Lunedì, 20 Gennaio 2020

Nella sala consiliare del Comune di Varzi, comune dell’Oltrepò Pavese dove il Campionissimo vinse la sua prima corsa nel 1939, la mostra patrocinata da Regione Lombardia e intitolata “in arte Coppi” diventa laboratorio per i ragazzi, coincidendo con la prima “uscita” ufficiale del consiglio comunale dei ragazzi e con la partecipazione degli studenti dell’Istituto Omnicomprensivo Ferrari che martedì 14 gennaio 2020, dalle ore 16, lavoreranno con il pittore Miguel Soro (le cui opere sono in esposizione lì dal 28 dicembre al 2 febbraio) e con lo scrittore Gino Cervi, autore di Alfabeto Fausto Coppi (ediciclo Editore), serie di racconti (99 più una canzone).

L’evento si colloca nel cuore di una piccola ma emozionante rassegna “coda” della mostra di successo di Regione Lombardia (dedicata al centenario di Coppi e di Brera) che ha trovato collocazione nel borgo di Varzi dove il Campionissimo è amato e ricordato come uno di casa.  La mostra “In arte Coppi”, dedicata al mito a due ruote, mette in esposizione alcune opere di Miguel Soro e alcuni cimeli dei musei del Ghisallo e di Alessandria Città delle Biciclette (dove sino al 2 febbraio, a Palazzo Monferrato, è “in scena” un’altra mostra intitolata Scatti, un dialogo fra fotografia e pittura sempre nel segno del mito coppiano.

In arte Coppi di Varzi è allestita nella sala consiliare del Comune di Varzi per  celebrare il centenario di Fausto Coppi che si è appena concluso e allungare nel 2020 del 60º anniversario della scomparsa del Campionissimo.

Il sindaco del Comune di Varzi, Giovanni Palli, ha voluto organizzare questo allestimento “In arte Coppi” esponendo una parte importante della produzione artistica del pittore spagnolo Miguel Soro che ha dedicato quasi 50 opere a Fausto Coppi “per sottolineare nel centenario di questo nostro mito il legame con Varzi, dove il Campionissimo vinse la sua prima corsa inaugurando così una carriera formidabile (7 maggio del 1939)”.

“Per celebrare il Campionissimo – prosegue il presidente della Comunita’ Montana Giovanni Palli – non vogliamo solo parlare delle sue vittorie ma raccontare il valore di questo mito, che ha costruito il suo successo come campione e come uomo facendo fatica sulle nostre strade e facendo amare ancora oggi i nostri luoghi da sempre vocati al ciclismo e agli sport outdoor”.

“Vogliamo che Coppi sia un esempio di coraggio e di umiltà che tanto può raccontare ancora ai nostri ragazzi se riusciremo ad emozionarli anche solo un quarto di quanto ha emozionato lui quando correva e passava in bicicletta sulle nostre strade ad allenarsi, proprio qui in queste valli”. Per perseguire questo obiettivo, ovvero il coinvolgimento dei più giovani, il Comune di Varzi attraverso il suo assessore alla cultura Federica Lazzati e il Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi, sarà protagonista del primo laboratorio di pittura e letteratura aperto alle scuole medie dell’istituto comprensivo P. Ferrari.

Da Valencia arriverà il pittore Miguel Soro che realizzerà un’opera live con i ragazzi, lavorando in concerto con le parole individuate attraverso i racconti di Gino Cervi, scrittore e giornalista sensibile e attento alla profondità del racconto non solo sportivo. La partecipazione dello scrittore Gino Cervi, autore di “Alfabeto Fausto Coppi” (Ediciclo editore) è perfettamente coerente con l’amore di Varzi per il Campionissimo: lì è ambientato uno dei suoi bellissimi racconti, scritti a 4 mani con Giovanni Battistuzzi. Il laboratorio sarà dunque un concerto di colori, immagini, ritagli di giornale e scrittura, perché la testimonianza del campionissimo possa davvero rimanere eterna attraverso le emozioni e la condivisione.

LA MOSTRA IN ARTE COPPI – Dieci sono le opere di Miguel Soro in esposizione nella magnifica sala consiliare della malaspiniana sede comunale anche due pezzi da novanta come la bicicletta del garzone Coppi, proveniente dalla Collezione Chiapuzzo e prestata dal museo Acdb di Alessandria, e la maglia di campione del mondo di Fausto Coppi, conquistata a Lugano nel 1953, proveniente dal museo del ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio insieme alla Bianchi 1947 del gregario di Fausto Coppi Bruno Pasquini (collezione Trevisan).

“Si sta chiudendo in questi giorni anche il centenario di Gianni Brera e questa mostra potrebbe avere come sottotitolo “ I Campionissimi “. Nati nello stesso anno, divisi da appena una settimana, sono stati il più grande sportivo e il più grande giornalista italiani di sempre, legati da un filo che passa tra le brume delle campagna tra il Tortonese e il Pavese fino a sublimarsi in vittorie leggendarie del ciclista e in racconti immortali del narratore” ha detto fra l’altro Riccardo Crivelli firma della Gazzetta dello Sport che fu diretta da Brera dopo il tour de France del 1949 fatto fa inviato. Praticamente Coppi con le sue imprese al Tour regalò al giornalista  la direzione della Rosea…

La mostra “in arte Coppi” inaugurata il 28 dicembre 2019 durerà fino al 2 febbraio 2020. Spazio sala consiliare Comune di Varzi. Ingresso gratuito.

Il “Cucito” come una Ferrari: non ce n’è per tutti, ma la sua sola esistenza basta già a nobilitare l’intera linea di produzione di un’azienda. Oggi il prodotto principe della norcineria d’Oltrepò è ai minimi storici: quindici anni fa quelli certificati con marchio Dop erano 10mila, oggi sono appena un centinaio. Anche gli allevamenti autoctoni sono ridotti: negli anni ’90 i suini allevati in loco erano 4.500 - 5.000, nel 2010 erano calati a poco più di un migliaio.

Oggi in Alto Oltrepò sono circa 500, distribuiti su 61 allevamenti dei quali solo 22 non sono finalizzati all’autoconsumo. E senza marchio “Dop” il prodotto non ha un peso commerciale che garantisca un ritorno, economico o d’immagine, al territorio. Non porta, in altre parole, acqua al mulino. Ad oggi la quasi totalità di 
suini con cui è prodotto il salame di Varzi proviene da allevamenti esterni all’area della Dop.

La filiera, quindi, è tronca a monte. Per rilanciarla la Comunità montana prova ad invertire un trend di diminuzione della produzione del Salame di Varzi “Cucito” Dop partendo “dal basso”: «Agriseed non è solo un bando che permette di finanziare interventi infrastrutturali per gli allevatori, ma è prima di tutto un progetto per rilanciare il Cucito Dop ricostruendo una filiera a km0». L’assessore all’agricoltura e sviluppo Andrea Gandolfi interviene per spiegare il senso del bando appena pubblicato e che ha fatto discutere la Valle Staffora. «L’evoluzione del mercato e delle certificazioni ha portato una contrazione degli allevamenti sui territori collinari, con una maggiore concentrazione verso i grossi centri di pianura. Questa evoluzione ha avuto delle ricadute anche in Oltrepò».      Il Progetto Agriseed, redatto di concerto con il professor Tito Bianchi e Fondazione Cariplo, restituisce un’interessante disamina sull’evoluzione dell’allevamento e della produzione della filiera del salame di Varzi Dop.  Ne emerge un quadro in cui la forza della Dop è sempre più fragile sia dal lato della produzione (solo un terzo del prodotto è marchiato “Salame di Varzi Dop”, 400 tonnellate Dop contro le 1200 tonnellate complessive), che dal punto di vista dei soci del Consorzio: infatti oggi sono 9 i soci produttori contro i 29 alla sua nascita nel 1984.
La lenta ma progressiva erosione del legame fra prodotto e territorio risulta quindi evidente. Bisogna invertire subito la tendenza, ricostruendo la filiera con mattoni solidi: il “top” per eccellenza., da queste parti, è proprio il “Cucito”.

Gandolfi, con il Progetto e poi bando Agriseed pensate di poter “ripopolare” la Valle di maiali?

«Il progetto ha alcune ambizioni precise, come quella di innovare la filiera del Salame di Varzi DOP Cucito prevedendo l’esclusività dell’utilizzo di materia prima nel territorio della DOP costruendo così una filiera a Km0. Detto ciò bisogna essere realistici e partire da basi solide, come costruire una seria e strutturata alleanza tra chi già opera sul territorio».

In che modo pensate di crearla?

«La prima forza sta nell’accordo di filiera: chi aderisce al bando avrà la garanzia di poter vendere i suoi maiali alle aziende che operano nel Consorzio a prezzi prestabiliti, messi nero su bianco e anche trattabili».

C’è chi ha detto che con i fondi messi a disposizione dal bando (massimo 25mila euro a soggetto) non si possono fare grandi cose...

«Serve superare la logica che per fare grandi cose servano grandi contributi. Ad esempio, i suini che si allevano oggi sul territorio, che sono almeno 500, sarebbero già di per sé sufficienti a riportare la produzione del Cucito DOP ai livelli di 10 anni fa».

La scommessa del bando quindi non è quella di creare “grandi numeri” quanto utilizzare il già esistente..

«L’obiettivo è quello di dare una dignità commerciale al nostro prodotto principe. I “numeri” per iniziare bene, come detto, ci sarebbero già.

Come farlo?

«Le condizioni per ricostruire una filiera del Salame di Varzi Cucito Dop, sono praticabili grazie ai reciproci impegni tra allevatori del territorio, consorzio del Salame di Varzi DOP e produttori.

Gli allevamenti del territorio, se opportunamente strutturati ed in possesso delle idonee certificazioni, quindi attraverso un accordo di filiera per alla produzione del Cucito DOP con il relativo Consorzio, saranno nelle condizioni di conferire un quantitativo di materia consistente e la Comunità montana si impegna a dare a tutti gli allevatori il sostegno anche burocratico di cui avranno bisogno».

Il Consorzio però negli anni ha perso soci. Dai 29 del 1984 ai 9 attuali. Come mai secondo lei non riesce ad essere davvero attrattivo per tutti i produttori?

«Credo che sia la D.O.P. a dovere essere attrattiva per tutti i produttori, nonché l’unica scelta possibile se davvero abbiamo a cuore la crescita del nostro territorio e la valorizzazione di sua maestà il Salame di Varzi. Le porte sono aperte per potenziare la D.O.P. nel rispetto delle differenti tipologie di propensioni al mercato ed alla produzione e, siamo certi, che il Consorzio di tutela è al nostro fianco come un alleato del territorio».

di Christian Draghi

Nella sala consiliare del Comune di Varzi, comune dell’Oltrepò Pavese dove il Campionissimo vinse la sua prima corsa, dal 28 dicembre al 2 febbraio una rassegna patrocinata da Regione Lombardia e dedicata al mito a due ruote con le opere di Miguel Soro e alcuni cimeli dei musei del Ghisallo e di Alessandria Città delle Biciclette.  In arte Coppi è la rassegna che si è inaugurata oggi nella sala consiliare del Comune di Varzi per proseguire nel segno del successo di una mostra che si è appena chiusa in Regione Lombardia a Milano, promossa dall’assessorato all’autonomia e cultura. Al vernissage erano presenti fra gli altri l’onorevole Elena Lucchini, la giornalista scrittrice Mimma Caligaris  e il giornalista de La Gazzetta dello Sport Riccardo Crivelli. 
La rassegna di Varzi è una mostra che celebra il centenario di Fausto Coppi e sfocia nel 2020 del 60º anniversario della scomparsa del campionissimo. 

Il sindaco del Comune di Varzi, Giovanni Palli, ha voluto organizzare questo allestimento “In arte Coppi” esponendo una parte importante della produzione artistica del pittore spagnolo Miguel Soro che ha dedicato quasi 50 opere a Fausto Coppi “per sottolineare nel centenario di questo nostro mito il legame con Varzi, dove il Campionissimo vinse la sua prima corsa inaugurando così una carriera formidabile (7 maggio del 1939)”. “Per celebrare il Campionissimo - prosegue il presidente della Comunita’ Montana Giovanni Palli - non vogliamo solo parlare delle sue vittorie ma raccontare il valore di questo mito, che ha costruito il suo successo come campione e come uomo facendo fatica sulle nostre strade e facendo amare ancora oggi i nostri luoghi da sempre vocati al ciclismo e agli sport outdoor”. “Vogliamo che Coppi sia un esempio di coraggio e di umiltà che tanto può raccontare ancora ai nostri ragazzi se riusciremo ad emozionarli anche solo un quarto di quanto ha emozionato lui quando correva e passava in bicicletta sulle nostre strade ad allenarsi, proprio qui in queste valli”.

Per perseguire questo obiettivo, ovvero il coinvolgimento dei più giovani, il Comune di Varzi attraverso il suo assessore alla cultura Federica Lazzati e il Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi, appena fondato, ha deciso di organizzare un laboratorio con gli studenti delle scuole medie dell’istituto comprensivo P. Ferrari che si svolgerà il 14 gennaio 2020, a cui parteciperà il pittore Miguel Soro che realizzerà con i ragazzi un’opera live e vedrà la partecipazione dello scrittore Gino Cervi, autore di “Alfabeto Fausto Coppi” (Ediciclo editore) in un concerto molto speciale fra colori, immagini, ritagli di giornale e scrittura, perché la testimonianza del campionissimo possa davvero rimanere eterna attraverso le emozioni e la condivisione. 
Con le 10 opere di Miguel Soro sono in esposizione nella magnifica sala consiliare della malaspiniana sede comunale anche due pezzi da novanta come la bicicletta del garzone Coppi, proveniente dalla Collezione Chiapuzzo e prestata dal museo Acdb di Alessandria, e la maglia di campione del mondo di Fausto Coppi, conquistata a Lugano nel 1953, proveniente dal museo del ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio insieme alla Bianchi 1947 del gregario di Fausto Coppi Bruno Pasquini (collezione Trevisan).

“Si sta chiudendo in questi giorni anche il centenario di Gianni Brera e questa mostra potrebbe avere come sottotitolo “ I Campionissimi “. Nati nello stesso anno, divisi da appena una settimana, sono stati il più grande sportivo e il più grande giornalista italiani di sempre, legati da un filo che passa tra le brume delle campagna tra il Tortonese e il Pavese fino a sublimarsi in vittorie leggendarie del ciclista e in racconti immortali del narratore” ha detto fra l’altro Riccardo Crivelli firma della Gazzetta dello Sport che fu diretta da Brera dopo il tour de France del 1949 fatto fa inviato. Praticamente Coppi con le sue imprese al Tour regalò al giornalista  la direzione della Rosea...

La mostra “in arte Coppi” inaugurata il 28 dicembre 2019 durerà fino al 2 febbraio 2020. Spazio sala consiliare Comune di Varzi. Ingresso gratuito. Orari venerdì s domenica 10/12, il sabato 10/12  16/18.

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Quando arriva Babbo Natale con il suo carico di doni alla Fondazione San Germano di Varzi è sempre una grande festa: la è stata anche quest'anno, grazie all'arrivo dei numerosi parenti, anche dal milanese, che hanno gremito il salone principale della struttura, che sorge proprio a fianco dell'ospedale e che da anni è un punto di riferimento per gli anziani della Valle Staffora ma anche di altri comuni del pavese e milanese. Ad accogliere Babbo Natale c'erano tutti gli animatori ed educatori, allietati dalla musica e dai giochi dei volontari della Croce Rossa di Voghera e Varzi e del gruppo "La gioia di un sorriso" di Porana Eventi. Non solo canti natalizi, ma anche una rappresentazione un po' particolare del presepe vivente, della vecchia fattoria del Quartetto Cetra e la distribuzione dei doni in tutti i reparti, con l'intervento dei dirigenti della Fondazione Carlo Albertazzi e Nicoletta Marenzi e del sindaco di Varzi Giovanni Palli.

Alla fine un bel brindisi con panettone e spumante per tutti e via alle danze, con il ballo liscio che è sempre molto gradito dai nonni e anche dai loro parenti. "Quest'anno abbiamo organizzato la festa in tutti i reparti della nostra Fondazione, in contemporanea, grazie all'impegno di tutto il nostro personale e dei numerosi volontari musicisti che allietano durante l'anno i pomeriggi di festa dei nostri ospiti, che sono oltre un centinaio, assistito ogni giorno da personale qualificato, che qui desideriamo ringraziare" hanno sottolineato il Presidente ed il Direttore operativo della San Germano Carlo Albertazzi e Nicoletta Marenzi. Mentre il sindaco Giovanni Palli, che già faceva parte del consiglio di amministrazione, ha spiegato "l'orgoglio della comunità per una struttura che è davvero il fiore all'occhiello della Valle Staffora, grazie ai numerosi servizi messi a disposizione ed al trattamento degli ospiti"

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Fondi europei, recupero aree dismesse e lavoro in Alto Oltrepò. Il consigliere provinciale Paolo Gramigna e il neo segretario del circolo  PD di Varzi, Luca Rossi, si confrontano su questi temi.

Rossi pensa si possano offrire opportunità concrete al territorio? Quali saranno i passi successivi da intraprendere?

«Bisognerà conoscere le opportunità che le istituzioni possono mettere in campo, anche in relazione alla prossima programmazione europea 2021 – 2027 ed agli esempi di buone pratiche applicati altrove. Politicamente, però, l’obiettivo dovrà essere posto a medio/lungo termine e sarà quello di contribuire ad un cambio di approccio culturale teso alla ricerca di opportunità attraverso la conoscenza e la competenza, non più attraverso l’affidarsi al potente di turno.»

Gramigna, nel FESR (Fondo Europeo Sviluppo Regionale) per il 2021-2027 è previsto l’Italia un consistente aumento di risorse: risorse per circa 43,5 miliardi di euro, con un incremento pari al 29%. Un’occasione imperdibile per aree come l’Oltrepò. Tuttavia, è previsto il ripristino della regola “n+2” in sostituzione della regola “n+3”. Mi spiego: la Commissione provvederà al disimpegno di una parte degli stanziamenti se questa non sarà stata utilizzata o se al termine del secondo anno non saranno state inoltrate le domande di pagamento. Il nostro sistema territoriale riuscirà a darsi dei tempi e a rispettarli?

«Il prossimo bilancio Europeo presentato dalla Commissione Europea, al parlamento europeo ed al Consiglio d’Europa nello scorso mese di luglio, prevede un incremento di spesa soprattutto per investimenti, compresa la dotazione sui fondi strutturali sia indiretti (soprattutto FESR e FSE) che diretti. Un buon motivo per sostenere politicamente l’UE e non additarla pretestuosamente come causa di ogni male. Per tornare al tema della domanda, in Oltrepò Pavese sono individuati due ambiti territoriali entro i quali possono essere finanziati progetti di sviluppo attraverso fondi indiretti UE. Uno è l’area Leader (tutti i comuni a sud della via Emilia, tranne Broni e Voghera) e l’altro è l’area dell’Appennino montano costituita dai comuni del Sistema Nazionale Aree interne. Nella scorsa programmazione Regione Lombardia ha voluto fare una scelta a mio avviso limitante, riservando per l’area Leader la possibilità di finanziare progetti solo attraverso il Piano di sviluppo rurale (PSR) e per le aree interne solo attraverso FESR e FSE. Tutto ciò sta comportando una obiettiva difficoltà per raggiungere adeguate performance di spesa. Altro grosso problema è quello della quota di cofinanziamento richiesto per le aziende private, nonché per gli Enti pubblici la spesa dell’IVA a proprio carico. Tutti elementi che andranno corretti nella prossima programmazione per rispettare le performance di spesa dettate dalla UE.»

Nel campo dei diritti sociali, grande importanza sarà data agli investimenti in grado di migliorare l’accesso al mercato del lavoro (in particolare per donne e giovani) e che aumentino la qualità del sistema di istruzione e formazione. Partendo da un bilancio di quanto già realizzato, quali possono essere le linee di intervento ulteriori?

«Anche in questo caso i fondi Europei, in particolare l’FSE, vengono in aiuto. Occorre lavorare con le scuole primarie del nostro territorio e puntare a progetti per favorire l’inclusione scolastica e combattere la dispersione. Parallelamente gli istituti scolastici secondari in collaborazione con gli Enti di formazione, sull’esempio di quanto fatto all’IPSIA di Varzi, potrebbero ospitare corsi di formazione abilitanti, come gli IFTS, completamente gratuiti poiché finanziati dai fondi europei.»

Parlando di aree industriali dismesse, ovviamente un pensiero va subito alla ex-Zincor e alla sua bonifica. Dopo il duro lavoro svolto su questo tema negli anni passati, quale visione si può avere per quest’area nel futuro?

«Arrivare a completare la bonifica di quell’area ed allontanare un potenziale pericolo è già stato un grande successo cui mi onoro di aver contribuito da assessore provinciale prima e da consigliere provinciale poi. Ora l’area va portata all’attenzione di imprenditori che potrebbero godere di importanti finanziamenti pubblici per stabilire nell’area la propria attività, nonché di una connessione informatica a banda larga, in fase di realizzazione dalla società Open-fiber con finanziamento del MISE. Certamente non potranno più essere riproposte realtà produttive impattanti o inquinanti. Occorre analizzare le buone pratiche di rigenerazione di aree dismesse per trarre le proporre idee.»

Un’area già bonificata da tempo è, invece, quella dell’ex fornace Martinelli di Valverde; un complesso del quale l’amministrazione Andrini, con coraggio, già anni or sono aveva acquisito il possesso e la piena disponibilità. Finora i vari progetti ipotizzati per il pieno recupero dell’area (polo artigianale, parco energetico) non si sono concretizzati anche a causa dell’atavica mancanza di finanziamenti. Possono esserci novità con la nuova programmazione comunitaria?

«Quella della acquisizione dal fallimento della proprietà da parte del Comune è stata una scelta vincente per potere accedere a finanziamenti pubblici per la bonifica e per evitare il pericolo che lì si realizzasse negli anni ‘90 un inceneritore di rifiuti speciali. L’area si presta particolarmente all’insediamento di attività produttive in quanto adeguatamente infrastrutturata per quanto riguarda la linea elettrica. Credo che nella prossima programmazione comunitaria non possa essere trascurato il tema del finanziamento di progetti privati o pubblici per il recupero anche di questa aree dismessa.»

Rossi dopo aver parlato di progetti, chiuderei con una nota sulla politica varzese. Nei primi mesi di amministrazione, il sindaco Palli si è fatto notare per un certo attivismo. Come ne giudicate, fin qui, i risultati?

«Palli non solo è diventato sindaco, ma anche presidente della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese. Ha avuto naturalmente molta visibilità mediatica in questi primi mesi di mandato anche perché per la prima volta Varzi e la Comunità Montana hanno un sindaco e presidente leghista. Rispetto a qualche mese fa, quando sono stato candidato consigliere comunale a Varzi avversario della lista Palli, ora il ruolo mi permette un giudizio politico, non amministrativo che compete ai consiglieri comunali civici di opposizione. Mi pare che risultati strategici non ce ne siano ancora stati. Ciò che è stato fatto, sostenuto dalla giunta della Comunità Montana, è proseguire il percorso dell’attuazione dei progetti aree interne, già in precedenza definiti, che si erano interrotti nel periodo preelettorale per quanto riguarda la loro fase attuativa. Auspichiamo che Varzi e la Comunità Montana non prescindano da un ruolo attivo nell’ambito della prossima programmazione comunitaria, per non precludere possibilità soprattutto ai giovani che qui vogliono vivere e lavorare. Come forza politica non mancheremo di spronare le istituzioni locali a questo ruolo, sempre in uno spirito di collaborazione per la ricerca del bene comune.»

di Pier Luigi Feltri

Con 24mila chilometri già percorsi dai suoi volontari a sostegno degli anziani sparsi sul territorio dell’Alto Oltrepò, l’Auser di Varzi nato nel 2014 si conferma un’associazione in crescita e lancia un nuovo progetto in vista dell’inverno: un servizio di telefonia dedicato alle persone bisognose. Da Giugno c’è un nuovo presidente, Paolo Mazzocchi, un nuovo statuto e un nuovo consiglio direttivo. L’Associazione di volontariato, che si occupa principalmente di trasporto e assistenza agli anziani, è consapevole del ruolo importante che riveste in un territorio dove la maggior parte della popolazione è anziana. Il nuovo presidente Mazzocchi, ora in pensione, è stato medico di reparto all’ospedale di Varzi e conosce molto bene le problematiche legate all’anziano. Ha da poco trasferito la sua esperienza di operatore medico in una nuova missione, quella di allargare i servizi e la territorialità dell’Auser di Varzi.

Mazzocchi, può spiegarci questo nuovo progetto di telefonia?

«è un progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo con il Gal capofila e coinvolge anche gli Auser quella di Montalto Pavese, Pietra de’ Giorgi e Santa Margherita Staffora. Prevede la strutturazione di un servizio di “telefonia di ascolto”, il cui numero sarà reso noto a breve per offrire compagnia attraverso il telefono a persone anziane e aiutarle in caso di necessità. Questo servizio è stato pensato soprattutto in vista dell’inverno, dove a volte piccoli paesi diventano quasi completamente spopolati ed isolati, le persone anziane si sentono sole e hanno bisogno di socializzare oppure di accedere ai servizi».

Solitudine e necessità di essere portati in giro, soprattutto per ragioni cliniche. Quante auto avete a disposizione e quanti autisti?

«Abbiamo 3 autovetture e 14 autisti, un buon numero direi, ma certe volte facciamo fatica a soddisfare le richieste, perché capita che non tutti i 14 autisti siano disponibili, ma nonostante le difficoltà, tutti si danno da fare per ritagliare del tempo da dedicare a questa “missione”».

Quanti viaggi fate al giorno?

«Negli anni precedenti facevamo uno o due viaggi al giorno adesso arriviamo a sei, talvolta più di sei e quindi non avendo auto sufficienti usiamo le nostre personali se necessario. Nel 2018 abbiamo percorso 18mila km quest’anno siamo già oltre i 24mila. Il trend è in crescita e abbiamo bisogno di aumentare il parco auto. Non dimentichiamo che questa associazione è determinante per il nostro territorio: andiamo a prendere le persone che hanno bisogno anche in montagna, senza di noi non saprebbero come fare, inoltre, non ci limitiamo solo a “scarrozzare” le persone, ma mostriamo loro empatia, le ascoltiamo in modo che non si sentano sole, abbiamo ricevuto lodi e ringraziamenti anche e soprattutto per questo. Non si porta soltanto in giro il malato gli si fa compagnia».

Servirebbero più volontari?

«Quello sempre e a tal proposito stiamo pensando di potenziare il trasporto coinvolgendo i comuni al di fuori di Varzi ad esempio Cecima, Romagnese, Brallo di Pregola e Menconico. Cogliamo l’occasione per sollecitare chiunque abbia un po’ di tempo libero e voglia nel rendersi disponibile ad accompagnare chi necessita di avvicinarsi all’ ospedale o ad altri servizi. Questo progetto vuole coinvolgere più persone possibili nei comuni citati affinché ci sia una collaborazione capillare su di un territorio che è sempre più anziano».

Chi sono i vostri assistiti?

«Tutte quelle persone che, causa problemi economici, di salute e di solitudine, non hanno l’autonomia o la possibilità di recarsi ad effettuare accertamenti o visite mediche in zona e non solo, infatti spesso e volentieri li accompagniamo anche fuori provincia o fuori regione».

Può fare un bilancio di questi mesi?

«Un bilancio ottimo che mi soddisfa e inorgoglisce pienamente. è un’organizzazione in pieno “boom” come si suole dire. Guardando le statistiche in mie mani, si può dire che rispetto allo scorso anno i chilometri percorsi sono molti di più, questo implica che siamo riusciti ad incrementare i servizi, che è il nostro scopo. Sono entrato qui praticamente digiuno riguardo alle attività di questa struttura e sto scoprendo, di volta in volta, un lavoro di squadra eccezionale: un gruppo composto da pensionati e persone che dedicano una parte del proprio tempo libero al volontariato senza percepire alcun compenso. è straordinario».

è prematuro, è in carica da soli 5 mesi, ma se avesse un sogno nel cassetto da realizzare, quale sarebbe?

«Collaborare il più possibile con le altre associazioni presenti sul territorio. Già da quest’anno ad esempio, ricominceremo a proporre delle serate a sfondo educativo, cosa che era già stata fatta in passato.  A fine mese il primo incontro sarà dedicato alle cattive abitudini: ludopatia e abuso del telefonino. Il prossimo anno, in collaborazione con la Croce Rossa,  affronteremo il tema dell’ alimentazione nell’anziano fragile e l’ insegnamento di qualche manovra di primo soccorso a livello pratico. In passato abbiamo partecipato al progetto “abitare in age” un progetto gestito dal Politecnico di Milano. Praticamente eravamo i selezionatori dei pazienti anziani per valutare la qualità della loro vita sia che vivessero da soli sia accompagnati. Un progetto a livello nazionale che vedeva due realtà a confronto, quella cittadina e quella rurale, sarebbe interessante poterlo riproporre».

In che modo raccogliete i fondi necessari per rendere possibile il vostro servizio?

«Il comune ci dà una grossa mano,  anche perché non facciamo pagare il trasporto, le persone ci fanno offerte e ben vengano…. Inoltre ci dilettiamo ad organizzare serate benefiche dove noi tutti diventiamo attori di teatro, oppure all’occorrenza ci “trasformiamo” in cuochi in alcune feste di paese sempre organizzate per raccogliere fondi. In queste occasioni devo dire che le persone che si prodigano a darci una mano sono veramente tante».

In che modo è possibile migliorare il servizio?

«Bisogna riuscire ad “allargare” il lavoro dell’ Auser, renderlo più capillare e coordinato potenziando gli intercollegamenti. Mi spiego: ci sono comuni che non hanno un Auser proprio e si servono di noi ma se riuscissimo a coinvolgere non dico tutti ma buona parte dei comuni dell’Alto Oltrepò,  ci sarebbe la possibilità di dividersi i compiti ed i territori: se una persona di Romagnese deve andare a Voghera potrebbe essere accompagnata sino a Varzi dai volontari di Romagnese e poi da Varzi essere presa in carico da noi».

 di Stefania Marchetti

Si é riunito nei giorni scorsi presso la sede della Comunità Montana il Tavolo coordinato  dalla stessa Comunità Montana che  riunisce le associazioni ambientaliste , le associazioni di categoria ed i moto club della zona . Il Tavolo si pone l'obbiettivo condiviso di varare un regolamento locale per le attività fuoristrada , ad iniziare - visto il peso del fenomeno - dalla pratica dell'enduro . La condivisione emersa al Tavolo  dell'obiettivo del regolamento locale partendo dalla Legge Regionale vigente rende possibile un percorso che altrove in Lombardia si è bloccato per mancanza di dialogo fra le parti . Il tavolo ora lavorerà nell'esame di alcuni regolamenti in vigore nelle aree montane delle Regioni limitrofe e per l'individuazione di percorsi dedicati all'enduro onde rendere sicura la fruizione ad agricoltori e camminatori la rete sentieristica , su cui giova ricordare gli importanti interventi degli ultimi anni con notevoli fondi pubblici

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Sicurezza stradale e recupero dell’ex stazione della Voghera-Varzi in vista del completamento della Greenway sono le priorità nell’agenda del sindaco di Ponte Nizza Tino Pernigotti, fresco di rielezione. Transitare ad alta velocità nel cuore del suo Comune è già costato caro a oltre 300 automobilisti, cui gli autovelox hanno appioppato multe salate in soli due giorni di funzionamento. All’accusa di “fare cassa” Pernigotti risponde che «viene prima la sicurezza dei cittadini» e fa presente come i velox a Ponte Nizza si trovino nei centri abitati e non su rettilinei extraurbani con limiti di velocità assurdamente bassi. 

Sindaco, quanti autovelox avete posizionato e di che tipo sono?

«Per il momento sono presenti due box per le rilevazioni della velocità modello velo-ok, uno in centro a Ponte Nizza ed uno nella frazione Molino del Conte all’altezza del bivio per San Ponzo; abbiamo intenzione di posizionarne altri due, uno sempre nel centro abitato di Ponte Nizza ed uno nella frazione di Casa Minchino».

Pare che abbiano elevato quasi 400 sanzioni in soli due giorni di funzionamento. Conferma?

«Sono state elevate ben oltre 300 contravvenzioni in solo due giornate di rilevazioni. Va detto anche che prima di svolgere i rilievi abbiamo effettuato un monitoraggio con dei risultati raccapriccianti».

Questo tipo di apparecchiature sono generalmente utilizzate a spot. Voi quando li accendete?

«Li utilizziamo saltuariamente e in tutta la fascia oraria diurna e notturna».

Qualcuno vi accuserà di voler fare cassa sulle tasche degli automobilisti. Cosa si sente di rispondere?

«è vero, ho avuto discussioni anche con amici sulla questione di far cassa, ma quando si rimane impotenti di fronte alla maleducazione e al mancato rispetto delle norme stradali, pur avendo cercato tutti i dissuasori possibili, abbiamo ritenuto che questa fosse l’unica soluzione che poteva portare dei risultati per la sicurezza dei cittadini. Mi lasci dire che non abbiamo messo i rilevatori in una strada extraurbana a due carreggiate e due corsie per ogni senso di marcia in pieno rettilineo ponendo un limite di 70 km/h come ha fatto qualcuno (il riferimento è al recente posizionamento di un autovelox lungo la dritta Voghera-Casei Gerola ndr), ma sono stati posizionati nei centri abitati dove vi sono continuamente pedoni ai margini della strada che hanno diritto alla propria incolumità».

Quanti soldi ha incassato il suo Comune da quelle multe?

«Attorno ai 20mila euro».

Avete annunciato un intervento importante che riguarderà l’ex stazione della Voghera-Varzi. Può illustrare di cosa si tratta?

«Si tratta di un’opera davvero importante che darà un volto nuovo al paese. sarà recuperata l’intera area dell’ex stazione ferroviaria Voghera-Varzi con anche la ristrutturazione degli immobili ormai abbandonati da anni. i lavori riguardano la riqualificazione dell’intera piazza italo pietra. è appena stata assegnata la progettazione ad uno studio tecnico che si adopererà per elaborare e mettere in pratica quanto previsto dalla scheda tecnica approvata dalla regione».

L’opera costerà 550 mila euro. Una cifra molto impegnativa per un piccolo comune. Come pensate di finanziarla?

«Il progetto è finanziato per 500mila euro dal progetto “Aree interne” e prevede un cofinanziamento da parte del comune di 50mila euro».

La decisione di intervenire su questa struttura è legata al completamento della Greenway? Quali sono i progetti del suo Comune per sfruttare questa opportunità turistica?

«Ponte Nizza è geograficamente la porta d’ingresso all’area interna dell’alto Oltrepò pavese per cui il progetto dovrà prevedere una ricezione adeguata con le relative informazioni e opportunità che l’intera zona montana offrirà, in poche parole dovrà essere la vetrina del nostro territorio. Certamente un ruolo importante lo avrà la realizzazione della green-way su cui è posta l’intera area interessata dai lavori. oltre ad una stazione di ricarica per le bici elettriche Ponte Nizza sarà il punto nevralgico dove gli amanti delle due ruote potranno avere tutte le informazioni e le necessità per svolgere questo sport su tutti gli itinerari e i sentieri percorribili del territorio»

Capitolo strade. Il presidente della Provincia Poma ha annunciato interventi anche in Oltrepò. Ci saranno interventi programmati nel suo Comune?

«Fortunatamente le strade provinciali nel nostro comune non versano in condizioni gravissime come quelle di altri comuni pavesi, ma sono previsti comunque interventi di stesura di asfalto sulle provinciali per Sant’Alberto e per Trebbiano nei punti più ammalorati e nel tratto della ex-461 nel centro abitato di Ponte Nizza. Abbiamo chiesto la realizzazione di una rotonda al bivio di San Ponzo per ragioni di sicurezza e sono sicuro che il presidente sarà sensibile alla richiesta, attento come è alle problematiche dei cittadini pavesi».

Nel suo Comune è in vigore un’ordinanza che impone la bollitura dell’acqua ad uso alimentare. Come mai?

«C’è un’ordinanza di bollitura dell’acqua che permane su tutto il territorio comunale per ragioni di sicurezza dallo scorso giugno. Le analisi dei tecnici dell’Ats, con prelievi fatti al consumo da alcuni rubinetti sul territorio avevano rilevato parametri non conformi. Da controlli successivi alle sorgenti è emerso che i parametri erano regolari. Stiamo attendendo gli esiti dei successivi controlli eseguiti al consumo per far cessare gli effetti dell’ordinanza».

di Christian Draghi

Se la Zincor era il simbolo della Varzi che lavorava, il salone del Cinema Italia era sicuramente quello della Varzi che si divertiva. Gli anni d’oro in cui la Valle Staffora brulicava di vita sono oggi un lontano ricordo, ingiallito quanto le fotografie che lo ritraggono. La storia del Cinema è legata a filo doppio alla famiglia Comolli: fu Luigi, imprenditore illuminato del ramo divertimento, ad aprire i battenti come “Teatro” verso la fine degli anni ’20 presso l’allora casa del Fascio, al civico 6 di via Pietro Mazza, dove oggi ha sede la biblioteca comunale. La lungimiranza e le capacità imprenditoriali di Comolli resero memorabile quella prima fase storica del Cinema. Vi si esibivano orchestre, si festeggiava il Carnevale, si proiettavano film. «Iniziò quelli film muti, da Charlie Chaplin a Buster Keaton» ricorda il musicista varzese Luigino Ginelli, autore di un libro in cui rievoca la storia dello spettacolo “made in Varzi”.  Nei primi anni ’50 poi, con l’era fascista ormai alle spalle, la Sala da ballo diventava “Cinema Italia” a tutti gli effetti. Gli ospiti illustri non mancavano: tra loro Luciano Tajoli, Claudio Villa, che Comolli andò a prendere Roma di persona andando e tornando in giornata, e Betty Curtis fresca vincitrice del Festival di Sanremo del 1961 con “Al di là”.

La svolta però avvenne all’inizio degli anni ’60, quando il Cinema si traferì nell’attuale sede di via Luigi Mazza. è corretto, Ginelli?

«è stato a 1962 che la sede si trasferì nella nuova struttura di via Luigi Mazza, dove il Cinema Italia è stato fino alla fine dei suoi giorni. Sorge su una parte del giardino dei Berri che Gigi Comolli acquistò negli anni ’50. Per circa un paio d’anni, in attesa di progetto e permessi per avviare la costruzione dello stabile, Comolli adibì lo spazio a Sala da ballo all’aperto. Era uno spettacolare giardino al di là di uno dei ponticelli sul Reponte superiore. Si scendeva qualche scalino e ci si immergeva nella natura tra alberi secolari, pini, e roseti come contorno. Sulla sinistra entrando si notava il palco con un’ampia pista ,circondata da tavolini e sedie e a lato non poteva mancare il chiosco-bar».

Poco dopo l’inaugurazione del nuovo Cinema Gigi Comolli, che sarebbe scomparso di lì a pochi anni (1965), passò la gestione al figlio Francesco. Ci fu continuità in tutto, anche nella programmazione “altisonante”…

«Nell’Italia del boom economico e del Festival di Sanremo, il nuovo Cinema Teatro divenne il cuore pulsante della Valle Staffora. Da lì passarono tutti. Orietta Berti, Milva, Iva Zanicchi, Wess & Dori Ghezzi, Giorgio Gaber, Rocky Roberts appena uscito vincitore dal “Festivalbar”del 1967 tenutasi quell’anno a Salice Terme. Poi ancora i Camaleonti e i Dik Dik con il clamoroso successo di “Sognando la California”. Vennero persino Lucio Dalla sull’onda del successo di “4 marzo 1943” dopo il terzo posto al  Sanremo del 1971 e Nicola Di Bari con alle spalle successi come “La prima cosa bella”. Con lui ebbe il piacere di bere un whiskey il nostro Carletto Tevini».

Non mancavano le esibizioni delle “glorie” locali…

«Nella seconda metà degli anni ’60 venivano i complessi “beat” come i vogheresi Frenetici, le Calamite con Drupi, i Rettili, i Discepoli, Ramon e gli Evasi da Casteggio per citarne alcuni e nei primi anni ’70 gruppi come i modenesi “Johnny e i Marines” con le chitarre a forma di fucile, le “Pesche Sciroppate” e i “Crema” di Pavia. C’erano anche i Barracuda, di cui facevo e faccio ancora parte». Il Cinema Italia era un punto di riferimento per tutta la comunità varzese e la vallata, una struttura assai più “polifunzionale” di qualsiasi centro costruito in epoche recenti. Remo Tagliani, giornalista e presentatore varzese, è una delle memorie storiche di quel periodo d’oro. Ricorda le proiezioni con l’indimenticato Antonio “capitani” Arnelli in cabina di regia, che «spesso durante la proiezione della pellicola si addormentava e veniva svegliato dal grido degli spettatori “capitani è saltata”, quando magari la stessa si rompeva causa l’usura. Allora c’era la prima, la seconda e “altre visioni”, e a Varzi il cinema c’era il martedì, giovedì, sabato, domenica pomeriggio e sera».

Tagliani, non c’erano però solo film, concerti o il carnevale. Proprio in quella sala lei ha organizzato e presentato delle manifestazioni…

«Ho incominciato all’inizio degli anni settanta a organizzare degli spettacoli, dal Cantastaffora a Potevano Essere Famosi. Prima c’era il Minifestival. Il palcoscenico era ricavato sotto lo schermo e misurava dai 10 metri di larghezza ai 2 metri di profondità. C’era sempre il tutto esaurito con 500 - 700 spettatori».

Che tipo di manifestazioni erano?

«Cantastaffora era nato nel 1972, la mia idea era un po’ quella di fare una versione locale dello Zecchino D’oro. Tra i bambini che si esibirono c’era anche Giorgio Trucco, oggi tenore, che allora aveva sette anni ma già si sentiva che aveva talento. Sarebbe bello organizzare una nuova edizione Amarcord richiamando gli ospiti d’allora per vederli oggi. Per quanto riguarda “Potevano essere famosi” era un evento dedicato a tutti quelli che, pur sapendo cantare, non lo avevano mai fatto in modo ufficiale, con un complesso o su un palco».

Come venivano utilizzati gli incassi?

«Tutti quegli spettacoli erano organizzati per beneficenza ed anche il ‘teatro’ veniva concesso dalla famiglia Comolli gratuitamente. La parte inferiore era adibita a serate danzanti, principalmente il Carnevale e qualche altra data come San Giorgio, la Fiera di San Simone e i coscritti. Ricordo ancora quando abbiamo organizzato un Cantastaffora a favore dei Cappuccini e abbiamo consegnato l’incasso di ben 900mila lire a padre Giovanni Maria Tognazzi, cappellano della Rai di Milano, al quale ero legato da una sincera amicizia, e che mi aveva tra l’altro suggerito proprio il nome “Cantastaffora”. Lui era emozionatissimo, non credeva ai suoi occhi».

Poi il declino, lento ma inesorabile. Negli anni 2000 però la struttura era stata acquistata dalla famiglia Tarditi, intenzionata a continuare la tradizione del Cinema Teatro Italia. Cosa andò storto?

«I tentativi fatti da Roberto Tarditi sono stati numerosi, dalla proiezione di film in prima visione, quale Ratatouille, a serate danzanti con il complesso di Omar Codazzi, tuttavia, per vari motivi, la risposta della popolazione non è stata favorevole ed è finita la storia del Cinema Italia. Diciamo che i varzesi sono persone molto particolari, se ti hanno in simpatia va bene, ma basta un nonnulla che ti girano le spalle. Credo che a Tarditi sia andata male per questioni, diciamo così, “ambientali”». 

L’ultima saracinesca, abbassata nel 2014, ha posto fine alla lenta agonia di uno dei simboli di una Varzi che oggi non esiste più. Vive ancora nel ricordo di chi l’ha vissuta e sui libri di chi in qualche modo ha provato a raccontarla in maniera nostalgica. La chiusura del Cinema Italia ha inesorabilmente sancito la fine un’epoca.

di Christian Draghi

Nel comune di Godiasco Salice Terme, ci sono “cose” che funzionano bene, “cose” che funzionano più o meno bene, altre che funzionano più o meno male, altre che funzionano male. Questo non succede solo a Godiasco e in Oltrepò, ma in ogni comune del mondo. Tra le “cose” che funzionano bene a Godiasco Salice Terme, a detta di tutti, ma soprattutto a detta degli interessati, gli ospiti,  c’è la casa di riposo “Fondazione Varni Agnetti”.

Il consenso su come gli ospiti vengono accuditi è unanime, pertanto non ci dovrebbero essere polemiche “intorno” e “dentro” la Varni Agnetti che da anni funziona e funziona bene, ma alla luce degli ultimi fatti, le polemiche “intorno” ma soprattutto “dentro” la Varni Agnetti ci sono, eccome se ci sono… Da sempre la struttura è stata nella “sfera” di Elio Berogno, ex sindaco di Godiasco, ex Presidente della Comunità Montana Alto Oltrepò e fino a poche settimane fa presidente della Fondazione Varni Agnetti, e proprio durante gli ultimi mesi della sua presidenza è stato modificato lo statuto della Fondazione con un ampliamento del Cda.

Secondo alcuni sarebbe stata una “manovra” di Berogno stesso per fini alla luce dei fatti non chiari. Berogno, documenti alla mano, sostiene che l’ampliamento del Consiglio d’Amministrazione sia una conseguenza della riforma del Terzo Settore,  approvata e legittimata da Regione Lombardia, ente titolato a farlo.

L’attuale sindaco, Fabio Riva, non ci sta e sostanzialmente ritiene che con la modifica dello statuto e l’ampliamento del Cda, viene diminuito all’interno della Fondazione il peso e la capacità di decidere del comune di Godiasco (nel Cda della Fondazione il sindaco di Godiasco ha eletto, come proprio rappresentante, Daniele Rochini) e in base a questo principio si è rivolto al Tar per cercare di inficiare ed annullare la modifica societaria approvata da Regione Lombardia.

Nel consiglio comunale del 30 settembre  avente per oggetto “Comunicazioni del sindaco”, e pubblicato sull’albo pretorio del Comune di Godiasco si legge: 

Oggetto: Comunicazioni del Sindaco.

Il Sindaco informa ‘i Signori Consiglieri che a fine maggio, primi di giugno è venuto a sapere che la Fondazione Varni Agnetti avrebbe potuto variare lo statuto entro il 3 agosto 2019 per adeguarsi alla riforma del terzo settore.

E il Sindaco ricorda: già nel mese di giugno cominciammo a chiedere se il Consiglio di Amministrazione della Varni Agnetti avesse intrapreso questa strada o se avesse voluto attendere una proroga. Non ricevendo risposta scrivemmo in data 10 luglio una Pec per chiedere se vi era l’intenzione di modificare lo statuto o se fosse addirittura già stato fatto.

Passarono due settimane senza ricevere risposta.

Mandai un’altra Pec per sollecitare una risposta in merito, come Sindaco del Comune, proprietario dell’immobile sede della Fondazione, e ricevetti una risposta solamente in data 2 agosto. Voglio ricordare che il Comune è proprietario dell’immobile sede della Fondazione. è sufficiente fare una visura catastale per poterlo verificare.

I membri del Consiglio di Amministrazione in rappresentanza del Comune di Godiasco Salice Terme sono stati nominati dal Sindaco precedente ma riconosco che questi non hanno obbligo di rendicontazione al Sindaco.

La risposta alla mia domanda, se fosse stato variato lo Statuto, arrivò solo ai primi di agosto. Diceva che qualcosa era cambiato ma, per correttezza nei confronti dei Consiglieri, il nuovo statuto sarebbe stato consegnato solo dopo il C.d.A. del 12 agosto.

Capimmo quindi che qualcosa era successo. Mi rivolsi ad alcuni consiglieri della Varni Agnetti senza ricevere notizie precise ma solo venendo a conoscenza che qualcosa era cambiato. Chiesi al Notaio rogante e così ottenni l’atto che aveva cambiato lo statuto.

Venni quindi a sapere, con grande stupore, che il Consiglio di Amministrazione modificò all’unanimità diversi articoli dello Statuto senza portare a conoscenza nessuno dei Sindaci fondatori: Godiasco, Rocca Susella, Fortunago e Montesegale.

Gli articoli modificati, che secondo me sono più pesanti per il Comune di Godiasco, sono due:

1) Il primo riguarda il fatto che i Comuni fondatori, che avevano priorità nei ricoveri, vengono messi alla pari di altri sei Comuni, che nel 2015 avevano appoggiato il progetto degli alloggi protetti per anziani inaugurati il 10 novembre 2018, e che sono Cecima, Ponte Nizza, Bagnaria, Val di Nizza, Borgo Priolo e Borgoratto Mormorolo. Vengono inoltre aggiunti tre enti esterni: il Rotary Valle Staffora, la Fondazione Cariplo (e questa si può capire per i grossi finanziamenti che ha dato alla Fondazione Varni Agnetti) e l’Associazione Pensionati Cariplo e Banca Intesa; non vi era più un bacino di circa 4.500 abitanti ma un bacino di 8.500 abitanti e per cui la possibilità di ricovero agevolato per gli abitanti di Godiasco Salice Terme veniva di molto ridotta.

2) Il secondo articolo modificato, che mi sorprese molto, fu quello della composizione del Consiglio di Amministrazione. Da quando l’IPAB si trasformò in Fondazione, in Consiglio di Amministrazione della Varni Agnetti siedono sette componenti di cui tre del comune di Godiasco che, sommati al Parroco di Godiasco, davano sempre la maggioranza al ns. Comune. Questo fu garantito non solo perché il Comune è proprietario dell’immobile concesso in Comodato ma anche perché il Comune si impegnò a pagare il 50% del Frisl servito per cofinanziare la costruzione della Casa di Riposo, pari a 10.000 euro all’anno per vent’anni. Inoltre, il Comune assunse la quota del 50% di un mutuo di 15 anni, acceso nel 2002, rimborsando 2.300,00 euro all’anno per 15 anni. Quindi, oltre a mettere a disposizione l’immobile, sono stati pagati circa 240.000 euro. Per questo, il Comune di Godiasco ha sempre mantenuto la presenza di tre membri nel Consiglio di Amministrazione. Il Comune di Godiasco, oltre ad avere dato l’immobile in comodato gratuito, aveva concesso due aree in diritto di superficie, il primo a titolo gratuito, il secondo a prezzo agevolato entrambi della durata di 90 anni.

Chiesi e ottenni di parlare di questa situazione con il Direttore, che mi rispose che, essendo solo un dipendente, avrei dovuto parlare con il Presidente.

Andai a trovare il Presidente per chiedere il motivo di questa scelta e mi disse che la modifica dello statuto era obbligatoria per nuove norme che riguardavano il Terzo settore. In merito all’allargamento agli altri Enti mi rispose che poteva solo fare bene alla Fondazione. Come Sindaco di Godiasco dico che potrà anche far bene alla Fondazione ma sicuramente non farà bene ai residenti del Comune di Godiasco Salice Terme. Il Comune perde due Consiglieri e quindi il potere di avere nella Fondazione Varni Agnetti un Presidente del Comune di Godiasco, come avvenuto in questi ultimi 20 anni. Dissi anche al Presidente della Fondazione Varni Agnetti che avrebbe potuto modificare lo Statuto senza modificare quei due articoli e che, se fosse al mio posto, farebbe la stessa cosa che sto facendo io.

Un Presidente di Godiasco conta sicuramente qualcosa per Godiasco e per i Godiaschesi. Invece, adesso, il Presidente potrà essere di qualunque altro posto, avendo allargato la composizione del Consiglio di Amministrazione. Magari non nella prossima nomina, ma fra 5 o 10 anni potrebbe accadere che il Presidente sia di Varzi, di Voghera, di Milano e non potrà certamente garantire il trattamento che oggi viene riservato ai cittadini Godiaschesi, sia in ambito di ammissione ai ricoveri, sia per eventuali posti di lavoro e per tante altre cose che può fare la Fondazione Varni Agnetti per i residenti di Godiasco.

Non ho certo un feeling ma sono sicuro che l’attuale Presidente se ha potuto fare qualcosa per i godiaschesi lo ha sicuramente fatto. Qualcuno dei nostri residenti è sicuramente stato aiutato, cosa che in futuro, con un Presidente che verrà da chissà dove, non avverrà più.

Farò di tutto affinchè il nuovo Consiglio di Amministrazione modifichi lo statuto.

Adesso, in attesa che si pronuncino i Giudici in merito alla riforma statutaria, posso solo nominare un membro e lo farò a brevissimo. Sto solo aspettando l’accettazione della nomina. Appena si insedierà il nuovo Consiglio di Amministrazione porterò un ordine del giorno in Consiglio Comunale e chiederò che lo stesso prenda posizione e faccia delle richieste ben precise al nuovo C.d.A. lo chiederò che il nuovo C.d.A. riporti la composizione come prima della modifica oppure lo porti a 11 componenti, dando la possibilità al Comune di Godiasco di avere cinque membri.

Informo il Consiglio Comunale che si sta predisponendo il ricorso verso il Presidente della Regione Lombardia che ha approvato la modifica allo statuto, e non solo del C.d.a, che per quello che ha fatto ne aveva tutti i poteri, anche se, secondo me, li ha male esercitati perché non ci ha permesso di partecipare prima della delibera. Per tutelare i nostri cittadini, non posso che ricorrere al TAR prima della scadenza del termine utile. Mi ha detto l’avvocato che, sotto tale profilo, ci sono buone possibilità.

Mi auguro comunque di non dover andare avanti con il ricorso e che il Consiglio di Amministrazione riveda le sue posizioni. Diversamente devo anche valutare un’eventuale segnalazione alla Corte dei Conti perché il Comune ha messo 240.000,00 euro per la costruzione e il completamento della Fondazione Varni Agnetti e non può essere messo alla pari di altri soggetti che non hanno investito nulla. A questo punto il Comune deve recuperare qualcosa, per esempio l’immobile dato in comodato potrà essere chiesto indietro per far sì che ritorni nella piena proprietà del Comune e la Fondazione Varni Agnetti paghi un affitto, una locazione.

Il canone di locazione, comunque, non lo vuole incamerare il Comune per fare cose diverse, ma per la tutela dei cittadini residenti. Se, facendo pagare un affitto, la Fondazione aumentasse le tariffe, noi utilizzeremmo questi soldi per aiutare i residenti del Comune di Godiasco Salice Terme a pagare la retta. In questo modo andremmo ad aiutare i nostri residenti che pagheranno sempre una retta agevolata.

Noi continueremo a collaborare anche con il nuovo C.d.a. sperando che il C.d.a. stesso riveda le proprie posizioni così da poter bloccare il nostro ricorso.

Il Sindaco conclude: Credo di avere spiegato bene come sono andate le cose. è solo una comunicazione e quindi potrei chiudere la seduta ma non la chiudo perché sono a disposizione di tutti i consiglieri per eventuali domande.

Interviene il Consigliere Berogno Luca dicendo che l’argomento sta a cuore e si poteva fare in forma di dibattito in modo da permettere al Consiglio di potersi pronunciare. Si prende comunque atto che si è ritenuto di fare solo delle comunicazioni.

Interviene il Sindaco dicendo che il dibattito è aperto e che se si vogliono fare delle domande si possono fare perché lui è a disposizione. .

E il Sindaco continua: la pratica tornerà comunque in Consiglio per un dibattito quando chiederò ai Consiglieri di votare. Ho ritenuto dovervi informare prima che questi fatti diventassero di dominio pubblico, perché è giusto prima informare i consiglieri.

Adesso la cosa diventerà di dominio pubblico e io dovrò spiegare alla gente cosa è successo. Datemi atto di aver informato il Consiglio Comunale prima di chiunque altro. Vi ho portati a conoscenza di ogni mia azione a tutela degli interessi dei residenti del Comune di Godiasco Salice Terme. Potrò anche invitare i rappresentanti della Fondazione Varni Agnetti, qui in questa sede del Consiglio Comunale; non inviterò il Direttore perché in occasione del nostro incontro mi disse che lui è un dipendente e quindi non risponde di queste cose. Quando ho parlato con il Presidente, anche alla presenza dei nostri rispettivi avvocati, mi ha precisato che questa modifica non è stata fatta per poter essere rinominato in Consiglio della Fondazione espressamente dichiarando di non voler, assolutamente, più rivestire la carica di Presidente del Cda.

Sono preoccupato per quello che è successo, adesso devo spiegare alla gente cosa è cambiato per i godiaschesi. I rapporti con la Fondazione, in questo momento, sono freddi. Interviene nuovamente il Consigliere Berogno Luca il quale dice che non è comunque scritto da nessuna parte che il Presidente non possa essere di Godiasco.

Risponde il Sindaco dicendo che non è scritto ma prima vi erano condizioni ben più favorevoli perché avvenisse che il Presidente fosse di Godiasco.

E il Sindaco conclude: ciò è fondamentale per tutti, come ho spiegato prima. è fondamentale sia per gli ingressi in casa di riposo che per tutti i benefici che possono trarre i Godiaschesi con un Presidente Godiaschese in casa di riposo. La seduta è tolta. 

Nel frattempo c’è stato un ping-pong di botta e risposta tra l’ex sindaco e l’attuale primo cittadino, ping-pong che Elio Berogno non ha del tutto “digerito”. Ed a questo proposito ci ha inviato una lettera che pubblichiamo integralmente: 

Gentile Direttore,

                            Le scrivo nella veste di ex Presidente della Fondazione “Varni Agnetti”. Mi permetto di allegare alla presente, copia del comunicato che, in risposta all’intervento del Sindaco di Godiasco del 4 ottobre u.s., ho ritenuto opportuno inviare ad alcune testate giornalistiche, ma che ha subito dei tagli, non di poco conto, rendendo così impossibile ai lettori di avere una versione veritiera e diversa da quella enunciata dal Sindaco, anche su temi specifici. Considero offensivo, nei riguardi della mia persona, affermare il falso e diffondere notizie volte solo ad erigersi “paladino” di un problema – “godiaschese” ¬ che non esiste. Forse non si tiene conto e mi duole ricordarlo, che 25 anni fa, fu il sottoscritto quale Sindaco, a edificare (non solo la volontà della Donatrice, ma a trovare i fondi: oltre 6 miliardi di lire) la Casa di Riposo. Potenziata poi in questi ultimi 5 anni di Presidenza con la costruzione degli alloggi Protetti per Anziani (altri 3 milioni di euro). A Godiasco e in tutto il Comune mi conoscono da 77 anni, dove, con il consenso dei Cittadini, ho fatto il Sindaco per 25 anni consecutivi, senza ricevere una lira (e poi un euro) di indennità di carica. La ringrazio ancora e saluti con cordialità.

P.S. Con una precisazione: chi vuol fare politica con l’inganno è destinato al fallimento e non va da nessuna parte. 

Insieme alla sopracitata lettera l’ex presidente Berogno ci invia un comunicato stampa che riportiamo fedelmente: 

Relativamente alla “cronistoria” fatta alla stampa dal Sindaco Riva, debbo dire che non è esatta, ma soprattutto si basa su presupposti sbagliati, arrogandosi dei “diritti” che non esistono e, soprattutto, non sono previsti dalla legge.

La modifica dello Statuto è una conseguenza della Riforma del Terzo settore in vigore sin dal 2016, dell’introduzione di nuovi servizi, della necessità di rivolgersi ad una utenza ed una rete territoriale più ampia che possa garantire una maggior sostenibilità economica e, conseguentemente, dei posti di lavoro in essere.

La Regione Lombardia, unico Ente titolato a valutarne la legittimità delle modifiche statutarie, lo ha approvato senza alcun rilievo. Per i cittadini del Comune di Godiasco Salice Terme, Fortunago, Montesegale e Rocca Susella non cambia nulla! La loro priorità di accesso ai servizi della Fondazione è garantita dallo Statuto e dal Regolamento di accesso, anzi è stata estesa anche ai nuovi servizi, come ad esempio, agli Alloggi Protetti. Il Regolamento di accesso è stato approvato e reso pubblico come previsto dallo Statuto e dalla normativa regionale.

Non corrisponde neppure al vero che il Sindaco ci abbia contattato nel mese di giugno: i contatti sono avvenuti a fine agosto e settembre. Alle richieste formali del Comune di luglio abbiamo dato seguito nei tempi e nei modi previsti come documentano gli atti; la riprova ne è che mentre il Sindaco chiedeva ed otteneva da me di essere ricevuto, aveva già deliberato con la Giunta Comunale in data 29 agosto 2019 (Delibera n. 88) di “proporre ricorso al TAR Lombardia di Milano contro il Decreto n. 338 del 05/ 07/ 2019 del Presidente della Regione Lombardia”.

Dal 2004, non ci sono più rappresentanti dei Comuni, i Consiglieri sono designati direttamente dal Sindaco e non hanno vincolo di mandato, agiscono a titolo gratuito, nell’esclusivo interesse della Fondazione, Ente di Diritto Privato indipendente che ha quale unica finalità l’offerta di un servizio sempre in miglioramento alla propria utenza.

Il Sindaco quindi nomina secondo criteri di professionalità, moralità e serietà un componente del Consiglio di Amministrazione che non è suo rappresentante. Quanto alla certezza di avere un Presidente godiaschese non vi è mai stata, è il CDA che in modo democratico ed indipendente elegge il Presidente ed il Vicepresidente fra i suoi membri. Si parla di soldi presi dalle tasche dei cittadini? Meglio parlare di soldi lasciati nelle tasche dei cittadini, infatti le nostre rette sono tra le più basse a livello comunale, provinciale e regionale, se raffrontate con la concorrenza negli ultimi 15 anni sono rimasti nelle tasche dei soli utenti di Godiasco oltre 2.000.000,00 di €uro, inoltre negli ultimi 10 anni la Fondazione ha erogato oltre 5.000.000,00 di €uro in stipendi e collaborazioni a cittadini di Godiasco, senza contare l’indotto dei fornitori, le tasse, l’IMU e l’addizionale comunale pagata dai dipendenti al Comune di Godiasco Salice Terme.

Si consideri inoltre il Comune ha investito annualmente per la costruzione dell’immobile adibito a casa di riposo una cifra piuttosto bassa, infatti l’importo investito da altre istituzioni e privati, senza i quali non ci sarebbe la casa di riposo, è stato decisamente più elevato e non paragonabile alla cifra sbandierata dal Sindaco!

Il pagamento dell’affitto? Anzitutto l’immobile è stato edificato su un’area costituente il lascito testamentario della vedova Agnetti. Il contratto in essere cesserà i suoi effetti solo nel momento in cui verrà meno la destinazione dell’immobile a casa di riposo, quindi mai!

Infatti l’atto di rogito così recita ...”concede in comodato gratuito alla Fondazione ... e che la durata è a tempo indeterminato”.  

Confidando che questa “polemica” nell’interesse di tutti si chiuda, lascio ogni commento ai cittadini del mio Comune ed ai lettori con una semplice domanda: vale la pena sollevare questa “confusione” su un Ente che da tutti è considerato un gioiello del territorio e di ricorrere al TAR se poi il tutto sembra ridursi ad una mera questione di nomine? 

Ogni considerazione deve essere dei cittadini di Godiasco Salice Terme, ognuno di loro si farà un’idea di chi ha ragione e di chi ha torto. Berogno, scaduto il suo mandato si è detto,  ed i fatti lo hanno confermato, non più interessato alla presidenza, tant’è che il nuovo presidente è l’ingegnere Giancarlo Maria Albini di Lungavilla. Questo gesto di disinteresse da parte di Berogno, spiazzando tutti i detrattori e complottisti,  di occupare la poltrona di presidente, dovrebbe allontanare e quietare il ping-pong di accuse reciproche tra l’ex sindaco e quello attuale, da parte nostra speriamo che  il giudizio degli ospiti, l’unico che effettivamente e praticamente ha valore,  della Varni Agnetti, continui ad essere uguale a quello che è sempre stato, cioè di massima soddisfazione.

Auguriamo nel frattempo buon lavoro al nuovo Presidente e al direttore, il Dottor Carlo Ferrari che è la persona che garantisce la continuità dei servizi offerti e se poi i politici vorranno andare avanti nelle loro polemiche, ricorsi, contro-ricorsi, (a tal proposito sarebbe interessante sapere chi li paga questi avvocati dei “ricorsi”….) liberissimi di farlo.                                               di Nilo Combi 

Consiglio di Amministrazione

della Fondazione

“Varni Agnetti” 

Insediatosi il 23 ottobre 2019, gli incarichi di Presidente, Vice Presidente e Consigliere sono svolti a titolo gratuito senza corresponsione di alcuna indennità.

Presidente Fondazione “Varni Agnetti”: Ing. Giancarlo Maria Albini

Nato a Lungavilla

Ingegnere, Master in Economia, ha lavorato in gruppo multinazionali e società ed organizzazioni pubbliche e private in diversi settori (banche, finanza). è stato Direttore Centrale Deutsche Telecom per l’Italia, Amministratore delegato di Infracom Italia (fra le maggiori società di servizi ICT), Direttore Generale di CARIDATA – Gruppo Banca Intesa.

Attualmente è Amministratore di primarie società quotate in borsa e Advisor di primari Fondi di Investimento; è stato designato da Fondazione Cariplo in virtù della sua decennale esperienza manageriale e dal suo impegno nel sociale.

Vice Presidente: Geom. Pietro Ghezzi – nominato dell’Associazione Pensionati Cariplo e Gruppo Intesa San Paolo, ex funzionario Banca Intesa San Paolo, segretario ANSPI Godiasco, già amministratore comunale del Comune di Godiasco Salice Terme;

Don Stefano Ferrari – membro di diritto del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Varni Agnetti a tutela i diritti della donataria benefattrice Maria Maddalena Concaro Varni – Parroco a Godiasco Salice Terme e Rivanazzano Terme;

Rossi Valentino – designato Presidente dell’Unione dei Comuni Terre dei Malaspina (Comuni di Cecima e Ponte Nizza) – ex funzionario di BANCA, già consigliere comunale del Comune di Ponte Nizza, consigliere ed assessore della Comunità Montana Oltrepò Pavese;

Daniele Rochini – designato dal Sindaco del Comune di Godiasco Salice Terme, lavoratore dipendente settore terziario, già amministratore comunale del Comune di Godiasco Salice Terme.

Giancarlo Orezzi – designato dal Presidente dell’Unione dei Comuni Borghi e Valli d’Oltrepò, ex Dipendente Banca Intesa, Vice Direttore Filiale di Godiasco, già Componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Varni Agnetti;

Massimo Terziani – designato dal Rotary Club Valle Staffora, Medico con specializzazione in medicina legale e delle assicurazioni, consulente e perito medico legale, esperto di rischio clinico e controllo della qualità nelle strutture sanitarie, esperto problematiche medicina territoriale.

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