Martedì, 26 Maggio 2020

Il presidente Luigi Gatti, in carica dal giugno 2018 sotto l’egida di Regione ed Ersaf, sfiduciato senza giri di parole dal socio di maggioranza del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese: Terre d’Oltrepò - La Versa, attraverso la voce del nuovo big del vino oltrepadano, Andrea Giorgi.

Gli stracci erano volati già nel dicembre 2019, quando lo stesso Giorgi aveva bocciato senza giri di parole la gestione dell’ultimo anno del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese.

Una presa di posizione che si basava su alcune situazioni che si erano venute a creare con la presidenza di Luigi Gatti che avevano portato Giorgi, per divergenze sull’operato, ad abbandonare un consiglio di amministrazione. Successivamente aveva spiegato: «Ci sono aspetti estremamente positivi come l’assunzione del direttore Veronese - spiega il numero uno del colosso vitivinicolo oltrepadano - altri invece non sono concepibili.

Ad esempio l’immobilismo presidenziale nell’affrontare questioni organizzative: non è tollerabile, come non è comprensibile, la chiusura rispetto all’aiuto che possono dare gli altri consiglieri e soprattutto i vicepresidenti. Per non parlare delle mancate risposte ai consiglieri o i silenzi su questioni che sono state sollevate. In questo contesto non è possibile lavorare e per questo motivo, mio malgrado, sono stato costretto a lasciare anzitempo l’ultimo consiglio. Proprio per questo spero che la consapevolezza e la responsabilità di tutti i consiglieri e dei produttori associati ponga fine ad una situazione surreale che da troppi anni si protrae.

Dico tutto questo per il bene del nostro territorio. Per troppo tempo Terre d’Oltrepò è stato il facile capro espiatorio, ora gli altri dimostrino di assumersi le proprie responsabilità». Il presidente di Terre d’Oltrepò era entrato ancor più nel dettaglio delle situazioni contestate al presidente Gatti.

«In questo anno la nostra cantina cooperativistica all’interno del consiglio - spiega - ha dato il proprio apporto in merito a decisioni importanti quali l’allargamento del numero dei consiglieri, le azioni per ripulire la gestione da precedenti ed incomprensibili decisioni che hanno minato credibilità e funzionamento del consorzio stesso». Andrea Giorgi, con un comunicato datato 20 maggio, il giorno prima del consiglio d’amministrazione decisivo sulla revisione di voto e statuto, rincara la dose: «Mi rammarica il fatto che, nell’ultimo anno, abbiamo invano cercato di portare avanti gli interessi del territorio, ostacolati però da persone che sul territorio predicano bene ma razzolano male. Oggi questi comportamenti non sono più ammissibili.

E la nostra Cantina non è più disposta a questi doppi giochi che fanno male all’Oltrepò». Giorgi si rammarica del fatto che a suo dire qualcuno è rimasto completamente sordo a quanto proposto dalla cantina: «Nei mesi scorsi – spiega - abbiamo cercato di intervenire più volte con proposte costruttive sulla gestione ma non siamo stati ascoltati. Ci hanno accusati di avere l’egemonia decisionale nel consorzio. A questo punto abbiamo fatto un passo indietro, abbiamo assecondato le richieste, ma anche questo non è stato apprezzato. è giunto il momento di cambiare profondamente l’ente a favore dei viticoltori. Lo ribadisco, ora più che mai, in questo delicato momento storico per il mondo della viticoltura, che non possiamo più ammettere l’immobilismo che ha caratterizzato questa gestione. Mi spiace ma è tempo di una riforma radicale anche in seno al consiglio di amministrazione. Proprio per questo, come ho già detto in passato, Terre d’Oltrepò non si vede più rappresentata dall’attuale presidente Luigi Gatti».

La parola è quindi passata giovedì 21 maggio alle ore 16 al consiglio di amministrazione e ai consiglieri in carica sotto la presidenza Gatti ovvero ai vice presidenti Luca Bellani, Andrea Barbieri e Pier Paolo Vanzini, insieme al resto del consiglio: Claudio Battaini, Simone Bevilacqua, Francesco Cervetti, Cirillo Contardi, Camillo Dal Verme, Quirico Decordi, Gilda Fugazza, Andrea Giorgi, Renato Guarini, Marco Maggi, Davide Musselli e Valeria Vercesi. L’epilogo è stato l’approvazione dopo una melina protrattasi per quasi due anni del nuovo statuto, sulla falsariga di quanto già individuato come necessario dall’ex Cda a guida Michele Rossetti, messo all’angolo a fine mandato insieme a gran parte della precedente gestione, l’ala indipendente da Terre d’Oltrepò. In pratica si prevede l’allargamento del consiglio, che passerà da 15 a 21 membri, e una limatura del peso ponderale dei voti di ogni singolo socio in assemblea. Oltre a questo s’imporrà una maggioranza qualificata per assumere alcune decisioni: succederà un po’ come accade nelle assemblee condominiali rispetto alle scelte che per essere assunte richiedono il verificarsi di più condizioni insieme (la presenza di tot inquilini e dei titolari di tot millesimi). Secondo molti, comunque, cambierà poco in merito all’egemonia di Terre d’Oltrepò - La Versa in assemblea del Consorzio, per via del combinato disposto del peso del maxi polo cooperativo che oltre che sui suoi voti ha sempre potuto contare su quelli dei suoi grandi clienti che da essa dipendono

(imbottigliatori) e di molti viticoltori privati, associati singolarmente al Consorzio e magari altresì soci del cantinone che comunque hanno, costantemente o saltuariamente, rapporti d’affari con il colosso da non scontentare. La paura è che l’allargamento del Cda sia solo di facciata, per poi decidere alla vecchia maniera in sede assembleare: l’ultimo passaggio realmente fondamentale per l’assunzione di ogni scelta cruciale relativa a disciplinari e strategie. Sul destino di Gatti e del consiglio uscente sarà decisiva la seduta di consiglio del Consorzio del 28 maggio. La politica è già in movimento. Rinviata sempre alla stessa seduta, a quanto trapela, anche la discussione sulle scelte in vista dell’imminente campagna vendemmiale 2020 all’epoca del Covid-19. La sezione locale della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti per far fronte alla situazione d’emergenza vuole più di ogni altra cosa l’abbassamento delle rese e lo stop alla possibilità dell’arricchimento dei vini con mosto concentrato rettificato. Si dovrà aspettare per capire quali siano gli orientamenti nel rispetto dei produttori di qualità che chiedono scelte e garanzie.

di Giuseppe De Bellis

La 'distillazione di crisi' va applicata anche ai vini a denominazione. Lo chiede l'assessore all'Agricoltura della Regione Piemonte, Marco Protopapa, che rivolge un appello ai parlamentari piemontesi per sostenere la battaglia e chiede un incontro a breve con il ministro Bellanova.

"Si potrebbe creare un danno grave per il comparto vitivinicolo piemontese che si caratterizza per una produzione di qualità e quindi di etichette doc e docg." - è l'allarme di Protopapa- Il decreto non consentirebbe nemmeno di operare un possibile declassamento delle partite di vino a denominazione d'origine, in quanto si fa riferimento ai vini detenuti dalle aziende al 31 marzo, escludendo anche questa possibilità per le aziende vitivinicole piemontesi di aderire al bando".

In merito all'attuazione della 'vendemmia verde selettiva', la Regione Piemonte sottolinea quanto sia "fondamentale poter aderire ai fondi in modo proporzionale alle realtà vitivinicole regionali. Inoltre si ritiene essenziale dare la possibilità, alle Regioni che lo riterranno necessario, di poter ottenere l'autorizzazione ad attuare un taglio di annata d'eccezione con una percentuale che possa raggiungere fino al 30%".

Per il Piemonte, "una regione enologica di grande rilievo a livello mondiale, è determinante - conclude Protopapa - avvalersi degli aiuti che in questo momento sono essenziali al mantenimento della competitività aziendale, al riequilibrio del mercato e al recupero di fiducia nello sviluppo dei territori",

Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese si esprimerà domani, alle 16, nel corso di un CDA, sulla modifica dello statuto in modo da consentire una più ampia partecipazione alla vita associativa. Un tema particolarmente caldo, di cui si parla da mesi. Sulla questione interviene il presidente di Terre d'Oltrepò e La Versa, Andrea Giorgi.
"Sarà chiesta ai componenti del CDA la ratificata della modifica allo statuto. Ribadisco, come più volte ho già accennato nelle sedi istituzionali, l'importanza dell'inclusività di più soggetti nelle scelte decisionali dell'ente in quanto vedo lo stesso consorzio come un'istituzione indispensabile che deve stare più vicino ai viticoltori e deve costituire per loro un valore aggiunto". Andrea Giorgi entra nel merito di come vede il futuro del consorzio.  "La  tanto declamata filiera – spiega il presidente - parte da lì e deve essere considerato il primo ente di questo processo e la nostra cantina ne è consapevole in quanto la superficie media degli associati è sotto i 6 ha. Mi rammarica il fatto che, nell'ultimo anno, abbiamo invano cercato di portare avanti questi interessi, ostacolati però da persone che sul territorio predicano bene ma razzolano male. Oggi questi comportamenti non sono più ammissibili. E la nostra cantina non è più disposta a questi doppi giochi che fanno male all'Oltrepò".
Giorgi si rammarica del fatto che qualcuno è rimasto completamente sordo a quanto proposto dalla cantina in termini positivi e di crescita del Consorzio stesso. "Nei mesi scorsi – spiega - abbiamo cercato di intervenire più volte con proposte costruttive sulla gestione ma non siamo stati ascoltati. Ci hanno accusati di avere l'egemonia decisionale nel consorzio. A questo punto abbiamo fatto un passo indietro, abbiamo assecondato le richieste, ma anche questo non è stato apprezzato. E' giunto il momento di cambiare profondamente l'ente a favore dei viticoltori. Lo ribadisco, ora più che mai, in questo delicato momento storico per il mondo della viticoltura, che non possiamo più ammettere l'immobilismo che ha caratterizzato questa gestione. Mi spiace ma è tempo di una riforma radicale anche in seno al consiglio di amministrazione. Proprio per questo, come ho già fatto in passato, Terre d'Oltrepò non si vede più rappresentata dall'attuale presidente Luigi Gatti".

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"La Regione Lombardia interverrà subito sull'alleanza tra agricoltura e ristorazione. Nei prossimi giorni promuoveremo il bando semplificato #iobevolombardo, con il quale stanzieremo 3 milioni di euro per l'acquisto di vino lombardo nei ristoranti della nostra regione". Ad annunciarlo in una nota è l'assessore lombardo all'Agricoltura, Fabio Rolfi. "Con la chiusura del mondo della ristorazione avevamo registrato cali dei prezzi preoccupanti in settori chiave come suinicoltura e lattiero caseario" sottolinea Rolfi, riportando la stima del calo: -10% per il latte -30% per il settore suinicolo -30%. "Ora - dice l'assessore - è tempo di promozione e di misure economiche shock. Riaprire non basta perché dovremo fare i conti anche con la 'nuova normalità' e con le paure dei cittadini"

L’attesa riapertura di bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie e gelaterie ha un effetto valanga sull’agroalimentare nazionale con la ripresa degli acquisti di cibi e bevande che vale almeno 20 miliardi all’anno a pieno regime. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’attesa riapertura lunedi 18 maggio delle attività di ristorazione decisa dal Governo con l’accordo delle regioni. Il lungo periodo di chiusura – sottolinea la Coldiretti – ha pesato su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

Nell’attività di ristorazione – sottolinea la Coldiretti – sono coinvolte circa 330mila tra bar, mense e ristoranti lungo la Penisola dove non tutte le attività riapriranno immediatamente per avere piu’ tempo per l’adeguamento e garantire il rispetto dei vincoli fissati La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus – precisa la Coldiretti – era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani.

La riapertura è strategica anche per i 24mila agriturismi italiani che, spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse – continua la Coldiretti – i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza fuori dalle mura domestiche. A maggiore garanzia degli ospiti è stato elaborato da Terranostra il protocollo nazionale per la sicurezza anti Covid-19 per le quasi 9 milioni di presenze estive nelle campagne italiane.

Con l’arrivo della bella stagione – conclude la Coldiretti – sostenere il turismo in campagna significa anche evitare il pericoloso rischio di affollamenti al mare e nelle città con la valorizzazione dei percorsi naturalistici e degli spazi a tavola dove assaggiare le specialità della tradizione contadina dell’enogastronomia Made in Italy

La cantina “La Versa” in una nota stampa, comunica l’arrivo della nuova linea vini firmata dall’enologo Cotarella . "La Versa, secolare cantina dell'Oltrepò Pavese, fusa ad inizio 2020 con il colosso Terre d'Oltrepò (realtà di quasi 700 soci), guarda al futuro con le idee chiare sul percorso da affrontare per reggere l'emergenza Coronavirus. In un periodo così complicato - scrive La Versa -  sotto il profilo economico la realtà oltrepadana ha sviluppato concretamente l'ultima fase del Progetto Qualità con la presentazione dei vini top di gamma della selezione Cotarella.
Il presidente Andrea Giorgi e l'enologo di fama mondiale Riccardo Cotarella hanno varato la nuova linea di prodotti che raggruppa 7 tipologie di vini che rappresentano l'espressione vitivinicola dell'Oltrepò Pavese. Sono il Pinot Nero vinificato in rosso (il prodotto di punta della selezione), Riesling renano, Bonarda, Buttafuoco, Barbera, Pinot Grigio e Riesling frizzante. Bottiglie che saranno ovviamente riservate al mondo dell'Horeca.

"Questi sono giorni di svolta per la nostra cantina. - spiega il presidente Andrea Giorgi - Perchè sono arrivati sul mercato, con tanta attesa, i vini nati dal Progetto Qualità. Strada che abbiamo condiviso con Cotarella che ha abbracciato fin dall'inizio la nostra proposta seguendoci, passo a passo, dalla campagna alla cantina. Finalmente dopo molti mesi di lavoro, un ruolo fondamentale in questo percorso l'hanno svolto i nostri soci conferitori che hanno accolto con enfasi l'articolato progetto aziendale, possiamo assaporare nel bicchiere il frutto di questo impegno. Nato dalla passione per la vigna e per il rispetto del territorio dei nostri agricoltori e dall'unione di sforzi tra i nostri enologi e tutti i comparti della cantina. Oggi possiamo finalmente dire che abbiamo raggiunto l'obiettivo: quello di mettere sul mercato nuovi prodotti top di gamma che segnano una svolta per la nostra gloriosa realtà. Che, ricordo, soltanto tre anni fa, prima della nostra acquisizione del brand, era al collasso".

Soddisfazione anche per il noto enologo Cotarella che ha seguito con attenzione tutta la filiera produttiva dei vini che portano la sua importante griffe. "Siamo giunti alla fine di un percorso – spiega – che la cantina ha voluto sviluppare con tanti sforzi e che ha metabolizzato da subito grazie agli investimenti, non solo economici, della dirigenza e l'impegno massiccio dei tanti soci che hanno abbracciato l'idea. Senza il loro apporto, ritengo fondamentale, si poteva fare poco. Questi vini sono la dimostrazione che, se già impostata in vigna, è possibile fare qualità in quanto i mercati sono sempre più esigenti. Sono prodotti di alto profilo, il vino simbolo è sicuramente il Pinot Nero rosso, di cui la valle Versa è la culla".

I vini, già sul mercato da qualche giorno, sono esclusivamente indirizzati al mercato Horeca. "Questo momento – spiega ancora il presidente, Andrea Giorgi – segna una pagina completamente nuova per la cantina fatta di eccellenza riscontrabile nelle bottiglie. I prodotti sono andati oltre le nostre aspettative sotto il profilo qualitativo e penso, soprattutto, al Pinot Nero vinificato in rosso che costituirà il faro per il futuro della nostra realtà e, perché no, del nostro territorio". Presentata la selezione, quale sarà il futuro del Progetto Qualità? Il numero uno Giorgi è chiaro: "Forti di queste soddisfazioni intendiamo proseguire su questa strada con maggiore impegno e con maggiore passione come stiamo facendo, come abbiamo fatto e come continueremo a fare. Permettetemi un ringraziamento all'enologo Cotarella che si è dimostrato nuovamente un professionista di altissimo livello, attento, scrupoloso oltre che un grande motivatore. Un altro grande "grazie", oltre ai soci, va ai nostri enologi che hanno perfettamente capito il senso del progetto e a tutti i dipendenti della cantina che si sono presi a cuore questa svolta. I nuovi vini, affiancati alla classica produzione spumantistica, ci permettono di affrontare gli scenari terribili di mercato come quelli attuali del Covid-19 a testa alta e con la consapevolezza di avere in tasca una possibile opportunità in più, di qualità, da spendere sul mercato".

Inail e Iss hanno pubblicato il documenti tecnico sulla ristorazione con un'ipotesi di rimodulazione delle misure nel settore della ristorazione.

4 metri a cliente in ristoranti, no a buffet - Lo spazio per ogni cliente nei ristoranti deve più che triplicare passando da 1,2 metri a quattro mentre dovrà essere eliminato il servizio a buffet. Nel documento di Inail e Iss sulla ristorazione si sottolinea anche l'importanza dell'introduzione della prenotazione obbligatoria. " Il layout dei locali di ristorazione - si legge - andrebbe rivisto garantendo il distanziamento fra i tavoli - anche in considerazione dello spazio di movimento del personale - non inferiore a 2 metri e garantendo comunque tra i clienti durante il pasto (che necessariamente avviene senza mascherina), una distanza in grado di evitare la trasmissione di droplets e per contatto tra persone, anche inclusa la trasmissione indiretta tramite stoviglie, posaterie. Va definito un limite massimo di capienza predeterminato, prevedendo uno spazio che di norma dovrebbe essere non inferiore a 4 metri quadrati per ciascun cliente, fatto salvo la possibilità di adozioni di misure organizzative come, ad esempio, le barriere divisorie. La turnazione nel servizio in maniera innovativa e con prenotazione preferibilmente obbligatoria può essere uno strumento organizzativo utile anche al fine della sostenibilità e della prevenzione di assembramenti di persone in attesa fuori dal locale". Vanno eliminati - si legge ancora - modalità di servizio a buffet o similari.

Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi. "Se le indiscrezioni circa le misure di distanziamento previste dal governo, con una persona ogni 4 metri quadri, venissero confermate, i ristoranti italiani perderebbero in un sol colpo 4 milioni di posti a sedere, ovvero il 60% del totale". Così la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi che ha fatto il calcolo sulla base delle dimensioni medie dei locali. "Noi abbiamo dato la nostra disponibilità da settimane a discutere di maggiori spazi all'esterno, di distanze ragionevoli tra i tavoli, di dispositivi di protezione individuale e possiamo anche valutare, se necessario, di installare delle paratie tra un tavolo e l'altro", dice Aldo Cursano,vicepresidente vicario di Fipe -.. Ma il governo non può chiederci di mantenere 4 metri quadri di distanza tra commensali dello stesso tavolo. Altrimenti avremmo ristoranti con solo tavoli da uno". La Fipe ha simulato anche altri due scenari. Se il governo decidesse di distanziare i tavoli di 4 metri lineari l'uno dall' altro, la perdita di posti a sedere sarebbe di 3,5 milioni, ovvero la metà dei 7 milioni attualmente disponibili nei ristoranti italiani. Se invece si optasse per i 2 metri di distanza tra i tavoli, senza distanziamento tra i commensali allo stesso tavolo, la perdita sarebbe del 30% dei coperti. "Quest'ultimo è l'unico scenario sostenibile - sottolinea Cursano -, il solo in grado di permettere agli imprenditori del settore di continuare a lavorare, magari recuperando una parte dei posti a sedere persi, occupando lo spazio al di fuori dei locali. Mi auguro che sia il governo sia i presidenti delle Regioni tengano bene a mente questi calcoli prima di prendere una decisione definitiva".

Filiera Italia, sos effetto domino per il protrarsi della chiusura dei ristoranti
Il protrarsi della chiusura del canale ristorazione "sta provocando un effetto domino sull'intera filiera agroalimentare italiana con crolli di produzione fino al 40% del settore del vino, del 45% dei formaggi tipici e del 35% dei salumi di maggiore pregio, mettendo a grave rischio occupazionale parti rilevanti dei 3,6 milioni di lavoratori dell'intera filiera". Così il consigliere delegato Luigi Scordamaglia che ritiene necessario far ripartire subito la ristorazione con regole rigide ma applicabili, per non far chiudere l'80% dei ristoranti italiani e sostiene l'allarme lanciato dal comparto riunito nel progetto #FareRete con 29 realtà associative (più di 100.000 associati).

"Imporre distanze eccessive tra clienti così come procedure di sanificazione complesse e l'utilizzo di divisori in plexiglass vuol dire non voler far riaprire i ristoranti", sottolinea il comparto della ristorazione in una nota, prendendo le distanze dalle notizie che dice "stanno rimbalzando su tutti i media."
"Se queste notizie pubblicate dalla stampa trovassero corrispondenza nelle linee guida in emanazione - si legge ancora - avrebbero come conseguenza la chiusura permanente di oltre l'80% dei locali presenti nel nostro Paese."
"Servono urgentemente misure pertinenti alla realtà esistente. Chiediamo al Governo di consultarci prima di emanare le nuove disposizioni, coinvolgendo rappresentanti della ristorazione al tavolo decisionale. A poche ore dall'emanazione del Decreto Legge ribadiamo anche la necessità che vengano previste misure di finanziamento a fondo perduto, destinate specificamente alla ristorazione e vincolate all'acquisto di prodotti alimentari italiani", conclude Gianluca De Cristofaro parlando a nome del progetto

L’Oltrepò Pavese della vite e del vino non ce la può proprio fare, non contro il Coronavirus - in alto i calici per chi lo sta combattendo e lo vincerà - ma contro l’egoismo e il pensare in piccolo dei suoi produttori e del suo popolo dei forconi, che si fa usare da chiunque paghi due spiccioli maledetti e subito. Sorvolando sulle diverse forme di solidarietà pelosa trasformata in pubblicità, quando i nostri vecchi insegnavano che «il bene si fa ma non si dice», nemmeno l’allarme pandemia è riuscito a spingere questa terra, benedetta e maledetta insieme, a fare quadrato attorno ad un unico progetto. Il solito “gadanare”, in epoca di confinamento delle case dei clienti diretti di molte cantine, ha fatto spuntare come funghi svariati servizi e-commerce per il vino oltrepadano a domicilio acquistato via Internet.

Non solo: scopiazzando a destra e a manca sono proliferati pure i canali doppione sui social, quelli che promettono attraverso un logo, un cellulare e una faccia di tolla la rinascita oltrepadana, obiettivo che neanche un esorcista con esperienza si sentirebbe di poter assicurare.

Non servono opinion leader o professionisti del settore con una storia, basta aprire le porte all’ennesimo fancazzista allo sbaraglio che non sapendo come ingannare il tempo s’improvvisa un passatempo per intervistare i produttori fighetti, farsi regalare un po’ di vino e buonanotte al secchio di acqua e zucchero invertito… Non sarà un caso se quasi nessuna cantina del territorio ha un piano di comunicazione degno di questo nome, se nessuno investe in pubblicità e marketing sulle testate (locali e non) e se zone che sono un puntino sulla cartina d’Italia hanno più reputazione di un Oltrepò che regala il proprio vino a chi lo svende sugli scaffali di discount e supermercati senza possedere una pertica di terra. L’Oltrepò attira i Robin Hood al contrario, quelli che non rubano ai ricchi per dare ai poveri ma che rubano ai poveri (pecoroni) per dare ai ricchi, quelli che comandano e che anzi spadroneggiano in lungo e in largo. Intanto i piccoli produttori e gli alfieri della qualità, veri o presunti, si dividono anche sulle vendite online. Nelle settimane scorse è nato il portale oltrepoacasatua.it ]per le vendite via Internet ai clienti privati.

Ovviamente la piccola Las Vegas oltrepadana, Canneto Pavese, ridente cittadina del più grande scandalo del vino falso del 2020 (strappata la fascia di reginetta 2014/2015 a Broni), ha rilanciato con il progetto vendita online e consegna del Consorzio Club del Buttafuoco Storico.

Ognuno, facendo sfoggio della solita lungimiranza, ha scelto di vendere la propria etichetta su un canale a sé, per poi dire il giorno dopo agli amici degli amici che lavorano per giornali e tv locali che i segreti per farcela ed uscire dalla crisi sono l’unità, la comunione d’intenti, il dialogo e la collaborazione. Anvedi come balla Armando!

Ogni giorno una dichiarazione che poi stona con la realtà, quella del dito medio in faccia agli altri, ma tanto in Oltrepò della verità non importa niente a nessuno, poco importa che ci siano direttori che siedono ai tavoli istituzionali facendo sfoggio di belle parole e selfie, anche se poi si comportano come i peggiori agenti di commercio da pesca a strascico o come i garanti dei poteri forti. Ci sono direttori che di fronte alle storture non possono nulla, che fanno i forti con i deboli e i deboli con i forti. Il tempo sarà galantuomo, anche se di tempo all’Oltrepò del vino ne è rimasto davvero poco.

Valore dei terreni in caduta libera, prezzo dei vini in commercio sui canali che contano sottozero, valore degli sfusi deciso nei palazzi d’oro degli imbottigliatori amici del giaguaro, giacenze che aumentano, contratti milionari con i guru dell’enologia sottoscritti per nascondere gestioni fallimentari. Si sono già dimenticati tutti che prima che il Coronavirus mettesse agli arresti domiciliari tutti, qualcuno ai domiciliari c’era già e a Canneto aveva la base. Colpa di tutti e di nessuno. Tutti girati dall’altra parte. Tutti vicini di casa con le fette di salame di Varzi davanti agli occhi. Ora che il Ristretto del Vino di Qualità, come a Casteggio ho sentito definire il Distretto, si trova in disgrazia poiché l’amico di Gerry segue Regione e Consorzio come un segugio ammaestrato (ha fiuto), tutti puntano su una nuova Wanda Osiris dal sangue blu. A risollevare Consorzio e territorio ci penserà qualcuno o qualcuna, che insegnerà a tutti come si fa a trasformare una terra da succhi di frutta in una terra del vino d’eccellenza, senza svendere tutto in grande distribuzione e senza puntare tutto sui volumi. Mettete il grembiulino, sedetevi ai primi banchi e prendete nota in silenzio. Chi salverà il Consorzio sa bene che nella vita non è solo questione di centimetri o d’intrugli in cantina.

Il lockdown presto sarà solo un brutto ricordo, ma in Oltrepò il problema è “lùcdown”. Cura e vaccino si cercano da vent’anni…

di Cyrano de Bergerac

L’emergenza Covid19 ha colpito l’intera filiera vitivinicola italiana. Pesa la chiusura di bar, ristoranti e il calo dell’export ma buoni segnali arrivano nelle vendite online e nella distribuzion moderna (Iper, supermarket, discount).

Nei primi tre mesi e mezzo dell’anno le vendite di vino nella distribuzione moderna, secondo una analisi Iri per Vinitaly da inizio dell’anno a Pasqua, hanno registrato una crescita a volume del 7,9% (+ 6,9% a valore) rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel dettaglio i vini Doc e Docg sono cresciuti del 6,8% (+ 7,6% a valore), i vini Igp e Igt del 10,5% (+7,7% a valore), i vini comuni del 7,2% (+4,1% a valore), le bollicine dell’1,2% (+1,6% a valore). Durante la quarantena, a marzo i vini Doc e Docg sono aumentati del 9,9%, mentre i vini Igt del 4,0%.

In calo le bollicine che sono scese del 5,4%, mentre il Prosecco è cresciuto dell’8,3%. In ripresa il vino in brik, che a marzo è cresciuto dell’8,8%. Il Bag in box (il formato da due litri e mezzo con il rubinetto) è cresciuto del 36,8% (Iper, Super, Libero Servizio Piccolo). Nelle due settimane pasquali le vendite di vino sono aumentate del 10,2%, mentre si è verificata una sensibile flessione delle bollicine: -38%.

Prosegue intanto la crescita del vino biologico che nel primo trimestre 2020 ha venduto 1 milione e 559 mila litri, con un aumento del 19%.

“Nella distribuzione moderna si è comprato più vino perché il consumo a casa ha sostituito, in parte, quello fuori casa, ma è diminuita la spensieratezza e quindi la volontà di stappare uno spumante – commenta Virgilio Romano, Business Insight Director di Iri – Da inizio anno la crescita maggiore la fanno registrare il vino IGP ed il vino Comune (da Tavola). La crescita dei vini Doc/Docg, pur sostenuta, è frenata probabilmente dalla minore scelta assortimentale presente nei negozi più piccoli e dal minor tempo dedicato all’acquisto, conseguenza delle indicazioni fornite dai punti vendita di ridurre i tempi della spesa”.

“La crescita degli acquisti di vino nella Grande Distribuzione in regime di lockdown è significativa, in particolare a volume, ma non basta a colmare il gap di domanda che si è creato con la chiusura del canale Horeca, specie per la fascia alta delle etichette – conclude Giovanni Mantovani, Direttore Generale di Veronafiere – I dati dimostrano, inoltre, una oggettiva propensione al risparmio, specie nel mese di aprile, da parte dei consumatori in questo momento particolare in cui anche Vinitaly è al fianco del settore per favorire il rilancio attraverso il business in tutte le sue declinazioni”

Caterina Brazzola è la titolare, insieme alla sorella Giovanna, dell’azienda Montelio di Codevilla. Una cantina fra le più storiche dell’Oltrepò, che ha cercato nell’innovazione digitale la risposta alle sfide che questo momento di crisi comportano. Senza dimenticare, tuttavia, il rapporto diretto con i consumatori, soprattutto locali. Su questo aspetto la risposta dell’azienda si è concretizzata, per esempio, nella distribuzione gratuita di una bottiglia di spumante a tutti gli abitanti di Codevilla, in occasione delle festività pasquali. Un gesto che definiremmo di grande generosità, più che di marketing. E, difatti, apprezzatissimo da ogni parte, proprio perché sincero. Caterina Brazzola è anche presidente del Movimento Turismo del Vino della Lombardia.

Come si legge sul sito internet dell’associazione (fondata nel 1993), “il Movimento Turismo del Vino è un ente non profit e annovera circa 900 fra le più prestigiose cantine d’Italia, selezionate sulla base di specifici requisiti, primo fra tutti quello della qualità dell’accoglienza enoturistica. Obiettivo dell’associazione è promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione. Ai turisti del vino il Movimento vuole, da una parte, far conoscere più da vicino l’attività e i prodotti delle cantine aderenti, dall’altra, offrire un esempio di come si può fare impresa nel rispetto delle tradizioni, della salvaguardia dell’ambiente e dell’agricoltura di qualità.”.

Il Movimento si è reso particolarmente noto in questi anni per diverse iniziative che hanno riscosso successi non trascurabili. Due su tutti: “Cantine aperte” e “Calici di stelle”. Si tratta di eventi diffusi, ossia che si svolgono nelle varie cantine aderenti all’associazione. In Oltrepò Pavese sono parecchi gli aderenti; e molti dei nostri lettori avranno avuto modo di parteciparvi, sperimentando la formula che conduce a visitare la tenuta fin nel proprio intimo; e che coinvolge, spesso e con piacere, altri produttori di tipicità del territorio e non solo, che partecipano con i loro banchetti, ospiti nelle cantine, alle giornate di festa. Certo è che nel periodo venturo queste formule, così apprezzate dai visitatori, dovranno subire alcune modifiche, determinate dalla situazione contingente. Questo non significa che le cantine staranno a guardare: anzi.

Caterina, come ha reagito la vostra azienda a questa crisi? Fra le varie iniziative, so che vi siete organizzati per effettuare consegne a domicilio, con il vostro furgone.

«La consegna a domicilio è stata la cosa più immediata da fare, perché avevamo già una certa fetta di clientela privata. Ovviamente le consegne non le facciamo pagare, sarebbe assurdo in questo momento. Devo dire che questo servizio sta funzionando. Anche perché le persone mangiano a casa, quindi si sono mantenute le posizioni. Quello che attualmente manca è la parte di piccola e grande distribuzione, i bar, i ristoranti… bisognerà vedere quando e quanti riapriranno. Sicuramente la mancanza di tutta quella fascia si fa sentire. Poi ci siamo attrezzati con alcune piattaforme come Divinea per proporre piccole degustazioni in videoconferenza, abbiamo proposto sui social dei piccoli spot… anche quello non sembra ma aiuta, anche perché le persone, essendo a casa, hanno magari più possibilità per un’occhiata a quello che facciamo. Un modo per mantenere vivo l’interesse per il movimento. E siamo riusciti a spedire del vino anche in Giappone...»

Beh, un bel messaggio di speranza, in un momento certo non facile anche per chi esporta.

«Devo dire che è il carico è partito tranquillamente, ma ci sono grossi problemi per chi fa tanta esportazione, chi lavora soprattutto con Stati Uniti e Cina: come chiudono i ristoranti qui, chiudono anche lì. È stata ed è una situazione pesante. Ma la situazione è la stessa un po’ in tutto il mondo: quando si ripartirà, bisognerà farlo in maniera corale.»

Che si aspettano i produttori del suo comparto da parte degli organi di governo?

«Uno degli aspetti grossi su cui intervenire sarebbe la semplificazione: ci riempiono tutti giorni di decreti e decretini; non si riesce a capire cosa si può fare e cosa no. Anche gli interventi che stanno pubblicizzando: sicuramente dovrebbero essere rivisti in maniera diversa, molto più snella. In situazione del genere non adeguato complicare le cose.»

E dalla (si spera prossima) ripresa delle normali attività?

«Le aspettative sono legate alla speranza che si riesca a ragionevolmente capire come funziona questo virus e cosa si possa fare per limitarne la diffusione. Si stanno studiando diversi vaccini, ma finché non avremo qualcosa di concreto non credo si potrà tornare a quello che si faceva prima. Per il tipo di mercato che riguarda noi penso ci vorrà parecchio tempo perché si possa ripartire completamente. Noi lavoriamo tanto sul turismo, e temo che la situazione sarà difficile per molto tempo. Forse è anche giusto così. Non vuol dire essere tragici, voglio essere realistici.»

Lei è anche presidente del Movimento Turismo del Vino della Lombardia. Le chiedo: state già ipotizzando a come occorra ripensare l’offerta enoturistica per il post-lockdown?

«L’idea sarebbe quella, quando si sarà riaperto, di organizzare piccole visite guidate, per esempio gruppi di 10 persone ogni 2 ore, su prenotazione. Mantenendo quelle che sono le sicurezze e le distanze adeguate. Sicuramente con le visite in campagna possiamo essere abbastanza tranquilli, ma per sedersi in sala degustazione ci vuole un certo grado di sicurezza. Anche per quanto riguarda il Movimento, in questo momento, sono in molti a essersi organizzati, con dirette via social, con piccole trasmissioni. Sono strumenti utili per mantenere l’attenzione sul Movimento. Anche piccole degustazioni in rete: le stanno facendo un po’ tutti, e anche per le nostre cantine è importante tenere coinvolto il consumatore. Cercare di non sparire, coltivare i contatti. E adesso per lo meno siamo fortunati, perché i mezzi per comunicare ci sono: un tempo sarebbe stato ancora più difficile.»

di Pier Luigi Feltri

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