Giovedì, 20 Febbraio 2020

OLTREPÒ PAVESE - VOGHERA - «AIUTIAMO I GIOVANI A DIVENTARE IMPRENDITORI DI SÉ STESSI»

è passato circa un anno da quando Gianni Schiesaro, storico direttore della Fondazione Adolescere di Voghera, ha passato il testimone a Silvia Armandola. La neo direttrice racconta il primo anno al timone di una delle più antiche istituzioni dell’Oltrepò, nata nel 1870 come orfanotrofio maschile e femminile e dal 2003 trasformatasi in fondazione no profit. Ogni anno 3000 studenti passano per le sue strutture residenziali. Più di 200 ragazzi con le rispettive famiglie fanno parte del servizio di tutela ai minori, mentre una cinquantina è seguita in modo sistematico dai servizi di affiancamento o residenziali. Ci sono poi tra i 30 e i 35 giovani adulti con fragilità psichica compresi nel programma riabilitativo. Completano il quadro circa 200 giovani atleti circoscritti nell’ambito sportivo. Questi sono i numeri, oltre ai quali però c’è un interesse nei confronti del processo di crescita dei minori immutato negli anni al punto da essere ormai una vera e propria missione, quella di «rendere l’adulto attento alle problematiche adolescenziali per essere un adulto capace di relazionarsi con i minori, con i giovani».

Armandola, qual è lo scopo finale del percorso?

«Miriamo a rendere questi stessi giovani “imprenditori” del loro stesso futuro, tramite percorsi non di assistenza ma piuttosto di accompagnamento, in cui il rapporto tra ragazzi e operatori è simmetrico. Il tutto con una grande considerazione del territorio: non siamo un ente alienato ma ben inserito nel contesto comunale, provinciale e regionale. L’associazione si rivolge a ragazzi non ancora maggiorenni e a giovani adulti con problematiche psichiatriche tramite quattro aree di intervento: l’area minori, l’area psichiatrica, l’area scolastica e l’area dedicata al tempo libero».

Ci descriva il funzionamento di queste aree di azione.

«L’area minori consiste in un servizio di affiancamento alla famiglia: si occupa di minorenni che si trovano in condizioni familiari  problematiche, assistiti tramite un percorso di affiancamento – anche diurno –  o di residenzialità che sostenga la crescita di questi ragazzi; nonostante il nostro target principale sia costituito dai bambini, non dimentichiamo gli adulti: c’è anche un grosso impegno da parte degli operatori,che sono tutti educatori professionali, a sostegno delle famiglie stesse – chiaramente quando è possibile intervenire a questo proposito. Il servizio è accreditato presso l’ATS di Pavia e monitorato dai controlli della medesima agenzia. Per conto del comune di Voghera, invece, gestiamo un servizio di più recente attivazione, ossia di tutela dei minori, in cui operano più che altro assistenti sociali e psicologi, al fine di riconoscere i problemi interni a una famiglia, gestirli e risolverli. Vi è l’area psichiatrica, cosiddetta riabilitativa, in cui ci prendiamo cura di giovani adulti con problemi di tipo psichiatrico, appunto. Abbiamo un centro diurno e degli alloggi di residenzialità leggera destinati a persone che, dopo un percorso di cura, si sono stabilizzati dal punto di vista clinico e possono quindi vivere autonomamente ma sempre supportati dai nostri operatori».

La collaborazione con le scuole del territorio è un sodalizio che dura ormai da vent’anni...

«Esatto, da vent’anni è attiva l’area dedicata ai progetti per le scuole e con le scuole – dalle elementari all’università – le cui attività si svolgono nelle nostre sedi di Pietragavina, Romagnese e al Passo Penice. Per quanto riguarda soprattutto le elementari e le medie, quest’area educativa è trattata con l’uso di un sistema educativo che ha lo scopo di prevenire e intercettare fenomeni di bullismo, di esclusione rispetto al gruppo classe o difficoltà di comunicazione; in sostanza, il LARA: Laboratorio per le Aggregazioni e le Relazioni con gli Adolescenti. Il progetto, che per la classe ha valore curricolare, si svolge tramite uno stage di 3 giorni presso una delle nostre sedi, a Pietragavina oppure a Romagnese. I ragazzi sono entusiasti di tale iniziativa, in quanto viene vista come una “gita”: e lo è anche, ma accanto allo svago sono inseriti momenti di lavoro collettivo e cooperative learning, dove ognuno può dimostrare i propri punti di forza – che non sempre a scuola possono essere messi in risalto – in funzione del gruppo, a vantaggio di sé e della classe. L’esperienza è come un acceleratore dei processi relazionali: per questo lo proponiamo all’inizio della vita scolastica di un gruppo classe».

Da cosa è motivata la scelta di collocare nei due paesi ulteriori sedi? A che cosa è adibita quella a Passo Penice?

«Nel ’91 il presidente della Comunità Montana ci ha messo a disposizione la struttura di Pietragavina, che in quegli anni non veniva utilizzata, essendo a conoscenza del fatto che avessimo bisogno di una sede per dare il via ai nostri progetti scolastici. L’ubicazione è particolarmente favorevole in quanto ci ha permesso di sviluppare OltreLARA, progetto incentrato sulla sensibilizzazione al valore del territorio che procede di pari passo con il percorso di relazione interpersonale. Con la crescita di domanda ci siamo allargati anche a Romagnese, in cui abbiamo a disposizione anche un maneggio, valore aggiunto in quanto il cavallo è un ottimo attivatore di relazioni: non tanto per andare a fare equitazione, quanto per sviluppare un ulteriore livello di sensibilità di interazione, trasferibile  nel bagaglio di competenze che i ragazzi devono acquisire al termine dello stage».

A che cosa è adibita la sede collocata a Passo Penice?

«Abbiamo acquisito la Penicina perché, a fronte delle precedenti strutture dedicate ai più giovani, ne mancava una dedicata all’adulto studente universitario. E’ un complesso di tre residenze, dotato di spazi adibiti allo studio, ai pasti, all’amministrazione, il tutto immerso nella suggestione del parco della Penicina, frequentato specialmente da chi ha fatto del LARA in quanto metodo educativo l’oggetto dei propri studi. In questa stessa sede realizziamo anche della formazione residenziale per gli insegnanti, che possono usufruire della nostra offerta formativa, i cui corsi sono certificati dal MIUR».

La quarta ed ultima area d’intervento riguarda il tempo libero. Cosa proponete?

«Esatto: si declina in due pilastri principali che sono “Civica musica” e “Polisportiva”. Quest’ultima nello specifico riscuote molto successo, tant’è vero che speriamo di poter consolidare  il prima possibile le sezioni sperimentali che abbiamo istituito a Varzi e a Romagnese, con l’intento di creare una rete territoriale che tenga in contatto i comuni ma soprattutto i ragazzi. La disciplina scelta per Polisportiva è la pallavolo: presenta tutti i benefici di uno sport di squadra, è molto inclusiva, educativa e bilanciata tra i sessi. Polisportiva presenta parecchie squadre che competono anche in serie C; la componente agonistica, tuttavia, è inserita quanto basta a motivare. Non è l’aspetto dominante, anzi è nettamente subordinata allo scopo educativo e di iniziazione allo sport per cui si sono create le nostre squadre. Vogliamo che, nel gioco, i ragazzi trovino benessere. è da sottolineare inoltre la partecipazione energica e assidua dei genitori, alcuni dei quali si fanno carico della direzione delle squadre».

Sono già state pianificate novità nella programmazione Adolescere?

«Non abbiamo in mente, per ora, di attuare nuove iniziative che partano da noi. Tuttavia, siccome uno dei nostri obiettivi è di radicarci sempre di più nel territorio, siamo sempre molto disponibili nel partecipare o nell’accogliere eventi promossi da associazioni o unità locali, in modo tale da mettere a disposizione dei nostri giovani una gamma di opportunità il più vasta possibile».

  di Cecilia Bardoni

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