Sabato, 22 Febbraio 2020

OLTREPÒ PAVESE – VARZI - «TURISMO IN CRISI: STRADE VERGOGNOSE E LA PROVINCIA NON FA NULLA»

Cella di Varzi, località situata a 700 metri di altitudine sull’ Appennino Pavese, ospita da oltre settan’anni il Tempio della Fraternità, affiancato da circa dodici dal museo dell’ aeronautica militare. Negli ultimi anni sono sorte alcune problematiche che vanno dal furto di alcuni preziosi cimeli alle strade dissestate che rallentano il flusso turistico e il rettore don Luigi Bernini, mandato sul posto dal vescovo 20 anni or sono perché si occupasse del suo paese natale, ci racconta la storia.

In che condizioni era il Tempio quando è arrivato a Cella?

«Praticamente stava cadendo a pezzi, sui cimeli cadeva la pioggia e venivano coperti come meglio si poteva. Fu necessario chiedere il contributo della Regione per il restauro della chiesa a quel punto non avevamo altra scelta».

Come fu accolta tale richiesta?

«Ci fu data la possibilità di ricostruire la chiesa ottenendo i contributi. Per l’esattezza abbiamo speso 750mila euro lavorando quindici anni per il restauro completo».

Quando e perché fu realizzato il tempio?

«Con la fine della seconda guerra mondiale un cappellano militare, don Adamo Accisa, rientrando in Italia dalla Grecia aveva chiesto al proprio vescovo di essere mandato in un posto dove potesse riprendersi nello spirito dopo tanto dolore. Fu mandato a Cella e nel 1952 cominciò a costruire questa chiesa per lanciare un messaggio di pace e lo fece raccogliendo da tutto il mondo le rovine della guerra. Cominciò a scrivere e a viaggiare, arrivò a Parigi dove conobbe quello che poi divenne Papa Giovanni XXIII, il quale all’epoca era Nunzio della Santa sede in Francia a Parigi. Anche lui era stato cappellano militare negli alpini durante la guerra e volle abbracciare l’idea di don Adamo Accosa con la promessa di mandare a Cella la prima pietra per la costruzione della chiesa».

Come avvenne poi tutto ciò?

«Nel 1952 Roncalli mandò una delegazione per consegnare una piccola lastra di marmo presa dalle macerie di una piccola chiesa distrutta durante lo sbarco in Normandia».

Quanto tempo ci volle per costruire il tempio?

«Ci vollero sei anni l’inaugurazione fu celebrata ne settembre del 1958. Da allora nella chiesa vediamo le armi trasformate in simboli di pace: per citarne una, il fonte battesimale ricavato dall’ otturatore di cannone in acciaio cecoslovacco della corazzata Andrea Doria facente parte della marina militare italiana». 

Quante persone hanno contribuito alla raccolta dei cimeli?

«Diverse persone, me in particolare. Ricordo anche Fausto Tommei, giornalista radiofonico famoso negli anni ’50, che trascorse un mese in America a cercare cimeli ricordi testimonianze da portare qui a Cella. Ci sono rovine Delle città di Hiroshima e Nagasaki e del campanile di Giotto di Firenze».

L’oggetto rosso posto sull’altare maggiore sembra una pallottola gigante da dove viene?

«Dall’ arsenale militare di la Spezia si tratta di un bossolo di cannone del peso di quattro quintali trasformato in tabernacolo».

Tra i tanti cimeli c’è n’è uno particolare ci riconduce al 12 novembre 2003 ci può dire chi ha portato qui questa pietra?

«È stata portata qui dai carabinieri in ricordo della strage di Nassirya è una pietra raccolta dalla palazzina crollata durante l’attentato dove persero la vita i loro colleghi. Le guerre purtroppo non sono ancora finite molte persone vengono da ogni parte del mondo per portare oggetti dei loro cari deceduti».

A parte i soldati e le guerre chi altro viene ricordato in questo luogo?

«Le vittime civili. Per esempio è stato portato un pezzo di carbone dalla miniera di Marcinelle in Belgio dove persero la vita duecento minatori di cui centoquaranta erano italiani. Sono arrivati frammenti Delle torri gemelle e altro ancora».

Corre voce che alcuni cimeli sono stati rubati, è vero?

«Purtroppo sì e quindi ci siamo organizzati per proteggere al meglio gli oggetti qui riposti dato che la chiesa è molto visitata».

Scendendo la scalinata fuori dalla chiesa si passa nel museo dell’ aeronautica militare. Da quando esiste e perché?

«È stato creato dall’associazione aeronautica militare di Pavia nel 2008. C’è fuori un F104 donato per ricordare tutti i piloti caduti dell’ aeronautica e sono bene in vista anche i componenti dell’ aereo, il motore e le pale. Questo museo è nato collegato al tempio e la scalinata è chiamata la “scalinata della civiltà” in quanto rappresenta le varie civiltà greche, romane e medievali. Aggiungiamo che qui le varie associazioni militari sono di casa con le loro cerimonie e raduni. Oltre all’aeronautica vengono anche i carabinieri e gli alpini, che nonostante la fine del servizio di leva obbligatorio sono pochi ma resistono».

Rispetto al passato l’affluenza si è ridotta. Perché e in che misura?

«Si deve dire che le strade non sono tenute molto bene dalla provincia e i pullman per venire qui devono passare da Fabbrica Curone in provincia di Alessandria e poi salgono mentre la strada provinciale è tenuta malissimo e non viene fatto nemmeno lo sfalcio degli argini. è una cosa vergognosa. Degli oltre cento pullman che venivano all’anno ora ne vengono una ventina.Le vie di comunicazione sono fondamentali per mantenere il flusso turistico, qui siamo sul confine con il Piemonte e la parte piemontese è tenuta bene, ma la parte Pavese lascia molto a desiderare».

di Stefania Marchetti

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