Venerdì, 03 Luglio 2020
 

L’Agenzia delle Entrate ha realizzato un vademecum per cittadini e imprese per gli aiuti previsti dallo Stato per la sanificazione dei luoghi di lavoro. Il vademecum illustra come imprese e lavoratori autonomi che esercitano la loro attività in luoghi aperti al pubblico possano usufruire del credito d’imposta pari al 60% delle spese sostenute per l’adeguamento alle prescrizioni sanitarie e alle misure di contenimento contro la diffusione da Codiv-19. Obbligatoria la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale atti a garantire la salute di lavori ed utenti. Volenti o nolenti, per le imprese, gli esercizi pubblici, le case di riposo, gli ospedali, ma anche per i condomini, la sanificazione per la diffusione del Covid-19, sarà un “problema”, economico e logistico. Per questo motivo abbiamo voluto intervistare, per capire metodologie ed anche costi, un esperto, Paolo Buscone della B.M. Ambiente che ha sede operativa in Oltrepò, più precisamente a Voghera e che in questi tre mesi ha svolto l’attività di sanificazione in case di riposo, esercizi commerciali e condomini.

Buscone tra le misure per contenere e contrastare la diffusione del Coronavirus è d’obbligo in determinati ambienti la sanificazione. Che cosa s’intende esattamente per sanificare un locale?

«Genericamente “sanificazione” è sinonimo di pulizia più disinfezione. Consiste in tutte quelle operazioni che permettono di eliminare ogni germe patogeno presente, con vari prodotti e tecniche, ma soprattutto con disinfettanti a base di sostanze chimiche che attaccano gli agenti patogeni e riescono a distruggerli».

Quali sono gli ambienti in cui oggi è obbligatoria la sanificazione?

«Tutti gli ambienti, sia pubblici che privati, frequentati da persone».

Quali sono i requisiti necessari affinchè si possa essere autorizzati ad effettuare la sanificazione?

«Bisogna avere un codice ATECO specifico e di conseguenza avere determinati requisiti».

è una pratica “figlia” del Coronavirus o anche prima eseguivate trattamenti di sanificazione?

«In verità ci occupavamo già di disinfestazioni da un paio d’anni, poi vista la situazione abbiamo pensato di ampliare il servizio».

Esistono diverse tipologie di sanificazione. Voi quale utilizzate e perché?

«Noi abbiamo diverse tipologie di attrezzatura, si parla di atomizzatori, sia a scoppio che elettrici, pompe elettriche, ozonizzatore, vaporizzatore e nebulizzatore. Dunque possiamo scegliere il tipo ed il modo di intervento a seconda del tipo di locale o secondo le esigenze del cliente. Il nostro punto di forza è la macchina a vapore. Riteniamo sia il sistema più efficace, in grado di unire il vapore a 170° con i biocidi. Inoltre è molto veloce e si riesce ad arrivare in posti molto difficili da raggiungere».

Perché ad esempio non utilizzate l’ozono, di cui si parla tanto, per la sanificazione?

«Abbiamo anche la macchina ad ozono, ma riteniamo sia solo “moda” e non crediamo sia la miglior soluzione per diversi motivi. In primis perché la macchina e il sistema non sono autorizzati dall’ISS (Istituto Superiore della Sanità) ed è in oltre vietato il suo utilizzo nelle auto. Un altro problema è che tende ad ossidare i contatti elettrici ed elettronici, pensiamo a quanti di questi sono presenti al giorno d’oggi in uffici, strutture sanitarie e luoghi privati. Ed ultimi ma non meno importanti sono i possibili effetti collaterali che un‘esposizione prolungata ad ozono può provocare sull’uomo (rischiamo di difenderci dal virus per ammalarci in futuro a causa dell’ozono), non essendoci ancora ad oggi sufficienti evidenze scientifiche a riguardo. Ad ogni modo se dovesse esserci una richiesta specifica da parte del cliente per l’utilizzo dell’ozono noi siamo pronti a soddisfarla. Per questo ho fornito i miei operai di maschere protettive con respiratore incorporato e ogni specifico dispositivo di protezione individuale senza badare a spese, poiché non ritengo che la loro salute sia meno importante di quella dei nostri clienti».

La sanificazione è prevista in determinati ambienti di lavoro, in aree comuni, mezzi di trasporto… Voi al momento in Oltrepò dove state effettuando il maggior numero di sanificazioni?

«In Oltrepò siamo intervenuti per lo più in condomini, case di riposo, esercizi commerciali  e luoghi privati. Abbiamo sanificato anche altre grosse strutture in giro per l’Italia, principalmente RSA. Siamo disponibili ad intervenire in qualsiasi tipo di struttura ci venga richiesto».

La procedura di sanificazione è la medesima o si diversifica in base agli ambienti da sanificare?

«Dipende dalla tipologia di struttura e dall’utilizzo che ne viene fatto. Non ci si comporta allo stesso modo per un’abitazione privata e per un capannone».

Ogni quanto tempi è necessario ripetere l’operazione e quali variabili ci sono?

«Ad oggi si stanno aspettando i disciplinari ministeriali. Una cosa è certa, l’utilizzo di prodotti certificati dall’ISS. L’obbligo è quello di sanificare, sta al buonsenso del cliente in funzione di diversi fattori come l’afflusso di persone, la grandezza della struttura e l’utilizzo che ne viene fatto della stessa».

Qual è il costo che bisogna sostenere per una sanificazione?

«Non esiste un vero e proprio listino, si va dai 200/300 euro per un ufficio di modeste dimensioni a qualche migliaia di euro per le grandi strutture sanitarie».

Come si capisce a scanso di ogni ragionevole dubbio che quel locale è stato sanificato nel pieno rispetto delle leggi vigenti, viene rilasciato una sorta di attestato?

«Sì, viene rilasciato un attestato di avvenuta sanificazione recante la data e la tipologia d’intervento».

Esistono dei controlli da parte di determinati organi competenti circa la regolarità della sanificazione?

«Certamente. Proprio la settimana scorsa eravamo in una RSA a Firenze ed è arrivato un controllo da parte dell’ATS, e devo dire con molta soddisfazione che abbiamo ricevuto i complimenti da parte loro per la nostra tipologia di intervento. Mi permetta di dire mio malgrado che, in questo periodo, ci sono molti improvvisati che tentano di cimentarsi in questo mestiere senza mai aver fatto nemmeno una disinfestazione prima, quindi senza una minima metodologia di lavoro in questo senso, mettendo a rischio la loro salute e quella dei propri clienti».

di Silvia Colombini

Continuano a diminuire i contagiati in Provincia di Pavia, oggi solamente 24 nuovi casi, in Italia i ricoverati in terapia intensiva sono in diminuzione: sono 999, 28 in meno rispetto a ieri, quando il calo era stato di 7. Per la prima volta dal 10 marzo le terapie intensive scendono sotto le 1.000. In Lombardia sono 341, 7 in meno di ieri. I dati sono stati resi noti dalla Protezione civile. I contagiati totali dal coronavirus in Italia - vale a dire gli attualmente positivi, le vittime e i guariti - sono 219.814, con un incremento minimo di 744 rispetto a ieri. Le vittime per coronavirus in Italia sono salite a 30.739, con un incremento di 179 in un giorno.  Ieri l'aumento dei morti era stato di 165. Attualmente sono 82.488 i malati di coronavirus in Italia, in calo rispetto a ieri di 836. Nella giornata di ieri la diminuzione era stata di 1.518. I pazienti guariti dal Covid 19 in Italia sono 106.587, con un incremento di 1.401 rispetto a ieri.

Con i 68 decessi registrati oggi la Lombardia supera la soglia dei 15.000 morti dall'inizio dell'epidemia di Covid-19 arrivando a 15.054. In lieve aumento i nuovi positivi con +364 (ieri 282) per un totale di 81.871. I ricoverati in terapie intensive sono 341, 7 in meno di ieri quando invece erano aumentati di 18 pazienti mentre i ricoverati in reparto sono 5.397, -31. Ieri erano 107 in meno. I tamponi eseguiti sono stati 7.508, ieri 7.369.

In Provincia di Pavia il numero dei nuovi contagi si mantiene costante, oggi 35 nuovi casi, i contagiati totali dal coronavirus in Italia - vale a dire gli attualmente positivi, le vittime e i guariti - sono 219.070, con un incremento minimo di 802 rispetto a ieri. Il dato è stato reso noto dalla Protezione civile. Sabato l'aumento era stato di 1.083. Degli 802 nuovi casi registrati di coronavirus in Italia - che comprendono malati, vittime e guariti -, 282 si trovano in Lombardia e 116 in Piemonte, che assieme assommano quasi il 50 per cento del totale.

Le vittime per coronavirus in Italia sono salite a 30.560, con un incremento di 165 in un giorno. Ieri l'aumento dei morti era stato di 194 unità. Si tratta del dato più basso dei deceduti dal 9 marzo.

 

Continuano a diminuire i ricoverati in terapia intensiva per coronavirus in Italia: sono 1.027, 7 in meno rispetto a ieri, quando il calo era stato di 134. In Lombardia sono 348, 18 più di ieri. I pazienti guariti dal Covid 19 in Italia sono 105.186, con un incremento di 2.155 rispetto a ieri.  Sabato i pazienti dimessi e guariti erano stati 4.008. 13.618 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 216 pazienti rispetto a ieri. 68.679 persone, pari al 82% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. 

Sono 83.324 i malati di coronavirus in Italia, in calo rispetto a ieri di 1.518. Nella giornata di ieri la diminuzione era stata di 3.119.

In provincia di Pavia le forze dell'ordine controlleranno giornalmente che le persone in quarantena a causa dell'emergenza Coronavirus rispettino l'obbligo di stare in casa. A deciderlo è il nuovo prefetto Rosalba Scialla. "Ho disposto verifiche serrate - spiega il prefetto Scialla -.
    Dobbiamo operare tutti insieme per combattere questa pandemia, che anche in provincia di Pavia, purtroppo, ha provocato centinaia di vittime". Dall'inizio dell'epidemia di Covid-19 sono 888 i pavesi morti. Ogni giorno carabinieri, polizia e polizia locale riceveranno dall'Ats di Pavia i nominativi dei nuovi contagiati. Le forze dell'ordine controlleranno casa per casa, per verificare la presenza dei pazienti positivi al Covid-19. Se una persona che deve stare in quarantena non rispetta il divieto di uscire dalla sua abitazione, può andare incontro a una denuncia e ad una condanna.

Circa 21 milioni di persone stanno vivendo questo momento di emergenza con serie difficoltà economiche, di cui la metà (oltre 10 milioni) con un reddito quasi nullo. E' quanto emerge da una ricerca dell'Università della Tuscia che calcola: esistono almeno 3 milioni di persone che non dichiarano reddito al fisco e che difficilmente ora possono guadagnare un minimo per il sostentamento; oltre 18 milioni di persone con redditi inferiori a 15 mila euro, di cui 7,6 milioni con meno di 6 mila, cioè 500 euro lordi mensili.

Il blocco, pur se temporaneo, delle attività produttive per l'emergenza Covid-19 ha generato "per 3,7 milioni di lavoratori il venir meno dell'unica fonte di reddito familiare". E a pagare il prezzo più alto, secondo la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, vi son le coppie con figli (un milione 377.000, 37%) e i genitori 'single' (439.000, 12%), circostanza allarmante, scrivono, se si considera che "ben il 47,7% degli occupati dipendenti dei settori interessati dal 'lockdown' guadagnava meno di 1.250 euro mensili", mentre "il 24,2% si trova addirittura sotto la soglia dei 1.000 euro".

 Tutti i sostegni al reddito, dalla cassa integrazione ai congedi speciali, coperti fino a giugno. Introduzione del reddito di emergenza e conferma del bonus per gli autonomi che potrebbe salire anche oltre gli 800 euro. E' questo, secondo quanto si apprende, lo schema cui sta lavorando il governo per il prossimo decreto di aprile per fronteggiare i danni economici del Coronavirus. In questi giorni si susseguono le riunioni per mettere a punto le misure e arrivare a varare il decreto entro fine mese. 

L’Oltrepò Pavese ha visto più che duplicare i decessi nel periodo 1 marzo-4 aprile 2020 rispetto al dato medio dello stesso periodo dell’anno 2019. E' quanto emerge dall'ultimo aggiornamento Istat svolto su un campione di 21 Comuni oltrepadani. Per i comuni dell’Oltrepò presi in esame dall’Istat  i decessi nel periodo 1 marzo 2019 - 4 aprile, sono stati 139, nel 2020 i decessi sono stati 355, con un incremento di oltre il 255%.L'Istituto nazionale di statistica specifica che si tratta di "decessi per qualunque causa, non solo per coronavirus"

I 22 comuni dell’Olrepò Pavese presi in esame dall’Istat sono : Arena Po, Brallo di Pregola, Bressana Bottarone,  Broni, Campospinoso, Casei Gerola, Cigognola, Godiasco Salice Terme, Lungavilla, Montebello della Battaglia, Montù Beccaria, Pinarolo Po, Retorbido, Rivanazzano Terme, Romagnese, Santa Giuletta, Stradella, Torrazza Coste, Varzi, Voghera, Zavattarello

                                                           2019        2020

Arena Po 4 8
Brallo di Pregola 3 4
Bressana Bottarone 6 9
Broni 15 25
Campospinoso 4 6
Casei Gerola 5 11
     
Cigognola 1 9
Godiasco Salice Terme 6 8
Lungavilla 4 8
Montebello della Battaglia 1 8
Montù Beccaria 2 11
Pinarolo Po 4 12
Retorbido 1 4
Rivanazzano Terme 8 12
Romagnese 3 9
Santa Giuletta 1 10
Stradella 12 18
Torrazza Coste 2 12
Varzi 4 20
Voghera 52 134
Zavattarello 1 17

I consiglieri delle forze di opposizione in Consiglio regionale della Lombardia – Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Lombardi Civici Europeisti, Più Europa/Radicali, Italia Viva – depositeranno domani le firme necessarie per l’istituzione di una Commissione consiliare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid-19 in Regione Lombardia.

Lo hanno annunciato questa mattina in una conferenza stampa tenuta a Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale, e diffusa via Facebook, i cinque capigruppo: Fabio Pizzul (PD), Marco Fumagalli (M5S), Niccolò Carretta (LCE), Michele Usuelli (+ Europa) e Patrizia Baffi (IV).

Secondo le previsioni dello Statuto regionale della Lombardia, articolo 19, la commissione di inchiesta ha il potere di indagare su questioni di spettanza del Consiglio Regionale e può essere istituita su richiesta motivata sottoscritta da almeno un terzo dei Consiglieri regionali, quindi almeno 27. I gruppi di opposizione hanno i numeri necessari per chiederne l’istituzione, a cui deve dare seguito l’Ufficio di presidenza del Consiglio entro 15 giorni dal ricevimento della richiesta. 

Fabio Pizzul, Partito Democratico: “Il sistema sanitario lombardo non ha risposto adeguatamente alla sfida e la legge regionale va rivista alla luce di quanto è successo in queste settimane. La commissione d’inchiesta non è un fittizio tribunale ma un luogo dove fare chiarezza, dove capire perché in Lombardia ci siano stati tanti, troppi morti, e perché sia stato così difficile tracciare un’epidemia che qui si è manifestata in modo così virulento. È, prima di tutto, un atto di chiarezza nell’interesse dei cittadini lombardi. Perché tanti morti? perché non siano stati protetti operatori sanitari e RSA? Si accertino gli errori perché non vengano ripetuti, anche in vista di un’apertura graduale di una fase 2 o di una nuova esplosione dell’epidemia in autunno. Dovremo trovarci pronti, con le scelte corrette.” 

Marco Fumagalli, M5S Lombardia, dichiara: “Il dramma che stiamo vivendo in Lombardia non deve ripetersi: abbiamo il dovere di approfondire con una commissione d’inchiesta. Va fatta trasparenza sulle cause dell’ampia diffusione del virus, vanno valutati eventuali errori di programmazione, difetti organizzativi legati al sistema sanitario lombardo, problemi e carenze nella catena di comando anche legati alla legislazione regionale in vigore. Le verifiche saranno assolutamente scrupolose a partire dalla distribuzione a singhiozzo dei dispositivi di protezione individuale, al limitato ricorso ai tamponi nella popolazione, fino all’orrore nelle case di riposo e ai numeri reali della pandemia. Tutto deve essere analizzato per capire le carenze e gli errori che hanno determinato questa ecatombe di dimensioni eccezionali. I lombardi hanno pagato a caro prezzo questa pandemia, e la Commissione, a partire da una documentazione solida, sarà la sede opportuna per programmare una sanità lombarda che sappia affrontare coerentemente le emergenze”. 

Niccolò Carretta (Lombardi Civici Europeisti): “Siamo convinti che una commissione d’inchiesta possa fare solo che bene alla nostra Regione e all’Istituzione del Consiglio regionale perché aiuterebbe certamente il processo auspicato per fare luce su quello che non ha funzionato durante l’emergenza Covid-19 e che ha comportato un livello di stress delle strutture ospedaliere lombarde oltre ogni limite. Da presidente della Commissione d’Inchiesta sui rifiuti ci tengo a precisare che questo tipo di iniziative servono perché aiutano a garantire un maggior grado di trasparenza nei confronti dei cittadini”. 

Michele Usuelli, Più Europa/Radicali: “Avendo constatato la restrizione degli spazi di dibattito democratico nella assemblea degli eletti e ritenendo di essere sempre stati opposizione dura ma costruttiva e propositiva, il mancato ascolto e l'insufficiente interlocuzione con la giunta  ci obbligano ad utilizzare questo strumento per non essere compartecipi della grave incapacità di gestione della politica sanitaria e Lombardia . 

Patrizia Baffi, Italia Viva: “Sono di Codogno e qui ho vissuto prima degli altri il dramma della pandemia. Qui abbiamo vissuto prima di tutti l’impreparazione rispetto a ciò che stava succedendo, e anche il senso di abbandono, perché mentre noi eravamo confinati dall’esercito all’interno della zona rossa, al di fuori la vita continuava normalmente. Oggi è importante questa unione tra le forze di minoranza. La commissione d’inchiesta è un atto dovuto, non un diritto ma un dovere di ogni consigliere regionale. Non sarà un tribunale dell’Inquisizione, perché do per scontato l’impegno e la professionalità di tutti coloro che si sono spesi per contrastate l’epidemia, ma c’è stata una fragilità nell’affrontare l’epidemia, c’è stata una falla e occorre capire dove è stata. Questo ci spetta come consiglieri regionali, per il ruolo che ricopriamo, in vista di mesi che si annunciano ancora difficili.”

La circolare del Viminale ai prefetti diffusa oggi ricorda l'obbligo di rispettare determinate precauzioni nei negozi. In particolare, si legge, la circolare sottolinea che è necessario, per gli esercizi commerciali la cui attività non è sospesa, "assicurare, oltre alla distanza interpersonale di un metro, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare all'interno dei locali più del tempo necessario all'acquisto di beni". I prefetti potranno chiedere la collaborazione delle Asl ed avvalersi degli Ispettori del lavoro per controllare l'osservanza delle precauzioni "dettate per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e la sussistenza di adeguati livelli di protezione dei lavoratori", indica la circolare firmata dal capo di Gabinetto del ministero dell'Interno, Matteo Piantedosi, in seguito all'entrata in vigore del decreto Conte del 10 aprile scorso che contiene misure per il contenimento della diffusione del Coronavirus fino al 3 maggio.

Sulla ripresa delle attività "non saprei perché gli altri Paesi hanno preso una strada diversa. Secondo me, riaprire le scuole subito è rischioso perché le scuole sono un nucleo di circolazione del virus particolarmente efficiente. Credo che noi stiamo facendo bene a non riaprire le scuole, la ripartenza deve essere fatta in sicurezza". Così Pier Luigi Lopalco, responsabile Coordinamento Regionale Emergenze Epidemiologiche Puglia.

Per Lopalco, per la riapertura "dobbiamo lavorare su due fronti: ristrutturare le attività produttive perché siano messe in sicurezza e avere la certezza di governare il territorio dal punto di vista della sanità. Perché al primo segno di focolaio epidemico bisogna intervenire".

Quindi la replica al ministro Boccia: "La scienza non funziona così. Purtroppo le evidenze scientifiche si costruiscono lentamente e con fatica. Verità con la V maiuscola non ce le possiamo inventare".

"Una buona notizia per un milione di lavoratori autonomi: l'indennità di 600 euro relativa al mese di marzo è già stata accreditata dall'Inps sul loro conto corrente. Entro questa settimana, anche gli altri 3 milioni di autonomi che ne hanno fatto richiesta, tra partite Iva, commercianti, artigiani, stagionali, agricoli, cococo, lavoratori dello spettacolo, avranno il sussidio previsto dal decreto Cura Italia del 17 marzo a copertura del calo di fatturato causato dall’epidemia di Covid 19". Lo sottolinea il sottosegretario all’Interno Achille Variati. 

 "Per la mensilità di aprile contiamo di pagare in automatico le stesse persone che hanno ricevuto l'indennità dei 600 euro. La stessa indennità  contiamo possa essere maggiore: il Governo sta lavorando per aumentarla a 800 euro. E arriverà automaticamente alla fine del mese, così saranno recuperati i 15 giorni di scostamento rispetto al periodo normale in cui arrivano gli stipendi. Ovviamente chi non ha fatto la domanda potrà farla e aggiungersi. Queste sono solo le prime misure, con il Decreto di aprile ne arriveranno altre. Il Governo - conclude Variati - si sta impegnando per non lasciare nessuno indietro."

 
 
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