Giovedì, 22 Novembre 2018

MONTÙ BECCARIA - «NON C’È AGOSTO CHE TENGA! OGNI ANNO, PUNTUALI COME UN OROLOGIO SVIZZERO, L’AGOSTO MONTUESE»

A proposito  dell’Agosto Montuese  anche Carlo Aguzzi sommelier stradellino  e ambasciatore del talento enologico dell’Oltrepò Pavese, “dice la sua”. Essere recensiti da un personaggio del calibro di Carlo Aguzzi, diventato Cavaliere della repubblica, onorificenza attribuitagli da Giorgio Napolitano, è motivo di orgoglio e di vanto.   

Aguzzi non solo ha  lavorato molto in provincia, ambasciatore da sempre del marchio La Versa. Con la cantina di Santa Maria ha impreziosito cinque Giri d’Italia, eventi legati alla Formula 1, Europei di tennis, golf e pattinaggio su ghiaccio, ma anche all’estero. Ad esempio ha rappresentato l’Italia al parlamento europeo di Strasburgo nel 2004, in occasione dei brindisi ai nuovi ingressi all’interno dell’Unione. E’ stato Cicerone nel corso di serate enogastronomiche con prodotti pavesi a Varsavia (Polonia), in Lituania (proponendo abbinamenti tra vini oltrepadani e piatti locali) e poi in Germania. A Pavia ha servito due capi di Stato, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi. Sempre a Pavia ha accolto il Papa Benedetto XVI.

«Non c’è Agosto che tenga! Ogni anno, puntuali come un orologio svizzero, l’Agosto Montuese e il complesso musicale dei Vat 69 (ora The Sixties) si ritrovano. L’Agosto Montuese è una rassegna tipica di fine estate, dove il connubio vino e buona cucina si incontrano e si sposano mirabilmente.

Ogni anno passo una serata a Montù per degustare vini e cibi e per ascoltare buona musica, ringraziando di buon cuore la verve e lo spirito di iniziativa che anima il gruppo della Pro Loco e dell’Amministrazione Comunale. Senza contare le piacevoli rimpatriate tra amici: Amedeo che produce un Rosso Oltrepò superbo, Marco, Ernesto e tanti altri ancora, produttori di vino, esperti vignaioli o impagabili sommelier.

Nel corso dell’ultima serata trascorsa a Montù mi sono abbuffato di una profumatissima pancetta e di un salame veramente eccezionale, lasciando da parte la coppa che ho reputato ancora un pochino giovane. Anche la malvasia che mi è stata servita ha appagato i miei sensi gusto olfattivi: delicata, fragrante, dal caratteristico sentore di mandorla. Alle lasagne ho assegnato un bel voto: almeno otto e mezzo; non ero al ristorante bensì nel cortile della scuola, dove i cuochi si sono impegnati, su cucine da campo, quindi con tutti i problemi che inevitabilmente possono sorgere. Con le lasagne mi è stato proposto un barbera leggermente mosso ma asciutto e strutturato. Un vero piacere berlo come è stato piacevole degustare la bonarda ferma con il grana e gorgonzola. Un complimento va fatto anche al personale di servizio in sala, pardon, di cortile: bei ragazzi, scattanti e attenti, hanno svolto il loro lavoro in modo encomiabile, con le comande giuste, puntuali ed esatte, sempre con il sorriso sulle labbra, nonostante i chilometri...a piedi, considerato che tutti i tavoli (ed erano tanti) erano occupati da gioiosi novelli Pantaguel!

Poi, finalmente, è arrivato il momento della musica. Sul palco Gino, Pier, Beppe, Aldo ed Aurelio per un meraviglioso ritorno alle musiche degli anni sessanta-settanta. Rigorosamente dal vivo senza ausilio di play-back, mi sono gustato le musiche di Battisti, di Morandi, dei Giganti, dei Dik Dik, dei Rokers...musiche perfettamente abbinabili al vino di Montù: canzoni dolci (come “Gli occhi verdi dell’amore) da accostare al delicato Pinot nero vinificato in bianco; canzoni della contestazione giovanile (come “Che colpa abbiamo noi”) da collegare al corposo e ruvido Barbera; canzoni briose (come “Bisogna saper perdere”) da affiancare al vivace Bonarda.

Ma quello che mi ha reso più felice è stato il vedere che i “ragazzi” del complesso Vat69 (oggi The Sixties) – a dispetto della nota marca di whisky- si sono ammorbiditi l’ugola con un buon bicchiere di vino rosso: evviva l’Oltrepò, evviva i Vat69 e, se permettete, evviva gli anni sessanta, gli anni della mia spensierata giovinezza!».

Lettera di Carlo Aguzzi pubblicata nel libro “Montù Beccaria, Mons Acutus Beccariorum – Tasselli per comporre una storia” di Padre Celeste Raffaele Vecchi.

Celeste Raffaele Vecchi, padre francescano montuese, in quest’opera racconta l’importante storia di Montù Beccaria.  Frutto di una decennale ricerca tra archivi e biblioteche, la narrazione si sviluppa dalle origini del paese, passando attraverso la storia dei Beccaria, ai Barnabiti, fino agli eventi delle due guerre mondiali arrivando ai giorni nostri. Il libro presenta anche una parte dedicata alla geo-morfologia di questa zona di Oltrepò (in collaborazione con un geologo locale), una sulla vitivinicoltura e una sulla storia della biblioteca comunale, intitolata a Mariuccia Vecchi, cugina dell’autore di libro.

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