Venerdì, 10 Luglio 2020
 

VOGHERA - DATA STORICA PER LA CROCE ROSSA: TANTE TUTE ROSSE IN DUOMO, UNA PREGHIERA ALLE VITTIME DA CORONAVIRUS E UN GRAZIE AL PERSONALE SANITARIO

"Eroe significa chiamata eroica alla vita! Cosa ci fate dentro a quella tuta Rossa se non siete eroi? Quando vivete con eroismo, cioè con amore appassionato per la vita, voi siete più contagiosi del Covid per l'esempio che date. Grazie amici della Croce Rossa, questo è un grazie di responsabilità che vi invita ad andare avanti alla ricerca del bene per ogni fratello": così Don Pietro Sacchi, cappellano dell'Ospedale di Tortona, ha voluto omaggiare Volontari e Dipendenti di Croce Rossa presenti in Duomo a Voghera per una ricorrenza davvero particolare, quella del 15 Giugno, giorno solitamente dedicato alla festa per l'Anniversario di Fondazione della Croce Rossa Italiana. Quest'anno la C.R.I. di Voghera ha pensato di trasformare questo momento molto sentito, a fianco della cittadinanza, in una grande preghiera rivolta a tutte le vittime da coronavirus e in un grande grazie a tutto il personale sanitario che si è speso con grandi sacrifici in queste settimane che rimarranno impresse nella storia di ciascuno di noi. Non è stato un caso che a celebrare questa funzione sia stato Don Pietro Sacchi, religioso orionino della comunità del Paterno di Tortona, ovvero colui che ha vissuto in prima linea il dramma del coronavirus, vedendo allineate giorno dopo giorno decine e decine di bare. Tortona e il suo nosocomio hanno pagato un duro prezzo in questa pandemia, come pure l'ha pagato la città di Voghera che ha visto di fatto scomparire una generazione. "Eppure – ha sottolineato Don Pietro – ne è valsa la pena vedere così tante casse in fila anziché starmene tranquillo in una chiesa, in una canonica. Perché, anche dopo l'esperienza in Africa, capisci veramente che dove non arrivano i farmaci arriva l'aspetto umano. E il Vangelo di oggi, scelto per questa cerimonia "Avevo fame e mi avete dato da mangiare..avevo sete e mi avete dato da bere" è proprio in linea con questi tempi, con la mano tesa a chi ha sofferto più di tutti questa pandemia. Grazie allora a tutti i fratelli e sorelle di Croce Rossa, andate avanti a raggiungere l'uomo per il bene che rappresenta, sono le vostre cicatrici che portate addosso dopo questo periodo a far capire ciò che state facendo. Ho visto una ragazza di 35anni, per esempio, essere intubata, essere in gravi condizioni, poi pian piano tornare alla vita, essere stubata, rivederla in piedi, scambiare ancora le prime parole, i primi sorrisi, non potete capire l'emozione che ho provato. Ecco perché ne è valsa la pena raccogliere tanto dolore in quei corridoi e in quelle stanze d'ospedale".
Il clima raccolto, la commozione che si palpava nell'aria, il canto dell'Ave Maria di Schubert e del Panis Angelicus da parte del soprano Sara Bonini, la conclusione con la preghiera voluta da Papa Francesco per l'Italia in questo periodo di pandemia: tutto quanto ha contribuito a rendere la cerimonia molto partecipata e sentita, un inno alla vita, al volontariato portato avanti dalle tante divise rosse presenti in Duomo. "L'amore per il prossimo non solo salva, ti fa alzare la mattina e contagia chi ti sta accanto, molto più del Covid-19" ha sottolineato ancora Don Pietro, indirizzando una preghiera e un ricordo al suo papà scomparso ad inizio anno, a Don Enrico e a tutte le vittime da coronavirus. Alla fine il saluto commosso del Presidente della Croce Rossa di Voghera Chiara Fantin e del Sindaco di Voghera Carlo Barbieri, ai suoi ultimi mesi di mandato, ricordando i dieci anni di vicinanza al Comitato, un rapporto di grande collaborazione che ha reso orgogliosa la città nel corso di diversi eventi. Perché la Croce Rossa è davvero nel cuore di tutti, anche dopo 156 anni di vita: "Ringraziamo tutto il popolo di Croce Rossa (e quello di tutte le associazioni del no profit) non solo per quello che hanno fatto ma anche per aver messo sempre al centro del loro operato la tutela della dignità dell'essere umano". Quest'anno non una festa ma una commemorazione doverosa a chi ci ha lasciato anzitempo, causa un virus sconosciuto, che ha strappato gli affetti più cari dalle nostre case, senza neppure aver avuto la possibilità di un ultimo saluto. Ecco, cerimonie come queste hanno reso onore a queste vittime e la città tutta stretta al Duomo in un grande abbraccio virtuale.

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