Sabato, 14 Dicembre 2019

Rivoluzione in vista per la raccolta rifiuti a Rivanazzano Terme. Dal gennaio del 2020 entrerà in vigore il nuovo sistema di raccolta porta a porta per l’indifferenziato, che prevede l’eliminazione dei discussi  cassonetti che tante polemiche hanno portato nelle scorse settimane. «Sappiamo che la possibilità di non differenziare offerta dalla presenza dei cassonetti grigi aperti è una delle cause dei bassi risultati ottenuti finora» spiega il consigliere con delega alla raccolta rifiuti Stefano Alberici. Inchiodata al 35%, la differenziata rivanazzanese è lontana dagli obiettivi minimi imposti a realtà urbane di quel tipo e si avvicina più alla media di uno sperduto paese di montagna. Sempre che la giunta sopravviva, visti gli scossoni delle ultime settimane, dalla primavera prossima si cercherà di invertire la tendenza.

Alberici, come mai a Rivanazzano la differenziata non decolla? Solo colpa dei cassonetti o c’è altro?

«Siamo consci della situazione, ho in mano questa delega da un anno e mezzo e stiamo lavorando per trovare soluzioni ottimali senza aumentare le tasse a carico dei cittadini. Devo dire che una delle ragioni delle difficoltà che ci sono state è che è mancata una politica unitaria a livello territoriale. Ognuno ha fatto per sé e Voghera, che avrebbe dovuto essere leader e comune capofila, non ha mai saputo imporre un sistema unico, limitandosi a proporre i cassonetti a calotta con il badge».

Così anche voi farete per vostro conto?

«La nostra idea è di muoverci in concertazione con il comune di Godiasco dato che siamo “comunicanti”: a partire dal nuovo anno introdurremo la raccolta porta a porta dell’indifferenziato, poi forse anche di carta e plastica».

Come funzionerà?

«Doteremo i cittadini di sacchi di plastica trasparenti muniti di un apposito codice a barre per il riconoscimento dell’identità, in modo da poter controllare il contenuto e chi lo ha “differenziato”. I cassonetti per l’indifferenziato spariranno. Occorrerà un’ampia opera di informazione e prevenzione per educare la cittadinanza ma, nel caso, saremo anche pronti a reprimere i comportamenti sbagliati».

I costi per i cittadini aumenteranno?

«Per il primo anno resteranno uguali, poi dipenderà dalla quantità di differenziata che si riesce a conferire. Più si è virtuosi più si risparmia».

Un gruppo di cittadini vi ha accusato di trascurare l’ecologia. Hanno detto di aver chiesto i cassonetti per la differenziata nei giardini pubblici, ma di essere stati snobbati…

«Ho letto quell’articolo. Premettendo che la risposta “basta andare avanti di 300 metri e ci sono altri cassonetti” è stata inappropriata, mi sento di dire che non penso che questo sia un problema sostanziale. Non abbiamo ritenuto di investire  in qualcosa che poi non avrebbe portato grandi risultati».

Altra critica mossa è quella per cui in paese ci sarebbero troppi parcheggi e, di conseguenza, troppe auto. Cosa risponde?

«Riguardo all’aspetto ecologico dico che stiamo spingendo il progetto “pedibus”, che prevede un servizio di volontari che accompagnano i bambini a scuola per tagliare delle corse dello scuolabus. Chi si lamenta per le troppe auto in circolazione potrebbe venire a dare una mano. Per i parcheggi, non credo siano troppi, tutt’al più mal distribuiti. Inoltre si potrebbe pensare di rivedere la durata del disco orario, oppure  fare più controlli per far rispettare il limite esistente di due ore e favorire così il ricambio delle auto. Riconosco anche che si potrebbe provare a ritagliare uno spazio pedonale nel centro, ma bisognerebbe prima ricavare nuovi posteggi per supplire a quelli che si vanno a perdere, per non penalizzare i nostri commercianti. Sappiamo benissimo che la gente va all’Iper perché può lasciare la macchina comodamente di fronte all’entrata».

State pensando a nuovi parcheggi?

«Stiamo considerando la possibilità di ricavare circa 40 posti auto dal l’area del vecchio campo da bocce. A quel punto si potrebbe pensare a creare magari un piccolo sazio pedonale».

Parliamo dell’Amministrazione. Si è rischiata la crisi  con le dimissioni, poi rientrate, di quattro assessori. Cosa sta accadendo?

«Ci sono delle tensioni all’interno della squadra, c’è poca chiarezza in questa fase».

Si parlava di un suo ingresso in giunta in sostituzione di uno dei dimissionari. è vero?

«Era una possibilità, ma a queste condizioni non avrei accettato comunque, non mi sento di fare il tappa buchi».

L’esperimento del listone unico non sta andando bene?

«Dopo due anni e mezzo il bilancio non è certo soddisfacente. Si parlava di continuità e innovazione, diciamo che finora sono mancate entrambe. Probabilmente la mancanza di un’opposizione non è utile a nessuno perché viene a mancare il contraltare e il confronto».

   di Christian Draghi

La Biblioteca Civica “Paolo Migliora” di Rivanazzano Terme, presieduta da Renata Di Caccamo, continua la sua proposta di manifestazioni ed iniziative culturali Domenica 1 dicembre si terrà il terzo ed ultimo appuntamento serie “Aperitivo in Biblioteca” per il quale si è pensato ad un evento davvero intenso ed emozionante Alle ore 17,00 presso la Sala Manifestazioni di Via Indipendenza n. 14, si svolgerà un reading letterario e musicale dal titolo “Non al denaro non all’amore né al cielo”. Un pomeriggio di musica e poesia per ricordare, a vent’anni dalla sua scomparsa, Fabrizio De André, un artista e un poeta mai dimenticato e indimenticabile. Le musiche non sono state scelte a caso, l’album da cui sono tratte, infatti, è ispirato alla raccolta di poesie “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Master pubblicato per in Italia per la prima volta da Einaudi nel 1943 con la traduzione della grande Fernanda Pivano. Un ricordo e un ringraziamento vanno anche all’ineguagliabile traduttrice, di cui ricorrono i dieci anni dalla morte, che ha saputo come nessun altro dare voce a tanti autori in lingua inglese che sono parte fondamentale del patrimonio letterario e culturale mondiale.

Al termine dell’evento sarà offerto ai presenti un aperitivo: un’occasione piacevole per continuare a conversare e a scambiare idee ed impressioni.

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"Gentile direttore, volevo condividere con i suoi lettori un fatto che mi è accaduto a Salice Terme e che mi ha lasciato alquanto mortificata, non arrabbiata e neppure risentita, mortificata è il termine più opportuno. Sono una cattolica praticante, ma da quando la mia unica compagnia, la mia cagnolina,  non sta più a casa da sola, ho dovuto rinunciare mio malgrado ad andare a Messa, in quanto, anche se non esiste una vera e propria legge in tal merito, il buon senso mi ha sempre suggerito di non andare nella “casa del Signore” con la mia cagnolina, potrebbe dare fastidio, distrarre i  fedeli, sporcare etc. etc. etc.

Qualche giorno fa ero a passeggio con la mia cagnolina, era tarda mattinata, in una Salice deserta, e vedendo il portone della Chiesa aperto, non ho resistito e sono entrata. Guardandomi in giro, ho visto che oltre a me c’era solamente un’altra sola persona. Ho pensato, in virtù di quel buon senso che credo di possedere, che se mi fossi messa in fondo, vicino al portone non avrei dato fastidio, tempo di dire una preghiera e sarei uscita, premetto che la mia cagnolina è molto tranquilla. A quel punto, il parroco mi si è avvicinato e mi ha pregato di uscire, in quanto gli animali non sono ammessi. Ho provato a chiedere al Parroco di concedermi qualche minuto, la Chiesa ripeto era deserta e la mia cagnolina era tranquillissima.

Apriti o cielo…. Non ripeto esattamente cosa mi è stato detto, ancora oggi che ne scrivo, un senso di mortificazione mi assale…. il suo monologo si è concluso dicendo che i cani non sono cristiani e solamente a Sant’Antonio è concesso loro l’ingresso in Chiesa per la benedizione. Ora non devo io spiegare ai più, a cui nulla importa, che la mia cagnolina, mia unica compagnia delle mie lunghe e solitarie giornate è per me più cristiana di quanto il signor Parroco creda, ma  non è questo il punto, il punto è: dov’è finita la carità cristiana se non sa riconoscere una povera “vecchia” che ha bisogno di stare anche per qualche minuto nella casa del Signore?

Lettera Firmata - Salice Terme"

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Finanziato il progetto “A che Gioco Giochiamo?”. Il Comune di Voghera, in qualità di ente capofila del Piano di Zona dell’ambito distrettuale Voghera e Comunità Montana Oltrepò Pavese, ha presentato all’ATS di Pavia il progetto per la partecipazione all’avviso pubblico per l’implementazione dei programmi e delle azioni relative all’obiettivo di aumentare la copertura territoriale delle iniziative degli enti locali in partnership con il terzo settore, scuole, servizio sanitario regionale, enti accreditati, nell’ambito del piano locale contro il gioco d’azzardo patologico. Il Progetto “A che Gioco Giochiamo?” è stato finanziato con 16.335,20 euro, sarà realizzato in partenariato con La Collina Cooperativa sociale onlus, ATS e ASST di Pavia e si concluderà a Giugno 2020.

«Sono soddisfatta che si riesca con un ulteriore progetto finanziato a mettere in campo e sviluppare azioni concrete per contrastare il gioco d’azzardo. Questo progetto si struttura con diverse iniziative: dai momenti ludici,di aggregazione alle attività di formazione e organizzazione di eventi, sportelli di ascolto. Il progetto culminerà con la riproposizione delle MiniOlimpiadi 2.0. Nel 2018 e 2019 ha avuto grande successo attirando alcune centinaia di giovani che hanno giocato secondo i principi delle sport e del viver sano», commenta l’assessore alla Famiglia Simona Virgilio.

Il Progetto prevede tre azioni principali. La prima è volta a promuovere un circuito di locali in gioco contro l’azzardo con l’attività “Tavoli in Gioco” che si propone di sviluppare e valorizzare, attraverso la promozione di momenti ludici di gruppo (basati sull’utilizzo di giochi da tavolo), una rete di esercizi e luoghi di aggregazione (oratori, bar, circoli) che possano rappresentare un’alternativa al sempre crescente utilizzo da parte dei ragazzi di proposte di gioco d’azzardo online e non. Ogni esercizio aderente metterà a disposizione nel proprio locale una serie di giochi da tavolo di suo piacimento, dedicando un giorno alla settimana ed un orario per attivare una prassi che possa diventare «abituale» e continuativa. Le azioni verranno pubblicizzate negli oratori, nelle scuole e presso le associazioni giovanili del territorio attraverso campagne informative ad hoc riportando i locali aderenti, i giorni assegnati e gli orari. La seconda azione programmata prevede attività di formazione itinerante per famiglie e adulti di riferimento, saranno attivati percorsi informativi/formativi di gruppo per le famiglie e per gli adulti (allenatori, catechisti, ecc.), itineranti sul territorio dell’ambito (raggruppando i comuni per gruppi di 5) al fine di aumentare la consapevolezza dell’eventuale problema e di promuovere la centralità del ruolo della famiglia e degli adulti di riferimento nel percorso di prevenzione e/o affrancamento dal gioco.

Gli incontri previsti saranno realizzati su cinque comuni individuati secondo il criterio del numero di abitanti e/o della dislocazione geografica: Voghera, Casei Gerola, Godiasco Salice Terme/Rivanazzano Terme, Borgo Priolo e Varzi. A ciascuno di questi comuni saranno aggregati, quali beneficiari delle attività formative, i comuni limitrofi. Gli incontri per le famiglie si articoleranno sui seguenti contenuti: analisi delle conoscenze dei partecipanti relative al gioco d’azzardo patologico; dinamiche che il gioco promuove dentro la persona e che inducono a sviluppare una dipendenza, le relazioni familiari, il ruolo dei familiari nel percorso di affrancamento dal gioco, la rete dei servizi di cura territoriali e i gruppi di auto-mutuo-aiuto.

Sono state inserite anche attività di formazione per operatori, volontari, docenti e avvocati per rispondere al bisogno di acquisire strumenti conoscitivi sugli aspetti sociali e psicologici del gioco d’azzardo patologico, sui comportamenti che possono determinare rischi di dipendenza e sui servizi territoriali da parte di operatori professionali, volontari e avvocati che operano sul territorio al fine di migliorare le modalità di relazione con le persone e i familiari che a vario livello sono coinvolte in comportamenti di gioco problematici o patologici. L’iniziativa consente di diffondere uno stile di lavoro per il quale la persona che attraversa un momento di difficoltà possa essere orientata ai servizi competenti anche dagli operatori che offrono un primo ascolto (volontari o professionali), oppure dagli avvocati che ne rilevassero l’esigenza, in modo più mirato e consapevole.

L’ultima azione prevede la realizzazione di eventi collegati alle Miniolimpiadi 2.0, manifestazione sportiva non agonistica organizzata dall’assessorato alla Famiglia, della durata di una settimana, nel periodo immediatamente successivo alla chiusura delle scuole, rivolta ad alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado. La manifestazione è organizzata in collaborazione con il centro di Medicina dello sport dell’Università di Pavia e delle associazioni sportive vogheresi ed è finalizzata a promuovere la pratica sportiva quale comportamento sano e preventivo. L’azione sarà realizzata a Voghera presso il Centro Sportivo Don Orione, coinvolgendo gli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado degli Istituti Comprensivi dell’Ambito distrettuale: IC di Via Dante e IC di Via Marsala (Voghera), IC di Rivanazzano Terme, IC di Varzi.

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Il Codacons Pavia, con una nota stampa interviene in merito ai disagi degli abitanti di via Tiziano a Rivinazzano Terme : "Protestano gli abitanti di via Tiziano a Rivanazzano Terme chiedendo alla Giunta Comunale di intervenire tempestivamente per la messa in sicurezza del Rio Garello - scrive Codacons-  che ad ogni piena esce dagli argini trasformando la via in un fiume d'acqua. I residenti propongono la realizzazione di uno scolmatore che raccogliendo l'acqua in eccesso, all'altezza di via Modigliani, possa portarla direttamente in Staffora con una conduttura sotto viale Colombo. Già dopo le piogge del 21 ottobre c'era stato un incontro con l'Amministrazione Comunale per reclamare un intervento urgente. La situazione in via Tiziano è sotto gli occhi di tutti, occorre un intervento urgente per evitare che la via sia costantemente, dopo ogni nubifragio, coperta letteralmente dall'acqua del Rio Garello. Oggi diffida del Codacons al Comune di Rivanazzano Terme con la richiesta di interventi in tal senso nel più breve tempo possibile". 

Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, comunemente conosciuto come Codacons, è un'associazione senza fini di lucro, nata nel 1986 in difesa dei consumatori e dell'ambiente, quale erede di precedenti campagne risalenti alla cosiddetta "guerra alla SIP" del 1976.

Essendo una delle associazioni consumeristiche maggiormente rappresentative sul piano nazionale, il Codacons fa parte del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU), nonché di numerose Commissioni consultive della Pubblica Amministrazione.

Il Codacons è nato come "Associazione di Associazioni", poiché inizialmente vi aderirono diverse associazioni che operavano per la tutela degli utenti dei servizi pubblici, della giustizia, della scuola, dei trasporti, dei servizi telefonici, dei servizi radio televisivi, dei servizi sanitari, dei servizi finanziari, bancari e assicurativi, della stampa e dei diritti d’autore.

Oggi il Codacons ha una propria organizzazione, anche di associati individuali, articolata in varie sedi sparse su tutto il territorio nazionale. In particolare, è strutturato in un’organizzazione centrale, con un Collegio di Presidenza e ed un Segretario generale, e in sezioni regionali, che sono dotate di autonomia organizzativa e hanno un proprio Presidente regionale. Il Presidente regionale rappresenta l'associazione congiuntamente e disgiuntamente al Presidente, ai Vicepresidenti e al Segretario generale.

Gli altri principali strumenti operativi del Codacons, finalizzati anche al collegamento con altri Stati, sono un Centro Studi sul territorio, un Centro per l’immagine pubblica, una serie di osservatori (tra cui l’Osservatorio sui servizi pubblici e il Copalcons - Osservatorio sulle pubblicità alimentari) e un ufficio legale.

L'associazione per Statuto persegue la tutela, in particolare con il ricorso allo strumento giudiziario, "dei diritti e degli interessi di consumatori ed utenti, …nei confronti dei soggetti pubblici e privati produttori e/o erogatori di beni e servizi… L’Associazione, inoltre, tutela i diritti e gli interessi individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti, nei confronti di qualsiasi soggetto, promuovendo azioni giudiziarie o intervenendo in giudizi civili e penali, attraverso la costituzione di parte civile per il risarcimento del danno derivante dalla lesione di interessi collettivi concernenti le finalità perseguite dall'Associazione".

L'associazione tutela "il diritto alla trasparenza, alla corretta gestione e al buon andamento delle pubbliche amministrazioni…" nonché "i consumatori gli utenti contribuenti ed i risparmiatori da ogni forma di frode e di reati che offendono, oltre agli interessi che persegue, anche: la salute; l'istruzione; l'ambiente; gli animali; i beni storico archeologici e paesaggistici; il buon andamento dei mercati mobiliari, immobiliari e finanziari; il buon andamento servizi pubblici essenziali; il buon andamento della Pubblica Amministrazione; l'incolumità pubblica; la fede pubblica; l'economia pubblica, l'industria ed il commercio".          

Nello svolgimento della propria attività anche tramite l'utilizzo dello strumento giudiziario, il ruolo del Codacons è stato più volte riconosciuto dalla giurisprudenza, che ha affermato la finalità di Ente para-pubblicistico dell'associazione, a cui è affidata la tutela degli "interessi collettivi dei consumatori", e il compito di agire a tutela "dell'interesse generale e comune ad un'intera categoria di utenti o consumatori" (Consiglio di Stato, Ad. Plen. n. 1/2007, Cass. sentenza n. 17351/2011). Nel 2012 il Consiglio di Stato ha altresì asserito di non disconoscere "il ruolo che le associazioni dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici ha assunto nell'ordinamento, e il contributo che la loro azione arreca alla realizzazione dei valori accolti nella Costituzione …"

La Cooperativa Sociale Concordia di Rivanazzano Terme da oltre vent’anni assiste sul territorio i malati di Alzheimer e le loro famiglie, ha presenziato  all’ ”Alzheimer Fest” che si è tenuto a Treviso e durante il quale è stato presentato il risultato del percorso fatto dall’ educatrice professionale Sabrina Poggi e dal signor Gianni Zanotti, che da circa 9 anni è malato di Alzheimer, ma ciò nonostante è riuscito a scrivere un libro e ora sta realizzando tra mille difficoltà il sogno di poterne scrivere un secondo, a scapito della sua condizione. «Famigliari, svegliatevi! L’Alzheimer non è solo una tragedia!». Questo il monito di Zanotti, che ha dedicato tempo, passione e voce a raccontare cosa significa convivere con la malattia di Alzheimer. Una storia di coraggio, di amore, di tenerezza e di risolutezza. Una storia che tutti dovrebbero conoscere. Gianni parla in prima persona della sua malattia, aprendo una finestra su un mondo per molti versi ancora misterioso, descrivendo con coraggio e autoironia le sue fragilità, gioie, paure, passioni, e sovvertendo luoghi comuni e preconcetti.

Gianni Zanotti dopo la diagnosi aveva già scritto un’autobiografia “La storia testarda e forse improbabile di un uomo in pensione”, proprio per raccogliere, mentre ancora poteva, i ricordi di una vita, affinché non andassero perduti. Dopo anni, nonostante i deficit causati dalla malattia, ha voluto ricominciare per pubblicare un secondo libro, intitolato “In viaggio con l’Alzheimer”. Non un diario di autocommiserazione, né un trattato sulla patologia, ma una serie di riflessioni sempre attuali su come lui, assieme alla moglie Claudia, affronta ogni giorno il signor Alzheimer, con coraggio e tanta ironia, sentendosi ancora utile e parte del contesto in cui vive. In breve, un libro che tutti dovrebbero leggere… Il libro è stato presentato per la prima volta in occasione dell’Alzheimer Fest di Treviso nello scorso mese di settembre, una “festa per cuori feriti e vite da rifiorire”, nata nel 2017, dall’idea dell’omonima Associazione no profit con base a Milano. Una festa in cui tutti sono protagonisti, per dare ai partecipanti la possibilità di incontrarsi, essere se stessi, non sentirsi soli nelle difficoltà. Tutto ciò è stato possibile grazie all’intervento della “CONCORDIA Società Cooperativa Sociale”, dei cui servizi il Zanotti usufruisce dalla scorsa primavera, attraverso una misura chiamata RSA Aperta, affiancato da un’educatrice “un po’ pazza”, Sabrina, parte del team che si fa carico di accompagnarlo in questo percorso. Il presidente dell’associazione è Aldo Gazzaniga.

Gazzaniga che percorso è stato fatto con Zanotti e cos’è RSA Aperta?

«RSA Aperta è una misura innovativa e totalmente gratuita che offre la possibilità di usufruire di servizi sanitari e sociosanitari utili a sostenere la permanenza al domicilio della persona il più a lungo possibile, con l’obiettivo di rinviare nel tempo la necessità di un ricovero in una struttura residenziale. Il sig. Zanotti, fin dal principio, ci ha chiesto di aiutarlo a realizzare il suo ultimo, grande sogno rimasto irrealizzato: scrivere il suo ultimo libro. Da qualche anno, lui non è più in grado di tenere una biro in mano, però può ancora parlare… perciò, ecco che gli ostacoli si possono superare assieme… Una vera e propria terapia non farmacologica, efficace ed umanamente molto più gratificante!».

Ci sembra di capire quindi che accanto alle terapie “classiche” ci sia un percorso alternativo che affrontate con i vostri pazienti?

«Il team educativo e fisioterapico di “Concordia” crede fermamente nel valore dei progetti e nella loro valenza di azioni strategicamente orientate al benessere complessivo della persona affetta da demenza, cercando il coinvolgimento attivo in compiti finalizzati alla conservazione/riattivazione delle competenze residue ed al rallentamento della perdita delle abilità cognitive, promuovendo in questo modo il benessere globale della persona».

Dietro ad un malato di Alzheimer c’è una famiglia che si trova a dover gestire una situazione molto difficile sia dal punto di vista emotivo che logistico. Date supporto anche alle famiglie? In che modo?

«La diagnosi di demenza risulta doppiamente spaventosa, perché, oltre alle ricadute sul piano sanitario-logistico, lascia i famigliari in una situazione di completa solitudine ed incertezza. I servizi e l’informativa a disposizione sono pochi. Ci si sente abbandonati e senza riferimenti. “Concordia” cerca di sostenere le famiglie e le persone con demenza per non farle sentire sole. Ci occupiamo di servizi socio - sanitari ed assistenziali integrati, residenziali e territoriali flessibili ed adattabili alle esigenze delle singole realtà operative. Anziani non autosufficienti, assistenza a pazienti in coma vigile e a pazienti psichiatrici nonché ad anziani affetti dal morbo di Alzheimer».

Come si riesce ad entrare in empatia con questa tipologia di malati?

«Il malato, prima di essere tale, è una persona, con il suo bagaglio di vita, esperienze, perdite... Si deve imparare a riconoscere la ricchezza di tutto quello che ciascuno porta con sé ed imparare a sentire l’altro. Non abbiamo niente da insegnare ad un anziano. Anche nel caso di una demenza, c’è ancora tanto da dare e da trasmettere, l’importante è trovare insieme il canale attraverso cui farlo, che sia verbale oppure no, e lasciarsi trasportare in questo viaggio insieme».

Quanti pazienti avete in carico affetti da Alzheimer?

«Sono 56 i posti letto afferenti ai due nuclei Alzheimer presso i quali “Concordia” eroga i propri servizi; un nucleo nella RSA Pia Famiglia di Rivanazzano Terme ed un secondo nucleo presso la RSA Villa Serena di Godiasco Salice Terme».

Il vostro, oltre che ad un lavoro, è una missione. 

«Concordia opera da oltre vent’anni nel nostro territorio gestendo Residenze Sanitarie Assistenziali ed erogando i servizi socio sanitari attraverso personale estremamente motivato e professionalmente preparato per la “presa in carico” complessiva della persona assistita e dei suoi cari. L’equipe multidisciplinare interviene mediante la pianificazione individualizzata degli interventi finalizzati al soddisfacimento dei bisogni fisici e psicologici. La “missione” di “Concordia” si completa, oltre che con l’erogazione di servizi socio sanitari in ambito residenziale e domiciliare, anche con la gestione del Centro Medico Polispecialistico FisioGYM e con la gestione del Centro Cottura “Suor Teresa” che si occupa della preparazione, del confezionamento e della veicolazione dei pasti presso le realtà residenziali, comunitarie, educative, scolastiche e domiciliari del nostro territorio». 

Una missione non solo rivolta alla cura della persona, ma anche all’ambiente…

«In tutte le attività svolte da “Concordia” viene sempre dedicata molta attenzione al rispetto dell’ambiente. Tra le tante, l’ultima iniziativa adottata e promossa presso gli istituti scolastici presso i quali viene erogato il servizio di preparazione dei pasti, ha previsto l’installazione di distributori di acqua microfiltrata e la fornitura di borracce in alluminio attraverso il progetto “CONCORDIA #BEVO PlasticFREE”, oltre alla fornitura di posate e di piatti in materiale biodegradabile. L’iniziativa da noi promossa determinerà una riduzione di oltre mille chili all’anno di rifiuti plastici».

   di Silvia Colombini

«La raccolta differenziata è al palo, i troppi cassonetti per l’indifferenziata la disincentivano ma l’amministrazione non fa nulla». A parlare sono Daniela Sabbioni, Paola Mutti, Cristian Albertini, Leonardo Asso e Gianni Gilardone, cittadini di Rivanazzano Terme profondamente scontenti per la lentezza con cui il loro paese si sta muovendo in direzione di un corretto smaltimento dei rifiuti. «I dati parlano chiaro – attaccano i rivanazzanesi - siamo partiti nel 2018 dal 30,7%  di raccolta differenziata e ora siamo ancora intorno al 30%. Nulla è cambiato! La provincia di Pavia è il fanalino di coda della Regione Lombardia ed il comune di Rivanazzano anche in questo non si distingue da altri in Oltrepò, che si attestano su percentuali ancora più basse, ma che hanno la “scusante” di essere territori di alta collina/montagna con ovvie difficoltà nell’espletamento del servizio di raccolta. Addirittura, Rivanazzano sembra perdere il passo rispetto ad altri Comuni a noi vicini che hanno decisamente cambiato marcia».

Disinformazione, scarso senso civico, inadeguatezza dei sistemi di raccolta … Quali sono a vostro giudizio le cause che non hanno “fatto decollare” la differenziata?

«Sicuramente un mix di tutti questi aspetti: molti cittadini sono disinformati, non capiscono il motivo per cui si debba fare la raccolta, conferiscono i loro rifiuti nel “cassonetto grigio” inconsapevoli che questi verranno inceneriti. Forse  non sanno che a pochi km da casa abbiamo in funzione ben 2 inceneritori a Corteolona e a Parona. I rifiuti non scompaiono dopo essere stati gettati nel cassonetto, ma vengono inviati all’incenerimento: una volta  inceneriti si trasformano in altre sostanze, particolato (PM 10 e PM2,5), metalli quali arsenico, mercurio, cadmio, piombo ed anche diossina, entrano nell’aria che respirano anche i nostri figli o si depositano sulle coltivazioni (e quindi sulle nostre tavole) o sul terreno, andando poi a contaminare le falde acquifere. Non dimentichiamo che ben il 40% di quanto incenerito residua sotto forma di ceneri di scarto, che dovranno essere smaltite nelle discariche di rifiuti speciali. Le nanoparticelle, così minuscole che nessun filtro è in grado di trattenerle, penetrano nei nostri polmoni causando malattie. La Provincia di Pavia, insieme a Milano, ha un tragico primato di morti per cancro e malattie cardiovascolari  riconducibili sicuramente alla qualità dell’aria. Moltissimi sembrano essersi dimenticati  del terribile incubo che abbiamo vissuto con la minaccia dell’inceneritore di Retorbido. Solo due anni fa migliaia di persone hanno lottato per salvare i loro figli da un inceneritore sperimentale sotto casa ed io mi chiedo con quale coraggio queste stesse persone continuino ad alimentarne altri con i loro rifiuti. Ci domandiamo perché i cassonetti dell’umido siano sottoutilizzati e spesso la frazione organica venga smaltita dopo essere stata inserita in sacchetti di plastica e non nei sacchetti compostabili. In questo modo anche il poco umido che viene raccolto è contaminato  e crea criticità per le imprese di compostaggio che dovranno trattarlo».

Parlavate di disinformazione. Un anno fa l’amministrazione comunale insieme ad Asm hanno organizzato diversi incontri e distribuito opuscoli informativi. Non è bastato?

«Veniamo da anni in cui le amministrazioni comunali e le società che si sono occupate di raccolta e smaltimento rifiuti hanno badato di più a mantenere consenso elettorale e a tenere bassi i costi per gli utenti: la soluzione da sempre utilizzata è il cassonetto grigio ed il sacco nero dell’immondizia. Bastava buttare tutto e conferire nella discarica di Casatisma  e successivamente all’inceneritore di Parona. Gli incontri dello scorso anno sono stati utili, ma insufficienti. Le informazioni fornite sono state superficiali e solo temporanee senza il necessario seguito per mantenere alta l’attenzione e aumentare la sensibilità.  C’è bisogno di un cambio di abitudini e di mentalità; gli amministratori devono fare da guida ed accompagnare la comunità in questo percorso virtuoso emulando le altre provincie della Lombardia. Gli opuscoli sono sicuramente utili, il “rifiutologo” anche. Benché sia complicato e a volte non aggiornato con le indicazioni del CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), fornisce informazioni sul modo corretto in cui smaltire i rifiuti».

 Il fatto che ad esempio i cassonetti dell’indifferenziato non siano stati rimossi è un incentivo a non fare la differenziata?

«Assolutamente si! I cassonetti dell’indifferenziato non sono stati rimossi né il loro numero è stato diminuito, pertanto moltissime persone, negligentemente, proseguono le vecchie e cattive abitudini: non separano plastica, carta e umido, ma gettano tutto in un solo sacco nero e quindi nel cassonetto dell’indifferenziato, per cui le decine di cassonetti grigi sono spesso stracolmi, dando una brutta immagine del nostro paese ai numerosi turisti che vi transitano per recarsi in alta valle Staffora. L’aumento delle “isole ecologiche” ha avuto come risultato quello di incrementare i cassonetti, che ora sono più numerosi e posti davanti alle case e ai giardini…Siamo il paese dei cassonetti… per lo più straripanti. Il sistema di raccolta è troppo simile a quello precedente, i cassonetti grigi senza chiavetta e con aperture enormi favoriscono l’introduzione di qualunque rifiuto. I controlli sono stati inesistenti, se non forse la tardiva installazione recentemente di qualche telecamera che purtroppo non sarà mai sufficiente a stanare i furbetti.

Cosa proponete voi concretamente o cosa avete proposto se l’avete fatto, all’amministrazione per “educare” alla differenziata?

«Sono gli amministratori che devono farsi parte attiva, stimolando personalmente le loro comunità all’esercizio delle buone pratiche. Devono essere lungimiranti ed allo stesso tempo conoscere e far tesoro delle esperienze altrui. Da anni si parla di emergenza rifiuti a Napoli, Palermo ed ultimamente anche Roma. Tutto è proporzionale al numero degli abitanti, ma anche all’impegno che le amministrazioni dedicano al problema. Alcuni di noi hanno personalmente partecipato a numerosi incontri sul tema e non si capisce perché in Oltrepò ASM Voghera e la Broni /Stradella non adottino la soluzione del Porta a Porta. Solo alcuni comuni hanno optato per questa soluzione (Stradella, recentemente Broni, e da noi Codevilla e Torrazza Coste). La maggioranza dei comuni italiani ha questo sistema:  Milano con AMSA, dopo la crisi dei rifiuti della seconda metà degli anni 90, da oltre 15 anni ha adottato il porta a porta, estesa a 1,5 milioni di abitanti, oggi è un’eccellenza europea. Certo all’inizio ricordo le amiche milanesi che mal sopportavano di dover separare e conferire i rifiuti in giorni determinati; oggi per le stesse persone è diventata una routine. In tutti questi comuni la Raccolta differenziata veleggia oltre il 70%. Per restare in provincia di Pavia, a nord del Po abbiamo comuni che arrivano a sfiorare il 90% (Travacò Siccomario) e non ci risulta che il grande fiume segni un confine di Stato. Il tema ambientale non sembra essere una priorità dell’attuale amministrazione, ma forse, grazie all’effetto traino di alcuni comuni limitrofi, anche Rivanazzano adotterà azioni concrete, maggiori controlli, una comunicazione più puntuale e mirata, iniziative green che tuttora mancano».

Documentate, e purtroppo molto spesso con foto, la presenza in paese di cassonetti straripanti o di rifiuti abbandonati  dove capita…Che soluzione reale e concreta suggerite?

«Rifiuti ingombranti vengono molto spesso abbandonati per strada, soprattutto in Via San Francesco, proprio nei pressi della Greenway. Ripeto: questo non è un bel biglietto da visita per Rivanazzano Terme. I rivanazzanesi hanno tanto voluto aggiungere la parola Terme al nome del loro paese, ma Terme significa benessere, salute, natura, ambiente sano. Sarebbe auspicabile la realizzazione di una piazzuola per i rifiuti ingombranti. Molte persone non ricorrono ad ASM per il ritiro gratuito, perché non sono a conoscenza del servizio, pertanto a mali estremi sarebbe opportuno installare delle fototrappole per andare ad individuare e sanzionare l’inciviltà della gente».

Qualche tempo fa avete fatto un appello pubblico all’amministrazione per l’installazione di cestini per la raccolta differenziata al parco giochi. A che punto è questa vostra richiesta?

«Malgrado le numerose richieste dei genitori, anche con articoli sui giornali, non sono mai stati installati cestini per la raccolta della plastica e della carta ai Giardini Mezzacane e al Parco Brugnatelli . A scuola i bambini imparano a fare la raccolta differenziata, ma proprio nel luogo deputato ai loro giochi, sono costretti a gettare tutto insieme e questo è diseducativo! Le mamme hanno chiesto a più riprese, anche pubblicamente, questi cestini  e la risposta dell’Amministrazione è stata: “basta fare quattro passi e andare dietro il Boccio, lì trovate i cassonetti!”».

La vostra attenzione e sensibilità è rivolta anche al verde pubblico. Quali le criticità da voi evidenziate?

«Il verde pubblico è l’immagine che il paese offre ai visitatori. Abbiamo la fortuna di avere il bel Parco Brugnatelli, ma troppe zone verdi del paese non ricevono le giuste attenzioni e troppo spesso sono vittime di incuria. Alberi secolari abbattuti e mai ripiantati, alcuni sostituiti da parcheggi (Piazza Cornaggia), ceppi lasciati da anni in bella vista a marcire anche davanti al Municipio, piante rinsecchite ai Giardini Mezzacane, circondate da asfalto, tigli secolari ricoperti di catrame fino al tronco, come succede in via  Mazzini… solo per citare alcuni esempi Chi cura il verde? Siamo circondati da vivaisti, ma la cura del verde è stata affidata a qualcuno che di verde poco se ne intende visti i risultati».

Parcheggi che hanno sostituito alberi… I parcheggi però servono…

«Rivanazzano sembra essere diventato un immenso parcheggio: auto parcheggiate in ogni spazio libero. Addirittura ai giardini Mezzacane le auto sono parcheggiate proprio davanti alle panchine dove sono sedute le persone anziane e le mamme . Le mamme sono costrette a fare la gimkana con i passeggini tra le auto parcheggiate impunemente in doppia o tripla fila davanti ai negozi, ai bar ed alle gelaterie. Troppo spesso la comodità e l’opportunismo la fanno da padroni in barba a divieti, segnaletiche e dischi orari completamente ignorati.

Ricordo che in un intervista di qualche tempo fa un amministratore locale propose per le numerose feste al parco Brugnatelli l’utilizzo di vettovaglie compostabili. Così è stato?

«Nel corso delle numerose feste al Parco Brugnatelli, che allietano l’estate dei rivanazzanesi, non è mai stato utilizzato un solo piatto o bicchiere compostabile. Si sperava che quest’anno venissero adottate le stoviglie compostabili, invece non è stato così, andando a generare un quantitativo enorme di rifiuti non riciclabili (piatti, bicchieri e posate di plastica). Nonostante su tutti i giornali e alla TV chiunque possa reperire informazioni sui danni causati dall’inquinamento dovuto alla plastica, si è preferito continuare a riempire sacchi e sacchi di plastica inquinante per l’ambiente. Perché? Inoltre ricordo che in alcuni articoli di giornale gli Amministratori hanno promesso il regolamento per le ecofeste ma  siamo sempre in attesa dopo un anno…».

Sono tanti i Comuni virtuosi dell’Oltrepò: pensiamo alla Casetta dell’acqua a Codevilla, a breve anche a Lungavilla,  la Compostiera fornita ai cittadini (Codevilla), il Raccoglitore olio esausto a Retorbido e Codevilla…Perché a vostro giudizio Rivanazzano Terme non riesce a seguire questa scia ecologica? Che idea vi siete fatti?

«Codevilla, Torrazza Coste e Lungavilla hanno optato per il porta a porta spinto. Retorbido insieme a Voghera ha intrapreso un'altra strada con l’utilizzo delle calotte, ma i risultati non sono stati così performanti. Certo la differenziazione dei rifiuti a casa, il dover conferire con limitati volumi nelle calotte o solo in alcuni giorni con il porta a porta, dover tenere in casa l’umido (che puzza!), non poter gettare i rifiuti quanto si vuole o quando c’è necessità sicuramente scontenterebbe tanta gente e, si sa, senza il consenso non si governa. Meglio andare avanti così. In fondo i rifiuti non sono un problema: altre sono le questioni importanti per Rivanazzano. Durante la presentazione della raccolta dell’umido il 5 ottobre dello scorso anno in Teatro gli Amministratori hanno promesso pubblicamente di mettere a disposizione della cittadinanza il raccoglitore dell’olio esausto: l’olio che usiamo in cucina per friggere non deve assolutamente essere gettato nel lavandino, perché è altamente inquinante. 1  litro di olio esausto inquina 1 milione di litri d’acqua del mare. Il mare è un bene di tutti. Il raccoglitore costa un’inezia e permette di raccogliere l’olio per poi mandarlo al riciclo. Nella compostiera domestica si gettano gli scarti di cibo e gli sfalci dell’erba del giardino, i fondi di caffè. Il terriccio che si forma dopo alcuni mesi può essere usato per rinvasare i fiori o per spanderlo nell’orto. Inoltre nelle scuole di Codevilla, Salice Terme, Godiasco e Torrazza Coste ai ragazzi sono state distribuite gratuitamente borracce  e installati  i depuratori con la collaborazione delle varie Amministrazioni. Stoviglie compostabili vengono utilizzate nelle mense scolastiche. Certamente negli ultimi anni in tema di attenzione all’ambiente Rivanazzano Terme non si sta distinguendo particolarmente. Altri Comuni limitrofi hanno decisamente imboccato una rotta green».

Vi accusano di pensare solo al “rudo”, altri di vivere il ricordo del no inceneritore. Cosa rispondete?

«Probabilmente è vero: la pirolisi è stata importante ed ha risvegliato la coscienza ambientalista di tantissimi cittadini. Noi adottiamo comportamenti responsabili nei confronti della collettività. Ci piacerebbe chiedere a queste persone  a quali altri interessi comuni dovremmo rivolgere le nostre attenzioni e soprattutto sapere da loro cosa stiano altruisticamente facendo per gli altri».

La vostra battaglia molto spesso fatta attraverso i social continuerà? avete in mente altre azioni dimostrative?

«I social sono uno strumento di informazione, il loro accesso è libero. Chi non vuole più sentirci, ci cancelli pure dalle proprie  amicizie, ce ne faremo una ragione. Ma fino a quando vivremo in uno stato libero e democratico, ci sentiremo sempre in diritto ed in dovere di esternare le nostre critiche e suggerimenti affinché le cose in Rivanazzano migliorino. Poi se non cambiano, vedi la differenziata che nonostante i proclami è rimasta al palo, chi ci critica dovrebbe farsi qualche domanda e darsi qualche risposta».

Confidate in un segnale da parte delle istituzioni o avete “ perso le speranze?

«“Spes ultima dea”, dicevano i latini. Per ora confidiamo in una svolta decisiva sul sistema di  gestione dei rifiuti. Il “compromesso storico” di Rivanazzano con tutti i partiti uniti in una sola lista non deve temere critiche in consiglio comunale: tutti sono stati eletti con un plebiscito e quindi devono agire nell’interesse della collettività che li ha scelti. Poi se qualcuno ci consiglia di migrare, rispondiamo che noi amiamo Rivanazzano, nutriamo un grande affetto per le verdi colline che la circondano, vogliamo continuare a viverci, crescerci i nostri figli e speriamo che l’amministrazione risolva, tra le tante questioni che la attanagliano, anche questo problema».

di Silvia Colombini

Dal 1 settembre 2019 l’ Istituto Comprensivo di Rivanazzano Terme ha una nuova dirigente scolastica, la dott.ssa Anna Bobba già dirigente dell’istituto comprensivo di Stradella negli ultimi 3 anni. L’abbiamo intervistata per farci raccontare quali progetti e innovazioni intende introdurre durante il suo incarico di lavoro nel nuovo istituto.

Bobba, lei è dirigente scolastico dal 2015 ed in precedenza ha ricoperto per anni il ruolo di docente di Francese e Inglese nella scuola secondaria di secondo grado, come mai ha deciso di cimentarsi in questo ruolo?

«Ho operato una scelta consapevole, ho voluto cimentarmi in questo ruolo per avere uno stimolo nuovo per il mio lavoro perché sono una persona molto attiva e sempre alla ricerca di esperienze costruttive».

Secondo lei quanto è importante per un dirigente scolastico avere prima un’esperienza come docente?

«è fondamentale. Io ritengo che nel caso in cui non ci sia questo passaggio, non ci possa essere una buona dirigenza, perché penso, e più lavoro e più me ne rendo conto, che si può essere un buon dirigente nel momento in cui si conoscono le strategie del luogo nel quale si opera. Se non si hanno queste conoscenze, si rimane dei puri burocrati ed un burocrate non può essere un buon dirigente. Io lavoro per i miei alunni e considero colleghi tutti gli insegnanti che operano nella mia scuola, cerco di immedesimarmi quotidianamente nelle problematiche che sono sempre più complesse a causa di tante variabili che si sono innestate nel mondo della scuola e che soltanto 20 anni fa non avrebbero avuto un peso così rilevante. Una scuola che è inclusiva, e che quindi necessariamente abbraccia delle realtà sempre più complesse e alle quali bisogna far fronte a volte stringendo i denti perché non abbiamo i mezzi per poterle affrontare. Nel nostro Istituto c’è una grande attenzione per l’inclusione, si lavora perché questo termine non sia vuoto ma abbia un significato molto concreto e cioè far stare bene tutti al di là dell’essere più o meno speciali».

Quindi una scuola che non deve essere vista solo come servizio alle famiglie ma una scuola che ha un ruolo importantissimo nello sviluppo e nella crescita dei ragazzi nel mondo attuale..

«Un ruolo fondamentale. Non a caso quest’anno ci siamo mossi con un occhio di riguardo all’ecologia che è uno dei problemi che più balzano all’occhio in questo periodo, senza naturalmente dimenticarne altri non meno importanti. Abbiamo creato un progetto a lungo termine denominato “Plastic free”, di rispetto per l’ambiente con coinvolgimento dei comuni, che pian piano insegna ai bambini il rispetto e la protezione della natura e quali possono essere le strategie per risolvere i problemi giganteschi di inquinamento che ci troviamo a dover affrontare  a livello quotidiano».

La scuola che lei dirige si articola su diversi livelli dalla scuola dell’infanzia, alla primaria e alla secondaria, quali sono le difficoltà di coordinamento tra le varie sedi?

«L’Istituto comprensivo abbraccia molte sedi. Abbiamo scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado qui a Rivanazzano Terme, scuola dell’infanzia a Codevilla, scuola dell’infanzia e primaria a Retorbido, primaria e secondaria di primo grado a Godiasco e scuola dell’infanzia e primaria a Salice Terme. Ho trovato un buon coordinamento che cerco di rafforzare creando una rete di informazioni molto fitta innanzitutto con i referenti di plesso che sono i miei primi interlocutori e l’utilizzo di molte figure che formano lo staff di dirigenza perché lavorare in team è molto producente, noi siamo una squadra, lavoriamo tutti insieme e cerchiamo di lavorare bene. Credo che la prerogativa di un buon dirigente sia quella di avere a disposizione una buona squadra per ottenere buoni risultati. Ho trovato in questa scuola docenti molto professionali e collaborativi che lavorano con grande passione che è una caratteristica fondamentale soprattutto nel mondo della scuola. Abbiamo un gruppo molto coeso che si occupa della disabilità, sono persone di grande esperienza e dedite a un lavoro in cui credono fortemente».

Avete una particolare attenzione per il fenomeno del bullismo che è un problema molto sentito nelle scuole italiane?

«Noi lavoriamo con molta attenzione per questo fenomeno come penso si verifichi in tutte le scuole italiane. Il fatto di essere in un piccolo comune ci aiuta meglio a controllare la situazione. Abbiamo già dei progetti attivi che sicuramente implementeremo per evitare che questi fenomeni si verifichino nel nostro territorio. Io sono sempre molto presente a scuola e l’attenzione dei docenti e del personale non docente è importantissima per tenere sotto controllo eventuali situazioni critiche che possono verificarsi».

Quali progetti di lingua straniera sono attivi nel vostro istituto?

«Abbiamo un potenziamento della lingua inglese con lettorati anche alla scuola primaria e da quest’anno partiremo con le certificazioni linguistiche con il British Council. Cercheremo di implementare lo studio dello spagnolo. Con alcuni docenti interni specialisti di lingua abbiamo già attuato dei micro percorsi di Clil a partire  dalla scuola primaria ed in futuro mi piacerebbe avviare il discorso degli scambi internazionali».

Un’esperienza innovativa della vostra scuola è il progetto “A scuola senza zaino” , di che cosa si tratta?

«Il progetto si articola  nelle classi prima, seconda e terza. Il termine “senza zaino” è simbolico in quanto gli alunni trovano tutto il materiale che serve per lo studio a scuola. Qui i ragazzi vengono a contatto con un’ambiente di apprendimento dove si lavora in gruppi dove c’è condivisione che parte dal materiale che utilizzano. I bambini lavorano in isole, ad incarichi, sullo stile del cooperative learning per cui si parte sempre da esperienze concrete per arrivare  ad estrapolare i concetti e le regole. Uno dei capisaldi del progetto è quello di portare il prima possibile il bambino ad essere autonomo e responsabile come futuro cittadino. Ogni problema viene discusso insieme e viene trovata la soluzione che viene provata e poi definita. La classe è divisa in spazi, abbiamo un agorà soprattutto per i primi anni di scuola primaria dove al mattino viene presentata la progettazione  della giornata con le modalità di lavoro e dove vengono sviscerati i problemi. Ogni bambino ha caratteristiche diverse e differenti modalità di apprendimento e viene quindi seguito individualmente dando ampio spazio a momenti sì di lavoro insieme ma anche di lavoro individuale. Si cerca di dare al bambino la libertà di formare una propria modalità di apprendimento e di scegliere lo strumento o la modalità compensativa che più gli è congeniale. Una grande opportunità di inclusione, in quanto siamo tutti diversi, siamo tutti particolari, siamo tutti importanti. Naturalmente tutti gli insegnanti seguono dei progetti di formazione interna atti a migliorare questo tipo di didattica».

Il suo istituto ha intrapreso anche molti progetti con le realtà del territorio, ha trovato buona disponibilità in tal senso?

«Le realtà del territorio collaborano più che volentieri ai progetti della scuola, i sindaci mi hanno offerto la loro disponibilità anche per la progettualità per alcuni eventi che faremo per potenziare il rapporto esistente fra gli studenti e i luoghi dove vivono per una maggiore conoscenza ed arricchimento personale. Avremo collaborazioni a Rivanazzano per la fiera d’aprile, collaboreremo con il Rotary Club e tutti gli enti che vorranno coinvolgere la nostra scuola. Attraverso il sito dell’istituto e la pagina facebook che abbiamo appena aperto daremo informazioni sugli eventi futuri.

di Gabriella Draghi

Una coppia inedita, formata da Carla e Roberto: sono due ospiti della residenza assistenziale Riva del Tempo, a Rivanazzano Terme. Al Festival d'Autunno, con i volontari di Croce Rossa Voghera e Porana Eventi (gruppo "La gioia di un sorriso") si sono esibiti nei panni di Al Bano e Romina in "Felicità", conquistando il primo posto. La giuria era formata da 12 nonni della struttura, a cui sono state assegnate alcune palettine con i voti, per giudicare le migliori esibizioni. Dietro i vincitori si sono classificate Rosa con "Rose Rosse" e Mariella con "Nel sole". E' stato un pomeriggio di festa, intervallato da balli e momenti spettacolari, trucchi e travestimenti, nel segno dell'allegria, che tra queste quattro mura non manca mai, con il servizio di animazione e tante altre attività che coinvolgono anche gli ospiti della struttura gemella, "Villa Eleonora", sempre a Rivanazzano Terme. Ora ci si prepara al pomeriggio di festa in occasione del Natale, imparando le melodie tradizionali e aspettando tanti doni.

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