Giovedì, 28 Maggio 2020

Oggi pomeriggio (26 maggio) sono entrati operativamente nel vivo i lavori da parte di Rti Unirecuperi e Ecopera per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti speciali non pericolosi dal capannone a Medassino ex sede della ditta Recology. I primi camion sono partiti e hanno caricato carta da parati, materiale di recupero per l'agricoltura e materassi per lo smaltimento che avverrà a Arezzo, Piacenza e Torino. Le opere termineranno a fine luglio. Il piano per l’area situata in via Lomellina 145 ha un costo complessivo di circa 1 milione 316 mila euro, di cui 885 mila per i lavori di smaltimento. Dopo aver avviato alla fine dello scorso anno l’iter procedurale dell’appalto, la Rti Unirecuperi e Ecopera aveva vinto il bando indetto dall’amministrazione comunale di Voghera.

«Ci avviamo alla risoluzione di un problema importante. Non ci sono tati motivi di ritardo imputabili all’amministrazione, ma l’avvio dei lavori è stato reso più complicato dalla machiavellica burocrazia Italiana e dalle nuove norme imposte dal momento di emergenza», commenta il sindaco Carlo Barbieri.

Dopo aver predisposto le operazioni preliminari di organizzazione del cantiere, è partita l’opera di rimozione dei materiali e la pulizia del capannone al cui interno sono contenuti circa 5mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi. Le tipologie più importanti di rifiuti presenti sono a base di materiale plastico (carta da parati, reti di copertura e tubi di irrigazione), tessuti e materassi di gomma piuma, pneumatici fuori uso e rifiuti speciali misti ancora da dividere.

«Sono molto soddisfatta per l’avvio dei lavori e ringrazio gli uffici per tutto il lavoro svolto – aggiunge l’assessore all’Ecologia Simona Panigazzi – un percorso reso più lungo dalle questioni burocratiche sta giungendo al termine. L’amministrazione ed i cittadini tireranno finalmente un sospiro di sollievo. E’ importante pensare al futuro quando si fanno scelte, perché potrebbero influenzare e dare problemi a coloro che verranno dopo di noi».

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La notizia del possibile arrivo di uno o forse due impianti per la produzione di biogas in Oltrepò ha suscitato immediatamente dibattito. Le strutture, che dovrebbero sorgere nella zona industriale di Campoferro e a Casei Gerola, sarebbero adibite alla produzione di biometano da fonti rinnovabili. Le aziende proponenti hanno denominazioni diverse ma fanno capo alla stessa proprietà: Voghera Green Energy Società Agricola e Casei Gerola Green Energy Società Agricola srl sono ramificazioni della Green Energy Power 1 con sede a Bovolone, provincia di Verona. Per quanto almeno in apparenza “green”, il progetto fa storcere il naso anche a Legambiente, che dopo averlo analizzato lo boccia in maniera netta. Le motivazioni del “no” a questi impianti in Oltrepò le spiega il membro del direttivo Patrizio Dolcini, consulente che si occupa di economia circolare ed energie rinnovabili. La sua formazione universitaria è di stampo chimico ed ha maturato esperienza pluriennale in campo impiantistico in diversi settori e in varie società.

Dolcini, la nascita di impianti a biometano è stata incentivata dal Governo con un apposito decreto del marzo 2018. Si tratta di una iniziativa mirata a sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili. Come mai Legambiente si schiera contro i progetti presentati in terra d’Oltrepò?

«Perché la logica che vorremmo far passare è che si devono fare quegli impianti che rispondono ai bisogni e alle richieste del territorio, evitando speculazioni e deregolazioni. Proprio per questo in Oltrepò ribadiamo l’importanza di fare ad esempio un impianto efficiente di biometano  che chiuda il ciclo della raccolta differenziata della frazione umida di ASM, mentre riteniamo che impianti come quelli proposti siano avulsi dal territorio, calati dall’alto senza un rapporto coi nostri reali bisogni».

Qualcuno ha detto che inizialmente, a livello provinciale, avreste dato parere favorevole…

«Assolutamente no. Chi lo dice vuole spargere veleno nell’aria. A nessun livello abbiamo appoggiato questo progetto. Non abbiamo nulla contro gli impianti che producono biometano in generale, ma questo nello specifico non lo appoggiamo».

Avete analizzato la relazione tecnica presentata dalla ditta. Cosa non vi convince?

«Essenzialmente due aspetti. Il primo aspetto è il fatto che si basi “a titolo esplicativo” su una dieta, cioè le biomasse di alimentazione, che sono molto diverse dalle biomasse che si chiede di autorizzare. Un poco come se mi presentassi in una concessionaria per avere informazioni su un modello specifico di auto e mi dessero un estratto di wikipedia che descrive com’è fatta un’auto a livello generale. Il secondo aspetto è che gli allegati relativi agli impatti ambientali ed al traffico appaiono ricchi di affermazioni e molto meno di dati specifici relativi alla situazione specifica del territorio e della viabilità. In partica non ci sembrano per nulla aderenti a quanto richiesto normalmente in fase di autorizzazione».

La ditta specifica da dove arriverà la fornitura di materia prima necessaria a produrre biometano?

«L’elenco delle materie richieste in autorizzazione fanno ritenere che arriveranno in buona parte da società specializzate nel commercio di biomasse , con provenienza da varie regioni, forse anche dall’estero. Sicuramente non vi è un rapporto con il territorio, con quelle che sono le materie qui disponibili. Insomma un impianto di questo tipo per quanto riguarda l’alimentazione poteva essere proposto indifferentemente al Sud , al Nord o alle Isole Tonga».

Non solo Campoferro, ma anche Casei Gerola. Come mai addirittura due impianti in pochi chilometri?

«Risponde a logiche speculative. Val la pena far notare che se la potenzialità di lavorazione giornaliera del materiale è inferiore alle 150 tonnellate non è necessario presentare una Valutazione di impatto ambientale (VIA). Guarda caso, entrambi gli impianti avrebbero una produzione appena inferiore a quella soglia. Poi manca una pianificazione territoriale, e chi propone impianti non deve nemmeno dimostrare le capacità tecniche e finanziarie per realizzarli».

Mettiamo però che venga approvato. Il progetto, a livello puramente tecnico, le sembra almeno ecologicamente sostenibile per il territorio d’Oltrepò? Che tipo di impatto ci si può aspettare?

«L’impianto non si inserisce nel quadro produttivo e di valorizzazione del territorio. è un corpo estraneo, con impatti negativi soprattutto a livello del traffico indotto e potenzialmente rispetto alle molestie olfattive. Soprattutto non risponde ai nostri bisogni, alla valorizzazione di filiere locali».

Riguardo agli odori, la proprietà assicura che non ce ne saranno, se non “di terra fresca”. è verosimile?

«Con le misure di abbattimento delle molestie olfattive previste in progetto abbiamo forti dubbi. Critiche sono soprattutto le fasi di ricezione, stoccaggio ed alimentazione delle biomasse. Inoltre essendo previsto il compostaggio, sarebbe utile capire con esattezza che quantità di compost prodotto potrà esser stoccata in attesa dello smaltimento verso la destinazione commerciale. Certo un compost di qualità non puzza, ma stoccato per medio o lungo termine non profuma».

Che tipo di prodotto sarà lavorato in questo impianto? Il progetto mette qualcosa nero su bianco?

«Come già evidenziato in relazione tecnica, “a titolo esplicativo” si parla di una dieta composta prevalentemente di insilati. Questa è una dieta peraltro che probabilmente se portata a realizzazione escluderebbe l’impianto dagli incentivi GSE, in quanto l’uso prevalente di insilati non è ammesso dal Decreto Biometano del 2018. Abbiamo però ragione di ritenere che visto il lungo elenco di biomasse richieste in autorizzazione, si useranno altre biomasse , probabilmente in funzione dell’offerta momentanea del mercato».

Gli scettici sollevano dubbi riguardo al fatto che questo tipo di impianti, nati ufficialmente per lavorare qualcosa, possano finire per smaltire altro. è secondo lei un dubbio legittimo in questo caso?

«Il termine corretto per definire l’azione di questi impianti sarebbe “digerire”. Il principio è la digestione anaerobica in un reattore con flora batterica dedicata. Comunque l’eventuale uso per una dieta “totale” a base di frazione umida della raccolta differenziata, cioè di un rifiuto, con una autorizzazione di stampo “agricolo” non è possibile. Per quanto richiesta in autorizzazione, la frazione umida non può superare una percentuale fissata normalmente attorno al 20%, sia per motivi autorizzativi che per limiti tecnologici».

A livello di traffico, considerando anche la non efficientissima rete di infrastrutture del territorio, c’è motivo di temere ripercussioni importanti oppure le stime riportate dei volumi riportate nel progetto sono sostenibili?

«Il dato del traffico preoccupa. La via d’accesso è già normalmente un parcheggio per i mezzi pesanti in attesa per lo scarico-carico delle aziende vicine, tanto da rendere a senso unico la circolazione per forza maggiore. Il traffico poi indotto proprio già ora in zona dalle attività presenti è molto impattante. La scelta della localizzazione dell’impianto in un’area già critica  in tal senso è fortemente errata».

La conferenza dei servizi per l’approvazione definitiva è in agenda per il 16 giugno. Che margini di manovra ci sono ancora per discutere ed eventualmente bloccare il progetto?

«Chiederemo con le nostre osservazioni uno stop all’iter. Siamo confidenti che l’azione concertata fra associazioni e cittadini possa bloccare un impianto come questo destinato solo o quasi a creare problemi. I margini ci sono, occorre però chiarezza a livello amministrativo ed istituzionale nell’opporsi all’impianto».

di Christian Draghi 

La ditta proponente «Un gioco di scatole cinesi»

Chi sono la ”Voghera Green Energy Società Agricola” e la “Casei Gerola Green Energy Società Agricola”? A visura camerale risultano due Srl riconducibili alla medesima proprietà, Marco Beltrami domiciliato a Bovolone (Verona), che è titolare con almeno una carica di trenta imprese diverse, la maggior parte delle quali hanno in comune la denominazione “Green Energy Società Agricola” mentre varia la denominazione a seconda della località in cui viene presentato il progetto. Oltre a Casei Gerola e Voghera, nel pavese progetti analoghi sono stati presentati anche a Landriano e Zinasco. Secondo il consigliere comunale vogherese Caterina Grimaldi si tratterebbe di un «gioco di scatole cinesi con aziende create ad hoc per presentare progetti “fotocopia” in giro per il territorio. Dalle visure camerali di tutte le società che fanno capo al proponente – spiega Grimaldi - risulta evidente un grosso intreccio che fa purtroppo prefigurare, in senso negativo, i possibili futuri sviluppi di questa operazione su Voghera, che potrebbe vedere ampliato non solo la dimensione dell’impianto, successivamente alla prima autorizzazione, ma anche il tipo di matrici in ingresso e non meno importante anche le caratteristiche imprenditoriali del gestore». Beltrami risulta anche amministratore unico di Green Energy Power 1 srl, società che si occupa di produzione di energia elettrica, dell’Immobiliare San Marco srl, e della Geo Studio Engineering srl, uno studio professionale con una decina di dipendenti che, da anni, si occupa dei principali progetti di biodigestori in tutta Italia. Tutte con sede a Bovolone. Il compromesso per l’acquisto del terreno su cui dovrebbe sorgere il nuovo impianto vogherese è stato stipulato con la Matti Immobiliare che ne è proprietaria nel gennaio 2019.

Dopo il polverone sollevato dalla notizia, resa pubblica dalla stampa, dell’esistenza di un progetto per la realizzazione di un impianto a biogas nel territorio di Campoferro, a Palazzo Gounela pressoché tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, si sono compattate intorno alle ragioni del “no”. In molti però si interrogano sul ruolo del Comune di Voghera nella vicenda. Il sindaco Carlo Barbieri, chiamato in causa dalla ditta proponente che afferma di aver ricevuto nove mesi fa un suo parere positivo, nega di averlo concesso. In molti, dato che l’iter autorizzativo sembrerebbe già a un passo dall’approvazione (possibile data il 16 giugno, giorno della conferenza dei servizi decisiva), ci si chiede come sia possibile che l’Amministrazione possa essere stata bypassata. A spiegarci quanto accaduto è il presidente del consiglio comunale Nicola Affronti, UDC.

Affronti, come poteva il Comune di Voghera non sapere che sul proprio territorio sarebbe potuto sorgere un impianto di quel tipo?

«Facciamo chiarezza su questo punto: l’iter burocratico prevede che sia la Provincia l’ente a cui fare richiesta, che successivamente in qualità di ente autorizzatore è obbligata a coinvolgere gli attori del territorio, come Comune, ATS, Vigili del fuoco, ARPA affinché tutti all’interno della Conferenza dei Servizi possano  esprimere il proprio parere. è assolutamente “normale” quindi che il Comune di Voghera non ne fosse a conoscenza prima che la Provincia accogliesse e protocollasse la richiesta del progetto. Peraltro il Comune sul cui territorio verrebbe realizzato tale impianto, deve solamente esprimere un parere non vincolante per l’ente autorizzante in sede di conferenza dei servizi. Il Comune di Voghera, pertanto, non ha potere decisionale in merito al rilascio dell’autorizzazione, ma può solo esprimere le valutazioni tecniche richieste dalla Provincia».

Quando avete saputo di questo progetto?

«Era il 6 marzo quando la Provincia ha scritto al Comune informandolo, annunciando contestualmente una Conferenza dei Servizi  per il  28 aprile successivo».

E in quella sede che parere avete espresso?

«Contrario, per voce dell’assessore all’ambiente Simona Panigazzi (UDC) che aveva ricevuto la delega dal Sindaco a rappresentare il Comune e che, da subito, aveva sposato il parere negativo dei suoi uffici».

Eppure dal settore urbanistica sarebbe arrivato un parere favorevole. è vero?

«Il settore urbanistica ha espresso un parere puramente tecnico, come hanno fatto gli altri uffici: ha cioè evidenziato che, in linea teorica, vista la presenza di un’area industriale e di un Pgt che lo consentono, l’impianto avrebbe diritto di insediarsi in quell’area. Questo però non ha niente a che vedere con il parere del Comune sull’impianto che è, lo ribadisco, negativo, ed è basato sul parere dell’ufficio Ambiente del Comune che ha espresso forti riserve per le criticità che un impianto di quel genere potrebbe far sorgere. Il Parere negativo di tutto il Comune sarà ribadito e presentato in conferenza dei servizi il 16 giugno».

A chi accusa il Comune di poca trasparenza cosa risponde?

«La considero pura diffamazione. Noi gruppo UDC, da subito abbiamo espresso con le nostre dichiarazioni parere contrario al progetto, respingiamo al mittente anche le affermazioni infondate e nelle quali si dice che abbiamo “sfruttato” questo periodo di emergenza sanitaria per ritardare ogni decisione in merito. Mi permetta di aggiungere con un certo orgoglio che noi gruppo UDC abbiamo fatto da apripista e siamo felici che gli “altri” ci abbiano seguiti, anche chi ha deciso di cavalcare l’onda… questo a riprova di quanto l’ambiente e la salute dei cittadini ci stia a cuore, non a caso proprio 4 anni fa, con tutte le diversità del caso, eravamo a protestare in prima fila contro l’inceneritore di Retorbido».

Entriamo nel merito del progetto. Siete contrari perché?

«Molte ragioni. Innanzitutto la localizzazione infelice, nei pressi di un quartiere residenziale dove risiedono anche molti bambini, oltre ad un importante centro per “diversamente abili” denominato “Don Guanella” e ad una clinica veterinaria molto frequentata. C’è poi la vicinanza con la Cameron Grove, principale azienda cittadina che occupa oltre 400 dipendenti. Cameron che ha inviato una pec al Comune dove esprimeva le sue forti perplessità sul fatto che un impianto di quel tipo dovesse sorgere proprio di fianco a loro con le problematiche che potrebbe portare. Vorremmo poi evitare che, scaricando le acque dall’impianto, si rischi di danneggiare le falde acquifere, in considerazione che quell’area non esiste neppure la rete fognaria. L’area dell’impianto poi non presenta un parcheggio per autotreni sufficiente a gestire il volume degli automezzi che si accumuleranno in quella zona. C’è poi il capitolo odori: non è detto che, per quanto i valori di dispersione indicati rispettino i limiti di legge, il problema non si ponga. In generale poi, Voghera è già sottoposta a stress ambientale a causa di odori molesti di altre ditte, anche derivanti dallo spandimento dei fanghi, o da insediamenti quali Recology (che stiamo risolvendo in questi mesi con lo smaltimento). In sostanza, si va incontro a tutta una serie di disagi a fronte di meno di dieci posti di lavoro».

Il vostro timore più grande oltre alle motivazioni espresse?

«Il nostro timore è che, come è già successo in altre realtà di questo tipo, ad esempio in Lomellina, si vada ad implementare l’impianto per trattare rifiuti umidi o fanghi agricoli. è noto che questi impianti, dopo due anni di operatività possono, previo consenso provinciale, essere ampliati e cambiare “alimentazione”».

ASM Voghera però sembrava inizialmente aver espresso un parere positivo, è così?

«Assolutamente no, la vicenda è stata strumentalizzata ad hoc. ASM Voghera SpA era stata informata dal Vice Presidente Paolo Affronti (UDC) che il giorno dopo si sarebbe tenuta la conferenza dei servizi e, da subito, si è espressa in senso contrario comunicandolo anche alla sua controllata “Reti di Voghera” che ha dato parere positivo alla semplice richiesta della ditta proponente di allacciamento alla rete, dichiarando però di non pronunciarsi su altre valutazioni. Il tutto è stato inteso come parere favorevole sull’impianto. Non sono bastate smentite a profusione del presidente, del vicepresidente e dell’amministratore delegato».

Prossimo step conferenza dei servizi del 16 Giugno. Possibili scenari?

«La Provincia ha ritenuto da subito di fare approfondimenti e senza il nostro parere negativo, avrebbe potuto approvare da subito il progetto. Ora sarà nostro impegno dare un “mandato forte” all’assessore Panigazzi che in quella sede rappresenterà non solo il parere tecnico negativo al progetto, ma anche tutta la parte politica che coesa dice no. Il timore potrebbe essere quello che la Provincia possa dare l’autorizzazione all’impianto magari per evitare possibili ricorsi da parte della proponente».

In quel caso?

«In quel caso credo che i vari rappresentanti delle forze politiche locali che hanno rappresentanti in provincia, credo che dovranno rendere conto ai cittadini, se non faranno sentire la propria voce contraria anche in quella sede»

Tutti compatti intorno al No senza distinguo, quindi?

«Direi proprio di sì, anche se c’è chi, come ad esempio il PD, per cercare visibilità elettorale, cerca capri espiatori come se non avesse rappresentanti in Provincia, oppure chi esprime posizioni ambigue, come Legambiente, che inizialmente a livello provinciale aveva espresso parere favorevole salvo poi aggiustare il tiro a livello locale. Mercoledì 27 Maggio in consiglio comunale verrà discusso l’ordine del giorno di cui sono primo firmatario, sottoscritto da 6 consiglieri di maggioranza tra cui i consiglieri UDC (Nicola Affronti, Elisa Piombini e Daniela Galloni) e di altri gruppi (Sandra Tassisto, Simone Algeri e Laura Ferri), con il quale il Consiglio comunale della Città esprimerà il proprio dissenso all’impianto ed impegnerà il Sindaco e l’Assessore all’Ambiente Simona Panigazzi a confermare il parere negativo già espresso. Gli enti pubblici parlano per atti, questi sono i nostri atti concreti per evitare che sorga questo impianto».

 di Silvia Colombini

Quarto sabato consecutivo di protesta per le Mascherine Tricolori. "Da Nord a Sud, in quasi cento piazze italiane, migliaia di italiani hanno manifestato, in modo pacifico ma determinato - scrive il comunicato stampa del movimento Mascherine Tricolori - contro le restrizioni del governo Conte e le misure economiche insufficienti per far fronte alla grave crisi economica e sociale connessa all'emergenza sanitaria. Grande presenza anche a Voghera dove all'iniziativa di dissenso hanno partecipato oltre 50 persone. Il prossimo obiettivo è l'organizzazione di una grande manifestazione nazionale a Roma.

Aumenta soprattutto la presenza dei rappresentanti delle categorie più colpite dalla crisi connessa all'emergenza Covid-19. In Piazza Duomo sono intervenuti il presidente dell'Acol, Marco Pagani, Mallory Sacchi, consigliere comunale di Volpara, Massimo Antoninetti, consigliere comunale di Rocca Susella, Diego Di Sopra, consigliere comunale di Sant'Angelo Lodigiano e Sebastiano Abela, infermiere pavese. "A quasi tre mesi di distanza dalla chiusura totale, ci sono milioni di italiani che ancora non hanno visto un euro", si legge nel volantino diffuso in tutte le piazze. "Questo è inaccettabile! Siamo stanchi di sentire solo annunci da parte del governo, miliardi su miliardi che però restano solo sulla carta, 'potenze di fuoco' che vivono solo nella fantasia di Giuseppe Conte. Milioni di lavoratori ancora non hanno visto i soldi della cassa integrazione in deroga, per non parlare delle centinaia di migliaia di autonomi a cui il bonus Inps non è arrivato! E i finanziamenti alle imprese? La maggior parte degli imprenditori non ha avuto accesso al credito. E il reddito di emergenza per disoccupati e persone in difficoltà? Ancora non si sa se, come e quando arriverà".

"Invece di regolarizzare 600 mila immigrati e pensare ai bonus per i monopattini, il governo dovrebbe mettere in campo risorse senza precedenti per salvare quei settori, come il turismo e la ristorazione, che rischiano letteralmente di scomparire. Nonostante la fase due, migliaia di attività non hanno riaperto. Serve il blocco degli affitti, la proroga della cassa integrazione e regole vere, ma che siano chiare e applicabili. E poi vogliamo sapere quale sarà il futuro dei nostri figli, come e quando riapriranno le scuole, se esiste una strategia, uno stanziamento di fondi. Qui si brancola nel buio, mentre il governo pensa solo a rendere perpetua la dittatura sanitaria e la limitazione della libertà - conclude il movimento Mascherine Tricolori -  con il prolungamento dello stato d'emergenza fino a dicembre! Questo governo deve andare a casa e la parola deve tornare al popolo".

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Quando penso alla parola eclettico, riferita all’Oltrepò, mi salta subito alla mente un nome: Gabriele “Lele” Baiardi. Pochi personaggi oltrepadani riescono a trasmettermi la stessa infaticabile energia creativa e quasi demiurgica, di Lele. Eclettismo non significa tuttologia, ma versatilità. “Lele” Baiardi non sa fare tutto e non riuscirà a fare tutto  in modo sempre e comunque eccellente, ma possiede una mente eclettica, curiosa e sempre assetata di nuovi stimoli. È di queste ore che Lele Baiardi ha scritto il suo primo romanzo. Tu sei "il mio Migliore" (You are "my the Best").  

“Un'eterna storia d'amore, d'amicizia e di morte. Due vite parallele tra due continenti. Due palcoscenici: Milano e Los Angeles. L'epopea dell'incontro di molte anime, delle quali una condannata, un'altra in metamorfosi.
Il gioco del caso e del tempo contro la morte, che ineluttabile verrà ma... vincerà solo la prima battaglia: il tempo, alla fine, taglierà per primo il traguardo. 1985-.... fino al traguardo”

Lo trovate in formato digitale ai seguenti links:

https://www.mondadoristore.it/Tu-sei-il-mio-Migliore-You…/…/

https://www.ibs.it/tu-sei-mio-migliore-you-…/e/9788831671767

https://www.kobo.com/…/tu-sei-il-mio-migliore-you-are-my-th…

https://www.youcanprint.it/…/tu-sei-il-mio-migliore-you-are…

A breve uscirà anche il formato cartaceo.

"Tornano in piazza le Mascherine tricolori. Da Nord a Sud in decine di città italiane, migliaia di italiani saranno in strada per manifestare contro il governo Conte - scrive una nota stampa del Movimento Mascherine Tricolori -  e le misure assolutamente insufficienti e tardive messe in campo per far fronte ad una crisi economica e sociale senza precedenti. "Siamo cittadini, commercianti, imprenditori, lavoratori, genitori. Siamo il popolo e non possiamo più stare in silenzio. Dopo quasi tre mesi dall'inizio del lockdown ci sono milioni di persone che ancora non hanno visto un euro: cassa integrazione che non arriva, bonus in ritardo, finanziamenti che le banche non erogano e soldi a fondo perduto per ora solo sulla carta".

Nel nuovo Dpcm si "concede" la possibilità di manifestare in forma statica e rispettando le norme anti assembramento. Per questo le Mascherine tricolori si daranno appuntamento domani a Voghera in Piazza Duomo, angolo via Cavour, dalle ore 15, dove è prevista la presenza di decine di italiani arrabbiati e determinati nel far sentire la propria voce. Tra questi molti rappresentanti delle categorie dei settori più in difficoltà come baristi, ristoratori, agenzie di viaggio, edili, negozianti, commercianti e ambulanti.

"Qui non si vedono rilanci ma solo ritardi. Questo governo deve andare a casa e la parola deve tornare al popolo. Siamo stufi di ascoltare false promesse, 'potenze di fuoco' che restano solo sulla carta. Per questo vogliamo essere un megafono per tutti gli italiani che si riconoscono nel tricolore, a prescindere dall'appartenenza politica. Le Mascherine tricolori sono un movimento apartitico, composto da quegli italiani che non accettano di abbassare la testa, di rimanere a guardare mentre la nostra nazione viene distrutta, di rimanere in silenzio di fronte alla catastrofe economica che stiamo vivendo - conclude la nota stampa - ai milioni di disoccupati che da qui a breve si troveranno senza un futuro. E' il momento di agire".

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Il Presidente del Consiglio Comunale di Voghera , Nicola Affronti, ricorda la “Sensia”, la storica manifestazione di Voghera.  “Stasera avremmo inaugurato la nostra Sensia 2020 – scrive Nicola Affronti - ma questo maledetto CoVid - che tanti lutti ha portato alla nostra città - ci ha costretto sin dal mese di marzo a rimandarla. Oggi penso che sarebbe stato un giorno di festa per la nostra Voghera, invece siamo qui a cercare di ripartire tutti insieme per tornare a vivere. Mi raccomando, ci vuole ancora prudenza, purtroppo il CoVid non ci ha abbandonato e quindi dobbiamo usare tutte le precauzioni per tutelare noi stessi e gli altri, evitando che la curva risalga”

La città di Voghera come da lunga tradizione, ogni anno ha organizzato fieramente la propria festa patronale. Il nucleo centrale composto dagli stand e da un luna-park si trova all’interno dell’ex Caserma di Cavalleria, adibito per l’occasione a grande spazio espositivo, per poi estendersi a macchia d’olio per le vie limitrofe del centro con centinaia di bancarelle ed esibizioni di vario genere.

La Fiera dell’Ascensione di Voghera è la manifestazione più antica della Lombardia ed è riconosciuta come fiera regionale. Venne infatti ufficializzata nel 1382 e, nel corso dei secoli, sono state molte le novità che ne hanno caratterizzato il percorso storico e culturale.

Gli ultimi decenni del Medioevo, in un fiorire di rotte commerciali, vecchie e nuove, viaggi di pellegrini, percorsi di eserciti e soldati, vedono la nascita di una festa e di una celebrazione che è giunta fino a noi immutata nello spirito. Certamente, infatti, la fiera ai suoi albori rappresentava un momento importantissimo nell’arco dell’anno: si incontravano persone e stranieri, si scoprivano nuovi prodotti provenienti da luoghi lontani, si facevano affari, si pregava San Bovo (pellegrino e Santo patrono della città) e si seguivano le maestose processioni del ricco clero vogherese.

Grande peso, sicuramente, aveva la venerazione della Sacra Spina: la preziosa reliquia, secondo la tradizione donata dalla regina Teodolinda (più probabilmente arrivata a seguito dei cavalieri ospitalieri di ritorno dalle crociate), veniva esposta la domenica dell’Ascensione e, dal Settecento, calata dal tabernacolo in cui era riposta a 15 metri di altezza, con la nuvola, un complesso macchinario disegnato dal celebre pittore Paolo Borroni. Ancora oggi la Spina è conservata in un ricco reliquiario che fu donato da Gian Galeazzo Visconti.

Nei primi due decenni dell'Ottocento non troviamo altro, nei festeggiamenti dell’Ascensione, che illuminazione e funzioni religiose. La prima novità appare nel 1824, ed è l’esposizione di un elefante vivo nel cortile del Quartier Grande, che un girovago faceva ammirare per 25 centesimi.

Nel 1838, per iniziativa e sottoscrizione dei cittadini e concorso del Municipio, fanno la loro prima comparsa in programma i fuochi d’artificio, divertimento che non ha più abbandonato la Fiera dell’Ascensione e simbolo della cerimonia di chiusura.

Nel corso dell’Ottocento vengono in uso la corsa nei sacchi e nuovi giochi popolari. Appare la tombola col premio di due buoi, conservata in seguito con la sostituzione del premio in denaro; negli anni successivi i divertimenti variano e si moltiplicano modernizzandosi ma rimangono ancora ad attestare la semplicità antica i banchetti dei prodotti tipici, delle ciambelle, dei giocattoli e dei tradizionali lecca-lecca.

Naturalmente la “Sensia”, come viene chiamata nel dialetto locale, era giorno di inviti agli amici e parenti lontani. Il piatto ricercato del giorno era lo storione, che immancabilmente figurava nel mercato del mattino, o spesso si preparava il “bollito misto” accompagnato dal “bagnetto” (salsa verde a base di prezzemolo).

Nel giorno dell’Ascensione era uso tradizionale seminare negli orti le verdure di stagione. In principio del secolo passato alla sera dell’Ascensione, dopo lo spettacolo in teatro, si dava il via alle danze, che duravano tutta la notte. Nel periodo dal 1875 al 1878, durante il Sindacato di Carlo Gallini, nel salone del Municipio si teneva un ricevimento con rinfresco a spese del Sindaco. Quello stesso Sindaco che negli anni di politica cittadina si prodigò per il miglioramento dell’agricoltura nel vogherese offrendo gran parte del proprio patrimonio per la costruzione del “Pio Istituto Agrario Vogherese” con il duplice scopo di contribuire all’istruzione di ragazzi poveri e orfani e di avviare al progresso e all’innovazione agraria quella classe contadina ancora ancorata a tradizioni e superstizioni. A lui è stato intitolato l’Istituto tecnico agrario a Voghera.

Dalla seconda metà del Novecento in poi, anche la Fiera dell’Ascensione, pur mantenendo salde le radici alla sua secolare tradizione, ha saputo innovarsi. Oggi rappresenta un appuntamento importante e tradizionale sia per le imprese del territorio che per la gente di Voghera e di questa vasta terra fra Lombardia, Piemonte, Emilia e Liguria.

Nata come grande mercato del bestiame, ed in seguito divenuta principalmente fiera agricola, oggi rappresenta una delle fiere più moderne per gli operatori del settore. Un incontro fra domanda e offerta delle principali novità in campo agricolo, che attirano decine e decine di operatori.

“Ho dato disposizione agli uffici – scrive il Sindaco Carlo Barnieri- di ridurre al massimo i tempi per autorizzare l‘ampliamento delle superficie esterne occupate da esercizi pubblici. In tre-quattro giorni saranno rilasciati i permessi, ma ribadisco che gli ampliamenti sono concessi per consentire di rispettare le distanze come richiesto dal Dpcm. Dal 1 maggio fino al 31 ottobre le attività commerciali saranno esentate dal pagamento della tassa occupazione suolo pubblico”

La richiesta può essere fatta utilizzando il modulo scaricabile al link sottoriportato. Il modulo compilato (SENZA MARCA DA BOLLO) e con allegati la copia di un documento di identità del richiedente e la planimetria dell'occupazione, deve essere trasmesso ESCLUSIVAMENTE  a mezzo posta elettronica certificata all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

MODULO PER LA DOMANDA DI AMPLIAMENTO

«Il Comune è puntuale e non ci sono ritardi nei pagamenti». L'assessore al Bilancio del Comune di Voghera Gianfranco Geremondia risponde alle accuse del consigliere Caterina Grimaldi del Movimento 5 Stelle. «Bastava che si informasse presso gli uffici finanziari, avendone tutte le facoltà essendo consigliere comunale, e si sarebbe risparmiata l'infelice uscita di propaganda che è l'alterego della non conoscenza e in alcuni casi della non competenza».
Geremondia ricorda quanto si è verificato in occasione dell'approvazione del bilancio di previsione 2020-2022 quando la consigliera Grimaldi affermò che 500.000 euro di investimento per la ristrutturazione della caserma potevano essere usati per l'emergenza Covid-2019. «Quei 500.000 euro sono risorse provenienti da enti pubblici con destinazione vincolata, quindi non possono essere destinati all'emergenza come faceva cenno la consigliera. Ben vengano le proposte che terremo in dovuta considerazione perché non abbiamo la presunzione di non commettere errori, ma sia al sottoscritto sia ai dirigenti non manca l'umiltà di ravvedersi di fronte a suggerimenti e proposte sensate atte al bene della collettività. Se lo Stato governato da Movimento 5 Stelle e Pd vuole assecondare ciò che il consigliere suggerisce, allora dia autonomia ai comuni anche in materia tributaria accompagnandoli con le dovute risorse. Vedo purtroppo una classe politica in grande confusione che fatica a varare qualsiasi provvedimento. Credo che solo con il buon senso di tutti e senza fughe in avanti sarà possibile uscire da questa situazione».

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Nei Comuni di Bagnaria, Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Brallo di Pregola, Casei Gerola, Cecima, Codevilla, Colli Verdi, Corana, Cornale e Bastida, Godiasco Salice Terme, Menconico, Montalto Pavese, Montesegale, Ponte Nizza, Retorbido, Rivanazzano Terme, Rocca Susella, Romagnese, Santa Margherita di Staffora, Silvano Pietra, Torrazza Coste, Val di Nizza, Varzi, Voghera, Zavattarello, il Comune di Voghera, in qualità di Ente capofila del Piano di Zona dell’ambito distrettuale Voghera e Comunità Montana Oltrepò Pavese, ha approvato il Piano operativo di programmazione del fondo per la non autosufficienza per il 2020 che prevede la possibilità di presentare domanda per l’assegnazione del buono sociale a favore delle persone con disabilità grave o non autosufficienti.

Il buono sociale a favore delle persone con disabilità grave o non autosufficienti è finalizzato a compensare le prestazioni di assistenza assicurate dal caregiver familiare e/o le prestazioni di personale di assistenza impiegato con regolare contratto.

Sono destinatari del buono sociale le persone in possesso di tutti i seguenti requisiti:

  • di qualsiasi età, al domicilio, che evidenziano gravi limitazioni della capacità funzionale che compromettono significativamente la loro autosufficienza e autonomia personale nelle attività della vita quotidiana, di relazione e sociale;
  • in condizione di gravità così come accertata ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge 104/1992 ovvero beneficiarie dell’indennità di accompagnamento di cui alla L. n. 18/1980 e successive modifiche/integrazioni con L. n. 508/1988;
  • con i seguenti valori massimi ISEE di riferimento: sociosanitario fino a un massimo di € 25.000,00, ordinario in caso di minori fino a un massimo di € 40.000,00.

I destinatari del buono devono essere residenti nei Comuni di Bagnaria, Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Brallo di Pregola, Casei Gerola, Cecima, Codevilla, Colli Verdi, Corana, Cornale e Bastida, Godiasco Salice Terme, Menconico, Montalto Pavese, Montesegale, Ponte Nizza, Retorbido, Rivanazzano Terme, Rocca Susella, Romagnese, Santa Margherita di Staffora, Silvano Pietra, Torrazza Coste, Val di Nizza, Varzi, Voghera, Zavattarello.

La domanda può essere presentata da Venerdi 15 Maggio 2020 a Martedi 30 Giugno 2020:

  • presso il Comune di residenza;
  • tramite posta al seguente indirizzo: Comune di Voghera, Ufficio Protocollo, Piazza Duomo n. 1, 27058, Voghera;
  • tramite email al seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Per maggiori informazioni: tel. 0383/336478 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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