Mercoledì, 20 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - PONTE BECCA: «CHI È AL GOVERNO SI TROVA UN TAVOLO GIÀ APPARECCHIATO»

L’affaire ‘’Ponte della Becca’’ acquisisce quasi ogni settimana una nuova puntata. Non si contano più le dichiarazioni, le boutade, i meme, gli ultimatum. I matrimoni, i divorzi. I vincitori, gli sconfitti. Pensiamo che per un comune lettore sia molto difficile tirare le fila di un discorso davvero troppo complesso come questo. Anche perché la questione si è ridotta, ormai, a uno scambio serrato di picche e di ripicche fra i politici di turno; tante opinioni, tanta propaganda, e poca - o nessuna - chiarezza. Sul finire dello scorso anno, in particolare, abbiamo assistito a un teatrino indegno, nel quale chiunque provava a giocare il ruolo del salvatore del ponte patrio, ovvero tentava di intestarsi il merito di un cospicuo finanziamento che, peraltro, ad oggi non è ancora stato finalizzato.

Ci sono i soldi per un nuovo ponte? Forse sì. O forse no. Arriverà un progetto in tempi utili? Forse no. O forse sì. In questo marasma, tipico della campagna elettorale continua in cui ci ritroviamo nostro malgrado, e alla quale non ci abitueremo mai abbastanza, è sopraggiunta la caduta del governo gialloverde. E, con essa, si è temporaneamente arenata una di quelle picche e ripicche di cui sopra. Abbiamo colto l’occasione di questo momento di stallo per incontrare il Comitato Ponte Becca, nella persona del suo presidente, Fabrizio Cavaldonati. Il Comitato, inutile nasconderlo, è stato considerato nei mesi scorsi molto vicino alla Lega, per via di un canale diretto che si è aperto tra i dirigenti e la parlamentare vogherese Elena Lucchini, capogruppo della Lega in Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici alla Camera dei Deputati. Anche se – come ribadito anche dal presidente nelle righe che seguono – il comitato si proclama apartitico, ed è disposto a dialogare con tutti. L’intervista può essere utile, se non per tentare di raggiungere una definitiva quanto utopistica chiarezza, per riprendere il filo di tutti i temi principali che riguardano il ponte. Per fare, insomma, il riassunto delle puntate precedenti; dal punto di vista di una delle parti che con più costanza hanno fatto sentire la propria voce da tre anni a questa parte.

Partiamo dalle basi: mi presenti il Comitato, nei suoi fondamentali. Così da inquadrare il campo di azione.

«Il Comitato Ponte Becca è un ente giuridico, le cui origini risalgono all’estate del 2016. Ovviamente ha uno statuto e un regolamento. Attualmente è composto da dieci consiglieri più io, che sono il presidente.»

C’è stata una causa scatenante che vi ha convinti della necessità di fondare questo nuovo soggetto?

«Parlando con il vicepresidente Rigon abbiamo tastato un po’ gli umori della gente e abbiamo capito che era necessario muoversi in maniera organica e quindi, in piena autonomia, aprire questo ente giuridico. Per vedere se era possibile promuovere la costruzione del nuovo ponte e la valorizzazione di quello esistente. Sono questi gli obiettivi fondanti del nostro statuto. In linea di massima noi facciamo due assemblee annuali pubbliche, sponsorizzate in parte da qualche azienda locale per coprire i costi della manifestazione. La prima avviene a giugno e viene fatta a Mezzanino, nella sala del Museo del Po, la seconda a Linarolo presso la sala comunale dell’ex mulino.»

Come si svolgono queste riunioni?

«Sono prettamente riunioni informative. Da questo contatto diretto con la cittadinanza poi emergono quelle che sono le idee, le esigenze, i pareri. È fondamentale non solo lavorare sull’argomento con i social network, ma anche direttamente, parlando con le persone. In realtà, poi, a queste assemblee vengono invitate anche le persone che più direttamente potrebbero contribuire alla realizzazione del ponte, dunque membri della politica e delle istituzioni. Il presidente della provincia, Vittorio Poma, non ha mai saltato una riunione dal 2018. Poi partecipano i parlamentari pavesi, ai quali nel 2018 abbiamo fatto firmare un ‘’patto per il ponte’’. Una presa di impegno da parte di tutti i parlamentari pavesi per agevolare quella che era richiesta di finanziamenti per il nuovo ponte.»

Ci sono stati esiti concreti?

«Spicca tra tutti, dopo il 4 marzo 2018, e una volta insediato il governo nei mesi successivi, il lavoro dell’onorevole Elena Lucchini, capogruppo della Lega in Commissione Ambiente, Territorio, Lavori Pubblici alla Camera dei Deputati, la quale ci ha aiutati molto nell’arrivare all’ambizioso scopo di trovare questi soldi.»

Facciamo un po’ di chiarezza su questo punto, perché i soldi sembrerebbero non esserci mai stati, e la questione è ormai ridotta a uno scambio di opinioni, più che di fatti. Vuole darci la sua versione?

«A dicembre 2018 l’onorevole è riuscita a far approvare come Legge dello Stato, o meglio: come emendamento alla Legge di Bilancio, lo stanziamento di 250 milioni di euro in 5 anni, per la manutenzione e per la programmazione eventuale di nuovi ponti sul fiume Po. C’è stato un impegno totale per portare a termine due passaggi obbligatori. Ma prima un passaggio preliminare, che consisteva nel fare una tabellina delle priorità da concordare all’interno del Ministero dei Trasporti. Questa tabellina al punto numero 8 indicava il finanziamento per il Ponte della Becca. Quindi c’era l’accordo. E c’erano tutti i documenti, i fattori che potevano far arrivare alla Conferenza unificata Stato-Regioni, che era il primo step obbligatorio. Il secondo passaggio era il decreto attuativo, dove si sarebbe stabilito concretamente il finanziamento per il Ponte della Becca.»

Ahimè: non ne ho avuto notizia.

«La Lucchini mi ha detto che dalla primavera passata e fino all’8 agosto, al momento della sfiducia al governo, lei ha tentato in tutti i modi, parlando con Toninelli direttamente, ma anche con i suoi sottosegretari, di sollecitare l’indizione di questa Conferenza e finalmente arrivare ad emettere decreto per il Ponte della Becca. Io non so quanti fossero questi soldi. So quanto potrebbe costare il Ponte della Becca: circa 80 milioni. Dalle informazioni che ho, stabilire chi abbia la responsabilità di non aver indetto questa Conferenza unificata e quindi di non aver consentito l’emissione del decreto non è facile a dirsi. Se sento la Lucchini lei mi dice, e io ci credo, che ha fatto di tutto per essere ascoltata nel Ministero. Dall’altra parte, Toninelli il 21 agosto 2019 ha dichiarato che è stata la Lucchini, per giochi politici, a volere lo slittamento di questa conferenza unificata. Insomma: qualche ingranaggio si è fermato.»

Siamo in Italia. C’è sempre, ma proprio sempre, un ingranaggio che si ferma; ed è sempre colpa di qualcun altro. Ma qualche maligno potrebbe dire che sparare su Toninelli è come sparare sulla Croce Rossa, dati i numerosi attacchi di cui è stato oggetto, per i più svariati temi, nel corso dell’ultimo anno...

«Toninelli, solo tredici giorni dopo l’8 agosto, in piena crisi, ha dichiarato, a proposito della conferenza unificata: ‘’La faremo noi subito’’. Toninelli deve essere un po’ come Nostradamus. In pratica ha avuto la presunzione di dire: o sarò ancora ministro io, o sarò talmente coinvolto nella macchina amministrativa anche in futuro da poter dire la mia. Evidentemente ha una palla di vetro in cui legge il futuro, dato che allora l’accordo per il nuovo governo era ancora assente.»

Bene: ma quindi, dove si vuole andare a parare?

«Ora succede che il 90% del lavoro per trovare i soldi, dal punto di vista procedurale, è stato fatto. C’è questo emendamento già approvato; adesso chi è al Governo si trova un tavolo già apparecchiato, potrà convocare subito la conferenza unificata e di conseguenza emettere il decreto legislativo.»

Il nuovo ministro delle infrastrutture, Paola De Micheli, è di Piacenza: non troppo lontano dal Ponte della Becca. Chissà, magari le sarà capitato di attraversarlo e di constatare di persona quanto sia urgente una decisione definitiva in merito. Prevedete di cercare contatti anche con i nuovi esponenti governativi?

«Assolutamente sì. Il 23 novembre ci sarà l’assemblea semestrale prevista dal nostro statuto, e in quella occasione sicuramente andremo a interloquire anche con i nuovi protagonisti. Andremo a discutere con chi andrà a governare le strutture e le infrastrutture in Italia.»

Nel frattempo, la Strada Provinciale ex-SS617 Bronese è passata, almeno in parte, alla competenza di ANAS. Qual è l’importanza di questo transito?

«Era chiaro a tutti che se si volevano i soldi e se si voleva realizzare davvero il nuovo Ponte della Becca, il passaggio della strada da provinciale a statale, quindi ad ANAS, era obbligato. Nella nostra regione nessuno sarebbe stato in grado di trovare queste risorse. Far passare questa strada sotto l’egida dell’ANAS, quindi, era fondamentale. Lo sarà ancora di più quando nel 2021 faremo in modo, attraverso la politica, che in questi 43 miliardi che ANAS stanzierà per il quinquennio 2021-2025 vi sia una parte dedicata al Ponte della Becca. L’ufficializzazione di questo passaggio di competenze avverrà con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della relativa legge, e questo dovrebbe accadere fra settembre e ottobre. È un aspetto che ormai dovremmo poter dare per assodato, chiuso.»

La progettazione del nuovo ponte: stato dell’arte?

«Sappiamo tutti che il primo step che verrà affrontato è il progetto preliminare, il primo di tre (gli altri sono il progetto definitivo e l’esecutivo, ndr) e il più importante. È quello che inizia a stabilire dove deve essere costruito il nuovo ponte, come viene costruito... dettagli importantissimi. Su questo argomento noi, come Comitato Ponte Becca, portiamo avanti una delle attività più importanti in questo periodo: monitorare l’andamento del progetto. L’incarico per lo studio di fattibilità è stato affidato ad un gruppo di tre aziende, due italiane e una spagnola. Stiamo per emettere una PEC alla stazione appaltante, che è Infrastrutture Lombarde SPA, per chiedere come siamo messi per quanto riguarda la famosa firma...»

Quale firma?

«In seguito al bando era previsto che si firmasse con queste aziende un contratto vero e proprio. Questo doveva avvenire ai primi di agosto, ma la firma è slittata ai primi di settembre. Noi non sappiamo più niente.»

Cosa altro chiederete?

«Chiederemo innanzitutto una verifica sui nomi delle imprese, quando avverrà o quando è avvenuta la firma del contratto e se, in conseguenza di questo, ci saranno deviazioni rispetto al termine previsto per la consegna del progetto, che è fissato a febbraio 2020.»

Se la consegna sarà tardiva si può dire addio all’inserimento nel piano quinquennale ANAS.

«Questo dobbiamo ancora appurarlo. Noi pensiamo che la possibilità di inserirsi nel programma ANAS vi sia anche se non si giungerà puntuali a quella scadenza di febbraio. Quello che noi vorremmo più possibile far capire alla gente e a tutti è che c’è una tavola apparecchiata, c’è una occasione... va di moda parlare di discontinuità, ma in questo caso c’è un lavoro già fatto che deve essere assolutamente essere finalizzato. Posso immaginare cosa significhi il desiderio di non seguire le tracce precedenti, anche l’orgoglio... ma ci deve essere un atto responsabile per portare avanti questo lavoro. Tutti dobbiamo puntare su questo fatto. Che poi si parli di tutti i soldi per la realizzazione del ponte, o solo di 6 milioni di euro per finalizzare la progettazione, non importa: ci si accontenta. Ma a tutt’ora mancano sia l’importo totale, sia il solo importo per la progettazione. Tuttora, l’unico ente che ha dato dei soldi per iniziare la progettazione è Regione Lombardia, che ha stanziato gli 800mila euro con i quali è stata avviata appunto la progettazione preliminare.»

Già in passato erano stati realizzati degli ‘’studi di prefattibilità’’ per il nuovo ponte. Qual è la soluzione da preferire, secondo il Comitato, per il nuovo ponte?

«L’ingegner Gian Michele Calvi ci ha detto che, in base agli studi che avevano fatto, sarebbe da preferire la possibilità di realizzare il nuovo ponte a monte di quello attuale, circa 300 metri a ovest. Noi, come comitato, quando arriverà il momento fatidico andremo a scrivere a chi si occuperà di decidere alcuni nostri suggerimenti. Per esempio vogliamo rimarcare l’importanza dell’installazione di pannelli trasparenti fonoassorbenti per limitare i rumori, a beneficio soprattutto della fauna Parco del Ticino. Un’idea ambientalista che ci sta a cuore.»

Non temete di essere considerati troppo ‘’politicizzati’’, per via dei rapporti stretti con alcuni elementi del Carroccio?

«Noi continuiamo a essere il più possibile in assoluto apartitici. Quando venne per la prima volta a una delle nostre assemblee il consigliere regionale Simone Verni, questi iniziò il suo discorso dicendo: ‘’Voi del comitato non è vero che siete apolitici: voi siete politici, ma siete apartitici’’. Mi è rimasta impressa questa definizione, che per me vuol dire: voi vi dovete occupare di politica, ma non dovete sbandierare un’appartenenza politica. Noi abbiamo, al nostro interno, componenti vicini ai Cinque Stelle (il vicepresidente Rigon è stato candidato a Pavia nelle loro file), abbiamo elementi vicini a Forza Italia... Diciamo che il comitato è composto da una serie di persone che si riconoscono in tutto l’arco costituzionale. Quindi ci confronteremo con tutte le forze politiche. Quello che ovviamente io credo sia molto utile per noi, dal punto di vista della divulgazione informativa, è ricordare la data della prossima assemblea, il 23 novembre, perché sarà un momento importante di confronto e saranno presenti anche i rappresentanti politici e istituzionali.»

Rapporti con gli altri comitati?

«Il Comitato Ponte Becca Living, per quanto ne so, non è più operativo. Per quanto riguarda il Comitato Permanente, non nascondo che non abbiamo mai avuto ottimi rapporti con Zoppetti; la cosa anche curiosa, se vogliamo, è che i due comitati sono nati insieme, parallelamente, durante l’estate del 2016. Questo gruppo, come è noto, era nato dalla volontà di Zoppetti con l’avallo dell’ex sindaco di Linarolo Scudellari.»

Non ci sono mai stati punti di contatto?

«Nel 2017 e in parte del 2018 alcuni punti di contatto ci sono stati, nel senso che ci scambiavamo pareri e opinioni sui social e anche durante le assemblee. Anche loro non hanno più operatività effettiva, al momento. Quel comitato era nato come qualcosa di istituzionale, partendo dal comune di Mezzanino. Al momento la realtà è che solo su Facebook compare qualche osservazione, qualche cosa.»

Con il nuovo sindaco di Mezzanino, Adriano Piras, vi intendete maggiormente?

«Con Piras c’è un incredibile feeling.»

  di Pier Luigi Feltri

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