Martedì, 07 Luglio 2020
 

La notizia del possibile arrivo di uno o forse due impianti per la produzione di biogas in Oltrepò ha suscitato immediatamente dibattito. Le strutture, che dovrebbero sorgere nella zona industriale di Campoferro e a Casei Gerola, sarebbero adibite alla produzione di biometano da fonti rinnovabili. Le aziende proponenti hanno denominazioni diverse ma fanno capo alla stessa proprietà: Voghera Green Energy Società Agricola e Casei Gerola Green Energy Società Agricola srl sono ramificazioni della Green Energy Power 1 con sede a Bovolone, provincia di Verona. Per quanto almeno in apparenza “green”, il progetto fa storcere il naso anche a Legambiente, che dopo averlo analizzato lo boccia in maniera netta. Le motivazioni del “no” a questi impianti in Oltrepò le spiega il membro del direttivo Patrizio Dolcini, consulente che si occupa di economia circolare ed energie rinnovabili. La sua formazione universitaria è di stampo chimico ed ha maturato esperienza pluriennale in campo impiantistico in diversi settori e in varie società.

Dolcini, la nascita di impianti a biometano è stata incentivata dal Governo con un apposito decreto del marzo 2018. Si tratta di una iniziativa mirata a sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili. Come mai Legambiente si schiera contro i progetti presentati in terra d’Oltrepò?

«Perché la logica che vorremmo far passare è che si devono fare quegli impianti che rispondono ai bisogni e alle richieste del territorio, evitando speculazioni e deregolazioni. Proprio per questo in Oltrepò ribadiamo l’importanza di fare ad esempio un impianto efficiente di biometano  che chiuda il ciclo della raccolta differenziata della frazione umida di ASM, mentre riteniamo che impianti come quelli proposti siano avulsi dal territorio, calati dall’alto senza un rapporto coi nostri reali bisogni».

Qualcuno ha detto che inizialmente, a livello provinciale, avreste dato parere favorevole…

«Assolutamente no. Chi lo dice vuole spargere veleno nell’aria. A nessun livello abbiamo appoggiato questo progetto. Non abbiamo nulla contro gli impianti che producono biometano in generale, ma questo nello specifico non lo appoggiamo».

Avete analizzato la relazione tecnica presentata dalla ditta. Cosa non vi convince?

«Essenzialmente due aspetti. Il primo aspetto è il fatto che si basi “a titolo esplicativo” su una dieta, cioè le biomasse di alimentazione, che sono molto diverse dalle biomasse che si chiede di autorizzare. Un poco come se mi presentassi in una concessionaria per avere informazioni su un modello specifico di auto e mi dessero un estratto di wikipedia che descrive com’è fatta un’auto a livello generale. Il secondo aspetto è che gli allegati relativi agli impatti ambientali ed al traffico appaiono ricchi di affermazioni e molto meno di dati specifici relativi alla situazione specifica del territorio e della viabilità. In partica non ci sembrano per nulla aderenti a quanto richiesto normalmente in fase di autorizzazione».

La ditta specifica da dove arriverà la fornitura di materia prima necessaria a produrre biometano?

«L’elenco delle materie richieste in autorizzazione fanno ritenere che arriveranno in buona parte da società specializzate nel commercio di biomasse , con provenienza da varie regioni, forse anche dall’estero. Sicuramente non vi è un rapporto con il territorio, con quelle che sono le materie qui disponibili. Insomma un impianto di questo tipo per quanto riguarda l’alimentazione poteva essere proposto indifferentemente al Sud , al Nord o alle Isole Tonga».

Non solo Campoferro, ma anche Casei Gerola. Come mai addirittura due impianti in pochi chilometri?

«Risponde a logiche speculative. Val la pena far notare che se la potenzialità di lavorazione giornaliera del materiale è inferiore alle 150 tonnellate non è necessario presentare una Valutazione di impatto ambientale (VIA). Guarda caso, entrambi gli impianti avrebbero una produzione appena inferiore a quella soglia. Poi manca una pianificazione territoriale, e chi propone impianti non deve nemmeno dimostrare le capacità tecniche e finanziarie per realizzarli».

Mettiamo però che venga approvato. Il progetto, a livello puramente tecnico, le sembra almeno ecologicamente sostenibile per il territorio d’Oltrepò? Che tipo di impatto ci si può aspettare?

«L’impianto non si inserisce nel quadro produttivo e di valorizzazione del territorio. è un corpo estraneo, con impatti negativi soprattutto a livello del traffico indotto e potenzialmente rispetto alle molestie olfattive. Soprattutto non risponde ai nostri bisogni, alla valorizzazione di filiere locali».

Riguardo agli odori, la proprietà assicura che non ce ne saranno, se non “di terra fresca”. è verosimile?

«Con le misure di abbattimento delle molestie olfattive previste in progetto abbiamo forti dubbi. Critiche sono soprattutto le fasi di ricezione, stoccaggio ed alimentazione delle biomasse. Inoltre essendo previsto il compostaggio, sarebbe utile capire con esattezza che quantità di compost prodotto potrà esser stoccata in attesa dello smaltimento verso la destinazione commerciale. Certo un compost di qualità non puzza, ma stoccato per medio o lungo termine non profuma».

Che tipo di prodotto sarà lavorato in questo impianto? Il progetto mette qualcosa nero su bianco?

«Come già evidenziato in relazione tecnica, “a titolo esplicativo” si parla di una dieta composta prevalentemente di insilati. Questa è una dieta peraltro che probabilmente se portata a realizzazione escluderebbe l’impianto dagli incentivi GSE, in quanto l’uso prevalente di insilati non è ammesso dal Decreto Biometano del 2018. Abbiamo però ragione di ritenere che visto il lungo elenco di biomasse richieste in autorizzazione, si useranno altre biomasse , probabilmente in funzione dell’offerta momentanea del mercato».

Gli scettici sollevano dubbi riguardo al fatto che questo tipo di impianti, nati ufficialmente per lavorare qualcosa, possano finire per smaltire altro. è secondo lei un dubbio legittimo in questo caso?

«Il termine corretto per definire l’azione di questi impianti sarebbe “digerire”. Il principio è la digestione anaerobica in un reattore con flora batterica dedicata. Comunque l’eventuale uso per una dieta “totale” a base di frazione umida della raccolta differenziata, cioè di un rifiuto, con una autorizzazione di stampo “agricolo” non è possibile. Per quanto richiesta in autorizzazione, la frazione umida non può superare una percentuale fissata normalmente attorno al 20%, sia per motivi autorizzativi che per limiti tecnologici».

A livello di traffico, considerando anche la non efficientissima rete di infrastrutture del territorio, c’è motivo di temere ripercussioni importanti oppure le stime riportate dei volumi riportate nel progetto sono sostenibili?

«Il dato del traffico preoccupa. La via d’accesso è già normalmente un parcheggio per i mezzi pesanti in attesa per lo scarico-carico delle aziende vicine, tanto da rendere a senso unico la circolazione per forza maggiore. Il traffico poi indotto proprio già ora in zona dalle attività presenti è molto impattante. La scelta della localizzazione dell’impianto in un’area già critica  in tal senso è fortemente errata».

La conferenza dei servizi per l’approvazione definitiva è in agenda per il 16 giugno. Che margini di manovra ci sono ancora per discutere ed eventualmente bloccare il progetto?

«Chiederemo con le nostre osservazioni uno stop all’iter. Siamo confidenti che l’azione concertata fra associazioni e cittadini possa bloccare un impianto come questo destinato solo o quasi a creare problemi. I margini ci sono, occorre però chiarezza a livello amministrativo ed istituzionale nell’opporsi all’impianto».

di Christian Draghi 

La ditta proponente «Un gioco di scatole cinesi»

Chi sono la ”Voghera Green Energy Società Agricola” e la “Casei Gerola Green Energy Società Agricola”? A visura camerale risultano due Srl riconducibili alla medesima proprietà, Marco Beltrami domiciliato a Bovolone (Verona), che è titolare con almeno una carica di trenta imprese diverse, la maggior parte delle quali hanno in comune la denominazione “Green Energy Società Agricola” mentre varia la denominazione a seconda della località in cui viene presentato il progetto. Oltre a Casei Gerola e Voghera, nel pavese progetti analoghi sono stati presentati anche a Landriano e Zinasco. Secondo il consigliere comunale vogherese Caterina Grimaldi si tratterebbe di un «gioco di scatole cinesi con aziende create ad hoc per presentare progetti “fotocopia” in giro per il territorio. Dalle visure camerali di tutte le società che fanno capo al proponente – spiega Grimaldi - risulta evidente un grosso intreccio che fa purtroppo prefigurare, in senso negativo, i possibili futuri sviluppi di questa operazione su Voghera, che potrebbe vedere ampliato non solo la dimensione dell’impianto, successivamente alla prima autorizzazione, ma anche il tipo di matrici in ingresso e non meno importante anche le caratteristiche imprenditoriali del gestore». Beltrami risulta anche amministratore unico di Green Energy Power 1 srl, società che si occupa di produzione di energia elettrica, dell’Immobiliare San Marco srl, e della Geo Studio Engineering srl, uno studio professionale con una decina di dipendenti che, da anni, si occupa dei principali progetti di biodigestori in tutta Italia. Tutte con sede a Bovolone. Il compromesso per l’acquisto del terreno su cui dovrebbe sorgere il nuovo impianto vogherese è stato stipulato con la Matti Immobiliare che ne è proprietaria nel gennaio 2019.

Nei Comuni di Bagnaria, Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Brallo di Pregola, Casei Gerola, Cecima, Codevilla, Colli Verdi, Corana, Cornale e Bastida, Godiasco Salice Terme, Menconico, Montalto Pavese, Montesegale, Ponte Nizza, Retorbido, Rivanazzano Terme, Rocca Susella, Romagnese, Santa Margherita di Staffora, Silvano Pietra, Torrazza Coste, Val di Nizza, Varzi, Voghera, Zavattarello, il Comune di Voghera, in qualità di Ente capofila del Piano di Zona dell’ambito distrettuale Voghera e Comunità Montana Oltrepò Pavese, ha approvato il Piano operativo di programmazione del fondo per la non autosufficienza per il 2020 che prevede la possibilità di presentare domanda per l’assegnazione del buono sociale a favore delle persone con disabilità grave o non autosufficienti.

Il buono sociale a favore delle persone con disabilità grave o non autosufficienti è finalizzato a compensare le prestazioni di assistenza assicurate dal caregiver familiare e/o le prestazioni di personale di assistenza impiegato con regolare contratto.

Sono destinatari del buono sociale le persone in possesso di tutti i seguenti requisiti:

  • di qualsiasi età, al domicilio, che evidenziano gravi limitazioni della capacità funzionale che compromettono significativamente la loro autosufficienza e autonomia personale nelle attività della vita quotidiana, di relazione e sociale;
  • in condizione di gravità così come accertata ai sensi dell’art. 3, comma 3, della legge 104/1992 ovvero beneficiarie dell’indennità di accompagnamento di cui alla L. n. 18/1980 e successive modifiche/integrazioni con L. n. 508/1988;
  • con i seguenti valori massimi ISEE di riferimento: sociosanitario fino a un massimo di € 25.000,00, ordinario in caso di minori fino a un massimo di € 40.000,00.

I destinatari del buono devono essere residenti nei Comuni di Bagnaria, Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Brallo di Pregola, Casei Gerola, Cecima, Codevilla, Colli Verdi, Corana, Cornale e Bastida, Godiasco Salice Terme, Menconico, Montalto Pavese, Montesegale, Ponte Nizza, Retorbido, Rivanazzano Terme, Rocca Susella, Romagnese, Santa Margherita di Staffora, Silvano Pietra, Torrazza Coste, Val di Nizza, Varzi, Voghera, Zavattarello.

La domanda può essere presentata da Venerdi 15 Maggio 2020 a Martedi 30 Giugno 2020:

  • presso il Comune di residenza;
  • tramite posta al seguente indirizzo: Comune di Voghera, Ufficio Protocollo, Piazza Duomo n. 1, 27058, Voghera;
  • tramite email al seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Per maggiori informazioni: tel. 0383/336478 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Il Circolo Legambiente Voghera-Oltrepò interviene con una nota stampa in merito agli ipotizzati impianti a biometano a Voghera e Casei Gerola. "Il modo di dire "gioco delle parti" è l'allusione agli attori che sostengono ruoli diversi in ogni diversa commedia -scrive il Circolo Legambiente Voghera-Oltrepò -  E' un modo di dire perfetto per descrivere la situazione che si sta palesando rispetto ai progetti di impianti di biometano che interessano Casei Gerola e Voghera. I comuni, in particolare quello di Voghera sono contrari e sostengono di non saper nulla. Eppure i progetti erano depositati regolarmente presso gli uffici comunali. Almeno nel caso di Voghera è certo un incontro informale fra i proponenti ed il Sindaco. Inoltre sempre nel caso di Voghera all'ostilità ostentata sulla stampa non ha fatto seguito un atteggiamento altrettanto chiaro in sede di conferenza dei servizi.

Oggi poi si apprende che in sede di conferenza dei servizi Reti di Voghera ASM ha espresso parere favorevole all'impianto. Peccato che ASM ha sempre sostenuto di non saper nulla del progetto ed è pertanto strano che un suo ramo d'azienda esprima un parere favorevole non avendo conoscenza del progetto. Insomma molti attori che recitano a soggetto a seconda del palcoscenico. In tutto questo manca un adeguato approfondimento tecnico del progetto. Abbiamo da parte nostra fatto una richiesta di accesso agli atti. Presenteremo le nostre osservazioni e chiederemo di essere ammessi come uditori alle prossime conferenze dei servizi.

In attesa che i Comuni limitrofi escano allo scoperto e chiedano di essere ammessi all'iter, come abbiamo chiesto loro. Ci aspettiamo che si esca dalla situazione di confusione in cui la parte istituzionale versa e che si arrivi ad una informazione alla cittadinanza come richiede la vicenda. Apprendiamo anche che parte della politica pensa alla costituzione di un comitato. Più che comitati, ribadiamo che serve una consulta ambientale a livello istituzionale che coinvolga le associazioni e i cittadini e possa cooptare gli esperti delle varie tematiche. In particolare -conclude il Circolo Legambiente Voghera-Oltrepò - in questo caso e momento, è urgente almeno istituire una task force per dare coerenza ad un approccio tecnicamente ed istituzionalmente corretto."

* IMMAGINE DI REPERTORIO 

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La Consulta Giovanile di Casei Gerola durante queste settimane di emergenza "coronavirus" , si è dimostrata attenta , partecipe ed attiva alle esigenze di alcune fasce di popolazione. "La Consulta Giovanile è un organo molto prezioso per l'Amministrazione Comunale - dichiara il Sindaco Leonardo Tartara - ci permette di raccordarci coi giovani e promuove tante iniziative importanti per la nostra Comunità. Ne fanno parte ragazzi dai 16 ai 29 anni, tra i quali i nostri due Consiglieri Comunali giovani. Presieduta da Marco Moroni, si è impegnata nell'organizzazione di feste per bambini e ragazzi e nell'iniziativa di sostenibilità ambientale che ha portato alla consegna delle borracce a tutti gli alunni delle nostre scuole primarie.

In questo periodo di emergenza l'impegno si è rivolto al sociale attraverso la consegna della spesa alle persone anziane e in difficoltà e dell'aiuto alimentare. Grazie alla generosità del Forno Barbieri gestito da due nostri concittadini e al supporto del Gruppo locale della Protezione Civile, i ragazzi della Consulta - conclude Tartara - consegnano ogni venerdì porta a porta alle famiglie in difficoltà una fornitura settimanale di pane. Bravi i nostri giovani!"

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"Il limite di velocità del famigerato autovelox di Casei Gerola è stato ora portato a 90 km/h -  scrive Codacons Pavia - dopo che migliaia di cittadini sono stati "impallinati" ingiustamente dalle multe emesse quando il limite era ancora ai 70 km/h. E ora con le multe prese con i 70 km/h come la mettiamo?" ci chiedono ansiosi i cittadini e non hanno torto. Se il limite è stato innalzato a 90 km/h vuol dire che era assurdo mantenerlo a 70 km/h su una strada a scorrimento veloce come la sp 206. Questo significa, ancora, che quell'autovelox era stato piazzato, con quel limite così basso, solo per far cassa. Ora è necessaria una sanatoria tombale per chi è stato ingiustamente sanzionato dalle multe elevate con il limite a 70 km/h! Ci auguriamo che la Provincia voglia accogliere una richiesta dettata dal buon senso e dal rispetto per i cittadini"

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"Da mesi ormai il Codacons Pavia riceve le segnalazioni dei cittadini pavesi circa le oltre 10.000 multe per eccesso di velocità rilevate dal nuovo autovelox sulla provinciale 206 Voghera – Novara all'altezza di Casei Gerola notificate dalla Provincia, ente gestore dell'impianto. L'emergenza Coronavirus ha aggravato le condizioni economiche delle famiglie pavesi che – tra affitti, rate di mutuo e altre spese - ora si trovano a dover gestire anche questo odioso balzello. In un momento in cui il Governo sta varando importanti provvedimenti a favore delle famiglie e delle imprese è ora che anche la Provincia dia il suo contributo. Come Codacons Pavia – a prescindere dalla legittimità o meno delle multe - chiediamo alla Provincia - conclude Codacons Pavia - la rottamazione delle multe totale o almeno parziale (es. di dieci ricevute se ne paghi una). Sarebbe un aiuto concreto alle famiglie e permetterebbe loro di tirare il fiato in momento drammatico come questo"

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L'Amministrazione Provinciale ha affidato a due privati, a fronte di bando,  l'allestimento e la manutenzione di due rotonde poste nel Comune di Casei Gerola, sulla SP 206. Si tratta di quella all'uscita della A7 e di quella della strada per Silvano Pietra. La Ariel Car e la Fastcon, due note società Casellesi, si sono proposte e gestiranno tali rotonde.
Il Sindaco: "Gestendo le rotonde, si rende alla collettività, oltre che farsi pubblicità. Le rotonde sono il nostro biglietto da visita nei confronti degli automobilisti e di coloro che arrivano dall'A7, da Voghera e da Sannazzaro. La Provincia non può fare più di tanto, coi suoi mezzi limitati, per la loro manutenzione, per cui ben venga l'intervento dei private, in accordo a precise regole. La mia Amministrazione si è data da fare sin dal primo giorno per facilitare la relazione fra i privati e l'Amministrazione Provinciale. Quest'ultima è molto disponibile e solerte, per cui è semplice entrare in contatto con loro e partecipare al bando, ma non sempre i privati ci riescono da soli. Ringrazio in particolare i Consiglieri Marco Moroni e Antonio Larocca, che ci hanno dato una mano a districarci nella (facile) burocrazia. Nel ringraziare il Presidente della Provincia Professor Poma, Ariel Car e Fastcon, ci diamo appuntamento all'inaugurazione delle rotonde vestite a nuovo."

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Abbiamo incontrato Giuseppe Faè, presidente del gruppo VO.LO.GE – Volontari Logistici Gestionali. L’associazione ha sede legale a Cava Manara in via Monte Grappa, ma esistono gruppi locali, parti integranti dell’associazione, anche in Oltrepò Pavese. «Abbiamo cinque sedi operative dislocate sul territorio», ci ha spiegato il presidente; «i nuclei di Casei Gerola – Corana – Cornale e Bastida – Silvano, Gambolò, San Giorgio Lomellina, Pavia, Velezzo. Ce ne sarà presto un altro in Oltrepò.» Proprio a Casei, nello scorso novembre, i volontari hanno prestato un importante e tempestivo servizio in occasione della piena del Curone. Faè, che dal 2014 è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana, ci ha raccontato l’impegno costante del sodalizio sul territorio dell’Oltrepò (e non solo).

Come si è sviluppato il gruppo sui territori?

«VO.LO.GE si è radicata sul territorio sviluppando un programma di convenzioni con le amministrazioni comunali per le quali garantisce il presidio sul territorio svolto da volontari reclutati sul territorio stesso, quindi conoscitori delle problematiche locali. Ovviamente, in caso di necessità, ogni nucleo conta sul supporto del personale degli altri nuclei.»

E come è articolata l’organizzazione delle cellule locali?

«Ogni nucleo ha una sede operativa, un mezzo di servizio ed un magazzino di attrezzature di primissimo intervento secondo le casistiche ed in base alle specializzazioni dell’associazione stessa.»

Qualche esempio di specializzazione?

«VO.LO.GE, come specializzazione primaria, ha la “logistica d’emergenza” seguita da “idrogeologico” e “cinofilia del soccorso”. Ogni specializzazione ovviamente richiede la dotazione di attrezzature specifiche, quali tende, tensostrutture, effetti letterecci, torri faro, tavoli e panche, impianti di illuminazione con generatori, generatori di aria calda, motopompe, turboneve e molto altro ancora. Attrezzature che i quasi cento volontari periodicamente controllano ed usano affinché tutto sia funzionante e pronto per eventuali emergenze. Il controllo e la manutenzione delle attrezzature costituisce momento formativo per i volontari, i quali, al di là della frequentazione del corso base ed altri specialistici, applicano la pratica quale miglior insegnamento. Oltre ai nuclei periferici, VO.LO.GE. ha anche delle sezioni operative di specializzazione, come quella del N.O.C. - Nucleo Operativo Cinofilo.»

Parliamo di questo nucleo.

«Il N.O.C. annovera quattro cani preparati e pronti per la ricerca in superficie di eventuali dispersi, tramite il criterio “mantrailing”, che consiste nell’annuso di un indumento personale, quindi rilevazione della traccia del percorso fino al ritrovamento della persona. Le unità cinofile sono abilitate e certificare da U.C.I.S.- Unione Cinofili Italiani del Soccorso, organo specialistico dell’E.N.C.I. - Ente Nazionale Cinofilia Italiana, unico e massimo organo cinofilo riconosciuto dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.»

Quali sono i metodi con cui riuscite a finanziarvi e quindi a mantenere anche un così cospicuo numero di attrezzature? Ottenete fondi regionali?

«Poche cose le abbiamo attinte da bando regionale e bando nazionale. Il resto mettendo mano al portafoglio, con autotassazione dei soci fondatori oppure grazie a servizi che svolgiamo, mettendo a disposizione parte delle attrezzature (come tensostrutture, tavoli, panche), a fronte di richiesta, per eventi organizzati da comuni, Pro Loco, società sportive; anche in altri comuni dell’Oltrepò, diversi da quelli dove siamo presenti direttamente. Chiaramente davanti a questo servizio chiediamo un minimo contributo; le minime risorse per continuare a vivere come associazione, per pagare l’assicurazione dei nostri sette mezzi. Anche perché i bandi, che siano regionali o nazionali, a volte ti danno la possibilità di acquisire attrezzature, ma al massimo arrivano a pagarti il 75% della spesa. Quindi se tu acquisti un’attrezzatura che costa 10mila euro devi averne a disposizione altri 2500.»

Quali sono le spese principali cui fate fronte con queste risorse?

«La maggior parte delle risorse viene investita nelle divise e nei dispositivi di protezione individuale per i volontari. Il volontario ha sempre la priorità.»

Quanti sono i volontari facenti capo complessivamente all’associazione?

«Attualmente novantasette.»

Quali sono le occasioni di incontro?

«I vari nuclei hanno in programma almeno un paio di volte al mese una serata in sede. Noi, come sede, organizziamo riunioni periodiche, oppure quando c’è la necessità di illustrare servizi o la gestione di determinate emergenze. Avendo nuclei sparpagliati sul territorio lasciamo una certa autonomia gestionale.»

Lei, personalmente, ha una lunghissima esperienza come volontario in svariate situazioni di emergenza.

«Ho partecipato alle operazioni di soccorso in sette terremoti. Sono stato in Kosovo... ho cominciato la mia attività di volontario nel 1976. Dal 2014 in poi, quando è nata questa associazione, abbiamo dovuto far fronte a varie emergenze: gelicidio, esondazioni dei fiumi, situazioni di dissesto idrogeologico, come ad esempio quelle dello scorso ottobre a Rivanazzano, Casteggio, Voghera, dove abbiamo lavorato per una settimana. E, pochi giorni dopo, la piena del Curone.»

Come ha preso vita VO.LO.GE.?

«In precedenza ero presidente di un’altra associazione che faceva non solo attività di protezione civile, ma anche altre cose. Dopo di che, dal momento che in quella l’interesse per la protezione civile era venuto meno, con altre sei persone abbiamo deciso di fondare questa nuova realtà. Era il febbraio 2014. Dopo cinque anni potevamo già fare affidamento su quattro gruppi periferici e su più di settanta volontari.»

Una crescita rapida. Ci sono progetti di espansione ulteriore?

«Noi intendiamo diffondere una cultura di protezione civile, e siamo costantemente disponibili alla creazione di nuovi nuclei e a rispondere alle esigenze in questo senso dei comuni del nostro territorio. Tanto per fare un esempio: un comune di 3mila abitanti, se volesse costituire un gruppo comunale (e se riuscisse a trovare dieci persone disponibili), come uscita finanziaria nel primo anno dovrebbe mettere in conto almeno 25mila euro.

Organizzarsi per i corsi, per il vestiario, per i mezzi di trasporto e per un minimo di attrezzatura. Ora, un comune spenderebbe quei soldi con il rischio che dopo un anno il gruppo magari abbia dei litigi interni e si sciolga. Il comune in questo caso si troverebbe 25mila euro di divise e attrezzature appesi al chiodo.»

Quale la soluzione?

«Un sindaco illuminato valuta di procedere in outsourcing. Mette in piedi una convenzione triennale con un’associazione già operativa, già dotata di attrezzature, alla quale versa una cifra a titolo di rimborso. Dopo di che, noi andiamo sul territorio, chiediamo una stanza dove mantenere una sede,  e troviamo 5/6 persone per far partire il gruppo.»

È successo così a Casei Gerola.

«A Casei c’è un gruppo di 12 persone. In più, quando arriva una situazione di emergenza tutti e 97 i volontari sono pronti a convergere per dare una mano, se necessario. Quelle 12 persone sono le prime che intervengono, con attrezzature dell’associazione, ma i rinforzi vengono subito allertati. Tanto è vero che, durante l’ultima emergenza sul Curone, quando siamo arrivati a Casei abbiamo montato le paratie di protezione a monte e valle del Curone in un’ora, perché c’erano quasi trenta persone. Poi abbiamo presidiato la situazione tutta la notte, fino al rientro dell’allarme. Stesso discorso per Cornale.»

Certo, non sarà facile reclutare volontari. Il mettersi a disposizione degli altri non sembra essere più fra i principali interessi degli italiani...

«Non solo per noi... che per fortuna abbiamo anche 7/8 ragazzi giovani, fra cui un diciottenne, un ventenne anche fra i cinofili. L’impegno a volte può essere importante; i cinofili chiaramente sono i più stressati rispetto agli altri perché tutte le domeniche devono allenare i cani. Il problema nostro, ma di tutte le associazioni di volontariato, è quello di reclutare volontari. La gente non è più molto sensibile al mettersi a disposizione per fare qualcosa per gli altri. Noi siamo un’isola felice, con tante attività che riusciamo a realizzare... Ovvio che soprattutto in materia di Protezione Civile è necessario investire tempo, e certe volte anche denaro, perché non sono previsti rimborsi. Ma soprattutto tempo. Diciamo che non c’è precettazione o reperibilità, ma ci deve essere disponibilità, che è diverso.»

Siete in rapporti costanti con la Protezione Civile provinciale?

«Certo, noi siamo comunque inquadrati nell’ordinamento della Protezione Civile. Come tutte le altre organizzazioni del settore: siamo 86 in provincia di Pavia, fra gruppi comunali e associazioni; il coordinamento, per legge, è demandato alla provincia. Lavoriamo a stretto contatto con i dirigenti e i funzionari dell’ufficio Protezione Civile. Non ci si muove mai autonomi. La nostra autonomia è vincolata ai comuni con cui siamo coordinati. Se succede un’emergenza a Casei interveniamo noi; se il problema diventa troppo grosso e ingestibile arrivano anche i volontari di altre organizzazioni. Noi abbiamo la nostra colonna mobile, per cui siamo autonomi, per quanto riguarda attrezzature come autopompa, torre fare e tutto quello che può servire.»

Organizzate anche i campi scuola...

«Sì, una bella esperienza a contatto con i giovani. L’ultimo ai Piani del Lesima, con 60 ragazzi, è durato una settimana. A luglio 2020 si realizzerà la settima edizione.»

Parliamo più nel dettaglio del nucleo di Casei.

«Il nucleo è stato costituito quattro anni fa con l’ex sindaco Stella. Leonardo (Tartara, ndr) ha ereditato questo accordo, e ha deciso di rinnovare la convenzione per i prossimi tre anni. È un sindaco molto attento al discorso della prevenzione e ai vari compiti della Protezione Civile. È riuscito a farsi finanziare le barriere anti-esondazione dal Magistrato del Po (ora AIPo). Noi abbiamo fatto un’esercitazione ai primi di ottobre per il posizionamento delle barriere anti-esondazione del Curone, a monte e a valle del ponte, all’ingresso di Casei...»

Esercitazione che si è rivelata molto utile, dato che pochi giorni dopo l’esercitazione si è verificata l’emergenza vera e propria. In quali altre attività collaborate con il gruppo di Casei?

«A Casei, al di là di questo evento emergenziale, ciò che ha fatto nascere il gruppo è quanto successo nel 2014 con la grande esondazione, quando già eravamo intervenuti a svuotare le cantine... ma soltanto il giorno dopo. Da lì si è capita l’esigenza di far crescere un presidio locale in grado di operare il prima possibile. Poi collaboriamo con la Polizia Locale per altre manifestazioni, vedi la festa medievale che organizzano in paese. Lo stesso facciamo in altri comuni, come a Cornale. Recentissimamente, il 6 gennaio, a Gerola hanno organizzato il tradizionale falò del fantoccio della befana. Siamo andati noi a fare il presidio, in accordo con i Vigili del Fuoco.»

E in programma ci sono altre esercitazioni?

«Abbiamo in programma un’esercitazione di due giorni a Casei, simulando un problema intercomunale. Prevederemo anche l’evacuazione di alcune persone, per testare i punti di raccolta. Avremmo dovuto già averla fatta, ma poi c’è stata la piena... è arrivata insomma l’emergenza vera e ci ha bloccati.»

Vi occupate, me lo ha detto prima, anche di dissesto idrogeologico. Data la presenza sul territorio, conoscerete bene la situazione disastrosa del nostro territorio.

«Assolutamente sì, diciamo che il nostro servizio, in “tempo di pace”, è anche quello di monitorare il reticolo minore, perché i problemi storicamente abbiamo visto che arrivano da lì, più che dai grossi fiumi. Il clima è cambiato, si verificano sempre più spesso le famose “bombe d’acqua” (anche se è improprio come termine), e quello che succede – a partire dalle invasioni di acqua e fango, o l’ingrossamento dei torrenti – è dovuto all’incuria uomo. Nel senso che se nei periodi di calma non si provvede a rimuovere i detriti, anche un semplice fossato si gonfia in un attimo. I fossi che servono allo scolo delle acque piovane non vengono mantenuti, non vengono periodicamente puliti, quindi è ovvio che al verificarsi di precipitazioni i fossi si riempiano in un attimo e che l’acqua vada dove non ha impedimenti.»

Come si articola il vostro monitoraggio?

«Noi arriviamo sul territorio e notiamo una situazione problematica, quindi facciamo le segnalazioni al sindaco all’AIPo. Il sindaco di Casei, grazie alla sua sensibilità, si è mosso prima lui con AIPo per curare la pulizia del Curone qualche chilometro a monte dell’abitato, appunto per evitare che in caso di piena detriti, ramaglie e altro si incastrassero sotto il ponte. La prevenzione viene fatta con la manutenzione quindi dei corsi d’acqua minori, ma anche del piccolo fossato. Ovvio poi che se si rilevano ammassamenti di materiale boschivo, in accordo con AIPo noi ci mettiamo a disposizione per la rimozione. Certo, preferiamo farlo all’asciutto, in estate, e non quando c’è la piena, con il rischio di andare a bagno...»

di Pier Luigi Feltri

Si è svolta sabato 18 gennaio la seconda giornata di “scuola aperta” per le medie Pascoli, Don Orione di Voghera e Manzoni di Casei Gerola, la prima con la nuova denominazione ufficiale dell’Istituto Comprensivo, recentemente intitolato a Sandro Pertini. Come già avvenuto il 30 novembre scorso, le scuole hanno aperto le porte a genitori e futuri alunni per far loro conoscere gli spazi, gli ambienti di apprendimento, i docenti e le proposte didattiche che caratterizzano l’Istituto. E ancora una volta la risposta delle famiglie è stata più che positiva: ampia la partecipazione ed evidente l’interesse mostrato dagli alunni nei laboratori didattici di informatica, musica, arte, ceramica.

Illustrando l’offerta formativa la Dirigente Scolastica Maria Teresa Lopez si è soffermata su quattro colonne portanti dell’istituto: lingue straniere, informatica, musica, laboratori creativi. «L’obiettivo della nostra scuola», ha spiegato, «è fornire agli alunni un bagaglio di conoscenze e competenze indispensabili per accedere all’istruzione superiore con la consapevolezza delle proprie attitudini e con gli strumenti di base per orientarsi nella complessa società attuale.» Ecco perché lo studio delle lingue straniere – inglese, francese e spagnolo – è supportato da percorsi di potenziamento affidati a lettori madrelingua e integrato da corsi di preparazione agli esami per ottenere le certificazioni internazionali. In più si organizzano ogni anno settimane di studio in Inghilterra e viaggi di istruzione in Francia e Spagna, per far conoscere da vicino ai ragazzi luoghi e aspetti significativi delle civiltà europee studiate a scuola.

«Non vanno poi tralasciate le lingue classiche», ha proseguito la Dirigente, «che rappresentano un asse portante della formazione umanistica: la nostra scuola propone corsi di avviamento alla lingua latina riservati agli alunni delle classi terze a cui, da quest’anno, si è aggiunto un pacchetto di ore dedicate alla lingua greca, per gli studenti che intendono iscriversi al Liceo classico.»

Nel campo dell’informatica, sono sempre più numerosi gli alunni che frequentano i corsi pomeridiani per conseguire la patente europea del computer tenuti dal prof. Roberto Marini, animatore digitale dell’Istituto (dal gennaio 2018 la scuola è Test Center ECDL, quindi sede accreditata dall’AICA per sostenere gli esami). «Ma la nostra scuola non dimentica le competenze espressive e i linguaggi dell’arte», afferma ancora la Dirigente. «Nel presente anno scolastico abbiamo proposto corsi pomeridiani di canto corale, tastiera, pianoforte, clarinetto e tromba, completamente gratuiti e frequentati da una cinquantina di ragazzi entusiasti dell’esperienza.»

Continuano poi i laboratori di ceramica a cura dell’esperto Giorgio Azzaretti, potenziati grazie all’acquisto di un nuovo forno presso la sede centrale Pascoli. Non mancano, infine, le occasioni per gli sportivi: nel mese di febbraio si svolgerà la settimana di scuola in montagna a Macugnaga con corsi di sci e snowboard, mentre proseguono, per l’intera durata dell’anno, le attività del Centro scolastico sportivo presso la succursale Don Orione, anch’esse completamente gratuite.

«L’obiettivo più importante», conclude la Dirigente, «è che i ragazzi vivano la scuola come un ambiente sereno, stimolante, costruttivo: il mio desiderio è che entrino con il sorriso e lo mantengano per tre anni, affiancando il loro entusiasmo con la maturazione delle competenze necessarie a crescere.»

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Arriverà a Casei Gerola uno dei campi di tiro sportivo più grandi del nord Italia. L’apertura della nuova struttura è attesa dagli appassionati di armi da fuoco per la prossima estate. La sua realizzazione avviene grazie all’investimento che il Conrad Shooting Club, società dilettantistica vogherese, ha fatto su un’area di ben quattro ettari che è oggi adiacente al maxi “cimitero” dell’ex zuccherificio. Il progetto nasce dalla passione di un imprenditore vogherese, Corrado Montagna, che ne è anche ideatore e realizzatore. Montagna è un artigiano ed elettricista vogherese, da anni agonista di tiro dinamico che partecipa al campionato italiano di varie discipline di tiro, Idpa e Ipsc. è anche il proprietario del campo di tiro e il presidente dell’associazione sportiva Conrad Shooting Club che lo gestirà.

«Quello che vedrà la luce nel nostro territorio è una struttura innovativa atta ad ospitare discipline di tiro dinamico e tiro difensivo».

Il disegno progettuale, ideato due anni fa, è condiviso e appoggiato dalla precedente ed attuale amministrazione comunale e trova la sua ubicazione nei pressi dell’ex area zuccherificio, lungo la strada che conduce verso Alzano Scrivia, su quarantamila metri quadri di terreno in zona riqualificata e sottratta al degrado. La previsione è di realizzare un’area ad uso sportivo dove si svolgeranno non solo le attività di tiro, ma anche altre ludico-ricreative e socio-aggregative e che sarà possibile frequentare in qualsiasi periodo dell’anno, anche in presenza di condizioni meteo avverse grazie ad una struttura del campo realizzata con materiali drenanti.

«I lavori – spiega sempre Montagna – sono già iniziati con il movimento terra ma ora sono stati interrotti a causa maltempo e riprenderanno appena possibile. L’obiettivo sarebbe quello di riuscire ad aprirlo in tarda primavera, a maggio o giugno, in modo da poter sfruttare la bella stagione». La presenza di un poligono di tiro nella vicina Stradella non scoraggia affatto l’imprenditore, che anzi specifica: «Non si tratta di un poligono ma di un campo di tiro all’aperto con ventuno linee di tiro, protette da ampie tettoie in legno  dove gli agonisti e gli appassionati tiratori si potranno cimentare, seguiti da istruttori federali nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, nella disciplina sportiva del tiro dinamico Ipsc, tiro difensivo Idpa o il tiro classico da piazzola».

La struttura del campo prevede argini in terra battuta che permetteranno il contenimento del rumore entro i limiti stabiliti dalle perizie fonometriche e dovranno garantire inoltre la sicurezza come stabilito dagli studi tecnici in materia di balistica.

«Lungo tutto il perimetro di circa 800 metri – aggiunge Montagna – è prevista per fini squisitamente ornamentali la piantumazione di alberi autoctoni ad alto fusto che daranno all’intero complesso posizionato al crocevia dell’autostrada Milano-Genova e Torino-Piacenza una maggiore visibilità per i tiratori che decideranno di convergere al campo di Casei per i loro allenamenti settimanali e per le competizioni».

 Conrad Shooting Club mira infatti ad ampliarsi anche alle gare internazionali, con atleti da tutta Italia e Europa e sarà anche a disposizione delle Forze dell’Ordine che potranno utilizzarlo per le esercitazioni.

di Christian Draghi 

Ipsc e Idpa: il glossario del tiratore 

L’International Practical Shooting Confederation è l’associazione mondiale che riunisce tutte le Federazioni Nazionali (Region), tra cui la nostra Federazione (FITDS).

Iscrivendosi alle varie Federazioni Nazionali si diventa membro dell’IPSC. Per iniziare questo sport è sufficiente iscriversi in una qualsiasi delle centinaia di Associazioni Sportive Dilettantistiche affiliate alla FITDS e frequentare successivamente un apposito corso di tiro tenuto da uno dei tanti istruttori Federali. L’International Defensive Pistol Association (IDPA) è uno sport di tiro che simula divertenti scenari  accessibili sia ad esperti tiratori ma anche da chi si affaccia come “novice” a questo sport stimolante ed in continua crescita. Una persona interessata nell’iniziare IDPA può spendere una somma minima per l’equipaggiamento ed essere immediatamente competitiva.

 
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