Venerdì, 03 Luglio 2020
 

All’alba di mercoledì 22 gennaio 2020, l’Oltrepò Pavese è scosso da uno nuovo guaio giudiziario, l’ennesimo scandalo del vino in pochi anni. Questa volta a restare imbrigliata nelle maglie della giustizia è la Cantina di Canneto: un’operazione congiunta di Carabinieri e Guardia di Finanza ha portato agli arresti del presidente Alberto Carini, della vicepresidente Carla Colombi, degli enologi Aldo Venco e Massimo Caprioli, del mediatore Claudio Rampini, e l’obbligo di firma per due produttori che avevano rapporti con la Cantina. L’accusa è “associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari, nonché alla falsificazione e all’emissione di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti”. Dopo giorni di incertezze, il 16 febbraio scorso l’assemblea soci ha eletto il nuovo consiglio d’amministrazione, di cui Antonella Papalia, imprenditrice agricola di Mornico Losana, è stata nominata presidente.

Papalia, cosa l’ha spinta ad accettare questa onere, in una situazione non certo facile?

«Premetto che tra i soci non c’era una grande corsa a farsi eleggere consiglieri, né tantomeno presidente. Siamo un gruppo di soci volenterosi rimasti stupiti e sconvolti da questo scandalo e da subito ci impegnati per capire cosa fare e come gestire la situazione. La prima ipotesi era quella di fare una cooptazione dei due consiglieri mancanti e proseguire, ma questa scelta poteva essere vista come un “metterci una pezza”. Per questo motivo si è scelto di convocare l’assemblea soci e rinnovare il consiglio, per mettere a conoscenza tutti gli associati del problema. Certo, sono stati rieletti alcuni consiglieri dell’amministrazione precedente, ma possiamo dire che la situazione ora è diversa, in quanto la gestione della cantina era totalmente accentrata. Ho accettato di fare la presidente non certo per ambizione, ma per cercare di smuovere questa situazione di stallo che si stava creando e permettere alla cantina di continuare a lavorare».

Il consiglio si è parzialmente rinnovato: che ruolo affiderà ai consiglieri nel suo nuovo mandato?

«In consiglio abbiamo un ex bancario, che ci sta aiutando per le questioni bancarie. Altri tre soci si stanno occupando dell’altra cantina di proprietà della cooperativa, situata a Moniga del Garda, di cui è stato nominato il nuovo cda. Altri stanno monitorando la cantina, con inventari e giacenze, anche della merce in rientro».

Qual è la difficoltà principale che avete incontrato finora?

«La principale criticità lasciataci in eredità dall’amministrazione precedente è che nessuno in azienda sapeva nulla, venivano date direttive, ma tutto era accentrato a poche persone».

Un film già visto in altre situazioni oltrepadane…

«Assolutamente».

Si è votata anche la proposta di Legacoop per istituire uno staff di crisi: da chi è composto e quale sarà il suo scopo?

«Lo staff di crisi è composto da Vanis Bruni, ex presidente del Gruppo Italiano Vini, manager esperto in strategie e gestione aziendale nel settore vitivinicolo, già consulente della cantina fino al 2015, dall’Avvocato Gianluigi Bonifati, dello studio Bonifati & Roveda, e l’Avv. Vedani, che si sta occupando di analizzare la contabilità».

La contabilità. Cosa dicono i documenti? Qual è lo stato dell’arte?

«Al momento mancano parecchi documenti in cantina, tutto era nelle mani dell’ex presidente, o sotto sequestro: non abbiamo i contratti di acquisto delle uve, i contratti di vendita dei vini sfusi e altro. Sebbene sia stata approvata la nostra istanza di dissequestro delle carte, i tempi saranno ancora lunghi, soprattutto adesso che la burocrazia sta subendo rallentamenti per colpa dell’epidemia».

Prima ha citato la “Cantina della Valtenesi e della Lugana” con sede a Moniga del Garda (Brescia), della quale la cooperativa è socia, insieme ad alcuni indagati, dal luglio 2018: anche questa attività è stata colpita dallo scandalo?

«In realtà Cantina di Canneto è proprietaria della cantina di Modica, al 67%. Moniga non è stata colpita dallo scandalo e attualmente è ancora operativa e funziona molto bene, con vini posizionati in alta gamma. Oltre alla produzione dei propri prodotti, la cantina ha un’attività connessa di imbottigliamento conto terzi. È una realtà che, per quello che sappiamo ora, è molto positiva anche a livello economico. Quello che noi soci non sapevamo è che Canneto fosse socia di questa cantina con altri soggetti, poi indagati e arrestati: in assemblea non c’è mai stato detto nulla a riguardo. Una volta ottenute le dimissioni del vecchio consiglio e del presidente Carini, che ne era anche l’amministratore unico, nonché presidente della Cantina di Canneto, abbiamo immediatamente rinnovato il consiglio d’amministrazione e nominato il nuovo presidente, Massimo Piovani».

La cantina ora è totalmente operativa? Avete già assunto un nuovo enologo?

«In questo momento di crisi è indispensabile avere la presenza costante di noi consiglieri in cantina, ma per il futuro immediato è essenziale assumere una persona indicata. Per questo motivo il nostro primo obiettivo è quello di assumere un direttore di stabilimento, una figura che qui in cantina non c’è mai stata fino ad ora. Abbiamo già valutato chi dovrà ricoprire questo ruolo e ritengo questa persona molto valida e preparata, e certamente saprà gestire la situazione. Il consiglio d’amministrazione, come in tutte le società, dovrà dettare la politica aziendale, mentre un comitato tecnico dovrà attenersi alle linee guida e occuparsi della gestione dello stabilimento».

Molti soci sono preoccupati riguardo il saldo delle ultime vendemmie: come pensate di affrontare questo problema? Avete già vagliato qualche ipotesi?

«Hanno perfettamente ragione ad essere preoccupati, ma siamo tutti nella stessa situazione, chi più e chi meno. Personalmente sto incalzando lo staff di crisi per avere un conteggio economico e poter analizzare la situazione, e valutare le prossime mosse. Ripeto, manca la documentazione necessaria: è una situazione incredibile. Mi auguro di avere a breve i dati per poter dare maggiori informazioni ai soci».

Immediatamente dopo lo scandalo, alcune catene da voi fornite hanno ritirato dai loro supermercati i vini della cantina: siete riusciti a riallacciare o mantenere i rapporti commerciali?

«Bruni si sta occupando di tutti i contatti con chi acquistava lo sfuso e con i vari imbottigliatori, per cercare di reperire anche i contratti che al momento non sono più in nostro possesso. Per quando riguarda l’imbottigliato se ne sta occupando il nostro commerciale: tutti i nostri clienti sono stati informati che è avvenuto il cambio della dirigenza e che stiamo facendo analizzare tutti i campioni dei vini attualmente in cantina, per avere un’ulteriore certezza che i prodotti siano in regola».

Nei giorni successivi l’assemblea si sono susseguite voci riguardo possibili soluzioni extraterritoriali o “a completamento dell’unità cooperativa oltrepadana”, subito smentite da un vostro comunicato. Il presidente di Legacoop aveva dichiarato che sarà molto difficile salvare la cooperativa: com’è la situazione economica attuale della Cantina?

«Le voci riguardanti soluzioni extraterritoriali o di fusioni con altre cooperative locali sono totalmente infondate e inventate di sana pianta dalla stampa. Noi non siamo più soci delle Riunite di Reggio Emilia da diversi anni, da quando sono state cedute le poche azioni che erano ancora in nostro possesso, quindi non c’è più alcun legame con loro. Cercheremo il più possibile di mantenere la nostra indipendenza, evitando di creare monopoli. In assemblea il presidente di Legacoop ha sollevato alcune sue perplessità sul futuro della cooperativa, ma noi consiglieri ci stiamo impegnando il più possibile per garantirle un futuro. Ci stanno dando un grandissimo appoggio con il loro staff di crisi e noi cerchiamo di fare del nostro meglio».

È vero, settembre è ancora lontano, ma le preoccupazioni riguardo la “Vendemmia 2020” iniziano già a manifestarsi, non solo fra i soci, ma anche per chi vi ha conferito uve negli ultimi anni. Come pensate di affrontare la prossima vendemmia? Tornerete a pigiare esclusivamente l’uva dei soci o vi affiderete anche ai fornitori esterni?

«È ancora presto per dirlo e tutto dipenderà anche dai contratti di vendita dei vini e dalla capacità effettiva della nostra cantina. Ritirare solo ed esclusivamente l’uva dei nostri soci sarebbe riduttivo, per questo sicuramente punteremo ad acquistare altre uve da fornitori esterni. Io ho molta fiducia nella figura del nuovo direttore, che sicuramente saprà consigliarci ciò che è più opportuno. Negli anni passati c’era stata la necessità di aumentare la capienza dello stabilimento, ma c’era stato anche un importante utilizzo dello stoccaggio conto terzi in strutture esterne, che comportavano diversi costi. Tutto è ancora in valutazione.

Concludendo, quale messaggio vuole lanciare ai soci della cooperativa?

«Dateci tempo: noi faremo il possibile per poter mettere la cantina nelle condizioni di poter tornare a lavorare e di riuscire a pagare tutti i soci e i fornitori».

di Manuele Riccardi

È successo di nuovo e tanti di primo acchito hanno manifestato un’indignata sorpresa. Nei giorni successivi è iniziata a circolare, tra la gente, sui giornali e sui social la frase: “Sì… ma lo sapevano tutti!”. Una frase che esprime una situazione che ad onor del vero era palese, perché nei bar e tra le strade delle nostre colline tanti, pressoché tutti, lo dicevano già da prima, da anni, e lo ribadiscono ora. Se dice il vero la locuzione latina “Vox populi, vox Dei” (“Voce del popolo, voce di Dio”) forse anche a quello che dice la gente un po’ di credito bisogna darlo, a maggior ragione se sono viticoltori o addetti ai lavori.

Là dove si produce la prima risorsa economica dell’Oltrepò, il vino, da sempre si vocifera di queste piccole o grandi truffe o degli “arrangiamenti” che, lo sanno anche i sassi, da molto tempo e da molti vengono utilizzati come escamotage. Ecco, “da tanto e da molti”… perché senza troppi giri di parole, questo modus operandi non è cosa nuova.

Ora molti - non tutti perché comunque vale sempre il detto “tengo famiglia”- chiedono “pene esemplari”. Si tratta però di un’espressione abusata e con poco senso: ci sono delle leggi, (la giustizia è cosa diversa dalla Legge, ma questo è un altro discorso) ed in base a queste leggi i malcapitati arrestati ed indagati, se saranno ritenuti colpevoli, saranno condannati in base alle leggi, ma in modo equo e non “esemplare”!

Dico “malcapitati” perché alcuni di questi mi sono anche simpatici, anche se negli anni e mesi scorsi bollavano come sciocchezze quanto Il Periodico diceva, forse perché leggendo gli articoli si sentivano toccati (ed alla luce dei fatti magari anche giustamente). Non avendo poi tendenze forcaiolo-giustizialiste, aggiungo che questi “malcapitati” non sono i soli e se gli organi di giustizia faranno il loro dovere non saranno neppure gli ultimi a “malcapitare”.

Non devo difenderli io, ripeto che mi sono anche simpatici, ma mi chiedo se sono davvero i soli presunti colpevoli o se invece ad altri viticoltori, cantine, commercianti ed imbottigliatori è fino ad oggi andata bene.

Vi riporto per intero le parole che l’ex Ministro dell’Agricoltura e attuale parlamentare Gianmarco Centinaio ha rivolto all’assessore regionale all’agricoltura Fabio Rolfi in occasione della conferenza svoltasi a Riccagioia ultimamente, dopo l’ennesimo scandalo vino: «Non era scontato il fatto che un Assessore regionale spendesse così tanto tempo ed impegno e ci mettesse la faccia per un territorio che non ha dimostrato, ahimè negli anni, di voler cambiare le cose e non ha dimostrato di voler andare in quella direzione in cui alcuni imprenditori, e sottolineo alcuni, vogliono andare e perché sottolineo alcuni? Perché quando si parla di qualità non è tutto l’Oltrepò che vuole parlare di qualità, perché se così fosse non ci sarebbe in COOP oggi, una bottiglia di Bonarda in vendita ad 1,85 euro, perché avere una bottiglia di Bonarda ad 1,85 euro vuol dire, e voi lo sapete meglio di me che siete del settore ed io no, come mi diceva un noto imprenditore dell’Oltrepò pavese che io non capisco un cazzo di vino, vuol dire che d’ora in avanti le bottiglie di Bonarda in giro non verranno considerate prodotto qualità, che sarà difficile vendere il Bonarda di qualità, che sarà difficile se non praticamente impossibile visto e considerato come sta andando il mercato a livello internazionale e a livello italiano, scalare questa situazione il più velocemente possibile. E’ necessario che si cominci a parlare realmente di qualità e quindi si cominci a dare voce a quei pochi imprenditori e sottolineo la parola imprenditori dell’Oltrepò, che hanno voglia di parlare di qualità.

Parlare di qualità vuol dire cambiare i disciplinari, perché con i disciplinari che ci sono in questo momento, e lo sapete benissimo tutti, non si può parlare di qualità, vuol dire finalmente smetterla di avere a che fare con i “furfanti” perché non è mettendo la testa sotto la sabbia e non parlandone e facendo finta di niente che l’Oltrepò va avanti ed io sono contento che il Consorzio abbia chiesto i danni a chi di dovere, ma dovrebbe farlo tutto l’Oltrepò e dovrebbero farlo anche tutti i sindaci del territorio.

Qui hanno e stanno massacrando il territorio. Non è solo una questione di social, ma quando accendi la televisione e ti fanno vedere gli elicotteri della Polizia sopra il nostro territorio non ti fanno vedere una cosa bella, e quando io passo una settimana in Emilia Romagna e parlo con i viticoltori, i ristoratori, gli albergatori, e dico loro da dove arrivo… non c’è una risposta, ma c’è un sorrisino…. vista la situazione.

Non va a male la reputazione di Gianmarco Centinaio, ma va a male la reputazione dell’intero territorio, e va male la reputazione di un territorio che vuole investire sul turismo, sull’enoturismo e sulla valorizzazione perché chi sta vincendo questa sfida sono quei territori che hanno fatto del prodotto e del territorio un punto di forza, ma se noi non lo facciamo e andiamo avanti a mettere la testa sotto la sabbia, vorrà dire che aspetteremo altri 4 anni... Se non ricordo male risale a poco più di 4 anni fa l’altra vicenda... (riferimento allo scandalo di Terre d’Oltrepò ndr) e tra 4 anni avremo il prossimo… e speriamo non prima…

Allora cominciamo a tagliare con queste persone, cominciano a non fornire le uve a queste persone, perché si sa chi fa cosa in questo territorio, lo sanno tutti, lo sanno anche le vostre uve chi fa cosa in questo territorio… se siamo in grado di aiutare chi fa produzione di qualità, allora a quel punto, benissimo, chi fa produzione di qualità si porta dietro anche gli altri se no, in caso contrario, andiamo a fondo tutti e va a fondo tutta la Provincia, perché quando si parla di Oltrepò Pavese non si parla di Oltrepò Mantovano!

Voi avete una responsabilità cari signori, sulle vostre spalle oltre che dell’Oltrepò Pavese dell’intera provincia e se ci sono gli elicotteri sopra l’Oltrepò Pavese, ci sono su tutto il territorio della Provincia di Pavia. Chi fa il mascalzone deve pagare, per tutto il resto disponibile a valorizzare, promuovere ad aiutare, attraverso i contatti che abbiamo anche con esportatori ed importatori che arrivano da altri paesi».

Le parole dell’Ex Ministro sono forti e chiare, oggi qualcuno dirà che le ha sempre dette, ma onestamente io personalmente in questa forma e con questa chiarezza non le ho mai sentite… ma andiamo oltre, meglio tardi che mai… Ciò che dice Centinaio al di là di ogni colore politico è cosa giusta e di buonsenso, quando risponde a coloro che in modo stupefacente danno la colpa ai giornali, alle televisioni e ai social che parlano male del nostro Oltrepò. ribadendo che la colpa è dei fatti incresciosi che avvengono e non dei media che riportano il fatto o dei social dove il fatto viene commentato, l’ex Ministro dice una cosa ovvia: è ovvio che la colpa non è di chi riporta la notizia di reato ma di chi lo commette, come è ovvio che nascondere la polvere sotto il tappeto o mettere la testa nella sabbia non è una buona strategia.

Centinaio sostiene un’altra cosa ovvia: che le rese per ettaro devono essere abbassate perché altrimenti una parte del vino sarà sempre fatto solo di carta e qui… dovrebbe intervenire il Consorzio … vedremo se, come ed in che tempi interverrà.

Il nuovo direttore Carlo Veronese a me personalmente fa tenerezza: il suo è un compito arduo, è passato dall’essere direttore del Consorzio del Lugana DOC al Consorzio Tutela Vini dell’Oltrepò Pavese, che è un po’ come passare dalla guida di una Fiat 500 Abarth a quella di un camion rimorchio.

Ne sarà capace? Forse sì o forse no, solo il tempo darà la risposta, perché è certo che le due situazioni sono ben diverse. Dove lavorava prima il vino da promuovere era uno, il Consorzio formato da produttori con le idee chiare sempre uniti per perseguire un obiettivo comune e gli ettari di vigneto 2.500. In Oltrepò i produttori sono molti di più, gli ettari sono 13.500, le tipologie di vino un’enormità e gli interessi oltre ad essere di più sono anche diversi tra di loro. Insomma il suo compito non sarà una passeggiata, ma chi l’ha “messo lì” evidentemente lo ritiene persona adatta a svolgere tale compito. Per inciso, chi lo ha messo lì non sembra essere l’Assemblea del Consorzio dopo l’azzeramento della governance e le regole di voto riscritte, come in realtà sarebbe stato logico… ma al di là di chi ce lo abbia messo, speriamo ce la faccia. Non lo spero io ma lo spera l’intero Oltrepò.

Capiamo il “sangue amaro” che si sta facendo in questo giorni, non è mai bello essere criticati, neanche sui social, ma certamente dopo le sue prime “incazzosette” risposte sui social e le prime “incazzosette” prese di posizione verso giornali che, dando spazio a tutte le opinioni in una delle pagine hanno criticato il suo operato, ci auguriamo sappia in futuro accettare gli elogi ed anche le critiche. Magari consigliato anche da chi di professione fa l’addetta stampa e che, balzellon balzelloni, è balzata al Consorzio. Certo, sempre che l’addetta stampa in questione sia in grado di tenere con i media un rapporto costruttivo e di dialogare con tutte le testate, non solo con quelle che stendono tappeti rossi. Sì, perché ci sono anche quelle che esprimono critiche:  esistono anche quei media che per par condicio pubblicano le opinioni di tutti i colori, perché mettere i tappeti di tutti i colori vuol dire dare spazio a tutte le opinioni anche se tutte le opinioni sono opinabili. Ci sono stampa e ufficio stampa, anche se ultimamente in Oltrepò Pavese la differenza tra i due non è più chiarissima e così ben distinta...

Il buon Veronese ha un compito difficile, è evidente, ecco perché mi fa tenerezza. Nel mazzo di carte del vino dell’Oltrepò ci sono alcuni “jolly”, lui ne ha già estratti alcuni e qualcuno certamente sbagliato. Se è amante della musica risenta la strofa di una canzone di Baglioni: “Strada facendo vedrai... perché domani sia migliore, perché domani tu”.  A proposito di jolly sbagliati, che dire della sua affermazione sull’idea, poi più o meno spiegata, di non fare più promozione come Consorzio ai vini oltrepadani nel canale della grande distribuzione organizzata (spesso abbreviata GDO), che rappresenta circa l’80% del mercato in bottiglia del vino oltrepadano?

Che dire? nulla… poi sui social ha cercato di spiegarla… ecco: spiegarla. Ma Veronese, così come i “malcapitati”, a me è anche simpatico: il suo compito è arduo in Oltrepò e, ripeto, mi fa tenerezza anche quando pesca i jolly sbagliati. Ritornando alle parole di Centinaio quando dice “iniziamo a tagliare queste persone” riferendosi a chi mette in atto azioni illecite nel mondo del vino oltrepadano, mi sento di dire che la sua è un’opinione ovvia e semplicistica: perché è l’occasione che fa l’uomo ladro e l’occasione la offrono in primis le regole e la prima regola nuova dovrebbe essere  abbassare e di molto le rese per ettaro, soprattutto dell’IGT. Due anni fa lo si fece, poi qualcuno volle fermare i nuovi disciplinari già approvati e ripensarci, forse più per avere mani libere ancora, ancora e ancora...

Ripensandoci senza decidere, ci si è caduti ancora. Fa più freddo del novembre 2014 e non finirà. Questo nuovo scandalo del vino, piaccia o non piaccia, non è e non sarà l’ultimo in Oltrepò.

 
 
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