Martedì, 12 Novembre 2019

BRONI – STRADELLA - «CORSO AGRARIO VITIVINICOLO: SEMBRA STRANO CHE IL NOSTRO BACINO D’UTENZA, CIOÈ VAL VERSA, NON TROVI UNA SIMILE PROPOSTA FORMATIVA QUI»

Il mondo del lavoro è in continua evoluzione, di pari passo con il progresso scientifico e tecnologico: il settore agricolo non è esente dalla modernizzazione. Alla luce di ciò, il neo dirigente scolastico dell’istituto superiore Faravelli, Roberto Olivieri, propone di implementare nell’offerta formativa della scuola un indirizzo professionale agrario vitivinicolo, con lo scopo di formare figure specializzate e aggiornate. Una novità del genere, nelle speranze del dirigente, oltre ad evitare che l’agricoltura oltrepadana diventi obsoleta nel corso degli anni, offrirebbe molte più possibilità ai diplomati di ottenere un reddito garantito senza doversi allontanare dal territorio.

Iniziamo con qualche dato generale sulla scuola: com’è il bilancio degli iscritti? Come sono suddivisi tra i vari indirizzi?

«L’istituto conta circa 800 studenti di cui un terzo al Colgi ed i restanti due terzi al Faravelli. Pur non aumentando le classi, il liceo ha aumentato il numero degli iscritti: sono tre classi prime – poco mancava a farne una quarta – di circa 27-28 alunni; mentre al Faravelli la situazione è rimasta pressoché uguale all’anno scorso; solo l’indirizzo di Costruzione Ambiente e Territorio – l’ex geometra, per intenderci – è leggermente in sofferenza, ma, sebbene con ampi margini di miglioramento, le cose non vanno per niente male».

Con “miglioramento” intende anche il corso agrario vitivinicolo che ha intenzione di attivare?

«Nell’immediato ci sono tante altre cose da migliorare, più piccole. L’attivazione del corso sarebbe un valore aggiunto: a me sembra strano che il nostro bacino d’utenza, cioè Val Versa, non trovi una simile proposta formativa qui a Broni o a Stradella, quando invece la trova a Borgonovo. è per soddisfare tale esigenza che stiamo lavorando all’implementazione di questo corso. Parlare adesso di struttura professionale è un po’ presto, tuttavia sognare di averla è molto attuale».

Quali ostacoli ne impediscono la realizzazione, se non immediata, a breve termine?

«Innanzitutto mancano spazi adeguati. Non si tratta di qualcosa per cui basteranno l’aula ed i professori, avremo bisogno anche di strutture dove gli studenti possano fare pratica, vale a dire: il laboratorio di chimica, un appezzamento di terreno, una cantina – questo è il minimo. Tutto ciò implica ovviamente anche spese non indifferenti, poiché se i costi delle strutture possono essere attenuati riqualificando immobili già esistenti, non si può risparmiare sui costi delle macchine: un’aula computer, per capirci, viene a costare circa 10000 euro; un macchinario agricolo si aggira intorno ai 30000-40000 euro».

Si tratta quindi di un vero e proprio indirizzo autonomo? Cos’ha di diverso rispetto ad altri istituti presenti in Oltrepò?

«Esatto: il corso agrario vitivinicolo sarà un percorso didattico come può esserlo il linguistico piuttosto che l’artistico e via dicendo. è diverso dalle altre realtà oltrepadane poiché punta a formare figure operative: non andremo di sicuro a fare concorrenza al Gallini, la cui offerta formativa è decisamente più tecnica, e l’unico istituto simile a noi sarebbe a Mortara; dubito però fortemente che i ragazzi di queste zone vogliano farsi un’ora e un quarto di strada. Ciò che offrirà il corso, di 32 ore settimanali, sarà tanta, tanta pratica sul campo, soprattutto nel triennio, e tanta alternanza: non meno di 300-400 ore; inoltre darà una formazione per quanto riguarda il contatto con le materie prime: giusto per fare degli esempi, bisogna sapere come trattare la peronospora senza far male a sé stessi e agli altri oppure come utilizzare i fitofarmaci».

Che opportunità lavorative avrà uno studente con questo bagaglio formativo? Chi è, nello specifico,  la “figura operativa”?

«Uno studente con diploma professionale agrario vitivinicolo è un intermediario, un operatore di cantina, di azienda agricola e di campagna, ovvero colui che si occupa della materia prima fino al momento della lavorazione. Il che non significa occupare una posizione lavorativa “bassa”, anzi: è fondamentale per garantire prodotti di qualità e quindi anche la buona riuscita del lavoro di un enologo, ritenuto socialmente una figura “alta”. L’agricoltore, ad oggi, non è più il contadino che impara lavorando fin da giovane nel vigneto di famiglia, ma deve essere qualificato e adeguatamente formato, anche per rispondere ai sempre più capillari controlli. è necessario che sappia da una parte guidare una vendemmiatrice senza buttare giù i filari, dall’altra lavorare con determinati agenti chimici in tutta sicurezza, senza intaccare la genuinità del prodotto. In queste zone, dove il culto del vino è senza dubbio uno dei maggiori punti di forza, trovo che un’offerta formativa del genere sia necessaria soprattutto per coloro che non hanno intenzione di spostarsi altrove, poiché la probabilità di essere assorbiti dal territorio è alta».

è già possibile fare delle previsioni sulle tempistiche di attivazione?

«Il corso potrebbe – e sottolineo potrebbe – venire implementato già dal prossimo anno scolastico, se dovessimo essere estremamente fortunati. Con molta più probabilità si parla di 2021/2022, soprattutto perché è una richiesta che non può partire da me singolo, ma dai sindaci, dalla provincia, dalle entità produttive come Terre d’Oltrepò… è necessario unire le forze e gli interessi per portare avanti questa iniziativa».

Ipotizzando che il progetto venga portato a termine, quale ruolo assumerà nell’Oltrepò?

«Non mi immagino che Stradella, Broni o dove sorgerà la struttura adibita al corso, diventi il principale punto di riferimento per la formazione agricola di tutto l’Oltrepò, ma un polo scolastico che dia la possibilità ai ragazzi di non cercare chissà dove ciò che possono tranquillamente trovare qua».

La domanda di questo tipo di formazione, da parte dei ragazzi, è alta?

«Non posso metterci la mano sul fuoco, ma mettiamola così: se a Borgonovo c’è una scuola che va avanti e pesca tanto da Val Versa, allora deduco che l’interesse nei confronti di un indirizzo agrario vitivinicolo esista e non sia indifferente. Il 2 di ottobre ci sarà la prima riunione per l’orientamento: sebbene il progetto non sia ancora attivo, è comunque bene iniziare a spargere la voce e a tirare le somme sul numero di potenziali interessati».

Considerando il ruolo che ha la viticoltura in Oltrepò, secondo lei, educare i ragazzi a questo mondo aiuterà a movimentare l’economia delle nostre zone?

«Certamente, questa è una delle prime speranze. Ovvio, non sarà la scuola da sola a risollevare l’economia in Oltrepò, ma in quanto tale deve offrire un’offerta formativa il più possibile ampia per migliorare la situazione e dare l’occasione ai ragazzi di trovare anche qui un impiego stabile: abbiamo subìto gli effetti della crisi, abbiamo compiuto talvolta scelte sbagliate a livello di cantine, ma abbiamo anche un territorio meraviglioso – questo è indiscutibile – che necessita di essere valorizzato al massimo, e noi siamo sicuri di poter dare una mano formando professionisti in possesso di una preparazione ottimale».

di Cecilia Bardoni

  1. Primo piano
  2. Popolari