Sabato, 28 Marzo 2020

Dopo l’esperienza nella lista “Cambiamo con Toti”, Vittorio Pesato è tornato nella “casa” politica che, per storia e curriculum, gli è più congeniale: Fratelli d’Italia, un partito che a Voghera si candida a giocare un ruolo da protagonista, soprattutto dopo l’ingresso in squadra dell’ex “super-assessore” Marina Azzaretti, defenestrata alcuni mesi fa dal direttivo di Forza Italia.

Pesato, le elezioni comunali di Voghera slitteranno quasi sicuramente per via dell’epidemia in corso. Più tempo per tessere, valutare e decidere strategie. Qual è la sua opinione in merito alla destra cittadina, correrà unita oppure la Lega avrà un suo candidato?

«La Lega ha un ruolo importante, prima di tutto tenere unita la coalizione. Si deve arrivare ad una sintesi vincente e soprattutto in questo periodo dare senso di unità di progetti e senso delle istituzioni. La destra ha donne e uomini sia del partito che della società civile in grado di candidarsi ad essere forza di governo».

Lei e stato il “padrino” vogherese della lista “Cambiamo con Toti”, appoggiata da Delio Todeschini e da altri politici vogheresi provenienti dalla destra vogherese. Com’è la situazione in quella lista oggi?

«Delio è una persona serie e moderata, sono convinto che sia la persona giusta per dar vita ad un progetto civico di forte aiuto alla coalizione».

Come mai la scelta di “rientrare” in Fratelli d’Italia?

«Io sono sempre stato a destra, con in mente l’idea di una grande destra di governo. Il PDL fu una grande opportunità, fatta arenare da leader troppo paurosi di gestire l’orticello senza rendersi conto che stavano già in un grande e disteso campo. Fratelli d’Italia ha oggi la grande opportunità di riunire il centro destra diffuso in unico progetto come forza di governo e di alternativa alle euro-sinistre».

A tal proposito cosa ne pensa della scelta di Marina Azzaretti di unirsi a voi?

«Marina è un amministratore navigato ed esperto. “Voghera” è la prima parola che gli esce dalla bocca ogni volta che parliamo, per cui per un progetto di governo sarebbe un innesto importante. Credo che chiunque voglia mettersi in gioco per Voghera debba seguire la strada di Fdi».

ASM: concorda con la modifica del Cda e le nuove nomine?

«Non seguo da vicino questa vicenda ma sono sicure che saranno state oggetto di riflessioni da parte della politica locale. Non mi piace dare giudizi su ciò che legittimamente fanno i vogheresi».

In Oltrepò oggi c’è un politico di riferimento un erede di Abelli o di Alpeggiani?

«Non credo all’eredità politica, ci saranno nuovi futuri leader. Ci vorrà tempo e intelligenza ma come sempre nella politica gli spazi vuoti si riempiono e si riempiranno».

Elena Lucchini (Lega) e Cristian Romaniello (M5S) sono i due rappresentanti oltrepadani a Roma. Il lavoro di questi due politici a Roma ha portato benefici in Oltrepò?

«Sicuramente si danno da fare. L’Oltrepò oggi ha bisogno di ascolto e velocità non di diktat e soloni. L’Oltrepò è un territorio fantastico e complesso che ha bisogno di molta attenzione e di scelte importanti per la rinascita infrastrutturale, idrogeologica e un rilancio del comparto vino». 

Giovanni Palli, sindaco di Varzi e Presidente della Comunità Montana, può essere il nuovo punto di riferimento della valle Staffora?

«Sicuramente il ruolo che ricopre gli può dare il giusto spazio. Sta a lui costruire bene il tavolo delle alleanze».

Scandalo del vino: tanti sapevano  che la cosa era reiterata e diffusa. La politica “non sapeva nulla” e questi politici di lungo corso che ora danno ricette sul vino.... Dove erano?

«Gabriel Garcia Marquez: cronaca di una morte annunciata. Andava fatto un nuovo progetto industriale aiutando parallelamente le aziende più virtuose. Speriamo per il futuro».

Durante la sua campagna elettorale ha battuto tutto l’ Oltrepò pavese. Terra che conosce molto bene... Perché il turismo in Oltrepò non riesce a decollare?

«Perché se da Milano non hai strade adeguate difficilmente arrivi in Oltrepò e soprattutto troppe Doc e Docg. Oltrepò è prima di tutto terrà del Pinot Nero, tra l’altro un vitigno fantastico sia sul rosso che sul metodo classico. La Franciacorta ha 1800 ettari di superficie vitivinicola coltivata, l’ Oltrepò 13.500 ettari. Loro hanno autostrade e ponti, noi abbiamo il ponte della Becca e non abbiamo la Broni-Mortara».

di Silvia Colombini

 

In piena emergenza Coronavirus i Volontari della Croce Rossa danno la loro collaborazione in tanti modi diversi: chi in prima linea nei servizi di Emergenza/Urgenza, chi ad assicurare spesa e farmaci a domicilio per le persone anziane e sole, chi... a produrre mascherine. Alcuni Comitati della Lombardia, tra i quali Voghera (con il Volontario Raffaello Vitale) hanno infatti dato vita ad una "sartoria d'emergenza" dove si assemblano 3500 mascherine al giorno, tra breve si arriverà a 5000. A chi servono? A cittadini, alle varie Forze dell'Ordine. Queste mascherine sono realizzate con materiali donati e sono composte di tessuto-non-tessuto, prodotto da un'azienda veneta. Tutto è fatto con l'ospitalità (e servizio pasti) della Fondazione AS.FRA. di Vedano al Lambro (MB) ed in collaborazione con la sezione Protezione Civile di Monza Soccorso. "Per marciare a pieno ritmo c'è bisogno dell'aiuto di tanti Volontari, dunque anche da Voghera attendiamo l'aiuto di molti – dichiara Chiara Fantin, Presidente del Comitato iriense -. In questo periodo vogliamo essere presenti con tutti i servizi possibili per poter essere di aiuto ai nostri cittadini".

In relazione al Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 22 Marzo 2020, che impone delle restrizioni introduce ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale, si comunica che i seguenti servizi, forniti da Asm, subiscono delle variazioni: 

CENTRO MULTI RACCOLTA 

il Centro multi raccolta di strada Folciona è chiuso alle utenze fino al 3 Aprile prossimo.  I Cittadini che hanno necessità di smaltire materiale ingombrante possono rivolgersi al servizio di ritiro porta a porta, telefonando al numero 0383.335208. Il servizio è gratuito ed è quindi consigliabile, in caso di necessità, di usufruirne ed evitare di abbandonare il materiale nei pressi dei cassonetti o negli spazi pubblici per non incorrere in sanzioni e denunce. 

FARMACIE

Su approvazione della Direzione Sanitaria dell'Asst di Pavia, a partire dal giorno Giovedi 26 Marzo 2020, la Farmacia n. 1 (Viale del Lavoro 11), la Farmacia n. 2 (Viale della Repubblica 51) e la Farmacia n. 3 (Via Emilia 251) effettueranno il servizio a battenti chiusi fino a diverse indicazioni, che verranno tempestivamente comunicate all'utenza.

L'unione fa la forza, specialmente in questo periodo che di forze in campo ne servono davvero tante per combattere l'emergenza Covid-19. E' sotto quest'ottica che la storica ditta vogherese Cifarelli Spa di strada Oriolo ha consegnato ieri mattina alla nostra Azienda due macchine in comodato gratuito per la disinfezione di Voghera. Si tratta di due atomizzatori a spalla che sono  il principale prodotto della Cifarelli Spa: sono molto utilizzati per disinfettare ambienti di lavoro e spazi aperti per la loro capacità di raggiungere una distanza alla quale le pompe non lavorano. La nostra Azienda esprime il più sentito ringraziamento alla ditta Cifarelli Spa perchè, sia pure con una produzione ridotta per aumentare la sicurezza e utilizzando tutte le misure per la salute dei propri collaboratori, sta continuando a lavorare (essendo anche nelle liste dei settori strategici) per garantire le consegne delle macchine in questo difficile periodo.

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Quando ha visto le raccolte fondi online per gli ospedali di Milano e Pavia si è detta: «Perché non farlo anche per Voghera?». Rebecca Re, 35enne ricercatrice universitaria che si occupa di fisica biomedica, ha messo così in piedi una campagna di crowdfunding attraverso la piattaforma Gofundme.com con lo scopo di aiutare la terapia intensiva dell’ospedale della sua città. «Purtroppo ho avuto modo di entrare in reparti come questi – spiega - ed è tremendo. Ho pensato che è giusto dare una mano, come possiamo. Non possiamo uscire, “risparmiamo” i 2 euro della colazione e i 5 euro del cocktail, per cui possiamo investirli per una buona causa. Sono una cittadina indipendente, non ho interessi economici né politici, ma se i politici vorranno condividere ne sarò felice.  Indipendentemente dal colore, siamo tutti vogheresi soprattutto in terapia intensiva».

Al momento di andare in stampa la raccolta fondi sfiora quota 19mila euro e conta oltre 500 donazioni. L’obiettivo dichiarato di toccare quota 100mila euro è ancora lontano, ma la corsa alla solidarietà è appena iniziata e non ha limiti: «C’è chi ha donato anche 1000 euro, mentre la donazione minima è stata di 5. Tutti stanno dando un contributo comunque importante» spiega Re, che annuncia anche di avere opzionato, presso una ditta produttrice che si rifornisce all’estero, 1.500 mascherine con filtri ffp2 da mettere a disposizione del reparto per un valore di circa 16mila euro (costo di mercato 9 euro più iva), cifra già abbondantemente superata.

Rebecca, come mai questo prodotto e proprio in questo numero?

«Ho preso contatti, per ora indiretti, con l’Asst per capire quali fossero le esigenze principali. Servono ventilatori per la respirazione assistita e mascherine, che sono in assoluto merce oggi rarissima, oltre al materiale medico di protezione come camici guanti e occhiali. Abbiamo optato per le mascherine perché sono compatibili con il budget attuale e potrebbero essere in consegna già verso metà della settimana prossima, se tutto va bene».

Perché “se tutto va bene”?

«La ditta sta opzionando le spedizioni in attesa di ricevere la merce a sua volta. Il venditore (azienda seria ed affidabile) aspetta il materiale per inizio settimana prossima. A causa del continuo cambiamento di regole e restrizioni che riguardano voli e trasporti però il carico potrebbe non arrivare. Se arriva sono prenotate, se non arriva...non ci sono».

è davvero così difficile al momento trovare mascherine?

«Assolutamente sì. I canali  cui si appoggiano le aziende ospedaliere sono saturi e c’è tutto esaurito. Io lavoro in ambito medico e ho diversi contatti che mi hanno aiutata e consigliato. Esistono tanti siti che magari la ricerca di un privato raggiunge più facilmente rispetto a un’azienda che si muove per canali “ufficiali”».

Riguardo ai ventilatori per la respirazione che ci può dire? Avete chiesto preventivi?

«Sì, ma il problema è che, oltre al costo, tutti quelli disponibili sono stati precettati dallo Stato a causa dell’emergenza, e le consegne ai privati non possono avvenire con ogni probabilità prima di sei settimane, che in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo non sono poche. Per questo ci siamo orientati sulle mascherine, ma, casomai per qualche ragione l’ordine non dovesse andare a buon fine, ci orienteremmo su altro. L’importante è dare una mano in qualsiasi modo».

Chi volesse contribuire come può farlo?

«Può accedere all’indirizzo www.gofundme.com/f/terapia-intensiva-voghera-coronavirus e scegliere la cifra che intende donare utilizzando come metodo di pagamento carta di credito o carte prepagate. Si può fare anche rimanendo anonimi. Alcuni mi stanno contattando personalmente chiedendo di poter inviare bonifici bypassando la piattaforma. A loro dico: donare con bonifico non si può, si accettano solo prepagate o carte. Per cui, o fate un bonifico a qualcuno che ha la carta e questi lo fa a nome vostro, oppure sono pronta a fornire il contatto dell’azienda delle mascherine (che stanno finendo e attenzione le vendono a multipli di 500) per versare la somma direttamente a loro. Sono contattabile su facebook, il mio profilo corrisponde al mio nome reale, Rebecca Re».

 di Silvia Colombini

Battesimo di fuoco per la neopresidente della Croce Rossa vogherese Chiara Fantin, 39enne volontaria che dallo scorso 16 febbraio è stata eletta dall’assemblea dei soci alla guida del comitato locale. Non ha fatto neppure in tempo ad insediarsi che si è ritrovata in piena emergenza coronavirus. Oggi coordina 35 dipendenti e circa 300 volontari tra Voghera e Varzi, impegnati quotidianamente giorno e notte per dare supporto ad un sistema sanitario in situazione di fortissimo stress.  Al momento la sezione vogherese manda quotidianamente un’ambulanza in supporto degli ospedali del bergamasco e la presidente lamenta la carenza dei cosiddetti dpi, ovvero dei dispositivi di protezione individuale: mascherine, camici, guanti e occhiali su tutti. «Quello di cui abbiamo maggiormente bisogno, in questo periodo, sono i dpi che ormai sono irreperibili ovunque» dice. «Stiamo cercando di contattare anche fornitori esteri ma con scarsi risultati. Se dovessi lanciare un sos in questo momento, sarebbe sicuramente per reperire i dpi da poter utilizzare in ambulanza». Le persone che stanno facendo donazioni per aiutare l’ospedale di Voghera sono già moltissime, chissà che non rispondano anche a questo appello. Nel frattempo la Cri lancia un’iniziativa di supporto alle fasce più deboli consegnando a casa spesa e medicinali. 

Fantin, oltre alle mascherine cosa può dirci dei vostri mezzi, quanti ne avete a disposizione e di cosa altro avreste bisogno?

«Avremmo sicuramente bisogno di un’ambulanza in più per le emergenze in questo momento. Per il resto il nostro parco macchine è composto da 1 pullman, 1 ambulanza veterinaria, 1 camion, 2 fuoristrada, 2 furgoni, 1 camion, 2 rimorchi, 1 motopompa e 1 generatore per il reparto protezione civile ed emergenza. Ci sono poi 1 camper ambulatorio, 1 pulmino, 2 ambulanze a Varzi e 6 ambulanze a Voghera, 7 vetture e 3 per invalidi».

Ci dica del nuovo servizio “Stai a casa, ci pensiamo noi” che avete appena lanciato…

«è una iniziativa del comitato di Voghera con il patrocinio del Comune. Si tratta di un servizio gratuito per la consegna a domicilio della spesa, generi di prima necessità e farmaci. è rivolto a tutte le persone con problemi di salute, che in questo momento sono costrette a rimanere a casa».

Come si richiede il servizio?

«Dal lunedì al venerdì, dalle 16 alle 18, sarà possibile contattare il numero verde 800 200 988 istituito dalla Cri di Voghera e prenotare il servizio per la mattina successiva. Tutto questo grazie al grande lavoro della delegata area sociale Enza Fazio e del suo staff. Grazie anche a tutti i giovani e tutti i volontari che ci aiutano in questa iniziativa».

La Croce Rossa di Voghera sta dando manforte anche nel bergamasco. Com’è la situazione là?

«La Sala Operativa Regionale ha fatto richiesta di un’ambulanza aggiuntiva per garantire il servizio in altri territori. In questi giorni siamo di supporto con un’ambulanza di emergenza e urgenza alla zona di Bergamo. Quella zona è una delle più colpite dal Covid, le emergenze sono molte e le ambulanze di Bergamo non riescono più a coprire tutta la zona. Ecco perché tutti i giorni mandiamo un’ambulanza aggiuntiva in aiuto da Voghera».

I servizi extra-Covid a Voghera sono mantenuti regolarmente?

«Manteniamo attivo il servizio di emergenza e urgenza nella nostra zona. A questo proposito voglio ringraziare pubblicamente tutti i nostri dipendenti che stanno lavorando incessantemente da giorni, spesso con turni massacranti, senza mai guardare l’orologio, rientrando dalle ferie, dando massima disponibilità per coprire turni e servizi aggiuntivi richiesti in questo momento di emergenza. Sono veramente un esempio per molti e mi auguro che la cittadinanza capisca lo sforzo che arriva da tutti noi, pur tra numerose difficoltà».

Lei succede nella guida del comitato a una figura storica per la Cri locale come Ondina Torti. La sua gestione manterrà le linee guida della precedente o intende discostarvisi?

«Il mio mandato sarà di continuità, non vogliamo stravolgere nulla. Daremo molta importanza alla formazione, sia interna dei nostri volontari e dipendenti, sia quella rivolta alla popolazione».

Di che tipo di formazione parliamo e come viene effettuata?

«I nostri volontari e dipendenti, quando sarà possibile riprendere la normale attività, avranno una continua formazione interna per rimanere sempre aggiornati e preparati. Puntiamo poi molto sulla formazione nelle scuole, è molto importante ad esempio che anche i bambini sappiano effettuare un buon massaggio cardiaco. I corsi rivolti alla popolazione saranno di disostruzione pediatrica e di rianimazione cardiopolmonare. Il nostro obiettivo è portare tutta la popolazione a riconoscere un arresto cardiaco, a saper fare una corretta chiamata al 112 e a iniziare le manovre di rianimazione cardiopolmonare in attesa dell’arrivo dei soccorsi. Questo aiuterebbe a diminuire le morti soprattutto per arresto cardiaco».

di Christian Draghi

L'odissea dei passeggeri della nave da crociera "Costa Luminosa" è terminata. Grazie ai Comitati Lombardi della Croce Rossa è stato possibile il trasferimento dalla nave, arrivata al porto di Savona, fino alle rispettive abitazioni. Il Comitato C.R.I. di Voghera ha messo a disposizione un pullman con autista, mentre altri Comitati Lombardi, coordinati dalla Sala Operativa Regionale, si sono attrezzati con pullmini. Tutti i 40 passeggeri del Nord Italia che non avevano problemi di salute hanno potuto così fare ritorno nelle province di Milano, Pavia, Como, Bergamo, Brescia, Varese, Monza Brianza. "Una operazione – ha spiegato l'assessore regionale ligure alla Protezione civile Giacomo Giampedrone – gestita dalla task force nazionale sanitaria e di Protezione civile, senza gravare in alcun modo sul sistema sanitario ligure, già fortemente sotto pressione. In meno di 24 ore dall'avvio delle operazioni di sbarco, abbiamo completato l'accompagnamento protetto con mezzi di Protezione civile e Croce rossa di tutti gli italiani. A partire dalla mattinata sono iniziati a sbarcare i passeggeri europei e i 61 membri dell'equipaggio di nazionalità italiana". Rimarranno a bordo, oltre ai 1000 passeggeri in quarantena, i membri dell'equipaggio e 188 passeggeri residenti in Paesi non raggiungibili per il blocco dei voli.

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Alla richiesta della confessione anagrafica, ha nicchiato sorridente, divertita. Giustamente: ad una signora, l’età... non si chiede. Non si deve chiedere mai. Iniziato il Liceo Linguistico presso l’Istituto delle Suore Marcelline in Milano, si è poi diplomata in Ragioneria, sempre ad indirizzo linguistico, presso l’Istituto Verga di Pavia. Il cognome, la sua famiglia e la loro storica attività commerciale sono ben conosciuti e riconosciuti, famosi, da quasi sei decadi, a livello provinciale ed extra-provinciale, da quando rilevarono un negozio di casalinghi trasformandolo nel celeberrimo “Magazzino Moderno” di Voghera, paradiso dei bambini, per via dell’enorme offerta di giocattoli, e di tanti adulti per l’altrettanto ricca proposta nel settore della modellistica. Da circa un decennio si divide tra Voghera e l’amata Isola D’Elba, ove trascorre tutte le estati, fine primavera ed inizio autunno compresi. Abbiamo con grande piacere incontrato la Signora Annalisa Baldini. Ma non per parlare della suddetta attività, bensì per approfondire una sua passione diventata... realtà.

Prima di addentrarci nella, diciamo, vera intervista, vorrei chiederle come sta andando, in un momento certo non facile, la storica attività della sua famiglia...

«Beh, sinceramente... il Magazzino Moderno, come classicamente per tanti anni è stato conosciuto, intendo come vendita diretta al cliente in negozio, risente della generale crisi. Come un po’ tutte le attività commerciali cittadine, ritengo. Non è certo in condizioni critiche, questo no, ma grazie al grande impegno profuso da mio fratello Fabio nella vendita online, su internet. Dov’è possibile acquistare anche rari pezzi ancora delle collezioni di mio padre... Devo dirle ad onor del vero, per quanto riguarda il settore “modellismo” della nostra attività, che neppure a Milano sono più presenti negozi di settore. I centri commerciali, ma più che altro Amazon, hanno certamente inflitto una pesante battuta d’arresto alle attività più piccole. Io però non lavoro più in negozio da dieci anni, ed ahimè... nel 2017 è anche mancato il mio adorato papà».

Già anni fa, quando lei ancora lavorava in negozio, ricordo che aveva dato il via ad un’altra attività, legata ad una sua bellissima passione...

«Sì. Anni fa ho iniziato a dipingere su vetro. Bicchieri, sottopiatti, eccetera. La collezione, ancora in produzione, si chiama Pako-line in onore a Pako, un mio amato cane che avevo preso al canile. Alla pittura su vetro ho poi aggiunto anche la pittura su legno...».

Ed arriviamo al motivo della nostra intervista, ad una nuova avventura che proprio dal suo amore per i cani è stata ispirata...

«Da quando sono nata (sorride dolcemente) ho sempre avuto un cane. Chi mi segue sui canali Social senza dubbio avrà notato questo mio trasporto per questi quadrupedi speciali, unici. E proprio per unicità, ho sempre però ritenuto che nella vita di una persona ci sia sempre... il cane particolare. Quello speciale. Per me è stato Willy, il successore di Pako e come Pako preso al canile. Anche lui... ».

Willy è di razza lagotto, vero?

«Era, perché non c’è più. Si, comunque era un lagotto. Adesso nella mia vita c’è Tommy, un altro lagotto! Ma Tommy non l’ho preso al canile: mi è stato regalato da mio marito Fabrizio, affettuosamente “stanco” delle mie sofferenze ricordando il mio “preferito”».

I ricordi legati a Willy, al suo “preferito” quindi, l’hanno condotta nel 2019 ad una realizzazione in campo letterario. Ce ne vuole parlare?

«Con piacere! Ho appena pubblicato un libro, il mio primo romanzo, che s’intitola “Willy e gli altri”. Un progetto che giaceva nel cassetto da anni ma che l’anno scorso son riuscita a terminare. In verità, avevo già avuto un’esperienza di pubblicazione precedente, partecipando con una racconto dal titolo “Vita” all’interno di “Ricordi”, una raccolta di scritti legata ad amicizie di Facebook prodotta dal mio ex professore d’italiano dell’Istituto Verga di Pavia, il Professor Arona, ancora oggi mio caro amico».

Il vero significato di “Willy e gli altri” è l’amore verso i cani?

«Non esattamente. Il vero concetto è il non essere troppo concentrati su se stessi per potersi accorgere di quanto la vita sia bella dedicandosi agli altri. Dedicandosi con quello che si ha da dare, non necessariamente soldi, intendo. Può essere l’ascolto, un abbraccio affettuoso, risolvere a qualcuno un problema che magari per me è nulla ma per l’altra persona è una montagna invalicabile. In tutto questo concetto appena esposto, devo dirle che i cani ogni giorno ci danno lezioni, ma noi, sempre distratti, ci accorgiamo di pochissimo...».

Willy ha qualcosa di speciale da mostrare per quanto concerne questa tematica?

«Willy è l’anello di congiunzione con tutti gli altri cani presenti nel libro, ed ogni cane del libro migliora la vita a tanti personaggi presenti nella storia. Ed alla fine, come l’allacciarsi di una collana, come la ricomposizione di un cerchio, tutto va a posto nelle rispettive vite».

Quindi i cani diventano entità taumaturgiche?

«No, non si tratta di veri miracoli. Le faccio l’esempio di Willy, che salva la vita a Giulia, la sua padroncina, e crea un rapporto di amicizia con Totò, un vagabondo che a sua volta facilita l’esistenza a diverse altre persone... Totò finirà al canile, ma il sodalizio e l’affetto profondo con Willy gli daranno lo spunto per la fuga. Il destino li aiuterà...»

è un storia di pura fantasia?

«Lo svolgimento della narrazione si, ma ad esempio, nella vita reale, io mi son sempre considerata aiutata, assistita dai cani che ho avuto. Tutte le persone che hanno avuto ed hanno un cane al fianco lo sono, anche senza scendere in tematiche psicologiche: pensi a quanto un cane, che deve uscire in passeggiata, aiuta il padrone nella conoscenza di altre persone che si fermano a complimentarsi, o semplicemente parlare, dei rispettivi animali. Parlo sia di due giovani, che magari scoprono di piacersi parlando dei loro cagnolini in un’occasionale conoscenza, sia di due anziani che quotidianamente si tengono compagnia grazie magari proprio ai loro cani. Spesso, per una persona diciamo... avanti con l’età, il cane rappresenta la quotidiana compagnia, il quotidiano impegno che aiuta la vita...»

Qual è la parte concettualmente a lei preferita, intrinseca di un personaggio del libro?

«La lepre. Ho usato questa immagine per far parlare la coscienza. All’interno del compimento degli eventi, come collettore delle storie intrecciate, la lepre è la parola, il pensiero, il testimone di una potenza superiore».

Gli animali parlano?

«Si, gli altri animali parlano. Ma solo loro possono sentire, e capire, ciò che dice la lepre, che non parla alle persone...».

La lepre è allora il suo personaggio preferito?

«No (sorride). Il mio personaggio preferito è Osvaldo. è un uomo dalla evidente corpulenza, l’uomo che trova Totò, il vagabondo. Non è una figura esteticamente molto curata: infatti lo presento sottolineando che “i suoi peli escono spavaldi verso il mondo”, vestito con tute logore e grossi sandali ai piedi. è un rigattiere che recupera tutto ciò che trova di dismesso per rivenderlo in un mercatino. Ma con i proventi delle vendite, l’unico interesse che coltiva è visitare i musei più belli di tutto il globo terrestre! La sua cultura è inversamente proporzionale alla sua immagine: è enormemente ricca e bella!

Emotivamente intelligente e, ad esempio, con nozioni architettoniche da professionista di fama! Incontra Totò alla fuga di questi dal canile, accudendolo e permettendogli di proseguire la fuga alla ricerca, al ritrovamento di Willy».

A chi si è rivolta per la pubblicazione?

«Guardi, nella situazione attuale dell’editoria, dopo averne inviate copie a diverse Case Editrici, dopo aver nel contempo richiesto preventivi per l’auto-produzione ricevendo in risposta cifre esorbitanti per la stampa di relativamente pochi esemplari, essendo poi principalmente problematica la distribuzione, al di là della stampa, alla fine ho deciso per la pubblicazione su Amazon. Anche se, come ho detto all’inizio, questa multinazionale ha messo in crisi molte piccole, artigianali e familiari attività».

Ci sarà un seguito?

«Potrebbe essere... anche se ritengo, senza alcuna presunzione, di aver già “detto” molto in questa pubblicazione. Forse tutto. E forse... non necessita altro, a seguire».

  di Lele Baiardi

Il Centro Culturale Islamico di Voghera Associazione di promozione sociale lancia un appello ai fedeli ed ai propri associati per mettersi a disposizione in questo momento dove il coronavirus sta flagellando l’Italia, i vogheresi e gli oltrepadani.  

“Come sappiamo tutti quanti – scrive Il Centro Culturale Islamico di Voghera -  l'Italia sta affrontando l'emergenza Coronavirus; quindi cari fratelli e sorelle abbiamo il dovere e l'onore, come cittadini, di aiutare il nostro Paese, che ci ha dato la sicurezza, un lavoro e dei buoni principi per i nostri figli, dandoci anche il privilegio della libertà religiosa. Ci sentiamo quindi in dovere di partecipare per affrontare questa situazione e vogliamo mobilitarci per offrire la nostra solidarietà. Il consiglio direttivo ha organizzato tre modi per dare la disponibilità:  

1) In questo momento la prima emergenza sanitaria a livello nazionale, segnalata dai diversi ospedali, è rappresentata da una drastica riduzione della raccolta di sangue. Per  questo il Centro Culturale Islamico di Voghera intende lanciare un appello sia alla Comunità Islamica ma in generale a tutta la cittadinanza affinché si riprenda questa fondamentale azione salvavita a sostegno del prossimo, la donazione di sangue. Donare sangue in questi casi è come salvare la vita, come ci raccomanda il Corano in questo versetto { Chi salva un'anima è come avesse salvato tutta l'umanità }  

2) Il Centro Culturale Islamico di Voghera ha preso l'iniziativa di raccogliere le offerte da mettere a disposizione dell'Ospedale Civile di Voghera per l'acquisto di materiale sanitario. In caso non dovesse essere necessario il materiale, si farà una donazione per le emergenze in corso.   

3) Il Centro Culturale Islamico si mette a disposizione della Protezione Civile, della Croce Rossa Vogherese e anche di altre associazioni che aiutano in questa emergenza.

Cogliamo l'occasione di invitare qualsiasi persona che voglia rendersi partecipe alla nostra iniziativa. A chi voglia donare il sangue chiediamo di contattarci e, per quanto riguarda la donazione in denaro, chiediamo di usare l'IBAN dell'associazione. Per informazioni:

Tel,3280227724;

indirizzo PEC: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Grazie per la vostra collaborazione – conclude Il presidente  Ayadi Brahim  del Centro Culturale Islamico di Voghera."

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Francesca Raimondi ha 37 anni, vive a Voghera ed è una persona eclettica: insegnante di violino, suona anche il pianoforte ed è psicologa. Ha concentrato la sua esperienza e il suo percorso di studi, compreso di specializzazioni, nel progetto “Musica e gioia”, ovvero lo studio che Francesca ha aperto 6 anni fa. Il suo obiettivo è insegnare ai bambini, che rappresentano il target principale, a suonare il violino tramite la didattica musicale. I valori cardine sono professionalità e inclusione, in quanto lo studio si rivolge a bambini anche piccolissimi, disabili e con qualsiasi tipo di deficit mentale o fisico. Quest’estate Francesca spera di poter attivare un camp estivo che traduca su una lunghezza di cinque giorni i valori e i metodi del suo studio, per la cui realizzazione ha bandito una campagna di crowdfunding online.

Francesca, da quanti anni insegna violino?

«Ho avuto i miei primissimi pochi allievi nel ’98; tenevo lezioni private in casa mia e sono andata avanti così per 4-5 anni. In seguito c’è stata una lunga pausa, in cui ho deciso di concentrarmi sulla mia formazione, per poi riprendere nel 2009. La mia esperienza è ventennale, ma insegno in modo ufficiale e continuativo, con un mio studio, da 11 anni. All’inizio insegnavo anche le basi del pianoforte, ora solo violino e propedeutica per i bambini piccolissimi».

In che modo è cominciato il suo percorso con il violino?

«La mia storia con questo strumento è iniziata un mese prima di compiere nove anni. Per Natale i miei genitori mi regalarono un violino e iniziarono a mandarmi a lezione. All’inizio non è che mi interessasse granché – ho avuto una storia piuttosto travagliata, ho cambiato anche molti insegnanti; ho iniziato ad appassionarmi profondamente e a studiare intorno ai 15 anni, una volta maggiorenne sono entrata al conservatorio di Parma e lì mi sono diplomata».

Quando e perché ha deciso di aprire il suo studio di musica?

«Volevo che il mio lavoro principale diventasse quello di insegnare musica. Ho sempre avuto una propensione alla didattica sin da quando ero piccolissima. Essendo tra l’altro psicologa dello sviluppo, ho lavorato anche come educatrice in asili nido e scuole dell’infanzia, e come docente di sostegno in scuole materne pubbliche. Insomma, insegnare mi è sempre piaciuto tanto. Per cui, nel 2014, ho aperto a Voghera il mio studio “Musica è gioia”.

Perché questo nome?

«Si chiama così perché io credo che la musica, come tutte le discipline in realtà, si possa imparare in modo sereno e positivo. Ad oggi è anche ampiamente dimostrato da studi scientifici che un metodo di apprendimento propositivo, divertente – non tramite la minaccia e la punizione, come si fa nelle nostre scuole – sia molto più efficace. Il motivo per cui insegno è proprio questo: la volontà di appassionare, motivare, rinforzare, di dimostrare che, appunto, la musica è gioia».

Ha fatto della sua passione un lavoro: oltre ad insegnare ricopre anche altri ruoli?

«Come musicista non svolgo attività concertistica, anche se attorno ai 20 anni sarebbe stato il mio sogno fare la solista. L’orchestra non mi interessava granché, perciò ho intrapreso quello che è il mio percorso attuale. Non ho mai pubblicato pezzi miei. Non è detto che un musicista sappia anche comporre perché in conservatorio c’è un corso apposito – è più o meno come studiare un altro strumento – che io personalmente non ho seguito. Pubblico “pezzi” ma nel senso che ho scritto e scrivo: al momento realizzo articoli per riviste specialistiche. Inoltre, come ho detto prima, sono psicologa, quindi spesso faccio colloqui di supporto psicologico a bambini e genitori e collaboro di frequente con l’università Bicocca di Milano».

La sua formazione è estremamente solida e completa: che percorso di studi universitario ha seguito?

«Oltre ad aver conseguito il diploma in conservatorio, all’Università di Parma mi sono laureata in Psicologia dello sviluppo. Sono inoltre abilitata a diversi metodi e all’estero è diverso, ma in Italia permane questa convinzione che per insegnare basti l’amore, soprattutto per quanto riguarda i bambini con disabilità. Ho già detto quanto per me siano importanti il coinvolgimento, la piacevolezza, il divertimento, quindi non metto in dubbio il ruolo dell’amore. Ma è indispensabile che i più piccoli siano istruiti da insegnanti soprattutto competenti. Il bagaglio teorico, esperienziale, di strategie didattiche, fa la differenza tra un bravo insegnante e un insegnante qualunque. Secondo me bisognerebbe, senza ovviamente trascurare la passione, concentrarsi in modo molto più approfondito sull’aspetto formativo dei docenti di qualsiasi tipo e ordine».

Ha scelto il suo percorso di studi già con in mente “lo scheletro” di tutti i progetti che ha all’attivo?

«Sì e no, nel senso che ho scelto il mio percorso alla luce della mia vocazione per la didattica e del sogno di aprire un mio studio, ma mi sono ritrovata ad avere molta più formazione e a realizzare molti più progetti del previsto; man mano che, in itinere, mi vengono idee, per applicarle devo specializzarmi ulteriormente. Quindi è tutto un crescendo».

Che tipo di specializzazioni ha conseguito? In cosa consistono a livello pratico?

«Sono abilitata al metodo Suzuki, al CML e al metodo Lullaby. Il primo basa l’apprendimento di uno strumento musicale su un’induzione naturale che rispecchia quella del linguaggio, infatti è anche chiamato “metodo della lingua madre”. Un bambino impara a parlare sentendo mamma e papà che parlano a loro volta, e lo stesso processo viene applicato in ambito musicale. I cardini di questo metodo sono l’ascolto, l’imitazione e il gioco. Il genitore partecipa alla lezione insieme al bambino e viene formato, in modo da poter replicare in ambiente domestico le gestualità e i suoni propedeutici all’apprendimento di uno strumento, con la stessa naturalezza, spontaneità e frequenza di una conversazione. La massima efficacia di questo metodo si ottiene se lo si applica tra il primo e il secondo anno di vita del bambino, quando, appunto, sta imparando a parlare».

Il CML invece?  

«Sta per Children’s Music Laboratory ed è una sorta di evoluzione italiana del metodo Suzuki, rivolta a bambini di 3-4 anni – fino agli 8 – in preparazione all’apprendimento dello strumento. All’Università di Chichester ho conseguito un master di primo livello in didattica del violino. E’ un master estremamente esperienziale, in cui tu devi riflettere sui tuoi metodi didattici e talvolta invii video del tuo lavoro. L’obiettivo è riuscire a insegnare nel modo più sintetico e mirato possibile aspetti anche molto tecnici del violino – i migliori docenti in questo campo non hanno nemmeno bisogno di parlare, nelle lezioni soprattutto con i bambini piccoli comunicano a livello non verbale.

Che differenza c’è tra musicoterapia e didattica musicale, la disciplina che lei insegna?

«Sostanzialmente: oltre ad essere poco efficace, trovo che la musicoterapia sia discriminante, poiché raccomandata per individui disabili.

La didattica musicale è apprendimento, la musicoterapia genera uno stato di benessere. Io, che applico didattica musicale, sono un’insegnante, il musicoterapista invece è, per l’appunto, un terapista; io adotto la didattica musicale con qualunque individuo, senza alcuna discriminazione di età e sesso, con o senza deficit fisici o mentali, con disabilità, con quoziente intellettivo superiore alla media; tutti suonano, tutti. E sottolineo suonano, non fanno terapia. La didattica musicale ha un approccio basato sulla motivazione all’apprendimento, la musicoterapia utilizza la musica esclusivamente come approccio con l’altro; io, in quanto insegnante di didattica musicale, faccio in modo che il bambino collabori con me e con gli altri per seguire le mie direttive, il che non vuol dire limitarne la creatività: la libertà di espressione deve essere incanalata dalla capacità tecnica, dai mezzi per esprimersi, altrimenti è caos, come accade nella musicoterapia; da me si impara a suonare il violino, nella musicoterapia i mezzi utilizzati servono a incentivare le relazioni; la mia orchestra è totalmente inclusiva di bambini neurotipici e non, nella musicoterapia ci sono pazienti divisi in categorie a seconda dei loro bisogni; io insegno a bambini molto piccoli, a partire dai 2 o 3 anni e come nel metodo Suzuki i genitori partecipano alle lezioni; in ultimo, io utilizzo metodi scientifici per valutare i progressi, mentre nella musicoterapia ci si basa su impressioni – “se il bambino sorride, allora è migliorato”».

In che cosa consiste il progetto camp estivo: per quando è in programma?

«Si terrebbe a Montebello della Battaglia per cinque giorni, in luglio – non so ancora le date precise. Il mio obiettivo è quello di fare un turno solo, perché l’organizzazione di un camp estivo ha un costo altissimo, ma se il successo fosse molto grande potrei prendere in considerazione di farne due. Ospiterebbe una decina di bambini dai 5 ai 10 anni».

è indirizzato solo ai suoi allievi, a bambini che conoscono lo strumento, oppure è un modo per farlo conoscere anche ad altri?

«è principalmente indirizzato a chi già suona, ma i neofiti non sono assolutamente esclusi: nel 2016 il gruppo era composto quasi tutto da bimbi che non avevano mai suonato, anche con disabilità grave, e in cinque giorni sono riusciti ad imparare un paio di pezzi basilari con un brano da solista a testa».

Come sarebbe la giornata tipo al campo?

«La giornata tipo è composta da una o due lezioni individuali di mezz’ora ciascuno, un’ora di orchestra, e per chi se la sente o è un po’ più grande è previsto tempo di studio coadiuvato da educatori. Ci sono inoltre attività di svago, laboratori di cucina, laboratori artistici, equitazione, yoga, l’immancabile piscina, passeggiate, sport».

Che tipo di arricchimento si propone di fornire ai bambini?

«Il progetto vuole essere un’esperienza di divertimento e soprattutto, dal momento che il camp prevede una permanenza di 24 ore su 24, di autonomia, abilità inestimabile da acquisire in particolar modo per i bambini disabili; ognuno ha i suoi piccoli obiettivi: imparare a vestirsi, a lavarsi, a mangiare da solo, a sopportare emotivamente la lontananza dalle figure di riferimento. Il tutto si fonda sull’inclusione, che costituisce un arricchimento reciproco, con il filo conduttore dell’apprendimento – o approfondimento intensivo – della musica».

Ha adottato il crowdfunding, ovvero la donazione di denaro attraverso internet per finanziarsi. Come è possibile contribuire?

«Le donazioni possono essere versate entro il 26 febbraio e ognuno può decidere di contribuire come vuole: ci sono degli scaglioni di 5, 10, 20, 30 e 60 euro, ma è possibile impostare una cifra a piacimento. L’obiettivo  da raggiungere entro questa data è di 6mila euro e la piattaforma su cui è attiva la raccolta fondi è “eppela.com”. Ogni persona che donerà riceverà in segno di gratitudine varie ricompense, tra cui un CD registrato dai miei allievi, una maglietta di Musica è gioia, una citazione sul mio blog».

è possibile contribuire anche in altri modi, oltre che a livello finanziario?

«Ho avuto sponsor che si sono occupati di fornirmi strumenti musicali, cartoleria, corsi vari o ingressi in piscina agevolati, ma tutto questo una volta che la realizzazione del camp è confermata. Questa raccolta fondi è necessaria soltanto alla realizzazione basilare del progetto e al finanziamento degli educatori scrupolosamente selezionati».

Di Cecilia Bardoni

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