Mercoledì, 27 Maggio 2020

Anche quest’anno, per la terza edizione, il Lions Club Stradella Broni Montalino ha messo in campo le sue forze, in collaborazione con la scuola dell’infanzia (istituti comprensivi di Stradella e Bressana Bottarone)
per la realizzazione del service nazionale “Sight for kids”, che permetterà di attuare  uno screening precoce a livello capillare per l’identificazione dell’ambliopia, conosciuta anche come “occhio pigro”, condizione caratterizzata da una riduzione della capacità visiva di un occhio che si sviluppa in età pediatrica e che si manifesta in tutte quelle condizioni in cui il bambino “non usa” involontariamente un occhio. Tale patologia, se identificata nella fascia d’età dai 3 ai 5 anni, può essere tranquillamente curata, evitando, in seguito, l’insorgenza di problematiche maggiori a livello visivo.

Il test non ha natura invasiva e consiste nella valutazione, da parte di un ortottista, del livello di visualizzazione di alcune immagini trasmesse al bambino con l’ausilio di un apposito monitor.

La realizzazione del progetto vedrà il Club Stradella Broni Montalino impegnato quasi ogni mattina per ben 3 settimane, dal 3 al 21 febbraio prossimo, così permettendo l’esecuzione gratuita dello screening su un totale di circa 400 bambini nell’ambito di 9 plessi scolastici (Stradella via f.lli Cervi, Stradella Gavina, Arena po, Portalbera, Robecco Pavese, Rea, Bastida Pancarana, Pinarolo Po, Barbianello) con la collaborazione della dott.ssa Antonella Arbasini.

Gli esiti positivi dello screening, statisticamente intorno al 7%, verranno quindi consegnati dal Club, in forma assolutamente riservata, alle scuole dell’infanzia interessate, le quali, attraverso l’informazione ai genitori, permetteranno di indirizzare il bambino con un sospetto di ambliopia ad una visita oculistica/pediatrica completa, al fine di individuare la terapia più adeguata per correggere tempestivamente la patologia.

Un grande impegno organizzativo per il Lions Club, generosamente ricambiato dalla concretezza dei risultati sul territorio e dagli innegabili benefici in termini di salute sui numerosissimi bambini coinvolti.

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Stradella è l’unica città dell’Oltrepò orientale dalla quale partono treni e corriere per Piacenza, Pavia e Milano. È un centro di primaria importanza per i pendolari della zona, non solo per gli undicimila stradellini. Per questo motivo gli sforzi e gli investimenti richiesti sono maggiori rispetto ai comuni del circondario. Micol Galli, Pianificatore Territoriale a Piacenza, dal maggio scorso è consigliere delegato al pendolarismo e al trasporto del Comune di Stradella. Eletta tra le fila di Fratelli d’Italia, è anche stata nominata Presidente della Commissione Urbanistica.

Micol, per lei questa è la prima esperienza come consigliere comunale?

«Sì, sono stata eletta lo scorso maggio nella nuova amministrazione. Ci tengo a ringraziare il coordinatore Provinciale di Fratelli d’Italia Claudio Mangiarotti per l’occasione datami e il Sindaco Alessandro Cantù per avermi inserito nella sua squadra ed avermi affidato le deleghe al pendolarismo e al trasporto».

Come mai ha deciso di accettare queste deleghe e di occuparsi di questo settore?

«Questa delega mi è stata affidata dal Sindaco Cantù per la mia preparazione da Pianificatore Territoriale ma anche perché da diversi anni sono una pendolare: uso il treno tutti i giorni per andare a lavorare e quindi vivo l’esperienza sulla mia pelle ogni giorno, in tutte le sue problematiche. Già durante il periodo universitario aveva svolto diversi studi e progetti sul trasporto e sulla mobilità».

Quali sono i principali disservizi di cui soffrono i “pendolari stradellini”?

«La stazione di Stradella fa parte di due tratte molto congestionate: la Stradella/Pavia/Milano e la Stradella/Piacenza. Sulla tratta diretta a Pavia ci sono disservizi continui, in varie fasce d’orario. Mentre sulla tratta diretta verso il piacentino le problematiche riguardano essenzialmente i treni del mattino frequentati dagli studenti diretti a Piacenza».

Per esempio?

«La stazione di Stradella raccoglie un enorme bacino scolastico essendo usufruita dagli studenti di tutti i paesi limitrofi. Ho avuto parecchie segnalazioni da loro soprattutto riguardante il treno delle 7:18, diretto Castel San Giovanni e a Piacenza, il quale è sempre pieno e in ritardo. Gli studenti hanno solo la possibilità di entrare con massimo di quindici minuti di ritardo, altrimenti sono costretti ad aspettare fuori dall’istituto. Questo genera la perdita dell’intera ora di lezione e la richiesta di giustificazione da parte del genitore».

Come potete affrontare e risolvere questo problema?

«Insieme al Comune di Broni, e coinvolgendo anche i sindaci dei comuni limitrofi, siamo riusciti ad avere un incontro con il Prefetto di Pavia, al quale abbiamo fatto le nostre proposte, segnalando le problematiche e le criticità attuali. Una delle segnalazioni da noi fatta riguarda appunto il treno delle 7:18 per Piacenza, chiedendo che venga anticipato di almeno 10 minuti, in modo tale da poter permettere agli studenti di non perdere la prima ora in caso di ritardo della partenza. Abbiamo già problematiche che riguardano la mobilità sulle strade, con buche e ponti chiusi, quindi l’obbiettivo è potenziare e garantire un livello medio-alto di mobilità alternativa, ferro e gomma, senza che questo diventi uno stress a fine giornata».

Cosa prevede la convenzione con tra comune e Ferrovie?

«Tra Ferrovie e Comune di Stradella esiste una convenzione che scadrà a breve, nel 2021, e che andrà rinnovata. La pulizia dei locali è garantita e gestita dalla Broni Stradella Spa. Noi verifichiamo che questo venga fatto. Uno dei nostri obbiettivi è sicuramente inserire gli spazi della stazione di nostra competenza nell’ambito del “Progetto Reciprocità”, bando indetto da questa amministrazione riservato a coloro che, con determinati requisiti, svolgeranno attività socialmente utili con piccole manutenzioni e interventi migliorativi, mantenendo tutti i requisiti in materia di sicurezza previsti dalla legge».

Avete previsto qualche lavoro straordinario riguardante la stazione ferroviaria?

«La stazione di Stradella, di proprietà di FS, è in una posizione strategica di primaria importanza anche per comuni come Portalbera, Santa Maria della Versa e tutta la Valversa e viene utilizzata sia da studenti che da lavoratori. Esiste un progetto di riorganizzazione del piazzale al fine di migliorarne la fruibilità, il tutto senza alcun esproprio alle ferrovie. Sarà avviabile con il rinnovo della convenzione».

Parlando di servizio ferroviario: nei giorni scorsi Regione Lombardia ha rinnovato la convenzione con Trenord per altri nove anni, senza alcun bando. Una notizia che ha subito fatto infuriare i pendolari, viste le numerose critiche e i parecchi disservizi degli ultimi anni. Qual è la sua opinione?

«Ho ricevuto il Comunicato dei “Comitati Viaggiatori ferroviari della Lombardia”. Ad oggi Trenord non offre un servizio adeguato agli utenti, con pochi mezzi vecchi e obsoleti. Speriamo che tutto questo migliori e che posso garantire un servizio migliore in futuro».

Torniamo alla sua delega. Com’è la situazione del pendolarismo stradale? Com’è il vostro rapporto con Autoguidovie?

«Sin da quando ci siamo insediati abbiamo rilevato disservizi riguardanti non solo Stradella ma anche i paesi vicini collegati dalle tratte comuni. Le corse e le fermate devono essere garantite ed effettuate sempre. Abbiamo chiesto chiarimenti alla società ed ora siamo in attesa di risposte».

Quali sono le prossime problematiche che intende affrontare?

«Sicuramente vorrei sistemare tutte le fermate della linea urbana di Stradella: abbiamo rilevato fermate non segnalate, prive di cartelli o di orari esposti. Ci sono anche problematiche da affrontare riguardanti lo stato delle pensiline e della segnaletica orizzontale che sono sicuramente da migliorare e prevedere. Per poter far si che la mobilità su gomma sia utilizzata maggiormente ci deve essere più chiarezza nell’offerta di tale servizio: esposizione degli orari e mappa delle linee devono esserci ovunque e facilmente reperibili».

Lei è Presidente della Commissione Urbanistica. Di cosa vi state occupando attualmente?

«La commissione si è riunita a novembre, in cui abbiamo discusso il riadattamento del regolamento edilizio urbano nel rispetto della nuova normativa regionale, la quale va a standardizzare tutti i regolamenti urbani con adattamenti relativi ad ogni specifica realtà. Riuniremo una nuova commissione per presentare il regolamento definitivo, il quale dovrebbe essere operativo già da metà anno».

di Manuele Riccardi

Anche in Oltrepò si sono creati i primi gruppi afferenti a “Italia Viva”, il nuovo soggetto politico ispirato da Matteo Renzi. A Stradella fra i promotori c’è Lele Filipponi, amministratore di lungo corso della città e in passato membro del Partito Democratico. Filipponi ci ha spiegato questo momento di transizione.

Filipponi, per lei il recente è stato un periodo di cambiamenti.

«Dal 1° settembre mi sono dimesso dal PD, partito di cui facevo parte da quando era nato a Stradella, e per il quale sono stato anche dirigente provinciale, a Pavia.»

Ed è successivamente approdato nel nuovo soggetto renziano, Italia Viva. Quali le ragioni?

«Io sono sempre stato renziano, premetto. Abbiamo fondato il comitato a Stradella con l’obiettivo di creare un’alternativa che possa far avvicinare i giovani alla politica, che sappia come affrontare i problemi del territorio. Come quelli relativi a lavoro, sanità, logistica, agricoltura, trasporti e ambiente soprattutto. Temi che hanno causato tante criticità sul nostro territorio.»

Ed il PD questo non lo faceva?

«Il PD è un partito dove ho avuto modo di lavorare per tanti anni. È diventato scollegato, a mio parere, con le realtà territoriali; un po’ stagnante. Ma non voglio parlare del PD a cui auguro buon lavoro. La mia decisione è arrivata al di là delle scelte che ha intrapreso Renzi. Del resto il 1° settembre, quando sono uscito dal partito, ancora non avevo deciso di confluire in Italia Viva.»

Una nuova strada per lei, insomma, ci sarebbe stata al di là della novità renziana. Certo la sua è un’uscita di peso; non voglio fare una conta dei voti che lei porta in dote, ma quantomeno per la sua esperienza in comune che non inizia certo ieri...

«Sono stato Consigliere comunale, Capo di gabinetto del Sindaco, Consigliere delegato e poi Assessore alla sicurezza, ai trasporti, al turismo, alla Protezione Civile e alla Polizia Locale. Tutto il pacchetto sicurezza, insomma. Porto la mia esperienza a disposizione dei giovani.»

Parliamo allora delle sue idee a proposito di trasporti: la situazione dello stradellino.

«Ci sono delle grosse lacune. Viabilità, strade, problemi di trasporti, sia su gomma che su ferrovia... i giovani – ma non solo loro, tutti i pendolari – hanno veramente dei grossi disagi per raggiungere Pavia e Milano tutti i giorni, un problema che sussiste da tantissimi anni. Alcuni politici locali hanno provato a bussare alle porte che contano cercando di farsi valere... ma non abbiamo avuto molti esiti positivi. Quando ero assessore ai trasporti siamo andati da tutti: consiglieri provinciali, consiglieri regionali. Per cercare di far sì che si mettessero carrozze più idonee sui treni. Devo constatare che oggi i problemi sono ancora gli stessi di cinque anni fa.»

Poco fa ha marcato l’accento sulla questione ambientale. Vuole spiegarmi meglio?

«Ambiente, inquinamento, smog. Sono temi di cui dovremo parlare di più. Come dei problemi idrogeologici di questo territorio: abbiamo visto in queste settimane cosa è successo con il maltempo. Ringraziando il cielo tutto qui è andato tutto bene o quasi, ma i nostri terreni sono soggetti a smottamenti e non si può aspettare che succeda il peggio.»

Il comitato quando e come è stato costituito?

«Il comitato è stato costituito nei tempi necessari, quindi ai primi di ottobre. Un gruppo di ragazzi, e anche un buon gruppo di cittadini, che avevo coinvolto durante le ultime elezioni amministrative (poi perse), aveva l’esigenza, il desiderio, di fare qualcosa di nuovo. Così è nato il Comitato Stradella - Oltrepò orientale, comitato di azione civile locale “Ritorno al futuro”. E sono andato alla Leopolda.»

Come vi rapporterete da Stradella con i territori limitrofi? Immagino vi occuperete non solo della città ma anche dei paesi circostanti. E, già che parliamo di rapporti intercomunali, magari può dirmi se vi siete già incontrati con gli altri renziani dell’Oltrepò, a cominciare dai vogheresi, capitanati da Giacomo Lorenzo Botteri...

«A Zenevredo è nato un altro comitato, che raggruppa tutte le colline. Loro si occupano di Zenevredo, Montù Beccaria, San Damiano al Colle, Santa Maria delle Versa e tutta la Valle Versa. Tutta la zona della collina. Il comitato si chiama CAC - Democrazia Zenevredo. Però noi lavoriamo in simbiosi. Siamo uniti e operativi, c’è differenza anche rispetto ad altre volte in cui si interagiva con i territori circostanti all’interno del PD. Non c’è campanilismo. Lavoriamo tutti uniti. Ci siamo visti a Pavia per alcuni incontri con gli altri rappresentanti del territorio, per discutere dei progetti locali e a livello nazionale. Per me si è trattata di una bella esperienza. In questo partito ho visto ragazzi giovani e con voglia di fare. A cominciare dal gruppo della Leopolda. Quello che mi piace è il modo in cui si fa politica qui. Una politica nuova. Non si va a sbandierare o urlare in piazza, magari senza avere dietro i contenuti. Si fanno tavoli di lavoro con giovani che portano le loro idee. Questo è quello che mi interessa e che mi è piaciuto di quei 3 giorni a Firenze. Questo è lo spirito innovativo di questi comitati.»

Come pensate di farvi conoscere dai cittadini?

«Ci è stata assegnata dal Comune una bacheca a Stradella in Piazzale Trieste, dove saranno pubblicate le nostre iniziative. Una piccola cosa ma anche un bel punto di partenza in questa casa liberale, giovane, innovativa, riformista e garantista in cui io e Maurizio Visponetti ci stiamo impegnando. Andiamo avanti con le nostre idee e con i progetti che questo territorio necessita da tempo.»

La presenza di Visponetti nel movimento è certamente “di peso”. Ci saranno altri ingressi eccellenti?

«Anche lui è sempre stato renziano come me, e ha seguito Renzi nel nuovo soggetto. Devo assolutamente dire che La Torre - Alleanza Civica ha lavorato molto sui giovani; abbiamo lavorato tutti sui giovani, compreso Pier Giorgio Maggi. Abbiamo perso per una manciata di voti, anche se quei giovani ce l’hanno messa tutta. Alcuni di essi sono entrati in Italia Viva, e non si sarebbero riconosciuti, però, nel Partito Democratico. Per quanto riguarda Maurizio, il suo impegno mi ha fatto molto piacere. Ci siamo parlati - lui era uscito molto prima di me dal Partito Democratico - e abbiamo cercato di portare avanti questo progetto. »

E gli altri esponenti politici del territorio?

«Alla Leopolda mi sono visto con Emanuela Marchiafava, riferimento provinciale, e un gruppo di amici ed ex amministratori del nostro territorio e abbiamo ragionato. Quello che voglio dire è che questa esperienza a Firenze è stata bella per il concetto di fare una politica diversa. Partecipare a un tavolo di lavoro, costruire progetti intorno ai giovani, avere la possibilità di portare le proprie esigenze e idee... è un modo di fare contrapposto alla vecchia politica, ai personalismi. È giusto sia nata Italia Viva come è giusto che si creino uno spazio altri soggetti moderati, che possano contrastare il sovranismo di questi partiti che portano e trasmettono solamente odio e cattiveria. Speriamo che il nostro nuovo partito possa riuscire in questo compito.»

Una delle proposte del vostro movimento, a livello nazionale, è “Shock Italia”, ossia l’idea di replicare a livello nazionale il modello “Expo” per sbloccare 120 miliardi di lavori pubblici bloccati da anni. In zona ci sono esempi di opere che potrebbero essere interessate da questa proposta o dalle sue evoluzioni?

«Dobbiamo pensare e progettare il futuro dell’Oltrepò e pertanto ipotizzare nuove e moderne infrastrutture, pertanto il nuovo Ponte della Becca diventa improcrastinabile: c’è la necessità quanto prima del ponte sostitutivo che possa portare i pendolari a Pavia in breve tempo. Le persone impiegano almeno 50 minuti la mattina per arrivare a Pavia. Il sogno è quello di arrivare ad avere strade senza buchi, che creano problemi e disagi. Anche di sicurezza. Abbiamo visto quanti incidenti sono successi per questi eventi climatici a novembre, quando ci sono state più di 12 perturbazioni in un mese, una media di 3 volte a settimana.»

Il vostro prossimo obiettivo a Stradella?

«Se riuscissimo oltre alla bacheca ad avere anche una sede, sarebbe un’ottima cosa. Abbiamo già dei contatti. L’idea è quella di uno spazio che possa raggruppare tutti gli iscritti ed essere a disposizione in particolar modo dei giovani. Perché no, anche dei colleghi di Zenevredo, per essere ancora più uniti nei progetti che porteremo avanti. Non voglio essere campanilista, dobbiamo collaborare insieme per il nostro territorio. Collaborare con tutte le forze democratiche e progressiste per il rilancio del territorio.»

Come pensa che dovrebbe essere questa sede?

«Una sede che avrà sicuramente idee, tavoli di lavoro. Una sede dove la gente non venga a leggere manifesti... dovranno esserci riunioni, tavoli di lavoro dove le persone possano portare il loro contributo. Poi ci saranno corsi di politica. Gli iscritti verranno e porteranno le loro problematiche quotidiane. Non sarà una sede da avere giusto per tenere accesa la luce e appeso fuori il manifesto, ma un luogo di incontro aperto a tutti.»

Come ci si iscrive a Italia Viva?

«Abbiamo già messo sulla bacheca le istruzioni per iscriversi online. Una cosa molto importante che è uscita dai tavoli alla Leopolda è quella di non fare la classica tessera di partito, che spesso in alcuni vecchi partiti veniva anche elargita gratuitamente dal politico di turno per consolidare il proprio potere interno. Da noi sarà tutto svolto online. Si tratta di un atto più corretto, nel rispetto degli altri e di sé stessi.»

Italia Viva ha un proprio rappresentante nella compagine di governo: è il Ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova. Non sarebbe male se lei o altro esponente governativo venisse a fare un giro in Oltrepò...

«L’idea c’è. A Milano abbiamo già contattato degli esponenti importanti, sicuramente l’idea insieme agli altri colleghi della provincia di Pavia è quella di portare qualcuno anche qui. Certo, il ministro Teresa Bellanova sarebbe la benvenuta nel nostro Oltrepò prevalentemente agricolo. Ci stiamo lavorando.»

  di Pier Luigi Feltri

 

"Durante un sopralluogo in un terreno ora trasformato in un vigneto - scrive Codacons Pavia - i funzionari di Arpa (Agenzia Regionale per la protezione dell'Ambiente) si sono ritrovati davanti cumuli alti sino a due metri di materiale edile, cemento, gomme da camion, oggetti di plastica e pezzi di asfalto. I controlli sono stati effettuati pochi giorni fa a seguito di una segnalazione arrivata direttamente agli Uffici di Arpa; la maxi discarica abusiva occupa un'area di circa 100 metri quadrati, qui sono stati stoccati irregolarmente circa 180 metri cubi di materiale. Potrebbe trattarsi di materiale risultato dalla demolizione delle strutture presenti su quel terreno prima che fosse trasformato in un vigneto, ma non è escluso si tratti di scarti di altra provenienza. Tutta la vicenda è al vaglio degli inquirenti e dei funzionari di Arpa. Il proprietario del fondo agricolo rischia ora una denuncia per abbandono di rifiuti e creazione di una discarica abusiva. E' indispensabile  -conclude Codacons Pavia - aumentare i controlli in zona dato che proprio lungo le sponde del torrente Versa barbari e incivili sono soliti interrare irregolarmente rifiuti per evitare i costi di smaltimento nelle discariche autorizzate. Da Stradella sino alla Val Versa giungono numerose segnalazioni di rifiuti abbandonati lungo le sponde. Il Codacons è a disposizione per ricevere segnalazioni e inoltrarle alle competenti autorità"

Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, comunemente conosciuto come Codacons, è un'associazione senza fini di lucro, nata nel 1986 in difesa dei consumatori e dell'ambiente, quale erede di precedenti campagne risalenti alla cosiddetta "guerra alla SIP" del 1976. Essendo una delle associazioni consumeristiche maggiormente rappresentative sul piano nazionale, il Codacons fa parte del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU), nonché di numerose Commissioni consultive della Pubblica Amministrazione.

Il Codacons è nato come "Associazione di Associazioni", poiché inizialmente vi aderirono diverse associazioni che operavano per la tutela degli utenti dei servizi pubblici, della giustizia, della scuola, dei trasporti, dei servizi telefonici, dei servizi radio televisivi, dei servizi sanitari, dei servizi finanziari, bancari e assicurativi, della stampa e dei diritti d’autore.

Oggi il Codacons ha una propria organizzazione, anche di associati individuali, articolata in varie sedi sparse su tutto il territorio nazionale. In particolare, è strutturato in un’organizzazione centrale, con un Collegio di Presidenza e ed un Segretario generale, e in sezioni regionali, che sono dotate di autonomia organizzativa e hanno un proprio Presidente regionale. Il Presidente regionale rappresenta l'associazione congiuntamente e disgiuntamente al Presidente, ai Vicepresidenti e al Segretario generale.

Gli altri principali strumenti operativi del Codacons, finalizzati anche al collegamento con altri Stati, sono un Centro Studi sul territorio, un Centro per l’immagine pubblica, una serie di osservatori (tra cui l’Osservatorio sui servizi pubblici e il Copalcons - Osservatorio sulle pubblicità alimentari) e un ufficio legale.

L'associazione per Statuto persegue la tutela, in particolare con il ricorso allo strumento giudiziario, "dei diritti e degli interessi di consumatori ed utenti, …nei confronti dei soggetti pubblici e privati produttori e/o erogatori di beni e servizi… L’Associazione, inoltre, tutela i diritti e gli interessi individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti, nei confronti di qualsiasi soggetto, promuovendo azioni giudiziarie o intervenendo in giudizi civili e penali, attraverso la costituzione di parte civile per il risarcimento del danno derivante dalla lesione di interessi collettivi concernenti le finalità perseguite dall'Associazione"

L'associazione tutela "il diritto alla trasparenza, alla corretta gestione e al buon andamento delle pubbliche amministrazioni…" nonché "i consumatori gli utenti contribuenti ed i risparmiatori da ogni forma di frode e di reati che offendono, oltre agli interessi che persegue, anche: la salute; l'istruzione; l'ambiente; gli animali; i beni storico archeologici e paesaggistici; il buon andamento dei mercati mobiliari, immobiliari e finanziari; il buon andamento servizi pubblici essenziali; il buon andamento della Pubblica Amministrazione; l'incolumità pubblica; la fede pubblica; l'economia pubblica, l'industria ed il commercio"

Nello svolgimento della propria attività anche tramite l'utilizzo dello strumento giudiziario, il ruolo del Codacons è stato più volte riconosciuto dalla giurisprudenza, che ha affermato la finalità di Ente para-pubblicistico dell'associazione, a cui è affidata la tutela degli "interessi collettivi dei consumatori", e il compito di agire a tutela "dell'interesse generale e comune ad un'intera categoria di utenti o consumatori" (Consiglio di Stato, Ad. Plen. n. 1/2007, Cass. sentenza n. 17351/2011). Nel 2012 il Consiglio di Stato ha altresì asserito di non disconoscere "il ruolo che le associazioni dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici ha assunto nell'ordinamento, e il contributo che la loro azione arreca alla realizzazione dei valori accolti nella Costituzione …

La Provincia di Pavia che sarà chiusa al transito per lavori della rampa Stradella-Pavia, svincolo A21, dal 27/01/2020 fino al 08/07/2020

Per poter procedere in sicurezza alle attività di ripristino dei cordoli laterali del viadotto di Broni da parte di SATAP Autostrade Spa, la rampa Stradella-Pavia dello svincolo SP 10-SP 202 rimarrà chiusa dal 27/01/2020 fino al 08/07/2020 compresi.

Percorso alternativo, valido per entrambi i sensi di marcia (provenienza da Voghera-Pavia-Milano in direzione Piacenza e viceversa), individuato nelle seguenti strade: SP 202 “delle Teste” ed SP ex SS 10 “Padana Inferiore”.

Il 26 gennaio 2020 la Sezione UNIRR di Stradella Oltrepò commemorerà i caduti e i dispersi della Campagna di Russia del 1941-1943. Alla manifestazione parteciperanno autorità civili, militari e religiose. Sarà presente Mons. Angelo Bazzari, Presidente Onorario della Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus, il quale celebrerà la Santa Messa in suffragio. La mattinata seguirà il seguente programma a Canneto Pavese:

Ore 10.15, ammassamento in Via Casa Bassa, di fronte al Municipio;

Ore 10.30, alzabandiera; Ore 10.35, interventi della Autorità Civili e Militari;

Ore 11.00, sfilata alla Chiesa dei Santi Marcellino, Pietro e Erasmo

Ore 11.15, Santa Messa officiata da Mons. Angelo Bazzari;

Ore 12.30, rinfresco con vino d’Onore presso il “Centro sociale Cesare Chiesa"

” L’UNIONE NAZIONALE ITALIANA REDUCI DI RUSSIA è un’associazione costituitasi a Roma, il 9 agosto 1946, presso lo studio del Notaio Dott. Ignazio Arcuri, per volontà dei reduci della Campagna di Russia. Al gruppo originario si aggiunsero successivamente ex-prigionieri appena rimpatriati, che diventarono il cuore pulsante dell’associazione. Con Decreto Ministero della Difesa del 20 novembre 1996 l’UNIRR viene riconosciuta come Ente Morale. L’attività dell’UNIRR, ha avuto fin dall’inizio l’obiettivo di fare piena luce sulle vicende dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia) e sulla sorte dei militari che ne facevano parte, con particolare riguardo agli oltre 90.000 Caduti sul Fronte Russo. L’UNIRR si è battuta per decenni al fine di ottenere dal Governo russo la possibilità di riportare in Italia le salme dei Caduti. Grazie anche a questo impegno, a partire dai primi 1991 sono iniziate ad opera del Ministero della Difesa. attraverso ONORCADUTI, le esumazioni dai cimiteri campali di Russia e Ucraina, che hanno permesso il rientro in Italia di migliaia di salme di Caduti noti e non identificati.

La SEZIONE UNIRR DI STRADELLA nasce nella metà degli anni ’50 per volontà di alcuni reduci stradellini. Con la scomparsa di questi ultimi, il labaro viene conservato per diversi anni dalle Patronesse UNIRR Sacchi Anna e Ines Montini, fino al 2008, anno in cui viene consegnato al Gruppo Alpini di Stradella. Dopo decenni di inattività, il 29 dicembre 2018 presso la sala “Ugo Magnani” del Comune di Stradella, alla presenza del Vicepresidente Nazionale Vicario e del rappresentante del Sindaco di Stradella, la Dott. Federica Vannini, viene ufficialmente riattivata la sezione nominandola UNIRR SEZIONE DI STRADELLA OLTREPO’, in modo da darle più ampia rappresentanza. La Sezione è presieduta da Carlo Brandolini e ha sede a Castana, nei locali messi a disposizione dall’amministrazione comunale presso il palazzo municipale.

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Il giovane maître e barman stradellino Benito Langella, 29enne originario di San’Angelo Lodigiano ma cresciuto tra Broni e Stradella da sempre, si è aggiudicato un importante premio durante un concorso a Roma, dove si è aggiudicato il primo posto nella categoria “sparkling” per il miglior cocktail a livello nazionale utilizzando le bollicine. Cresciuto accanto alla nonna ai fornelli, fin da piccolo voleva fare il cuoco. Dopo tre anni al Santa Chiara di Stradella passa al Cossa di Pavia per completare i cinque anni, e nel 2009  si diploma come ‘operatore di sala’ e, nel frattempo, fa un corso da barman a Pavia.

Langella, come mai la scelta di operatore di sala, rispetto al sogno iniziale di diventare cuoco?

«Il cambiamento è dovuto ad un amico di famiglia: suo figlio, mio carissimo amico, ha scelto ‘sala bar’…io con il professore di ‘sala bar’ non ci andavo molto d’accordo ed è stata questa persona a farmi capire di cambiare atteggiamento con il professore, di prendere le cose da un altro punto di vista, perché questo percorso poteva essere giusto per me. Piano piano sono riuscito a fare questo cambiamento e sono riuscito a conquistarmi la fiducia del professore e ad essere scelto per questo percorso».

Dopo le scuole superiori cosa ha fatto?

«Ho iniziato a lavorare da subito. Mi sono diplomato a luglio e a settembre già lavoravo, nel bar del paese a Belgioioso, grazie ad amici di famiglia che avevano necessità di assumere qualcuno e hanno scelto me. Poi ho lavorato a Stradella, a Santa Maria della Versa e poi ancora a Pavia, in un bar prima e in un ristorante poi. Successivamente ho deciso di fare il ‘salto’».

Quindi?

«Ho iniziato a mandare curriculum vitae a destra e a sinistra, fino a quando mi ha chiamato il Trussardi alla Scala. Qui ho fatto un anno e poi lo chef, cambiando location, ha voluto che lo seguissi a Palazzo Parigi, che è un locale 5 stelle lusso in zona Brera. Poi mi sono preso un anno sabbatico e ho deciso di diventare un ‘extra’…stavo quindi dietro a ristoranti e alberghi che mi chiamavano».

Come mai questa scelta?

«Perché volevo capire da più persone come lavoravano, approfondire di più il mio livello di preparazione».

è servito?

«Assolutamente sì, perché ogni settimana vedevo diversi responsabili di sala lavorare…e da ognuno di loro prendevo qualcosa».

E poi?

«A gennaio del 2018 mi ha contattato questo posto di Sannazzaro, dicendomi che avevano bisogno di una figura di responsabile di sala per un progetto interessante: ho deciso di accettare questa sfida, insieme allo chef con cui avevo lavorato a Milano».

E come è andata?

«Direi bene per il momento, visto che sono ancora lì! Il percorso è sicuramente lungo, perché si è a Sannazzaro e ci vuole tempo per farsi conoscere bene, però sta andando bene».

Attualmente di che cosa si occupa?

«Sono responsabile di sala in questo ristorante gourmet di recente apertura, è una struttura importante perché messa all’interno di un hotel con 75 camere e io mi occupo del servizio ai tavoli, degli ordini, della gestione dei ragazzi e dell’organizzazione della cantina e della carta dei vini».

Ha fatto molti concorsi?

«Li faccio dal 2007 in realtà. Prima come emergente e poi come barman a tutti gli effetti. Sono andati sempre abbastanza bene, l’apice l’avevo raggiunto due anni fa a Roma, dove avevo vinto la semifinale e in finale avevo raggiunto il ventiduesimo posto.

Ultimamente ne ho fatto uno a Merano come emergente responsabile di sala e infine di nuovo a Roma pochi giorni fa».

Risultato?

«Era il settantesimo concorso nazionale Aibes (associazione italiana barman e sostenitori)…su 56 partecipanti alla semifinale passavano in 16 e io sono passato in finale nazionale…e ho vinto la categoria sparkling! Poi i primi classificati delle otto categorie presenti si sfidavano per andare al mondiale…io sono arrivato a solo due punti dal podio, ma è stata comunque una soddisfazione davvero enorme».

Non le chiediamo la ricetta del cocktail vincente, ma almeno può indicarci gli ingredienti?

«Sciroppo di fragole, sciroppo di cranberry, vodka, succo di lime tutto nello shaker. Poi si completa tutto con champagne blanc de blanc».

Il fatto di arrivare da un paese dell’Oltrepò ha rappresentato un ostacolo alla sua carriera?

«No, assolutamente. In questo lavoro serve tanta voglia di lavorare e tanta pazienza. Se non si ha la passione dopo due giorni si torna a casa: io ho avuto tanta passione e tanta determinazione».

 di Elisa Ajelli

Davide Pellegrini, classe 2000, è un ragazzo della cosiddetta Generazione Z, la generazione dei giovani che hanno maggiore accesso alle informazioni grazie ad internet, declinata nell’uso di vari supporti tecnologici, dei giovani cresciuti più in fretta e diventati  più  sensibili verso i problemi del mondo e dell’ambiente delle generazioni precedenti. Sono infatti molto abili nel trovare soluzioni rapide ai problemi, sono di fatto molto intraprendenti e portati all’imprenditorialità. Si auto-identificano come leali, compassionevoli, spontanei, avventurosi e di mentalità aperta. Davide vive sulle colline dell’Oltrepò a Solinga, una piccola frazione del comune di Stradella, si è diplomato all’Istituto Tecnico Agrario “Gallini ” di Voghera, lavora nell’azienda vitivinicola di famiglia,  si destreggia nella cucina dell’agriturismo alternandosi con la mamma, ma ha da sempre una grande passione, la lavorazione del legno che lo ha portato al raggiungimento di grandi soddisfazioni personali. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia.

Pellegrini, lei è cresciuto in campagna, sempre a contatto con la natura in questo posto Solinga, con una bellissima vista sulle colline circostanti, un luogo quasi magico per un bambino...

«Direi proprio di sì, io ho sempre amato questo posto, fin da bambino, quando c’era bel tempo, stavo fuori tutto il giorno a giocare con la terra e tutto ciò che di “naturale” avevo intorno. Mio papà ha sempre fatto l’agricoltore in questa azienda vitivinicola e nel 2006 ha costruito anche l’agriturismo in questa zona sopra le vigne e devo dire che il mio interesse per l’ambiente si è consolidato anche  grazie a mio nonno, anche lui agricoltore. Mi sono quindi iscritto all’Istituto Tecnico Agrario a Voghera anche se, quando frequentavo la scuola media, i miei insegnanti me lo avevano sconsigliato perché, a loro avviso,  era una scuola troppo impegnativa per me che avevo il problema della dislessia. Ma io, testardo come un mulo (ride), ho sempre avuto un carattere molto risoluto, seguendo la mia filosofia che dice che  nella vita bisogna provarci, ho fatto questa scelta e devo dire, grazie agli ottimi insegnanti che ho trovato nel mio percorso e alla mia caparbietà e impegno nello studio, sono riuscito a diplomarmi con una buona media. Sicuramente ho fatto molti sacrifici perché avevo il problema del viaggio, spesso tornavo a casa a pomeriggio inoltrato, però, grazie a questa scuola, sono riuscito ad imparare un metodo di studio che mi è servito per ottimizzare i tempi e a ritagliarmi degli spazi per fare altre cose».

Quali erano le cose che più amava fare in questi ritagli di tempo?

«Fin da quando ancora frequentavo la scuola materna ho sempre avuto la passione per il disegno. Per me il disegno è sempre stato un mezzo per tirare fuori tutte le mie idee ed anche un ottimo metodo per rilassarmi quando sono stanco. Devo dire poi che il disegno ha avuto un ruolo importantissimo anche nel mio apprendimento, perché la psicologa Laura Forni che mi ha seguito per i miei problemi di dislessia, ha saputo trasformare questa mia passione in strumento per ottimizzare lo studio. Durante il mio percorso scolastico, ho sempre utilizzato dei disegni per meglio ricordare le informazioni. Ad un certo punto il disegno non mi è più bastato per esprimere la mia creatività, avevo bisogno di tridimensionalità, ho iniziato con il dash, la pasta da modellare  ma avevo bisogno di qualcosa di più naturale e così sono passato al legno. A proposito di tridimensionalità, devo fare un passo indietro e ricordare che da bambino ho sempre giocato tantissimo con il LEGO e questo mi ha dato delle competenze strutturali che non avrei mai immaginato di avere, consiglio vivamente ai genitori di far usare le costruzioni ai bambini perché, secondo me, sono fondamentali per sviluppare la creatività e le capacità logiche».

Che cosa creava inizialmente con il legno?

«Il coltellino svizzero ricevuto in dono da mio padre da bambino è stato il mio primo attrezzo di lavoro con il quale ho iniziato intagliando i manici dei bastoni che usavo per andare nei boschi. Utilizzando le forcelle degli alberi creavo dei galletti, scolpendo testa e coda e un giorno mia zia, che doveva fare un regalo particolare, mi ha chiesto di farle una cornice per una fotografia. Avevo 15 anni. L’ho realizzata, le è piaciuta ed anzi mi ha regalato 20 euro. Io felicissimo, ho subito investito quel denaro acquistando in ferramenta una sega e un martello e da lì non mi sono più fermato».

Ha realizzato un suo laboratorio di falegnameria nel tempo?

«Sì, sono partito con un banco da lavoro e degli attrezzi rudimentali e di scarsa qualità e sono arrivato ad avere attualmente una buona attrezzatura professionale. Ho iniziato a fare prima degli oggetti come taglieri ornati con disegni al pirografo o contenitori per amici e parenti ma il tempo durante gli anni della scuola è sempre stato poco. Con legno di recupero ho realizzato il bancone e i pensili della cucina di un appartamentino dell’agriturismo e mi sono molto divertito. Il legno è magico, se pialliamo delle travi che sembrano bruttissime, otteniamo un materiale praticamente nuovo con delle bellissime venature. è molto bello valorizzare quello che la natura ha creato».

Quando ha concepito l’idea di costruire una vera e propria casa di legno?

«Quando ero in quarta superiore ho partecipato con la scuola ad un progetto di trekking in Valle Staffora e durante questa esperienza ho conosciuto i ragazzi dell’associazione culturale “Pietra verde” che hanno un rifugio  in Val Curone e durante l’estate organizzano un gruppo di tende vicino al rifugio per dare ospitalità ai visitatori. Un’altra delle mie passioni è la montagna e così, durante l’estate, sono andato a trovarli. Parlando del più e del meno è uscita l’esigenza del rifugio di avere un aiuto in cucina per una settimana e così mi son fermato e cucinavo paste e risotti. Mentre ero lì, mi sono offerto di  riparare una ringhiera di legno di una scala. Sono stati entusiasti del mio lavoro, abbiamo iniziato a fare dei progetti ed è nata l’idea di costruire una casetta ecosostenibile con cento per cento materiali di recupero e che potesse ospitare la gente anche nei periodi un po’ più freddi».

A che cosa si è ispirato per progettare questa casa di legno?

«L’idea della struttura della casa era nata 5 anni prima nel boschetto vicino a casa dove, con i miei amici, avevo costruito una casetta sull’albero che in pratica ho riprodotto al rifugio in dimensioni maggiori. Non bisogna mai dare niente per scontato nella vita. Abbiamo iniziato la costruzione a gennaio con temperature bassissime perché il rifugio è a 1100 metri. Stavo frequentando l’ultimo anno di scuola, dovevo prepararmi in vista dell’esame di maturità e ho dovuto organizzarmi al meglio per non trascurare lo studio e portare avanti il mio progetto che sognavo di vedere finito al più presto. Un progetto impegnativo, di dimensioni 4m x 7m di base e quasi 4m di altezza, su di una piattaforma a 50cm dal suolo. è stata una sfida con me stesso.  Era la prima volta che mi cimentavo in una costruzione così grande. L’ho realizzata usando legno di bancali che alcuni ragazzi smontavano di volta in volta. Per il tetto ne ho usati circa 200. Ho dovuto tenere conto poi di tutti i problemi di sicurezza perché le persone dovevano essere tranquille quando andavano a dormire lì. Dopo vari tentativi ho deciso di realizzare la casetta con un angolo di apertura di 60° che mi permetteva di rendere la struttura molto solida e faceva scivolare via facilmente la neve dal tetto. Uscivo dalla scuola alle 15.00, in un’ora di macchina ero a destinazione, lavoravo fino alle 18.00/19.00 aiutato dai gestori del rifugio. Poi tornavo a casa e dovevo studiare. è stato un periodo molto faticoso ma non mi accorgevo della stanchezza perché ero troppo preso dal progetto.  L’ho terminata nel mese di giugno, prima della maturità. L’ho anche arredata con un letto, un soppalco con un altro letto, una poltrona e alcune piccole luci. All’esterno ho realizzato due poltrone per il balcone».

Cosa ha provato quando ha visto il suo progetto finalmente realizzato?

«A metà febbraio avevamo finito la base e a terra avevo costruito la travatura del tetto e, quando le due persone che mi aiutavano hanno alzato insieme il primo anello, mi sono emozionato e quasi commosso. Finché il progetto era nella mia testa era un conto ma vedere una struttura alta quasi 5 metri realizzata è stato fantastico! Ho sostenuto l’orale della maturità il 27 di giugno e dopo due giorni son partito per la vacanza di una settimana nella mia casetta tra i faggi in alta montagna. Una bella soddisfazione. Quando son tornato ho postato le foto sul mio profilo Instagram e una mia amica mi ha fatto conoscere il blog “Narrando Oltrepò” che consiglio a tutti perché fornisce notizie molto interessanti sul nostro territorio. Mi hanno contattato per far conoscere la mia esperienza. Ho ricevuto tantissimi like sulla mia pagina Instagram e da lì mi ha addirittura contattato il “Corriere della sera”. Un successo incredibile! Parlando con i ragazzi dell’associazione, è scaturita l’idea di progettare un mini – villaggio di casette e dobbiamo organizzare un budget per la costruzione. Sono molto orgoglioso e felice!».

Pensa di continuare gli studi compatibilmente con tutti i suoi progetti?

«Ho voglia di apprendere e di crescere in tutti i campi e non escludo di frequentare qualche corso di specializzazione a livello universitario. Vedremo, non ho ancora deciso bene. Inizio ora un corso di soft skills, abilità trasversali, public speaking e poi mi impegnerò sicuramente a sviluppare un’agricoltura che si sposi con l’ambiente, che pensi al benessere delle piante perché se una pianta sta bene, produce buoni frutti. Da quattro anni in azienda non usiamo nessun tipo di prodotto chimico con buoni risultati. è un percorso che ci porta chiaramente a doverci accontentare di quello che la terra ci offre. E poi, secondo me, bisogna mettere una grande passione in qualsiasi campo e essere sempre attivi».

 di Gabriella Draghi

L’A.S.D. Pavia Autosport con il patrocinio di ACI Pavia organizza un corso di formazione per ufficiali di gara.

Il corso totalmente gratuito si svolgerà c/o OLTREPARK via Giuseppe di Vittorio, 50 – Stradella nei seguenti giorni:

Lunedì 20 gennaio 2020                alle ore 20,30  (corso teorico)

Mercoledì 22 gennaio 2020         alle ore 20,30  (corso teorico)

Venerdì 24 gennaio 2020             alle ore 17,30  (corso teorico)

 Venerdì 24 gennaio 2020            alle ore 20,30  (corso teorico ed esame finale) 

Il corso è finalizzato alla partecipazione attiva e da protagonista di quanti sono appassionati alle gare automobilistiche.

REQUISITI RICHIESTI:

Tutti i candidati, per essere ammessi ai corsi di formazione per ufficiali di gara, devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • cittadinanza italiana o straniera, purché l’interessato sia stabilmente residente in Italia da almeno due anni; 
  • età non inferiore ai 18 anni; 
  • possesso della patente di guida o, in mancanza, certificato attestante il superamento della visita medica prevista per il rilascio della patente B.
  • possesso del titolo di studio della scuola dell’obbligo (licenza media inferiore). 

L’A.S.D. Pavia Autosport è nata nel 1986 quando si rese indipendente dall’ACI mettendo la sua competenza a disposizione di altri organizzatori anche fuori dal territorio pavese. La scelta fu molto criticata a livello nazionale poiché nessuno prima aveva tentato quest’avventura. Nel tempo l’Associazione vide aumentare il numero dei soci e ampliare i suoi servizi, essenzialmente nel settore rally, a tutto il centro-nord dell’Italia. Infine ha svolto il ruolo di “apripista” alle tante e consolidate associazioni ufficiali di gara oggi presenti su tutto il territorio nazionale.

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Voghera sarà anche la capitale “politica” dell’Oltrepò ma, se si parla di divertimento e ristorazione, la leadership sul territorio appartiene a Stradella. Una piccola realtà di Provincia che offre un numero così elevato di ristoranti di alto livello rappresenta sicuramente una rarità. Perché in tanti l’hanno preferita alla pur vicina Voghera? La crisi economica rappresenta una zavorra oppure un trampolino di lancio per chi ha idee su cui investire?

Infine, lavorare in Oltrepò piuttosto che in un centro più attrattivo dal punto di vista turistico è davvero così penalizzante? Sulla tavola dei ristoranti di Stradella, uno dei quali può da poco vantare anche una Stella Michelin, tradizione e innovazione si incontrano. L’offerta culinaria è ampia e fonde la tradizione oltrepadana all’oriente,  la Provincia di Pavia con Roma e alterna con disinvoltura carne e pesce.

PERCHè STRADELLA – Chi ha scelto di aprire o restare a Stradella lo ha fatto per una serie di ragioni. Secondo Caterina D’Urso, del Garybaldi Japanese Restaurant, la posizione geografica è stata determinante. «Stradella ha una posizione strategica, a metà tra la provincia di Pavia e quella di Piacenza e quindi potenzialmente offre un bacino molto ampio di clientela».

Secondo Giacomo Viglini, di Villa Naj (ristorante fresco di stella Michelin), è importante essere qui perché «Stradella è una città che vive, non tanto per il contributo delle varie amministrazioni che si sono succedute nel tempo, ma per il contributo dei singoli commercianti che credono in questa realtà, che credono nel territorio e che investono in esso ogni giorno. Soprattutto vive per la gente che popola la città e i dintorni, che sempre hanno eletto Stradella come punto di riferimento per il tempo libero, il piacere ed il divertimento».

Sempre dettata da motivi strategici la scelta di Filippo Savini, titolare del White Rabbit: «Fare un locale in un altro luogo non avrebbe lo stesso effetto, perché qui c’è una massa di gente che si sposta in città. Logisticamente, poi, è un posto che è in mezzo ad altri paesi che alla sera non lavorano o dove comunque c’è poco. Qui invece c’è pieno di bar e ristoranti».

LA CRISI – Ci sono diverse scuole di pensiero riguardo ai periodi di congiuntura economica particolarmente difficile. Una di queste vede nei periodi di crisi terreno fertile per idee nuove e innovative. Nel caso di Stradella, i ristoratori hanno saputo reagire in modi diversi, ma sempre in sinergia, facendo gioco di squadra come nel caso della manifestazione “Le Vie del Gusto” organizzata l’estate scorsa. Il resto lo  hanno fatto fantasia e piglio imprenditoriale. Filippo Savini si è perfino inventato il ristorante “segreto”, unico nel suo genere in Italia. «Il White Rabbit – racconta – in realtà è un bar, ma se si entra nella porta giusta, che va cercata, si entra nella parte ristorante».

Porte segrete, un pozzo da 15 metri e un menù con il lucchetto. Se le è inventate tutte, e funzionano. «Arrivano moltissimi clienti da fuori e le grandi aziende ci contattano perché interessate dal progetto».

«Non si può stare fermi e aspettare che i clienti arrivino – gli fa eco Caterina D’Urso del Garybaldi – Periodicamente creiamo serate ed eventi speciali, i social sono fondamentali per pubblicizzarsi anche al di fuori del proprio territorio e credo che le collaborazioni con altri locali siano utilissime a promuovere il territorio e quindi se stessi».

Se l’unione fa la forza, un’altra ricetta anticrisi è l’investimento sulla qualità assoluta. Così ha fatto Villa Naj: «Nel difficile momento storico in cui viviamo l’unico aspetto da non sacrificare è la qualità, imperativa nella responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri clienti quotidianamente» dice Giacomo Viglini. Qualcun altro, invece, come Simone Cucchiarelli del Simo Restaurant, ha scoperto di avere un talento anche sui social network, riuscendo a tenere alta l’attenzione sul proprio lavoro sfruttando il web a suo vantaggio: «Le sere un po’ scarse ogni tanto capitano ancora ma grazie al lavoro sui social riusciamo  sempre a garantirci un buon risultato.

Per questo Simone si impegna molto» spiega la partner Deborah Leonello. «Studia i social ed è diventato molto bravo con pubblicità, video, locandine. Riesce sempre ad attirare l’attenzione della gente e non a caso abbiamo più di 10 mila follower su Instagram e Facebook».

TRADIZIONE O INNOVAZIONE? – Le strade scelte dai ristoratori per percorrere le vie della qualità sono diverse ma, a loro modo, tutte efficaci. Il Garybaldi ha dedicato una sezione del bar alla cucina giapponese, con un concetto lontano dallo stile dell’all you can eat che oggi è di tendenza: «Puntiamo  sull’abbinamento con materie prime del Mediterraneo e vini di qualità. Abbiamo pochi coperti, solo 24, che permettono anche una maggiore attenzione al dettaglio e soprattutto al cliente». Sempre legato all’esotico il “White Rabbit”, la cui cucina è figlia delle esperienze internazionali del suo proprietario Filippo Savini. Nord della Spagna e Oriente le principali fonti di ispirazione.

A Villa Naj, con l’acquisto dello chef Proietti Refrigeri, forte delle esperienze al Noma di Copenhagen e alla Pergola di Roma, è arrivata la Stella Michelin (attualmente l’unica in Oltrepò). “Simo” invece punta sulla tradizione (che sia romana e non pavese poco importa) e sulla fidelizzazione della clientela.

La semplicità è regola anche per il Gioele, che per ottenere il massimo dal rapporto qualità prezzo ha puntato sull’ “home made”, producendosi in casa gran parte delle materie prime.

«Pasta, pane, dolci. Abbiamo tantissime cose fatte in casa – spiega Elena Grigoroi - che sono quelle che permettono di risparmiare e di dare comunque un’alta qualità».

OLTREPO: TERRA ARIDA O FERTILE? – Investire e lavorare in Oltrepò vuol dire confrontarsi con un territorio “gnucco”, ma anche ricco di risorse da sfruttare. Nel giudizio sul territorio i pareri dei ristoratori stradellini si dividono.

C’è chi vede il bicchiere mezzo pieno delle potenzialità ancora inespresse e chi invece sente di più il peso di una “zavorra”.

«Alla gente del posto – spiegano da “Simo” – piace godere del buon cibo e del buon vino e in più tante persone del milanese (e non solo) vengono qua per scappare dai ritmi caotici della città. Posto più azzeccato per aprire un ristorante non c’è!».

Dello stesso segno l’opinione di Viglini a Villa naj: «L’Oltrepò non è un limite, anzi, dovrebbe essere il nostro cavallo di battaglia da sfruttare per attirare a noi il turismo, realtà ancora così poco sviluppata nel nostro territorio in realtà fatto di scorci, sapori e profumi unici e di una bellezza e ricchezza rara».

Al Garybaldi, invece, vedono contrapposto a un enorme potenziale inespresso una «mentalità chiusa e rivolta al proprio orticello» che finisce per fare da tappo a uno sviluppo che potrebbe essere più rapido. «Operare in Oltrepò attualmente non è un vantaggio, perché non è una zona rinomata, e perché non c’è un’unità di intenti, come ad esempio tra le cantine» attacca Filippo Savini.

«Ma la nostra città, grazie alla collaborazione e la sana concorrenza tra gli operatori del settore, può diventare un vantaggio: un locale solo non fa il posto, ma dieci locali vicini sì».

Conclude Elena Grigoroi: «L’Oltrepò è un bel territorio, lo dico molto onestamente, ma non siamo bravi a valorizzarlo. Proprio per questo dobbiamo fare tanto per crescere e farci conoscere. Ma non lo ritengo uno svantaggio».

di Elisa Ajelli

 

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