Venerdì, 29 Maggio 2020

Lavori sulla Broni-Stradella, Villani chiede incontro a Terzi per difficoltà mobilità pendolari . "La buona notizia del rinnovo dei binari sulla linea Broni-Stradella, che prevede la chiusura totale del tratto tra Broni e Bressana Bottarone dal 1 giugno al 20 settembre, comporterà inevitabilmente disagi ai pendolari. Ma anche alla viabilità del pavese visto che i cantieri coincidono con i lavori sul ponte della Becca. Per questo è urgente un incontro con l'Assessore Terzi che chiarisca le modalità delle operazioni". Lo chiede il Consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Villani, che ha raccolto le preoccupazioni dei cittadini e dei sindaci dei comuni coinvolti dalle manutenzioni straordinarie sulla rete ferroviaria e viabilistica.

"Ancora oggi non solo sono incerti i tempi e i modi del collegamento sostitutivo per gli utenti del servizio ferroviario - spiega Villani - ma non esiste nemmeno un piano per gestire la coincidenza con i lavori di consolidamento strutturale sul ponte della Becca, programmati fino a gennaio 2021, che obbligheranno al senso unico alternato 24 ore su 24 e creeranno code e rallentamenti sui collegamenti stradali. Visto che ad oggi non c'è stata ancora alcuna interlocuzione tra la Regione e i rappresentanti istituzionali del territorio, in primis i Sindaci dei comuni interessati, crediamo sia opportuno che l'Assessore competente si attivi per fare convocare un tavolo e fare chiarezza" conclude Villani.

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Se a Voghera nei mesi caldi della crisi la mortalità è salita di quasi il 150%, a Broni e Stradella l’effetto-Covid è stato decisamente meno devastante. Al punto che, tabelle Istat alla mano, il tasso di mortalità non ha praticamente subito oscillazioni rispetto ai 5 anni precedenti. Maurizio Campagnoli è medico di famiglia nel distretto di Broni-Redavalle, con circa 1200 assistiti. Esercita la professione da circa 37 anni ed è specialista in chirurgia vascolare e chirurgia generale. è uno dei collaboratori del sindaco di Broni nella gestione delle problematiche sanitarie del territorio.

La Fase2 è ormai nel pieno dello svolgimento. Si parla delle famose “3T” (testare, tracciare, trattare) necessarie per una sua buona riuscita. Com’è la situazione in Oltrepò?

«Siamo in una fase in cui è necessaria la massima attenzione da parte di tutti, onde evitare, specie nella nostra Regione, un pericoloso rebound. Al momento la situazione in Oltrepo pare sotto controllo, anche se i medici di famiglia rischiano pure in questa fase di svolgere mansioni prettamente burocratiche. A mio avviso si dovrebbe demandare al territorio non solo il controllo, ma anche la possibilità di testare, tracciare e trattare. Per quanto possibile ho sempre cercato di attuare questa strategia».

Dei numeri reali di questa crisi si dibatte da tempo e pare che determinare le vere dimensioni di questa crisi non sia facile. Lei opera sul territorio e assiste 1200 persone. Come stanno le cose secondo lei?

«I numeri, a mio avviso, sono sottostimati. In questi due mesi abbiamo avuto modo di associare i sintomi più disparati al coronavirus. Probabilmente molti asintomatici si sono positivizzati. Ovviamente oggi tutti ci auguriamo che si sia raggiunto un alto tasso di immunità».

Riceve sempre molte chiamate da persone con sintomi riconducibili al Covid?

«Nel corso delle ultime due settimane nessuna».

Dall’inizio della crisi quanti sui pazienti hanno avuto il virus?

«Circa trenta. Attualmente ne restano due o tre».

Qualche decesso?

«Ho avuto purtroppo quattro decessi per polmonite da coronavirus. Bisogna tener conto che l’età media dei nostri pazienti è molto avanzata, con alta percentuale di pazienti con pluripatologie croniche: per questi motivi la mortalità è stata senz’altro più elevata».

Quanti sono rimasti casi “sospetti” perché mai testati?

«Non so dire con precisione, la sierologia ci potrà fornire risultati più attendibili. Potrei azzardare un numero tra i venti e i trenta. A questi dovremmo poi aggiungere gli asintomatici positivizzati».

Lei come sta? Si è ammalato o è stato testato?

«Non sono stato testato con tampone. Eseguirò l’esame sierologico quando non sarò costretto a recarmi a Pavia. Durante questi mesi comunque non ho avuto sintomi riconducibili al coronavirus. In questi giorni accuso i classici disturbi allergici stagionali».

Si è parlato dell’introduzione di un protocollo preciso per chi ha più di 37,5 di febbre, con tampone immediato. Un servizio gestito dalle Usca (Unità Speciali Continuità Assistenziale) sul territorio. Ha avuto modo di verificarne il funzionamento?

«Ho avuto modo di constatare professionalità e grande disponibilità da parte dei colleghi delle USCA anche se, soprattutto all’inizio, vi erano forti limitazioni alle visite domiciliari per scarsità di dispositivi di protezione (dpi). Al momento non ho potuto verificare questo nuovo protocollo, perché non ho casi clinici recenti».

Avrà comunque il polso della situazione anche grazie a contatti con i colleghi. Rispetto alle scorse settimane, oggi si riescono ad ottenere tamponi e ad assistere i malati in maniera decorosa?

«Ora sì; all’inizio abbiamo avuto molta difficoltà a far eseguire i tamponi ai pazienti paucisintomatici, o agli asintomatici esposti».

La mortalità nel periodo tra il 1 marzo e il 15 aprile 2020 è aumentata a Voghera del 150%. A Broni e Stradella l’impatto in termini numerici è stato minore, anche in rapporto alla popolazione. Come bisogna leggere questi numeri?

«Non conosco a fondo la realtà di Voghera e dell’Oltrepo Occidentale. Posso senz’altro affermare che nel nostro territorio si è instaurata una forte coesione tra i medici di famiglia e anche con i colleghi dell’ospedale di Broni Stradella, in particolare con l’equipe dell’amico Giovanni Ferrari. Nella mia città si è attivata una stretta collaborazione con il sindaco e l’amministrazione comunale, la Protezione Civile e i gruppi di volontariato a loro legati, la Polizia Locale e i Carabinieri. Questa filiera ha probabilmente prodotto risultati positivi».

Chiudiamo facendo un passo indietro. Diversi suoi colleghi si sono lamentati di essere stati abbandonati a se stessi durante le fase più calde dell’emergenza. Lei concorda?

«Purtroppo sì. I primi dpi sono arrivati in forte ritardo e comunque inadeguati a visitare un potenziale infetto da coronavirus, senza rischiare di contaminarci e/o diventare noi stessi portatori della patologia ai nostri familiari e pazienti. Per questi motivi gran parte dei medici di famiglia di Broni, Stradella e Oltrepo Orientale si sono confrontati per stabilire delle linee guida comuni: chiusura degli ambulatori; triage telefonico; accesso solo su appuntamento per pazienti senza sintomi correlabili al coronavirus; visite domiciliari per i nostri pazienti affetti da patologie croniche».

di Christian Draghi

Il coronavirus ha colpito pesantemente i paesi italiani e non solo dal punto di vista sanitario. Anche gli imprenditori in vari settori hanno purtroppo attraversato e stanno passando momenti molto delicati dovuti alla pandemia che li ha costretti a chiudere o a ridefinire le proprie attività. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Filippo Savini, imprenditore stradellino proprietario di tre locali in città.

Filippo, il lockdown ha colpito pesantemente il mondo del food e beverage. Ad oggi lei è in grado di quantificare il danno economico che ha subito?

«Il mancato incasso di tutti questi weekend e di tutte le ricorrenze, a partire dalla festa della donna, può essere intorno ai venti mila euro… forse certi locali hanno perso un po’ di più, altri meno».

Sono stati decisi modi e tempi di riapertura, la parola d’ordine è “restrizioni”. Quali sono concretamente queste restrizioni e si è già attivato per adeguare il suo locale alle nuove linee guida?

«Sì, ci stiamo attivando, certo, ma ci si attiva ad una cosa che va contro natura…».

In che senso?

«Il bar, il ristorante e simili sono attività per cui alla base c’è una ricerca del sociale, quindi c’è bisogno di socializzazione, delle persone che si riuniscono in un posto, di assembramenti vari ed è quindi contro quello che sono le nuove leggi, quindi noi dobbiamo per forza aprire mantenendo degli standard che vanno contro la natura della nostra impresa e questo è molto complicato aldilà di distanziamenti, di tavoli, plexiglass e quant’altro... Una persona non va al bar per bere il caffè perché ha sete, va al bar per bere il caffè perché la “pausa caffè” è socializzazione, si stacca la testa, si pensa ad altro, si parla con gli altri. Per attrezzare il locale mi sono già organizzato con la sanificazione, che stiamo facendo, anche se comunque i nostri locali sono puliti sempre».

Per i distanziamenti che sono previsti cosa ne pensa?

«Sicuramente la storia dei distanziamenti è per noi un problema, anche perché chi ha un attività così ha dei dipendenti e si sa che nel momento in cui si apre si hanno delle spese fisse che sono enormi, anche per le tasse e così via… con una capacità ridotta al cinquanta per cento ovviamente non si riescono in pratica a coprire neanche le spese e quindi probabilmente molti locali non apriranno nemmeno, perché conviene tenere chiuso».

Quali costi ha dovuto sostenere per adeguare il locale?

«Abbiamo speso 200 euro per sanificarlo periodicamente, poi abbiamo acquistato mascherine, gel, prodotti e guanti per tutti... per ora più o meno abbiamo speso 600 euro, ma per ora. Stiamo ancora aspettando le linee guida definitive».

A suo giudizio un ristorante può lavorare (non in perdita) con le restrizioni rese necessarie dall’emergenza sanitaria? Pensiamo ad esempio alle distanze di sicurezza tra le persone che comporteranno una drastica riduzione dei posti...

«Purtroppo in Italia c’è una concezione un po’ sbagliata, si pensa che viviamo nell’oro. In realtà il ristorante ha dei margini molto piccoli. Alla fine dell’anno il margine sul totale incassato si aggira intorno al 5%, 8% se si è lavorato molto bene. Sarà un tirare a campare, senza la possibilità di avere un guadagno effettivo e con tanto sacrificio per riuscire a pagare le tasse. Il nostro “roseo” futuro è questo…».

Dopo un primo tempo di chiusura totale i ristoranti e anche i bar hanno intrapreso la “strada” del takeaway. Come sta andando?

«Il take-away diciamo che è sempre un tirare a campare anche quello. Io mi sono inventato qualcosa di particolare con la secret box che sta funzionando bene. Certo è che bisogna avere un sacco di immaginazione e fantasia e bisogna sempre reinventarsi. Diciamo che per il White Rabbit è più una sorta di delivery, mentre per l’altro mio locale, il bar ‘Vintage’, il take-away funziona molto bene per l’aperitivo, grazie anche alla posizione centrale della città in cui si trova. Mentre il mio terzo locale, il pub Neverland è chiuso perché ha dei costi fissi molto elevati e conviene quindi non aprire al momento».

La risposta da parte della clientela è positiva. Non crede che sia solo un momento dovuto alla voglia di un minimo di normalità ma che sarà un entusiasmo che andrà a scemare con il tempo?

«La gente adesso non ha molta scelta quindi accetta il take-away. Penso però che possa funzionare molto bene in città, ma in un posto come Stradella lascia il tempo che trova. Adesso va bene, ma non penso che possa aprire un locale solo takeaway in questa zona. Certo è che noi una sorta di take-away la facevamo già, sia al White Rabbit che al Neverland, quindi ci sarà magari un incremento in questo senso, ma diciamo che non è su questo che un locale deve e può basarsi...».

Prima parlava della sua secret box... ce la racconta?

«In pratica è una scatola che ti arriva a casa e non sai quello che mangi! Il concetto è come la scatola del Lego, perché all’interno tutti gli ingredienti sono stati porzionati, messi in buste numerate, con dei messaggi e dei video su whatsapp con i nostri cuochi che cucinano, passo dopo passo, tutti gli ingredienti all’interno della scatola e le persone possono così preparare i loro piatti. è molto divertente perché poi c’è la condivisione sui social. Ho cercato di studiare un intrattenimento culinario: mangiare non è solo mangiare, ma deve essere anche soddisfare un bisogno di intrattenimento, soprattutto in un periodo in cui si doveva stare chiusi in casa, senza molto da fare».

Nel suo ristorante quante persone lavoravano prima del Covid? E nell’immediato futuro come sarà?

«Nel mio ristorante ci lavorano circa dieci persone, ma con queste nuove regole le persone che avevo “a chiamata” dovranno stare a casa, c’è poco da fare… è tutto in proporzione ovviamente».

A livello locale avete ricevuto o riceverete aiuti?

«Il comune di Stradella si è attivato subito e abbiamo fatto una bella riunione, dove hanno ascoltato noi ristoratori e baristi e dove ci hanno chiesto cosa potevano fare per noi. Noi naturalmente abbiamo detto le nostre esigenze. Al momento siamo ancora vincolati dalle linee guida che ci arrivano “dall’alto”, però sono sicuro che il nostro Comune ci aiuterà, perché l’amministrazione sa che bar e ristoranti sono il traino del commercio della città».

Lei fa parte di coloro che nonostante le restrizioni riaprirà i suoi locali. A Stradella com’è la situazione, apriranno tutti?

«Dovrebbero aprire quasi tutti, direi l’80%: a Stradella la gente ha voglia di uscire, quindi ci saranno di sicuro molti controlli e forse qualche problema di ordine pubblico. Questo è quello che penso e l’ho scritto anche sui social: “se c’è assembramento davanti ad un supermercato la gente è cretina, se c’è assembramento davanti ad un bar, il barista è cretino”…Una cosa che proprio non capisco».

di Elisa Ajelli

Il Comune di Stradella ha avviato un protocollo con i negozi di generi alimentari per sostenere le famiglie in difficoltà economica a causa dell’emergenza Covid -19 . Sono disponibili BUONI ALIMENTARI spendibili presso i commercianti che hanno aderito. Alla misura di aiuto alimentare possono accedere i cittadini che non hanno in corso altri aiuti comunali e non hanno alcun altro reddito personale o familiare.

Questa misura di sostegno si aggiunge alle altre già avviate nei mesi precedenti, come la consegna dei pacchi alimentari e le schede prepagate per gli acquisti.

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In emergenza coronavirus tanti cercano di rendersi utili e di fare la propria parte. è successo anche ai ragazzi del gruppo di Minoranza “La Strada Nuova”, che è presente nel consiglio comunale stradellino con Mattia Grossi, che alle elezioni dello scorso anno si era presentato come candidato sindaco. Si parla di donazioni e corsi online: a lui abbiamo chiesto come si sta muovendo il suo gruppo per dare supporto in questo delicato momento.

Mattia, ci parla di quello che state facendo per la comunità?

«Lo scorso anno abbiamo fatto dei corsi su svariate tematiche da cui sono anche conseguiti diversi tesseramenti. Con il ricavato di tali attività, volevamo proporre quest’anno alla cittadinanza tre serate cinema che avrebbero affrontato altrettante tematiche. Appena abbiamo capito che non avremmo potuto realizzare tali eventi a causa del coronavirus, abbiamo pensato a come poter reindirizzare i fondi raccolti per le attività e a come metterli a disposizione di Stradella. Abbiamo, quindi, colto l’occasione di aiutare i cittadini quando il Comune ha istituito la raccolta fondi per la solidarietà alimentare. Inoltre, siccome lo scorso anno ai corsi c’era stata una buona partecipazione, abbiamo pensato di riproporli online, richiedendo per la partecipazione l’esecuzione di un’offerta libera direttamente sul conto corrente comunale per la solidarietà alimentare».

Come sono strutturati questi corsi e quali sono le modalità per accedervi?

«Abbiamo pensato di proporre due corsi online: uno sarà tenuto da me e verterà sul trading e l’educazione finanziaria, l’altro, invece, sarà un corso di fotografia con il cellulare tenuto da Luca Salviati. Il primo corso ha come obbiettivo quello di far capire come funzionano i mercati finanziari, quali siano i principali strumenti finanziari e mettere in evidenza a cosa bisogna prestare attenzione quando si decide di investire. Il secondo, invece, è dedicato agli amanti della fotografia a cui sarà spiegato come poter sfruttare al meglio la fotocamera del proprio cellulare per poter ottenere foto meravigliose avvalendosi, anche, dei giusti effetti».

Perchè la scelta di questa tipologia di corsi?

«La nostra scelta di effettuare questi due corsi si è basata sul fatto che essi sono stati quelli più seguiti l’anno scorso e sul fatto che siano comodamente eseguibili online».

Cos’altro pensate di fare in questo momento così difficile?

«Abbiamo pensato di metterci al servizio della cittadinanza in prima persona. Infatti alcuni di noi si sono resi disponibili a far parte del gruppo di volontari, istituito dal Comune di Stradella, che si occupa di consegnare la spesa, i farmaci e le mascherine agli anziani. Voglio approfittare di questo spazio per fare i complimenti e ringraziare tutto il gruppo di volontari, composto da ragazze e ragazzi straordinari, per l’indispensabile servizio che stanno svolgendo in questo periodo».

Emergenza sanitaria a parte, come definirebbe questo suo anno da consigliere di minoranza?

«Lo definirei sia impegnativo che gratificante. è stato impegnativo perché, nonostante non sia mancato il supporto di tutti i ragazzi che erano in lista con me, in poco tempo ho dovuto imparare molte cose sul funzionamento della macchina Comunale. è stato, poi, anche molto gratificante perché ho potuto dare il mio contributo e proporre idee e iniziative per Stradella. Mi ha fatto anche molto piacere il fatto che, nonostante io sia in opposizione, le mie proposte siano sempre state vagliate attentamente dalla maggioranza. In Consiglio, infatti, mi sto impegnando a svolgere al meglio il ruolo di Consigliere di opposizione. Ritengo che l’opposizione non debba fare mero ostruzionismo, ma che debba contribuire allo sviluppo della Città, mettendo in campo idee e competenze, promuovendo le iniziative che ritiene essere corrette e opponendosi a quelle che pensa non portino a benefici».

Quali sono state le iniziative concrete che avete portato avanti come gruppo di minoranza a partire dal vostro insediamento a maggio 2019?

«Per quanto riguarda l’attività consiliare, la prima problematica che abbiamo evidenziato è stata la mancanza di parcheggi per i lavoratori delle logistiche, che sono spesso costretti a parcheggiare lungo strade molto trafficate e quindi rischiose da percorrere. Successivamente mi sono occupato delle aree verdi e di svago della città, al fine di renderle utilizzabili, pulite e sicure. Ponendo l’attenzione sul Bosco Negri, attualmente in fase di riqualificazione, la Strada del Corriggio, in cui purtroppo molto spesso vengono abbandonati rifiuti, e il parco giochi di via Amendola. A tal proposito avevo presentato un ordine del giorno, approvato all’unanimità dal Consiglio, in cui si richiedeva la riqualificazione dei campi da calcio di via Maggi e via Sicilia e del campo da basket di via Brodolini. Sono molto felice di questo risultato, sia perché i cittadini avranno ulteriori spazi in cui passare il tempo libero, sia per la collaborazione della maggioranza e dell’altra parte di opposizione. Mi sono anche interessato delle strade, presentando due interpellanze per porre l’attenzione sulla riqualificazione di un tratto di strada di via Levata e strada della Solinga. Inoltre nell’ultimo consiglio ho presentato un’interpellanza per conoscere gli attuali e futuri utilizzi dell’ex centro di aggregazione ludoteca. Come associazione invece stiamo continuando con due importanti servizi per i cittadini: lo streaming online dei Consigli Comunale e la gestione di un gruppo facebook di offro/cerco lavoro per l’Oltrepò».

Cosa si auspica per i prossimi mesi?

«Il mio augurio è che si possa tornare alla normalità al più presto, ma nel frattempo dobbiamo rispettare alla lettera tutte le regole e tenere i giusti comportamenti per contrastare l’epidemia. Solo così, infatti, potremo vincere questa battaglia e tornare alla vita di prima».

di Elisa Ajelli

Alla sua prima esperienza come amministratore, Isabella Giannini è stata eletta lo scorso maggio consigliere nel Comune di Stradella: funzionario amministrativo presso Asst di Pavia e laureata in Giurisprudenza, presiede la “Commissione consiliare IV, Welfare e Cultura” ed è membro della “Commissione consiliare I Polizia Urbana e Sicurezza” In passato ha fatto parte del coordinamento di Forza Italia Giovani, partito nel quale tutt’ora milita.

In questa situazione di emergenza il settore welfare ha dovuto rivedere le proprie priorità. A Stradella quali sono state le misure adottate dall’amministrazione e quali sono state le proposte avanzate dalla commissione welfare?”

«In questa situazione di emergenza causata dal coronavirus il settore welfare, anche grazie all’ausilio delle associazioni di volontariato, sta lavorando per aiutare chi è particolarmente in difficoltà. Il 15 aprile si è riunita, a distanza, la commissione welfare per aggiornare i consiglieri sulle attività di questo settore durante l’emergenza sanitaria: questa situazione  che stiamo vivendo ha forti risvolti sul sociale. Al fine di gestire l’emergenza sono nate diverse iniziative, tra le quali l’istituzione del Centro Operativo Comunale di protezione civile e di un servizio di volontariato permette alle persone fragili o con difficoltà di ricevere a domicilio farmaci e generi alimentari. Grazie ad alcuni volontari, accompagnati dalla protezione civile e dalla polizia locale, è stato possibile provvedere alla consegna delle mascherine agli over 65 e ai commercianti. La polizia locale ha intensificato i controlli al fine di verificare che tutti rispettino le regole e le limitazioni imposte dal Decreto. Inoltre, è stato aperto un conto corrente dove è possibile fare una donazione per l’emergenza alimentare. Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente i medici ospedalieri, i medici di medicina di base, le forze dell’ordine, la protezione civile e tutti i dipendenti comunali che ci stanno aiutando in questo difficile momento.»

Con l’insediamento dell’ultima amministrazione, come sono state riorganizzate le nuove commissioni?

«Come Presidente della “commissione consiliare IV Welfare e Cultura” ho avviato un’ottima collaborazione con l’assessore e vicesindaco Dino Di Michele e, per quanto riguarda il settore demografico ed elettorale, con l’assessore Maria Grazia Vercesi, dato che la commissione ha la competenza anche del settore demografico ed elettorale, che ringrazio per il lavoro svolto.

Quali sono le idee e i progetti che la “Commissione Consiliare Welfare e Cultura” intende proporre per sfruttare al meglio le potenzialità del patrimonio culturale stradellino?

«Per quanto riguardo il settore cultura continuerà la stagione teatrale e l’attività della prestigiosa Accademia del Ridotto non appena sarà terminata l’emergenza. Inoltre, è stata istituita una collana di pubblicazioni denominata “Quaderni della Nostra Storia” con la quale si vuole promuovere la raccolta di scritti che trattano la storia, i personaggi, gli eventi del territorio locale: il primo libro inserito in questa collana è “Agostino Depretis Sindaco di Stradella”, il cui autore è il Dott. Ettore Cantù. Ricordo che per il secondo anno consecutivo il Museo della Fisarmonica è stato presente agli eventi dell’Accordian Show, al Festival internazionale degli strumenti di alta gamma di Cremona e agli eventi collaterali tenutesi a San Giovanni in Croce. Inoltre, dal mese di settembre al 20 febbraio le fisarmoniche di Stradella sono state esposte a Merano all’interno della mostra “Design from Alps 1920-2020”».

La costituzione della “Consulta Giovani” è stata un’altra grande novità della nuova amministrazione...

«Fin dal suo insediamento l’amministrazione si è mostrata attenta all’ascolto dei bisogni della comunità, grazie al lavoro in sinergia con il consigliere Alessandro Quaroni e Francesca Manelli, ho coordinato i lavori per la costituzione della “Consulta Giovani” e per il rinnovo della “Consulta Welfare- famiglia e volontariato”, nella quale è confluita anche la “Consulta della Pace”. Abbiamo deciso di istituire la “Consulta Giovani” al fine di ascoltare la voce del mondo giovanile e a limitarne l’emarginazione in quanto crediamo che i giovani abbiano molto da dire e possano esercitare un ruolo importante, così come il mondo del volontariato e la famiglia che sono il fulcro della società.  Ci tengo a sottolineare che la nostra volontà è quella di far lavorare autonomamente le consulte, senza condizionamenti da parte dell’amministrazione».

Quali altre novità sono state introdotte?

«L’assessorato al welfare ha realizzato anche il “Progetto reciprocità”, un programma molto importante perché permette alle persone che necessitano di sostegno economico di sentirsi utili per la comunità e non di ricevere mera assistenza».

Inoltre, è membro di un’altra commissione…

«Sono anche membro della “Commissione consiliare polizia urbana e sicurezza”: colgo l’occasione per complimentarmi e ringraziare la polizia locale di Stradella, che ultimamente si è distinta per le operazioni svolte. Mi riferisco in particolare all’indagine di truffa coordinata dall’assistente Marco Marini, per la quale ha ricevuto un riconoscimento da Regione Lombardia, e all’operazione attuata in sinergia tra Polizia Locale, carabinieri forestali e Arpa, che ha portato a individuare una discarica illegale posta sul territorio comunale. Tra le novità introdotte nel campo della sicurezza, il comune ha deciso di dotare la Polizia Locale dell’utilizzo di un drone: a tal fine due operatori stanno partecipando a un corso per poterlo utilizzare, il quale sarà di aiuto anche all’attività investigativa».

 di Manuele Riccardi

L’oratorio è il luogo di aggregazione per antonomasia e in tempi di emergenza da Covid-19 è davvero impensabile svolgere le normali attività che avvengono in questi luoghi speciali. Abbiamo chiesto a Don Cristiano Orezzi, viceparroco di Stradella e da tantissimi anni responsabile dell’oratorio della città, come si sta affrontando questo particolare momento.

Don Orezzi, com’è la situazione del suo oratorio?

«L’oratorio è chiuso, come tutti gli oratori, da quando è partita l’emergenza coronavirus. Siamo anche molto incerti sul futuro…a giugno solitamente partono i vari grest, i centri estivi e i campi scuola. Non sappiamo se si potranno fare, come si potranno fare… siamo in attesa di risposte in questo senso… attendiamo in 4 maggio per capire cosa fare. Nel frattempo, ci siamo ingegnati, noi ed altri oratori, per rimanere in contatto almeno con quelli che sono gli animatori e con quelli che sono più vicini al percorso dell’oratorio».

In che modo?

«Come Pastorale Giovanile di Tortona stiamo facendo i ‘quasi esercizi spirituali’, li abbiamo chiamati così. In settimana, attraverso un’applicazione (go to meeting), c’è sempre un sacerdote diverso della Diocesi o anche frati e suore di Assisi, che raccontano testimonianze o fanno interventi. Ci sono parecchi giovani che ascoltano e che si collegano: è una bella iniziativa e un bel momento di condivisione. Questo è per quanto riguarda i giovani ‘un po’ più grandi’, diciamo in età universitaria».

Con i più piccoli invece?

«Ci sono sempre i vari gruppi whatsapp, in cui si cerca di stare vicino. Da quando è iniziata la Quaresima e di fatto anche la quarantena, ogni giorno mandiamo un brevissimo commento del Vangelo del giorno, per offrire un piccolo momento di ascolto della Parola di Dio quotidiana. Poi, noi di Stradella in particolare, ci siamo dati un appuntamento serale, per darci la buonanotte: su un’altra applicazione, ognuno, a turno, si collega per dare la buonanotte, lasciando un commento sulla giornata oppure facendo ascoltare una canzone o leggendo un testo e ci si saluta così. Si cercano momenti in cui sentirsi vicini anche se si è distanti».

Nota qualche sofferenza particolare nei giovani in questo periodo?

«Ho notato e noto la disponibilità ad aiutare, questo sì. Quando il Comune mi aveva chiesto di sentire un po’ di ragazzi per aiutare a portare la spesa agli anziani, ho ricevuto un ottimo riscontro: in molti si erano resi disponibili. Poi ci sono state delle limitazioni, in quanto potevano aderire all’iniziativa solo i maggiorenni, e quindi non tutti hanno potuto partecipare, ma la disponibilità è stata davvero tanta. Un altro esempio della loro disponibilità è stato l’attivazione, sempre da parte della Pastorale Giovanile, di un numero di telefono e di un progetto chiamato ‘Pronto PG’, in cui venti giovani si sono messi a disposizione per rispondere alle chiamate di chiunque si trovi in difficoltà e abbia il bisogno di scambiare quattro chiacchiere in questo periodo. è un’iniziativa rivolta soprattutto agli anziani, ma anche i giovani possono sentirne l’esigenza».

Giovani attenti e disponibili...

«La cosa di cui assolutamente mi rendo testimone è la disponibilità dei ragazzi ad inventarsi qualcosa per mettersi a servizio. Poi c’è chi sta vivendo questo momento particolare in altro modo, per esempio mettendosi nella riflessione e nel desiderio di sfruttare il periodo per crescere… e infine c’è purtroppo chi si mette davanti ad uno schermo e ai videogiochi e questo mi spiace. Non dico che non si debba stare con i videogiochi in mano, ma se diventa l’unico obbiettivo della giornata in questo periodo non va bene. Si potrebbe invece dedicarsi a qualche buona lettura, a qualche film interessante, a qualche telefonata in più all’amico per sapere come sta, a fare esercizio fisico anche se in casa… è sempre importante organizzarsi la giornata e scandirla bene: naturalmente ci auguriamo che la situazione migliori e si possa tornare presto ad essere un po’ più liberi. Questo tempo, però, se utilizzato bene, può essere prezioso».

La vostra Parrocchia ha fatto anche le dirette delle Sante Messe?

«Sì, da subito. Abbiamo sempre trasmesso e trasmettiamo le dirette delle Messe e del Rosario, tutte le sere alle 19 su Instagram. Il riscontro è molto positivo».

Da vice parroco cosa può dire, invece, per i meno giovani? Ci sono state richieste di aiuto?

«Il nostro centro caritativo continua a funzionare perfettamente, grazie all’instancabile lavoro di tutti i collaboratori. Devo dire che i momenti di preghiera che facciamo online sono apprezzati da diverse persone che a prima vista magari non mi sarei aspettato, ma che invece ringraziano perché per loro è davvero un momento della giornata molto confortante e di sollievo. Anche tanti affetti dal virus, o che hanno avuto famigliari affetti, si sono fatti sentire per una preghiera o una parola. Proviamo davvero in tutti i modi a stare vicino alle persone: sappiamo che ovviamente non è la stessa cosa rispetto alla presenza, però si fa quello che si può».

Per il futuro cosa si aspetta?

«Dobbiamo aspettare le disposizioni. Sono personalmente un po’ dubbioso sul fatto che a giugno possano partire i vari grest, però è anche vero che se i genitori devono tornare a lavorare i bambini da qualche parte devono stare. Vedremo…».

Secondo lei le persone come “usciranno” da questa situazione delicata?

«Voglio sperare che sia un po’ migliorata, a partire dalle cose minime…dal non buttare per terra gli oggetti al rispetto del linguaggio. Mi auguro che si possa crescere nella civiltà e che Dio ritorni ad essere presente nell’orizzonte delle persone: è questa la mia speranza».

di Elisa Ajelli

Una delle conseguenze più tangibili dell’epidemia di coronavirus, oltre al sovraccarico degli ospedali e il crollo dell’economia, è il totale arresto delle attività didattiche di qualunque ordine e grado. Daniela Lazzaroni, dirigente del Liceo Galileo Galilei (e sez. Grattoni) di Voghera, e Roberto Olivieri, dirigente dell’Istituto Faravelli di Stradella (comprensivo del distaccamento Golgi di Broni), commentano il modo in cui i due principali poli scolastici dell’Oltrepò si preparano all’esame di Stato 2020 e affrontano la didattica in quarantena.

L’argomento maturità è uno di quelli su cui si hanno più incertezze. Per ora, l’unica certezza è che la commissione sarà formata da 6 membri interni e un presidente esterno. Riguardo lo svolgimento dell’esame, il Ministero ha ipotizzato due alternative: nel caso si rientrasse a scuola entro il 18 maggio, si svolgerebbe: una prima prova a carattere nazionale elaborata dal Ministero stesso, una seconda prova elaborata dalla commissione in base alle materie di indirizzo, e un colloquio che manterrebbe la struttura dello scorso anno. In caso contrario, l’esame consisterà unicamente in un colloquio dalla durata minima di un’ora. Entrambi i dirigenti concordano sul fatto che lo scenario più realistico sarebbe rappresentato dalla seconda ipotesi e, circostanze permettendo, preferirebbero che l’esame fosse sostenuto in presenza; anche perché tutti e due gli istituti sono dotati di spazi in cui sarebbe possibile svolgere l’orale mantenendo la distanza di sicurezza – così è stato dichiarato. «Ho posto una domanda all’ispettore Franco Gallo, il referente  per l’Ufficio Scolastico Regionale della  Lombardia, in merito alla struttura di questo colloquio: verterà sulle 6 materie detenute dai professori di commissione?  L’eventuale domanda-stimolo permetterà di agganciare altre conoscenze al di fuori di quelle materie? Al momento non è ancora stato chiarito»,  questo è il dubbio messo in luce dalla dirigente Lazzaroni. «Ho trovato molto buffa una terza ipotesi che è saltata fuori, quella dello studente a scuola – non si sa dove e con chi – e la commissione in videoconferenza»,  ha commentato il dirigente Olivieri, il quale, inoltre, si è posto il problema dei trasporti: «Il giorno dell’esame in quanti dovranno prendere mezzi pubblici? Discorso che vale per l’Oltrepò, ma soprattutto nelle grandi città. Temo che vedremo i mezzi intasati ».

I dirigenti hanno sollecitato i professori a distinguere il peso delle valutazioni assegnate prima del 21 febbraio, data di inizio della sospensione delle lezioni, e dopo il 21 febbraio, sia per l’inevitabile mancanza di misure di controllo, sia perché la distanza ha reso l’insegnamento molto più limitato. Ad accusare il colpo sono in particolare alcune discipline o indirizzi: «Il nostro istituto non presenta grande incidenza di attività in laboratorio, ma sono comunque necessarie, e con la didattica online non c’è modo di praticarle; possiamo solo fornire materiale video di riferimento» -  dichiara Lazzaroni. Da questo punto di vista, è più sofferente l’istituto Faravelli: «La componente laboratoriale del percorso didattico si è completamente annullata e ciò ha danneggiato soprattutto l’indirizzo MAT (il vecchio IPSIA) – ai ragazzi, al massimo, possiamo mandare una foto dei torni… Chimica, in generale le materie scientifiche, stanno seguendo per forza un percorso esclusivamente teorico, che non equivale assolutamente a trascorrere due ore alla settimana in laboratorio».

Si è resa inevitabile anche una revisione del programma di studi per tutte le classi. Lazzaroni spiega: «Come indicato dalla nota protocollo 388 del 17 marzo, i dipartimenti si sono riuniti e hanno rivisto la programmazione, in modo da riadattare gli argomenti mancanti ai nuovi metodi di insegnamento. Chiaro che, per le classi quinte, il tutto dovrà essere propedeutico allo svolgimento, in qualunque forma, dell’esame di Stato. Per le altre classi deve essere garantito almeno il possesso dei requisiti minimi per frequentare la classe successiva». Facciamo poi chiarezza sulla questione “tutti promossi”: «Ogni studente verrà ammesso al grado successivo e i maturandi verranno tutti ammessi all’esame, ma coloro che frequentano le classi dalla prima alla quarta e hanno delle insufficienze, dovranno colmare le lacune con un piano di recupero straordinario, che il Ministro ha ipotizzato di far cominciare il primo settembre; allo stesso modo gli alunni di quinta accederanno alla maturità con un credito proporzionato ai loro voti». A tal proposito, Olivieri si è così espresso: «Il passaggio alla classe successiva è assicurato ma, se uno studente presentasse numerose insufficienze, a parer mio si ritroverebbe con un sovraccarico di lavoro non indifferente anche con il piano di recupero previsto; a meno che l’alunno non recuperi da solo, d’estate, il rischio sarebbe quello di ripetere l’anno a cui è stato automaticamente ammesso».

Una sospensione così repentina delle lezioni ha colto alla sprovvista molte famiglie, che per svariati motivi talvolta non hanno potuto garantire ai figli la frequentazione dei corsi online. Le scuole, perciò, si sono impegnate a fornire agli studenti che ne avevano bisogno i mezzi necessari. «L’istituto Galileo Galilei ha messo a disposizione delle famiglie un modulo per fare richiesta di hardware e connessioni internet per chi ne fosse sprovvisto o per chi non potesse utilizzare il proprio dispositivo – è un periodo anche di smartworking, perciò a volte uno o due devices per casa non sono sufficienti. Fino ad ora abbiamo consegnato 17 computer ai ragazzi, in un paio di casi anche ai colleghi, e a due situazioni particolarmente sfortunate abbiamo installato una connessione internet dedicata. Inoltre abbiamo collaborato con diversi gestori per mettere a disposizione una maggiore quantità di gigabyte».

 Olivieri dichiara invece che, per quanto riguarda Broni – Stradella, non ci sono stati problemi di connettività, ma la richiesta di dispositivi è stata maggiore: «Per la distribuzione dei PC e delle connessioni di rete, ho creato un questionario chiedendo: il numero di membri della famiglia, quanti di loro fossero studenti e quanti studiassero al Faravelli - in modo da procedere in ordine di priorità. Non ci sono stati problemi con internet, ma abbiamo consegnato in totale 35 computer. Da parte dei docenti non sono arrivate richieste»

 Entrambi gli istituti si sono mobilitati molto velocemente per iniziare la gestione della didattica online.  Olivieri afferma: «Questo perché, fortunatamente in questa sfortuna, avevamo precedentemente archiviato in uno spazio cloud la maggior parte dei documenti, per cui la segreteria era praticamente pronta a spostarsi al digitale, a cui ovviamente anch’io  i professori ci siamo adattati».

 Stessa situazione per il Galilei: « Lo smartworking non rappresenta un impedimento, in quanto l’inizio della digitalizzazione dei documenti, nel nostro liceo, risale al novembre 2016. Sono andata a scuola il 19 marzo, con i dispositivi e le distanze di sicurezza, per provvedere alla redazione, alla formalizzazione e all'invio agli indirizzi istituzionali di riferimento della determina di chiusura, che redatta in remoto e girata al personale addetto (almeno due passaggi) avrebbe prodotto un minimo ritardo che ho voluto evitare».

Sarà possibile, quindi, valorizzare appieno gli studenti che si accingono a lasciare la scuola superiore? Sia Olivieri che Lazzaroni si augurano questo, cioè che, indipendentemente dalla modalità di svolgimento dell’esame, venga usato il buonsenso e che il presidente non stravolga il lavoro della commissione, unico punto di riferimento saldo dei ragazzi. Il preside del Faravelli aggiunge: «Io stesso probabilmente ricoprirò questo ruolo in qualche istituto, e mi impegnerò ad essere il più accondiscendente possibile»

Inoltre – i due dirigenti si trovano d’accordo – la mancata esperienza dell’esame vero e proprio è una perdita piuttosto ingente dal punto di vista umano. Secondo Lazzaroni: «E’ un diritto per uno studente conseguire tutte le tappe del proprio percorso formativo. Ai maturandi mancherà un pezzo dell’esperienza delle superiori, perché si sono ritrovati di colpo a dover stare a casa da liceali, e verranno catapultati nella loro vita da universitari o lavoratori saltando il processo intermedio. L’importante sarà uscire indenni da questa situazione, ma mi auguro che le cose vadano per il meglio in modo tale da sostenere almeno l’esame in presenza». Olivieri sostiene: «L’esame per eccellenza, quello che spesso, da adulti, si ricorda con più nostalgia, è la maturità. E’ un rito di passaggio il cui valore risiede anche nei momenti di tensione, nelle ore di studio intenso, nell’adrenalina appena finito l’orale e nel sollievo che si prova una volta esaurite le prove; il tutto insieme ai propri compagni»

Infine, un ringraziamento da parte di tutti e due i dirigenti va ai docenti, che si sono adattati in brevissimo tempo ai nuovi metodi didattici, ad insegnare senza avere davanti una classe ma una webcam, e stanno dando un enorme contributo nel tenere in piedi il sistema scolastico senza perdere il legame con gli studenti.

Matteo Maggi, titolare dell’Azienda Agricola “Colle del Bricco” di Stradella sottolinea come Il Lavoro in vigna si sia dovuto adattare all’emergenza: «Sicuramente ci siamo dovuti adattare alle normative e alle variazioni che le diverse attività hanno subito. Acquistare prodotti e attrezzature necessarie ai lavori in vigneto non è semplice come prima del lockdown: sono cambiate tempistiche e modalità di acquisto. Prima bastava recarsi in negozio, ora molti fanno consegne a domicilio oppure orari ridotti».

Reclutamento lavoratori stagionali e gestione lavoratori dipendenti ...

«Non ho lavoratori dipendenti, ma penso che come prima cosa sia necessario tranquillizzare i propri collaboratori e fornire loro tutti i dispositivi necessari alla loro sicurezza. Per fortuna nella nostra attività è difficile creare assembramenti».

Vendita diretta e consegne a domicilio. Come sta andando?

«Sono tutti servizi che già utilizzavo e/o fornivo, ma in maniera molto ridotta: ora sono diventati essenziali per poter vendere. Parlo soprattutto di vendita diretta e consegne a domicilio: prima erano molto marginali, ora sono la percentuale maggiore di vendita. Aiuta molto la comunicazione attraverso i social che permette di raggiungere un pubblico che prima era di gran lunga inferiore».

Le vendite e gli ordini dai Paesi esteri hanno subito un forte calo?

«Purtroppo si, in generale le vendite sono in calo, il clima di incertezza che c’è non aiuta nemmeno chi vorrebbe acquistare».

Anche lei crede che una riduzione delle rese potrebbe essere la miglior soluzione per affrontare l’emergenza?

 «Credo che la miglior soluzione sia la diminuzione delle rese per la nuova annata. Con una gestione oculata si riuscirebbe a gestire perfettamente il mercato: ovviamente i contributi saranno fondamentali. Una distillazione volontaria su vini generici e IGT sicuramente aiuterebbe, ma non gestisce una potenziale remissione dei vini a denominazione. Mentre una deroga sul taglio dei vini lascerebbe invariati i quantitativi stoccati, oltre a poter portare a problemi commerciali di svariato genere».

Lo scorso mese abbiamo ascoltato alcuni titolari di attività di Santa Maria della Versa per sapere come avevano affrontato l’inizio dell’epidemia e come si erano adattati alle misure imposte dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Nell’ultimo mese quasi nessuna delle attività sottoposte a chiusura temporanea ha potuto rialzare la saracinesca, ma ce ne sono altre che non si sono praticamente fermate, come nel caso delle aziende vitivinicole.

Sebbene con alcune limitazioni per quanto riguarda la vendita diretta e le attività agrituristiche, queste aziende hanno avuto la fortuna di essere autorizzate a poter proseguire il proprio lavoro, mantenendo la possibilità di poter consegnare i propri prodotti a domicilio. Ma non è tutto oro ciò che luccica… La chiusura di bar, ristoranti, circoli e mense, il divieto del turismo e dell’enoturismo, ma soprattutto il blocco dell’esportazione all’estero causerà un’enorme perdita per i produttori di vini, i quali temono di ritrovarsi con maggiori quantità di vino invenduto rispetto la media degli anni precedenti. Ai tavoli di lavoro si sta cercando di trovare una soluzione per poter consentire alle cantine una migliore gestione dello stoccaggio dei vini, in quanto le previsioni di mercato sono tutt’altro che rosee.

Assoenologi, per voce del Presidente Cotarella, suggerisce una distillazione volontaria di vini generici e IGT, mentre altre proposte riguarderebbero l’aumento del taglio dei vini di quest’annata fino al 30% con quella precedente o la diminuzione delle rese dei vigneti attraverso il diradamento sostenuto da contributi statali o regionali.

Abbiamo intervistato alcuni titolari di aziende vitivinicole dell’Oltrepò orientale per sapere come hanno affrontato l’emergenza, quali sono i principali problemi constatati e, a loro parere, quali sono le migliori misure da adottare per affrontare la crisi che si verificherà a breve.

di Manuele Riccardi

I servizi sociali sono da sempre un fiore all’occhiello per il Comune di Stradella. Le varie amministrazioni che si sono succedute alla guida della città hanno, infatti, sempre riservato ampio spazio a questo settore. Dal maggio 2019 anche la giunta capitanata dal sindaco Alessandro Cantù ha continuato su questa linea, affidando la delega del settore sociale a Dino Di Michele, che ricopre anche il ruolo di vicesindaco. Insieme ad Erika Agostino, responsabile del servizio ASAE (Attività socio assistenziali educative), Di Michele illustra i molteplici servizi che il Comune mette a disposizione delle fasce più deboli, disabili in testa, e annuncia un ulteriore giro di vite per «smascherare coloro che, pur non avendo un reale bisogno, tentano di avere benefici economici o di altra natura dal comune».

Vicensindaco, il Comune di Stradella è ente gestore di tre unità di offerta in favore dei soggetti con disabilità. Può spiegarci quali sono e come funzionano?

«Il Centro Diurno Disabili (C.D.D.) è un Servizio rivolto a persone con disabilità grave e con notevole compromissione dell’autonomia nelle funzioni elementari che accoglie di norma soggetti di età superiore ai 18 anni e fino ai 65, con lo scopo si favorire la crescita evolutiva. Questo centro attualmente è frequentato da 30 diversamente abili. Poi c’è il Centro Socio Educativo (C.S.E.), che è un Servizio diurno rivolto a persone con disabilità la cui fragilità non sia compresa tra quelle riconducibili al sistema socio sanitario. Attualmente è frequentato da 29 disabili. Infine, il Servizio Formazione all’Autonomia (S.F.A.) che fornisce risposte ai bisogni delle persone con disabilità di età comprese tra i 16 ed i 35 anni, in uscita dalle scuole al termine dell’obbligo scolastico o ad utenti rimasti al proprio domicilio, privi di interventi specifici. Sono previsti moduli aventi durata temporale non superiore a 5 anni (modulo formativo di durata triennale e modulo di consolidamento di durata biennale). Il servizio è frequentato da 8 diversamente abili. I tre servizi costituiscono una rete completa di unità di offerta sociale e sociosanitaria per disabili, arrivando ad erogare servizi a 67 soggetti in condizioni di fragilità e alle loro famiglie, provenienti non solo dal Comune di Stradella ma anche da altri Comuni».

Per minori e giovani, invece, cosa è previsto?

«Per i minori ho deciso la prosecuzione di progetti contro il bullismo e le dipendenze, al contempo si è avviato un tavolo di lavoro per comprendere meglio il disagio giovanile che vede coinvolti rappresentanti della parrocchia, l’oratorio, tutte le scuole cittadine, le forze dell’ordine e ovviamente l’amministrazione comunale. Abbiamo voluto l’istituzione di una consulta giovani, questo grazie all’impegno della presidente di commissione IV - Isabella Giannini e al consigliere e volontariato Alessandro Quaroni, auspico che questo nuovo strumento possa diventare davvero un luogo di confronto e di proposte per migliorare la nostra Città. È stata rinnovata la commissione welfare con una particolare attenzione alla famiglia e questo è nato da un’intuizione positiva della consigliera con delega speciale alla famiglia, Francesca Manelli. Ho fortemente voluto che nella parte di P.O.F. scolastico integrativo dell’istituto comprensivo, fossero inserite ed implementate aree di conoscenza della nostra cultura, storia, tradizione cittadina con la previsione di possibili uscite didattiche e visite alle nostre realtà locali e produttive legate alla fisarmonica e al vino».

Oltre a disabili e minori esistono altre categorie “deboli”, come ad esempio quelle persone che vivono ai margini della società per problematiche di vario genere. Esistono progetti anche per loro?

«Sì. Uno degli strumenti innovativi è il “Progetto Reciprocità” il quale ha lo scopo di reinserire in un contesto sociale soggetti che temporaneamente ne sono usciti o vi sono ai margini, stimolando una proattività personale in cambio di un sostegno da parte del Comune. I soggetti interessati possono aver perso il lavoro o vivere di una pensione minima con ISEE molto basso come previsto dal regolamento. Non ultimo va considerato che spesso sono i cittadini seri e volenterosi che si trovano temporaneamente in fragilità socio - economica a chiedere di potersi rendere utili a fronte di un sostegno economico e questo a mio giudizio non mortifica la dignità del singolo ma la valorizza e contraddistingue colui che sguazza nell’assistenzialismo da colui che necessita che la collettività lo sostenga temporaneamente per poi tornare nuovamente ad essere soggetto autonomo ed indipendente».

Nonostante le ristrettezze economiche siete riusciti a mantenere attivi tutti i servizi esistenti?

«L’amministrazione con notevole sforzo ha individuato le risorse economiche e umane necessarie a garantire la prosecuzione dei servizi oggi attivi, questo non con poca fatica essendo le necessità e i problemi sempre maggiori e pressanti. Vi è stato in questi primi mesi da parte di tutta l’amministrazione il tentativo di coinvolgere le diverse associazioni di promozione sociale che lavorano per sostenere le diverse forme di “disabilità”, questo grazie anche a specifici momenti ed eventi ideati dal collega assessore Andrea Frustagli, con lo scopo di rendere di tutti la conoscenza delle specifiche peculiarità e progetti aperti per garantire un “dopo di noi”».

Lei è anche vicesindaco. Quali saranno negli altri ambiti le priorità dell’Amministrazione in questo 2020?

«L’anno appena iniziato vedrà vedrà la sistemazione di monumenti e riqualificazione di aree in degrado, l’avvio progettuale dell’ampliamento del cimitero con contestuale piano cimiteriale e molto altro. Stiamo elaborando progetti in contatto continuo con la Regione Lombardia per portare una soluzione definitiva all’annosa questione Museo della Fisarmonica e recupero della fabbrica storica Dallapè, senza dimenticare le realtà produttive che ancora oggi con eroico impegno portano avanti una storia e una tradizione che ha portato il nome di Stradella in ogni parte del mondo. L’amministrazione comunale grazie all’impegno della consigliera con delega speciale al trasporto e pendolari Micol Galli darà sempre la massima attenzione ai grandi e piccoli problemi dei nostri pendolari e sin da subito abbiamo insieme a tutti gli amministratori dei comuni interessati direttamente ed indirettamente sollecitato le istituzioni di ogni ordine e grado e non ci fermeremo fino a che non ci saranno date risposte concrete. Abbiamo appena iniziato la legislatura ed il lavoro da fare è molto».

 di Elisa Ajelli

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