Sabato, 28 Marzo 2020

Inizia con il piede giusto il Campionato Tricolore storico terra per gli oltrepadani Domenico Mombelli e Marco Leoncini capaci di cogliere l’argento nella gara d’apertura del torneo tricolore. Sono invece Mauro Sipsz, Monica Bregoli e la Lancia Stratos a dominare il II Rally Val d’Orcia Storico, gara del debutto per il Campionato Italiano Rally Terra Storico 2020, gara in cui, come detto, gli oltrepadani Domenico Mombelli e Marco Leoncini, a bordo della Ford Escort MK1 by CVM, si sono resi protagonisti di uno spettacolare secondo posto assoluto alle spalle dell’imprendibile “regina dei rally”.

La splendida vettura di II Raggruppamento di Sipsz ha incantato il pubblico sin dal taglio del nastro nell’appuntamento inaugurale della nuova serie nazionale firmata ACI Sport. Grazie ad una prova esemplare la coppia Sipsz-Bregoli, già vincitrice dell’ultimo Trofeo Rally Terra 2019, si candida così per la corsa al titolo italiano. L’evento organizzato dalla Radicofani Motorsport ha offerto spettacolo anche grazie alle storiche, partite appunto in testa al gruppo delle 101 vetture iscritte, che non hanno risparmiato polveroni e traversi sugli sterrati della provincia senese.

Ne è uscita una prestazione da applausi con sei scratch su sei crono. Un piacere per gli occhi e le orecchie di appassionati e non che hanno potuto osservare e sentire all’opera il motore della Lancia protagonista del Mondiale Rally negli “anni d’oro” della casa torinese. Prima quindi la Stratos, alle loro spalle la Ford Escort MK1 RS2000 nei colori Paviarally di Domenico Mombelli e Marco Leoncini. Il driver dell’Oltrepò Pavese ha ripreso subito nel migliore dei modi la sua nuova esperienza nella competizione e prova dopo prova è riuscito a ritrovare la quadratura della vettura dell’ovale blu già alla prima di Campionato, fino a centrare il secondo posto regalando spettacolari traversi ad un foltissimo pubblico accorso. Riviviamo la gara degli oltre padani nel racconto di Marco Leoncini il quale dice: «Il fondo non è bellissimo, in particolare la PS Radicofani è una mulattiera. Superiamo le verifiche senza patemi e facciamo quel trasferimento nel tardo pomeriggio che sa più di passerella ma tant’è che lo utilizziamo per provare il cambio nuovo 5 marce montato da CVM. È la prima volta che lo usa “Russel” alias Domenico Mombelli, ha le marce opposte al vecchio cambio, troverà difficoltà a ricordare che la seconda è in alto, soprattutto quando decide di traversare. Iniziamo con il nostro solito ritmo, la PS è corta e dobbiamo trovare feeling in fretta... il tempo è buono... cosi via fino a quando vediamo in un incrocio Nerobutto fermo con l’Ascona 400 in attesa di assistenza, ha rotto il motore sapremo dopo... siamo dispiaciuti, è una persona molto alla mano e un gran pilota... Così, come si mettono le cose possiamo puntare al secondo posto. La VW Golf dietro noi di pochi secondi prova ad affondare l’attacco, ma “Russel” fa un tempone che ci colloca al secondo posto. Successivamente la Golf picchia nell’inversione di Radicofani, noi siamo applauditi dal pubblico proprio lì grazie ad un super traverso. Il rally è praticamente finito, Rocchieri non ci preoccupa e l Opel corsa del sammarinese è costretta al ritiro per la rottura del cambio. Sulla prima speciale da annotare il cappottamento dell’altra Ford. Riusciamo a guadagnare un podio da secondi assoluti, ora Virus permettendo, ci aspetta il Valtiberina. Buona organizzazione, strade non al meglio, pubblico notevole e pure qualche intervista».

Terzi sul podio Marcello e Luca Rocchieri. Anche loro sono partiti con qualche affanno di troppo con la loro Opel Kadett e hanno ripreso alla lunga il passo di gara fino a centrare la vittoria per il III Raggruppamento. Le selettive speciali del Rally Val d’Orcia hanno messo a dura prova le storiche. “Una vera battaglia” come ribadito al traguardo da Pietro Turchi che, affiancato da Carlo Lazzerini, ha compiuto un’autentica impresa riportando la sua Fiat 125 S di I Raggruppamento nel centro di Radicofani, con il quarto posto assoluto in tasca, nonostante i problemi alla pompa della benzina sofferti da metà gara in poi. Ora il Campionato Italiano Rally Terra Storico ha stoppato la sua corsa, da definirsi la data del secondo dei sei round in programma, sospeso il III Rally Storico Arezzo e Crete Senesi Valtiberina che si sarebbe dovuto correre dal 21 al 23 marzo. Alle spalle delle vetture storiche c’è stata la prova valida per il Raceday in cui il driver albanese di nascita ma oltre padano d’adozione, Florenc Caushi, al debutto assoluto su terra e Luigi Bariani alle note sulla Fiat 600  nei colori dell’Efferre Motorsport. Caushi aveva deciso che il 2020 fosse l’anno giusto per provare la terra, l’occasione era nel farlo con i famosi sterrati toscani. La formula del challenge Raceday prevede una gara compatta con spese limitate e cosi Florenc Caushi e Luigi Bariani si sono presentati al via del Rally val d’Orcia ed hanno tagliato ottimamente il traguardo. Un debutto pieno di incognite ma nel corso della gara ha permesso a “Flo” di capire la terra e divertirsi vincendo anche la classe di riferimento ed entrando nella Top Ten del gruppo A con la piccola Fiat 600. «Lo rifarei subito» le parole del pilota albanese che vive nell’Oltrepò pavese da anni «Mi è piaciuto molto come gara, mi sono divertito, chissà magari ci rivedrete ancora su terra». Florenc e Luigi hanno costantemente migliorato nella ripetizione delle tre prove, abbassando i tempi del primo passaggio di - 3”5 sulla ps di San Casciano, poi – 4”6 sulla Piancastagnaio ed infine – 14”5 sulla Radicofani.

di Piero Ventura

La Provincia di Pavia ha avviato un'indagine di mercato  rivolta ai soggetti di cui all’art. 45, comma 1, del Codice dei contratti pubblici, al fine di sollecitare la loro candidatura nell’ambito di una procedura negoziata per l’appalto dei lavori di bonifica e di messa in sicurezza del versante roccioso sulla S.P.18, al km. 1+100 in località Nivione, nel Comune di Varzi. Il termine per l’invio delle candidature è stabilito per il giorno 3 aprile 2020 alle ore 11:00. La documentazione è disponibile sulla piattaforma S.IN.TEL. di Regione Lombardia. L'indagine di mercato è individuata sulla piattaforma con il seguente codice  ID 122904984.

TIPO PROCEDURA: Manifestazione di interesse  DATA INIZIO RICEZIONE OFFERTE: 19/03/2020  STATO PROCEDURA: Pubblicata  DATA FINE RICEZIONE OFFERTE: 03/04/2020 11:00

E' on line il nuovo modello che i cittadini devono utilizzare per le autodichiarazioni. E' presente una nuova voce con la quale l'interessato deve autodichiarare di non trovarsi nelle condizioni previste dall'articolo 1, comma 1, lettera c, del decreto dell'8 marzo 2020 che prescrive il "divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus". Ne dà notizia il Viminale.

IL MODELLO DA SCARICARE IN PDF

 

Il carnevale di Varzi, simbolo di un divertimento dissacrante e dissoluto, è una tradizione antica della Valle Staffora e di tutto l'Oltrepò Pavese. Per i nostalgici la sua sede “naturale” era però quella del Cinema Italia, che oggi neppure esiste più. I tempi in cui 3mila persone ne affollavano il salone in occasione della festa varzese per antonomasia appaiono oggi un ricordo dal sapore dolce e amaro, simile a quello del Campari. Erano altri tempi e parlare di una “Varzi da bere” potrà magari far sorridere, anche se tutto si può dire meno che si trattasse di una festa sobria. Il connubio tra Carnevale e Cinema Italia è durato moltissimi anni e ha segnato gli anni d’oro della festa, sebbene le location che hanno ospitato l’evento siano state diverse.

Prima che il Cinema si spostasse nell’attuale sede di via Luigi Mazza nel 1963, la festa da ballo si svolgeva nella più piccola sala del Teatro al numero 6 di via Pietro Mazza, oggi sede della biblioteca comunale. Cos’era a rendere speciale quello che potrebbe apparire tutt’al più un semplice fatto di costume “mondano”? Perché si faceva la corsa a partecipare da tutta la vallata e anche dalla vicina – ma allora neanche troppo – Voghera? Laura Brignoli, varzese doc, ricercatrice e docente universitaria, sul Carnevale di Varzi ci ha scritto un libro, uscito nel 2007 intitolato “Come eravamo”.

Dottoressa Brignoli, qual era il segreto di quella festa?

«La singolarità non sta né nella sua durata, né nella tradizione culinaria o tanto meno nell’accompagnamento religioso. Accanto ai tradizionali carri che ripetono le grandi kermesse di ben più famosi carnevali un’abitudine oserei dire unica vuole che nelle serate danzanti di domenica, lunedì, martedì e della “pentolaccia” le ragazze sole si mascherassero nascondendo completamente il volto e camuffando la voce per non farsi riconoscere. Sono loro che all’interno della festa invitavano gli uomini a ballare ribaltando, nella più pura espressione dello spirito carnevalesco, i ruoli».

Una peculiarità tipicamente varzese?

«Sì, tanto che al proposito venne creata quella che si definiva “maschera alla varzese”: laddove gli altri carnevali variano a piacere la forma e il colore della copertura del volto, più o meno grande e scintillante, da noi si indossa il famoso “cappuccio”, una copertura che permette di nascondere anche i capelli. Sul cappuccio viene cucita la maschera, cui poi vengono praticati dei buchi per naso e bocca e, talora, viene posta una retina sugli occhi per nasconderne il colore e la foggia».

Un travestimento di tutto punto. Si dice che le mogli approfittassero di questo anonimato e “insidiassero” i mariti per metterli alla prova… conferma?

«C’è un’aneddotica piuttosto vasta al riguardo. Un esempio è la storia della “maschera dei tre soldi”».

Può raccontarcela?

«Si dice che un giovane marito abbia festeggiato il carnevale con una “maschera” particolarmente libertina, che dopo diversi bicchieri gli si è concessa sotto i portici, in un luogo appartato, chiedendo dopo tre soldi in pegno e come “ricordo” della bella esperienza. L’uomo sarebbe poi ritornato a casa di soppiatto, per non far rumore e non svegliare la moglie che a letto già dormiva. Il mattino dopo, mentre si veste per andare a lavorare, l’uomo trova sul comodino i tre soldi e resta inebetito. Con il cuore che galoppa fa per prenderli e nasconderli in tasca quando la moglie gli arriva dietro e gli dice “at l’ho saempor data per nent, tegnöt inca chi lè”. Cioè: “Te l’ho sempre data per niente, tieniti anche quelli”».

Oltre al libertinismo delle mascherine, altra ricorrenza del Carnevale erano anche le scazzottate tra varzesi e “foresti”…

«I locali non hanno mai visto di buon occhio tutta quella moltitudine che, da altri paesi, veniva e gli faceva concorrenza contendendo le “loro” donne. Per cui, corroborati dal Campari, spesso e volentieri attaccavano briga».

Come mai la fortuna del Carnevale era così tanto legata al Cinema Italia?

«Sicuramente occorre riconoscere diversi meriti a Gigi Comolli, proprietario del cinema fino al 1965 e imprenditore lungimirante, che ha saputo dare un impulso straordinario alla festa, rendendola un evento atteso e preparato tutto l’anno. Ingaggiava le orchestre più quotate, elargiva premi importanti, per anni anche in denaro. Era lui talvolta a procurare i figurini alle mascherine, i modelli degli abiti che loro stesse confezionavano. Era attento a ogni dettaglio e teneva molto alla perfezione dei costumi».

Per molti la fine del Cinema Italia ha segnato anche le sorti del carnevale che, festeggiato prima in una tensostruttura in piazza della Fiera e poi alla Rive Gauche, ha lentamente finito per perdere il suo antico appeal. Secondo lei è davvero questa la causa del declino?

«Io credo che il cambiamento dei costumi abbia avuto un ruolo importante. All’epoca il fatto che le donne prendessero l’iniziativa di invitare l’uomo al ballo era  una vera trasgressione, e al contempo una “messa alla prova” dei maschi che potevano avere più o meno successo, quindi essere invitati oppure no. Questo rovesciamento peraltro alimentava non poche leggende, attribuendo alle varzesi la fama di lasciarsi andare alle più audaci trasgressioni e spingendo molti “forestieri” a presentarsi al carnevale pieni di aspettative. Spesso se ne tornavano delusi, ma bastava che ad uno di loro capitasse una ragazza più libera, o forse più “affamata” per mancanza di pretendenti quando aveva il viso scoperto, per tenere viva la leggenda delle “varzesi a briglia sciolta”. Tempi e costumi però cambiano e, si sa, ciò che era tabù può diventare consuetudine».

 

di Christian Draghi

 

Da ormai quasi tre mesi la strada che collega Varzi alla piccola frazione di Nivione è chiusa in seguito alla frana del 20 dicembre scorso ed i disagi per la popolazione sono notevoli, dato che l’interruzione della provinciale 166 costringe diverse piccole frazioni in una situazione di isolamento che non è esente da rischi: il percorso verso Varzi, che prima richiedeva cinque minuti, oggi ne comporta circa trenta.

Anziani, disabili, una donna incinta: dovesse verificarsi un’emergenza per cui la tempestività dell’intervento può fare la differenza tra la vita e la morte, la paura che l’ostacolo possa rivelarsi decisivo è tanta. Se è vero che le chiamano “calamità naturali”, è altrettanto vero che per gli abitanti della zona non rappresentano novità: il dissesto idrogeologico in l’alto Oltrepò è una ferita sempre aperta, e una frana simile già nel 2016 aveva invaso la medesima strada. A questa condizione si aggiunge poi il fatto che a Nivione e paesi limitrofi manca da anni il segnale telefonico per i cellulari.

Se una parte della popolazione sembra essersi ormai rassegnata, altri esprimono apertamente il malumore.

Tra loro c’è Clara Dirotti, giovane residente che in paese ha scelto di rimanere e mettere su famiglia (a maggio è atteso il primogenito) alla faccia dello spopolamento.

«Penso di parlare a nome di più persone esprimendo questo forte stato di disagio e penso sia un dovere del cittadino far sentire la sua voce in situazioni come questa» spiega. «Non si tratta di un semplice “lamentarsi”, quanto l’iniziare a prendere consapevolezza del potenziale di questo territorio e cominciare a muoversi in collaborazione con tutti gli attori ed enti coinvolti per mantenerlo sicuro e accogliente».

Una critica, questa, che sembra esulare dalla situazione contingente che riguarda la frana…

«In Valle Staffora e in generale in Alto Oltrepò si parla tanto di marginalità, spopolamento, investimenti per ripartire…il dissesto idrogeologico è un fenomeno che purtroppo colpisce parecchio la nostra zona ma non fa certo notizia, è così da anni: la tipologia di intervento per garantire sicurezza e normale viabilità dovrebbe comprendere manutenzione delle strade e monitoraggio dei lavori già effettuati mentre la nostra esperienza, al contrario, ci dimostra che questi lavori vengono effettuati solo in situazioni d’emergenza».

L’ultima frana in effetti risale al 2016…

«Ed è proprio questo che mi fa arrabbiare: per la seconda volta nel giro di cinque anni ci ritroviamo isolati a causa di una frana, situazione maggiormente aggravata dalla mancanza di segnale telefonico nelle frazioni di Nivione e Cella, situazione anche questa che si protrae dal 2016».

Avevate già provato a segnalare queste problematiche?

«Nel settembre 2019 attraverso l’associazione di cui faccio parte, Nuvun, ho mandato una segnalazione dettagliata di questa problematica ad Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), e dovrebbero essere queste le attività del cittadino per far valere i propri diritti e migliorare la propria vita».

Queste segnalazioni hanno portato qualche risultato?

«Purtroppo no, perché ci vorrebbe più aggregazione da parte dei residenti e meno paura di confrontarsi con le istituzioni».

Quali sono oggi le vostre difficoltà quotidiane?

«Le difficoltà quotidiane riguardano sia le frazioni del comune di Varzi che la vicina Val Curone. Non c’è solo la lunghezza e scomodità dei percorsi alternativi da prendere per aggirare la frana. Strettamente collegato alla viabilità è anche il discorso delle emergenze mediche e sanitare: tanti anziani abitano nella zona e in questi casi di emergenza la tempestività di intervento può fare la differenza tra la vita e la morte. Ci sono anche persone disabili che devono essere assistite (quindi i costi a carico delle famiglie si alzano) e bambini che vengono sballottati per più di un’ora per andare a scuola».

Il disagio riguarda solo le categorie più “deboli”?

«Non solo, colpisce soprattutto chi deve recarsi quotidianamente a lavoro, percorrendo strade alternative che solo a fronte dell’emergenza sono oggetto di manutenzione.  Altro aspetto da prendere in analisi è quello delle attività imprenditoriali, che si trovano in difficoltà per la perdita di clienti e lavoro, e del turismo che subisce un duro colpo sia in termini di “incoming” sia in termini di immagine del territorio. I servizi primari dovrebbero essere non solo garantiti ma, altresì, incrementati costantemente: ci sembra paradossale, nel 2020, sentirci nuovamente cittadini isolati e senza alternative».

Il protrarsi di questa emergenza non interessa soltanto le piccole frazioni. La provinciale 166 dopo Valle di Nivione diventa provinciale 111, collegamento diretto con il comune di Fabbrica Curone. La frana di Nivione ha interrotto la possibilità di raggiungere agevolmente Varzi costringendo gli abitanti a lunghi giri per raggiungere il capoluogo dell’alta Valle Staffora. Da Fabbrica bisogna risalire la strada che porta a Cella di Varzi quindi raggiungere Castellaro e seguire la provinciale numero 91, che risulta per altro in più parti dissestata. Anche in questo caso, circa venti minuti di strada in più rispetto a prima. Le attività commerciali, soprattutto i ristoranti, denunciano un pesante contraccolpo negli affari. Qualcuno si sarebbe detto perfino a rischio chiusura.

di Christian Draghi

 

100 contagi in più rispetto a ieri in provincia di Pavia, in totale i contagiati sono  722 .   Sono arrivate a 1.809 le vittime del coronavirus in Italia. In un solo giorno c'è stato un aumento di 368 morti. Sabato l'aumento era stato di 175. Sono 2.335 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il virus, 369 in più di ieri.  Superati i 20 mila malati: sono complessivamente 20.603, con un incremento rispetto a sabato di 2.853, mentre il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 27.747, mentre in tutto i guariti sono 2335. Il dato è stato fornito dal commissario per l'emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile.

Sono 252 i nuovi decessi per coronavirus in Lombardia, una cifra mai raggiunta finora in regione in una singola giornata. Dall'inizio dell'emergenza in Lombardia non erano mai stati superati i 200 decessi in un giorno: ieri erano stati 76, mentre mercoledì 11 marzo erano stati 149, il numero massimo di decessi fino a oggi. "I positivi sono 13.272, più 1.587, i ricoverati in ospedale sono 4.898, più 602 rispetto a ieri, c'è una crescita costante ma non esponenziale. In terapia intensiva aumentano solo di 25, 757 in totale, un dato molto più ridotto rispetto alla media di 45 ma non cantiamo vittoria, anche perchè i decessi sono 1.218, con una crescita di 252": lo ha detto l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera.

"Intubiamo in Terapia intensiva anche più di 7 persone al giorno e lavoriamo senza sosta, con in media un turno di riposo ogni 14 giorni", racconta  Ivano Riva, anestesista e rianimatore dell'Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo.  "Se il trend dell'epidemia da SarsCov2 continuerà con questo ritmo, Bergamo reggerà ancora per pochissimo", ammette.

"Il ministro Boccia ha ricordato che sono state inviate 500mila mascherine in Lombardia, noi lo ringraziamo ma ne abbiamo bisogno di 300mila al giorno", ha detto l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera, aggiungendo che se "una consegna di 500mila mascherine viene considerata importante, forse non c'è la percezione della battaglia che stiamo vivendo qua".

 "C'è massima attenzione per la situazione in Lombardia", puntualizza il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.  "Io vedo migliaia di persone che lavorano rischiando e senza sosta, dagli ospedali a chi garantisce i servizi, dalle Regioni, ai Sindaci, al Governo, alla Protezione Civile. E chiedo: basta polemiche, basta attacchi reciprochi. Siamo tutti sulla stessa barca e non c'è tempo da sprecare", dice anche il capo delegazione del Pd Dario Franceschini.

La Onlus San Germano di Varzi attraverso una nota stampa comunica :  "In queste ore di emergenza Coronavirus imperversano tante notizie false, che arrivano a molti cittadini tramite Whatsapp, Facebook o via mail. Tra queste anche quella che molti pensano provenire dalla Fondazione San Germano di Varzi, che fa riferimento "all'urgente richiesta di personale ausiliario ed infermieristico per far fronte all'emergenza, dato che metà dell'organico è in malattia". Si chiede di far girare voce e condividere il messaggio poiché si legge di una situazione grave. Molti cittadini, allarmati, soprattutto per chi ha ricoverato lì un parente o un amico, si sono allora rivolti direttamente ai diretti interessati. "Possiamo garantire che pur nel periodo di difficoltà comune a tante realtà come la nostra, stiamo riuscendo a sopperire alle esigenze e ai bisogni dei nostri ospiti - garantendo loro le cure necessarie, spiegano il Dott. Carlo Albertazzi e la Dott.ssa Nicoletta Marenzi, rispettivamente Presidente e Direttore Operativo della Fondazione San Germano di Varzi-  Ci spiace davvero che qualcuno abbia potuto mettere in circolazione questa falsa notizia, andremo a fondo della faccenda per capire chi ha procurato questo allarme ingiustificato. Siamo una Fondazione seria e qualsiasi necessità sarà nostra premura comunicarla   attraverso i nostri canali ufficiali e affrontarla attraverso le nostre procedure consolidate e non tramite queste catene di S. Antonio. Cogliamo, invece, l'occasione per ringraziare sentitamente il personale medico, infermieristico, operatori ASA e OSS, ma anche dei settori educativo, fisioterapico e amministrativo, personale della cucina e lavanderia della Fondazione San Germano, che in questo delicato momento si sta dedicando con etica, professionalità e cuore ai nostri ospiti"

Il Comune di Voghera ha attivato, come Ente capofila del Piano di Zona dell’ambito distrettuale Voghera e Comunità Montana, il Protocollo operativo elaborato da ATS di Pavia per l’assistenza sociosanitaria a soggetti fragili in isolamento domiciliare causa coronavirus Covid-19.

Il protocollo prevede un’azione organica di assistenza sociosanitaria, avvalendosi anche della primaria collaborazione dei Medici di Medicina Generale, dei Pediatri e dei Farmacisti, rivolta ai soggetti socialmente fragili e vulnerabili interessati dall’emergenza COVID 19, quali “contatti stretti” o “positivi” seguiti a livello territoriale, e posti in isolamento domiciliare come misura di quarantena. Il Comune di Voghera assicura sulla base della richiesta ricevuta direttamente dal “contatto”, adeguati interventi di sostegno sociale attraverso la Protezione Civile comunale.

Il sostegno sociale consiste nel garantire, ai soggetti identificati e privi di una rete famigliare o di prossimità propria, la regolare fornitura di materiali di sussistenza, compresi i prodotti alimentari e di prima necessità, eventuali pasti e prodotti farmaceutici, ecc.

La consegna del materiale viene effettuata assicurando il rispetto delle misure di cautela e prevenzione sanitaria (ad esempio, depositando il materiale in fornitura fuori dalla porta), evitando contatti diretti con i soggetti in isolamento. L’identificazione del soggetto in condizione di fragilità sociale è effettuata dall’operatore sanitario incaricato della sorveglianza sanitaria che comunica direttamente allo stesso soggetto il recapito telefonico del Piano di Zona a cui chiedere l’attivazione del sostegno sociale. L'Ufficio provvede a smistare le richieste al Comune di residenza per l’attivazione degli interventi.

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Se il commercio fisso in Oltrepò vive da anni una situazione di crisi, quello ambulante versa se possibile in condizioni ancora più critiche. Reduci da uno dei Natali peggiori degli ultimi anni, gli ambulanti chiedono un aiuto concreto: «servono più controlli per garantire a chi lavora seriamente la possibilità di offrire qualità e a un prezzo adeguato». A parlare è Domenico Nicodemo, commerciante “di piazza” fin da quando era bambino e oggi unico erede di una tradizione di famiglia. Non aderisce a nessuna associazione di categoria ma negli ultimi mesi ha raccolto gli umori di almeno un centinaio di colleghi sparsi tra i mercati di Voghera, Broni, Stradella, Rivanazzano Terme e Varzi. Ad aprile tenterà l’avventura politica candidandosi per il consiglio comunale di Voghera tra le fila del movimento civico Italia del Rispetto nel tentativo di portare dentro le istituzioni le istanze di una categoria che si sente «sempre più bistrattata».

Nicodemo, perché il commercio ambulante è così in crisi?

«I fattori sono tanti, sicuramente il più importante è che negli anni è venuta a mancare la qualità. Troppa roba usata, di poco valore, venduta per altro a prezzi ridicoli con cui non è possibile competere per chi invece lavora con prodotti di livello. Questo fatto disincentiva automaticamente le persone dall’andare al mercato e a orientarsi sempre di più verso i centri commerciali».

La qualità è importante, d’accordo, ma come è possibile intervenire “dall’esterno” per garantirla?

«Innanzitutto servono più controlli da parte degli organi competenti per accertare che tutti lavorino seguendo le regole. Si cominci dal verificare il rispetto di semplici regole basilari come la verifica che sul posto ci sia il proprietario della carta d’esercizio con relativa foto e l’obbligo dell’esposizione di cartelli per chi vende prodotti usati. In secondo luogo si faccia attenzione anche ad altri aspetti che possono sembrare dettagli ma che non lo sono, come il rispetto dell’obbligo degli spazi tra i banchi e la verifica delle assenze da parte di fissi e spuntisti. Soprattutto, che questi controlli riguardino tutti allo stesso modo».

Rivendicazioni precise, ma secondo lei il problema è tutto qui?

«Certo che no, ma si comincia dalle basi. Dobbiamo affrontare una concorrenza che, visti certi prezzi, è quantomeno sospetta. Se poi risulta tutto regolare va bene, però che almeno si facciano i controlli del caso. Lavorare a bassi prezzi e bassa qualità penalizza tutta la categoria».

Ci sono altri aspetti che vorreste migliorare?

«Su tutti direi la sicurezza. La quantità di furti nei mercati è impressionante e colpiscono tutti, dagli anziani cui viene scippato il portafoglio agli stessi ambulanti cui viene indebitamente sottratta della merce. Questa sensazione di insicurezza si percepisce ed allontana ulteriormente la clientela. Dovrebbero essere intensificati i controlli dei vigili che ad oggi sono insufficienti».

Uno dei rappresentanti della vostra categoria, Rocco del Conte di Apva, ha polemizzato con alcuni commercianti fissi del centro che si sarebbero lamentati per la presenza di bancarelle che, nel periodo natalizio, avrebbero ridotto in maniera eccessiva i parcheggi a disposizione delle auto. Lei condivide?

«Su questo devo dire che non capisco certe lamentele, sinceramente non vedo come la presenza di oltretutto pochi banchi in piazza possa creare un vero danno a chicchessia. Bisogna che i commercianti si uniscano e solidarizzino di più. Siamo sulla stessa barca e solo se stiamo insieme possiamo ottenere qualche risultato».

Come sono andati gli affari lo scorso Natale?

«Sono stati i peggiori degli ultimi anni, avremo fatto un quarto degli incassi del Natale precedente».

Le amministrazioni comunali potrebbero fare qualcosa per aiutarvi?

«Non esiste la bacchetta magica, però ci potrebbero sicuramente venire incontro in tanti modi: uno su tutti abbassare i prezzi dei plateatici. I nostri incassi diminuiscono, ma gli abbonamenti che dobbiamo pagare sono sempre gli stessi.  Un altro aiuto sarebbe l’introduzione del parcheggio gratuito nelle zone vicine alle piazze nelle ore concomitanti al mercato».

A Voghera i costi per la partecipazione a fiere importanti, come ad esempio quella dell’Ascensione, sono spesso stati oggetto di discussione. Che ne pensa?

«Che sono assolutamente troppo alti. Per questo che poi gli ambulanti del territorio non partecipano più. Pagare certe cifre vorrebbe dire lavorare in perdita».

La Sensia non è una bella occasione per fare affari?

«Non direi proprio, ci sarà anche tanta gente,  ma se non compra… con certi costi poi davvero non conviene. A Tortona ci sono prezzi molto più ragionevoli».

di Christian Draghi

 

Concorso Letterario "Città di Varzi" - V° Edizione - Scadenza iscrizione: 15 Aprile 2020

Organizzato da: Biblioteca Civica Malaspina di Varzi - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Telefono: 038353532

Internet: http://www.comune.varzi.pv.it/index.php/biblioteca-comunale

Indirizzo spedizione degli elaborati: Ufficio Anagrafe del Comune di Varzi Via P. Mazza, 6 27057 Varzi

Sezione A -  Ragazzi (fino a quindici anni) - Tema: La Valle Staffora: idee, emozioni, racconti. Valorizzare un momento (favola, mito, leggenda, storia…) a scelta dei candidati, che sia significativo della storia del proprio paese, appartenente alla Valle Staffora.

Copie:  1 - Lunghezza: massimo trenta cartelle dattiloscritte (cartelle da duemila battute circa)

Opere ammesse: Opere inedite, in forma poetica o narrativa

Sezione B - Adulti (oltre i quindici anni) Tema: La Valle Staffora: idee, emozioni, racconti. Valorizzare un momento (favola, mito, leggenda, storia…) a scelta dei candidati, che sia significativo della storia del proprio paese, appartenente alla Valle Staffora.

Copie: 1 - Lunghezza: massimo trenta cartelle dattiloscritte (cartelle da duemila battute circa)

Opere ammesse: Opere inedite, in forma poetica o narrativa

Quote di partecipazione: La partecipazione è gratuita. Inviare il materiale in una busta contenente il testo anonimo e un’altra busta chiusa con le generalità del candidato e la sezione a cui partecipa.

Premi: I vincitori saranno premiati con pergamena attestante il valore del loro racconto, unitamente a un cesto di prodotti locali.

Premiazione: 27 Giugno 2020 - I candidati finalisti riceveranno comunicazione entro il 1 giugno 2020 del risultato delle loro opere.

Giuria: La Giuria è composta da alcuni membri della Commissione di Vigilanza e da volontari che gestiscono il servizio bibliotecario.

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

  1. Primo piano
  2. Popolari