Martedì, 02 Giugno 2020

OLTREPÒ PAVESE - VOGHERA - «I PIÙ GIOVANI STANNO CRESCENDO IN UNA NUOVA REALTÀ TECNOLOGICA»

Vogherese, classe 1989. Dal 2017 risiede a Brescia, ma almeno una volta al mese torna nella cittadina natia, ove ancora abita la sua famiglia. Alla fine dello scorso anno, la rivista Forbes Italia, magazine di primaria importanza nei settori finanziari, tecnologici, informatici, con visioni a largo spettro sugli scenari futuri del Globo, lo ha indicato come uno tra i Fisici italiani che maggiormente questi futuri scenari influenzeranno, grazie alle sue abilità e capacità professionali. Abbiamo incontrato Michele Grossi.

Grossi partiamo dalla sua vita vogherese?

«Sì, volentieri. Sono nato a Voghera e ho frequentato le scuole della città: le elementari alla Leonardo da Vinci, le medie al Plana ed infine le superiori al liceo tecnologico Maserati. La passione per la fisica nasce da quando ero piccolo, affascinato dall’idea di poter studiare la struttura infinitesima delle cose e degli atomi: questo ha indirizzato la mia scelta per la specializzazione in fisica nucleare a Pavia, dove mi sono laureato nel 2014».

Mi è sembrato di capire, dalle informazioni che ho raccolto su di lei, che il suo ambito professionale è più che all’avanguardia: si parla di una nuova generazione di computer quantistici, che lavorano a temperature bassissime, con risultati esponenzialmente superiori agli attuali conosciuti, nel settore finanziario ed in altri, che non ho ben compreso, perdoni i miei limiti “comuni”, ritengo... In parole comprensibili, se possibile, potrebbe spiegarci in cosa consiste esattamente la sua attività ed in quali aree professionali incide?

«La mia attività in IBM è strettamente legata ad un progetto che ho iniziato nell’autunno 2017: si tratta di un dottorando di ricerca industriale in Fisica che vede la collaborazione tra l’azienda e l’Università di Pavia. Da un lato, il mio ruolo aziendale è quello di architetto di soluzioni IT dedicate alla progettazione di infrastrutture informatiche e algoritmi in ambito cloud ed intelligenza artificiale, per accelerare la trasformazione digitale delle aziende. Dall’altro lato, il tema di ricerca del mio dottorato è legato alla fisica delle particelle. L’obiettivo è quello di creare modelli di analisi dati attraverso algoritmi che sono in fase di sviluppo utilizzando computer quantistici per fornire risposte a problemi industriali».

Quindi, più interessi e ruoli contemporanei?

«La mia giornata tipo si divide equamente tra attività di ricerca e lavoro all’interno dell’ecosistema IBM, in particolare con le startup e le aziende innovative. In questo momento collaboro con diversi Istituti di ricerca, tra cui IBM Research, Università di Pavia, CERN. La sinergia tra questi Centri di eccellenza ci porta ad esplorare nuovi scenari di ricerca di frontiera grazie alla collaborazione di diverse figure professionali, dal tecnico/ingegnere informatico, al matematico/fisico che lavorano e fanno ricerca in aziende di diversi settori, ad esempio farmaceutico, energetico e finanziario. L’obiettivo principale è quello di riuscire ad accelerare il trasferimento tecnologico da risultati accademici ad applicazioni pratiche».

Dato che tecnologia e futuro sono il suo pane quotidiano, in uno scenario mondiale ove sempre più si parla di arti, mestieri e professioni che andranno a scomparire, o quanto meno a radicalmente trasformarsi, quanto giudica vera, nel breve tempo, questa visione?

«Io sono convinto che considerare l’evoluzione tecnologica come la possibile scomparsa di alcune professioni equivalga ad analizzare la situazione in maniera riduttiva ed a tratti sbagliata. Dobbiamo infatti valutare l’impatto tecnologico a 360 gradi: non cambiano solo le professioni ma cambiamo noi tutti. Noi stessi infatti, come consumatori, richiediamo un contributo tecnologico sempre maggiore nella nostra quotidianità (es. smartphone, pc, domotica, assistenti vocali, …). E mentre noi ci adattiamo a queste innovazioni modificando radicalmente molte nostre abitudini, i più piccoli crescono in questa nuova realtà. Ritengo quindi fondamentale e auspico una parallela rivoluzione educativa che parta dalle scuole e insegni non solo le basi dell’informatica, ma che crei una “consapevolezza tecnologica” nelle nuove generazioni. Infine, riguardo ai computer quantistici, posso dire che sono un argomento di ricerca ampio e affascinante. Nel prossimo futuro, per la maggior parte delle operazioni convenzionali, i processori classici saranno ancora l’opzione più efficiente ed economica. Tuttavia, in alcuni settori come la scienza dei materiali, o l’industria farmaceutica, o la finanza, un processore quantistico potrebbe davvero cambiare completamente - e per sempre - le regole del gioco, rendendo possibili progressi tecnologici di grande portata e difficili da prevedere a priori».

Che ruolo giocherà la tecnologia sempre più “alla portata di tutti”, domotica compresa, ad esempio, nei prossimi anni, a suo parere?

«La tecnologia deve essere alla portata di tutti ed essere strumento per lo sviluppo della società. Sono molti i settori dove il suo utilizzo (robotica, intelligenza artificiale, etc…) potrebbe aiutare ad ottimizzare processi e servizi di cui abbiamo sempre più bisogno. E se la tecnologia toccherà sempre più da vicino le nostre vite, sarà compito delle aziende che operano nel settore garantire la massima trasparenza degli algoritmi che regolano i vari dispositivi».

Mi perdoni la “riduzione” del piano di dialogo dal Cern, dove Lei opera tra le altre sedi, a Hollywood... In “Ritorno al Futuro” si prevedevano le automobili volanti in questo decennio appena concluso, cosa non avvenuta almeno al momento. Ma Apple, l’anno scorso, ha dichiarato che nei primi anni potrebbe mettere in commercio la Apple Car che non richiede pilota, si guida da sé. è una possibilità di estrema innovazione vicina alla realtà, a suo parere? Potrebbe a breve verificarsi?

«Non è assolutamente un’ipotesi remota. Apple fa parte di una lista di grandi aziende che stanno investendo molto in questo settore. Grandi colossi tecnologici hanno già progetti e prototipi funzionanti e IBM è tra questi (https://www.autobusweb.com/olli-guida-autonoma-ibm-watson-in-prova-a-berlino/). La guida completamente autonoma rappresenta un salto culturale molto importante e difficile da immaginare nel breve periodo per diversi motivi legati a normative e sicurezza ma è inutile nascondere che quasi tutte le automobili moderne sono dotate sempre più di sistemi intelligenti. Il dilemma uomo-macchina riemerge ogni volta che si affaccia una nuova tecnologia. Inutile dire che il futuro ci porterà a perfezionare sempre più le macchine, parleremo di intelligenza aumentata. Come comunità scientifica tecnologica abbiamo dunque il dovere di affrontare anche temi etici ogni qualvolta deleghiamo alle macchine decisioni che impattano sulla vita delle persone».

Forbes, il bisettimanale americano di economia, finanza, tecnologia, etc., ritengo il più quotato Magazine del settore, l’ha inserita tra i 30enni più influenti dei prossimi anni a venire: è certamente un traguardo, oltretutto raggiunto in età così giovane, prestigiosissimo ma di grande “peso”! Questa, mi passi il termine, pubblicità mondiale potrebbe portarla a decidere, forse accettando un’offerta importante, di lasciare l’Italia? Quali sono le destinazioni più importanti nel suo settore d’attività dove, magari, Le piacerebbe risiedere e lavorare in futuro?

«Sono molto contento di essere stato eletto da Forbes Italia in questa categoria: rappresenta sicuramente un importante stimolo a proseguire la mia attività di ricerca. Al momento lavoro a Milano, in questo ruolo di ricerca supportata e guidata dal mondo industriale e accademico. È un’attività che mi porta a viaggiare e a confrontarmi con colleghi di diverse parti del mondo. Sono diversi i paesi che stanno investendo in termini economici e di risorse sulle tecnologie quantistiche, tra questi il Canada, gli USA, il Giappone e in Europa al momento la Germania e in parte la Francia. IBM ha laboratori di ricerca in diversi paesi, la Svizzera e gli USA sono quelli più attivi nello specifico sul tema».

Lei è nato a Voghera ed ha studiato, oltre che nella natia cittadina, in Università a Pavia. Anzi, forse ancora sta frequentando l’Ateneo pavese... Qual è la sua visione della realtà dei “Cervelli in fuga” dalla nazione? Professa l’allontanamento dal territorio italiano a giovani studenti che, magari, a sua volta ha avuto modo di conoscere in questi anni?

C’è una possibilità, come lei ha percorso, di “riuscire” anche rimanendo qui o ritiene essere il suo un caso “anomalo”?

«È un tema molto delicato e personale. Spostarsi dal proprio Paese comporta scelte che spesso vanno oltre l’aspetto lavorativo. È evidente che ci sono realtà estere che valorizzano meglio alcuni profili e che garantiscono condizioni che a volte mancano qui in Italia. Non sono per la “fuga all’estero” a priori. Ritengo invece che la parola chiave per un giovane d’oggi sia “dinamicità”. Periodi di formazione all’estero, la conoscenza delle lingue, contatti con le aziende e con professori universitari di Centri di riferimento, sono infatti fondamentali nella propria carriera. A volta basta allontanarsi di pochi chilometri per affrontare lo stesso problema da un punto di vista differente. Io non reputo il mio caso anomalo, bensì frutto di un progetto nato da alcune difficoltà e contraddizioni che ho incontrato nel mio percorso che mi hanno spinto a fare un passo avanti e ad andare oltre ridisegnando il mio percorso. La vicinanza e la collaborazione tra università e mondo industriale oggigiorno è fondamentale. Esse rappresentano realtà diverse che possono ottenere un reciproco vantaggio e fornire agli studenti, docenti e ricercatori un punto di vista più completo e concreto».

Lei risiede ora a Brescia. Quante volte torna a Voghera e/o frequenta l’Oltrepò? Ha un qualche attaccamento sentimentale nei confronti del suo territorio d’origine?

«Io torno a Voghera mediamente una volta al mese, la mia famiglia risiede a Voghera. Sono nato lì e quindi esiste un attaccamento dato da luoghi, amici e persone. Credo sia importante mantenere un rapporto con la zona d’origine un po’ come fosse una bussola, un punto di riferimento».

Come vede e/o cosa consiglierebbe agli amministratori oltrepadani?

«Io credo che il nostro territorio abbia delle caratteristiche uniche in termini di paesaggio, e di ricchezza enogastronomica. È evidente che la vitalità di un territorio sia legata al tessuto economico-industriale e alla presenza di lavoro. Forse la vicinanza a Milano, Pavia e alla Liguria potrebbe essere meglio sfruttata come punto di forza del territorio. Credo servano idee nuove e coraggio di mettersi in gioco per tenere viva la presenza sul territorio».

    di Lele Baiardi

 

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