Sabato, 14 Dicembre 2019

Le colline della Valle Staffora sono un palcoscenico ideale anche per uno sport di nicchia come il Triathlon, la disciplina che combina nuoto, ciclismo e corsa. La Asd Staffora Triathlon, società dilettantistica nata nel 2009, ne ha fatto territorio d’allenamento per quanto riguarda bici e corsa, mentre per il nuoto si appoggia alla piscina di Casteggio. Uno sport che richiede grande sforzo e sacrificio e porta a sfide importanti ed estremamente impegnative dal punto di vista fisico, come nuotare lungo il Po per 22 km, gestendo le correnti e le proprie energie. Dire che il Triathlon non è alla portata di tutti suona forse eufemistico. La storia recente della società, che ha sede a Godiasco Salice Terme, è anche la storia di un’amicizia tra i suoi componenti, guidati dal presidente Daniele Sparpaglioni, 59 anni di professione geometra. Sparpaglioni si può considerare il pioniere della disciplina in Oltrepò Pavese e atleta con diversi anni di esperienza: nel suo curriculum, infatti, annovera successi importanti, come la traversata dello Stretto di Gibilterra e le Isole Eolie a nuoto in solitaria.

Insieme a lui Marco Zucchi, 28enne arbitro di calcio, istruttore di nuoto presso la piscina Aquaviva di Voghera ed allenatore di pallanuoto presso la piscina di Casteggio. Per la prima volta i due hanno affrontato una nuova ed entusiasmante esperienza sportiva. Il 15 Settembre si è svolta a Casalmaggiore la “discesa in Po”, percorso effettuato a piedi, in bici e a nuoto da Casalmaggiore a Viadana, su una distanza di circa 16 km.  Il tragitto dei “Caimani del Po” è durato 2 ore e 12 minuti, comprese due piccole soste in acqua di un’ora, per i rifornimenti necessari di integratori. I due atleti hanno affrontato le acque dell’immenso fiume, seguiti da un gruppo di canottieri del circolo Eridania, che gli hanno indicato, nel percorso, la traiettoria delle correnti, inoltre Sparpaglioni e Zucchi, insieme a Marco Sinigaglia, nel mese di Ottobre hanno portato a termine una gara di 22 km a nuoto sul fiume Po, a San Daniele.

Sparpaglioni, quando si è avvicinato alla pratica del Triathlon e quali sono le caratteristiche di  questa disciplina?

«Ho iniziato questo Sport alla fine degli anni 80, quando incontrai un gruppo di ragazze di San Francisco che praticavano da tempo il Triathlon… da allora è nata la curiosità. Cominciavano ad uscire le prime riviste del settore “Triathlete” che ci facevano conoscere gli atleti americani del calibro di Dave Scott, Mark Allen, Scott Tinley, Scott Molina e l’italiano Danilo Palmucci. Ai tempi io e i miei compagni siamo stati dei veri esploratori e pionieri di questa nuova disciplina, che abbiamo scelto di praticare per la “completezza atletica” che la caratterizza e per il fattore legato alla “personalità” che ha visto ciascuno di noi mettersi in gioco con se stesso. Il Triathlon di oggi in Italia non ha più quelle caratteristiche, sia come disciplina che come atleti».

Riguardo alla “Discesa in Po”, gara che si è svolta a Casalmaggiore a settembre: quali sono stati i momenti più adrenalinici ed emozionanti?

Daniele Sparpaglioni: «è stato tutto emozionante, in particolare seguire la corrente del grande fiume». 

Marco Zucchi: «Il momento più adrenalinico è stato senza dubbio l’ingresso in acqua e la sensazione di spinta data dalla corrente del fiume. Non si trattava di una gara, quanto più una discesa sportiva dove la sfida era principalmente con se stessi piuttosto che con gli altri nuotatori».

Quali sono le maggiori difficoltà che avete incontrato durante il percorso?

«Il passaggio a nuoto sotto i ponti ed alcuni tratti di 4/5 km dove non vi era alcuna corrente e gli improvvisi cambi di corrente da seguire, che impegnavano la bracciata più del solito».

Per chi si approccia  per la prima volta a questa disciplina quali sono i requisiti fondamentali richiesti?

«Prima di nuotare in Po e su questa distanza va detto che bisogna saper nuotare bene in mare aperto in qualsiasi condizione, è necessario un allenamento di fondo a 10.000 metri. Aver praticato parecchio in mare su lunghe distanze, aiuta a resistere ai tratti di cambiamento della corrente. Per i motivi indicati, in vari punti specifici del percorso, abbiamo nuotato in modo trasversale rispetto al fiume».

Che preparazione richiede, a livello tecnico, uno sport come il Triathlon?

«Tanta passione, pratica della ginnastica a corpo libero e del ciclismo, allenamento di pallanuoto».

Si parla spesso dei rischi legati al fiume, in particolare dei mulinelli. Vi sentite di sfatare questo mito?

Daniele Sparpaglioni: «Ho nuotato per due volte su una lunghezza di 38 km in Po, senza mai incontrare mulinelli. è solo la corrente a ridosso dell’argine che dà quest’impressione. Rispetto al nuoto in mare, quello nel fiume è completamente diverso , sia dal punto di vista fisiologico che muscolare, in quanto la bracciata che entra per prendere l’acqua riceve la spinta della corrente stessa, fatto che in piscina ed in mare non avviene. Le sensazioni sono più belle, si ha un magnifico rapporto tra acqua e terra. Dando la bracciata si scorge la Riva del fiume che rimane indietro…insomma, un’esperienza sicuramente da ripetere. In questi ultimi 30 anni c’è stato un bombardamento mediatico negativo riguardo al nuoto in Po. Si pensi che dagli anni ’40 in avanti, a Piacenza vigeva l’obbligo, per tutti i bambini e genitori, di attraversare il Fiume a nuoto».

Marco Zucchi: «Molti mi hanno chiesto un parere riguardo ai mulinelli e alla loro pericolosità. Sono certo che la maggior parte di quelli che citano questo fenomeno in realtà parlino per sentito dire più che per esperienza diretta, quindi in assoluto mi sento di sfatare questo mito».

Quali sono le aree che, in Oltrepò, si prestano alla pratica del Triathlon?

«Le aree per praticare Triathlon comprendono le colline dalla Valle Staffora, Val Curone e Val Borbera, con le proprie salite ed i propri paesaggi».

Quali gare avete disputato in passato e quali le prossime in programma?

Daniele Sparpaglioni: «Le gare disputate in passato sono state tante. In Italia parecchie; all’estero le più rappresentative sono state: Ironman (Francia, Austria, Svizzera), Triathlon America ( Alcatraz, Sacramento Triathlon, San Francisco Bay Bridge ), Triathlon Francia ( Alpe D’Huez, Lungo Mont Ventoux, Lungo Cannes, Lungo Marsiglia, Lungo del Verdon )».

Marco Zucchi: «Non ho mai fatto gare di Triathlon. Avrò la prima il 15 dicembre ad Antibes. Sono emozionato e curioso, penso che la difficoltà più grande sarà rispettare le regole e gestire le sensazioni del corpo durante la gara».

Come vedete proiettato questo sport a livello locale e nazionale?

«è uno sport di nicchia, perché poca gente vuole mettersi in gioco fuori dai soliti schemi di gara».

Sparpaglioni da quanti membri è composto il team?

«La Squadra è composta da Gianni Alterni, Riccardo Coleottero Zuccarelli, Saverio e Tommaso Zefilippo, Marco Zucchi, Leonardo Galeazzi, Andrea Tani, Fausto Crosina, Raffaele Buscone. La Società in questi ultimi cinque anni si è ampliata con la creazione di una sezione ciclisti agonisti di cui fanno parte, oltre a me, Flavio Amicucci, Raffaele Buscone, Maurizio Berruti, Fausto Crosina, Leonardo Galeazzi, Fabrizio Pellizzoni, Andrea Tani, Stefano Schiavi».

La “Staffora Triathlon” è di Godiasco; avete iscritti anche in altre parti del territorio?

«Sì, abbiamo iscritti residenti a Novi Ligure e a Milano».

  di Federica Croce

“40 Long years”  È il titolo di uno dei brani di "6", l'ultimo splendido CD dei Mandolin' Brothers che sabato 14 dicembre, alle ore 21,  verranno a presentare al Teatro Cagnoni di Godiasco. 40 anni di carriera, trascorsi alla grande, condensati nelle 11 tracce di questo lavoro, disco della maturità artistica e di respiro internazionale. Certamente più Rock e più elettrico dei precedenti, ma con i soliti punti di riferimento della buona musica americana, Dylan, Springsteen, gli Stones, Allman Brothers.

"6" come 6 sono i membri della band, i Mandolin' si confermano una volta di più forse come il gruppo italiano che sa proporre al meglio l'originalità del sound a stelle e strisce. Se La Parrocchia del Blues esiste, in buona parte la responsabilità è di Jimmy Ragazzon e Paolo Canevari, fondatori della band di cui sono fedele fan fin dagli esordi, allora appassionato solamente al British Blues, quello per intenderci dei Cream di Eric Clapton e di John Mayall, perché grazie a loro ho conosciuto e amato il meglio del Blues Americano. Motivo di incontenibile orgoglio è che per presentare il disco abbiano scelto La Parrocchia del Blues, le cui chiavi consegno loro ufficialmente.

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"Gentile direttore, volevo condividere con i suoi lettori un fatto che mi è accaduto a Salice Terme e che mi ha lasciato alquanto mortificata, non arrabbiata e neppure risentita, mortificata è il termine più opportuno. Sono una cattolica praticante, ma da quando la mia unica compagnia, la mia cagnolina,  non sta più a casa da sola, ho dovuto rinunciare mio malgrado ad andare a Messa, in quanto, anche se non esiste una vera e propria legge in tal merito, il buon senso mi ha sempre suggerito di non andare nella “casa del Signore” con la mia cagnolina, potrebbe dare fastidio, distrarre i  fedeli, sporcare etc. etc. etc.

Qualche giorno fa ero a passeggio con la mia cagnolina, era tarda mattinata, in una Salice deserta, e vedendo il portone della Chiesa aperto, non ho resistito e sono entrata. Guardandomi in giro, ho visto che oltre a me c’era solamente un’altra sola persona. Ho pensato, in virtù di quel buon senso che credo di possedere, che se mi fossi messa in fondo, vicino al portone non avrei dato fastidio, tempo di dire una preghiera e sarei uscita, premetto che la mia cagnolina è molto tranquilla. A quel punto, il parroco mi si è avvicinato e mi ha pregato di uscire, in quanto gli animali non sono ammessi. Ho provato a chiedere al Parroco di concedermi qualche minuto, la Chiesa ripeto era deserta e la mia cagnolina era tranquillissima.

Apriti o cielo…. Non ripeto esattamente cosa mi è stato detto, ancora oggi che ne scrivo, un senso di mortificazione mi assale…. il suo monologo si è concluso dicendo che i cani non sono cristiani e solamente a Sant’Antonio è concesso loro l’ingresso in Chiesa per la benedizione. Ora non devo io spiegare ai più, a cui nulla importa, che la mia cagnolina, mia unica compagnia delle mie lunghe e solitarie giornate è per me più cristiana di quanto il signor Parroco creda, ma  non è questo il punto, il punto è: dov’è finita la carità cristiana se non sa riconoscere una povera “vecchia” che ha bisogno di stare anche per qualche minuto nella casa del Signore?

Lettera Firmata - Salice Terme"

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Finanziato il progetto “A che Gioco Giochiamo?”. Il Comune di Voghera, in qualità di ente capofila del Piano di Zona dell’ambito distrettuale Voghera e Comunità Montana Oltrepò Pavese, ha presentato all’ATS di Pavia il progetto per la partecipazione all’avviso pubblico per l’implementazione dei programmi e delle azioni relative all’obiettivo di aumentare la copertura territoriale delle iniziative degli enti locali in partnership con il terzo settore, scuole, servizio sanitario regionale, enti accreditati, nell’ambito del piano locale contro il gioco d’azzardo patologico. Il Progetto “A che Gioco Giochiamo?” è stato finanziato con 16.335,20 euro, sarà realizzato in partenariato con La Collina Cooperativa sociale onlus, ATS e ASST di Pavia e si concluderà a Giugno 2020.

«Sono soddisfatta che si riesca con un ulteriore progetto finanziato a mettere in campo e sviluppare azioni concrete per contrastare il gioco d’azzardo. Questo progetto si struttura con diverse iniziative: dai momenti ludici,di aggregazione alle attività di formazione e organizzazione di eventi, sportelli di ascolto. Il progetto culminerà con la riproposizione delle MiniOlimpiadi 2.0. Nel 2018 e 2019 ha avuto grande successo attirando alcune centinaia di giovani che hanno giocato secondo i principi delle sport e del viver sano», commenta l’assessore alla Famiglia Simona Virgilio.

Il Progetto prevede tre azioni principali. La prima è volta a promuovere un circuito di locali in gioco contro l’azzardo con l’attività “Tavoli in Gioco” che si propone di sviluppare e valorizzare, attraverso la promozione di momenti ludici di gruppo (basati sull’utilizzo di giochi da tavolo), una rete di esercizi e luoghi di aggregazione (oratori, bar, circoli) che possano rappresentare un’alternativa al sempre crescente utilizzo da parte dei ragazzi di proposte di gioco d’azzardo online e non. Ogni esercizio aderente metterà a disposizione nel proprio locale una serie di giochi da tavolo di suo piacimento, dedicando un giorno alla settimana ed un orario per attivare una prassi che possa diventare «abituale» e continuativa. Le azioni verranno pubblicizzate negli oratori, nelle scuole e presso le associazioni giovanili del territorio attraverso campagne informative ad hoc riportando i locali aderenti, i giorni assegnati e gli orari. La seconda azione programmata prevede attività di formazione itinerante per famiglie e adulti di riferimento, saranno attivati percorsi informativi/formativi di gruppo per le famiglie e per gli adulti (allenatori, catechisti, ecc.), itineranti sul territorio dell’ambito (raggruppando i comuni per gruppi di 5) al fine di aumentare la consapevolezza dell’eventuale problema e di promuovere la centralità del ruolo della famiglia e degli adulti di riferimento nel percorso di prevenzione e/o affrancamento dal gioco.

Gli incontri previsti saranno realizzati su cinque comuni individuati secondo il criterio del numero di abitanti e/o della dislocazione geografica: Voghera, Casei Gerola, Godiasco Salice Terme/Rivanazzano Terme, Borgo Priolo e Varzi. A ciascuno di questi comuni saranno aggregati, quali beneficiari delle attività formative, i comuni limitrofi. Gli incontri per le famiglie si articoleranno sui seguenti contenuti: analisi delle conoscenze dei partecipanti relative al gioco d’azzardo patologico; dinamiche che il gioco promuove dentro la persona e che inducono a sviluppare una dipendenza, le relazioni familiari, il ruolo dei familiari nel percorso di affrancamento dal gioco, la rete dei servizi di cura territoriali e i gruppi di auto-mutuo-aiuto.

Sono state inserite anche attività di formazione per operatori, volontari, docenti e avvocati per rispondere al bisogno di acquisire strumenti conoscitivi sugli aspetti sociali e psicologici del gioco d’azzardo patologico, sui comportamenti che possono determinare rischi di dipendenza e sui servizi territoriali da parte di operatori professionali, volontari e avvocati che operano sul territorio al fine di migliorare le modalità di relazione con le persone e i familiari che a vario livello sono coinvolte in comportamenti di gioco problematici o patologici. L’iniziativa consente di diffondere uno stile di lavoro per il quale la persona che attraversa un momento di difficoltà possa essere orientata ai servizi competenti anche dagli operatori che offrono un primo ascolto (volontari o professionali), oppure dagli avvocati che ne rilevassero l’esigenza, in modo più mirato e consapevole.

L’ultima azione prevede la realizzazione di eventi collegati alle Miniolimpiadi 2.0, manifestazione sportiva non agonistica organizzata dall’assessorato alla Famiglia, della durata di una settimana, nel periodo immediatamente successivo alla chiusura delle scuole, rivolta ad alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado. La manifestazione è organizzata in collaborazione con il centro di Medicina dello sport dell’Università di Pavia e delle associazioni sportive vogheresi ed è finalizzata a promuovere la pratica sportiva quale comportamento sano e preventivo. L’azione sarà realizzata a Voghera presso il Centro Sportivo Don Orione, coinvolgendo gli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado degli Istituti Comprensivi dell’Ambito distrettuale: IC di Via Dante e IC di Via Marsala (Voghera), IC di Rivanazzano Terme, IC di Varzi.

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Il Rotaract Voghera sabato e domenica sarà presente con un banchetto di pandori e panettoni all’esterno  delle Chiese di Salice Terrme e Rivanazzano Terme nell'orario delle messe (sabato 30 ore 18 a Rivanazzano; domenica 1 ore 10.30 a Rivanazzano e ore 18 a Salice). Con un'offerta di 10€ per pandoro si andranno a finanziare due attività benefiche portate avanti dal Rotaract: la prima è "End Polio Now", attiva da molti anni per eradicare la poliomielite nel mondo; la seconda attività più a livello locale è invece "Don Gnocchi make a wish!". Il club ha infatti pensato di realizzare per Natale un desiderio per ogni ospite della RSA del Don Gnocchi di Salice Terme.

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Dalle ore 10 alle 12, sabato 30 novembre la Casa di Cura villa Esperia organizza nella sua sede di Salice Terme (PV) “Incontrarsi per conoscere”, open day dedicato al paziente, al famigliare, al caregiver, in occasione della Giornata Nazionale Parkinson. Tema centrale della mattinata è la necessità di incontrarsi e condividere allo scopo di migliorare il più possibile la qualità della vita della persona malata. Condividere emozioni e sensazioni, ma anche informazioni e conoscenze per utilizzare sempre l’approccio terapeutico più sicuro e attuale.

I partecipanti potranno, quindi, conoscere il progetto Riabilitazione+, un percorso di riabilitazione ad alta complessità che si fonda su tre aspetti principali: un team multiprofessionale affiatato e costantemente aggiornato, tecnologie all’avanguardia e un approccio che pone sempre al centro il paziente e le sue necessità. Sotto la guida dei medici neurologi e di diversi professionisti della salute, sarà possibile conoscere meglio quelle attività che aiutano sensibilmente a mantenere le competenze della quotidianità e ad acquisire quell’equilibrio interiore che si rivela utile ad affrontare la malattia, come la musicoterapia e la pet therapy. Al centro dell’attenzione anche strumenti di ultima generazione che hanno cambiato profondamente l’approccio riabilitativo, dotando i pazienti di nuove possibilità, quali ad esempio la neuroriabilitazione robotizzata con Lokomat, un’ortesi robotica che simula il movimento naturale degli arti inferiori, immergendo il paziente in un’esperienza che agisce sui sintomi motori e di coordinazione, sensitivi e cognitivi.

La struttura di Salice è stata tra le prime in Italia a introdurre questa tecnologia e a inserirla nel contesto di percorsi riabilitativi complessi e completamente personalizzati. Veri protagonisti della mattinata saranno gli utenti ed i loro caregiver, chiamati ad una partecipazione diretta e attiva al fine di promuovere la relazione con l’equipe e di favorire il dialogo e l’incontro. Oggi, solo in Italia, sono oltre 300.000 le persone a cui è stata diagnosticata la Malattia di Parkinson, con un’incidenza che, secondo le stime, parrebbe in aumento. Giornate come quella di sabato, quindi, sono fondamentali per fare il punto della situazione e per comprendere davvero cosa fare per affrontare questa patologia neurodegenerativa sempre più diffusa, ma con la quale è possibile convivere. La giornata, promossa a livello nazionale dall’Accademia LIMPE-DISMOV (Accademia Italiana per lo Studio della Malattia di Parkinson e i Disturbi del Movimento) e dalla Fondazione LIMPE per il Parkinson ONLUS, infatti, nasce proprio con l’obiettivo di promuovere, da un lato, la consapevolezza della malattia da parte della società, dall’altro, la conoscenza dei percorsi di cura che permettono di migliorare la qualità della vita della dei pazienti e dei loro famigliari. In questo senso, inoltre, l’impegno della Casa di Cura Villa Esperia per la Giornata Nazionale Parkinson è parte integrante di un più ampio programma promosso dal Direttore Generale, Dott. Giuseppe Croce Bermondi, e dal Direttore Sanitario, Dott.ssa Adele Andriulo, per mettere sempre più al centro il paziente e le sue esigenze. Ne sono esempi lo Sportello Parkinson, attivo ogni lunedì dalle ore 10 alle 12 al numero 0383 915337, e le numerose giornate di prevenzione e informazione organizzate nel corso degli ultimi anni.

Per avere maggiori informazioni sulla giornata ed effettuare la prenotazione (non obbligatoria) è possibile telefonare al numero 0383 945211. Maggiori approfondimenti sono disponibili sul sito web www.villaesperia.it.

Lunedì 25 novembre, alle ore 21,15, un atteso ritorno al Teatro Cagnoni di Godiasco (PV) di una delle band più amate da La Parrocchia del Blues.
La "Fabio Marza Band" è ormai di casa a La Parrocchia, per cui non poteva mancare per presentare il nuovo CD, Strange Door, quinto capitolo in dodici anni circa di attività caratterizzata da un'intensa attività live e da continue e innumerevoli collaborazioni con i migliori chitarristi quali Paolo Bonfanti, Maurizio Gnola, Alex Gariazzo, il compianto Rudy Riotta, Maurizio Pugno, Steve Burns e ultimo, solo in ordine di apparizione, Roberto Morbioli. 
Inoltre ha aperto i concerti di Robben Ford, Eric Gales, Robert Randolph, Treves Blues Band, Joanna Shaw Taylor.
La Fabio Marza Band è composta da Fabio Marzaroli alle chitarre e alla voce, Fabio Mellerio al basso e alla voce, Max Ferraro alla batteria e da Greta Bragoni dalla voce calda e sensuale.
Il lavoro, prodotto dalla stessa band e registrato negli studi Busker Studio di Rubiera (RE), vanta la collaborazione di 2 autentici fuoriclasse, Matteo Boldini alle tastiere e Anais Drago al violino che saranno anch'essi sul palco del Teatro Cagnoni di Godiasco.
Il leader Fabio Marzaroli guida la propria band in un percorso fatto di brani originali che spaziano dal blues al rock-blues elettrico mantenendo un suono corposo e contraddistinto, con momenti elettrici alternati ad atmosfere acustiche.

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