Sabato, 11 Luglio 2020
 

Il Codacons Pavia, attraverso una nota stampa informa che un cittadino di Salice Terme denuncia disservizi di Autoguidovie nella tratta Milano - Varzi.  "Per aumentare le corse verso Voghera quelle da e per la valle Staffora sono state completamente eliminate!" E' la denuncia del Sig. P.C. di Salice Terme, che prosegue "Io usavo questa linea salendo a Salice Terme: ora - oltre a avere eliminato il servizio al 100% nei festivi - resta solo una corsa da Milano a Varzi (che parte alle ore 18.30 da Famagosta). Le altre (peraltro pochissime) fermano a Voghera e basta.  Lo stesso al ritorno: da Salice Terme dovrei andare a Voghera in stazione e da lì aspettare un'ora per prendere la 120 fino a Milano. La valle Staffora è isolata!!!  La linea diretta per Milano - seppure con pochissime corse - garantiva un mezzo di trasporto per bypassare Trenord e non avere cambi (sempre scoordinati come orari). Dunque non è vero che Autoguidovie ha potenziato la 120 (linea Milano Varzi) con nuove corse! Hanno solo potenziato la Milano Voghera lasciando senza servizio di trasporto chi non ha alternative all'auto (la valle Staffora non è servita dalla ferrovia)". Codacons: "Ci auguriamo che Autoguidovie sappia dare una spiegazione a quanto denunciato dal Sig. P.C anche perché in caso contrario significherebbe che vi sono cittadini di serie A e cittadini di serie B. Il trasporto pubblico è un diritto di tutti ed è inaccettabile che un'intera fetta della provincia di Pavia sia letteralmente tagliata fuori!."

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Donatella Muffato originaria di Varese da poco tempo pensionata, vive attualmente a Casanova di Sinistra nella Valle Staffora. Dopo aver conseguito il diploma al liceo artistico nel 1977 e aver vinto il premio istituito per il migliore artista dell’anno dall’accademia di Brera nel 1982 si dedica ad un lungo lavoro di insegnamento. Grazie alla sua manualità e alla sua dedizione per i “meno fortunati” che ha incontrato nel suo lungo percorso da insegnante, Donatella ha cucito centinaia di mascherine per i suoi compaesani: «Ho cucito mascherine a non finire - dichiara -  e quando credevo di non avere più tessuti ne trovavo altri... Un lavoro immane». “Impara l’arte e mettila da parte”.. mai proverbio fu più azzeccato per raccontare questa storia.

Donatella, lei ha cucito un enorme quantità di mascherine salvavita per i suoi compaesani. Quando ha capito che “doveva dare una mano”?

«Mia madre mi aveva insegnato qualcosa da piccola in quanto era una magliaia e poi sarta quindi è successo che una mia cara amica mi ha chiesto di fare per lei una mascherina vista la gravità della situazione ne aveva bisogno, dopo di lei è arrivato anche il parroco che doveva celebrare una funzione e gli serviva una mascherina, infine andando al panificio qui in paese, ho visto che la proprietaria si stava arrangiando con una mascherina di carta. Ho capito che era il caso di mettermi subito all’opera per aiutare il mio paese e ho iniziato a cucire mascherine».

Una curiosità ma dove ha trovato la stoffa in quantità dato che i negozi sono chiusi?

«Ho guardato per tutta la casa e tutto il materiale che potevo utilizzare comprese le fodere dei cuscini tutto quello che si adattava bene allo scopo è stato impiegato. Ho cucito mascherine a non finire e quando credevo di non avere più tessuti ne trovavo altri. C’è stata un’azienda che mi ha mandato gratis della stoffa venendo a conoscenza di quello che stavo facendo in paese... Insomma un lavoro immane».

In che modo le ha distribuite?

«Attraverso il panificio e la salumeria gli unici negozi aperti in paese».

Il sindaco del paese come ha reagito?

«Venuto a saperlo mi ha contattata e mi ha ringraziata perché in un momento così grave, con l’impossibilità di reperire mascherine il mio lavoro è stato per certi versi provvidenziale, ma ho deciso nel mio cuore di fare un dono, tempo e stoffa, per salvare in qualche modo il mio prossimo sono soddisfatta di aver compiuto un lavoro finalizzato al bene comune e non voglio riconoscimento per questo».

Da quanto tempo vive a Casanova e perché ha deciso di stabilirsi proprio qui?

«Mi sono trasferita qui stabilmente da otto anni perché ritengo che questa sia la mia vera casa nel senso che mi sento parte di questo ambiente come se fossi nata qui, in realtà la prima volta che ho visitato questi luoghi, risale alla mia infanzia avevo nove anni e logicamente ero con i miei genitori e ciò che mi colpì di questo luogo fu la natura e le persone eccezionali, rimasi affascinata e osservavo tutto con un occhio scientifico che andava oltre lo stupore e preso un taccuino scrivevo tutto quello che osservavo: quanti petali in un fiore, quanti rami su un albero, le foglie, e così dicendo...Cominciai così a disegnare stimolata da una grande curiosità per il mondo esterno e con il bisogno di scoprire la bellezza in tutto ciò che mi circondava e non solo, ma di ripercorrere la storia di ogni oggetto che attirava la mia attenzione

Qual è stata la sua occupazione principale?

«Ho fatto sempre l’insegnante. Terminato il liceo artistico mi fu offerto subito un lavoro e la persona che me lo stava proponendo era dell’idea che quel tipo di lavoro si addicesse perfettamente al mio carattere. Naturalmente chiesi che tipo di lavoro avrei dovuto svolgere e la risposta fu che avrei insegnato ai disabili e che avrei pertanto dovuto trasferirmi a Milano».

Un lavoro particolare. Come è stato il primo impatto?

«Non avevo mai lavorato, ero alla mia prima esperienza e non sapevo cosa significasse il termine “disabile” o meglio non sapevo a quale specifica disabilità fosse da supporto. Un po’ perplessa chiesi quanto tempo avrei dovuto svolgere quel lavoro e mi fu detto per quindici giorni».

E poi?

«Ricordo che i primi cinque giorni furono molto duri ma poi cominciai a guardare con occhi diversi quella realtà e a vedere i disabili come persone con delle capacità straordinarie. Li guardavo con un amore del tutto naturale, spontaneo e con il desiderio sempre più crescente di aiutare tutti e non mi importava se erano costretti su una carrozzina... E così i quindici giorni divennero undici anni».

Aveva trovato qualcosa di bello e aveva dato un senso a tutto ciò che faceva giusto?

«Sì e sono felice di aver vissuto grandi esperienze di empatia e tutte creative e questo perché ho sempre messo il desiderio di comunicare ed aiutare gli altri al primo posto nei miei valori».

Lei ha avuto modo di lavorare anche nelle carceri, che tipo di esperienza è stata?

«Ho avuto la possibilità di lavorare sempre come insegnante di arte nel carcere di San Vittore a Voghera e sinceramente in un primo momento ho avuto delle perplessità, comprensibili, ma considerandomi una persona senza pregiudizi vedevo i carcerati innanzitutto come esseri umani e come tali con errori commessi alle spalle o con percorsi di vita estremamente complicati e difficili che li aveva portati a scelte sbagliate, ma sicuramente si prospettava loro una seconda chance e la possibilità di fare altro e di migliore nella vita. È stato molto bello per me vedere i detenuti che non vedevano l’ora che io arrivassi...Sono una persona gioiosa e la gioia è contagiosa e produce speranza con loro potevo ridere e scherzare e mandare a quel paese, se necessario, senza remore»

Un episodio che le è rimasto impresso di quel periodo?

«Un giorno fui mandata ad insegnare nel sesto raggio, il settore più difficile della struttura carceraria,  arrivata lì mi vengono incontro alcuni ragazzi e poco distante da loro un giovane titubante, vedendolo capisco che ha un aria familiare ma non riuscivo a ricordare dove avessi visto quel viso. Alla fine lo riconosco nell’attimo in cui mi chiama “prof”. Mi si è gelato il sangue: era un mio ex alunno. Da quel dì seguì il mio corso con grande soddisfazione, la mia in primis».

Lei ha disegnato, restaurato, dipinto, cucito vestiti, organizzato sfilate... Si può definire la stilista locale?

«In effetti ora che ho più tempo faccio un po’ di tutto e voglio scoprire cosa piace di più alla gente quali sono i loro bisogni».

A conclusione cosa le ha insegnato questa esperienza?

«A dare il giusto valore ad ogni cosa e capire che ciò che poteva essere artistico può essere ora oggetto di uso primario per sopperire l’emergenza, si può creare riciclando tantissime cose non solo belle ma soprattutto utili».

di Stefania Marchetti

Con oltre 4 milioni di capi, pari a circa il 50% del totale italiano, la Lombardia si conferma la prima regione italiana per numero di maiali allevati. È quanto afferma Coldiretti nel commentare positivamente il via libera dell’Unione Europea all’etichetta Made in Italy su salami, mortadella, prosciutti e culatello per smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per italiana, come chiede il 93% dei cittadini che ritiene importante conoscere l’origine degli alimenti, secondo l’indagine on line del Ministero delle Politiche agricole. 

Ad annunciare il via libera europeo è la Coldiretti, che ha fortemente sostenuto il provvedimento, dopo la scadenza del cosiddetto termine di “stand still”, il periodo di “quarantena” di 90 giorni dalla notifica entro il quale la Commissione avrebbe potuto fare opposizione allo schema di decreto nazionale interministeriale (Politiche Agricole, Sviluppo Economico e Salute) che introduce l’indicazione obbligatoria della provenienza per le carni suine trasformate. 

Una novità importante per garantire trasparenza nelle scelte ai 35 milioni di italiani, di cui 6 milioni di lombardi, che almeno qualche volte a settimana portano in tavola salumi, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, ma anche per sostenere i 5mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale, per salvare il prestigioso settore della norcineria che in Italia, dalla stalla alla distribuzione, vale 20 miliardi. 

Secondo un’analisi Coldiretti, dall’inizio dell’emergenza sanitaria le quotazioni dei maiali tricolori si sono quasi dimezzate e scese a poco più di un euro al chilo, mettendo a rischio le imprese e, con esse, la prestigiosa norcineria Made in Italy a partire dai 12,5 milioni di prosciutti a denominazione di origine (Dop) Parma e San Daniele prodotti in Italia. A preoccupare è l’invasione dei cosce dall’estero per una quantità media di 56 milioni di “pezzi” che ogni anno si riversano nel nostro Paese per ottenere prosciutti da spacciare come Made in Italy. 

Si stima, infatti, che tre prosciutti su quattro venduti in Italia siano in realtà ottenuti da carni straniere senza che questo sia stato fino ad ora esplicitato in etichetta. 

Cosce provenienti in larga parte – denuncia Coldiretti - dai grandi mattatoi dei paesi del Nord, come ad esempio la struttura di Rheda-Wiedenbrück, nel distretto di Guetersloh, nel NordReno Westfalia, balzata all'attenzione delle cronache perché più di 1.550 lavoratori sono risultati positivi ai test per il Covid-19. 

Il decreto sui salumi, che dovrà essere presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale per essere operativo, prevede – spiega Coldiretti – che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali); “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali); “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali). 

Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”.

La dicitura “100% italiano” è utilizzabile dunque solo quando la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia.  

Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”. 

L’etichettatura dei salumi è l’ultimo capitolo della storica battaglia per la trasparenza condotta dalla Coldiretti che, con la raccolta di milioni di firme, ha portato l’Italia all’avanguardia in Europa. L’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro era arrivato grazie alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale 47 del 26 febbraio 2018, del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. Il 13 febbraio 2018 è entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta e del riso, ma prima c’erano stati già diversi traguardi raggiunti: il 19 aprile 2017 è scattato l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vigeva l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. 

A livello Ue – conclude la Coldiretti – il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, mentre la Commissione Europea ha recentemente specificato che l’indicazione dell’origine è obbligatoria anche su funghi e tartufi spontanei.

 

 

A Bagnaria due incidenti, uno alle 12,30 ed uno alle 19,00 circa. Brutta domenica lungo la  Strada Provinciale del Penice, sia alle 12,30 che alle 19,00, la dinamica ha visto lo scontro tra un’auto ed uno moto. Mentre alle 12,30 i feriti sono stati trasportati all’ospedale con le autoambulanze, il secondo incidente, che sembrerebbe molto più grave, ha visto intervenire pochi minuti orsono l’elisoccorso con due elicotteri per trasportare il conducente ed il passeggero della motocicletta, per l'automobilista che risulta illeso, solo un grande spavento. In entrambi i casi le forze dell’ordine stanno verificando la dinamica.

In mattinata , verso le 9,30, un altro incidente a Godiasco, dove un motociclista ha subito una rovinosa caduta.

Anche i ciclisti sono stati attori di incidenti, due cadute in mattinata una a Cigognola, verso le 10,30 ed una a Barbianello, verso le ore 12,00. In entrambi i casi le condizioni dei due ciclisti non destano preoccupazioni    

*IMMAGINE DI REPERTORIO      

Il presidente della Provincia Vittorio Poma ha rassicurato gli abitanti della frazione Nivione della Valle Staffora, confermando che in questi giorni verrà definito il contratto con la ditta appaltatrice che dovrà effettuare le opere per sgomberare la strada dai detriti e mettere in sicurezza, definitivamente, quella zona di montagna che il 19 dicembre dello scorso anno aveva bloccato il traffico di quel tratto di provinciale ed i collegamenti tra la Valle Staffora e la Val Curone, obbligando gli abitanti di Nivione ad un percorso alternativo e disagevole per raggiungere Varzi. L’intervento si annuncia complesso proprio per la tipologia di frana, il presidente Poma ha confermato infatti che saranno necessarie delle micro cariche esplosive per far staccare e far scendere a valle le parti ancora friabili della montagna. Il costo dei lavori pari a 650mila euro prevede che il tratto di strada interessato venga spostato più a ridosso del torrente Lella, inoltre si dovrà provvedere a risolvere il problema dello scolo dell’acque che è uno delle cause dello smottamento, intervento previsto con la costruzione di un canale di scolo che verrà realizzato nella parte alta della frana, inoltre sarà necessario posizionare dei gradoni di contenimento che bloccheranno futuri smottamenti e piantumare l’intera zona al fine di garantire una maggior tenuta.

"Per lavori di asfaltatura, chiusura temporanea della SP 90 “Bivio Casanova – Cegni-Passo Giovà” dal km 7+180 (direzione Passo Giovà, 100 mt. dopo il bivio per la località Negruzzo) al km 16+430 (fine tratta) da mercoledì 24 giugno 2020 a tutto il 1 luglio 2020 dalle ore 08:00 alle ore 18:00 di ogni giornata lavorativa ad esclusione delle ore notturne e dei giorni festivi.

Ecco il testo dell’ordinanza :

IL DIRIGENTE DEL SETTORE LAVORI PUBBLICI EDILIZIA-TRASPORTI Visto il D. L.vo 30/04/1992 n. 285 “Nuovo Codice della Strada” e s.m.i.; Visto il Decreto del Presidente della Provincia di Pavia n. 109 del 12/04/2018; Dato atto che con Determinazione Dirigenziale n. 1240 del 09/12/2019 veniva disposta l’efficacia dell’aggiudicazione dei lavori “MANUTENZIONE STRAORDINARIA DELLA RETE VIABILE PROVINCIALE MEDIANTE INTERVENTI DI RIPAVIAMENTAZIUONE BITUMINOSA DEI PIANI VIABILI” all’Impresa Cave di Corconio S.r.l. con sede legale Orta San Giulio (NO) – SP per Vacciago;

Vista la Determina Dirigenziale con la quale veniva predisposto il subappalto dei lavori summenzionati all’Impresa Lerta & C. S.r.l. con sede legale in Via Roma 1 – Fabbrica Curone (AL); Ritenuto che per consentire l’esecuzione dei lavori di cui sopra in condizioni di sicurezza occorre procedere alla chiusura temporanea della SP 90 “Bivio Casanova – Cegni-Passo Giovà” dal km 7+180 (direzione Passo Giovà, 100 mt. dopo il bivio per la località Negruzzo) al km 16+430 (fine tratta) da mercoledì 24 giugno 2020 a tutto il 1 luglio 2020 dalle ore 08:00 alle ore 18:00 di ogni giornata lavorativa ad esclusione delle ore notturne e dei giorni festivi;

tutto ciò premesso ORDINA La chiusura temporanea della SP 90 “Bivio Casanova – Cegni-Passo Giovà” dal km 7+180 al km 16+430 da mercoledì 24 giugno 2020 a tutto il 1 luglio 2020 dalle ore 08:00 alle ore 18:00 di ogni giornata lavorativa ad esclusione delle ore notturne e dei giorni festivi. La presente ordinanza, ai sensi dell’art.5, comma 3 del vigente Codice della Strada, è resa nota al pubblico mediante l’installazione dei prescritti segnali nonché della necessaria segnaletica verticale per la segnalazione di chiusura ed indicazione dei percorsi alternativi (da Varzi per passo Giovà e viceversa, utilizzo della SP n. 48 “Bivio Prov.le del Brallo – Casanova Staffora – Passi Giovà”.

E’incaricata dell’esecuzione della presente ordinanza e quindi anche della posa ed il mantenimento in perfetta efficienza della segnaletica di chiusura ed indicazione dei percorsi alternativi, l’Impresa esecutrice dei lavori Lerta & C. S.r.l. con sede legale in Via Roma 1 – Fabbrica Curone (AL); OGGETTO: ORDINANZA DI CHIUSURA TEMPORANEA DELLA SP 90 “BIVIO CASANOVA – CEGNI-PASSO GIOVÀ” DAL KM 7+180 AL KM 16+430 DA MERCOLEDÌ 24 GIUGNO 2020 A TUTTO IL 1 LUGLIO 2020 DALLE ORE 08:00 ALLE ORE 18:00 DI OGNI GIORNATA LAVORATIVA AD ESCLUSIONE DELLE ORE NOTTURNE E DEI GIORNI FESTIVI

La presente ordinanza, viene rilasciata ai sensi dell’Art. 21 del D.Lgs. n. 285/92 “Nuovo Codice della Strada” e s.m.i., in ossequio alle norme sulla sicurezza dei cantieri di cui al D. Lgs. n. 81 del 09/04/2008, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro ed al D.M. 10/07/2002 per il segnalamento dei cantieri temporanei stradali, e loro s.m.i.. Al termine dei lavori cioè dalle ore 18:01 alle ore 07:59 del giorno successivo, la circolazione dovrà poter riprendere liberamente senza nessun impedimento di sorta, la sede stradale dovrà risultare transitabile in sicurezza e le pertinenze libere da depositi di materiale, mezzi meccanici ecc... Copia del provvedimento verrà portato tempestivamente a conoscenza delle Autorità (Polizia Stradale, Carabinieri, mezzi di soccorso, Comune di Brallo di Pregola, Varzi, Santa Margherita di Staffora, Menconico Provincia di Alessandria, Provincia di Genova, Provincia di Piacenza) dall’Ente proprietario della strada. La Provincia sarà ritenuta sollevata ed indenne da qualsiasi pretesa proveniente da utenti stradali e/o terzi, in dipendenza del mancato rispetto delle prescrizioni contenute nella presente Ordinanza."

*FOTO DI REPERTORIO 

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Un po’ tutta la Valle Versa  è interessata a quella che si suppone essere la tendenza della prossima estate, in quanto a vacanze: la ricerca di spazi di tranquillità e bel vivere, dove sia più semplice mantenere il distanziamento sociale rispetto alla città, e sia ridotto il rischio di trovarsi costretti in assembramenti, o semplicemente in luoghi troppo affollati. concentriamoci, questa volta ancora, sul benedetto turismo. Ricerchiamo un po’ di speranza, Paolo Donato Bertorelli, sindaco di Menconico:, che su questo punto ha le idee chiare.

«Ho già avuto dei contatti. Per esempio dei signori che avevano la casa qui, ma erano anni che non la utilizzavano, mi hanno detto che sono interessati a venire su quest’estate e mi hanno telefonato per sapere se funziona internet. Io ho loro detto che internet funziona: non è molto veloce però funziona, per cui verranno. Un altro mi ha telefonato chiedendo come funzionano i servizi per rifiuti, gli ho spiegato che assolutamente non ci sono problemi di nessun tipo. Per cui un interesse c’è. Proprio due o tre giorni fa  signori di Milano mi hanno telefonato e mi hanno chiesto se ci son case in affitto. Ce ne sono finché si vuole!».

Con l’arrivo della bella stagione le Pro Loco e le associazioni dell’Oltrepò Pavese si sarebbero messe in moto per offrire momenti di aggregazione e di festa, ma in questa emergenza sanitaria, nessun evento è ancora stato annunciato. Tutto cancellato a data da destinarsi e in attesa di nuove direttive. Che ne sarà di questi volontari che con entusiasmo si sono ingegnati negli anni a creare giorni di festa, ad “inventare” sagre e manifestazioni per attirare visitatori nei loro paesi? Sondiamo il terreno e gli umori di alcune con Fabio Bergamini, Presidente di “A tutta Varzi”

«Quest’emergenza ci ha colpito in particolar modo nel bel mezzo dell’organizzazione della “Festa Medievale” evento cardine della nostra associazione e di tutto il paese. Questo è senza dubbio il nostro più grande rammarico per l’annata 2020. Al di là di questo, questa pandemia porterà delle conseguenze negative su tutta l’attività della nostra associazione e purtroppo colpirà in generale tutte le realtà del nostro territorio. Come ben sapete la nostra è un’associazione che organizza eventi di aggregazione per tutta la comunità e quest’anno con tutta probabilità ci troveremo costretti ad annullare due dei nostri appuntamenti più consolidati».

Che fare?

«Come prima cosa ci atterremo alle disposizioni dell’Amministrazione Comunale e di Regione Lombardia in merito all’ evolversi della situazione. Per la stagione a venire, sempre se possibile, cercheremo di rispettare gli eventi programmati a inizio anno. Per il futuro come sempre ci impegneremo per il bene del nostro paese. Sinceramente ad oggi fare promesse su nuove iniziative ci risulta difficile, sicuramente cercheremo di migliorare e consolidare ancora di più i tradizionali eventi sui quali lavoriamo ormai da molto tempo. Siamo in costante collaborazione con l’amministrazione e le altre associazione con l’obbiettivo comune di rilanciare e salvaguardare il nostro territorio nel migliore dei modi»

Arriva da Nivione, piccola frazione di Varzi, la tesi in giurisprudenza vincitrice dell’edizione 2019 del Premio Vittorio Grevi, conferito annualmente dall’Università di Pavia. Intitolato all’illustre docente di procedura penale scomparso nel 2010, il prestigioso riconoscimento è destinato a laureati del corso magistrale in Giurisprudenza che abbiano discusso una tesi in procedura penale, diritto penale, giustizia internazionale e diritti dell’uomo. Ad accaparrarselo è stato Carlo Emanuele Dirotti, 27enne neolaureato che ha discusso una tesi, realizzata in lingua inglese, su cambiamenti climatici e i diritti umani, indagando i vari aspetti che consentono alla giurisprudenza di intervenire sulle politiche dei vari governi per tutelare quello che è, a tutti gli effetti, il diritto alla salute. Per uno che è cresciuto in mezzo alla natura, non sembra una scelta casuale.

Dirotti, come mai ha scelto questo argomento per la sua tesi?

«L’idea è nata dopo aver partecipato ad una competizione internazionale di quattro giorni a Ljubljana. Si trattava di un MUN (Model United Nations), ovvero una simulazione del funzionamento di vari organi delle Nazioni Unite. Partecipai come delegato del Consiglio ONU per i diritti umani e vinsi il titolo di miglior delegato. Fu un’esperienza utilissima per comprendere il funzionamento  e le procedure di decision-making degli organi ONU, oltre che un modo per approfondire la tematica dei diritti umani e gli strumenti di protezione previsti dal diritto internazionale. Successivamente ho svolto dei corsi di diritto internazionale e di diritti umani tenuti dalla piattaforma online dell’Università Cattolica di Lovanio. Avendo sviluppato una buon conoscenza della terminologia legale inglese e dello human rights law, pensai di sfruttare l’occasione e redigere una tesi in lingua inglese sul tema, di grande attualità, del cambiamento climatico e dell’impatto di tale fenomeno sui diritti umani».

Lei viene dall’Alto Oltrepo. La realtà in cui vive ha avuto un ruolo nella scelta dell’argomento?

«Qui si vive sempre a contatto con la natura, si impara a rispettarla e osservarne i cambiamenti, che negli ultimi anni sono stati notevoli».

Ha notato effetti del “climate change” anche in Oltrepò?

«Direi che dagli animali selvatici che si sono recentemente insediati, all’arrivo di nuovi parassiti, alle inedite difficoltà che affronta chi coltiva, ci sono spunti di riflessione. Il tutto accompagnato da un costante aumento delle temperature medie. Ciò che però ho voluto sottolineare nella mia tesi è che il cambiamento climatico non è più solamente un fenomeno che minaccia l’ambiente, come a lungo si è ritenuto. Si tratta invece di una seria minaccia per l’uomo e per una vasta gamma di diritti fondamentali. Pensiamo al diritto alla vita, alla salute, al cibo, all’acqua, all’abitazione».

Che strumenti hanno gli enti istituzionali per intervenire in questo ambito?

«Le istituzioni dovrebbero innanzitutto mappare la situazione attuale restando a stretto contatto con gli enti, quali le università, in grado di fornire dati sul fenomeno dal punto di vista scientifico. In tal modo sarà possibile comprendere le condizioni locali e individuare i settori che subiranno un impatto maggiore. A quel punto sarà necessario adottare una strategia di adattamento agli inevitabili effetti del cambiameto climatico. Dico inevitabili perchè siamo giunti al punto in cui, oltre alla mitigazione (intesa come riduzione delle emissioni di CO2), una cruciale importanza assumeranno le misure di adattamento, volte ad aumentare la resilienza degli ecosistemi  e a garantire uno sviluppo sostenibile al territorio. Servirà lungimiranza. La mancanza di una visione a lungo termine potrebbe avere conseguenze gravi». 

Quali misure sarebbe necessario prendere secondo lei?

«Nella mia tesi ho sostenuto che la necessità di ridurre le emissioni di CO2 e di predisporre adeguati piani di adattamento derivi direttamente da strumenti internazionali quali la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Tale impostazione ha avuto una recente conferma nella storica sentenza Urgenda, con la quale la Corte Suprema Olandese ha condannato l’Olanda a ridurre le proprie emissioni di gas serra, ritenendo lo Stato obbligato in tal senso in virtù degli artt. 2 (diritto alla vita) e 8 (diritto al rispetto della vita privata e famigliare) della CEDU. Analoghe iniziative sono state promosse e pendono innanzi i tribunali di altri paesi del Consiglio d’Europa».

Che lavoro svolge attualmente?

«Attualmente la pratica forense. Non appena si uscirà dall’emergenza inizierò un’esperienza presso la Banca d’Italia a Milano».

Non è il solo giovane che ha scelto di restare a vivere in Oltrepò pur lavorando altrove. Come mai questa scelta?

«Mi ritengo molto fortunato a poter portare avanti i miei impegni senza allontanarmi troppo dal territorio che amo. Qui ho la possibilità di coltivare le mie passioni e, in primis, la musica. Con il mio gruppo (i Palinurus Elephas) stiamo componendo le canzoni del nostro secondo disco. Poi ci sono l’orto, la vigna. Le cose da fare non mancano. In futuro probabilmente dovrò trasferirmi, ma mi accontenterei della possibilità di tornare ogni tanto nel mio paese per godermi la natura e tutto ciò che questo bellissimo territorio ha da offrire. Non mi posso proprio lamentare, a Varzi si sta bene».

è anche impegnato in un’associazione, Nuvun, che si occupa di promozione sociale sul territorio...

«Sì. La sede è a Nivione, la frazione dove vivo. L’esperienza degli ultimi mesi ha dimostrato quanto sia importante la cooperazione tra tutti gli attori del territorio. Penso che sia importante investire nellla nostra zona, sia in termini strettamente economici che di capitale umano. Lo scopo di Nuvun è proprio quello di far ripartire il territorio, di riportare in vita un piccola frazione con attività sociali e iniziative green. Non c’è niente di più soddisfacente di vedere l’entusiasmo e il coinvolgimento delle persone in questi progetti. Il nostro territorio è prezioso e va preservato, credo che molti lo stiano capendo. Lo avevano capito i nostri genitori, e tutti gli abitanti della piccola frazione che hanno fatto tanti sacrifici per il paese e che ringrazio di cuore. Ora la responsabilità di mantenere in vita la frazione grava anche su noi giovani. L’anno scorso abbiamo riproposto la sagra del pane casereccio, che da qualche anno non si svolgeva più».

Concludendo torniamo all’oggetto dei suoi studi. A livello generale crede che questa pandemia avrà un impatto sul cambiamento climatico e sulle attitudini delle persone e dei Governi?

«A quanto risulta dagli ultimi dati scientifici, pare che il lockdown non abbia avuto un impatto significativo sulle concentrazioni di CO2 (pur essendo invece diminuite le emissioni di alcune sostanze inquinanti). Certamente l’esperienza della pandemia andrà a incidere sul turismo e sul movimento delle persone. Non si può escludere, ad esempio, che molti preferiranno viaggiare con la propria auto per la paura dei mezzi pubblici. Le modalità di telelavoro andranno ulteriormente rifinite e messe a punto. Quanto tali aspetti andranno a incidere sul cambiamento climatico è difficile da prevedere, personalmente credo che le cose non cambieranno radicalmente rispetto a prima. L’aspetto positivo è che sul tema del surriscaldamento globale c’è una sensibilità sempre più diffusa e supportata dalle numerose proteste e iniziative nel mondo (ad esempio il Fridays For Future)».

di Christian Draghi

Un po’ tutta la Valle Staffora è interessata a quella che si suppone essere la tendenza della prossima estate, in quanto a vacanze: la ricerca di spazi di tranquillità e bel vivere, dove sia più semplice mantenere il distanziamento sociale rispetto alla città, e sia ridotto il rischio di trovarsi costretti in assembramenti, o semplicemente in luoghi troppo affollati. concentriamoci, questa volta ancora, sul benedetto turismo. Ricerchiamo un po’ di speranza, Christos Chlapanidas, sindaco di Brallo di Pregola, che su questo punto ha le idee chiare.

«Da noi molte non sono effettivamente seconde case: molta gente del Brallo d’inverno va in città a svernare; da Pasqua in poi inizia a tornare e a preparare la casa, e più della metà dei mesi dell’anno li passano qui. Per quanto riguarda le seconde case vere e proprie, è vero che ci sono delle richieste per gli affitti. Speriamo che la cosa prenda piede, così che un posto come Brallo continui a vivere. I problemi ci saranno per i ristoranti e i bar, perché effettivamente non sono molto spaziosi e chi poteva ospitare 100 persone forse potrà tenerne 30.

La riduzione del 70% dei posti diventa un problema. Da parte mia, come Amministrazione, dico che se vogliono utilizzare il plateatico per me lo possono fare gratis - per dare loro una mano. Per quanto riguarda la TARI, cercherò di andare incontro alle esigenze. Prima di tutto, capendo con ASM cosa abbiamo risparmiato. Su questo stiamo lavorando, anche per rivedere il piano finanziario 2020; qualcosa avremo risparmiato. Tutto quello che si risparmia si cerca di darlo alla gente. Ora la mia iniziativa sarà quella di promuovere le seconde case e portare un po’ di gente, che saranno controllate secondo le disposizioni, come l’uso della mascherina e il mantenimento delle distanze. Sono super favorevole al rilancio del turismo».

 
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