Venerdì, 15 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE – VAL DI NIZZA - EUROPEO DI ENDURO 2010: «FU UN SUCCESSO, MANCÒ IL CIBO PER TROPPA RICHIESTA!»

Nel corso della sua lunga esperienza politica Paolo Culacciati, attuale vice sindaco di Val di Nizza, ha avuto a che fare anche con il mondo delle moto. Era il 2010 quando proprio il piccolo comune oltrepadano ospitò l’organizzazione di una tappa del Campionato Europeo di Enduro. A distanza di quasi un decennio, oggi in Oltrepó ci si ritrova a discutere sull’Olimpiade della moto, la Sei Giorni che vedrà Rivanazzano Terme e l’Oltrepò a fare protagonisti oppure, come dice qualcuno, da semplice cornice. La manifestazione divide le opinioni dei protagonisti: c’è chi vede un’opportunità per il territorio e chi invece teme un evento che possa lasciare solamente i cocci ma il portafoglio vuoto. 

Culacciati, quando nel 2010 le hanno proposto di ospitare a Val di Nizza l’Europeo d’enduro, cos’ha pensato?

«Intanto come amministratore pubblico non mi sembrava vero, pensavo fosse una bufala. Ho capito poi che quanto proposto dal Motoclub Valli Oltrepò il discorso era serio. Ci abbiamo creduto come amministratori di Val di Nizza, coinvolgendo anche il Comune di Valverde e di Varzi. Il risultato è stato più che positivo perché da subito abbiamo capito che era un’opportunità per far conoscere il nostro territorio».

Quando l’hanno proposto a lei, ha creato un gruppo di sindaci e la risposta è stata immediatamente positiva. Secondo lei, questo è successo perché l’opportunità è stata vista come un’attrattiva turistica o perché c’era meno interesse a quello che è il mondo della natura?

«Credo che tutti siamo interessati al discorso ecologico, alla pulizia dei boschi e dei sentieri. Il problema non si è assolutamente posto, come amministratori abbiano messo subito dei paletti perché volevamo che il percorso venisse ripulito dai motociclisti e dagli organizzatori. Devo dirle che comunque abbiamo capito da subito che avevamo a che fare con delle persone serie.

Terminato l’Europeo nel 2010, nel suo Comune e nei comuni interessati c’è stato qualche problema di carattere ambientalista?

«Guardi, io dico che è stata una cosa che mi ha lasciato assolutamente sorpreso. Nel giro di una settimana i percorsi utilizzati per la manifestazione sono stati completamente ripuliti dal Moto Club Valli Oltrepò e dal Moto Club Varzi che ha aiutato nell’organizzazione dell’evento. Devo dire che per quanto riguarda Val di Nizza e i 45 km interessati da questa manifestazione, da subito il sentiero non si è sporcato. Dove gli organizzatori per esigenze pratiche e sportive hanno fettucciato dei tratti di percorso, appena terminata la gara tutto è stato ripristinato allo stato originario. Mi fa piacere sottolineare che al termine della manifestazione gli organizzatori hanno ripulito anche per alcune lattine o bottiglia di plastica lasciata da intemperanti».

Il Comune di Val di Nizza che benefici ha avuto dal punto di vista turistico?

«Beh, dal punto di vista turistico si è intanto fatto conoscere. Il nostro è un Comune di 600 abitanti, abbiamo riscontrato un momento di positività economica e conoscitiva. Inoltre grazie all’Europeo di Enduro, una decina di famiglie sono venute a vivere a Val di Nizza».

Vuol dire che famiglie che non conoscevano Val di Nizza, che hanno partecipato come concorrenti o come tifosi a quell’Europeo, hanno poi scelto di trasferirsi lì?

«Certo, sono famiglie con la seconda casa. Questo risultato l’abbiamo avuto proprio grazie all’Europeo di Enduro».

Molte volte chi assiste a manifestazioni sportive cerca di contenere i costi, nel senso che molti fan arrivano già portandosi “i viveri” da casa. L’Europeo da voi ospitato ha avuto una ricaduta economica per il suo Comune?

«Guardi, il Comune di Val di Nizza ha 600 abitanti. Il Paddock aveva 1200 persone, quindi il doppio degli abitanti del Comune. I turisti festeggiavano e socializzavano; ricordo con piacere un gruppo di Greci che è rimasto fino al martedì perché si trovavano bene».

Qual è l’episodio che le ha fatto capire che la manifestazione è stata un successo?

«Quando è arrivato il camion di un fornitore di pneumatici per la gara, essendo l’automezzo di grosse dimensioni, l’ho fatto parcheggiare nella piazza antistante il Municipio. L’autista, che non parlava italiano, mi ha chiesto quanti abitanti facesse il paese. Gli ho risposto che Casa Ponte faceva 46 abitanti. Lui non ci credeva, è rimasto stupito pensando fossero in realtà 46.000. Così lui mi ha spiegato che arrivavano da una gara in Francia, da un paese di 240.000 abitanti. La gara dopo andavamo in Portogallo, in un paese di 40.000 abitanti. Il nostro paesino ne aveva 46. Questo mi ha fatto capire che forse avevamo visto giusto».

Questi supporter, tifosi, tecnici, meccanici ed atleti, hanno apprezzato i prodotti dell’Oltrepò?

«La maggioranza ha apprezzato! Mangiavano e festeggiavano; seguendo la manifestazione, abbiamo visto cose importanti dal punto di vista della gara. Parliamo di attività culinaria. Erano ben attrezzati. A loro è piaciuto molto il nostro tipo di alimentazione. Si tratta di partecipanti da tutta Europa. Bar, ristoranti e i due negozi di Val di Nizza sono stati presi d’assalto. La Domenica i negozi non avevano più bevande, mentre i ristoranti hanno fatto buoni affari, essendo tutti al completo. Ad un certo punto, a metà pomeriggio,  è mancato il cibo per troppa richiesta».

Di fronte all’Olimpiade della moto 2020, lei da amministratore pubblico di lungo corso politico, cosa si sente di dire ai suoi colleghi?

«Mi sento di dire a tutti gli amministratori che l’Oltrepò ha bisogno di opportunità, in particolare quello montano, per una questione logistica e conoscitiva del territorio. Secondo me questa è una grande possibilità, da considerare a tutti i livelli. è chiaro che i percorsi devono essere ripuliti terminata la gara, così come  è successo nei nostri Comuni nel 2010 durante l’Europeo di Enduro».

Lei si augura che l’Olimpiade della moto passi anche da Val di Nizza?

«Sarebbe una cosa straordinaria, per quanto mi riguarda è una speranza e un augurio».

Cosa l’ha colpita maggiormente a livello sportivo di quella gara del 2010? 

«Durante la gara ho visto un grande senso di sportività. Non c’entra niente con il discorso economico, ma mi sento di dire che qualche atleta è caduto, è stato  aiutato  da tutti in modo incredibile. Qualcuno si era anche fatto un po’ male. Ho visto questo momento di sportività che mi è molto piaciuto. Questa manifestazione mi ha colpito positivamente a livello sportivo. I 5 giorni della gara sono stati straordinari per la Val di Nizza, un momento sportivo importante e pulito».

C’è chi teme per il destino dei discussi sentieri dell’Oltrepò….dove si erano svolte quelle gare?

«Da noi nel 2010 ci sono state 3 prove speciali: una parte estrema con estreme difficoltà, di circa 1 km, che si svolgeva lungo il torrente Nizza, molto spettacolare; poi una parte di fettucciato lunga 5 km, in una proprietà terriera abbastanza importante a ridosso delle montagne, vicina ai boschi, che ha riscosso un successo enorme. Infine c’è stata una prova speciale in mezzo ai boschi, lunga 6 km, che hanno interessato parte del Comune di Val di Nizza e di Valverde. Il percorso totale è stato di 45 km. Arrivati alla fine, gli atleti sono rimasti soddisfatti per il percorso, essendo il territorio di Val di Nizza un territorio adatto a praticare Enduro. Di problemi, prima, durante e dopo la gara non ne abbiamo avuti».

Al di là della gara, ci sono degli Enduristi che percorrono sentieri nella zona di Ponte Nizza per esercitarsi?

«Certo, grazie all’Europeo di Enduro molte persone si sono trasferite nel nostro territorio, percorrendo i nostri sentieri nel weekend. Allo stesso modo abbiamo residenti locali che lo fanno».

Non c’è mai stata nessuna protesta, da parte degli abitanti del Comune di Val di Nizza, per il rumore provocato dalle moto?

«Guardi, il territorio di Val di Nizza è lungo 30 km. Gli abitanti sono poco più di 600, quindi se si sente rumore, è una buona cosa».

  di Nilo Combi

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