Sabato, 21 Ottobre 2017

VARZI – “SULL’ABUSO DEGLI SMARTPHONE BISOGNA TACERE O NO?”

Gentile Direttore,  sottopongo all’attenzione sua e dei suoi lettori un caso purtroppo assai usuale tra i giovani di uso improprio, anzi di abuso del mezzo più comune di comunicazione: il telefonino, ora smartphone. Il 22 maggio scorso, mio figlio si è recato in un locale di Salice Terme con alcuni amici. Qui ha incontrato altri ragazzi, la maggior parte di loro amici d’infanzia, che fino ad alcuni giorni prima facevano parte della sua compagnia. Uno di questi ha chiamato in disparte uno dei nuovi amici e, da uno smartphone, gli ha mostrato alcune conversazioni whatsapp private, intercorse fra me e mio figlio e nelle quali esprimevo considerazioni personali su di lui. Il ragazzo ovviamente ha mostrato disappunto, si è arrabbiato con mio figlio ed io mi sono sentita in dovere di scusarmi con lui.  

Non è chiaro in che modo il primo amico sia venuto in possesso delle chat: probabilmente ha fatto una fotografia mentre il cellulare di mio figlio era incustodito, o mentre lo usava per i giochi contenuti sullo stesso… La cosa certa è che si tratta di una nostra conversazione di febbraio che è stata divulgata a terzi, ivi compreso l’interessato, in aprile... Indignata per la violazione della privacy subita, ho fatto delle indagini e sono venuta a conoscenza che per due di questi «amici» di mio figlio era pratica comune impossessarsi del suo smartphone (solitamente con la scusa di giocarci). Mio figlio ha chiesto spiegazioni a questi personaggi (i sottrattori) che naturalmente hanno negato l’evidenza e gli hanno dato versioni assurde sull’accaduto, peraltro confermato dal personaggio colpito dai miei giudizi poco lusinghieri (assolutamente confidenziali tra me e mio figlio), il quale è stato accolto con piacere nel loro gruppo. Faccio notare che mio figlio era stato rimosso dal gruppo di whatsapp proprio perché aveva invitato questo nuovo amico a vedere una partita. Come mai questa improvvisa simpatia? Che il gruppo avalli ed incentivi queste modalità di grave ingerenza nella privacy altrui, ormai senza più alcun valore?  

 

Queste persone, sottraendo conversazioni a loro non dirette, sanno di commettere un reato? Il codice penale italiano infatti punisce questo fatto all’art. 616, equiparando la sottrazione di corrispondenza cartacea a questa via web e lo considera aggravato se viene oltretutto rivelato a terze persone, come nel caso accadutomi. So perfettamente che avrei potuto tutelare i miei diritti presentando apposita denuncia, ma mio figlio è assolutamente contrario, preferisce lasciar perdere e dimenticare… Molto comprensibile, visto il trattamento ricevuto da chi credeva amici. Ma è giusto lasciare che persone così meschine, prepotenti, irrispettose, prive di valori, possano farla franca, pensando che tali comportamenti siano perfettamente leciti?  

Ormai la superficialità con cui chiunque utilizza il telefono cellulare fa sì che vengano calpestati i fondamentali diritti costituzionalmente garantiti, tra i quali l’art. 15 sulla libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, considerate come "inviolabili". 

Lettera Firmata Varzi

 

giift

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