Mercoledì, 22 Maggio 2019

VARZI - 4.000 LIBRI IN DONO, LA CIVICA BIBLIOTECA “MALASPINA” POTENZIA E IMPREZIOSISCE I SUOI SCAFFALI

Un trasloco – si sa – è l’occasione per fare ordine e liberarsi delle cose di cui non si ha più bisogno… ma con i libri il discorso è completamente diverso.

Così Marina Albertocchi ha deciso di donare una parte della consistente raccolta di libri del papà Ambrogio Tino (Varzi, 29 luglio 1923 – Milano, 25 febbraio 2012) alla Biblioteca Malaspina e di ridare loro una nuova vita. Mettere a disposizione di altri le letture e le storie che lo avevano coinvolto, sorpreso, interessato è stato un atto di grande generosità, con il valore aggiunto di legare la memoria di un uomo generoso, amante della vita, delle arti e della letteratura, al luogo in cui aveva le sue profonde radici: Varzi. Questi volumi, che spaziano tra storia, letteratura, economia, arte, teatro e filosofia, in lingua italiana, ma non solo, raccontano la storia di chi li ha posseduti. Studente dell’Università Bocconi di Milano, durante gli anni della guerra Ambrogio Albertocchi torna però spesso a Varzi dove, dopo gli eventi seguiti all’8 settembre 1943, entra nelle fila dell’esercito partigiano. Fatto prigioniero dai Tedeschi e condotto in un campo di prigionia in Germania, riesce a sopravvivere, grazie anche alla sua conoscenza del tedesco, e poi faticosamente a tornare in Italia. Gli studi di economia si rifletteranno nell’acquisto di diversi saggi di storia economica, prevalentemente francese, americana e russa.

I viaggi erano la sua passione, un modo, insieme alla lettura, per soddisfare la sua insaziabile sete di conoscenza. E, grazie al suo lavoro (cura il settore import-export di una fabbrica di reti plastiche, la Viscoret), continua a viaggiare tutta la vita. Amava molto l’arte, specialmente quella contemporanea: parte dei cataloghi delle numerosissime mostre visitate in giro per l’Europa, l’America, l’Asia è conservato presso la biblioteca varzese. Gli piaceva molto frequentare con la moglie il cinema e il teatro, dove prediligeva le pièces di autori russi, di Shakespeare o di Molière. Il grande amore per la letteratura e la saggistica francese in modo specifico non lo abbandonò mai. Alle lingue già apprese da ragazzo (inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese) si aggiungerà, in età più avanzata, qualche rudimento di russo e di giapponese: Ambrogio Tino era affascinato dalla cultura nipponica, come testimonia il nucleo di libri e cataloghi presente nella donazione fatta alla biblioteca. Un acuto interesse ed una particolare ammirazione erano inoltre rivolti al popolo ebraico: possedeva infatti diversi saggi sulla cultura ebraica e sulle comunità ebraiche nel mondo, soprattutto in Italia.

Ricevere una donazione è un lavoro molto impegnativo, che richiede spazi adeguati e tempistiche spesso lunghe per la mancanza di risorse disponibili a eseguire la catalogazione e l’etichettatura, che sono indispensabili per rendere i libri fruibili per i lettori. Ci sono voluti cinque anni, ma il lavoro è stato portato a termine, perché abbiamo creduto nel ruolo della biblioteca quale luogo della cultura aperto a tutti, “interfaccia” attiva tra donatori e nuovi utenti. Determinante è stato il contributo di alcune persone: - il dottor Paolo Paoletti, direttore della Biblioteca “Ricottiana” di Voghera, che ha ricevuto e ospitato i numerosi scatoloni, in attesa che venissero trasferiti a Varzi, una volta adeguati gli spazi e acquistate le nuove scaffalature; - i ragazzi che hanno svolto la loro esperienza formativa dell’alternanza scuola-lavoro presso il Comune di Varzi, dedicandosi alla schedatura dei volumi; - la dottoressa Laura Gatti, che ha curato la catalogazione dei volumi secondo il sistema di classificazione decimale Dewey; - Giovanna Zacchetti, coordinatrice dei volontari che gestiscono il servizio della Biblioteca, che si è occupata della etichettatura. Sabato 18 maggio p.v., alle ore 11, si svolgerà l’inaugurazione.

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