Mercoledì, 01 Aprile 2020

Dopo aver ritirato i premi conquistati nel 2019, consegnati lo scorso 9 febbraio da Aci Italia in una mega cerimonia di premiazione tenutasi presso il Monza ENI Circuit, in cui al driver stradellino, Davide Nicelli, nella foto con suo padre ed ex rallysta Guglielmo,  ed il suo navigatore, Alessandro Mattioda, sono stati conferiti i riconoscimenti per il 2° posto ottenuto nel Campionato Italiano Rally 2 Ruote Motrici, la coppa ACI per il primo posto nel 2 Ruote Motrici Junior e quella per il primo posto tra gli Under 25, il pilota oltrepadano ha svelato i suoi programmi per la stagione in corso.

«La scelta di quale macchina utilizzare quest’anno e il Campionato o Trofeo a cui partecipare, non è stata facile, visto che dopo la buona stagione dello scorso anno ho avuto diverse chiamate da più team – ha detto Nicelli – La possibilità era il passaggio su di una vettura R5 (probabilmente una Hyundai o una Skoda) nel CIRA, oppure utilizzare la nuova Clio R1 nel Campionato Italiano Rally R1 e partecipare al trofeo Renault, o invece con la 208, vettura già utilizzata gli anni scorsi, perché la nuova per i trofeisti sarà disponibile solo a partire dal 2021 e rifare il trofeo Peugeot e il due ruote motrici nel CIR come lo scorso anno.

Dopo un’attenta analisi e diverse valutazioni, abbiamo deciso di rimanere legati a Peugeot, ripresentandoci per il terzo anno nel CIR per giocarci il Trofeo Peugeot e il due ruote motrici. Disputeremo tutto l’italiano, credo di aver fatto la scelta migliore per quest’anno e per la mia carriera, perché  penso di avere le carte in regola per poter vincere entrambi i campionati visto che l’anno scorso ci siamo andati molto vicino.

Questa scelta la ritengo obbligata perché, prima di  passare su di una vettura R5 in un contesto importante come il CIR, voglio provare a vincere e dimostrare il mio valore con una macchina piccola. Al di la di ciò, sicuramente qualche gara spot con una R5 la disputerò quest’anno. Questo non vuol dire che sarà una stagione facile perché dovrò misurarmi con piloti veloci e competitivi magari anche con più esperienza e tutti con le carte in regola per dire la loro in ogni gara. Bisognerà munirsi di umiltà e spirito di sacrificio dall’inizio alla fine del campionato se si vuole puntare in alto. Poche quindi le novità dallo scorso anno, al mio fianco sul sedile di destra sarà sempre Alessandro Mattioda e sarò nuovamente seguito e supportato dalla scuderia La Superba.

L’unica novità sarà invece il Team con cui correrò; il toscano MM Motorsport, che ritengo uno dei miglior team d’Italia e non solo, marchiato Peugeot, questo grazie agli sponsor, a mio padre e a tutte le persone che mi hanno permesso di ripresentarmi ai nastri di partenza della massima serie in Italia: il CIR. Avrei voluto togliermi un po’ di ruggine invernale a fine febbraio al Rally del Canavese, dove per l’occasione avrei dovuto gareggiare con una Clio S1600 del Team Erreffe, una voglia che volevo togliermi da tempo, visto che sono innamorato di quella macchina, ma la situazione sanitaria, alquanto preoccupante, che si sta delineando sul territorio, ha portato all’annullamento della manifestazione. Nessuna gara test quindi».

In relazione alla pubblicazione del Dpcm del 9 marzo 2020 recante nuove misure per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19 sull’intero territorio nazionale, e in base alle indicazioni della Giunta Nazionale del CONI,  la Giunta Sportiva di Automobile Club d’Italia, ha deciso di sospendere tutte le gare di ogni disciplina dell’automobilismo sportivo su tutto il territorio nazionale fino al 3 aprile, e tutte le attività di qualsiasi livello riconducibili al mondo del motorsport in ambito ACI Sport.

di Piero Ventura

Con una nota stampa, la cantina Terre d'Oltrepò informa che dall'agronomo Parisi con il patrocinio di Ersaf e Co.Pro.Vi. verrà realizzato il "Bollettino della vite". " E' il punto di riferimento tecnico della vite in Lombardia con speciale riferimento all'Oltrepò Pavese - scrive Terre Oltrepò -  E' il bollettino di difesa della vite realizzato dalla cantina Terre d'Oltrepò, realizzato dall'agronomo interno Nicola Parisi. Il documento di estrema importanza, a scadenza settimanale nei periodi cruciali della coltivazione, si avvale del patrocinio di Ersaf Lombardia e di Co.Pro.Vi Società Cooperativa ed è distribuito non solo ai soci di quest'ultima e della cantina oltrepadana ma è consultabile sul sito di Regione Lombardia da tutti i viticoltori.
"In questi giorni – spiega il presidente Andrea Giorgi di Terre d'Oltrepò – è in uscita il primo numero del 2020 che diventerà con l'andamento stagionale addirittura un bollettino settimanale. Siamo orgogliosi di fornire questo servizio a tutti i viticoltori lombardi grazie ad un accordo siglato con Ersaf e Co.Pro.Vi. A redigerlo è il nostro agronomo Parisi, tecnico di estrema esperienza che ogni settimana fa il punto su diverse questioni agronomiche legate alla coltivazione della vite. Un servizio utile che svolgiamo con massima attenzione proprio per fornire il necessario supporto a chi lavora in campagna".
Nato nel 1985, per iniziativa della Fondazione Carlo Gallini di Voghera, il Bollettino di difesa della vite riportava indicazioni destinate agli eliconsorzi, allo scopo di ridurre il numero di trattamenti che era compreso fra 15 e 20.
"Nel tempo – spiega Nicola Parisi, agronomo di Terre d'Oltrepò -  si è arricchito di contenuti e significati ed è diventato il veicolo dell'informazione per l'adozione di razionali pratiche di gestione della vite, di difesa fitosanitaria per aziende convenzionali e "bio", e degli adempimenti obbligatori stabiliti dalla normativa vigente". La redazione del bollettino è l'atto finale di una serie di attività che sono propedeutiche alla sua stesura. "Le proposte  - spiega l'agronomo Parisi - di difesa fitosanitaria e gestione della vite sono infatti basate su analisi dei dati meteo registrati dalla Rete Agrometeorologica di Terre d'Oltrepò; rilievo settimanale delle fasi fenologiche della coltura; valutazione della presenza e composizione floristica delle infestanti; analisi dei risultati dei monitoraggi settimanali in vigneti TNT (Testimone Non Trattato) dove non vengono eseguiti trattamenti fitosanitari per studiare l'epidemiologia delle principali malattie della vite (Peronospora, Oidio); attività di monitoraggio attraverso rilievi della presenza di insetti dannosi (Nottue, Bostrichidi, Cicaline, etc.); rilievi e valutazioni settimanali relative al ciclo di Scaphoideus titanus, vettore della Flavescenza dorata della vite; rilievi settimanali attraverso l'utilizzo di trappole cromotattiche (per cicaline e Scaphoideus titanus), alimentari (Drosophila suzukii) e/o a feromoni (Lobesia botrana) per la valutazione delle popolazioni o dell'andamento del volo degli adulti dei principali insetti dannosi per la vite e il monitoraggio di alcune malattie della vite in collaborazione con il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia".

Il comunicato è suddiviso in sezioni che riportano l'andamento meteorologico della settimana (o periodo) precedente; la fase fenologica raggiunta dalla vite; consigli relativi alle operazioni colturali; strategie ed interventi di difesa fitosanitaria basati sulle osservazioni fatte in campo e le previsioni meteo della settimana successiva; eventuali comunicazioni relative a decreti di lotta obbligatoria e/o scadenze di carattere burocratico ed amministrativo per le aziende agricole. Alla redazione del Comunicato partecipano 5-6 agronomi professionisti che si scambiano le informazioni sulle osservazioni in campo e condividono le strategie proposte. Il bollettino persegue alcune importanti finalità nel proporre strategie razionali di gestione e difesa della vite come la tutela della salute dell'operatore agricolo; la tutela della salute del consumatore e la salvaguardia dell'ambiente. 

"In altre parole – spiega Parisi - è, a tutti gli effetti, uno strumento di "sostenibilità" che accompagna i viticoltori nell'affrontare le sfide che si pongono per il futuro. Per esempio i cambiamenti climatici (occorre adattare le strategie di gestione e difesa della vite in relazione ai cambiamenti climatici in atto per assicurare il raggiungimento di standard qualitativi elevati); la gestione delle "resistenze" (si tratta di utilizzare i fitofarmaci che abbiamo a disposizione scongiurando il rischio di selezionare, con un uso improprio, ceppi di patogeni resistenti alle sostanze attive che impieghiamo); il vigilare sulla eventuale comparsa di nuovi patogeni e/o insetti dannosi alla vite che possono giungere da altri paesi".

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Con una lettera indirizzata alla Ministra delle politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova, la filiera del vino – che riunisce le principali organizzazioni del settore Confagricoltura, CIA, Copagri, Alleanza delle Cooperative Italiane, Unione italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi – ha messo nero su bianco le difficoltà che il mondo vitivinicolo sta vivendo, in relazione alla grave crisi determinata dalla diffusione della COVID-19 e ha avanzato al Governo alcune proposte per mitigare i danni subiti dal comparto. 

Il perdurare dell’emergenza COVID-19 in Italia e la sua diffusione a livello globale determina una situazione di rilevante difficoltà per l’inevitabile contrazione dei consumi, per la chiusura dei pubblici esercizi, per la sempre più complessa la logistica che rallenta qualsiasi tipo di pianificazione delle attività anche di promozione sui mercati internazionali. 

A ciò si aggiunge la mancata ricezione negli alberghi, agriturismi e nella ristorazione, che ha sottratto un naturale sbocco per le produzioni nazionali, nonché un validissimo supporto promozionale dei vini italiani verso gli acquirenti nazionali e stranieri.

Il perdurare dell’emergenza COVID-19 in Italia e la crescente diffusione a livello globale dell’epidemia, rischia di creare quindi un eccesso di giacenza di prodotti in cantina a ridosso della prossima campagna vendemmiale e rende particolarmente incerto il contesto, rallentando qualsiasi tipo di pianificazione delle azioni di promozione nei mercati internazionali. 

Per affrontare questo scenario e per portare sollievo al settore, le organizzazioni della filiera hanno proposto al Ministro, nel più ampio spirito di collaborazione una prima serie di misure. 

In vista del prossimo Consiglio dei Ministri dell’agricoltura a Bruxelles, le proposte si muovono, con la richiesta di elaborare una strategia comune di sostegno straordinario al comparto agroalimentare insieme agli altri partner europei, mentre per il settore vitivinicolo si deve partire con una forte iniezione di flessibilità nelle misure già esistenti, tra cui il sistema delle autorizzazioni per gli impianti viticoli, la ristrutturazione dei vigneti, investimenti e promozione per liberare risorse a favore del settore in modo che possa dare, anche in questo momento di difficoltà, un contributo per il sostegno ed il rilancio dell’economia nazionale.

A livello nazionale la filiera ha avanzato alla Ministra Bellanova la convocazione del tavolo vino perché operi come cabina di regia del settore per le iniziative urgenti di supporto.

Per il mondo del vino italiano è necessario prevedere un “Piano Strategico di sostegno all’export vitivinicolo nazionale” articolato su missioni di settore, piani di comunicazione integrata sui mercati internazionali più ricettivi con previsione di misure straordinarie promozionali e di sostegno alla domanda di vino, sia per il mercato estero che interno, da strutturare con testimonial, opinion leader e “ambasciatori” a livello nazionale ed internazionale, oltre che iniziative volte a garantire liquidità alle imprese e snellimento burocratico.

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E' on line il nuovo modello che i cittadini devono utilizzare per le autodichiarazioni. E' presente una nuova voce con la quale l'interessato deve autodichiarare di non trovarsi nelle condizioni previste dall'articolo 1, comma 1, lettera c, del decreto dell'8 marzo 2020 che prescrive il "divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus". Ne dà notizia il Viminale.

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Una campagna sociale per essere al fianco del Policlinico San Matteo di Pavia, eccellenza sanitaria nazionale, da tre settimane in prima linea nell’emergenza Coronavirus. Con la consapevolezza che il ruolo dei medici e dell’intero comparto è fondamentale per combattere questa battaglia, le cantine Terre d’Oltrepò e La Versa hanno fatto decollare una raccolta fondi da destinare alle urgenze del nosocomio pavese. #allasalute e la campagna ideata dalle due realtà oltrepadane con cui doneranno il 50% del prezzo di vendita di ogni singola bottiglia acquistata sul sito web per sostenere l’attività del Policlinico.

“Siamo convinti – spiega il presidente, Andrea Giorgi – che in un periodo come questo dobbiamo essere tutti uniti. Ed ogni singolo gesto a favore dell’altro non può che giovare alla causa generale. Una cantina riferimento come la nostra non poteva sottrarsi alle tante richieste di aiuto, anche economico, che ci stanno arrivando. Quella di oggi è una battaglia che tutti, nel nostro mondo, dobbiamo vincere. In prima linea c’è l’intero comparto medico e sanitario che deve essere supportato anche con iniziative come queste”. #allasalute vuole essere un messaggio chiaro rivolto in primo luogo ad aiutare il mondo sanitario ed in secondo luogo vuole essere un monito, un classico modo di dire, per guardare avanti anche in un periodo difficile come questo"

“Si tratta di un’operazione condivisa con l’intero organico delle due cantine a testimonianza di quanto sia importante oggi essere vicini al mondo sanitario per sconfiggere questo virus – spiega il direttore, Massimo Sala – Doneremo il 50% del prezzo di vendita delle nostre bottiglie acquistate sul web come segnale di vicinanza a chi oggi sta lottando nelle corsie dell’ospedale San Matteo di Pavia. Lo doneremo con il cuore, in rappresentanza anche dei nostri tanti soci, con la speranza che questa emergenza possa ultimarsi il prima possibile”. La campagna #allasalute si aggiunge a quella video #weloveitaly per sostenere i prodotti e le eccellenze italiane. Una sorta di viaggio settimanale tra i punti di forza delle due cantine come esempi del made in Italy. La cantina nel frattempo ha chiuso i punti vendita di Broni, Casteggio e Santa Maria della Versa in ottemperanza al decreto, ma è possibile contattarle telefonicamente per eventuali ordini."

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Giornata importante, quella di ieri, sul fronte della questione amianto, si è infatti svolta la prima conferenza di servizi per l'estensione del Sito di Interesse Nazionale agli interi territori comunali di Broni e Stradella, mentre in serata la giunta di Broni ha approvato il progetto del terzo e ultimo lotto di bonifica dello stesso Sin (che attualmente comprende le aree industriali Fibronit ed Ecored, il Liceo Faravelli, l'ex scuola di viale Gramsci e la vecchia sede dell'Avis). «L'avvio della fase istruttoria è avvenuto con la modalità della videoconferenza – spiega il sindaco di Broni, Antonio Riviezzi – a causa delle misure precauzionali assunte in questi giorni per il Coronavirus. In collegamento, oltre alle amministrazioni comunali di Broni e Stradella, c'erano i referenti di Ministero dell'Ambiente, Regione Lombardia, Provincia di Pavia, Arpa e Ats. Da parte nostra abbiamo avuto modo di iniziare ad esporre le ragioni per cui chiediamo la riperimetrazione del Sin, riconducibili essenzialmente a due fattori: gli studi epidemiologici, che pongono i nostri territori in testa alla classifica nazionale sull'incidenza delle patologie asbesto correlate, e il numero di coperture contenenti amianto. In merito a quest'ultimo dato, voglio ricordare come uno studio da noi commissionato, ed effettuato con l'ausilio di aerodroni, abbia identificato a Broni circa 100mila mq di coperture al di fuori del Sito di Interesse Nazionale. Il nostro obiettivo – aggiunge Riviezzi – è quello di ottenere fondi pubblici da destinare ai privati per la rimozione dell'amianto, una spesa che le famiglie spesso non riescono ad affrontare da sole».

Poi è arrivato anche il via libera della giunta al progetto del terzo lotto, già finanziato dal Ministero dell'Ambiente con un importo di 16 milioni di euro. «Ora dobbiamo attendere la validazione da parte degli enti preposti – riprende il primo cittadino di Broni – dopodiché verranno abbattuti i capannoni presenti nel Sito. A breve, inoltre, andranno a concludersi i lavori del secondo lotto, con i quali è stato rimosso interamente l'amianto».

Possiamo tranquillamente pensare che chiunque sia transitato in località Braccio, provenendo dalla Strada Provinciale 186 in direzione San Damiano al Colle o Rovescala, non abbia potuto non notare quella piccola torretta merlata che dal poggiolo domina le vallate sottostanti. Qualcuno si sarà limitato ad ammirarne la particolarità, altri certamente si saranno domandati che ruolo abbia potuto avere in passato. Si tratta di Cascina San Michele, conosciuta dagli abitanti del luogo come Torre San Michele, situata a San Damiano al Colle in prossimità della località Casalunga. È uno di quei posti magari apparentemente sottovalutati, ma che da anni custodiscono numerose storie e leggende, alcune tramandate, altre dimenticate e forse anche romanzate.

Una lunga storia, in parte raccolta in una pubblicazione scritta dal Dott. Flavio Fagnani e edita nel 2006 dalla famiglia Bisi per celebrare gli ottant’anni dell’omonima azienda agricola, che ne è l’attuale proprietaria. Si tratta di una piccola pubblicazione privata, ma contenente studi e testimonianze di importante rilevanza storica. Il nome San Michele deriva quasi certamente da una chiesa campestre dedicata all’arcangelo Michele che sorgeva proprio nei pressi dell’attuale cascina: di tale luogo sacro sono state rinvenute alcune tracce durante i lavori di restauro. Le prime testimonianze storiche compaiono invece in una deposizione del 15 novembre 1184, in cui Giovanni de Luzano, durante una controversia tra i comuni di Pavia e Piacenza, dichiarò che, per alcune annualità, delle collette del grano furono pagate anche da “cuidam rustico domini Guitelmi de Montedonnico qui manet prope sanctum Michaelem”, confermando l’appartenenza di Cascina San Michele al territorio pavese. In un atto del 1264 riguardante il censimento dei terreni appartenenti al territorio di Negrino (antico nome di San Damiano al Colle), venne citato un prato situato in luogo “Brayda desuper sanctum Michaelem”, che molto probabilmente indica la località Casalunga, situata a qualche centinaio di metri dalla cascina.

A confermarne la precisa posizione esiste una cartina del XIV secolo, in cui furono mappate le principali chiese della zona: in una perfetta triangolazione tra le chiese di Rovescala, Mondonico e San Damiano compare quella di San Michele. In alcuni documenti di metà ‘400 si deduce che la chiesa di San Michele si trovava in pessime condizioni, tali da non poter nemmeno celebrarvi le sacre funzioni. Sui ruderi della chiesa venne eretta una torre colombaria, probabilmente nei primi del ‘500, completata successivamente con l’aggiunta di una merlatura che le conferì un aspetto medievale. Nel 2002 durante alcuni lavori di restauro venne anche rinvenuto uno scheletro probabilmente risalente ad una sepoltura avvenuta nel periodo in cui la chiesa di San Michele era ancora in funzione. A metà dell’ottocento il governo monarchico decise di accorpare il comune di Mondonico (e quindi il territorio di San Michele) con quello di San Damiano al Colle, insieme a vari territori e frazioni dei vicini comuni di Rovescala.

Per diversi anni il complesso è stato abitato da Mario, che si potrebbe definire un vero e proprio “eremita”, il quale per diversi anni è stato di fatto il custode della storia di questo luogo. Personaggio introverso ma dall’animo gentile, ha presidiato la torre per alcuni decenni, vivendo nell’attigua casa e raccontando numerose leggende, alcune ancora conosciute dagli abitanti di San Damiano al Colle. Disegnava, scolpiva il legno, raccontava storie di guerra e amava parlare spesso di Garibaldi: leggenda vuole che l’”eroe dei due mondi” abbia soggiornato qualche notte presso la cascina, ma di questo avvenimento non esiste alcuna traccia, se non un vecchio busto conservato per anni all’interno della torre. Dal 1980 gli storici immobili e i terreni circostanti sono di proprietà dell’Azienda Agricola Bisi, fondata nel 1926 a Villa Marone, che dal 1996 ha fatto di Cascina San Michele la sua sede aziendale, con l’inaugurazione di una moderna cantina. Abbiamo intervistato Claudio Bisi, socio contitolare insieme al cugino Emilio, dell’Azienda Agricola Bisi.

Quando la famiglia Bisi è diventata proprietaria di Cascina San Michele?

«I nostri genitori l’hanno acquistata nel 1980 e vi abbiamo trasferito la sede aziendale nel 1996, anno in cui abbiamo inaugurato la nuova cantina».

Quando avete acquistato Cascina San Michele in che stato si trovava la torre e il complesso annesso?

«Le vecchie strutture erano in situazione fatiscente. Purtroppo, l’abitazione, che era anche la parte più bella dell’edificio, è stata demolita per motivi di sicurezza, in quanto irrecuperabile».

Che tipi di opere avete svolto?

«Abbiamo ristrutturato tutte le parti rimanenti, ovvero la torre, la cascina e la stalla, delle quali sono stati rifatti i tetti e i muri esterni, utilizzando intonaci e materiali adatti».

Svolgete attività di ricezione?

«Al momento non facciamo ricezione intesa come agriturismo o bed and breakfast, anche perché la torre e vecchia la struttura annessa, al momento, non sono visitabili al pubblico».

Presso Cascina San Michele organizzate eventi o giornate aperte al pubblico?

«Organizziamo visite in cantina ed eventi per i nostri clienti ed appassionati del settore, specialmente durante i mesi di marzo e aprile, quando è possibile assaggiare e conoscere i nostri vini nuovi».

Fate parte di qualche associazione?

«Siamo associati al Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese e alla FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, ente nato con lo scopo di rappresentare la figura del Vignaiolo di fronte alle istituzioni. Facciamo inoltre parte degli Enocuriosi, associazione senza scopo di lucro con l’obiettivo di contribuire dignità alimentare ai prodotti alimentari italiani».

Che tipologie di vini producete?

«La nostra azienda è divisa su quattro vallate, situate tre comuni: San Damiano al Colle, Rovescala e Montù Beccaria. Essendo l’azienda ubicata nella prima fascia collinare ha microclimi e terreni adatti per la produzione di vini rossi, principalmente Croatina e Barbera, ai quali abbiamo dedicato i vigneti più vocati. I vini bianchi li produciamo solo da alcuni terreni con esposizione a nord».

Siete coinvolti in qualche progetto territoriale?

«Essendo associati al Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese abbiamo aderito al progetto “La Mossa Perfetta”, nata per valorizzare la Bonarda frizzante prodotta solo da aziende a filiera completa. Partecipiamo anche al progetto Vino, realizzato dalla Fondazione Lombardia per l’Ambiente e dalla cooperativa sociale Eliante nell’ambito del programma Oltrepò(Bio)diverso. Questo progetto si pone l’obiettivo di far convivere l’attività vitivinicola e la tutela della biodiversità nell’area dei vigneti dell’Oltrepò Pavese. A tal fine una rete di aziende dell’Oltrepò Pavese ha sottoscritto un protocollo volontario di gestione dei vigneti per sperimentare pratiche agricole orientate alla salvaguardia di alcune specie animali protette a livello comunitario e che ben rappresentano la grande biodiversità di questo territorio».

Concludendo, pensate che un ipotetico Circuito dei Castelli e delle Dimore dell’Oltrepò possa essere interessante per sviluppare l’enoturismo o, in senso più ampio, il turismo vero e proprio?

«Certamente sarebbe un’iniziativa interessante per incrementare il turismo nel nostro territorio».

di Manuele Riccardi

"Mal dell'Esca: una grave minaccia per i vigneti" è il titolo dell'incontro formativo organizzato dalla cantina cooperativistica Terre d'Oltrepò nel pomeriggio di venerdì 21 febbraio prossimo. La sala riunioni della cantina di via Sansaluto ospiterà, a partire dalle 15,30, l'incontro che vede protagonisti esperti del settore e ricercatori in un convegno che vuole porre l'accento su di una problematica che tocca da vicino l'economia vitivinicola italiana. Il mal dell'esca, è una malattia della vite causata da un gruppo di funghi che colonizzano i vasi linfatici e il legno, compromettendo la traslocazione dell'acqua e dei nutrienti dalle radici alla parte aerea della pianta.

A confrontarsi su questo tema saranno Laura Mugnai del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (Dagri) – Patologia Vegetale dell'Università degli Studi di Firenze; Alberto Vercesi del Dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali sostenibili (DI.PRO.VE.S) dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e l'agronomo di Terre d'Oltrepò, Nicola Parisi. L'evento partecipa al programma di formazione professionale continua dei dottori agronomi e dei dottori forestali.

"Una cantina come la nostra che abbraccia più di 600 soci – spiega Marco Forlino, vicepresidente di Terre d'Oltrepò – deve essere un esempio anche nel fare formazione. Proprio per questo, periodicamente durante l'anno, proponiamo eventi di questo tenore perché oggi, più che mai, essere preparati su alcune questioni agronomiche può fare la differenza in vigna e, di riflesso, anche in cantina. La qualità del prodotto la si fa mettendo in pratica buone azioni in campagna tutelando la vite da problemi e malattie". Il mal dell'esca, malattia causata da un fungo che colpisce il legno della vite, si sta sempre più accentuando negli ultimi anni. "In un'ottica di prevenzione – spiega il vicepresidente Forlino – abbiamo voluto organizzare questo convegno in cui esperti del settore si confronteranno per mettere sul tavolo tecniche agronomiche per limitare il più possibile questa problematica che, quando colpisce la vite, crea dei gravi danni. Siamo convinti che fornire le giuste indicazioni significa prevenire e quindi tutelare il più possibile il nostro patrimonio agrario e ambientale".

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è iniziato l’ultimo anno di mandato per il sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni. La sua amministrazione è impegnata in una lotta contro il tempo per portare a termine alcuni importanti progetti in corso d’opera. Salvo cambiamenti nelle leggi, l’attuale primo cittadino non si potrà infatti ricandidare.

Quaroni, quali sono i lavori da completare?

«Uno su tutti il nuovo campo da calcio per la squadra del paese  e per tutti quelli che vorranno usufruirne, che andrà a completare il centro sportivo. E poi ancora la palestra delle scuole, che è stato uno degli interventi più massici e importanti che abbiamo voluto affrontare, che paghiamo totalmente noi come Comune e che sarà a disposizione di tutti i ragazzi che vengono anche dai comuni limitrofi (Bosnasco, Zenevredo e San Damiano) nella nostra scuola».

Quanto sono costati?

«I lavori alla palestra ci impegnano per circa 500 mila euro: un investimento importante e impegnativo, ma che è destinato alle scuole, ai giovani, al polmone vitale per il nostro paese».

A Montù vengono sempre fatti eventi che portano tantissima gente in paese. Ne è la prova anche la riuscitissima ‘Borgo in festa’ che ha animato le vie del paese lo scorso 29 dicembre…

«Di meriti me ne prendo pochi…l’unico che mi prendo è di aver cercato sempre la collaborazione fra cittadini e soprattutto fra le associazioni che sono presenti nel nostro paese e nel territorio. Da quando abbiamo ristrutturato il teatro nel 2013, è partita una collaborazione ancora più forte tra le associazioni: una sinergia che sicuramente c’era anche prima, ma che si è rafforzata con l’associazione del teatro che ha inglobato anche le altre. Una collaborazione positiva che è andata sempre più intensificandosi…da lì è nata la tradizionale manifestazione ‘BeviAMOntù’, che facciamo sempre nella prima settimana di giugno e altri eventi che prima non c’erano. Come quest’ultima del 29 dicembre, organizzata come sempre da tutte le associazioni, con contributo e patrocinio del Comune, che è riuscita davvero bene, in un periodo dell’anno che sembrava ormai concluso. Diciamo che abbiamo finito col botto!».

Siete riusciti negli anni a creare manifestazioni che durassero nel tempo. Qual è il vostro segreto?

«Negli ultimi anni, in effetti, abbiamo creato eventi importanti, penso ‘all’agosto montuese’ per esempio, con collaborazioni importanti tra veterani e giovanissimi. Siamo riusciti ad attirare un bel pubblico e si è creata una sorta di ‘pubblico scelto’, persone a cui piacciono questo tipo di eventi, lo stare insieme in compagnia e armonia. Siamo poi sempre molto attenti anche dal punto di vista della sicurezza e ogni anno seguiamo scrupolosamente tutte le varie normative in merito. Tutti gli anni è sempre più bello e diventa anche difficile migliorarsi! Adesso come adesso devo ammettere che sono apprezzate tante cose che facciamo, dalla cucina all’intrattenimento, dalle luci all’impiantistica per la musica: noi ci teniamo molto e curiamo tutti questi dettagli, a partire, naturalmente, dall’accoglienza. Ribadisco poi l’importanza della collaborazione anche tra gli ‘anziani’ e i più giovani».

A proposito di giovani, lei ha due figli, Federica e Alessandro. Il suo secondogenito ha seguito le sue orme ed è adesso consigliere nell’amministrazione di Stradella. è contento di questa scelta?

«Ho due figli molto determinati, Federica nello sport e Alessandro nel sociale. Lui fin da piccolo faceva domande ‘importanti’ già a 7/8 anni ed è sempre sembrato più maturo della sua età. è stato sempre disponibile con gli altri e ha questa predisposizione molto forte: il fatto che sia entrato in politica non mi stupisce, perché è sempre stato molto attivo, anche, come dicevo, nel campo del sociale visto che è stato addirittura presidente dell’oratorio di Stradella dopo aver seguito tutto l’iter. è una persona molto positiva che si è sempre fatto benvolere da tutti, come del resto l’altra mia figlia».

Aspetti negativi?

«Sicuramente la chiusura della banca, che però non è dipeso da noi. Un disservizio che abbiamo cercato di evitare, ma la tendenza è questa al giorno d’oggi. A nostro parere non è stato corretto ma non abbiamo potuto fare nulla contro questa loro politica aziendale…».

C’è un progetto che ancora vorrebbe veder realizzato prima di cedere il testimone?

«Mi piacerebbe venire in possesso di una struttura che si trova in centro al paese, che ad oggi è in mano alla Agenzia delle confische. Stiamo lavorando da anni a questa cosa e stiamo collaborando anche con la Prefettura in questi ultimi tempi. Spero di trovare una soluzione per cercare di farla avere al Comune: è una struttura che ha ancora potenzialità enormi e vorremmo destinarla agli anziani, in un’ottica di aggregazione, farne un centro per i cittadini più in là con l’età».

  di Elisa Ajelli

 "Una fusione necessaria e fondamentale per ridurre i costi e per creare un'entità unica di gestione che dovrà rispondere ad un preciso piano industriale". Con queste parole il presidente Andrea Giorgi di Terre d'Oltrepò saluta la fusione tra la grande cantina cooperativistica, la più imponente della Lombardia per quantità di prodotto immesso sul mercato, è la storica cantina La Versa.
Un processo metabolizzato negli anni, da quando nel 2017 il nuovo management della realtà di Broni ha deciso, insieme al colosso trentino Cavit, di salvare il brand da una morte annunciata. Ora è arrivato il momento decisivo. Lunedì 10 febbraio, alle 14,30, presso il teatro Carbonetti di Broni, è convocata l'assemblea straordinaria dei soci che dovrà approvare il progetto di fusione per l'incorporazione della società controllata al 100% "Valle delle Versa srl" nella società controllante Terre d'Oltrepò. "Questa assemblea segnerà una svolta – spiega il presidente Giorgi – perché ci permetterà di avere sotto un unico cappello entrambe le cantine e ci permetterà non solo di ridurre notevolmente i costi di gestione, ma anche di mettere in pratica un piano industriale condiviso che possa riposizionare il marchio La Versa ed intensificare le vendite per le linee di Terre d'Oltrepò".
Un percorso, la fusione, iniziato ben prima. Come afferma il numero uno della cantina: "Appena ci siamo insediati nel 2017 eravamo alla ricerca di un marchio importante che potesse rilanciare la Cooperativa Terre d'Oltrepò. Lo abbiamo individuato sul nostro territorio, un brand conosciuto ed amato che aveva assolutamente bisogno di essere riposizionato. Insieme a Cavit si decise di rilevare la parte attiva di La Versa, ovvero il marchio,  le bottiglie di Metodo Classico ed ovviamente gli impianti. E' stata una scelta ponderata sul piano economico, pensata sotto il profilo industriale e voluta perché la cantina rappresenta un orgoglio oltrepadano che doveva assolutamente rinascere".
Alla fine di novembre 2019, di comune accordo, Cavit ha ceduto a Terre D'Oltrepo il 30% della quota. "Tutto fa seguito a delle esigenze aziendali ben precise. Prima di tutto la cooperativa trentina è impegnata nel rilevare e risanare una nota cantina trentina, nel contempo Terre d'Oltrepò necessita assolutamente di accelerare sul proprio piano industriale finalizzato alla riorganizzazione della politica commerciale e industriale. Da questi presupposti, consensualmente, le parti si sono accordate per la cessione della quota al prezzo nominale, dilazionando il pagamento in 6 anni".
Ma quali saranno i benefici dell'operazione? Il presidente Andrea Giorgi ha le idee chiare: "Ora Terre d'Oltrepo possiede il 100% di La Versa quindi, gioco forza, è naturale procedere ad una fusione per incorporazione in modo da realizzare delle economie sia dal punto di vista dei costi, che dal punto di vista organizzativo". Secondo una precisa analisi ci sarà un'evidente riduzione delle imposte locali, una riduzione dell'apparato amministrativo dovuto alla gestione di due entità; una semplificazione dei rapporti fra le cantine, una uniformazione dei contratti di lavoro. "A conti fatti – spiega Giorgi – andremo a risparmiare, con la fusione, circa 100mila euro annui. Una cifra importante che ci permetterà di dirottare risorse in altri settori utili alla crescita della cantina. In seguito all'assemblea straordinaria la nuova Terre d'Oltrepò sarà lo "scrigno", per usare un termine più sentimentale e meno economico, nel quale sono custoditi i marchi La Versa che guarda il mondo HO.RE.Ca – Negozi; il brand storico Casteggio per il canale della grande distribuzione e Sansaluto per il canale negozi". Il futuro dell'azienda è ancorato su dei binari ben saldi. Così il presidente Giorgi: "La riorganizzazione aziendale, frutto dell'approvazione dell'assemblea straordinaria della fusione per incorporazione,  assieme al percorso virtuoso dell'aumento della qualità dei nostri vini attraverso un'attenta lavorazione delle uve, dal conferimento alla trasformazione  definitiva, completeranno il percorso di stabilizzazione e accrescimento progressivo della liquidazione delle uve. Anche sul piano commerciale abbiamo le idee chiarissime, alcune di esse sono già state attuate con risultati immediati come l'accordo con il gruppo Francoli. Il marchio La Versa da un lato e, dall'altro, le linee premium dei nostri vini, firmate dall'enologo di fama internazionale Riccardo Cotarella, saranno l'ariete che consentirà l'entrata nei mercati dei nostri prodotti con tutte le linee".

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