Giovedì, 22 Agosto 2019

VARZI – “LA NOSTRA RESISTENZA E LE ALTRE”

Venerdì 26 aprile 2019, alle ore 21, presso la Biblioteca Malaspina di Varzi, si terrà la conferenza “la nostra Resistenza e le altre, la Notte di Praga e la Brigata Ebraica” per ricordare l'attività partigiana svolta durante la guerra di Liberazione contro le forze nazi-fasciste.

Nell’Ungheria imperial-regia vive e prospera una vasta Comunità ebraica, nella quale è inserita anche la famiglia Wiesel dove, proprio quell’anno, nasce Alexander. Dopo alcuni anni, il trasferimento a Praga, in Boemia e gli studi fino all’approdo universitario verso la fine degli Anni Trenta. Nel frattempo, uno scadente acquarellista di oscure origini tedesco-boeme è diventato Cancelliere prima e Führer poi del III Reich ed ha annesso quei territori al suo impero dell’orrore, dichiarandoli: «Protettorato di Boemia e Moravia». In una fredda mattina del 1939, durante un “normale” controllo di identità, il ventiduenne Alexander Wiesel viene apostrofato con il gelido invito: «Bitte Ausweiss». Scopertolo ebreo ungherese, i nazisti lo lasciano andare con una frase equivoca: «Agli ungheresi penseremo dopo!». Il sottinteso verrà svelato poi e crudelmente con la caduta del governo dell’Ammiraglio Horty; con l’ascesa al potere dei fascisti ungheresi e con lo sterminio nazista della composita realtà ebraico – ungherese. Alexander però è un ragazzo sveglio; un ragazzo che afferra subito l’intima e terribile essenza di quel posposto appuntamento con il destino. Forse più che cogliere l’immensità dell’inimmaginabile, egli percepisce l’informe gravità del pericolo che sovrasta l’ebraismo europeo e decide di fuggire. Subito. Adesso. Dopo alcune peripezie riesce così ad abbandonare le terre dei suoi avi; quelle terre d’Europa dove l’ebraicità si è raccolta, dentro la sparsa “Nazione Yiddish” delle geografie centro-orientali, come nei borghi e nelle città di un continente costruito, nei secoli, anche sulle plurali identità e sull’apporto straordinario dei suoi cittadini ebrei. Alexander Wiesel sfugge, forse per uno strano disegno, al compiersi del fato che condurrà tutta la sua famiglia e l’intero orizzonte ebraico europeo, dapprima nel “Gehinnom” del Moloc nazista e poi nel grigio cielo dello Ziklon B.

Di quella famiglia, come del popolo ebraico, non si salva quasi nessuno, tranne un altro ragazzo. Si tratta di un giovane sul quale l’invito ebraico “Le Haim” (alla vita) esercita un richiamo presente; più possente di ogni umana nefandezza. Insieme a milioni di innocenti, quel ragazzo entra nella “Notte” della Shoah, per esserne uno dei pochi in Quel ragazzo, quel cugino di Alexander, si chiama Elie, Elia il profeta, quello che ogni ebreo attende nella notte di Pesach. Elie. Elia destinato al dovere di una narrazione che sappia farsi coraggiosa coscienza degli abissi del Male. Elie Wiesel, Premio Nobel nel 1986 per la Pace. E mentre Elie sale il Golgota suo e della sua gente, Alexander esce dall’Europa con destinazione ufficiale l’isola di Haiti, ma con approdo invece ad Haifa, l’antica terra del suo popolo, sottoposta al Protettorato inglese sulla Palestina. La grande voragine della guerra si è, nel frattempo, aperta sotto i piedi del mondo. Alexander sa che è giunto il tempo delle scelte e non ha dubbi: si arruola. Già da tempo un eccentrico ufficiale delle forze coloniali inglesi, il capitano Orde Wingate, ha costituito piccoli reparti di Commandos ebrei che attaccano gli arabi al suono dello “Shofar”, il corno tradizionale.

Quei reparti costituiscono le premesse per il “Palestine Regiment”, forza militare inquadrata nell’esercito britannico con compiti di sicurezza territoriale nel Medio Oriente e dal quale nasce poi, nel 1944, la “Jewish Infantry Brigade Group”, passata alla storia più semplicemente come “La Brigata”. Alexander Wiesel percorre questa strada. Dal “Palestine Regiment” alla Brigata, nella quale ricopre compiti di ufficiale valoroso, ottenendo ben cinque medaglie al valore ed una menzione all’Ordine del Giorno di quell’VIII.a Armata britannica che sotto il comando del generale Montgomery, il popolare “Monty” e del Fieldmarshall Alexander risale la penisola italiana fino alla sconfitta definitiva del nazifascismo. Ma forse sulla “Brigata ebraica” qualche parola in più non è sprecata. Nel settembre 1944 l’esito della guerra è ormai segnato. Il Reich millenario è durato solo pochi anni ed è ormai al suo crepuscolo. E’ in questa fase che il Primo Ministro inglese, Winston Churchill, comprende di non poter altro procrastinare l’insistente richiesta di Chaim Weizmann, di David Ben Gurion e dell’Agenzia ebraica per consentire agli ebrei di battersi contro i nazisti, come unità a sé stante, nelle file dell’esercito di Sua Maestà. Per cinque anni gli inglesi hanno osteggiato tale richiesta, accampando le più svariate scuse. Hanno permesso a singoli ebrei l’arruolamento nelle Compagnie del “The Buffs”, cioè l’East Kent Regiment di stanza in Palestina, ma nicchiano sulla costituzione di una forza autonoma. Non è insipienza, bensì prudenza britannica. Molti infatti, alla Camera dei Comuni, si chiedono cosa potranno fare gli ebrei, una volta arruolati ed addestrati, riguardo al “Mandato” inglese sulla Palestina? Nello scorrere della guerra gli Alleati – ed in genere il mondo occidentale – scoprono l’orrore dei Lager. Non si tratta di voci occasionali. I rapporti, fra cui quello straordinario di Jan Karski, giungono copiosi sui tavoli dei Governi e Churchill decide così di rompere ogni indugio, affermando che: “Gli ebrei, fra tutte le altre razze, hanno il diritto di attaccare i tedeschi con una formazione ben riconoscibile” e così la sera del 19 settembre 1944, quando inizia Rosh ha Shanah, il Capodanno ebraico, il Ministero della Guerra istituisce una brigata di fanteria ebraica agli ordini del Brigadiere Generale ebreo-canadese Ernest Frank Benjamin.

Nasce così la “prima forza combattente ufficiale ebraica, da quando le legioni romane avevano conquistato la Giudea”. Nel marzo 1945 la Brigata è protagonista dello sfondamento del fronte tedesco sul fiume Senio, poco a sud di Bologna ed il 3 aprile le viene consegnata la bandiera di guerra: azzurra, bianca, azzurra con il Maghen David al centro. La bandiera di Israele. Dopo essersi valorosamente battuta nelle ultime settimane di guerra, la Brigata è acquartierata a Tarvisio, da dove inizia uno straordinario lavoro di assistenza ed aiuto alle migliaia di profughi ebrei, reduci dai Lager e dispersi per l’Europa, organizzando l’immigrazione, anche clandestina, degli stessi in Palestina. Si tratta di attività non gradite agli inglesi che, in base al “Libro Bianco” del 1939, tendono a limitare l’arrivo di coloni ebrei in Palestina e così la Brigata viene trasferita, come forza d’occupazione, in Belgio ed Olanda dove, peraltro, non smette le sue attività, finché nel luglio 1946 viene smobilitata. I soldati, ritornati in Israele, contribuiscono però con la loro esperienza alla nascita dell’esercito israeliano ed alle sue vittorie nelle prime guerre mediorientali. Sono migliaia gli ebrei che debbono la loro esistenza e la loro patria alla caparbia forza dell’Haganah e di uomini come Alexander Wiesel, Johanan Peltz, Ysrael Carmi, Arie Pinchuk, il maggiore Gofton.Salmond, Oly Givon, Meir Zorea e tutti gli altri cinquemila “ragazzi” della Brigata, che si sono battuti con coraggio ed orgoglio, per ridare speranza al vuoto lasciato nella Storia da quella paranoia collettiva che fu ed è il nazifascismo.

 

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