte

 

"Grazie a un ordine del giorno al bilancio di previsione presentato dal consigliere regionale, -  Giuseppe Villani, (Pd) -   la Regione si è assunta l'impegno a  completare lo studio di fattibilità del Ponte della Becca, per il quale sono già stati stanziati 800 mila euro. Lo studio di fattibilità- spiega Villani- è condizione necessaria all'avvio delle fasi successive del progetto, ossia il progetto di fattibilità  economica per il quale in un recente incontro relativo al Ponte della Becca il  ministero delle Infrastrutture si è impegnato  a stanziare un milione e mezzo di euro e per il quale  Anas, che ha già messo il ponte della Becca tra le priorità in quanto infrastruttura essenziale per il territorio, dovrà stilare il progetto esecutivo e avviare i lavori. Il documento approvato dall'aula- conclude Villani- impegna anche la Regione a garantire un ruolo di regia tra Ministero delle Infrastrutture, Provincia, Anas e  enti locali, per  seguire  da vicino e con costanza tutte le fasi che porteranno alla realizzazione del nuovo ponte della Becca".

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