Giovedì, 20 Febbraio 2020

OLTREPÒ PAVESE - «STIAMO LAVORANDO PER FAR SI CHE LA TUTELA DEL BUTTAFUOCO RIENTRI IN CAPO AL CONSORZIO»

In un Oltrepò vinicolo sempre più frammentato e stazionario c’è una piccola realtà di produttori che procede spedita con idee chiare e precise. Si tratta del Club del Buttafuoco Storico, consorzio nato il 7 febbraio 1996 per volontà di undici giovani agricoltori. La Zona Storica di produzione del Buttafuoco è situata ne “lo Sperone di Stradella”, territorio composto dai comuni di Broni, Canneto Pavese, Castana, Cigognola, Montescano, Stradella e Pietra de’ Giorgi delimitato a Ovest dal torrente Scuropasso, a Est dal torrente Versa.

A nome di questa realtà abbiamo intervistato Armando Colombi. Milanese di nascita, dopo essersi trasferito in Oltrepò ha iniziato a collaborare con il Consorzio Tutela Vini in diversi eventi nazionali. Dal 2013 è direttore del Club del Buttafuoco Storico. In questi anni si è impegnato parecchio non solo per la promozione di questo vino, ma anche di tutto il territorio oltrepadano.

Colombi, ad oggi quante sono le aziende consorziate al Club del Buttafuoco Storico? Quante etichette e quante bottiglie producete?

«Attualmente sono iscritte al Club quindici aziende, con sedici vigne. Ci sono cinque aziende in stand-by che dovrebbero entrare a gennaio, con la nuova annata. Alcune di queste hanno la vigna che è ancora oggetto di verifica, perché per fare il Buttafuoco Storico il vigneto deve avere una determinata storicità e qualità. Altre invece stanno cercando vigne storiche da poter acquistare in modo da potersi consoziare. Per questo motivo due anni fa abbiamo fatto una campagna cartellonistica con il fine di chiedere di poter affittare o vendere i vigneti, evitando di lasciarli in abbandono. Riguardo la produzione posso dire che potenzialmente, con la vendemmia 2019, le aziende consorziate producono complessivamente 70.000 bottiglie».

Il vostro Consorzio specificatamente di cosa si occupa?

«Il Consorzio Club del Buttafuoco storico è un’unione privata di aziende che si occupa di diverse cose: principalmente della promozione e della valorizzazione del marchio privato” Buttafuoco Storico”. Promovendo questo vino si pubblicizza anche il suo territorio di provenienza. Stiamo investendo parecchio in comunicazione per valorizzare i sette comuni di produzione del Buttafuoco Storico.

Facciamo anche altre attività, come per esempio l’accoglienza del turista con il nostro punto vendita consortile, dove riceviamo gli appassionati spiegandogli il territorio, non solo quello di produzione del Buttafuoco, ma di tutta la Valversa e l’Oltrepò in generale.

Ci occupiamo inoltre di aiutare le nostre aziende facendo incontri con i buyer e partecipando ad incoming, per facilitare l’inserimento del Buttafuoco Storico nel canale estero. Abbiamo anche una linea di prodotti vinificata direttamente dal nostro Club nata appositamente per poter inserire questo prodotto nelle enoteche più prestigiose e nei ristoranti stellati, in modo da averlo empre nella loro carta dei vini».

Nel 2015 avvenne lo strappo di alcune aziende vostre consorziate con il Consorzio di Tutela Vini Oltrepò. Quest’anno invece il Club è entrato a farne parte ma è notizia dei giorni scorsi che il Consorzio di Tutela non è riuscito ad ottenere l’Erga Omnes sulla tipologia Buttafuoco DOC. Ci può spiegare meglio?

«Diciamo che sulla stampa è stata fatta un po’ di confusione a riguardo ed è giusto fare chiarezza. Con la nascita della tipologia Buttafuoco DOC, nel 2010, viene sconvolto il calcolo dei numeri per l’assegnazione della tutela e dell’Erga Omnes. Bisogna precisare che il Consorzio di Tutela non ha mai avuto l’Erga Omens sulla DOC Buttafuoco ma solo la tutela, che è una cosa differente. Questa è stata persa con la fuoriuscita di alcune aziende nel 2015 ed ora è a capo di Regione Lombardia, la quale a sua volta la demanda per gli aspetti tecnico-pratici a Valoritalia. Il Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese per riottenere la tutela deve avere un determinato numero di aziende iscritte. Ottenuto ciò cercherà di ottenere anche l’Erga Omnes, che è un controllo a 360° sulla denominazione, anche sulle aziende non socie.

La notizia arrivata è che il Consorzio di Tutela ha avuto la conferma dal Ministero di avere i numeri per un controllo totale su tutte le denominazioni, escluso il Casteggio DOC e il Buttafuoco DOC. Precisamente su quest’ultima non ha ne tutela ne Erga Omnes, per una questione tecnica, ma stiamo lavorando tutti coesi per far si che almeno la tutela rientri in capo al Consorzio per poter agevolare lo sviluppo di questa denominazione.

Il 2019 è stato anche l’anno del cambiamento per l’Oltrepò vinicolo, con la nomina dei un nuovo direttore vini. Quali sono le vostre aspettative?

«Ho conosciuto Carlo Veronese circa una decina di anni fa, quando lavoravo come brand ambassador del Consorzio tutela Vini Oltrepò Pavese e giravo l’Italia nelle varie manifestazioni. Ha fatto uno splendido lavoro come direttore del Lugana e sono sicuro che anche qui riuscirà a fare altrettanto. Noi, come Club abbiamo un’ottima stima verso di lui e abbiamo una grande aspettativa per il territorio. Certamente ci sarà da lavorare su tutte le denominazioni».

Ultimamente il Club è molto presente con eventi su Milano: vi abbiamo visti impegnati alla Wine Week. Com’è andata?

«Partecipiamo a tantissimi eventi, sia sul territorio che fuori. Alcuni più eclatanti, tipo la Milano Wine Week , o altri su scala nazionale, con grande riscontro sulla stampa. Siamo impegnati ogni settimana nella promozione dei nostri prodotti, con attenzione sia per il consumatore finale che verso gli influencer e gli operatori del settore. Su Milano abbiamo tantissimo riscontro, perché è un prodotto che piace. Ma soprattutto perché il Buttafuoco è il grande vino di Milano: un rosso fermo strutturato che, come diceva Carlo Porta, “butta fuoco in bocca” e si abbina ai piatti milanesi. Stiamo cercando di comunicare che il Buttafuoco è tornato, perché si era un po’ perso.

Questo perché negli anni passati i ristoratori lombardi che facevano più tendenza avevano spostato l’attenzione sui rossi toscani e piemontesi. Con l’abbinamento territoriale si torna però a parlare di Buttafuoco a Milano. Prossimamente saremo al Merano Wine Festival, ma abbiamo altri eventi e incontri in agenda».

Avete avviato anche qualche programma di promozione all’estero?

«Certo, abbiamo avviato una campagna degustazioni in Florida attraverso un importatore americano, ma lavoriamo con l’estero già da diverso tempo. Siamo già presenti in diversi stati europei, soprattutto in Danimarca, Germania e Paesi Bassi, Stati Uniti e Canada. In Asia invece vendiamo in Cina e stiamo provando in Giappone».

Il mese scorso Gerry Scotti ha annunciato di voler ampliare la propria gamma di vini con l’introduzione di una Bonarda e di un Buttafuoco. Si tratterà di quello storico?

«Gerry Scotti, quando si è avvicinato all’Oltrepò Pavese nel 2016, è rimasto affascinato dal Buttafuoco Storico. Già allora era stato imbastito un progetto, in collaborazione con l’azienda F.lli Giorgi, che è stato portato avanti in sordina finché un mese fa è stato proprio lui ad annunciarlo alla stampa. A breve seguiranno ulteriori comunicazioni da parte sua».

Quali sono i prossimi progetti di cui vi state occupando?

«Abbiamo progetti a breve, medio e lungo termine, già a Natale abbiamo fatto due giornate in piazza di Regione Lombardia. A febbraio ci sarà il ventiquattresimo compleanno del Club, sempre a Milano, in cui avremo alcuni ospiti dello spettacolo.

Stiamo portando avanti un progetto di valorizzazione del territorio, cercando di valorizzare i sette comuni di produzione con un’immagine omogenea. A lungo termine faremo molti più eventi rispetto gli anni precedenti».

di Manuele Riccardi

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