Martedì, 26 Maggio 2020

Il coronavirus ha colpito pesantemente i paesi italiani e non solo dal punto di vista sanitario. Anche gli imprenditori in vari settori hanno purtroppo attraversato e stanno passando momenti molto delicati dovuti alla pandemia che li ha costretti a chiudere o a ridefinire le proprie attività. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Filippo Savini, imprenditore stradellino proprietario di tre locali in città.

Filippo, il lockdown ha colpito pesantemente il mondo del food e beverage. Ad oggi lei è in grado di quantificare il danno economico che ha subito?

«Il mancato incasso di tutti questi weekend e di tutte le ricorrenze, a partire dalla festa della donna, può essere intorno ai venti mila euro… forse certi locali hanno perso un po’ di più, altri meno».

Sono stati decisi modi e tempi di riapertura, la parola d’ordine è “restrizioni”. Quali sono concretamente queste restrizioni e si è già attivato per adeguare il suo locale alle nuove linee guida?

«Sì, ci stiamo attivando, certo, ma ci si attiva ad una cosa che va contro natura…».

In che senso?

«Il bar, il ristorante e simili sono attività per cui alla base c’è una ricerca del sociale, quindi c’è bisogno di socializzazione, delle persone che si riuniscono in un posto, di assembramenti vari ed è quindi contro quello che sono le nuove leggi, quindi noi dobbiamo per forza aprire mantenendo degli standard che vanno contro la natura della nostra impresa e questo è molto complicato aldilà di distanziamenti, di tavoli, plexiglass e quant’altro... Una persona non va al bar per bere il caffè perché ha sete, va al bar per bere il caffè perché la “pausa caffè” è socializzazione, si stacca la testa, si pensa ad altro, si parla con gli altri. Per attrezzare il locale mi sono già organizzato con la sanificazione, che stiamo facendo, anche se comunque i nostri locali sono puliti sempre».

Per i distanziamenti che sono previsti cosa ne pensa?

«Sicuramente la storia dei distanziamenti è per noi un problema, anche perché chi ha un attività così ha dei dipendenti e si sa che nel momento in cui si apre si hanno delle spese fisse che sono enormi, anche per le tasse e così via… con una capacità ridotta al cinquanta per cento ovviamente non si riescono in pratica a coprire neanche le spese e quindi probabilmente molti locali non apriranno nemmeno, perché conviene tenere chiuso».

Quali costi ha dovuto sostenere per adeguare il locale?

«Abbiamo speso 200 euro per sanificarlo periodicamente, poi abbiamo acquistato mascherine, gel, prodotti e guanti per tutti... per ora più o meno abbiamo speso 600 euro, ma per ora. Stiamo ancora aspettando le linee guida definitive».

A suo giudizio un ristorante può lavorare (non in perdita) con le restrizioni rese necessarie dall’emergenza sanitaria? Pensiamo ad esempio alle distanze di sicurezza tra le persone che comporteranno una drastica riduzione dei posti...

«Purtroppo in Italia c’è una concezione un po’ sbagliata, si pensa che viviamo nell’oro. In realtà il ristorante ha dei margini molto piccoli. Alla fine dell’anno il margine sul totale incassato si aggira intorno al 5%, 8% se si è lavorato molto bene. Sarà un tirare a campare, senza la possibilità di avere un guadagno effettivo e con tanto sacrificio per riuscire a pagare le tasse. Il nostro “roseo” futuro è questo…».

Dopo un primo tempo di chiusura totale i ristoranti e anche i bar hanno intrapreso la “strada” del takeaway. Come sta andando?

«Il take-away diciamo che è sempre un tirare a campare anche quello. Io mi sono inventato qualcosa di particolare con la secret box che sta funzionando bene. Certo è che bisogna avere un sacco di immaginazione e fantasia e bisogna sempre reinventarsi. Diciamo che per il White Rabbit è più una sorta di delivery, mentre per l’altro mio locale, il bar ‘Vintage’, il take-away funziona molto bene per l’aperitivo, grazie anche alla posizione centrale della città in cui si trova. Mentre il mio terzo locale, il pub Neverland è chiuso perché ha dei costi fissi molto elevati e conviene quindi non aprire al momento».

La risposta da parte della clientela è positiva. Non crede che sia solo un momento dovuto alla voglia di un minimo di normalità ma che sarà un entusiasmo che andrà a scemare con il tempo?

«La gente adesso non ha molta scelta quindi accetta il take-away. Penso però che possa funzionare molto bene in città, ma in un posto come Stradella lascia il tempo che trova. Adesso va bene, ma non penso che possa aprire un locale solo takeaway in questa zona. Certo è che noi una sorta di take-away la facevamo già, sia al White Rabbit che al Neverland, quindi ci sarà magari un incremento in questo senso, ma diciamo che non è su questo che un locale deve e può basarsi...».

Prima parlava della sua secret box... ce la racconta?

«In pratica è una scatola che ti arriva a casa e non sai quello che mangi! Il concetto è come la scatola del Lego, perché all’interno tutti gli ingredienti sono stati porzionati, messi in buste numerate, con dei messaggi e dei video su whatsapp con i nostri cuochi che cucinano, passo dopo passo, tutti gli ingredienti all’interno della scatola e le persone possono così preparare i loro piatti. è molto divertente perché poi c’è la condivisione sui social. Ho cercato di studiare un intrattenimento culinario: mangiare non è solo mangiare, ma deve essere anche soddisfare un bisogno di intrattenimento, soprattutto in un periodo in cui si doveva stare chiusi in casa, senza molto da fare».

Nel suo ristorante quante persone lavoravano prima del Covid? E nell’immediato futuro come sarà?

«Nel mio ristorante ci lavorano circa dieci persone, ma con queste nuove regole le persone che avevo “a chiamata” dovranno stare a casa, c’è poco da fare… è tutto in proporzione ovviamente».

A livello locale avete ricevuto o riceverete aiuti?

«Il comune di Stradella si è attivato subito e abbiamo fatto una bella riunione, dove hanno ascoltato noi ristoratori e baristi e dove ci hanno chiesto cosa potevano fare per noi. Noi naturalmente abbiamo detto le nostre esigenze. Al momento siamo ancora vincolati dalle linee guida che ci arrivano “dall’alto”, però sono sicuro che il nostro Comune ci aiuterà, perché l’amministrazione sa che bar e ristoranti sono il traino del commercio della città».

Lei fa parte di coloro che nonostante le restrizioni riaprirà i suoi locali. A Stradella com’è la situazione, apriranno tutti?

«Dovrebbero aprire quasi tutti, direi l’80%: a Stradella la gente ha voglia di uscire, quindi ci saranno di sicuro molti controlli e forse qualche problema di ordine pubblico. Questo è quello che penso e l’ho scritto anche sui social: “se c’è assembramento davanti ad un supermercato la gente è cretina, se c’è assembramento davanti ad un bar, il barista è cretino”…Una cosa che proprio non capisco».

di Elisa Ajelli

“Ho dato disposizione agli uffici – scrive il Sindaco Carlo Barnieri- di ridurre al massimo i tempi per autorizzare l‘ampliamento delle superficie esterne occupate da esercizi pubblici. In tre-quattro giorni saranno rilasciati i permessi, ma ribadisco che gli ampliamenti sono concessi per consentire di rispettare le distanze come richiesto dal Dpcm. Dal 1 maggio fino al 31 ottobre le attività commerciali saranno esentate dal pagamento della tassa occupazione suolo pubblico”

La richiesta può essere fatta utilizzando il modulo scaricabile al link sottoriportato. Il modulo compilato (SENZA MARCA DA BOLLO) e con allegati la copia di un documento di identità del richiedente e la planimetria dell'occupazione, deve essere trasmesso ESCLUSIVAMENTE  a mezzo posta elettronica certificata all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

MODULO PER LA DOMANDA DI AMPLIAMENTO

Da domani, venerdì 22 maggio, tra le bancarelle si potranno trovare anche generi non alimentari. Gli ambulanti saranno presenti la mattina nelle due aree di sosta di Piazza Vittorio Veneto, sede unica del mercato dopo la ripartenza, dapprima dedicata in via esclusiva alla vendita di cibo e bevande, avvenuta lo scorso 10 maggio. Prosegue così, nel solco delle disposizioni nazionali e regionali, l'azione di sostegno al commercio perseguita dall'amministrazione comunale sin dalle prime battute della "fase due". «Siamo felici – commenta il sindaco Antonio Riviezzi – di poter estendere la partecipazione al mercato anche agli esercenti che non commerciano prodotti alimentari. È un altro piccolo passo verso il ritorno alla tanto agognata normalità, fermo restando che, ovviamente, saranno adottate tutte le misure di sicurezza sanitaria previste dal dettato normativo. Terremo sotto controllo l'ingresso e l'uscita dell'area mercatale, ragione per cui la presenza delle bancarelle sarà limitata alla sola Piazza Vittorio Veneto, senza il coinvolgimento di altre vie cittadine».

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Cinzia Carmen Gazzaniga, Sindaca di Pinarolo Po, ha chiuso un bar, provvedimento con validità di una settimana,dinanzi al quale si affollavano troppe persone peraltro senza mascherina. L'ordinanza è stata emessa dopo numerose segnalazioni di cittadini , un gesto che ha fatto discutere ma che a molti è sembrato inevitabile “Auspicavo sinceramente una ripresa tranquilla e corretta, dove avessero prevalso senso di responsabilità e buonsenso - scrive la Gazzaniga - non è stato così; purtroppo non è stato così, o meglio: a fronte della correttezza nel rispetto delle regole della stragrande maggioranza degli esercizi commerciali ai quali vanno i nostri ringraziamenti e l'augurio sincero di una ripresa veloce e costante, si è verificato un episodio di spiacevole e palese violazione delle prescrizioni giuste e necessarie (sicuramente ancora in questo periodo) imposte dal decreto, unite alla maleducazione ed alla totale incoscienza dimostrata da alcune persone.
A fronte di questo episodio:
-per rispetto di chi si è tanto impegnato, anche dal punto di vista economico, per poter riaprire nel pieno rispetto delle regole;
-per rispetto di chi ancora sta lavorando per questa emergenza che ricordiamolo bene ancora e ancora......NON E' FINITA!
-per rispetto di chi ha sofferto e di chi ancora sta soffrendo;
-per rispetto dei tanti che invece si comportano come è giusto fare, seppure con rinunce e sacrifici,
INFORMO che domani ordinerò la chiusura immediata dell'esercizio in questione.
Non amo questa parte del mio lavoro tuttavia non intendo tollerare queste forme di evidente disprezzo delle norme ed è mio dovere tentare di evitare che il comportamento di pochi vanifichi il sacrificio di tanti.
L'ho detto più volte e a costo di sembrare noiosa e ripetitiva lo dico ancora: QUESTO VIRUS NON E' UNA SEMPLICE INFLUENZA; QUESTO VIRUS HA UCCISO E STA ANCORA UCCIDENDO DELLE PERSONE: DEI PADRI, DELLE MADRI, DEI FIGLI, DELLE FAMIGLIE. Questo virus con il quale stiamo imparando a convivere è ancora tra di noi.
NON POSSIAMO E NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA.
Ognuno di noi ne ha risentito
- conclude la Sindaca - alcuni molto più di altri ne portano e ne porteranno le cicatrici e chi come me riveste un ruolo pubblico, sente la grande responsabilità di cercare di tutelare il più possibile la propria Comunità”. 

In merito al provvedimento interviene anche il Codacons: "Era davvero l'unica cosa da fare, con tutto il rispetto e la solidarietà verso coloro che dopo il lockdown hanno riaperto il proprio bar. Bisogna capire che o si rispettano le regole o si richiude tutto. E con il caldo estivo in arrivo sarebbe tremendo. C'è purtroppo ancora gente che non si arrende all'evidenza e non capisce che per qualche tempo le cose non potranno tornare a essere le stesse. Dunque, invitiamo tutti i cittadini a una socialità consapevole e intelligente. Ne va della salute e dell'incolumità di tutti."

 La Camera di Commercio di Pavia ha comunicato il primo "conto" che il forzato lockdown ha presentato all'economia pavese. Ben il 24% del Pil è andato in fumo nel solo primo trimestre del 2020. E si stima che le perdite si attesteranno al 10% per tutto il 2020.  Codacons: "Questo significa che molte imprese non riapriranno e molte altre nel medio periodo rischiano di chiudere. Mai come ora sono necessari interventi strutturali che consentano alle imprese di ritrovare la liquidità necessaria a far fronte alle perdite subite e ai costi della ripresa e permettano loro di riiniziare a investire nella propria attività. Dunque finanziamenti anche a fondo perduto e accesso facilitato al credito garantito dallo Stato alle PMI che sono e restano sul territorio e producono, danno lavoro, pagano le tasse in Italia (e non in Olanda come qualcun altro...) e vanno aiutate per prime! E' necessario fare presto perché gli altri Stati non ci aspettano e sono pronti a sottrarci ingenti fette di mercato. Si rischia davvero la catastrofe economica"

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Da oggi possono riaprire circa 800mila imprese, ma il completo lockdown di aprile ha avuto conseguenze che il sistema economico italiano non ha mai sperimentato dopo la Seconda guerra mondiale. Stando ai dati sulla congiuntura pubblicati oggi dall'Ufficio Studi di Confcommercio, infatti, dopo la flessione del 30,1% di marzo, nel mese scorso i consumi sono crollati, rispetto ad aprile 2019, del 47,6%.

Sono pochissimi i segmenti che sono riusciti a registrare un segno positivo nei consumi nel mese di aprile e cioè l'alimentazione domestica, le comunicazioni e l'energia.

Confcommercio parla di una caduta del Pil a -16% a maggio. E sottolinea come il rimbalzo congiunturale del 10,5% del Pil, stimato per il mese di maggio, appare modesto se confrontato alle cadute di marzo ed aprile e, nel confronto annuo, la riduzione è ancora del 16%. "Non basteranno gli ulteriori recuperi di attività attesi da giugno in poi per cambiare significativamente la rappresentazione statistica di una realtà fragile e profondamente deteriorata" commenta Confcommercio.

Ad aprile la domanda si è quasi azzerata nei settori legati alle attività complementari alla fruizione del tempo libero. La domanda è stata praticamente nulla per turismo, ristorazione, intrattenimento e automotive.

La burocrazia e l'incognita dell'efficacia dei provvedimenti assunti dal Governo alimentano l'incertezza nel Paese. Stando agli analisti dell'Ufficio Studi Di Confcommercio, che oggi ha diffuso la sua congiuntura, "l’eccesso di burocrazia, male endemico di cui soffre il nostro Paese, ha presentato il suo conto anche durante la pandemia e nella quale anche l’efficacia dei provvedimenti messi in cantiere dalle autorità nazionali e internazionali rimane un’ulteriore incognita".

"La Regione Lombardia interverrà subito sull'alleanza tra agricoltura e ristorazione. Nei prossimi giorni promuoveremo il bando semplificato #iobevolombardo, con il quale stanzieremo 3 milioni di euro per l'acquisto di vino lombardo nei ristoranti della nostra regione". Ad annunciarlo in una nota è l'assessore lombardo all'Agricoltura, Fabio Rolfi. "Con la chiusura del mondo della ristorazione avevamo registrato cali dei prezzi preoccupanti in settori chiave come suinicoltura e lattiero caseario" sottolinea Rolfi, riportando la stima del calo: -10% per il latte -30% per il settore suinicolo -30%. "Ora - dice l'assessore - è tempo di promozione e di misure economiche shock. Riaprire non basta perché dovremo fare i conti anche con la 'nuova normalità' e con le paure dei cittadini"

Si torna a una vita "quasi normale" anche se per proteggersi dal Coronavirus bisognerà indossare le mascherine in moltissime occasioni, così come occorrerà essere pronti a farsi misurare la febbre. Ma, oltre ai parenti, si tornerà a poter vedere gli amici e invitarli a casa. Addio anche all'autocertificazione, resta però il divieto di assembramento.

- TORNANO GLI SPETTACOLI ALL'APERTO, AL CINEMA SENZA POP CORN: dal 15 giugno si potrò tornare a teatro, nelle sale da concerto, al cinema ma i posti a sedere saranno preassegnati e distanziati", con almeno un metro fra uno spettatore e l'altro. E se saranno all'aperto non potranno parteciparvi più di 1000 persone. La soglia scende a 200 persone per gli spettacoli al chiuso, per singola sala. Le regioni possono stabilire una diversa data in relazione al contagio. Resta il divieto quando ci sia assembramento e per sale da ballo e discoteche. Bisognerà indossare la mascherina ma addio ai pop corn e alle bibite.

- DAL 3/6 VIAGGI IN UE: dal 3 giugno sparisce ogni limitazione - e non c'è più quarantena - per gli spostamenti all'estero verso gli Stati dell'Unione europea e dell'area Schengen, la Gran Bretagna, Andorra e il Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano. Restano vietati gli spostamenti per altri Paesi, "salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute. Resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza".

SI' ALLE SECONDE CASE DA SUBITO, IN UN'ALTRA REGIONE DAL 3/6: il prossimo weekend si potrà andare al mare o in campagna ma se si resta nella propria Regione. Per spostarsi di più occorre attendere il 3 giugno.

- NIENTE CORTEI, MANIFESTAZIONI 'IN FORMA STATICA': Tutti i cortei restano vietati a data da destinarsi. Sì alle manifestazioni pubbliche ma soltanto in forma statica e a patto che siano osservate le distanze sociali prescritte.

- SI TORNA IN PISCINA ED IN PALESTRA: Dal 25 maggio potranno riaprire anche le piscine, ma se in tutta Italia si potrà tornare ad allenarsi e nuotare dal 25 maggio la Lombardia ha scelto di aspettare una settimana in più. Le nuove regole regionali che saranno in vigore al 31 maggio prevedono infatti di “attendere i successivi monitoraggi sulla diffusione del contagio” per procedere con la riapertura. In questo senso viene puntualizzato anche come le attività per piscine e palestre saranno vietate anche se svolte all’aperto. Obbligatorio disinfettare sdraio, lettini e ombrelloni ad ogni cambio di persona o nucleo familiare, la possibilità di misurare la temperatura a tutti. In vasca la 'densità di affollamento' non dovrà superare i "7 mq di superficie a persona". Stesso spazio deve essere garantito nelle aree solarium.

- PARRUCCHIERI SI', CENTRI BENESSERE NO: anche se con la lista di attesa si potrà tornare dal parrucchiere mentre i centri benessere restano chiusi. Idem per i centri termali (con l'eccezione delle attività che rientrano nei livelli essenziali di assistenza), quelli culturali e sociali.

BIMBI I CENTRI ESTIVI, ANCHE AL CHIUSO: fino a metà giugno sì ad attività organizzate con i bambini e gli adolescenti e dal 15/6 via libera anche ai centri estivi. Meglio se all'aperto ma saranno consentiti anche quelli al chiuso. Rigide le regole di sicurezza: arrivi e uscite scaglionati, triage con le famiglie, lavaggi delle mani frequenti.

- STABILIMENTI BALNEARI, SPIAGGE ATTREZZATE E SPIAGGE LIBERE: pulizia e tanto spazio. Quest'estate si torna al mare ma a patto che fra gli ombrelloni ci siano almeno 10 metri quadrati e che i lettini siano disinfettati. Niente assembramenti per chi ama le spiagge libere e niente sport di gruppo.

- IL CAFFE' AL BANCONE, NIENTE COMITIVE AL RISTORANTE: mantenendo tutte le cautele sarà possibile prendere un caffè al bar e andare a mangiare una pizza. Ma niente comitive: i nuovi parametri che prevedono spazi fra i tavoli consentono di andare a mangiare fuori solo in piccoli gruppi.

- ALBERGHI E B&B: anche in questo caso valgono le regole generali con attenzione al distanziamento interpersonale di almeno un metro in tutte le aree comuni. Gli ospiti devono sempre indossare la mascherina, mentre il personale dipendente è tenuto all'utilizzo della mascherina sempre quando in presenza dei clienti e comunque in ogni circostanza in cui non sia possibile garantire la distanza interpersonale di almeno un metro. Ogni oggetto fornito in uso dalla struttura all'ospite, dovrà essere disinfettato prima e dopo di ogni utilizzo. Aerazione dei locali e attenzione agli impianti di ventilazione.

- RIAPRONO I NEGOZI MA ANCHE GLI OUTLET: piccoli o grandi, di scarpe e vestiti. Da domani riaprono gli esercizi commerciali, al dettaglio ma anche i centri commerciali, gli ipermercati e gli outlet. Sotto i 40 metri quadrati potrà però entrare un cliente alla volta, in quelli più grandi bisogna mantenere un metro di distanza e indossare le mascherine. In caso di vendita di abbigliamento dovranno essere messi a disposizione della clientela guanti monouso da utilizzare obbligatoriamente per scegliere in autonomia, toccandola, la merce.

MUSEI BIBLIOTECHE accessi programmati, visitatori devono sempre indossare la mascherina, ricambio d'aria e disinfezione.

UFFICI: prenotazioni, distanza, barriere, igiene delle mani, pulizia e ricambio d'aria, sia per quelli pubblici e privati.

TRASPORTI, USCITE E ENTRATE DIFFERENZIATE: mascherine, distanziamenti e entrate e uscite separate. I mezzi verranno disinfettati e a disposizione degli utenti ci saranno i dispenser.

SI TORNA IN CHIESA MA IN MOSCHEA DAL 25: firmati i protocolli con le varie religioni. Si torna a poter andare a messa, sempre mantenendo la distanza e con la mascherina così come nelle sinagoghe. Le moschee riapriranno però dal 25 maggio e ognuno dovrà portarsi il tappetino da casa e compiere le abluzioni previste al proprio domicilio.

A tutti i commercianti dell’Oltrepò Pavese e non, che domani o nei prossimi giorni riapriranno la loro attività, la redazione de Il Periodico News augura un grosso in bocca al lupo! La vita è fatta di prove, talvolta anche ardue, però gli oltrepadani, tutti insieme, avranno la forza di superare anche questo periodo.

Certamente non bisognerà abbassare la guardia contro questo nemico che stiamo combattendo, sicuramente, non sarà facile ripartire dopo due mesi di chiusura forzata della propria attività e probabilmente ci saranno alti e bassi, nonchè momenti di sconforto. Il Periodico News che ha la sede, la redazione ed è distribuito in Oltrepò, pertanto siamo oltrepadani e orgogliosi di esserlo, darà sempre spazio alle attività ed ai prodotti del nostro territorio, cercando di supportare le realtà locali.

L’attesa riapertura di bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie e gelaterie ha un effetto valanga sull’agroalimentare nazionale con la ripresa degli acquisti di cibi e bevande che vale almeno 20 miliardi all’anno a pieno regime. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’attesa riapertura lunedi 18 maggio delle attività di ristorazione decisa dal Governo con l’accordo delle regioni. Il lungo periodo di chiusura – sottolinea la Coldiretti – ha pesato su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

Nell’attività di ristorazione – sottolinea la Coldiretti – sono coinvolte circa 330mila tra bar, mense e ristoranti lungo la Penisola dove non tutte le attività riapriranno immediatamente per avere piu’ tempo per l’adeguamento e garantire il rispetto dei vincoli fissati La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus – precisa la Coldiretti – era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani.

La riapertura è strategica anche per i 24mila agriturismi italiani che, spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse – continua la Coldiretti – i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza fuori dalle mura domestiche. A maggiore garanzia degli ospiti è stato elaborato da Terranostra il protocollo nazionale per la sicurezza anti Covid-19 per le quasi 9 milioni di presenze estive nelle campagne italiane.

Con l’arrivo della bella stagione – conclude la Coldiretti – sostenere il turismo in campagna significa anche evitare il pericoloso rischio di affollamenti al mare e nelle città con la valorizzazione dei percorsi naturalistici e degli spazi a tavola dove assaggiare le specialità della tradizione contadina dell’enogastronomia Made in Italy

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