Sabato, 15 Dicembre 2018

VARZI TRA “I BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA”? «ABBIAMO LE CARTE IN REGOLA»

L’assessorato alla cultura del Comune di Varzi “tira la volata” in vista delle prossime elezioni provando a lasciare una traccia indelebile del suo operato: l’inserimento del paese tra “I Borghi più Belli d’Italia”. Del prestigioso club in Oltrepò Pavese fanno parte oggi soltanto Fortunago e i “rivali” di Zavattarello, e la riuscita dell’operazione consentirebbe a Silvia Giacobone di concludere il mandato con la proverbiale ciliegina sulla torta.

Assessore, partiamo proprio da questa richiesta avanzata a nome di Varzi. Come mai avete deciso solo oggi, a fine mandato, di inoltrarla?

«Non è una questione di inizio o fine mandato: l’importante è portare avanti ciò in cui si crede. Penso che Varzi abbia le caratteristiche per essere riconosciuto tra i Borghi più belli d’Italia. E a tal proposito ringrazio le Associazioni presenti sul nostro territorio, e in particolare “Varzi Viva”, per aver sollecitato e supportato questa richiesta».

Quali sono i requisiti per poter entrare a far parte del club?

«Ci sono due criteri da soddisfare: avere una popolazione che nel Borgo antico non superi i duemila abitanti e possedere un patrimonio architettonico e o naturale certificato, con edifici storici che devono prevalere sull’insieme della massa costruita e dar luogo ad un complesso esteticamente omogeneo».

Come funziona l’iter burocratico? Qualora la domanda venisse accolta quando Varzi sarà parte dell’élite ufficialmente?

«Il Comune deve inviare al Club “I Borghi più belli d’Italia” la delibera del consiglio comunale con la condivisione dello Statuto del Club e della carta di Qualità, insieme a una lettera di accompagnamento in cui viene descritta la peculiarità del borgo. La richiesta viene poi inserita in una lista di attesa, per essere valutata dal comitato scientifico. Una volta approvato l’elenco delle visite (in base al criterio delle esigenze di copertura regionale e alla data di ricezione della richiesta), viene comunicata la data in cui viene effettuata la visita di certificazione. Parlare di ammissione e di tempistiche, mi sembra prematuro. Siamo appena all’inizio dell’iter».

Quali benefici si ottengono essendo uno dei “Borghi più belli”?

«Il beneficio maggiore che potrebbe derivare dall’appartenenza alla rete dei borghi più belli è senz’altro quello di ottenere visibilità e, di conseguenza, un impulso allo sviluppo turistico. Inoltre, favorisce nei cittadini la consapevolezza di far parte di una piccola comunità dove si può ancora trovare un modello di vita che vale la pena di “gustare” in tutti i sensi».

Più in generale in questi 5 anni di mandato di quale progetto va più fiera?

«Domanda difficile… È come chiedere a una madre del figlio preferito. In questi anni le iniziative dell’assessorato hanno spaziato su diversi fronti, interessando diversi ambiti: arte, letteratura, storia, cinema, teatro. Hanno registrato una buona affluenza di pubblico e consenso, grazie anche al contributo delle associazioni locali e di tutti coloro che, con grande competenza, si sono resi disponibili a collaborare. Se mi devo sbilanciare, direi forse la mostra dei documenti dell’archivio dell’abate Fabrizio Malaspina che è stata allestita in occasione delle diverse edizioni della festa medievale… Per un motivo personale: ho lavorato al riordino del fondo e la possibilità quindi di far conoscere al grande pubblico l’estrema varietà di quei documenti, raccolti dall’abate in qualità di studioso o posseduti dai Malaspina nel corso dei secoli quale famiglia signorile, mi rende particolarmente orgogliosa».

Cosa la sua gestione lascia in eredità alla cittadinanza?

«Uno spazio museale, un archivio digitale e multimediale, che verrà realizzato nella struttura denominata il “Casone”, un edificio a cui il nostro Comune è molto legato per storia e tradizione poiché rappresenta da sempre uno dei principali punti di accesso al nucleo antico. Sono particolarmente grata al sindaco Gianfranco Alberti che, con il suo contributo determinante all’interno della Strategia Aree Interne, è riuscito a far percepire ai componenti del parternariato (Stato, Regione, Territorio) l’importanza storico-culturale-artistica del progetto e a ottenere il finanziamento di una cifra importante per la sua realizzazione. Ma rimane anche un’altra testimonianza molto importante, frutto di un’iniziativa coordinata in diversi anni tra Amministrazione, ANPI, assessorato alla cultura attuale e precedente: la Medaglia d’Oro al Valor Militare conferita, il 25 settembre, dallo Stato italiano alla città di Varzi. Il riconoscimento di una preziosa esperienza di liberazione dal nazifascismo e di democrazia: a ricordo e monito per le giovani generazioni».

La stagione estiva appena trascorsa ha lasciato qualcuno soddisfatto e qualcun altro meno. Lei che bilancio si sente di fare? Quali iniziative ha realizzato con il suo assessorato?

«A Varzi e in tutte le frazioni e i comuni della valle è un susseguirsi di sagre e di eventi, che coinvolgono i residenti e i turisti. C’è l’imbarazzo della scelta… Il mio assessorato ha contribuito con l’iniziativa della mostra dell’archivio Malaspina, che si è svolta nelle giornate della Festa medievale. Per riprendere poi a pieno ritmo da settembre».

Si era puntato molto sulla riapertura della torre delle streghe del castello Malaspina per il rilancio del turismo. Com’è la situazione oggi?

«L’Amministrazione Comunale, grazie al finanziamento della Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia e ai tanti piccoli contributi di singoli cittadini, associazioni e società, ha potuto riaprire al pubblico la Torre. La cerimonia di inaugurazione si è svolta il 29 aprile, insieme alla presentazione della nuova Guida Turistica (che mancava da diversi anni), strumento fondamentale per promuovere e valorizzare il nostro territorio. Con una convenzione è stata affidata in gestione sperimentale alle associazioni presenti sul territorio, “A tutta Varzi” e “Varzi Viva”, che si sono impegnate ad aprirla al pubblico e a organizzare visite guidate. Il bilancio è tutto sommato positivo. Si sono registrati momenti di grande affluenza, in concomitanza con eventi di grande richiamo, come la festa del primo maggio e la festa medievale, e altri più tranquilli. Come tutte le cose, occorre tempo per calibrare il tiro».

di Christian Draghi

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