Mercoledì, 20 Novembre 2019

CASEI GEROLA - FAI GIOVANI OLTREPÒ PAVESE ALLA SCOPERTA DELL'ARTISTA PIETRO BISIO

Dopo il successo della visita allo casa-studio di Ambrogio Casati a Voghera che si è svolta sabato scorso, il FAI Giovani Oltrepò Pavese propone il secondo pomeriggio  dedicato alla scoperta dell'artista Pietro Bisio. La visita guidata consentirà di conoscere gli ambienti dove ha elaborato e tuttora crea le sue opere.

Sabato 26 maggio alle ore 16,30 in Piazza Italia a Casei Gerola (davanti alla Biblioteca Comunale) partirà il percorso per raggiungere l'atelier di Bisio.

La sua formazione inizia all’Accademia di Brera sotto la guida di Aldo Carpi dal 1954 al 1958. Espone in mostre personali e collettive dal 1960, conseguendo importanti premi nazionali come il Diomira (1957) per il disegno e Città di Milano (1961). La sua opera pittorica si colloca nell’ambito del Realismo esistenziale di scuola milanese. In seguito percorre una strada più dedicata alla ricerca sia sui materiali, con assemblaggi e inserimento di oggetti extra pittorici, sia nella forma con dripping e collage.

Pietro Bisio nasce a Casei Gerola, nell'Oltrepò Pavese, il 28 marzo 1932. A Voghera, nello studio di Giansisto Gasparini, suo primo maestro, viene a contatto con la pittura “sociale”, e ha scambi di esperienze con i pittori Alberto Nobile e Augusto Garau. Frequenta, a Milano, l'Accademia di Belle Arti di Brera dal 1954 al 1958 e segue i corsi di pittura di Aldo Carpi e nel '58 di Domenico Cantatore. Nel marzo 1957 si rivela al premio Diomira e riceve dalla giuria, presieduta da Guido Ballo, la medaglia d'oro del Senato della Repubblica. L'opera premiata viene destinata alla Raccolta dei disegni del Castello Sforzesco ed è pubblicata da Franco Russoli su “Le vie d'Italia”. Nello stesso anno, alla Galleria Spotorno, presenta la sua prima personale di disegni, introdotta da Aldo Carpi e positivamente recensita da Marco Valsecchi sul “Giorno” e da Raffaele De Grada alla RAI. Seguono numerose esposizioni personali e collettive, con giovani artisti per lo più provenienti dall'Aula Carpi (a Roma, nel 1960, a Cremona, Palazzo dell'Arte, nel 1962, a Milano, Palazzo Reale, nel 1964, a Pavia, nel 1965, ecc.), accompagnate da premi e riconoscimenti. Dalla critica viene sottolineato come il pittore Bisio sia interprete per eccellenza, dopo Pellizza da Volpedo, della “cultura contadina” nell'Oltrepò Pavese, con linguaggio moderno. Determinanti, per il passaggio e gli sviluppi successivi, risultano, dal 1968 al 1972, i viaggi di studio a Parigi, Vienna, Amsterdam, Stoccolma, Copenaghen, Helsinki, Oslo e la conoscenza diretta di Permeke, Munch, Kokoschka, Nolde, oltre naturalmente a Picasso e all'espressionismo astratto statunitense, e, più recentemente, Marcel Duchamp. Nel 1984 rende omaggio, insieme a Gigi Valsecchi e Giulio Scapaticci, al maestro Carpi, che seppe donare "entusiasmo e amore", con una mostra alla Fondazione Corrente.

Realismo “esistenziale”

Sono questi gli anni in cui la linea figurativa milanese che va sotto il nome di “realismo esistenziale” – definizione formulata dal critico Marco Valsecchi per il gruppo dell'Aula Carpi: Banchieri, Ceretti, Guerreschi, Romagnoni, Vaglieri, Martinelli e per Ferroni, ed estesa poi ad altri pittori “milanesi” operanti nel periodo che va dal 1955 al 1965 – guarda, oltre il neorealismo e “Corrente”, ad esperienze moderne europee ed americane. Al di fuori di programmi e di volontarismi ideologici, è il confronto con la realtà che interessa, una realtà esistenziale, fenomenica, dove “la condizione umiliata dell'esistenza” appare in termini drammatici o lirici e i temi sono affrontati con tonalità cupe in cui predominano il bianco e nero. Congruenti cronologicamente per tematiche, per scabrosità, per piglio con questa visione di immagini “avare di colore cariche di dolore”, con la rappresentazione di figure “disseccate e spettrali”, sono le opere di Bisio (i bianchi e neri in particolare, gli esiti disegnati), anzi in certa misura ne costituiscono un'ala, o un allargamento, comunque un aspetto, indubbiamente interessante.

Sviluppi successivi

Dagli anni settanta ad oggi, la grafica di Bisio dal segno personale e una pittura di inquieta e tormentosa immaginazione che fa uso delle tecniche meno convenzionali – il dripping, il polimaterismo, la parola, il colore puro, con l'accantonamento di ogni perbenismo compositivo e lo sconvolgimento dei piani di lettura – rivelano (nelle esposizioni in Italia: a Vicenza, Ferrara, Acqui Terme, Genova, ecc., e all'estero: Manosque, New York, Heusden-Zolder, Parigi, Bruxelles, ecc.), un interesse crescente per problematiche ecologiche e forniscono una drammatica testimonianza delle distruzioni operate in campagna. La complessa attività è stata esaminata negli aspetti artistici, espositivi e critici, da Virginio Giacomo Bono nella monografia Pietro Bisio: espressività del segno e sperimentazione.

 

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