Mercoledì, 20 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - «L’UNICA SOLUZIONE, FORSE, TELECAMERE CHE CONTROLLANO OGNI STANZA» lettere al Direttore

"Alla c.a del Direttore, i pianti e le urla del bambino guardando ciò che gli stava facendo la maestra. Poi il silenzio. Imposto con la violenza. Tutto documentato nel video della Polizia. Quella voce impaurita mi ha lasciato sgomenta. Sono tanti i casi di presunti maltrattamenti in asili nido o scuole d’infanzia raccontati dalle cronache negli ultimi anni. Bambini costretti a mangiare il proprio vomito, lasciati al buio, presi a gomitate, minacciati. Chi denuncia? I genitori nella maggior parte dei casi, ma non sempre. Raramente le scuole. Secondo le associazioni in difesa dell’infanzia, in Italia si fa troppo poco per prevenire gli abusi. In molti nidi e materne non ci sono controlli sulla “tenuta emotiva” dei docenti. Quando si arriva poi a condannare un educatore, l’interdizione dai pubblici uffici è a discrezione del giudice. E anche se viene prevista, dopo qualche anno, ed in molti casi anche a noi vicini, dopo pochi mesi, si può tornare in aula o farsi trasferire. I fatti recenti avvenuti a Varzi, ma anche l’inchiesta sulla Casa Famiglia per disabili ed anziani di Montebello della Battaglia, pongono una serie di interrogativi sulla necessità di denunciare gli abusi e sulle tutele offerte da scuola e case di riposo. L’unica soluzione, forse, telecamere che controllano ogni stanza. Chi vuole aprire una casa di riposo, un asilo, una casa famiglia e strutture dove ci sono bambini ed anziani, senza nessuna eccezione, per legge le deve installare, per quelli già aperti ed in funzione, la legge deve obbligare entro 30 giorni l’installazione. Forse e dico solo forse, così limiteremo il susseguirsi di abusi ed angherie sulla pelle di bambini ed anziani.

Maria Grazia Grossi - Voghera

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