Lunedì, 30 Marzo 2020

Con una nota stampa, la cantina Terre d'Oltrepò informa che dall'agronomo Parisi con il patrocinio di Ersaf e Co.Pro.Vi. verrà realizzato il "Bollettino della vite". " E' il punto di riferimento tecnico della vite in Lombardia con speciale riferimento all'Oltrepò Pavese - scrive Terre Oltrepò -  E' il bollettino di difesa della vite realizzato dalla cantina Terre d'Oltrepò, realizzato dall'agronomo interno Nicola Parisi. Il documento di estrema importanza, a scadenza settimanale nei periodi cruciali della coltivazione, si avvale del patrocinio di Ersaf Lombardia e di Co.Pro.Vi Società Cooperativa ed è distribuito non solo ai soci di quest'ultima e della cantina oltrepadana ma è consultabile sul sito di Regione Lombardia da tutti i viticoltori.
"In questi giorni – spiega il presidente Andrea Giorgi di Terre d'Oltrepò – è in uscita il primo numero del 2020 che diventerà con l'andamento stagionale addirittura un bollettino settimanale. Siamo orgogliosi di fornire questo servizio a tutti i viticoltori lombardi grazie ad un accordo siglato con Ersaf e Co.Pro.Vi. A redigerlo è il nostro agronomo Parisi, tecnico di estrema esperienza che ogni settimana fa il punto su diverse questioni agronomiche legate alla coltivazione della vite. Un servizio utile che svolgiamo con massima attenzione proprio per fornire il necessario supporto a chi lavora in campagna".
Nato nel 1985, per iniziativa della Fondazione Carlo Gallini di Voghera, il Bollettino di difesa della vite riportava indicazioni destinate agli eliconsorzi, allo scopo di ridurre il numero di trattamenti che era compreso fra 15 e 20.
"Nel tempo – spiega Nicola Parisi, agronomo di Terre d'Oltrepò -  si è arricchito di contenuti e significati ed è diventato il veicolo dell'informazione per l'adozione di razionali pratiche di gestione della vite, di difesa fitosanitaria per aziende convenzionali e "bio", e degli adempimenti obbligatori stabiliti dalla normativa vigente". La redazione del bollettino è l'atto finale di una serie di attività che sono propedeutiche alla sua stesura. "Le proposte  - spiega l'agronomo Parisi - di difesa fitosanitaria e gestione della vite sono infatti basate su analisi dei dati meteo registrati dalla Rete Agrometeorologica di Terre d'Oltrepò; rilievo settimanale delle fasi fenologiche della coltura; valutazione della presenza e composizione floristica delle infestanti; analisi dei risultati dei monitoraggi settimanali in vigneti TNT (Testimone Non Trattato) dove non vengono eseguiti trattamenti fitosanitari per studiare l'epidemiologia delle principali malattie della vite (Peronospora, Oidio); attività di monitoraggio attraverso rilievi della presenza di insetti dannosi (Nottue, Bostrichidi, Cicaline, etc.); rilievi e valutazioni settimanali relative al ciclo di Scaphoideus titanus, vettore della Flavescenza dorata della vite; rilievi settimanali attraverso l'utilizzo di trappole cromotattiche (per cicaline e Scaphoideus titanus), alimentari (Drosophila suzukii) e/o a feromoni (Lobesia botrana) per la valutazione delle popolazioni o dell'andamento del volo degli adulti dei principali insetti dannosi per la vite e il monitoraggio di alcune malattie della vite in collaborazione con il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia".

Il comunicato è suddiviso in sezioni che riportano l'andamento meteorologico della settimana (o periodo) precedente; la fase fenologica raggiunta dalla vite; consigli relativi alle operazioni colturali; strategie ed interventi di difesa fitosanitaria basati sulle osservazioni fatte in campo e le previsioni meteo della settimana successiva; eventuali comunicazioni relative a decreti di lotta obbligatoria e/o scadenze di carattere burocratico ed amministrativo per le aziende agricole. Alla redazione del Comunicato partecipano 5-6 agronomi professionisti che si scambiano le informazioni sulle osservazioni in campo e condividono le strategie proposte. Il bollettino persegue alcune importanti finalità nel proporre strategie razionali di gestione e difesa della vite come la tutela della salute dell'operatore agricolo; la tutela della salute del consumatore e la salvaguardia dell'ambiente. 

"In altre parole – spiega Parisi - è, a tutti gli effetti, uno strumento di "sostenibilità" che accompagna i viticoltori nell'affrontare le sfide che si pongono per il futuro. Per esempio i cambiamenti climatici (occorre adattare le strategie di gestione e difesa della vite in relazione ai cambiamenti climatici in atto per assicurare il raggiungimento di standard qualitativi elevati); la gestione delle "resistenze" (si tratta di utilizzare i fitofarmaci che abbiamo a disposizione scongiurando il rischio di selezionare, con un uso improprio, ceppi di patogeni resistenti alle sostanze attive che impieghiamo); il vigilare sulla eventuale comparsa di nuovi patogeni e/o insetti dannosi alla vite che possono giungere da altri paesi".

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E' on line il nuovo modello che i cittadini devono utilizzare per le autodichiarazioni. E' presente una nuova voce con la quale l'interessato deve autodichiarare di non trovarsi nelle condizioni previste dall'articolo 1, comma 1, lettera c, del decreto dell'8 marzo 2020 che prescrive il "divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus". Ne dà notizia il Viminale.

IL MODELLO DA SCARICARE IN PDF

 

Una campagna sociale per essere al fianco del Policlinico San Matteo di Pavia, eccellenza sanitaria nazionale, da tre settimane in prima linea nell’emergenza Coronavirus. Con la consapevolezza che il ruolo dei medici e dell’intero comparto è fondamentale per combattere questa battaglia, le cantine Terre d’Oltrepò e La Versa hanno fatto decollare una raccolta fondi da destinare alle urgenze del nosocomio pavese. #allasalute e la campagna ideata dalle due realtà oltrepadane con cui doneranno il 50% del prezzo di vendita di ogni singola bottiglia acquistata sul sito web per sostenere l’attività del Policlinico.

“Siamo convinti – spiega il presidente, Andrea Giorgi – che in un periodo come questo dobbiamo essere tutti uniti. Ed ogni singolo gesto a favore dell’altro non può che giovare alla causa generale. Una cantina riferimento come la nostra non poteva sottrarsi alle tante richieste di aiuto, anche economico, che ci stanno arrivando. Quella di oggi è una battaglia che tutti, nel nostro mondo, dobbiamo vincere. In prima linea c’è l’intero comparto medico e sanitario che deve essere supportato anche con iniziative come queste”. #allasalute vuole essere un messaggio chiaro rivolto in primo luogo ad aiutare il mondo sanitario ed in secondo luogo vuole essere un monito, un classico modo di dire, per guardare avanti anche in un periodo difficile come questo"

“Si tratta di un’operazione condivisa con l’intero organico delle due cantine a testimonianza di quanto sia importante oggi essere vicini al mondo sanitario per sconfiggere questo virus – spiega il direttore, Massimo Sala – Doneremo il 50% del prezzo di vendita delle nostre bottiglie acquistate sul web come segnale di vicinanza a chi oggi sta lottando nelle corsie dell’ospedale San Matteo di Pavia. Lo doneremo con il cuore, in rappresentanza anche dei nostri tanti soci, con la speranza che questa emergenza possa ultimarsi il prima possibile”. La campagna #allasalute si aggiunge a quella video #weloveitaly per sostenere i prodotti e le eccellenze italiane. Una sorta di viaggio settimanale tra i punti di forza delle due cantine come esempi del made in Italy. La cantina nel frattempo ha chiuso i punti vendita di Broni, Casteggio e Santa Maria della Versa in ottemperanza al decreto, ma è possibile contattarle telefonicamente per eventuali ordini."

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100 contagi in più rispetto a ieri in provincia di Pavia, in totale i contagiati sono  722 .   Sono arrivate a 1.809 le vittime del coronavirus in Italia. In un solo giorno c'è stato un aumento di 368 morti. Sabato l'aumento era stato di 175. Sono 2.335 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il virus, 369 in più di ieri.  Superati i 20 mila malati: sono complessivamente 20.603, con un incremento rispetto a sabato di 2.853, mentre il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 27.747, mentre in tutto i guariti sono 2335. Il dato è stato fornito dal commissario per l'emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile.

Sono 252 i nuovi decessi per coronavirus in Lombardia, una cifra mai raggiunta finora in regione in una singola giornata. Dall'inizio dell'emergenza in Lombardia non erano mai stati superati i 200 decessi in un giorno: ieri erano stati 76, mentre mercoledì 11 marzo erano stati 149, il numero massimo di decessi fino a oggi. "I positivi sono 13.272, più 1.587, i ricoverati in ospedale sono 4.898, più 602 rispetto a ieri, c'è una crescita costante ma non esponenziale. In terapia intensiva aumentano solo di 25, 757 in totale, un dato molto più ridotto rispetto alla media di 45 ma non cantiamo vittoria, anche perchè i decessi sono 1.218, con una crescita di 252": lo ha detto l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera.

"Intubiamo in Terapia intensiva anche più di 7 persone al giorno e lavoriamo senza sosta, con in media un turno di riposo ogni 14 giorni", racconta  Ivano Riva, anestesista e rianimatore dell'Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo.  "Se il trend dell'epidemia da SarsCov2 continuerà con questo ritmo, Bergamo reggerà ancora per pochissimo", ammette.

"Il ministro Boccia ha ricordato che sono state inviate 500mila mascherine in Lombardia, noi lo ringraziamo ma ne abbiamo bisogno di 300mila al giorno", ha detto l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera, aggiungendo che se "una consegna di 500mila mascherine viene considerata importante, forse non c'è la percezione della battaglia che stiamo vivendo qua".

 "C'è massima attenzione per la situazione in Lombardia", puntualizza il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.  "Io vedo migliaia di persone che lavorano rischiando e senza sosta, dagli ospedali a chi garantisce i servizi, dalle Regioni, ai Sindaci, al Governo, alla Protezione Civile. E chiedo: basta polemiche, basta attacchi reciprochi. Siamo tutti sulla stessa barca e non c'è tempo da sprecare", dice anche il capo delegazione del Pd Dario Franceschini.

«Potrebbe non essere stata la ditta Ab Mauri ad aver provocato l’inquinamento del terreno vicino alla ex statale». Il sindaco di Casteggio Lorenzo Vigo interviene sulla delicata vicenda apertasi dopo l’allarme per un possibile danno ambientale lanciato dal capogruppo leghista Stefano Poggi dopo il ritrovamento di pozze con liquami inquinati in un terreno agricolo di proprietà della ditta Ab Mauri (ex Casteggio Lieviti). Da una parte il primo cittadino rassicura la popolazione invitandola sia a non temere per un disastro ambientale, sia a non colpevolizzare apriori l’azienda di via Milano. Negli stessi giorni è arrivata anche la notizia della chiusura del Centro accoglienza migranti di via Marconi, il secondo a cessare l’attività in paese. Anche in questo caso Vigo interviene per spiegare come non si tratti di altro se non della «naturale prosecuzione dell’iter legislativo seguita all’apertura dello Sprar di via Manzoni».

Sindaco, andiamo per ordine. Iniziamo dai valori riscontrati dalle analisi dei liquami ritrovati nei terreni a lato della ex  statale 35 per i quali il consigliere Poggi ha espresso preoccupazione. Qual è la posizione del Comune in merito?

«Prima di tutto ci tengo a rassicurare i nostri concittadini sul fatto che non ci sono rischi per la salute pubblica e che gli elementi nocivi si trovavano su terreni non coltivati. Dico “trovavano” perché al momento, grazie all’intervento di Ab Mauri che si è resa subito disponibile, le sostanze inquinanti sono state rimosse».

Non c’è pericolo che abbiano raggiunto le falde acquifere?

«No, perché il terreno è argilloso e impedisce la penetrazione dei liquami in profondità. è proprio questo il motivo per cui si trovavano in superficie. Per la natura geologica del terreno l’assorbimento è ridotto e, in concomitanza con piogge abbondanti, i liquidi restano in superficie».

Rimane il fatto che le sostanze sversate sono inquinanti e alcuni giorni fa Arpa e Carabinieri Forestali si sono recati presso Ab Mauri per ulteriori controlli. Avete parlato con la ditta?

«Certo. Ci tengo però a precisare che al momento non è stato accertato che la responsabilità di questo inquinamento sia da imputare all’azienda, che non ha tubazioni sotterranee in quel punto. Per quanto se ne sa al momento, questo sversamento di soda caustica potrebbe anche arrivare dalla rete fognaria già esistente. Ci sono comunque indagini in corso e non possiamo certo sostituirci agli organi competenti. Riteniamo però sbagliato creare allarmismi inutili e additare qualcuno senza certezze. Non ho problemi a ribadire che non ci sono pericoli per la salute pubblica».

Ab Mauri aveva però annunciato un importante investimento per mettere fine alla problematica ambientale legata anche ai miasmi, che tante proteste hanno sollevato da parte della cittadinanza. A che punto sono questi lavori?

«Li stanno eseguendo ed entro fine anno sarà portato a termine il potenziamento del depuratore: sarà realizzata una tubazione che vi condurrà direttamente gli scarichi dell’azienda in modo diretto, così da non mischiare più quelli civili a quelli industriali».

Una delle polemiche era nata per la concessione alla ditta del diritto di scaricare in deroga ai limiti di legge per un certo periodo. Com’è la situazione attuale?

«Ab Mauri non scarica più in deroga, né in acqua né in aria, e i parametri imposti dalla Provincia sono rispettati».

Passiamo alla chiusura del Cas, Centro assistenza straordinaria per migranti, di via Marconi. è il secondo che chiude in paese dopo quello di via Emilia. Come mai?

«La chiusura dei Cas è prevista per legge nei comuni che aperto uno Sprar, ovvero un “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati”. A Casteggio si tratta di una struttura aperta già da tre anni e sita in via Manzoni, negli uffici della ex ditta CL rimessi a nuovo».

Che differenza c’è tra un Cas e uno Sprar?

«Lo Sprar è aperto per iniziativa del Comune e ad esso fa capo. Viene finanziato dal Ministero che ci fornisce i fondi, che noi a nostra volta giriamo alle cooperative che poi di fatto li gestiscono».

Come mai però aprire uno Sprar se c’erano già due Cas a Casteggio?

«Perché mentre i Cas sono strutture in qualche modo calate dall’alto e nascono tramite dei privati che mettono locali a disposizione della Prefettura, senza che il Comune possa metterci becco, uno Sprar consente all’amministrazione di mantenere un occhio vigile e avere parte attiva nella loro gestione, eventualmente allontanando anche chi dovesse diventare elemento di disturbo. Tempo fa ci era stata comunicata l’intenzione di aprire addirittura un terzo Cas sul nostro territorio, che avrebbe ospitato circa 80 nuovi rifugiati. Per questo abbiamo agito di conseguenza: per legge, infatti, non si possono aprire nuovi Cas nei comuni che hanno uno Sprar e anzi, quelli già esistenti vengono progressivamente chiusi».

Quante persone ospita il vostro Sprar?

«Quindici, ed è il numero massimo».

I migranti nei Cas però erano molti di più…

«Per poter entrare a far parte dello Sprar occorre avere un preciso status, che è quello di rifugiato o richiedente asilo».

Che ne è stato delle altre persone?

«I migranti che non hanno i requisiti per entrare allo Sprar vengono redistribuiti presso altri Cas. Qui a Casteggio erano una quarantina in tutto».

Che tipo di attività si svolgono nello Sprar?

«Attività per favorire l’integrazione e l’inserimento nel nostro sistema. Gli utenti studiano, seguono corsi di lingua, sono forniti di un permesso di soggiorno a tempo determinato e possono lavorare».

C’è chi ha già trovato impiego?

«Sei degli attuali ospiti hanno già regolari contratti a tempo determinato, tre fanno tirocini retribuiti. C’è poi chi frequenta corsi, chi da panificatore e chi da mulettista. Abbiamo creduto che investire su un centro di questo tipo fosse meglio che lasciare delle persone “parcheggiate” senza scopo nei Centri accoglienza, dove per forza di cose cresceva anche il malcontento dei rifugiati stessi».

 di Christian Draghi

Se il commercio fisso in Oltrepò vive da anni una situazione di crisi, quello ambulante versa se possibile in condizioni ancora più critiche. Reduci da uno dei Natali peggiori degli ultimi anni, gli ambulanti chiedono un aiuto concreto: «servono più controlli per garantire a chi lavora seriamente la possibilità di offrire qualità e a un prezzo adeguato». A parlare è Domenico Nicodemo, commerciante “di piazza” fin da quando era bambino e oggi unico erede di una tradizione di famiglia. Non aderisce a nessuna associazione di categoria ma negli ultimi mesi ha raccolto gli umori di almeno un centinaio di colleghi sparsi tra i mercati di Voghera, Broni, Stradella, Rivanazzano Terme e Varzi. Ad aprile tenterà l’avventura politica candidandosi per il consiglio comunale di Voghera tra le fila del movimento civico Italia del Rispetto nel tentativo di portare dentro le istituzioni le istanze di una categoria che si sente «sempre più bistrattata».

Nicodemo, perché il commercio ambulante è così in crisi?

«I fattori sono tanti, sicuramente il più importante è che negli anni è venuta a mancare la qualità. Troppa roba usata, di poco valore, venduta per altro a prezzi ridicoli con cui non è possibile competere per chi invece lavora con prodotti di livello. Questo fatto disincentiva automaticamente le persone dall’andare al mercato e a orientarsi sempre di più verso i centri commerciali».

La qualità è importante, d’accordo, ma come è possibile intervenire “dall’esterno” per garantirla?

«Innanzitutto servono più controlli da parte degli organi competenti per accertare che tutti lavorino seguendo le regole. Si cominci dal verificare il rispetto di semplici regole basilari come la verifica che sul posto ci sia il proprietario della carta d’esercizio con relativa foto e l’obbligo dell’esposizione di cartelli per chi vende prodotti usati. In secondo luogo si faccia attenzione anche ad altri aspetti che possono sembrare dettagli ma che non lo sono, come il rispetto dell’obbligo degli spazi tra i banchi e la verifica delle assenze da parte di fissi e spuntisti. Soprattutto, che questi controlli riguardino tutti allo stesso modo».

Rivendicazioni precise, ma secondo lei il problema è tutto qui?

«Certo che no, ma si comincia dalle basi. Dobbiamo affrontare una concorrenza che, visti certi prezzi, è quantomeno sospetta. Se poi risulta tutto regolare va bene, però che almeno si facciano i controlli del caso. Lavorare a bassi prezzi e bassa qualità penalizza tutta la categoria».

Ci sono altri aspetti che vorreste migliorare?

«Su tutti direi la sicurezza. La quantità di furti nei mercati è impressionante e colpiscono tutti, dagli anziani cui viene scippato il portafoglio agli stessi ambulanti cui viene indebitamente sottratta della merce. Questa sensazione di insicurezza si percepisce ed allontana ulteriormente la clientela. Dovrebbero essere intensificati i controlli dei vigili che ad oggi sono insufficienti».

Uno dei rappresentanti della vostra categoria, Rocco del Conte di Apva, ha polemizzato con alcuni commercianti fissi del centro che si sarebbero lamentati per la presenza di bancarelle che, nel periodo natalizio, avrebbero ridotto in maniera eccessiva i parcheggi a disposizione delle auto. Lei condivide?

«Su questo devo dire che non capisco certe lamentele, sinceramente non vedo come la presenza di oltretutto pochi banchi in piazza possa creare un vero danno a chicchessia. Bisogna che i commercianti si uniscano e solidarizzino di più. Siamo sulla stessa barca e solo se stiamo insieme possiamo ottenere qualche risultato».

Come sono andati gli affari lo scorso Natale?

«Sono stati i peggiori degli ultimi anni, avremo fatto un quarto degli incassi del Natale precedente».

Le amministrazioni comunali potrebbero fare qualcosa per aiutarvi?

«Non esiste la bacchetta magica, però ci potrebbero sicuramente venire incontro in tanti modi: uno su tutti abbassare i prezzi dei plateatici. I nostri incassi diminuiscono, ma gli abbonamenti che dobbiamo pagare sono sempre gli stessi.  Un altro aiuto sarebbe l’introduzione del parcheggio gratuito nelle zone vicine alle piazze nelle ore concomitanti al mercato».

A Voghera i costi per la partecipazione a fiere importanti, come ad esempio quella dell’Ascensione, sono spesso stati oggetto di discussione. Che ne pensa?

«Che sono assolutamente troppo alti. Per questo che poi gli ambulanti del territorio non partecipano più. Pagare certe cifre vorrebbe dire lavorare in perdita».

La Sensia non è una bella occasione per fare affari?

«Non direi proprio, ci sarà anche tanta gente,  ma se non compra… con certi costi poi davvero non conviene. A Tortona ci sono prezzi molto più ragionevoli».

di Christian Draghi

 

Le scuole dell’Oltrepò Pavese e di tutta la Lombardia, dell’Emilia Romagna e del Veneto resteranno chiuse per un'altra settimana, fino a domenica 8 marzo, per l'emergenza Coronavirus. La decisione del governo, confortata dall'Isitituto superiore di Sanità e sentito il parere delle Regioni interessate, è andata nella direzione di altri 7 giorni di stop per scuole, nidi e università.

Eccetto le tre regioni con aree cluster, le scuole riaprono in tutto il resto d'Italia. "In Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna al momento è in cura il 93% di tutti gli 821 positivi in Italia. Riteniamo pertanto saggia la decisione del governo, inserita nel nuovo decreto sull'epidemia, di prorogare la chiusura delle scuole in queste Regioni per altri 8 giorni - dice la Federazione Italiana Medici Pediatri, attraverso il suo presidente Paolo Biasci - . Abbiamo bisogno di tempo per contenere il contagio, evitare il caos negli studi pediatrici e nei pronto soccorso e occuparci di chi ha bisogno di cure".

"Gentile Direttore, tutti gli automobilisti hanno fatto l’esperienza dell’acquisto di una prima automobile. Si sono superate tutte le prove, orali e pratiche, in modo eccellente; si è sborsato un bel gruzzoletto; ora si ha la patente e si va in macchina. Si entra così a far parte dell’immenso universo degli automobilisti che circolano sulle strade.

Sei bello, gioioso, felice del traguardo raggiunto, ma non sai che ora dovrai vivere in un girone infernale. Diventando automobilista hai commesso il peccato originale, sarai sempre e comunque colpevole. Anche se ti comporti in modo esemplare, sei inesorabilmente colpevole. I Comuni e le Province considerano gli automobilisti, tutti, dei potenziali trasgressori. Su tutte le strade dell’Oltrepò le telecamere sono in agguato. I vigili urbani e la Polizia controllano i viaggiatori col sospetto che qualcosa di «losco» abbiano nel baule. Se sbagli, anche di poco, superi la riga bianca, vieni punito con rigore e possono toglierti l’agognata patente. In questo caso della macchina che te ne fai? Il problema fondamentale è che chi acquista una macchina lo fa per necessità gravi di mobilità e di lavoro. Deve muoversi in fretta.

Sbaglio tremendo! Il percorso, soprattutto in Oltrepò, che prima, in bicicletta, ti chiedeva un quarto d’ora, ora in macchina lo copri in due ore. Non devi mai avere fretta, devi sempre stare tranquillo e sereno, come quando cammini in montagna. Altrimenti la multa è assicurata. È impossibile sfuggire agli autovelox ed alle multe, pesanti di ogni tipo. Inoltre devi affrontare le spese enormi per l’uso della macchina, Un piccolo tamponamento ti svuota il portafoglio. Anche se hai ragione sei comunque colpevole, perché un automobilista è sempre colpevole di girare in macchina.

Alberto Cazzola Voghera"

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Il 34enne casteggiano Giovanni Cardinale è il nuovo campione europeo di Brazilian Jiu Jitsu. Reduce dai campionati disputati a Lisbona, ha sbaragliato 5500 atleti tra i più forti a livello mondiale, aggiudicandosi il titolo IBJJF (International Brazil Jiu Jitsu Federation), dopo aver gareggiato nella categoria Cintura Blu 70 Kg. Cardinale pratica questa disciplina da diversi anni. Si tratta di un’arte marziale, uno sport da combattimento e un metodo di difesa personale specializzato nella lotta ed in particolare in quella a terra. Per la One More Round di Voghera, palestra dove Giovanni si allena ed è istruttore (unica a Voghera nella pratica di questa disciplina) è un grande successo, dopo una stagione che l’ha visto partecipare e vincere a vari Campionati Nazionali e Internazionale.

Cardinale, il Brazilian Jiu Jitsu è apprezzato dagli abituali frequentatori della palestra?

«Sì, è molto apprezzato dai frequentatori della palestra per ovvi motivi: in primis ci si diverte; questo è dovuto al fatto che, in natura, tutti gli animali per motivi ludici, di apprendimento o di difesa, lottano tra loro. Anche noi da bambini lottavamo fra coetanei, però poi crescendo dimentichiamo questo aspetto della nostra vita, per cui praticare questo Sport fa tornare alla mente quei ricordi e ci si ritrova a “rotolare” a terra cercando di prevalere sull’altro, ma in totale sicurezza».

Come si articolano i corsi, a livello di contenuti e frequenza?

«Il corso base è strutturato in tre lezioni a settimana da due ore ciascuna. Ogni lezione è suddivisa da una prima parte di riscaldamento, successivamente si passa a una parte di condizionamento fisico, infine si studiano le basi e si implementa una tecnica nuova o si consolida una già appresa, provando a mettere in pratica tutto quello che è il proprio bagaglio atletico, in lotte a tempo».

Quanto costa praticare questo sport? è prevista una prova gratuita?

«Il costo è di circa 60 Euro e sono previste due lezioni di prova».

Ci sono dei requisiti di base necessari per la pratica di questa disciplina?

«Di base non ci sono dei requisiti particolari per poter praticare questa disciplina, ma è molto importante l’approccio che l’atleta ha nei confronti del BJJ. “Per far nascere in tè il seme del BJJ”, devi mettere da parte l’orgoglio e i tuoi pregiudizi ed essere un foglio bianco».

Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato?

«La difficoltà di cui le ho appena parlato è stata una delle maggiori incontrate all’inizio del mio percorso e che tuttora si ripete. Sta alla singola persona gestire questo aspetto, mettendo da parte il proprio ego e mettendosi in discussione».

A che età è consigliabile avvicinarsi a questo sport?

«Questo sport non ha una fascia d’età indicata in quanto, agendo sul miglioramento della singola persona, insegna qualcosa in ogni fase della vita».

Che tipo di preparazione è richiesta a livello atletico e nutrizionale?

«È molto importante capire le aspettative verso questo sport. Per intenderci, se si vuole competere a livello internazionale, mettendo alla prova se stessi e i propri limiti, è necessario seguire diverse sessioni di allenamento al giorno. Inoltre è doveroso farsi seguire dal punto di vista alimentare da uno specialista in nutrizione, che imposti un regime alimentare che soddisfi il requisito energetico necessario e che, al tempo stesso, ottimizzi al meglio il fisico. Diversamente, ci si può allenare tre volte a settimana, puntando sull’allenamento “cardio”» .

Il Brazilian Jiu ijitsu è uno sport a prevalenza maschile e femminile?

«Il BJ nasce principalmente come sport a prevalenza maschile, anche se ultimamente ho visto crescere in modo esponenziale la partecipazione del gentil sesso, forse per motivi legati al senso di sicurezza profonda che questo sport imprime».

Organizzate gare a livello locale e nazionale?

«In Italia e all’estero ci sono molte federazioni e associazioni che organizzano gare e tornei, ogni singolo evento richiede un’enorme pianificazione ed organizzazione».

Organizzate eventi di promozione?

«Sì, in passato sono stati organizzati tanti eventi e ne organizzeremo sicuramente altri, sia di promozione ma anche di prevenzione contro la violenza in ogni sua forma. Siamo molto attivi in tal senso, collaborando a livello locale con un’associazione contro la violenza sulle donne».

Chi sono i Maestri?

«I nostri maestri sono Luca Pizzamiglio, che è anche Cintura Nera di riferimento in Italia, e il Maestro Tiago Domingues».

Quali sono i contenuti teorici e pratici che si apprendono durante una lezione, in linea generale?

«Durante una lezione vengono impartiti i rudimenti dei vari aspetti della lotta, dall’approccio iniziale fino alla gestione del proprio corpo nel tempo e nello spazio in condizioni di stress, imparando a gestirlo. Per dirla ironicamente, sfidiamo la relatività della realtà passando da una percezione stressante ad una situazione familiare, gestibile con tranquillità».

Soprattutto a fronte della recente emergenza in materia di sicurezza e difesa personale, che attività organizzate?

«Organizziamo corsi di difesa personale e collaboriamo con associazioni locali, anche a livello gratuito, per poter aiutare chiunque sia soggetto a bullismo o soprusi».

Come si riconosce un talento?

«Un talento è difficile da scoprire… un talento si esprime nel tempo con dedizione e costanza. Il BJJ non è una disciplina di facile apprendimento, perchè plasma l’individuo e mette in discussione tutte le certezze e gli automatismi, spesso mettendo in crisi la persona stessa. La costanza e la dedizione alla fine paga, ed è proprio questo nel tempo fa emergere un talento».

Quest’anno per lei è un anno da incorniciare date che ha vinto tutte le gare a cui ha partecipato. è corretto?

«Quest’anno per me è stato fantastico. Sono riuscito a centrare tute le gare programmate, dai Campionati Nazionali italiani a Firenze, ai Mondiali a Bucarest, fino ai Nazionali a Francoforte e a Milano, passando successivamente agli Europei a Lisbona. Concluderemo la stagione con i Continental Pro a Roma e il Gran slam a Londra».

Sono previsti esami di abilitazione per il conseguimento delle certificazioni, come per il Karate?

«Nel BJJ ci sono 5 cinture: si parte dalla Bianca, per poi passare alla cintura Blu, Viola, Marrone ed infine Nera. I cambi di cintura sono decisi dai propri istruttori su una base di criteri molto ampi, che vanno oltre ai semplici e riduttivi parametri, in quanto viene valutata anche la maturità di una persona e il tempo dedicato a questa disciplina».

Come vedi proiettato in futuro il Brazilian Jiu jitsu, sia a livello locale che nazionale?

«Per il BJJ vedo un futuro molto positivo. In altri stati questo sport viene praticato da tutti (Polizia, pubblica sicurezza, neo mamme, studenti liceali soggetti a bullismo)».

Di Federica Croce

"Mal dell'Esca: una grave minaccia per i vigneti" è il titolo dell'incontro formativo organizzato dalla cantina cooperativistica Terre d'Oltrepò nel pomeriggio di venerdì 21 febbraio prossimo. La sala riunioni della cantina di via Sansaluto ospiterà, a partire dalle 15,30, l'incontro che vede protagonisti esperti del settore e ricercatori in un convegno che vuole porre l'accento su di una problematica che tocca da vicino l'economia vitivinicola italiana. Il mal dell'esca, è una malattia della vite causata da un gruppo di funghi che colonizzano i vasi linfatici e il legno, compromettendo la traslocazione dell'acqua e dei nutrienti dalle radici alla parte aerea della pianta.

A confrontarsi su questo tema saranno Laura Mugnai del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (Dagri) – Patologia Vegetale dell'Università degli Studi di Firenze; Alberto Vercesi del Dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali sostenibili (DI.PRO.VE.S) dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e l'agronomo di Terre d'Oltrepò, Nicola Parisi. L'evento partecipa al programma di formazione professionale continua dei dottori agronomi e dei dottori forestali.

"Una cantina come la nostra che abbraccia più di 600 soci – spiega Marco Forlino, vicepresidente di Terre d'Oltrepò – deve essere un esempio anche nel fare formazione. Proprio per questo, periodicamente durante l'anno, proponiamo eventi di questo tenore perché oggi, più che mai, essere preparati su alcune questioni agronomiche può fare la differenza in vigna e, di riflesso, anche in cantina. La qualità del prodotto la si fa mettendo in pratica buone azioni in campagna tutelando la vite da problemi e malattie". Il mal dell'esca, malattia causata da un fungo che colpisce il legno della vite, si sta sempre più accentuando negli ultimi anni. "In un'ottica di prevenzione – spiega il vicepresidente Forlino – abbiamo voluto organizzare questo convegno in cui esperti del settore si confronteranno per mettere sul tavolo tecniche agronomiche per limitare il più possibile questa problematica che, quando colpisce la vite, crea dei gravi danni. Siamo convinti che fornire le giuste indicazioni significa prevenire e quindi tutelare il più possibile il nostro patrimonio agrario e ambientale".

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