Venerdì, 24 Gennaio 2020

Cella di Varzi, località situata a 700 metri di altitudine sull’ Appennino Pavese, ospita da oltre settan’anni il Tempio della Fraternità, affiancato da circa dodici dal museo dell’ aeronautica militare. Negli ultimi anni sono sorte alcune problematiche che vanno dal furto di alcuni preziosi cimeli alle strade dissestate che rallentano il flusso turistico e il rettore don Luigi Bernini, mandato sul posto dal vescovo 20 anni or sono perché si occupasse del suo paese natale, ci racconta la storia.

In che condizioni era il Tempio quando è arrivato a Cella?

«Praticamente stava cadendo a pezzi, sui cimeli cadeva la pioggia e venivano coperti come meglio si poteva. Fu necessario chiedere il contributo della Regione per il restauro della chiesa a quel punto non avevamo altra scelta».

Come fu accolta tale richiesta?

«Ci fu data la possibilità di ricostruire la chiesa ottenendo i contributi. Per l’esattezza abbiamo speso 750mila euro lavorando quindici anni per il restauro completo».

Quando e perché fu realizzato il tempio?

«Con la fine della seconda guerra mondiale un cappellano militare, don Adamo Accisa, rientrando in Italia dalla Grecia aveva chiesto al proprio vescovo di essere mandato in un posto dove potesse riprendersi nello spirito dopo tanto dolore. Fu mandato a Cella e nel 1952 cominciò a costruire questa chiesa per lanciare un messaggio di pace e lo fece raccogliendo da tutto il mondo le rovine della guerra. Cominciò a scrivere e a viaggiare, arrivò a Parigi dove conobbe quello che poi divenne Papa Giovanni XXIII, il quale all’epoca era Nunzio della Santa sede in Francia a Parigi. Anche lui era stato cappellano militare negli alpini durante la guerra e volle abbracciare l’idea di don Adamo Accosa con la promessa di mandare a Cella la prima pietra per la costruzione della chiesa».

Come avvenne poi tutto ciò?

«Nel 1952 Roncalli mandò una delegazione per consegnare una piccola lastra di marmo presa dalle macerie di una piccola chiesa distrutta durante lo sbarco in Normandia».

Quanto tempo ci volle per costruire il tempio?

«Ci vollero sei anni l’inaugurazione fu celebrata ne settembre del 1958. Da allora nella chiesa vediamo le armi trasformate in simboli di pace: per citarne una, il fonte battesimale ricavato dall’ otturatore di cannone in acciaio cecoslovacco della corazzata Andrea Doria facente parte della marina militare italiana». 

Quante persone hanno contribuito alla raccolta dei cimeli?

«Diverse persone, me in particolare. Ricordo anche Fausto Tommei, giornalista radiofonico famoso negli anni ’50, che trascorse un mese in America a cercare cimeli ricordi testimonianze da portare qui a Cella. Ci sono rovine Delle città di Hiroshima e Nagasaki e del campanile di Giotto di Firenze».

L’oggetto rosso posto sull’altare maggiore sembra una pallottola gigante da dove viene?

«Dall’ arsenale militare di la Spezia si tratta di un bossolo di cannone del peso di quattro quintali trasformato in tabernacolo».

Tra i tanti cimeli c’è n’è uno particolare ci riconduce al 12 novembre 2003 ci può dire chi ha portato qui questa pietra?

«È stata portata qui dai carabinieri in ricordo della strage di Nassirya è una pietra raccolta dalla palazzina crollata durante l’attentato dove persero la vita i loro colleghi. Le guerre purtroppo non sono ancora finite molte persone vengono da ogni parte del mondo per portare oggetti dei loro cari deceduti».

A parte i soldati e le guerre chi altro viene ricordato in questo luogo?

«Le vittime civili. Per esempio è stato portato un pezzo di carbone dalla miniera di Marcinelle in Belgio dove persero la vita duecento minatori di cui centoquaranta erano italiani. Sono arrivati frammenti Delle torri gemelle e altro ancora».

Corre voce che alcuni cimeli sono stati rubati, è vero?

«Purtroppo sì e quindi ci siamo organizzati per proteggere al meglio gli oggetti qui riposti dato che la chiesa è molto visitata».

Scendendo la scalinata fuori dalla chiesa si passa nel museo dell’ aeronautica militare. Da quando esiste e perché?

«È stato creato dall’associazione aeronautica militare di Pavia nel 2008. C’è fuori un F104 donato per ricordare tutti i piloti caduti dell’ aeronautica e sono bene in vista anche i componenti dell’ aereo, il motore e le pale. Questo museo è nato collegato al tempio e la scalinata è chiamata la “scalinata della civiltà” in quanto rappresenta le varie civiltà greche, romane e medievali. Aggiungiamo che qui le varie associazioni militari sono di casa con le loro cerimonie e raduni. Oltre all’aeronautica vengono anche i carabinieri e gli alpini, che nonostante la fine del servizio di leva obbligatorio sono pochi ma resistono».

Rispetto al passato l’affluenza si è ridotta. Perché e in che misura?

«Si deve dire che le strade non sono tenute molto bene dalla provincia e i pullman per venire qui devono passare da Fabbrica Curone in provincia di Alessandria e poi salgono mentre la strada provinciale è tenuta malissimo e non viene fatto nemmeno lo sfalcio degli argini. è una cosa vergognosa. Degli oltre cento pullman che venivano all’anno ora ne vengono una ventina.Le vie di comunicazione sono fondamentali per mantenere il flusso turistico, qui siamo sul confine con il Piemonte e la parte piemontese è tenuta bene, ma la parte Pavese lascia molto a desiderare».

di Stefania Marchetti

Nella sala consiliare del Comune di Varzi, comune dell’Oltrepò Pavese dove il Campionissimo vinse la sua prima corsa nel 1939, la mostra patrocinata da Regione Lombardia e intitolata “in arte Coppi” diventa laboratorio per i ragazzi, coincidendo con la prima “uscita” ufficiale del consiglio comunale dei ragazzi e con la partecipazione degli studenti dell’Istituto Omnicomprensivo Ferrari che martedì 14 gennaio 2020, dalle ore 16, lavoreranno con il pittore Miguel Soro (le cui opere sono in esposizione lì dal 28 dicembre al 2 febbraio) e con lo scrittore Gino Cervi, autore di Alfabeto Fausto Coppi (ediciclo Editore), serie di racconti (99 più una canzone).

L’evento si colloca nel cuore di una piccola ma emozionante rassegna “coda” della mostra di successo di Regione Lombardia (dedicata al centenario di Coppi e di Brera) che ha trovato collocazione nel borgo di Varzi dove il Campionissimo è amato e ricordato come uno di casa.  La mostra “In arte Coppi”, dedicata al mito a due ruote, mette in esposizione alcune opere di Miguel Soro e alcuni cimeli dei musei del Ghisallo e di Alessandria Città delle Biciclette (dove sino al 2 febbraio, a Palazzo Monferrato, è “in scena” un’altra mostra intitolata Scatti, un dialogo fra fotografia e pittura sempre nel segno del mito coppiano.

In arte Coppi di Varzi è allestita nella sala consiliare del Comune di Varzi per  celebrare il centenario di Fausto Coppi che si è appena concluso e allungare nel 2020 del 60º anniversario della scomparsa del Campionissimo.

Il sindaco del Comune di Varzi, Giovanni Palli, ha voluto organizzare questo allestimento “In arte Coppi” esponendo una parte importante della produzione artistica del pittore spagnolo Miguel Soro che ha dedicato quasi 50 opere a Fausto Coppi “per sottolineare nel centenario di questo nostro mito il legame con Varzi, dove il Campionissimo vinse la sua prima corsa inaugurando così una carriera formidabile (7 maggio del 1939)”.

“Per celebrare il Campionissimo – prosegue il presidente della Comunita’ Montana Giovanni Palli – non vogliamo solo parlare delle sue vittorie ma raccontare il valore di questo mito, che ha costruito il suo successo come campione e come uomo facendo fatica sulle nostre strade e facendo amare ancora oggi i nostri luoghi da sempre vocati al ciclismo e agli sport outdoor”.

“Vogliamo che Coppi sia un esempio di coraggio e di umiltà che tanto può raccontare ancora ai nostri ragazzi se riusciremo ad emozionarli anche solo un quarto di quanto ha emozionato lui quando correva e passava in bicicletta sulle nostre strade ad allenarsi, proprio qui in queste valli”. Per perseguire questo obiettivo, ovvero il coinvolgimento dei più giovani, il Comune di Varzi attraverso il suo assessore alla cultura Federica Lazzati e il Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi, sarà protagonista del primo laboratorio di pittura e letteratura aperto alle scuole medie dell’istituto comprensivo P. Ferrari.

Da Valencia arriverà il pittore Miguel Soro che realizzerà un’opera live con i ragazzi, lavorando in concerto con le parole individuate attraverso i racconti di Gino Cervi, scrittore e giornalista sensibile e attento alla profondità del racconto non solo sportivo. La partecipazione dello scrittore Gino Cervi, autore di “Alfabeto Fausto Coppi” (Ediciclo editore) è perfettamente coerente con l’amore di Varzi per il Campionissimo: lì è ambientato uno dei suoi bellissimi racconti, scritti a 4 mani con Giovanni Battistuzzi. Il laboratorio sarà dunque un concerto di colori, immagini, ritagli di giornale e scrittura, perché la testimonianza del campionissimo possa davvero rimanere eterna attraverso le emozioni e la condivisione.

LA MOSTRA IN ARTE COPPI – Dieci sono le opere di Miguel Soro in esposizione nella magnifica sala consiliare della malaspiniana sede comunale anche due pezzi da novanta come la bicicletta del garzone Coppi, proveniente dalla Collezione Chiapuzzo e prestata dal museo Acdb di Alessandria, e la maglia di campione del mondo di Fausto Coppi, conquistata a Lugano nel 1953, proveniente dal museo del ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio insieme alla Bianchi 1947 del gregario di Fausto Coppi Bruno Pasquini (collezione Trevisan).

“Si sta chiudendo in questi giorni anche il centenario di Gianni Brera e questa mostra potrebbe avere come sottotitolo “ I Campionissimi “. Nati nello stesso anno, divisi da appena una settimana, sono stati il più grande sportivo e il più grande giornalista italiani di sempre, legati da un filo che passa tra le brume delle campagna tra il Tortonese e il Pavese fino a sublimarsi in vittorie leggendarie del ciclista e in racconti immortali del narratore” ha detto fra l’altro Riccardo Crivelli firma della Gazzetta dello Sport che fu diretta da Brera dopo il tour de France del 1949 fatto fa inviato. Praticamente Coppi con le sue imprese al Tour regalò al giornalista  la direzione della Rosea…

La mostra “in arte Coppi” inaugurata il 28 dicembre 2019 durerà fino al 2 febbraio 2020. Spazio sala consiliare Comune di Varzi. Ingresso gratuito.

Il “Cucito” come una Ferrari: non ce n’è per tutti, ma la sua sola esistenza basta già a nobilitare l’intera linea di produzione di un’azienda. Oggi il prodotto principe della norcineria d’Oltrepò è ai minimi storici: quindici anni fa quelli certificati con marchio Dop erano 10mila, oggi sono appena un centinaio. Anche gli allevamenti autoctoni sono ridotti: negli anni ’90 i suini allevati in loco erano 4.500 - 5.000, nel 2010 erano calati a poco più di un migliaio.

Oggi in Alto Oltrepò sono circa 500, distribuiti su 61 allevamenti dei quali solo 22 non sono finalizzati all’autoconsumo. E senza marchio “Dop” il prodotto non ha un peso commerciale che garantisca un ritorno, economico o d’immagine, al territorio. Non porta, in altre parole, acqua al mulino. Ad oggi la quasi totalità di 
suini con cui è prodotto il salame di Varzi proviene da allevamenti esterni all’area della Dop.

La filiera, quindi, è tronca a monte. Per rilanciarla la Comunità montana prova ad invertire un trend di diminuzione della produzione del Salame di Varzi “Cucito” Dop partendo “dal basso”: «Agriseed non è solo un bando che permette di finanziare interventi infrastrutturali per gli allevatori, ma è prima di tutto un progetto per rilanciare il Cucito Dop ricostruendo una filiera a km0». L’assessore all’agricoltura e sviluppo Andrea Gandolfi interviene per spiegare il senso del bando appena pubblicato e che ha fatto discutere la Valle Staffora. «L’evoluzione del mercato e delle certificazioni ha portato una contrazione degli allevamenti sui territori collinari, con una maggiore concentrazione verso i grossi centri di pianura. Questa evoluzione ha avuto delle ricadute anche in Oltrepò».      Il Progetto Agriseed, redatto di concerto con il professor Tito Bianchi e Fondazione Cariplo, restituisce un’interessante disamina sull’evoluzione dell’allevamento e della produzione della filiera del salame di Varzi Dop.  Ne emerge un quadro in cui la forza della Dop è sempre più fragile sia dal lato della produzione (solo un terzo del prodotto è marchiato “Salame di Varzi Dop”, 400 tonnellate Dop contro le 1200 tonnellate complessive), che dal punto di vista dei soci del Consorzio: infatti oggi sono 9 i soci produttori contro i 29 alla sua nascita nel 1984.
La lenta ma progressiva erosione del legame fra prodotto e territorio risulta quindi evidente. Bisogna invertire subito la tendenza, ricostruendo la filiera con mattoni solidi: il “top” per eccellenza., da queste parti, è proprio il “Cucito”.

Gandolfi, con il Progetto e poi bando Agriseed pensate di poter “ripopolare” la Valle di maiali?

«Il progetto ha alcune ambizioni precise, come quella di innovare la filiera del Salame di Varzi DOP Cucito prevedendo l’esclusività dell’utilizzo di materia prima nel territorio della DOP costruendo così una filiera a Km0. Detto ciò bisogna essere realistici e partire da basi solide, come costruire una seria e strutturata alleanza tra chi già opera sul territorio».

In che modo pensate di crearla?

«La prima forza sta nell’accordo di filiera: chi aderisce al bando avrà la garanzia di poter vendere i suoi maiali alle aziende che operano nel Consorzio a prezzi prestabiliti, messi nero su bianco e anche trattabili».

C’è chi ha detto che con i fondi messi a disposizione dal bando (massimo 25mila euro a soggetto) non si possono fare grandi cose...

«Serve superare la logica che per fare grandi cose servano grandi contributi. Ad esempio, i suini che si allevano oggi sul territorio, che sono almeno 500, sarebbero già di per sé sufficienti a riportare la produzione del Cucito DOP ai livelli di 10 anni fa».

La scommessa del bando quindi non è quella di creare “grandi numeri” quanto utilizzare il già esistente..

«L’obiettivo è quello di dare una dignità commerciale al nostro prodotto principe. I “numeri” per iniziare bene, come detto, ci sarebbero già.

Come farlo?

«Le condizioni per ricostruire una filiera del Salame di Varzi Cucito Dop, sono praticabili grazie ai reciproci impegni tra allevatori del territorio, consorzio del Salame di Varzi DOP e produttori.

Gli allevamenti del territorio, se opportunamente strutturati ed in possesso delle idonee certificazioni, quindi attraverso un accordo di filiera per alla produzione del Cucito DOP con il relativo Consorzio, saranno nelle condizioni di conferire un quantitativo di materia consistente e la Comunità montana si impegna a dare a tutti gli allevatori il sostegno anche burocratico di cui avranno bisogno».

Il Consorzio però negli anni ha perso soci. Dai 29 del 1984 ai 9 attuali. Come mai secondo lei non riesce ad essere davvero attrattivo per tutti i produttori?

«Credo che sia la D.O.P. a dovere essere attrattiva per tutti i produttori, nonché l’unica scelta possibile se davvero abbiamo a cuore la crescita del nostro territorio e la valorizzazione di sua maestà il Salame di Varzi. Le porte sono aperte per potenziare la D.O.P. nel rispetto delle differenti tipologie di propensioni al mercato ed alla produzione e, siamo certi, che il Consorzio di tutela è al nostro fianco come un alleato del territorio».

di Christian Draghi

Il 13° Rally delle Marche, si é concluso con la vittoria di Christian Marchioro, in coppia con la moglie Silvia dall’Olmo sulla Skoda Fabia R5. Per il 36enne pilota padovano si tratta della seconda vittoria assoluta in carriera, un alloro conquistato con il cuore e con grande acume tattico.  La gara, che aveva registrato il record assoluto di iscritti dalla sua prima edizione con 123 iscritti è partita poi con 118 equipaggi, che hanno decisamente animato una grande giornata di sport di questa prima prova del Campionato Raceday Rally Terra e penultima del Trofeo Terra Rally Storici. Tra i protagonisti della gara marchigiana anche due equipaggi Oltrepadani, quello composto da Davide Nicelli, in coppia con Mattioda su Peugeot 208 impegnato nel Race Day e Mombelli-Leoncini su Ford Escort MK1 nello storico. Per Nicelli si é trattato di una gara test ed il 3° posto in R2 lo ha pienamente appagato, per lo più in vista dell’importante impegno tricolore il Tuscan Rewind di fine stagione dove si giocheranno il Trofeo Peugeot. «Aver ottenuto un ottimo risultato è stato importante più che altro per il morale dopo un “2 Valli” negativo – ha detto il pilota stradellino – Un terzo posto  che ci da la consapevolezza che al Tuscan sarà una gara durissima, ma che abbiamo le carte in regola per poter dire la nostra fino all’ultimo».  Nella gara “historic”, penultima prova del Trofeo Terra Rally Storici, in cui la vittoria é andata a Guggiari-Sordelli (Ford Escort MKII), per tre quarti di gara aveva comandato il cremonese cn licenza monegasca Mauro Sipsz, navigato dalla moglie Monica Bregoli, su Lancia Rally 037 con un vantaggio considerevole. Però, una penalità per un anticipo “pagato” al controllo orario che precedeva la quinta prova, lo ha relegato in retrovia, per cui gli è rimasta soltanto la soddisfazione di primeggiare nel 4° Raggruppamento. La seconda posizione assoluta, dietro a Guggiari, stata presa da Cesarini-Gabrielli (Ford Escort). Strepitoso il terzo posto assoluto e 2° di classe per gli oltrepadani Mombelli-Leoncini su Ford Escort MK-1, una vettura che paga ben una settantina di cavalli in meno nei confronti delle due che l’hanno preceduta. Per i portacolori di Paviarally, il terzo gradino del podio é un bel trampolino di lancio, verso l’ultima prova di campionato in programma a Montalcino per il Tuscan.

di Piero Ventura

Nella sala consiliare del Comune di Varzi, comune dell’Oltrepò Pavese dove il Campionissimo vinse la sua prima corsa, dal 28 dicembre al 2 febbraio una rassegna patrocinata da Regione Lombardia e dedicata al mito a due ruote con le opere di Miguel Soro e alcuni cimeli dei musei del Ghisallo e di Alessandria Città delle Biciclette.  In arte Coppi è la rassegna che si è inaugurata oggi nella sala consiliare del Comune di Varzi per proseguire nel segno del successo di una mostra che si è appena chiusa in Regione Lombardia a Milano, promossa dall’assessorato all’autonomia e cultura. Al vernissage erano presenti fra gli altri l’onorevole Elena Lucchini, la giornalista scrittrice Mimma Caligaris  e il giornalista de La Gazzetta dello Sport Riccardo Crivelli. 
La rassegna di Varzi è una mostra che celebra il centenario di Fausto Coppi e sfocia nel 2020 del 60º anniversario della scomparsa del campionissimo. 

Il sindaco del Comune di Varzi, Giovanni Palli, ha voluto organizzare questo allestimento “In arte Coppi” esponendo una parte importante della produzione artistica del pittore spagnolo Miguel Soro che ha dedicato quasi 50 opere a Fausto Coppi “per sottolineare nel centenario di questo nostro mito il legame con Varzi, dove il Campionissimo vinse la sua prima corsa inaugurando così una carriera formidabile (7 maggio del 1939)”. “Per celebrare il Campionissimo - prosegue il presidente della Comunita’ Montana Giovanni Palli - non vogliamo solo parlare delle sue vittorie ma raccontare il valore di questo mito, che ha costruito il suo successo come campione e come uomo facendo fatica sulle nostre strade e facendo amare ancora oggi i nostri luoghi da sempre vocati al ciclismo e agli sport outdoor”. “Vogliamo che Coppi sia un esempio di coraggio e di umiltà che tanto può raccontare ancora ai nostri ragazzi se riusciremo ad emozionarli anche solo un quarto di quanto ha emozionato lui quando correva e passava in bicicletta sulle nostre strade ad allenarsi, proprio qui in queste valli”.

Per perseguire questo obiettivo, ovvero il coinvolgimento dei più giovani, il Comune di Varzi attraverso il suo assessore alla cultura Federica Lazzati e il Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi, appena fondato, ha deciso di organizzare un laboratorio con gli studenti delle scuole medie dell’istituto comprensivo P. Ferrari che si svolgerà il 14 gennaio 2020, a cui parteciperà il pittore Miguel Soro che realizzerà con i ragazzi un’opera live e vedrà la partecipazione dello scrittore Gino Cervi, autore di “Alfabeto Fausto Coppi” (Ediciclo editore) in un concerto molto speciale fra colori, immagini, ritagli di giornale e scrittura, perché la testimonianza del campionissimo possa davvero rimanere eterna attraverso le emozioni e la condivisione. 
Con le 10 opere di Miguel Soro sono in esposizione nella magnifica sala consiliare della malaspiniana sede comunale anche due pezzi da novanta come la bicicletta del garzone Coppi, proveniente dalla Collezione Chiapuzzo e prestata dal museo Acdb di Alessandria, e la maglia di campione del mondo di Fausto Coppi, conquistata a Lugano nel 1953, proveniente dal museo del ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio insieme alla Bianchi 1947 del gregario di Fausto Coppi Bruno Pasquini (collezione Trevisan).

“Si sta chiudendo in questi giorni anche il centenario di Gianni Brera e questa mostra potrebbe avere come sottotitolo “ I Campionissimi “. Nati nello stesso anno, divisi da appena una settimana, sono stati il più grande sportivo e il più grande giornalista italiani di sempre, legati da un filo che passa tra le brume delle campagna tra il Tortonese e il Pavese fino a sublimarsi in vittorie leggendarie del ciclista e in racconti immortali del narratore” ha detto fra l’altro Riccardo Crivelli firma della Gazzetta dello Sport che fu diretta da Brera dopo il tour de France del 1949 fatto fa inviato. Praticamente Coppi con le sue imprese al Tour regalò al giornalista  la direzione della Rosea...

La mostra “in arte Coppi” inaugurata il 28 dicembre 2019 durerà fino al 2 febbraio 2020. Spazio sala consiliare Comune di Varzi. Ingresso gratuito. Orari venerdì s domenica 10/12, il sabato 10/12  16/18.

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Quando arriva Babbo Natale con il suo carico di doni alla Fondazione San Germano di Varzi è sempre una grande festa: la è stata anche quest'anno, grazie all'arrivo dei numerosi parenti, anche dal milanese, che hanno gremito il salone principale della struttura, che sorge proprio a fianco dell'ospedale e che da anni è un punto di riferimento per gli anziani della Valle Staffora ma anche di altri comuni del pavese e milanese. Ad accogliere Babbo Natale c'erano tutti gli animatori ed educatori, allietati dalla musica e dai giochi dei volontari della Croce Rossa di Voghera e Varzi e del gruppo "La gioia di un sorriso" di Porana Eventi. Non solo canti natalizi, ma anche una rappresentazione un po' particolare del presepe vivente, della vecchia fattoria del Quartetto Cetra e la distribuzione dei doni in tutti i reparti, con l'intervento dei dirigenti della Fondazione Carlo Albertazzi e Nicoletta Marenzi e del sindaco di Varzi Giovanni Palli.

Alla fine un bel brindisi con panettone e spumante per tutti e via alle danze, con il ballo liscio che è sempre molto gradito dai nonni e anche dai loro parenti. "Quest'anno abbiamo organizzato la festa in tutti i reparti della nostra Fondazione, in contemporanea, grazie all'impegno di tutto il nostro personale e dei numerosi volontari musicisti che allietano durante l'anno i pomeriggi di festa dei nostri ospiti, che sono oltre un centinaio, assistito ogni giorno da personale qualificato, che qui desideriamo ringraziare" hanno sottolineato il Presidente ed il Direttore operativo della San Germano Carlo Albertazzi e Nicoletta Marenzi. Mentre il sindaco Giovanni Palli, che già faceva parte del consiglio di amministrazione, ha spiegato "l'orgoglio della comunità per una struttura che è davvero il fiore all'occhiello della Valle Staffora, grazie ai numerosi servizi messi a disposizione ed al trattamento degli ospiti"

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Fondi europei, recupero aree dismesse e lavoro in Alto Oltrepò. Il consigliere provinciale Paolo Gramigna e il neo segretario del circolo  PD di Varzi, Luca Rossi, si confrontano su questi temi.

Rossi pensa si possano offrire opportunità concrete al territorio? Quali saranno i passi successivi da intraprendere?

«Bisognerà conoscere le opportunità che le istituzioni possono mettere in campo, anche in relazione alla prossima programmazione europea 2021 – 2027 ed agli esempi di buone pratiche applicati altrove. Politicamente, però, l’obiettivo dovrà essere posto a medio/lungo termine e sarà quello di contribuire ad un cambio di approccio culturale teso alla ricerca di opportunità attraverso la conoscenza e la competenza, non più attraverso l’affidarsi al potente di turno.»

Gramigna, nel FESR (Fondo Europeo Sviluppo Regionale) per il 2021-2027 è previsto l’Italia un consistente aumento di risorse: risorse per circa 43,5 miliardi di euro, con un incremento pari al 29%. Un’occasione imperdibile per aree come l’Oltrepò. Tuttavia, è previsto il ripristino della regola “n+2” in sostituzione della regola “n+3”. Mi spiego: la Commissione provvederà al disimpegno di una parte degli stanziamenti se questa non sarà stata utilizzata o se al termine del secondo anno non saranno state inoltrate le domande di pagamento. Il nostro sistema territoriale riuscirà a darsi dei tempi e a rispettarli?

«Il prossimo bilancio Europeo presentato dalla Commissione Europea, al parlamento europeo ed al Consiglio d’Europa nello scorso mese di luglio, prevede un incremento di spesa soprattutto per investimenti, compresa la dotazione sui fondi strutturali sia indiretti (soprattutto FESR e FSE) che diretti. Un buon motivo per sostenere politicamente l’UE e non additarla pretestuosamente come causa di ogni male. Per tornare al tema della domanda, in Oltrepò Pavese sono individuati due ambiti territoriali entro i quali possono essere finanziati progetti di sviluppo attraverso fondi indiretti UE. Uno è l’area Leader (tutti i comuni a sud della via Emilia, tranne Broni e Voghera) e l’altro è l’area dell’Appennino montano costituita dai comuni del Sistema Nazionale Aree interne. Nella scorsa programmazione Regione Lombardia ha voluto fare una scelta a mio avviso limitante, riservando per l’area Leader la possibilità di finanziare progetti solo attraverso il Piano di sviluppo rurale (PSR) e per le aree interne solo attraverso FESR e FSE. Tutto ciò sta comportando una obiettiva difficoltà per raggiungere adeguate performance di spesa. Altro grosso problema è quello della quota di cofinanziamento richiesto per le aziende private, nonché per gli Enti pubblici la spesa dell’IVA a proprio carico. Tutti elementi che andranno corretti nella prossima programmazione per rispettare le performance di spesa dettate dalla UE.»

Nel campo dei diritti sociali, grande importanza sarà data agli investimenti in grado di migliorare l’accesso al mercato del lavoro (in particolare per donne e giovani) e che aumentino la qualità del sistema di istruzione e formazione. Partendo da un bilancio di quanto già realizzato, quali possono essere le linee di intervento ulteriori?

«Anche in questo caso i fondi Europei, in particolare l’FSE, vengono in aiuto. Occorre lavorare con le scuole primarie del nostro territorio e puntare a progetti per favorire l’inclusione scolastica e combattere la dispersione. Parallelamente gli istituti scolastici secondari in collaborazione con gli Enti di formazione, sull’esempio di quanto fatto all’IPSIA di Varzi, potrebbero ospitare corsi di formazione abilitanti, come gli IFTS, completamente gratuiti poiché finanziati dai fondi europei.»

Parlando di aree industriali dismesse, ovviamente un pensiero va subito alla ex-Zincor e alla sua bonifica. Dopo il duro lavoro svolto su questo tema negli anni passati, quale visione si può avere per quest’area nel futuro?

«Arrivare a completare la bonifica di quell’area ed allontanare un potenziale pericolo è già stato un grande successo cui mi onoro di aver contribuito da assessore provinciale prima e da consigliere provinciale poi. Ora l’area va portata all’attenzione di imprenditori che potrebbero godere di importanti finanziamenti pubblici per stabilire nell’area la propria attività, nonché di una connessione informatica a banda larga, in fase di realizzazione dalla società Open-fiber con finanziamento del MISE. Certamente non potranno più essere riproposte realtà produttive impattanti o inquinanti. Occorre analizzare le buone pratiche di rigenerazione di aree dismesse per trarre le proporre idee.»

Un’area già bonificata da tempo è, invece, quella dell’ex fornace Martinelli di Valverde; un complesso del quale l’amministrazione Andrini, con coraggio, già anni or sono aveva acquisito il possesso e la piena disponibilità. Finora i vari progetti ipotizzati per il pieno recupero dell’area (polo artigianale, parco energetico) non si sono concretizzati anche a causa dell’atavica mancanza di finanziamenti. Possono esserci novità con la nuova programmazione comunitaria?

«Quella della acquisizione dal fallimento della proprietà da parte del Comune è stata una scelta vincente per potere accedere a finanziamenti pubblici per la bonifica e per evitare il pericolo che lì si realizzasse negli anni ‘90 un inceneritore di rifiuti speciali. L’area si presta particolarmente all’insediamento di attività produttive in quanto adeguatamente infrastrutturata per quanto riguarda la linea elettrica. Credo che nella prossima programmazione comunitaria non possa essere trascurato il tema del finanziamento di progetti privati o pubblici per il recupero anche di questa aree dismessa.»

Rossi dopo aver parlato di progetti, chiuderei con una nota sulla politica varzese. Nei primi mesi di amministrazione, il sindaco Palli si è fatto notare per un certo attivismo. Come ne giudicate, fin qui, i risultati?

«Palli non solo è diventato sindaco, ma anche presidente della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese. Ha avuto naturalmente molta visibilità mediatica in questi primi mesi di mandato anche perché per la prima volta Varzi e la Comunità Montana hanno un sindaco e presidente leghista. Rispetto a qualche mese fa, quando sono stato candidato consigliere comunale a Varzi avversario della lista Palli, ora il ruolo mi permette un giudizio politico, non amministrativo che compete ai consiglieri comunali civici di opposizione. Mi pare che risultati strategici non ce ne siano ancora stati. Ciò che è stato fatto, sostenuto dalla giunta della Comunità Montana, è proseguire il percorso dell’attuazione dei progetti aree interne, già in precedenza definiti, che si erano interrotti nel periodo preelettorale per quanto riguarda la loro fase attuativa. Auspichiamo che Varzi e la Comunità Montana non prescindano da un ruolo attivo nell’ambito della prossima programmazione comunitaria, per non precludere possibilità soprattutto ai giovani che qui vogliono vivere e lavorare. Come forza politica non mancheremo di spronare le istituzioni locali a questo ruolo, sempre in uno spirito di collaborazione per la ricerca del bene comune.»

di Pier Luigi Feltri

Con 24mila chilometri già percorsi dai suoi volontari a sostegno degli anziani sparsi sul territorio dell’Alto Oltrepò, l’Auser di Varzi nato nel 2014 si conferma un’associazione in crescita e lancia un nuovo progetto in vista dell’inverno: un servizio di telefonia dedicato alle persone bisognose. Da Giugno c’è un nuovo presidente, Paolo Mazzocchi, un nuovo statuto e un nuovo consiglio direttivo. L’Associazione di volontariato, che si occupa principalmente di trasporto e assistenza agli anziani, è consapevole del ruolo importante che riveste in un territorio dove la maggior parte della popolazione è anziana. Il nuovo presidente Mazzocchi, ora in pensione, è stato medico di reparto all’ospedale di Varzi e conosce molto bene le problematiche legate all’anziano. Ha da poco trasferito la sua esperienza di operatore medico in una nuova missione, quella di allargare i servizi e la territorialità dell’Auser di Varzi.

Mazzocchi, può spiegarci questo nuovo progetto di telefonia?

«è un progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo con il Gal capofila e coinvolge anche gli Auser quella di Montalto Pavese, Pietra de’ Giorgi e Santa Margherita Staffora. Prevede la strutturazione di un servizio di “telefonia di ascolto”, il cui numero sarà reso noto a breve per offrire compagnia attraverso il telefono a persone anziane e aiutarle in caso di necessità. Questo servizio è stato pensato soprattutto in vista dell’inverno, dove a volte piccoli paesi diventano quasi completamente spopolati ed isolati, le persone anziane si sentono sole e hanno bisogno di socializzare oppure di accedere ai servizi».

Solitudine e necessità di essere portati in giro, soprattutto per ragioni cliniche. Quante auto avete a disposizione e quanti autisti?

«Abbiamo 3 autovetture e 14 autisti, un buon numero direi, ma certe volte facciamo fatica a soddisfare le richieste, perché capita che non tutti i 14 autisti siano disponibili, ma nonostante le difficoltà, tutti si danno da fare per ritagliare del tempo da dedicare a questa “missione”».

Quanti viaggi fate al giorno?

«Negli anni precedenti facevamo uno o due viaggi al giorno adesso arriviamo a sei, talvolta più di sei e quindi non avendo auto sufficienti usiamo le nostre personali se necessario. Nel 2018 abbiamo percorso 18mila km quest’anno siamo già oltre i 24mila. Il trend è in crescita e abbiamo bisogno di aumentare il parco auto. Non dimentichiamo che questa associazione è determinante per il nostro territorio: andiamo a prendere le persone che hanno bisogno anche in montagna, senza di noi non saprebbero come fare, inoltre, non ci limitiamo solo a “scarrozzare” le persone, ma mostriamo loro empatia, le ascoltiamo in modo che non si sentano sole, abbiamo ricevuto lodi e ringraziamenti anche e soprattutto per questo. Non si porta soltanto in giro il malato gli si fa compagnia».

Servirebbero più volontari?

«Quello sempre e a tal proposito stiamo pensando di potenziare il trasporto coinvolgendo i comuni al di fuori di Varzi ad esempio Cecima, Romagnese, Brallo di Pregola e Menconico. Cogliamo l’occasione per sollecitare chiunque abbia un po’ di tempo libero e voglia nel rendersi disponibile ad accompagnare chi necessita di avvicinarsi all’ ospedale o ad altri servizi. Questo progetto vuole coinvolgere più persone possibili nei comuni citati affinché ci sia una collaborazione capillare su di un territorio che è sempre più anziano».

Chi sono i vostri assistiti?

«Tutte quelle persone che, causa problemi economici, di salute e di solitudine, non hanno l’autonomia o la possibilità di recarsi ad effettuare accertamenti o visite mediche in zona e non solo, infatti spesso e volentieri li accompagniamo anche fuori provincia o fuori regione».

Può fare un bilancio di questi mesi?

«Un bilancio ottimo che mi soddisfa e inorgoglisce pienamente. è un’organizzazione in pieno “boom” come si suole dire. Guardando le statistiche in mie mani, si può dire che rispetto allo scorso anno i chilometri percorsi sono molti di più, questo implica che siamo riusciti ad incrementare i servizi, che è il nostro scopo. Sono entrato qui praticamente digiuno riguardo alle attività di questa struttura e sto scoprendo, di volta in volta, un lavoro di squadra eccezionale: un gruppo composto da pensionati e persone che dedicano una parte del proprio tempo libero al volontariato senza percepire alcun compenso. è straordinario».

è prematuro, è in carica da soli 5 mesi, ma se avesse un sogno nel cassetto da realizzare, quale sarebbe?

«Collaborare il più possibile con le altre associazioni presenti sul territorio. Già da quest’anno ad esempio, ricominceremo a proporre delle serate a sfondo educativo, cosa che era già stata fatta in passato.  A fine mese il primo incontro sarà dedicato alle cattive abitudini: ludopatia e abuso del telefonino. Il prossimo anno, in collaborazione con la Croce Rossa,  affronteremo il tema dell’ alimentazione nell’anziano fragile e l’ insegnamento di qualche manovra di primo soccorso a livello pratico. In passato abbiamo partecipato al progetto “abitare in age” un progetto gestito dal Politecnico di Milano. Praticamente eravamo i selezionatori dei pazienti anziani per valutare la qualità della loro vita sia che vivessero da soli sia accompagnati. Un progetto a livello nazionale che vedeva due realtà a confronto, quella cittadina e quella rurale, sarebbe interessante poterlo riproporre».

In che modo raccogliete i fondi necessari per rendere possibile il vostro servizio?

«Il comune ci dà una grossa mano,  anche perché non facciamo pagare il trasporto, le persone ci fanno offerte e ben vengano…. Inoltre ci dilettiamo ad organizzare serate benefiche dove noi tutti diventiamo attori di teatro, oppure all’occorrenza ci “trasformiamo” in cuochi in alcune feste di paese sempre organizzate per raccogliere fondi. In queste occasioni devo dire che le persone che si prodigano a darci una mano sono veramente tante».

In che modo è possibile migliorare il servizio?

«Bisogna riuscire ad “allargare” il lavoro dell’ Auser, renderlo più capillare e coordinato potenziando gli intercollegamenti. Mi spiego: ci sono comuni che non hanno un Auser proprio e si servono di noi ma se riuscissimo a coinvolgere non dico tutti ma buona parte dei comuni dell’Alto Oltrepò,  ci sarebbe la possibilità di dividersi i compiti ed i territori: se una persona di Romagnese deve andare a Voghera potrebbe essere accompagnata sino a Varzi dai volontari di Romagnese e poi da Varzi essere presa in carico da noi».

 di Stefania Marchetti

Il bando Agriseed pubblicato dalla Comunità montana rilancia il dibattito intorno al futuro del Salame di Varzi Dop. L’Ente, insieme a Fondazione Cariplo, mette a disposizione 230mila euro  totali da destinare a chi intende aprire un nuovo allevamento di maiali semi liberi o convertirne uno esistente allo scopo di produrre salame “cucito” Dop. La condizione è che i suini siano autoctoni, pesino almeno 220 chili e vivano un minimo di 13 mesi. Una volta pronti, per la lavorazione dovranno essere affidati a una delle imprese appartenenti al Consorzio Tutela. Come si legge nel bando stesso, lo scopo è «il consolidamento di una filiera a km0, ovvero interamente sviluppata sul territorio della Comunità montana dell’Oltrepò Pavese, per la valorizzazione del prodotto più pregiato».

Che il cucito rappresenti il fiore all’occhiello della gastronomia locale non si discute, anche se rappresenta solo una minima percentuale della produzione complessiva (a farla da padroni sono filzetta e salametto). Quale sia lo stato di salute generale del prodotto principe della Valle Staffora lo rivelano i dati del Consorzio: «Da gennaio a settembre di quest’anno – dice il presidente Fabio Bergonzi – sono stati prodotti 416.757 kg di pasta di maiale certificata da organismo di controllo, con cui si sono realizzati 444.894 salami contro i 390.808 del 2018, con un incremento della produzione del 14%».

Per produrli ci sono voluti - a spanne - circa 8mila maiali, dei quali quelli allevati in loco sono un numero compreso tra i 300 e i 500. Fatti i conti della serva, se si pensa che il “vicino” più prestigioso, il salame di Felino, nel 2017 vantava una produzione che partiva dalla lavorazione di oltre 5 milioni di chili di carne,  si capisce facilmente come i numeri del nostro Consorzio siano significativi a livello locale, ma assomigliano tutt’al più a quelli di una discreta produzione artigianale. Che è poi quella che il bando Agriseed mira a sostenere: il “cucito” è un prodotto di norcineria raffinato che non ha pari se realizzato a regola d’arte. A livello economico, poi, è quello che attualmente può fornire i margini di guadagno più alti dato che un buon cucito si può (e si dovrebbe) piazzare anche a 34-35€ al chilo.

La domanda è se per favorire la crescita di questo prodotto il finanziamento di attività di allevamento a km0 sia la strada giusta.  Diversi allevatori concordano sul fatto che la provenienza del maiale stesso, per altro già ristretta dal disciplinare alle regioni di Lombardia, Emilia e Piemonte, non sia di per sé determinante ai fini qualitativi. A fare la differenza sono il peso della bestia (240-250 kg), la sua alimentazione e il modo in cui viene cresciuto. Che respiri anche l’aria delle colline oltrepadane è superfluo. Colline che, va detto, non hanno né la tradizione né la vocazione per l’allevamento. «Non ci sono neppure gli spazi che servirebbero per metterne su uno che possa produrre un reale guadagno» dice un allevatore della zona che preferisce rimanere anonimo. «Inoltre, con i pochi soldi che mette a disposizione quel bando, nessuno riuscirebbe a costruire nulla partendo da zero, servono ben altre risorse». Dei 230mila euro complessivi infatti ne vengono assegnati un massimo di 25mila per soggetto a fronte di un investimento minimo garantito di 15mila. «Con questi numeri non si fa business, si rischia anzi di lavorare in perdita» dice sempre lo stesso allevatore. Avere tanti maiali (quelli che servirebbero appunto a far business) richiederebbe poi nutrirli, gestire una catena che va dal rifornimento di cibo alla pulizia dei liquami, con tutta una serie di operazioni che avrebbero tra l’altro una componente impattante sul paesaggio e l’ambiente. Dall’altra parte è innegabile che il bio oggi tiri e le filiere a km0 rappresentino un punto di forza per molti territori con vocazioni agricole.

Il salame di Varzi deve decidere cosa vuole fare da grande. Se, come dicono spesso i politici, deve diventare un traino per il rilancio (si presuppone economico) del territorio, il “ragazzo” non ha la statura per diventare cestista e la strada si fa lunga e irta come le colline d’Oltrepò. Se invece il suo dna è quello di un’eccellenza artigianale, una piccola produzione di nicchia ad altissimo livello che però non ha l’ambizione di cambiare le sorti economiche di chicchessia, la strada imboccata potrebbe anche essere quella giusta. Non è detto che una sia meglio dell’altra e per vedere risultati occorreranno anni in entrambi i casi. Tutto sta nel chiarirsi subito le idee e smetterla di procedere a tentoni seguendo la logica del “piutòst che nient l’è mei piutòst”. Occorre avere una visione e fare una scelta per poi perseguirla e incoraggiarla (leggi finanziarla) nel migliore dei modi.

In soldoni: i contributi che la comunità montana elargisce attraverso Agriseed sono utili? Certamente sì. Saranno decisivi per cambiare il destino commerciale del salame di Varzi dop? Quasi sicuramente no. Se è vero, come ricorda il presidente del Consorzio che è partner dell’iniziativa Bergonzi, che «da qualche parte bisogna pur cominciare» e fa bene ad essere contento della nuova opportunità data agli allevatori locali, occorre anche riflettere attentamente sulle strade da percorrere e le filosofie da abbracciare. Giorgio Perdoni, presidente della Confraternita Pegaso che ha fatto del tramandare il salame «di una volta» una mission, sottolinea che «non è importante dove si allevano i maiali, è importante che di salame se ne faccia tanto e buono». L’Oltrepò non ha la capacità di fare grandi numeri, ma di sicuro, se vuole, sa sfornare ottimi salami. I migliori. Ci si interroghi su come motivare tutti i produttori a consorziarsi e a mantenere la qualità del prodotto ben al di sopra degli standard. Anche quelli del disciplinare stesso che, come ricorda Perdoni, «impone di non  superare certi limiti verso il basso, ma non impedisce a nessuno di alzare l’asticella».

di Christian Draghi

Si é riunito nei giorni scorsi presso la sede della Comunità Montana il Tavolo coordinato  dalla stessa Comunità Montana che  riunisce le associazioni ambientaliste , le associazioni di categoria ed i moto club della zona . Il Tavolo si pone l'obbiettivo condiviso di varare un regolamento locale per le attività fuoristrada , ad iniziare - visto il peso del fenomeno - dalla pratica dell'enduro . La condivisione emersa al Tavolo  dell'obiettivo del regolamento locale partendo dalla Legge Regionale vigente rende possibile un percorso che altrove in Lombardia si è bloccato per mancanza di dialogo fra le parti . Il tavolo ora lavorerà nell'esame di alcuni regolamenti in vigore nelle aree montane delle Regioni limitrofe e per l'individuazione di percorsi dedicati all'enduro onde rendere sicura la fruizione ad agricoltori e camminatori la rete sentieristica , su cui giova ricordare gli importanti interventi degli ultimi anni con notevoli fondi pubblici

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

  1. Primo piano
  2. Popolari