Sabato, 20 Luglio 2019

OLTREPÒ PAVESE – “QUANDO IL DATORE DI LAVORO TI FA SENTIRE INUTILE” lettera al Direttore

"Gentile Direttrice, vorrei raccontare la mia storia ed esprimere il mio pensiero su dove stiamo andando o meglio come stiamo finendo. Sono una donna di 45 anni con un marito ed un fantastico figlio di 12 anni. Dopo 20 anni di attività in proprio, mi rimetto in gioco e nel settembre del 2017 comincio a lavorare per questa famosa azienda... con negozio in un grande centro commerciale dell’Oltrepò. Grandi aspettative, mille propositi. Mi rinnovano ben 5 volte il contratto a tempo determinato ed arrivo all’ultima scadenza del 28/02. Mi aspetto quindi, come in un qualunque rapporto di lavoro, di essere chiamata per poter discutere del mio futuro... Ovviamente ciò non si verifica ed il 26 febbraio, mi comunicano il colloquio alla sede centrale con la responsabile delle risorse umane. Già ufficio risorse umane... La premessa del colloquio è «l’azienda naviga in cattive acque», da lì prosegue una lunga conversazione al termine della quale mi viene detto che il mio direttore mi farà sapere. Il 28 febbraio mi presento per il mio turno e verso la metà di quest’ultimo, vengo convocata dal direttore il quale mi comunica la decisione dell’azienda: mancato rinnovo del contratto in essere. La cosa come potrete bene immaginare mi ha lasciata completamente basita. Il trattamento riservatomi da questa grande azienda altri non era che un calcio nel sedere l’ultimo giorno di lavoro. Certo perché è così che si trattano le persone, umanamente parlando, vero? Paradossalmente, durante il colloquio mi viene chiesto «tu come la senti l’azienda» e nel frattempo, come se fossi in una bolla di sapone sospesa nell’aria, ti chiedi ma che considerazione ha questa di me... dei miei colleghi... Siamo davvero così cinici? Sì, perché sapete: prendersi cura di un animale è molto “in” ma un calcio nel sedere ad un collaboratore è più bello... E mi chiedo: Siamo sicuri che queste «cattive acque» siano colpa dell’ultimo anello della catena, del lavoratore? Perché magari invece di tagliare quelli che la faccia ce la mettono tutti i giorni con i clienti e compensano spesso le carenze dell’azienda in merito a prodotti a scadenza ed a qualità magari, e dico magari, bisognerebbe analizzare i problemi a monte... Magari proprio dove ci sono gli uffici che bloccano l’espansione, quelli che si occupano più dei numeri che delle persone. Ovviamente il negozio presso il quale lavoravo ha ricevuto il premio per il migliore fatturato, ma come si usa dire «squadra vincente, non si cambia». Certo il negozio è bello: nuovo, tutto ristrutturato, fa niente se noi siamo bestie da soma destinate solo al facchinaggio senza mai una soddisfazione, nemmeno un colpetto sulla spalla. Meglio un calcio nel sedere, già dà più soddisfazione, meglio togliere la dignità che premiarla! Sapete, il problema sta proprio nel comprendere quanto ci rendano inutili, quanto riescano a farci sentire dei numeri pronti alla sostituzione da un giorno all’altro, anche se valiamo, anche se abbiamo fidelizzato tanti clienti che accoglievamo col sorriso, che si fidavano di noi. Già fiducia, come dice la mia mamma la fiducia è una cosa seria. Non si può calpestare così le persone, nella vita ci vuole rispetto: è uno dei valori che ci hanno insegnato da piccoli, ma probabilmente faccio parte di un’altra generazione. Una generazione in cui era bello aiutarsi, collaborare, rispettarsi e confrontarsi. Ci faceva crescere. Già, un esamino di coscienza ce lo facciamo prima di andare a dormire? Volevo quindi ringraziare tutti i colleghi che mi sono stati vicini in questo momento ed anche il mio responsabile che mi ha insegnato tanto ed era visibilmente affranto nel comunicarmi la notizia.

 Lettera firmata – Bressana Bottarone"

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