Martedì, 26 Maggio 2020

Il coronavirus ha colpito pesantemente i paesi italiani e non solo dal punto di vista sanitario. Anche gli imprenditori in vari settori hanno purtroppo attraversato e stanno passando momenti molto delicati dovuti alla pandemia che li ha costretti a chiudere o a ridefinire le proprie attività. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Filippo Savini, imprenditore stradellino proprietario di tre locali in città.

Filippo, il lockdown ha colpito pesantemente il mondo del food e beverage. Ad oggi lei è in grado di quantificare il danno economico che ha subito?

«Il mancato incasso di tutti questi weekend e di tutte le ricorrenze, a partire dalla festa della donna, può essere intorno ai venti mila euro… forse certi locali hanno perso un po’ di più, altri meno».

Sono stati decisi modi e tempi di riapertura, la parola d’ordine è “restrizioni”. Quali sono concretamente queste restrizioni e si è già attivato per adeguare il suo locale alle nuove linee guida?

«Sì, ci stiamo attivando, certo, ma ci si attiva ad una cosa che va contro natura…».

In che senso?

«Il bar, il ristorante e simili sono attività per cui alla base c’è una ricerca del sociale, quindi c’è bisogno di socializzazione, delle persone che si riuniscono in un posto, di assembramenti vari ed è quindi contro quello che sono le nuove leggi, quindi noi dobbiamo per forza aprire mantenendo degli standard che vanno contro la natura della nostra impresa e questo è molto complicato aldilà di distanziamenti, di tavoli, plexiglass e quant’altro... Una persona non va al bar per bere il caffè perché ha sete, va al bar per bere il caffè perché la “pausa caffè” è socializzazione, si stacca la testa, si pensa ad altro, si parla con gli altri. Per attrezzare il locale mi sono già organizzato con la sanificazione, che stiamo facendo, anche se comunque i nostri locali sono puliti sempre».

Per i distanziamenti che sono previsti cosa ne pensa?

«Sicuramente la storia dei distanziamenti è per noi un problema, anche perché chi ha un attività così ha dei dipendenti e si sa che nel momento in cui si apre si hanno delle spese fisse che sono enormi, anche per le tasse e così via… con una capacità ridotta al cinquanta per cento ovviamente non si riescono in pratica a coprire neanche le spese e quindi probabilmente molti locali non apriranno nemmeno, perché conviene tenere chiuso».

Quali costi ha dovuto sostenere per adeguare il locale?

«Abbiamo speso 200 euro per sanificarlo periodicamente, poi abbiamo acquistato mascherine, gel, prodotti e guanti per tutti... per ora più o meno abbiamo speso 600 euro, ma per ora. Stiamo ancora aspettando le linee guida definitive».

A suo giudizio un ristorante può lavorare (non in perdita) con le restrizioni rese necessarie dall’emergenza sanitaria? Pensiamo ad esempio alle distanze di sicurezza tra le persone che comporteranno una drastica riduzione dei posti...

«Purtroppo in Italia c’è una concezione un po’ sbagliata, si pensa che viviamo nell’oro. In realtà il ristorante ha dei margini molto piccoli. Alla fine dell’anno il margine sul totale incassato si aggira intorno al 5%, 8% se si è lavorato molto bene. Sarà un tirare a campare, senza la possibilità di avere un guadagno effettivo e con tanto sacrificio per riuscire a pagare le tasse. Il nostro “roseo” futuro è questo…».

Dopo un primo tempo di chiusura totale i ristoranti e anche i bar hanno intrapreso la “strada” del takeaway. Come sta andando?

«Il take-away diciamo che è sempre un tirare a campare anche quello. Io mi sono inventato qualcosa di particolare con la secret box che sta funzionando bene. Certo è che bisogna avere un sacco di immaginazione e fantasia e bisogna sempre reinventarsi. Diciamo che per il White Rabbit è più una sorta di delivery, mentre per l’altro mio locale, il bar ‘Vintage’, il take-away funziona molto bene per l’aperitivo, grazie anche alla posizione centrale della città in cui si trova. Mentre il mio terzo locale, il pub Neverland è chiuso perché ha dei costi fissi molto elevati e conviene quindi non aprire al momento».

La risposta da parte della clientela è positiva. Non crede che sia solo un momento dovuto alla voglia di un minimo di normalità ma che sarà un entusiasmo che andrà a scemare con il tempo?

«La gente adesso non ha molta scelta quindi accetta il take-away. Penso però che possa funzionare molto bene in città, ma in un posto come Stradella lascia il tempo che trova. Adesso va bene, ma non penso che possa aprire un locale solo takeaway in questa zona. Certo è che noi una sorta di take-away la facevamo già, sia al White Rabbit che al Neverland, quindi ci sarà magari un incremento in questo senso, ma diciamo che non è su questo che un locale deve e può basarsi...».

Prima parlava della sua secret box... ce la racconta?

«In pratica è una scatola che ti arriva a casa e non sai quello che mangi! Il concetto è come la scatola del Lego, perché all’interno tutti gli ingredienti sono stati porzionati, messi in buste numerate, con dei messaggi e dei video su whatsapp con i nostri cuochi che cucinano, passo dopo passo, tutti gli ingredienti all’interno della scatola e le persone possono così preparare i loro piatti. è molto divertente perché poi c’è la condivisione sui social. Ho cercato di studiare un intrattenimento culinario: mangiare non è solo mangiare, ma deve essere anche soddisfare un bisogno di intrattenimento, soprattutto in un periodo in cui si doveva stare chiusi in casa, senza molto da fare».

Nel suo ristorante quante persone lavoravano prima del Covid? E nell’immediato futuro come sarà?

«Nel mio ristorante ci lavorano circa dieci persone, ma con queste nuove regole le persone che avevo “a chiamata” dovranno stare a casa, c’è poco da fare… è tutto in proporzione ovviamente».

A livello locale avete ricevuto o riceverete aiuti?

«Il comune di Stradella si è attivato subito e abbiamo fatto una bella riunione, dove hanno ascoltato noi ristoratori e baristi e dove ci hanno chiesto cosa potevano fare per noi. Noi naturalmente abbiamo detto le nostre esigenze. Al momento siamo ancora vincolati dalle linee guida che ci arrivano “dall’alto”, però sono sicuro che il nostro Comune ci aiuterà, perché l’amministrazione sa che bar e ristoranti sono il traino del commercio della città».

Lei fa parte di coloro che nonostante le restrizioni riaprirà i suoi locali. A Stradella com’è la situazione, apriranno tutti?

«Dovrebbero aprire quasi tutti, direi l’80%: a Stradella la gente ha voglia di uscire, quindi ci saranno di sicuro molti controlli e forse qualche problema di ordine pubblico. Questo è quello che penso e l’ho scritto anche sui social: “se c’è assembramento davanti ad un supermercato la gente è cretina, se c’è assembramento davanti ad un bar, il barista è cretino”…Una cosa che proprio non capisco».

di Elisa Ajelli

 La Camera di Commercio di Pavia ha comunicato il primo "conto" che il forzato lockdown ha presentato all'economia pavese. Ben il 24% del Pil è andato in fumo nel solo primo trimestre del 2020. E si stima che le perdite si attesteranno al 10% per tutto il 2020.  Codacons: "Questo significa che molte imprese non riapriranno e molte altre nel medio periodo rischiano di chiudere. Mai come ora sono necessari interventi strutturali che consentano alle imprese di ritrovare la liquidità necessaria a far fronte alle perdite subite e ai costi della ripresa e permettano loro di riiniziare a investire nella propria attività. Dunque finanziamenti anche a fondo perduto e accesso facilitato al credito garantito dallo Stato alle PMI che sono e restano sul territorio e producono, danno lavoro, pagano le tasse in Italia (e non in Olanda come qualcun altro...) e vanno aiutate per prime! E' necessario fare presto perché gli altri Stati non ci aspettano e sono pronti a sottrarci ingenti fette di mercato. Si rischia davvero la catastrofe economica"

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Si torna a una vita "quasi normale" anche se per proteggersi dal Coronavirus bisognerà indossare le mascherine in moltissime occasioni, così come occorrerà essere pronti a farsi misurare la febbre. Ma, oltre ai parenti, si tornerà a poter vedere gli amici e invitarli a casa. Addio anche all'autocertificazione, resta però il divieto di assembramento.

- TORNANO GLI SPETTACOLI ALL'APERTO, AL CINEMA SENZA POP CORN: dal 15 giugno si potrò tornare a teatro, nelle sale da concerto, al cinema ma i posti a sedere saranno preassegnati e distanziati", con almeno un metro fra uno spettatore e l'altro. E se saranno all'aperto non potranno parteciparvi più di 1000 persone. La soglia scende a 200 persone per gli spettacoli al chiuso, per singola sala. Le regioni possono stabilire una diversa data in relazione al contagio. Resta il divieto quando ci sia assembramento e per sale da ballo e discoteche. Bisognerà indossare la mascherina ma addio ai pop corn e alle bibite.

- DAL 3/6 VIAGGI IN UE: dal 3 giugno sparisce ogni limitazione - e non c'è più quarantena - per gli spostamenti all'estero verso gli Stati dell'Unione europea e dell'area Schengen, la Gran Bretagna, Andorra e il Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano. Restano vietati gli spostamenti per altri Paesi, "salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute. Resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza".

SI' ALLE SECONDE CASE DA SUBITO, IN UN'ALTRA REGIONE DAL 3/6: il prossimo weekend si potrà andare al mare o in campagna ma se si resta nella propria Regione. Per spostarsi di più occorre attendere il 3 giugno.

- NIENTE CORTEI, MANIFESTAZIONI 'IN FORMA STATICA': Tutti i cortei restano vietati a data da destinarsi. Sì alle manifestazioni pubbliche ma soltanto in forma statica e a patto che siano osservate le distanze sociali prescritte.

- SI TORNA IN PISCINA ED IN PALESTRA: Dal 25 maggio potranno riaprire anche le piscine, ma se in tutta Italia si potrà tornare ad allenarsi e nuotare dal 25 maggio la Lombardia ha scelto di aspettare una settimana in più. Le nuove regole regionali che saranno in vigore al 31 maggio prevedono infatti di “attendere i successivi monitoraggi sulla diffusione del contagio” per procedere con la riapertura. In questo senso viene puntualizzato anche come le attività per piscine e palestre saranno vietate anche se svolte all’aperto. Obbligatorio disinfettare sdraio, lettini e ombrelloni ad ogni cambio di persona o nucleo familiare, la possibilità di misurare la temperatura a tutti. In vasca la 'densità di affollamento' non dovrà superare i "7 mq di superficie a persona". Stesso spazio deve essere garantito nelle aree solarium.

- PARRUCCHIERI SI', CENTRI BENESSERE NO: anche se con la lista di attesa si potrà tornare dal parrucchiere mentre i centri benessere restano chiusi. Idem per i centri termali (con l'eccezione delle attività che rientrano nei livelli essenziali di assistenza), quelli culturali e sociali.

BIMBI I CENTRI ESTIVI, ANCHE AL CHIUSO: fino a metà giugno sì ad attività organizzate con i bambini e gli adolescenti e dal 15/6 via libera anche ai centri estivi. Meglio se all'aperto ma saranno consentiti anche quelli al chiuso. Rigide le regole di sicurezza: arrivi e uscite scaglionati, triage con le famiglie, lavaggi delle mani frequenti.

- STABILIMENTI BALNEARI, SPIAGGE ATTREZZATE E SPIAGGE LIBERE: pulizia e tanto spazio. Quest'estate si torna al mare ma a patto che fra gli ombrelloni ci siano almeno 10 metri quadrati e che i lettini siano disinfettati. Niente assembramenti per chi ama le spiagge libere e niente sport di gruppo.

- IL CAFFE' AL BANCONE, NIENTE COMITIVE AL RISTORANTE: mantenendo tutte le cautele sarà possibile prendere un caffè al bar e andare a mangiare una pizza. Ma niente comitive: i nuovi parametri che prevedono spazi fra i tavoli consentono di andare a mangiare fuori solo in piccoli gruppi.

- ALBERGHI E B&B: anche in questo caso valgono le regole generali con attenzione al distanziamento interpersonale di almeno un metro in tutte le aree comuni. Gli ospiti devono sempre indossare la mascherina, mentre il personale dipendente è tenuto all'utilizzo della mascherina sempre quando in presenza dei clienti e comunque in ogni circostanza in cui non sia possibile garantire la distanza interpersonale di almeno un metro. Ogni oggetto fornito in uso dalla struttura all'ospite, dovrà essere disinfettato prima e dopo di ogni utilizzo. Aerazione dei locali e attenzione agli impianti di ventilazione.

- RIAPRONO I NEGOZI MA ANCHE GLI OUTLET: piccoli o grandi, di scarpe e vestiti. Da domani riaprono gli esercizi commerciali, al dettaglio ma anche i centri commerciali, gli ipermercati e gli outlet. Sotto i 40 metri quadrati potrà però entrare un cliente alla volta, in quelli più grandi bisogna mantenere un metro di distanza e indossare le mascherine. In caso di vendita di abbigliamento dovranno essere messi a disposizione della clientela guanti monouso da utilizzare obbligatoriamente per scegliere in autonomia, toccandola, la merce.

MUSEI BIBLIOTECHE accessi programmati, visitatori devono sempre indossare la mascherina, ricambio d'aria e disinfezione.

UFFICI: prenotazioni, distanza, barriere, igiene delle mani, pulizia e ricambio d'aria, sia per quelli pubblici e privati.

TRASPORTI, USCITE E ENTRATE DIFFERENZIATE: mascherine, distanziamenti e entrate e uscite separate. I mezzi verranno disinfettati e a disposizione degli utenti ci saranno i dispenser.

SI TORNA IN CHIESA MA IN MOSCHEA DAL 25: firmati i protocolli con le varie religioni. Si torna a poter andare a messa, sempre mantenendo la distanza e con la mascherina così come nelle sinagoghe. Le moschee riapriranno però dal 25 maggio e ognuno dovrà portarsi il tappetino da casa e compiere le abluzioni previste al proprio domicilio.

A tutti i commercianti dell’Oltrepò Pavese e non, che domani o nei prossimi giorni riapriranno la loro attività, la redazione de Il Periodico News augura un grosso in bocca al lupo! La vita è fatta di prove, talvolta anche ardue, però gli oltrepadani, tutti insieme, avranno la forza di superare anche questo periodo.

Certamente non bisognerà abbassare la guardia contro questo nemico che stiamo combattendo, sicuramente, non sarà facile ripartire dopo due mesi di chiusura forzata della propria attività e probabilmente ci saranno alti e bassi, nonchè momenti di sconforto. Il Periodico News che ha la sede, la redazione ed è distribuito in Oltrepò, pertanto siamo oltrepadani e orgogliosi di esserlo, darà sempre spazio alle attività ed ai prodotti del nostro territorio, cercando di supportare le realtà locali.

"Quali sono i tempi di liquidazione dell'anticipo Pac 2020 e a che punto è, nel dettaglio, la liquidazione del saldo 2019, relativamente agli adempimenti a carico di Regione Lombardia e quali sono le motivazioni di eventuali ritardi nella liquidazione dello stesso" lo chiede il gruppo consiliare del PD in una interrogazione con risposta scritta depositata ieri in Consiglio regionale, indirizzata all'assessore Fabio Rolfi e firmata anche da Giuseppe Villani.

"Sono passati ormai quasi due mesi da quando il Governo, nel decreto Cura Italia, ha autorizzato l'anticipazione Pac a favore delle aziende agricole al 70% - dice il consigliere dem – e, dopo le lettere, torniamo a richiedere con mezzi più formali, l'intervento di Regione Lombardia che, mentre è stata attiva e sollecita nel richiedere l'attuazione di questa norma al Governo, ora risulta assai lenta anche per quanto riguarda il pagamento del saldo della Pac 2019".

"Come avevamo già scritto nella lettera inviata all'assessore regionale all'Agricoltura Rolfi nei primi giorni di marzo, questo aumento dell'anticipo darà una boccata di ossigeno in termini di liquidità ai nostri agricoltori operanti nel settore agroalimentare. Tra i tanti comparti in sofferenza in questo difficile momento, questo, per la sua stessa natura, non può permettersi interruzioni" conclude Villani.

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 Legambiente Voghera-Oltrepò in merito all'ipotizzato impianto biometano nel comune di Voghera , tramite una nota stampa afferma : "Noi del circolo Legambiente Voghera-Oltrepò, leggendo le notizie in merito all'impianto di biometano nel comune di Voghera, non abbiamo visto nulla di anomalo nel fatto che il Sindaco di Voghera abbia incontrato degli imprenditori intenzionati ad investire nel territorio comunale.Quello che abbiamo trovato quantomeno strano è che la diffusione della notizia abbia portato a un balletto di smentite, preventive e successive, di consiglieri di maggioranza, agenzia immobiliare, proprietari dei terreni e chi più ne ha più ne metta. Questo fa subito percepire una confusione politica che non dovrebbe esserci nel prendere decisioni così importanti. 

Resta comunque, al di là di questi aspetti, che comunque sarebbe utile togliere dalla zona grigia in cui si trovano, un problema sugli aspetti dell'impatto ambientale del progetto. In particolare e per sommi capi, riservandoci di intervenire con nostre osservazioni nell'iter, vorremmo capire come si intendono risolvere alcune problematiche non affrontate adeguatamente nel progetto: il contenimento delle emissioni odorigene nella fase di stoccaggio; le problematiche relative alle filiere di approvvigionamento; gli aspetti di contenimento delle emissioni dell'impianto; la gestione del digestato; i problemi del traffico. Su questi aspetti vorremmo che ci si concentrasse per evitare che un progetto proposto, a nostro avviso, in modo errato porti a mettere erroneamente in dubbio la tecnologia o la possibilità di realizzare correttamente impianti di biogas sul nostro territorio. Oltre alla nostra associazione - conclude Legambiente Voghera-Oltrepò - che sicuramente farà la sua parte nell'iter, suggeriamo che il ruolo essenziale che gli enti locali svolgono, porti i comuni limitrofi e non solo i confinanti, ad una richiesta di ammissione alla conferenza dei servizi come parte in causa."

*foto di repertorio

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Anche Cesare Malerba, di Mornico Losana, ha fra le sue coltivazioni quella dello zafferano. Ma non solo: patata rossa, viola, pepe di Sichuan, timo, santoreggia, salvia, issopo, maggiorana, rosmarino, fave, ortaggi, cavolfiore violetto, cavolo rosso. Piccole produzioni che potrebbero essere la classica ciliegina sulla torta del nostro territorio, e che troveranno la loro maturazione nei prossimi mesi. Che tuttavia sono oggetto di forti dubbi circa il ritorno alla normalità.

Cesare, come sta andando il lavoro in campagna?

«La campagna non si ferma: rispettando le regole e le imposizioni noi andiamo avanti. Il ciclo agricolo deve proseguire. Ma i mercati sono bloccati, e le aziende piccole come la mia, che usufruiscono di questi canali, come anche di sagre e fiere, sono penalizzati. Mi è venuto a mancare forse l’indotto principale, avendo un prodotto anche particolare, di nicchia. I miei prodotti sono pronti per lo più in tarda primavera, in autunno, ma per me questo era il periodo in cui mi concentravo di più sulle vendite nei mercati. Per esempio, la fiera di Borgonovo a Pasqua, che è saltata, per me era una grande vetrina. Però diciamo che la mia stagionalità di produzione, i miei raccolti non sono caduti in concomitanza alla chiusura. Chi ha serre e produce tutto l’anno ora è molto più in difficoltà. Il mio punto vendita comunque resta aperto, ma mi sono dirottato su consegna a domicilio e vendita online.»

Può essere il futuro da intraprendere anche a emergenza conclusa?

«La mia idea è che la rinascita avverrà da noi piccoli produttori direttamente, non tramite il commercio su internet. Va bene, molti si sono rivolti all’online e alla consegna a domicilio. Ma forse abbiamo riscoperto in questo periodo cosa voglia dire avere un piccolo produttore sotto casa. Quindi, secondo me, finito questo momento contingente si tornerà ad apprezzare quello che ha la frutta fresca, che la coltiva direttamente, che ti porta a casa il chilo di mele, l’insalata, gli asparagi.»

Di Pier Luigi Feltri

 

Un curriculum vitae davvero infinito... Laureato presso l’Università di Pavia in Medicina e Chirurgia, specialista in Medicina del Lavoro ed Igiene, Medicina Preventiva-Sanità Pubblica, dal 1995 al 2004, per due tornate consecutive, è stato Sindaco di Rivanazzano Terme. Dal 2001 al 2006 Senatore della Repubblica Italiana, XIV Legislatura. Dal 2006 al 2008 Deputato al Parlamento, XV Legislatura e Capogruppo della XI Commissione Permanente – Lavoro pubblico e privato. Membro del Comitato Schengen, dal 2012 al 2013 è di nuovo Deputato parlamentare, mantenendo l’incarico della suddetta Commissione. E questo ne è solo un sunto... Autore di svariate pubblicazioni a riguardo Medicina del Lavoro, e di 3 Manuali, la sua attività nel settore continua incessante ai massimi livelli, tra Ministeri, Associazioni e tante Aziende, molte note a livello nazionale ed internazionale, e diverse, anche, del nostro Territorio. Abbiamo contattato il Dott. Luigi Fabbri.

Emergenza sanitaria mondiale: quale la sua sensazione e visione?

«Questa è una “domandona”! L’uomo è uguale a tutte le latitudini: noi abbiamo sottovalutato ciò che stava accadendo in Cina; Inghilterra, Francia e Germania hanno sottovalutato quello che stava accadendo da noi. Trump ha sottovalutato quello che sta accadendo in Europa. Tutti quindi ci siamo mossi in colpevole ritardo (ma è facile dirlo col senno di poi). Pagheremo tutti con un numero elevato di vittime, e gli U.S.A. più di tutti. Dalla Cina veniamo a sapere adesso che i morti sono molto di più di quelli dichiarati “ufficialmente”. Ci sarà una crisi economica la cui gravità è tutta da definire, ma mi domando come sia possibile pensare che sistemi economici così avanzati possano subire una crisi così grave come le Cassandre di turno amano preconizzare... Le guerre mondiali sono durate cinque anni ognuna, e le economie di quelle epoche non erano lontanamente paragonabili a quello che siamo oggi. Può uno stop di tre mesi, più altri due, forse tre, probabilmente, per far ripartire gradualmente la produzione, scatenare una crisi così grave?! Spero di no! Certo, tutti ci rimetteremo qualcosa, ed i più deboli pagheranno di più... Certi settori economici subiranno una crisi enorme: penso al settore turistico-alberghiero, primo fra tutti nel nostro Paese... ma per moltissimi settori la ripresa, pur con sacrifici, non avrà tempi lunghissimi».

Come considera l’attuale operato di Governo, sia Regionale sia Centrale?

«Come ho detto prima, è facile, col senno di poi, criticare. In un paese democratico, il processo decisionale non è snello: da noi, poi, è complicato anche dalla presenza di una burocrazia, a tutti i livelli, che non aiuta. Però... un po’ più di coraggio al Governo Centrale avrebbe consentito di chiudere tutto prima. Per intenderci, quando ha chiuso le scuole, ad esempio. Il Sindaco di Milano, che oggi chiede scusa ammettendo i suoi errori, a Febbraio, con i suoi aperitivi e lo slogan “Milano non si ferma! Milano va avanti!“, sicuramente non ha contribuito al rallentamento della diffusione del virus. Per non parlare delle immagini delle carrozze del metrò con la gente stipata come a Tokyo con l’Italia già in quarantena! Sul Governo Regionale è cascato un lavoro enorme: potevano dichiarare Alzano, Bergamo e la Val Seriana “zona rossa” una settimana prima; che ci fosse un focolaio era evidente... e forse hanno tentennato sulla spinta di interessi economici forti in quelle zone. La Regione, comunque, non è stata supportata come si sarebbe dovuto, neanche nelle forniture dei dispositivi, o dei respiratori. Qualcuno ora mette in dubbio l’eccellenza del Sistema Sanitario Lombardo, e questo sarà un tema del dibattito politico che si svilupperà, finita la crisi».

Da esperto del mondo del lavoro, quali perdite, quali possibilità di rinascita/ripresa, quale futuro: sarà un cambiamento mondiale epocale?

«L’Industria manifatturiera avrà perdite, ovviamente, soprattutto perché la crisi è globale ed i nostri partners commerciali sono nei guai come noi. Niente, però, che non si possa rimediare negli anni a venire, soprattutto se lo Stato saprà intervenire nei tempi e nei modi necessari. L’Artigianato, con settori già in crisi come l’edilizia, rischia di perdere parecchie imprese... idraulici, elettricisti, etc. E qui, le Associazioni di Categoria devono fare un grande lavoro, con lo Stato, per garantire la sopravvivenza di quelle che nel frattempo sono riuscite a sopravvivere. Analogamente, il Commercio, per quanto riguarda quei settori che non sono potuti rimanere aperti come l’alimentare, e sono numerosissimi... legga, gli studi professionali, ad esempio, subiranno qualche ripercussione dalla chiusura di molte attività artigianali e commerciali. L’Agricoltura apparentemente è più pronta per la ripresa, non avendo interrotto del tutto la propria attività. Ma adesso è in crisi per la prossima raccolta di grano, pomodori e frutta. Ed infine credo che tutti siamo a conoscenza del dramma del settore turistico alberghiero, organizzazioni, congressi, cinema, bar, teatri...».

Si poteva fare qualcosa di più agli inizi?

«Si poteva fare di più, ma lo diciamo oggi. C’è chi ha minimizzato perché ha pensato che “noi non siamo la Cina”: sul web sono comparsi sproloqui, come quello di Vittorio Sgarbi, che derubricava il fenomeno ad “influenzetta”, così come altri “autorevoli” opinionisti nelle loro comparsate alla TV. Qualcuno è stato timido, come il sindacato che invece oggi è molto attivo sul tema, ed il Governo sicuramente poteva fare di più. Le associazioni di categoria hanno badato ai loro interessi fino all’ultimo. I sindaci “smarriti” in attesa di direttive ed i Presidenti di Regione attenti a non entrare in conflitto col Governo, anche se poi più di un Presidente in contrasto ci è andato. Anche questo fatto della concorrenza dei Poteri tra Stato e Regioni in tema di sanità sarà argomento di dibattito politico, finita l’epidemia, perché qualche crepa si è aperta dal punto di vista dell’organizzazione dei servizi».

Il Governo Centrale avrebbe, secondo lei, dovuto preferibilmente fare un passo indietro ed affidarsi ad esperti delle emergenze?

«Il Governo avrebbe sicuramente dovuto affidarsi di più agli esperti, agli scienziati. è chiaro che i tecnici danno un parere, che per quanto autorevole, deve essere filtrato dalla politica che deve decidere. Ma il Governo non ha mostrato compattezza, è stato titubante nelle decisioni per la paura di scontentare... e così ha perso di vista l’unico obiettivo che doveva perseguire: arginare il contagio. Un’annotazione: Il Ministro della Salute è stato il grande assente in questa vicenda: non si è mai visto!».

Cosa e come chiedere aiuto all’Europa?

«è un tema in corso di svolgimento. Il Governo sta perseguendo l’unica strada percorribile, in questo seguito dalla Francia e da tre quarti d’Europa. Unici avversari Germania, Olanda ed Austria. Non basta abolire i vincoli di bilancio come l’Europa ha già fatto, e ci mancherebbe...! Occorre potere utilizzare il fondo Salva-Stati della Zona-Euro, il Mes, ed i fondi della Banca Comunitaria, la BEI, Banca Europea per gli Investimenti, da parte dell’Italia e degli altri paesi colpiti dall’epidemia. Si stima siano necessari mille miliardi di euro per aiutare tutti gli stati membri: all’Italia potrebbero arrivare 36 miliardi dal solo fondo Salva-Stati. Ed altri dalla BEI. Ci sarebbero gli Eurobond, ma la vedo dura scontrarsi su un tema così... divisivo, che potrebbe portare alla fine dell’Europa».

Qual è la sua personale previsione per il nostro territorio oltrepadano?

«Che dirle... che non ci siamo già detti in altre chiacchierate... Noi siamo il sud della Lombardia, e l’Oltrepò è ancora più “sud”, con tutte le accezioni positive e negative che questa definizione può avere. Il turismo che, come abbiamo già detto, sarà il settore che uscirà peggio da questa crisi, da noi è in crisi da un pezzo: ne sono emblema le Terme di Salice. Andavano molto bene le Terme di Rivanazzano, ma questa chiusura le azzopperà. Agli operatori turistici delle nostre colline e montagne facciamo tanti auguri di cuore, ma la maggior parte delle persone rinuncerà, o quasi, ad andare in vacanza, oltre che per motivi economici, anche per paura. L’industria in Oltrepò è solida, non numerosa ma solida: penso a Valvitalia, Bormioli, Cifarelli, Decsa, Piber e Brambati, solo per citarne alcune... subirà i contraccolpi della crisi, ma non vedo pericoli per l’occupazione. Discorso più complicato per l’artigianato, perché molte piccole imprese artigiane per sopravvivere saranno costrette a lasciare “a casa“ qualcuno, temo. Speriamo che le Associazioni di categoria e lo Stato trovino con le banche strumenti utili per la loro ripresa. L’agricoltura in Oltrepò è l’attività più importante e andrà sostenuta, come ho detto prima, più di quanto non sia stato fatto fino ad ora».

di Lele Baiardi

 

I fondatori del gruppo Bellessere in Oltrepò, Miranda Contu, Alessandra Noto, Jalila Essadik e Massimo Ferramosca, con una nota stampa comunicano : “Lunedì 4 maggio alle ore 10 in piazza Duomo a Voghera, si sono date appuntamento parrucchieri, estetiste, ristoranti, bar, negozi, ecc di Voghera e Oltrepo  per un flash  Mob per la consegna simbolica delle chiavi dei propri negozi, al Sindaco della città.  La manifestazione promossa sui social dal neo nato gruppo  Bellessere in Oltrepo, ha avuto l'adesione di tantissimi operatori del settore ai quali sono aggregate altre categorie di commercianti ed artigiani.  Obiettivo della protesta, manifestare la propria contrarietà alla mancata riapertura di tante attività che potrebbero viceversa ed in condizioni di sicurezza, poter ripartire anche subito.  Viene sottolineato che la forzata chiusura, ha creato e creerà gravi problemi di natura economica ed occupazionale, in tutto il settore.  Le stesse dipendenti ad oggi non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione.

La protesta che è stata autorizzata dalla Prefettura, non vuole avere alcuna valenza di appartenenza politica, tengono a sottolineare i promotori, ma solo significare l'urgenza di poter avere il diritto a lavorare e salvare la propria attività.

Il Flash Mob sarà svolto con un Minuto di silenzio per le vittime del corona virus, seguirà un grande applauso, consegna delle chiavi al Sindaco con 10 minuti di silenzio che simboleggiano la morte della nostre attività."

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Anche coloro che coltivano prodotti di nicchia sono in difficoltà. Lo zafferano locale, per esempio, che negli ultimi anni ha incontrato un grande successo di pubblico e di critica. Ormai non è più soltanto una “moda”, ma una delizia per tutti i palati fini. Abbiamo chiesto a Gianni Colombi, della società “Zafferano dei Colli Pavesi SSA”, con sede a Lirio ma siti produttivi anche ad Arena Po, Cigognola e Montescano.

Come sta procedendo la vostra attività in questo momento di emergenza?

«Siamo completamente fermi, perché i nostri canali di vendita erano i piccoli negozi, i ristoranti, gli agriturismi. Avevamo programmato un inizio 2020 perfetto, nel senso che avevamo acquisito nuovi clienti, e avevamo confermato la nostra partecipazione a feste, eventi e tante belle cose.»

Pensa che ci sarà modo di recuperare nei prossimi mesi?

«No. Porto un esempio banale, che però rappresenta la realtà. Pensiamo al produttore di vino: se questo vendeva una bottiglia sul tavolo di un ristorante perché lo aveva in carta vini, non essendoci in questo periodo alcun commensale la bottiglia non sarà stata venduta. Ma alla riapertura non ne venderà due, ne venderà una sola. O forse mezza… Per quanto riguarda lo zafferano è la stessa cosa.»

Quindi per voi è venuta meno un’importante canale di distribuzione.

«Sì, la ristorazione sicuramente è penalizzata. L’emergenza è arrivata in un brutto momento. È con la primavera che si mette in moto la macchina commerciale, quello che hai perso non lo recuperi con l’estate. A parte che ci sarà un’estate anomala…»

In che termini?

«Io penso che per molte persone, penso al classico milanese, non ci sarà la possibilità di andare al mare o in montagna per farsi qualche giorno di ferie. I movimenti saranno limitati. Quindi sono in molti a sperare che si muova qualcosa per i nostri territori al momento della riapertura. Ci sarà un km0 anche a livello dello svago.»

Vi state attrezzando con qualche proposta particolare? Vendite telematiche, consegne domiciliari…

«Nei nostri programmi c’è l’apertura di un e-commerce, ma anche qualcosa che sponsorizzi un po’ il territorio dell’Oltrepò. Bisogna rimboccarsi le maniche, perché la situazione è pesante. Io abito a San Damiano, e vedo che qui intorno ci sono tante piccole aziende condotte dal pensionato, magari con il figlio che gli dà una mano: non sono attrezzate per distribuire porta a porta. Si basano ancora sul milanese che viene qui e porta a casa la damigiana. E hanno ancora la cantina piena. Cosa fai? Svendi il prodotto? La situazione è gravissima.»

Di Pier Luigi Feltri

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