Martedì, 07 Luglio 2020
 

Federdoc - anche in merito al Patto per l’Export, progetto con il quale il Governo prevede uno stanziamento straordinario di un miliardo e 336 milioni di euro a favore del rilancio del Made in Italy nella fase post emergenza Covid – sottolinea, in una nota, l’importanza di un confronto immediato atto a definire al meglio il ruolo fondamentale dei Consorzi di Tutela del Vino a Denominazione in questo processo di ripartenza che fa seguito a uno dei momenti più difficili mai affrontati dal settore.

“Pur riconoscendo l’impegno del nostro Governo – spiega Riccardo Ricci Curbastro, Presidente della Federdoc, Confederazione Nazionale dei Consorzi Volontari di Tutela dei Vini a Denominazione di Origine italiani – e valutando in modo estremamente positivo molti degli obiettivi del progetto, avevamo ritenuto necessario ricordare come diversi degli elementi cardine del piano dovessero a nostro giudizio prevedere il coinvolgimento di realtà, come appunto Federdoc, che già da anni operano in prima linea su temi quali la promozione e l’internazionalizzazione”.

E pronta è stata, come riferisce la Federdoc in una nota, la risposta del Governo e in particolare del Ministero degli Affari Esteri, dicastero che ha lavorato al Patto per l’Export e che, nella figura del Sottosegretario di Stato Manlio Di Stefano, ha voluto incontrare il Presidente Ricci Curbastro per un colloquio nel corso del quale sono stati affrontati i temi centrali del settore vitivinicolo.“Ho trovato nell’Onorevole Di Stefano un interlocutore attento e preparato – racconta Ricci Curbastro – e molto sensibile alla realtà dei Consorzi, volano imprescindibile per la crescita del vino italiano, dentro e fuori dai confini nazionali. E’ stato un incontro propedeutico a un’attività sinergica, indispensabile per la ripresa di un settore in evidente sofferenza. Temi come cultura del vino, promozione dei territori e protezione delle nostre Indicazioni Geografiche sono stati affrontati con la promessa di un prossimo incontro che renda possibile approfondire il discorso e, soprattutto, definire una strategia vincente per la rinascita del patrimonio vitivinicolo del nostro Paese”.

Aumentano del 20% le bollicine stappate dopo il lockdown, con un balzo negli acquisti per festeggiare la ritrovata libertà con brindisi nelle case tra parenti e amici. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Ismea, della settimana tra l'11 ed il 17 maggio rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. "Il boom degli acquisti di spumante è la punta dell'iceberg della voglia degli italiani di tornare gradualmente alla normalità recuperando i piaceri della tavola ma restando però - sottolinea la Coldiretti - al sicuro tra le mura domestiche. Il risultato - continua la Coldiretti - è un aumento degli acquisti casalinghi di prodotti alimentari che su base annua è stimato pari al 6%. Una crescita che non compensa però il crollo del 66% a maggio, secondo Confcommercio, del fatturato in alberghi, bar e ristoranti, che ha avuto un pesante effetto valanga anche sulla vendita di molte specialità Made in Italy.

In alcuni settori come quello vitivinicolo la ristorazione - precisa la Coldiretti - rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione con oltre la metà del fatturato". Non a caso sei aziende agroalimentari su 10 (57%), secondo l'Indagine Coldiretti/Ixe', hanno registrato una diminuzione dell'attività con un impatto che varia da settore a settore.

"Il taglio dell'Iva sul vino e sui principali prodotti alimentari sarebbe importante per spingere i consumi con effetti positivi sui redditi delle famiglie più bisognose e sulla produzione Made in Italy" afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che si tratta "di una misura importante per aiutare il numero crescente di cittadini che si trovano in difficoltà anche per l'acquisto di beni essenziali ma anche per risollevare settori particolarmente colpiti dall'emergenza Covid". La spesa alimentare,conclude la Coldiretti, è la principale voce del budget delle famiglie dopo l'abitazione con un importo complessivo di 244 miliardi ed è quindi un elemento importante per la ripresa dell'economia.

Parte dalla Francia la distillazione del vino finanziata dall'Unione europea dove 200 milioni di litri di prodotto invenduto diventeranno gel disinfettante o bioetanolo. Questo, mentre in Italia manca ancora il decreto applicativo per attuare una misura analoga per oltre 150 milioni di litri di prodotto. Lo afferma la Coldiretti, nel ricordare che si tratta di una misura per fronteggiare la carenza di alcool ma anche la crisi del vino in Europa, dove le vendite sono praticamente dimezzate durante il lockdown. Se i viticoltori francesi potranno destinare alla distillazione tutti i vini, denominazioni comprese come lo champagne, in Italia il provvedimento riguarda solo quelli comuni, accompagnato da interventi previsti dal Dl Rilancio come la vendemmia verde per ridurre le rese di quelli di qualità. Misure importanti sulle quali, denuncia la Coldiretti, si registra un pesante ritardo nell'attuazione a quasi 2 mesi dall'inizio della vendemmia quando sarà necessario aver già liberato posto per il vino nuovo nelle cantine.

A pesare, sottolinea la Coldiretti, è stata la chiusura forzata della ristorazione in Italia e all'estero che ha provocato un forte calo delle esportazioni dopo il record di 6,4 miliardi di euro nel 2019. La realtà, conclude la Coldiretti, è che in Europa al momento si brinda solo in farmacia

"È di due miliardi di euro la stima della perdita derivante dalla frenata di consumi di vino in Italia nel periodo marzo-maggio, un deficit equivalente al 20% circa dei ricavi non più recuperabili nel corso di quest'anno".

Il dato economico emerge dall'analisi dei consumi di vino prima e durante il lockdown in Italia presentato da Davide Gaeta del dipartimento di Economia aziendale dell'Università degli studi di Verona, nel corso del webinar "Banche, fondi e garanzie.

Vino, diamogli credito - Mercati in trasformazione ed effetti economico-finanziari sui bilanci delle imprese vitivinicole".

L'indagine, realizzata con l'Associazione Europea degli economisti del Vino guidata da Jean Marie Cardebat, ha considerato i consumi in 8 Paesi del Vecchio Continente. Il report, per quanto riguarda l'Italia, segnala che due terzi degli intervistati (complessivamente 1146) dichiara di aver diminuito il consumo di vino durante il "confinamento forzato".

In crescita gli acquisti on line con una quota del 15,5% che superano il canale wine store e quello diretto in cantina nonostante "la massiccia organizzazione di delivery" (scelti rispettivamente dal 10,5% e dal 14,3% del campione)

Il presidente di Terre d'Oltrepò e La Versa, Andrea Giorgi ha consegnato nella mani di Alessandro Venturi, Presidente del Policlinico San Matteo di Pavia, l'assegno di 5mila euro frutto della donazione che la cantina ha voluto fare a favore dell'importante nosocomio pavese. La realtà vitivinicola ha voluto testimoniare la vicinanza alla dirigenza e al personale sanitario dell'ospedale che hanno degnamente affrontato l'emergenza Coronavirus dimostrando ancora una volta quanto il Policlinico San Matteo sia un'eccellenza a livello nazionale in ambito sanitario. La somma è il frutto della campagna sociale #allasalute indetta nel mese di marzo e aprile e di una donazione da parte dei dipendenti ed enologi della cantina.
"Ringraziamo il Policlinico San Matteo per quello che, ancora una volta, è riuscito a fare nell'ambito di questa grave emergenza sanitaria – ha detto il presidente Giorgi – Ha dimostrato di essere un faro in ambito medico e sanitario, è stato l'ospedale che più di tutti ha affrontato a testa bassa la pandemia aprendo strade importanti per la cura della malattia. Allo stesso tempo mi sento di ringraziare i nostri dipendenti che si sono privati di una parte della loro retribuzione per andare ad arricchire la donazione. Poi un grazie va ai nostri winelovers che, comprando nel periodo di lockdown sui canali on-line, aderendo alla campagna #allasalute, hanno contribuito al raggiungimento della cifra che oggi abbiamo donato al Policlinico".

"Mercoledì 17 Giugno 2020 parte una delle prime iniziative del Consorzio mirate al digitale per la comunicazione, il marketing e la formazione delle cantine e delle aziende della filiera vitivinicola. Questa prima attività è realizzata nell'ambito del progetto "Ambizione per l'Italia per le PMI" di Microsoft Italia in collaborazione con il partner tecnologico e operativo Si-Net. Consorzio Vini Oltrepò Pavese si rende protagonista di una prima attività digitale, realizzata nell'ambito del progetto "Ambizione per l'Italia per le PMI" di Microsoft Italia, in collaborazione con il partner tecnologico e operativo Si-Net. Si tratta della prima di una serie di iniziative del Consorzio che ha deciso di intraprendere una strada innovativa di comunicazione, marketing e formazione finalizzata a rendere più smart, attuali, accessibili e tecnologiche le cantine e le aziende di filiera del vitivinicolo, implementando l’attività digitale necessaria soprattutto in questa Fase 2 post Pandemia, che ha imposto una urgente evoluzione digitale.
Il primo appuntamento è stato fissato mercoledì 17 giugno 2020 alle ore 14 e si intitola Oltrepò Pavese Digital Talk, aperto a tutto il data base consortile e a tutti i Consorzi di Lombardia, oltre che ai media interessati e accreditati. Dopo l’introduzione e saluto iniziale a cura di Consorzio Vini Oltrepò Pavese (Gilda Fugazza, presidente e Carlo Veronese, direttore) interverranno Carlo Vischi, advisor progetto “Ambizione per l’Italia per le PMI” di Microsoft Italia, Febo Leondini, docente master Trade Management della Luiss Business School, e Walter Gabetta Responsabile delle relazioni di Business Bifactory, Fausto Turco, AD di Si-Net gold partner di Microsoft Italia.
Questo incontro non è da intendersi come una lezione frontale di digital marketing: si tratta piuttosto di un confronto, una condivisione e una interazione molto forte e significativa, apripista anche in ottica di implementazione del digitale per degustazioni, presentazioni di prodotto, incontri con i buyer, meeting di lavoro e via dicendo. Il nuovo format dei Digital Talk prevede una forte interazione con chi segue da remoto  attraverso una chat dedicata per domande e approfondimenti. 

Partecipando al Digital Talk si interagisce anche “testando” live una sorta di questionario (marketing): con la proposta di alcune domande che verranno istantaneamente visualizzate dai partecipanti e consentiranno di ricevere in tempo reale il live degli orientamenti relativamente alle risposte. In pratica per ogni domanda si condividerà attraverso un gruppo di risposte la percentuale di gradimento di ognuna.  Gilda Fugazza, presidente del Consorzio Oltrepò: "Il digitale è entrato di corsa in cantina e non ce ne siamo quasi neanche accorti. Dobbiamo aggiornarci e tenerci al passo per innovarci senza perdere la nostra cultura relazionale che da sempre ci caratterizza anche come “italiani” ed è il cuore del made in Italy. I tempi ci impongono un cambiamento che può essere una opportunità. La formazione e la conoscenza delle nuove leve di marketing – per di più digitali – passa attraverso l’evoluzione tecnologica."

Carlo Veronese, direttore del Consorzio Oltrepò: "Siamo contenti di aderire a questa iniziativa di Si-Net e Microsoft e ci fa anche piacere essere apripista e in un certo senso portavoce verso altri Consorzi di Lombardia perché crediamo profondamente nel lavoro di squadra del nostro Territorio e della nostra Regione che ha una tradizione agricola e soprattutto vitivinicola, ma ha anche una predisposizione per l’innovazione, da sempre. Il nostro mondo è sicuramente più pratico che digitale, e questo da sempre, ma la mentalità di molti produttori, soprattutto le giovani generazioni, sta mostrando creatività e apertura nella comunicazione e nella voglia di mettersi in gioco sfruttando i mezzi tecnologici immediatamente disponibili che in un attimo ci mettono in relazione professionale, sicura e importante con il business del vino."
Appuntamento per mercoledì 17 alle ore 14 con un collegamento facile e interattivo attraverso una mail che sarà veicolata dalla Comunicazione del Consorzio.

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Consorzio Vini, le “patate bollenti” della neo presidentessa bocconiana: sul tavolo le richieste di FIVI per la prossima vendemmia, la promozione, il riequilibrio, i nuovi disciplinari e la tensione dopo il blitz che ha portato al defenestramento con mozione di sfiducia di Luigi Gatti

A Gilda Fugazza, da giovedì sera neo presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, la prima donna della storia alla guida dell’istituzione dopo la sfiducia secca a Luigi Gatti, il super manager scaduto nei consensi, spetta un compito non facile. Eredita una situazione intricata di decisioni non prese, rapporti ingarbugliati, piani mediatici inesistenti sui canali importanti ma anche su quelli locali poco considerati; tavoli di confronto sulla revisione dei disciplinari inconcludenti e quasi nessuna iniziativa di valorizzazione nazionale intrapresa, come sarebbe stato in linea con le necessità e la dimensione produttiva territoriale.

Gilda Fugazza, 52 anni, una laurea in Economia e Commercio alla Bocconi, appartiene a una famiglia del vino da tre generazioni. Dottore commercialista fino al 2018, prima allo Studio Pirola di Milano, poi nel proprio studio professionale in Milano, con un’esperienza maturata soprattutto nei servizi societari e fiscali per le imprese multinazionali, fa parte del Cda del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese da luglio 2019 e partecipa alle attività del Distretto del Vino fin dal 2012. Lavora quotidianamente in Oltrepò Pavese curando le attività della filiera di produzione vitivinicola e si definisce un’attenta sostenitrice del vino di qualità.

La strategia delle parole deve lasciare spazio ai fatti, secondo i consiglieri d’amministrazione in carica e gli azionisti di maggioranza del Consorzio, in primis il dominus del vino dell’Oltrepò, Andrea Giorgi, presidente di Terre d’Oltrepò e La Versa, fortemente sostenuto fin dal suo insediamento da Coldiretti.

A pesare sul defenestramento di Gatti secondo i “rumors” sarebbe stato anche il parere di Renato Guarini, il più potente imbottigliatore in termini di numero di voti in assemblea e di volumi di vini a denominazione commercializzati in grande distribuzione. Ai due si sarebbero poi accodati gli altri, a partire da Pier Paolo Vanzini, vice presidente anziano del Consorzio (anche lui con l’azienda a San Damiano al Colle come la neo presidentessa), già al tavolo consortile dai tempi di Livio Cagnoni, ex direttore generale di Terre d’Oltrepò.

Cagnoni fu licenziato in seguito alla valanga mediatica e giudiziaria derivata dallo scandalo del falso Pinot grigio IGT del novembre 2014, pochi anni prima dello scandalo 2020 del vino con acqua e zucchero oltre a produzioni gonfiate con diverse modalità irregolari alla Cantina di Canneto Pavese, fatti sui quali la magistratura sta ancora lavorando per fare piena luce. In quest’ultimo scandalo erano stati coinvolti anche Aldo Venco, storico referente locale di Assoenologi, e il mediatore Claudio Rampini, suocero di Fabiano Giorgi, presidente del Distretto del Vino. Oltre a queste maxi inchieste, negli ultimi anni altri privati erano finiti al centro di verifiche poi sfociate in sanzioni, seppure in tono minore.

Alla presidente Fugazza spetterà il compito di far dimenticare questo Oltrepò ma anche di fronteggiare gli effetti della pandemia Covid-19, in considerazione del fatto che il lockdown della ristorazione e dei wine bar da essa generato ha fiaccato ulteriormente il mercato a valore di vini e spumanti dell’Oltrepò Pavese. Intanto si chiariscono i contorni della sfiducia a Gatti, quello che doveva essere il super manager del dialogo, dal piglio deciso, dalla condotta trasparente, inclusiva e coinvolgente. Attorno a sé ha fatto il vuoto, come prova il blitz con il quale è stato cacciato a larga maggioranza: una mozione di sfiducia stile parlamentare, che non ha precedenti nella storia del Consorzio, con contestuale elezione in seno al consiglio di amministrazione della neo presidentessa.

Secondo gli addetti ai lavori la presidenza di Gatti, che da tempo nonostante il suo ruolo centrale si era trovato un lavoro in Francia pensando di governare la situazione a distanza, è stata più improntata al dialogo con la politica e le istituzioni che con il mondo produttivo locale, in particolare i vitivinicoltori, che si sono sentiti soli e non rappresentati. L’aveva confermato mediaticamente Andrea Giorgi, prima invocando un cambio di passo e poi un cambio al vertice. Gatti in questi nei due anni di mandato ha avuto nel direttore di Ersaf Regione Lombardia, Massimo Ornaghi, e nell’assessore all’Agricoltura, Fabio Rolfi, benedetto dall’ex ministro Gian Marco Centinaio, i suoi più saldi punti di riferimento. Alla fine, però, anche le istituzioni hanno preso atto del blitz di giovedì sera al Centro Riccagioia, con un ribaltone voluto dal consiglio d’amministrazione, con solo un voto contrario e un astenuto, destinato a far rumore e che cela dei profondi «perché». Resta da capire se la politica sapesse o meno di quanto stesse per accadere, ma di fatto nessuno ha battuto ciglio, il che è parso strano per via della capillare presenza di Ersaf da 2 anni sul territorio. Rolfi al momento non commenta. Ornaghi entrerà a far parte integrante del nuovo Cda, fatto insolito rispetto agli altri consorzi.

Ora la presidente Fugazza dovrà anche dire la sua sull’istanza di FIVI, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, in vista della prossima vendemmia. I piccoli produttori hanno chiesto segnali concreti: abbassamento delle rese e di non consentire l’arricchimento dei vini con mosto concentrato rettificato, pratica che sarebbe per di più incoerente con le misure previste dalla vendemmia verde: da una parte si chiede ai piccoli produttori di produrre meno, incentivandoli a buttar via l’uva, dall’altro si consentirebbe di allungare i vini con MCR, scelta che di solito è necessaria quando arrivano ai grandi poli cooperativi masse d’uva disomogenee per qualità. Secondo gli esperti, però, si preannuncia un’ottima annata e per effetto del diradamento per produrre meno, questa la soluzione individuata dalle istituzioni nazionali e regionali «per non inondare il mercato post-lockdown con una quantità di vino non collocabile viste le giacenze», le uve che arriveranno da metà agosto a fine settembre ai centri di vinificazione porteranno con sé il miglior corredo, senza necessitare di arricchimento. Dal canto suo il direttore del Consorzio, Carlo Veronese, ex guida del Consorzio Lugana Doc, sui social aveva già espresso forti riserve rispetto alle istanze di FIVI, mutuate forse da un sondaggio preliminare interno da lui svolto.

L’ultima parola spetterà ora alla presidentessa e al suo team composto dai vice presidenti Luca Bellani, Andrea Barbieri e Pier Paolo Vanzini oltre che dai consiglieri Claudio Battaini, Simone Bevilacqua, Francesco Cervetti, Cirillo Contardi, Camillo Dal Verme, Quirico Decordi, Andrea Giorgi, Renato Guarini, Marco Maggi (Presidente del Club del Buttafuoco Storico), Davide Musselli e Valeria Vercesi.

Da giugno 2018 al 28 maggio 2020: non è durata nemmeno 2 anni la presidenza del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese di Luigi Gatti, il super manager, sfiduciato ieri sera dal consiglio di amministrazione dopo le tensioni con Terre d’Oltrepò e non solo. La settimana scorsa Gatti aveva dichiarato alla stampa: «Basta polemiche, siamo seri». E i consiglieri di amministrazione, al termine di una seduta svoltasi senza neppure la sua presenza causa precedenti impegni, si sono espressi a larga maggioranza a favore di una mozione di sfiducia posta in votazione come un apparente fuori programma. Nonostante le rosee dichiarazioni reiterate nell’ultimo anno, i proclami degli ultimi mesi e la vicinanza di Ersaf e Regione Lombardia che hanno accompagnato Gatti passo passo, garantendogli ampia copertura anche sulla scelta del direttore Carlo Veronese, l’ente consortile a maggioranza ha consegnato il foglio di via al presidente in carica. Nel momento più difficile della storia per il mondo del vino locale, colpito stavolta non dagli scandali ma dagli effetti del Covid-19 e dalla serrata dei pubblici esercizi, non ci si aspettavano altre turbolenze. I consiglieri si dovevano tra l’altro esprimere sulle richieste di FIVI, Federazione italiana viticoltori indipendenti, in vista della prossima vendemmia: in particolare sul no all’arricchimento e sull’invocata riduzione delle rese.

Invece è arrivato un vero colpo di scena, dopo che nei giorni scorsi l’ormai ex presidente aveva richiamato alla massima unità. Ironia della sorte, fatte rientrare alcune delle aziende fuoriuscite, è stato Gatti a essere messo alla porta per «inconcludenza», «lentezza» e «incapacità di condividere». I consiglieri ieri in riunione al Centro Riccagioia di Torrazza Coste, sede operativa del consorzio, erano chiamati ad approvare il bilancio ma c’è stato un fuori programma. Gatti aveva risposto alle parole di fuoco rivolte sui giornali al suo indirizzo da parte del presidente di Terre d’Oltrepò e La Versa, Andrea Giorgi, spiegando che visti i toni si augurava un ripensamento. Alla fine lui non ha rimesso il mandato, come gli era di fatto stato richiesto attraverso le pagine dei giornali, ma ci ha pensato il suo stesso consiglio d’amministrazione a fare la sua mossa che, evidentemente, era già stata pianificata da tempo. Infatti ieri sera, contestualmente all’approvazione della sfiducia a Gatti, i consiglieri hanno anche nominato un nuovo presidente individuato in Gilda Fugazza, titolare dell’azienda Mondonico di San Damiano al Colle, la prima presidente donna nella storia del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Toccherà a lei guidare l’ente consortile verso il rinnovamento, con il nuovo statuto e tutti i problemi ancora sul tavolo dopo gli scandali e il deprezzamento di uve e vini, con terreni che in Oltrepò valgono una miseria nonostante il potenziale produttivo della zona e la sua storia vitivinicola. 

Chi è Gilda Fugazza? E’ la titolare di un’azienda storica di cui si è sempre parlato poco ma la cui storia testimonia un grande impegno. La Tenuta Mondonico si trova nella parte orientale dell'Oltrepò Pavese, nella stessa San Damiano al Colle in cui ha sede l’azienda dello storico vice presidente del Consorzio, Pier Paolo Vanzini. L'azienda vitivinicola Mondonico, già aderente al Distretto del Vino di Qualità, si trova a 200 metri d’altitudine e si estende per oltre 100 ettari in corpo unico, intorno alla cantina che domina la collina. I vigneti sono coltivati con le tradizionali varietà locali: Bonarda, Barbera, Pinot nero e Pinot grigio. Dopo l'acquisto dell'azienda nel 1946, la famiglia ha progressivamente acquistato terreni limitrofi e ampliato la cantina negli anni ‘60. A partire dagli anni ’90, sono stati reimpiantati tutti i vigneti con la selezione di nuovi cloni oltre che attraverso il passaggio a nuove tecniche produttive e si è proceduto con l'allestimento in cantina di nuovi fermentini e macchinari. Quella di Mondonico è la storia di viticoltori da cinque generazioni. 

Ora spetta a Gilda Fugazza imprimere quella svolta che, a detta del consiglio d’amministrazione in carica del Consorzio, Gatti non è stato capace d’imprimere al di là delle parole.

di Giuseppe De Bellis

Era nell'aria, e tanto tuonò che, alla fine, piovve, Liuigi Gatti , presidente del Consorzio di Tutela Vini dell’Oltrepò, in carica da due anni in carica,  è stato sfiduciato dal Consiglio di amministrazione con una larga maggioranza. I consigliere in riunione a Riccagioia di Torrazza Coste per ad approvare il bilancio dell’ente hanno, nel contempo,  sfiduciato il presidente . Nelle settimane scorse le dichiarazioni di Andrea Giorgi, presidente della cantina Terre d’Oltrepò, avevano messo una pietra tombale sul prosieguo dell'attività di Gatti come Presidente del Consorzio, Giorgi sfiduciava, in modo ufficiale e con clamore mediatico il Presidente Gatti,  una delle più importanti cantine della Lombardia chiedeva “una svolta per il Consorzio”. Ora bisogna nominare un nuovo presidente, il "pissi pissi bau bau" tra i votanti, per scegliere il nuovo presidente è continuo ed incessante, prossimamente  dovrà essere nominato un nuovo presidente, ed una nuova assemblea dovrà eleggere un nuovo Consiglio d'Amministrazione. Potrebbe essere la prima volta che la votazione verrà effettuata con le nuove regole dello Statuto approvate il 16 maggio, dove i criteri di rappresentanza, per quanto possibile e per quanto voluto, sono stati modificati. Si voterà con il "nuovo" sistema se il Ministero darà l'ok. Ok o non Ok, quanto era nell'aria è avvenuto.  

Il mese scorso dicevo che il Coronavirus non è il male peggiore che soffoca l’Oltrepò del vino. E avevo ragione. In piena emergenza abbiamo assistito nell’ordine: alla sfuriata in Consorzio del subcomandante Renato, re degli imbottigliatori e vero dominus del territorio; alla clonazione in ordine sparso del bel lavoro di Tommaso Chiesa con le dirette di Team Oltrepò per azzerare le distanze e parlare di futuro; all’annuncio già annunciato (macchina del fumo?) di Terre d’Oltrepò e La Versa secondo cui la cura al coma di bilancio c’è e si chiama Riccardo Cotarella. Riuscirà l’enologo superstar nazionale a medicare vendite crollate, utili mai così bassi e magari una maxi causa di lavoro? Ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo la soluzione territoriale alla crisi derivata dalla pandemia e dal lockdown, con bar e ristoranti chiusi per due mesi, sembrerebbe quella di aggrapparsi tra applausi registrati e il consueto leccaculismo alla finta soluzione della “vendemmia verde”. Di cosa si tratta? La vendemmia verde è la distruzione totale o l’eliminazione dei grappoli non ancora giunti a maturazione, riducendo la resa della relativa superficie viticola. Tutto questo per avere qualche incentivo europeo, una miseria però. Mentre le quotazioni di uve e vini a un passo dalla prossima vendemmia si preannunciano comunque disastrose, da -30% a -40%, i soliti noti stanno a guardare.

è una costante: in Oltrepò Pavese dei vitivinicoltori e produttori d’uva non si cura nessuno. Un mercato al ribasso potrebbe anzi favorire i signori di sempre, i feudatari, gli imbottigliatori che reggono le sorti di alcune cantine cooperative e che alla bisogna tolgono le castagne dal fuoco ai nobili. A sfoderare i soliti canini ci sono anche i mediatori, segugi dell’affare, in odore di amnistia. Al momento le uniche voci contrarie alla vendemmia verde sono quelle del presidente di Torrevilla, Massimo Barbieri, del professor Teresio Nardi, fiduciario della condotta Slow Food Oltrepò Pavese, che ha parlato di «spreco inutile in assenza di altre misure di sostegno al mondo contadino», e di Pierangelo Boatti, titolare di Monsupello, che ha spiegato: «Lo stato di crisi causato dal Covid-19 e dalla pessima gestione statale dell’emergenza, con provvedimenti tardivi e spesso poco coerenti, ha messo in un angolo gli straordinari talenti contadini e operai dell’Italia del vino e dell’agroalimentare». L’unico altro passo ufficiale l’ha fatto la FIVI, Federazione italiana viticoltori indipendenti, che tramite Andrea Picchioni ha scritto anche al Consorzio per esprimere il proprio punto di vista e chiedere interventi concreti.

Nel testo, che ha fatto il giro dell’Oltrepò per la grande condivisione delle istanze da parte dei piccoli produttori, si legge: «Per garantire un valore al nostro lavoro, sono state proposte soluzioni come la vendemmia verde, che presenta però un costo importante, difficilmente sostenibile e con difficoltà di controllo, o la distillazione, dove la remunerazione è estremamente bassa». Fatta questa premessa, la lettera prosegue: «Non è nostra intenzione distruggere il lavoro dell’anno passato anche perché la nostra attività è dipendente dalle condizioni climatiche e la natura a volte rende difficile portare a casa un raccolto soddisfacente. Pertanto, procedere ora con la distruzione del vino dello scorso anno, come avviene con la distillazione, oppure individuare delle parcelle la cui uva verrà distrutta, come avviene con la vendemmia verde, espone comunque al rischio di non avere nel 2020 una vendemmia soddisfacente per qualità e quantità, sempre sussistendo il rischio legato alle condizioni atmosferiche». FIVI incalza: «In quanto agricoltori sappiamo che con la natura e le sue avversità occorre sempre fare i conti e ci siamo sempre assunti il rischio connesso a questi fattori strutturali, come continueremo a fare».

Poi le proposte al Consorzio: «Chiediamo che per la vendemmia 2020 le rese per ettaro di tutti i disciplinari dei vini Doc in Oltrepò Pavese superiori a 10 t/ettaro vengano ridotte del 20%. Questo potrà limitare l’eccesso di prodotto e mantenere un valore corretto per l’uva e il vino. Chiediamo che per la vendemmia 2020 non venga autorizzato in Oltrepò Pavese l’arricchimento dei mosti: produrre uve che non raggiungono gli standard saccarometrici in un anno come questo significa non avere compreso il tempo che ci troviamo a vivere e non avere adottato le misure agronomiche più razionali».

Infine un auspicio: «Confidiamo nella considerazione per le proposte qui elencate e auspichiamo una piena presa di coscienza della situazione e dei rischi che l’intero comparto vino corre in conseguenza di questo tragico periodo storico».

Il Consorzio si metterà la mano sul cuore? Calpesteranno qualche callo e ricacceranno il socio di maggioranza e i suoi grandi clienti nella loro metà campo senza tentare cure annacquate? L’anno scorso Fabiano Giorgi ha debuttato con la geniale trovata della vendemmia a ritmo di musica per cacciar via la tensione, come aveva spiegato ai giornalisti che amano lui, il suo vino e i suoi incarichi. Con quello che è successo alla Cantina di Canneto pochi mesi fa e con queste prospettive di mercato, forse quest’anno la colonna sonora sarà una bella messa da Requiem. Singolare infine la scelta della società di certificazione della DOC, Valoritalia, che ha affrontato l’emergenza Covid-19 autorizzando per un periodo all’autocertificazione dei vini. Ottima mossa: in Oltrepò la storia recente di scandali e sofisticazioni dimostra proprio che c’è da fidarsi a far avvenire l’iter di certificazione dei vini a denominazione senza inviare i prelevatori ufficiali abilitati nelle cantine. Con guanti, mascherina e dispositivi di prevenzione individuale c’era il rischio di trovare una folla di contagiosi moribondi davanti alle vasche? Sussisteva la difficoltà di riunire commissari degustatori esaminatori che compilassero singolarmente le loro schede d’analisi per ammettere alla DOC oppure bocciare un vino difettoso? Pensate davvero che la Repressione Frodi abbia uomini e mezzi per andare a verificare ora, a ritroso, tutte le autocertificazioni? Ma per favore… L’Oltrepò vi applaude o tace. Bene, bravi, bis!

 di Cyrano De Bergerac

 

 
 
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