Sabato, 28 Marzo 2020

Tutelare la salute dei lavoratori impiegati presso il parco logistico, in quelle attività ancora aperte ai sensi delle ultime disposizioni del Governo sul contenimento del coronavirus: è l'istanza avanzata dall'amministrazione comunale di Broni nel pomeriggio di oggi, giovedì, durante la videoconferenza con le parti sociali coordinata dalla Prefettura di Pavia. Momento, quello odierno, sollecitato dal sindaco Antonio Riviezzi soltanto un paio di giorni fa, attraverso una lettera indirizzata alla stessa Prefettura: il primo cittadino aveva chiesto di verificare con un attento monitoraggio il rispetto delle norme di distanziamento sociale, a seguito delle diverse segnalazioni ricevute da dipendenti in forza alla struttura logistica. Alla conferenza hanno preso parte, oltre al Comune e al prefetto vicario Flavio Ferdani, le organizzazioni sindacali, le rappresentanze delle imprese attive nell'area e i referenti dell'Unione Industriali.

«Ringrazio il dottor Ferdani per la straordinaria tempestività con cui ha organizzato questo tavolo di confronto – dice in proposito Riviezzi – che ci ha permesso di avviare un dialogo con tutte le parti coinvolte. Da parte nostra c'è la massima disponibilità a lavorare per trovare un punto di incontro tra le necessità dei lavoratori e quelle delle aziende che ad oggi risultano legittimamente attive, fermo restando il primato della tutela della salute su qualsiasi altro tema».

La questione del parco logistico di Broni era emersa soltanto pochi giorni fa, per effetto di messaggi ricevuti dall'amministrazione comunale nei canali di comunicazione attivati in questa fase di emergenza. «Avendo chiuso al pubblico gli uffici comunali – spiega il sindaco – sono state messe a disposizione dei cittadini altre modalità di contatto, come Messenger, che per la loro immediatezza ci hanno permesso di ricevere in tempo reale molte segnalazioni. Fra queste, alcune si sono tradotte in un campanello d'allarme, e mi riferisco proprio ai messaggi di lavoratori della struttura logistica. Ho quindi ritenuto opportuno chiedere il coinvolgimento delle autorità competenti. Parallelamente ho anche avuto modi di confrontarmi con alcuni parlamentari, i quali mi hanno confermato di essere stati informati della vicenda e di aver a loro volta sollecitato la Prefettura. Quello di oggi è stato un passaggio interlocutorio, nei prossimi giorni ci saranno altre occasioni di dialogo con l'obiettivo di dare le massime garanzie possibili a chi lavora nel parco logistico».

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Buone notizie per la Provincia di Pavia , sono in diminuzione in maniera importante il numero dei nuovi contagiati, ieri erano 107, oggi sono 27 per un totale di 1712 . Al Pronto Soccorso del Policlinico  San Matteo oggi sono stati il 30%  in meno rispetto a ieri .

Sono 10.950 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 589 in più di ieri. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile. Ieri l'aumento dei guariti era stato di 999.

Per quanto riguarda il numero dei morti, sono 9.134 in Italia, con un aumento rispetto a ieri di 969. E' l'incremento più alto dall'inizio dell'emergenza. Giovedì l'aumento era stato di 662. 50 sono vittime relative a ieri e non conteggiate. Sono complessivamente 66.414 i malati.

Fontana: 'Penso sia iniziando la discesa'. "Sicuramente non sta crescendo la linea di contagi ma penso stia per iniziare la discesa": è quanto ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana. "Anche oggi c'è stato un processamento di maggiori tamponi rispetto ai giorni precedenti - ha detto - e oggi si assiste a una riduzione del numero dei contagi. La cosa ci fa piacere ma è la dimostrazione che evidentemente bisogna fare la media di almeno 5 giorni per avere una visione, la visione ci conferma che quello di ieri è stato determinato da situazione assolutamente particolare". Ieri è stato un giorno difficile per la Lombardia con 34.889 le persone positive al coronavirus, con un aumento di 2.543 casi in un giorno, mentre i decessi sono arrivati a 4.861, con un aumento di 387 vittime. "Ho avuto un brevissimo colloquio sia con Cajazzo che con Bertolaso, entrambi sono in fase di miglioramento, stabili nel miglioramento. Erano entrambi su di morale, le loro condizioni sono assolutamente sotto controllo e, ripeto, in miglioramento": lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, commentando le condizioni di Guido Bertolaso e di Luigi Cajazzo, direttore generale dell'assessorato al Welfare della Lombardia, entrambi positivi. L'ospedale che verrà allestito all'interno della fiera di Milano "non subirà alcun tipo di rallentamento circa l'inaugurazione. La previsione è che all'inizio della prossima settimana ci sia l'inaugurazione stessa" ha detto il governatore della Lombardia.

Autorizzati in Italia i farmaci antimalarici - A base di clorochina e idrossiclorochina sono a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale per il trattamento dei pazienti affetti da infezione da Sars-CoV2.  Si legge nella Gazzetta Ufficiale. Autorizzate inoltre per lo stesso uso le combinazioni dei farmaci anti-Aids lopinavir/ritonavir, danuravir/cobicistat, darunavir, ritonavir, anche queste a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale.

L'Oms sostiene che la popolazione ha bisogno di più "servizi domiciliari che bisogna garantire, anche da parte degli psicologi". Fuori dagli ospedali e dagli isolamenti domestici, restano le insidie negli inevitabili punti di aggregazione nelle strade, che espongono al rischio di nuovi contagi. Per questo restano capillari i controlli della temperatura delle persone in porti e aeroporti, anche se viene categoricamente esclusa al momento la possibilità di allargare la misura alle stazioni: sarebbe "oltre modo onerosa rispetto a quello che sarebbe poi l'effettivo riscontro", spiega il direttore dell'ufficio emergenze della Protezione Civile, Luigi D'Angelo. E prosegue un po' ovunque l'opera di sanificazione, che potrebbe essere ampliata con "interventi massicci nella pulizia delle strade".

Ci è stata segnalata da una nostra lettrice la situazione di degrado che riguarderebbe alcuni cavalli, ospitati presso un agriturismo nel Comune di Borgo Priolo (Centro Ippico La Torretta). Un caso sul quale si è già espressa l’autorità giudiziaria, ma che continua a destare le perplessità, se non addirittura le ire, delle associazioni animaliste. Di recente si è interessata alla questione anche ENPA e sono state inviate segnalazioni da alcuni cittadini a Striscia La Notizia. Al momento, tuttavia, non è possibile sapere se il programma di Canale 5 interverrà sul posto. La situazione incresciosa si protrarrebbe da circa un anno; periodo durante il quale sono accaduti fati degni di nota. Innanzi tutto, un’associazione del settore si è interessata per trovare una soluzione. Si tratta di “Progetto Islander”, con sede a Villanterio e attiva anche sul territorio dell’Oltrepò Pavese. Nel tentativo di dare maggior risalto alla questione, e con la speranza che essa si possa risolvere il più rapidamente possibile, riportiamo qui di seguito le informazioni pubblicate da “Progetto Islander” sulla propria pagina Facebook.

Come dichiarato dall’associazione, il primo sopralluogo presso l’agriturismo che ospita questi cavalli risale al 24 aprile 2019. 

«Troviamo circa trenta cavalli», si legge, «chiusi in un capannone insieme a mucche e capre, in condizioni igieniche indecorose; altri cavalli erano all’interno di alcuni box, in una struttura lontana dal capannone sopra indicato, in cui veniva svolta un’attività di messa in sella per bambini provenienti da scuole elementari del circondario; altri ancora erano liberi nei terreni».

Dopo questa prima constatazione è partito un iter finalizzato ad un’ipotizzabile risoluzione “bonaria” della vicenda.

«Insieme all’A.T.S. e ai Carabinieri abbiamo quindi incontrato il proprietario, e abbiamo cercato di parlare a tavolino della situazione in cui vigevano i suoi cavalli».

Ma le cose non si sarebbero messe nella giusta direzione.

«Il proprietario affermava che i cavalli chiusi nel capannone si trovavano lì perché non avendo le recinzioni in sicurezza spesso scappavano in strada e arrivavano fino in paese (varie testimonianze ci hanno poi confermato che sono stati anche causati alcuni incidenti ). Il veterinario dell’A.T.S. ha imposto delle prescrizioni per cui i cavalli sarebbero dovuti essere messi in sicurezza, alimentati a dovere e gestiti in maniera idonea.»

L’associazione, tuttavia, si è mossa anche direttamente. Continua il resoconto pubblicato sul popolare social network:

«Noi abbiamo inoltre dato la nostra disponibilità per trovare dei volontari e aiutarlo a sistemare le recinzioni, di cui già disponeva. Abbiamo voluto dargli fiducia, soprattutto perché non sarebbe stato semplice trovare sistemazione a 40 cavalli e il posto, se gestito bene, sarebbe perfetto per ospitare tra le colline moltissimi esemplari. Successivamente però ci sono arrivate molte altre segnalazioni e siamo venuti a conoscenza di una triste realtà. Siamo rimasti in contatto con l’A.T.S. circa ulteriori controlli».

Qualcosa, però, è andato nuovamente storto. Passano alcune settimane, e si giunge ad un nuovo capitolo.

«Prima dell’estate da una segnalazione ci hanno riferito che la situazione si era complicata e diamo così la nostra disponibilità ad occuparci dei cavalli, poi il silenzio... L’A.T.S. ha effettuato un altro controllo durante il periodo estivo dove sono state rilasciate altre prescrizioni. A fine dicembre riceviamo un’altra segnalazione e così chiediamo un controllo alle autorità. Arriviamo così al 20 giugno 2019».

In questa data si svolge un nuovo sopralluogo.

«Ci siamo recati sul posto, il proprietario ci ha invitati ad entrare per mostrarci i cavalli. La situazione era decisamente peggiorata. Abbiamo trovato quasi tutti i cavalli chiusi all’interno di quel capannone e altri chiusi in box fatiscenti. I cavalli mangiavano le loro feci, non vi era un filo di fieno per terra. C’era un solo beverino mal funzionante per tutti. Il veterinario A.T.S. ha controllato e censito tutti i cavalli. Due mancavano all’appello. Ci viene detto che un puledro era morto pochi giorni prima e un cavallo una decina di giorni prima. 10 cavalli sul totale vengono valutati “1” nella “Body condition score” (scala che stima la conduzione di nutrizione di un cavallo e va da 1 a 10, dove 1 corrisponde alla mancanza assoluta di tessuto adiposo e all’atrofizzazione delle masse muscolari, mentre 10 corrisponde ad uno stato di abbondante sovrappeso). I soggetti del capannone oscillavano dall’essere estremamente denutriti a molto magri (Body condition score: 2/3)».

Occorreva trovare soluzioni immediate. E, secondo quanto riportato sempre nel post che stiamo qui ricopiando quasi parola per parola, sarebbero anche in questo caso state effettuate alcune proposte.

«Abbiamo insistito per ottenere il sequestro almeno dei cavalli segnalati con Body condition score pari a 1. I cavalli sono stati sequestrati e affidati al proprietario stesso, per darci il tempo di organizzare il loro trasferimento. Terminato l’intervento abbiamo inviato subito una mail con la disponibilità da parte di Progetto Islander a prendere i cavalli in custodia, facendoci carico di tutte le spese, chiedendo l’autorizzazione per poi poterli affidare a terzi, previo controlli pre e post affido. I cavalli avevano estrema urgenza di essere nutriti e curati.»

C’è stato anche un appello via social da parte di Progetto Islander nei confronti di quanti fossero disposti a dare una mano per aiutare questi cavalli.

«Tantissime persone tramite l’appello sui social si sono resi disponibili a stallare o ad adottare i soggetti, pur non sapendo nulla di loro. C’è stata estrema solidarietà e come spesso accade non c’è però stata la collaborazione della burocrazia e della giustizia italiana. Non abbiamo più saputo nulla e ad oggi veniamo a sapere che i cavalli sono stati dissequestrati e restituiti al proprietario stesso nonostante le condizioni di gestione non siano minimamente cambiate.»

Stante questa descrizione la situazione sembrerebbe quindi particolarmente grave. Si attendono ulteriori sviluppi; al momento, tuttavia, non sembrano intravedersi spiragli di cambiamento.

Prosegue ancora il comunicato pubblicato su Facebook:

«Sono 40 anni che questi signori ricevono denunce su denunce, che i cavalli scappano e si ritrovano per le strade con il rischio di causare incidenti. Anni fa un cavallo ha causato un incidente mortale. Dopo le mille prescrizione dell’A.T.S. senza ottenere risultati, e dopo la decisione della procura di restituirgli i cavalli in condizione più grave che cosa possiamo fare???»

In conclusione, un appello:

«Chiediamo l’aiuto e lo sdegno di tutti. Questo posto è aperto al pubblico, le scuole organizzano gite quotidianamente e portano i bambini a fare la scuola cavalli. Le recensioni sono da film horror. Ne abbiamo pubblicate sui nostri social alcune degli ultimi mesi / anni (tutte verificabili sulla loro pagina FB, Google e TripAdvisor, e non le abbiamo scritte noi!»

Come ben spiegato sul sito internet ufficiale, “Progetto Islander Onlus é un’Associazione no-profit nata nel 2012 con l’intento di promuovere una serie di iniziative volte alla difesa del cavallo e alla sensibilizzazione verso la triste realtà dei maltrattamenti.

Fondatrice e presidente di Progetto Islander è Nicole Berlusconi. L’associazione si impegna attivamente nel portare alla luce dinamiche spesso tenute nascoste e si prodiga nella ricerca di fondi che supportino il recupero e la riabilitazione dei cavalli maltrattati. Progetto Islander è un’associazione no profit rivolta alla tutela dei cavalli e degli equidi in generale (pony, asini, muli e bardotti). L’associazione si occupa della riabilitazione psico-fisica di animali provenienti da sequestri per reati di maltrattamento. Una volta riabilitati gli animali vengono dati in affidamento e adozione secondo procedure e norme prestabilite. Progetto Islander collabora con le Autorità (Polizia, Carabinieri, Asl, Finanza, Guardie Ecozoofile) nei casi di sequestri per reati di maltrattamento con la nomina di Custode Giudiziario.”

A proposito dell’adozione a distanza, ecco cosa riporta, ancora il sito internet dell’associazione.

“Adottando un cavallo a distanza ci aiuterai a contribuire alle spese per il suo mantenimento (mangime, pareggiatore, cure veterinarie). Diventerai così indispensabile per donargli un futuro migliore e potrà nascere così una storia d’amore a distanza. Potrai venire a trovarlo ogni volta che vuoi e sarà nostra premura tenerti aggiornato riguardo ad ogni suo piccolo progresso. I nostri cavalli sono tutti adottabili a distanza, se ci arriverà una richiesta di adozione definitiva per quello che sceglierai, potrai decidere di aiutare un altro cavallo. In questo modo ci permetti di poterne salvare tanti altri. Mandaci una mail con scritto il nome del cavallo che vorresti adottare e decidi tu che somma destinargli; anche un piccolo gesto sarà per lui un aiuto prezioso. Una volta fatta richiesta, riceverai un certificato di adozione.”

di Pier Luigi Feltri

 

Inizia con il piede giusto il Campionato Tricolore storico terra per gli oltrepadani Domenico Mombelli e Marco Leoncini capaci di cogliere l’argento nella gara d’apertura del torneo tricolore. Sono invece Mauro Sipsz, Monica Bregoli e la Lancia Stratos a dominare il II Rally Val d’Orcia Storico, gara del debutto per il Campionato Italiano Rally Terra Storico 2020, gara in cui, come detto, gli oltrepadani Domenico Mombelli e Marco Leoncini, a bordo della Ford Escort MK1 by CVM, si sono resi protagonisti di uno spettacolare secondo posto assoluto alle spalle dell’imprendibile “regina dei rally”.

La splendida vettura di II Raggruppamento di Sipsz ha incantato il pubblico sin dal taglio del nastro nell’appuntamento inaugurale della nuova serie nazionale firmata ACI Sport. Grazie ad una prova esemplare la coppia Sipsz-Bregoli, già vincitrice dell’ultimo Trofeo Rally Terra 2019, si candida così per la corsa al titolo italiano. L’evento organizzato dalla Radicofani Motorsport ha offerto spettacolo anche grazie alle storiche, partite appunto in testa al gruppo delle 101 vetture iscritte, che non hanno risparmiato polveroni e traversi sugli sterrati della provincia senese.

Ne è uscita una prestazione da applausi con sei scratch su sei crono. Un piacere per gli occhi e le orecchie di appassionati e non che hanno potuto osservare e sentire all’opera il motore della Lancia protagonista del Mondiale Rally negli “anni d’oro” della casa torinese. Prima quindi la Stratos, alle loro spalle la Ford Escort MK1 RS2000 nei colori Paviarally di Domenico Mombelli e Marco Leoncini. Il driver dell’Oltrepò Pavese ha ripreso subito nel migliore dei modi la sua nuova esperienza nella competizione e prova dopo prova è riuscito a ritrovare la quadratura della vettura dell’ovale blu già alla prima di Campionato, fino a centrare il secondo posto regalando spettacolari traversi ad un foltissimo pubblico accorso. Riviviamo la gara degli oltre padani nel racconto di Marco Leoncini il quale dice: «Il fondo non è bellissimo, in particolare la PS Radicofani è una mulattiera. Superiamo le verifiche senza patemi e facciamo quel trasferimento nel tardo pomeriggio che sa più di passerella ma tant’è che lo utilizziamo per provare il cambio nuovo 5 marce montato da CVM. È la prima volta che lo usa “Russel” alias Domenico Mombelli, ha le marce opposte al vecchio cambio, troverà difficoltà a ricordare che la seconda è in alto, soprattutto quando decide di traversare. Iniziamo con il nostro solito ritmo, la PS è corta e dobbiamo trovare feeling in fretta... il tempo è buono... cosi via fino a quando vediamo in un incrocio Nerobutto fermo con l’Ascona 400 in attesa di assistenza, ha rotto il motore sapremo dopo... siamo dispiaciuti, è una persona molto alla mano e un gran pilota... Così, come si mettono le cose possiamo puntare al secondo posto. La VW Golf dietro noi di pochi secondi prova ad affondare l’attacco, ma “Russel” fa un tempone che ci colloca al secondo posto. Successivamente la Golf picchia nell’inversione di Radicofani, noi siamo applauditi dal pubblico proprio lì grazie ad un super traverso. Il rally è praticamente finito, Rocchieri non ci preoccupa e l Opel corsa del sammarinese è costretta al ritiro per la rottura del cambio. Sulla prima speciale da annotare il cappottamento dell’altra Ford. Riusciamo a guadagnare un podio da secondi assoluti, ora Virus permettendo, ci aspetta il Valtiberina. Buona organizzazione, strade non al meglio, pubblico notevole e pure qualche intervista».

Terzi sul podio Marcello e Luca Rocchieri. Anche loro sono partiti con qualche affanno di troppo con la loro Opel Kadett e hanno ripreso alla lunga il passo di gara fino a centrare la vittoria per il III Raggruppamento. Le selettive speciali del Rally Val d’Orcia hanno messo a dura prova le storiche. “Una vera battaglia” come ribadito al traguardo da Pietro Turchi che, affiancato da Carlo Lazzerini, ha compiuto un’autentica impresa riportando la sua Fiat 125 S di I Raggruppamento nel centro di Radicofani, con il quarto posto assoluto in tasca, nonostante i problemi alla pompa della benzina sofferti da metà gara in poi. Ora il Campionato Italiano Rally Terra Storico ha stoppato la sua corsa, da definirsi la data del secondo dei sei round in programma, sospeso il III Rally Storico Arezzo e Crete Senesi Valtiberina che si sarebbe dovuto correre dal 21 al 23 marzo. Alle spalle delle vetture storiche c’è stata la prova valida per il Raceday in cui il driver albanese di nascita ma oltre padano d’adozione, Florenc Caushi, al debutto assoluto su terra e Luigi Bariani alle note sulla Fiat 600  nei colori dell’Efferre Motorsport. Caushi aveva deciso che il 2020 fosse l’anno giusto per provare la terra, l’occasione era nel farlo con i famosi sterrati toscani. La formula del challenge Raceday prevede una gara compatta con spese limitate e cosi Florenc Caushi e Luigi Bariani si sono presentati al via del Rally val d’Orcia ed hanno tagliato ottimamente il traguardo. Un debutto pieno di incognite ma nel corso della gara ha permesso a “Flo” di capire la terra e divertirsi vincendo anche la classe di riferimento ed entrando nella Top Ten del gruppo A con la piccola Fiat 600. «Lo rifarei subito» le parole del pilota albanese che vive nell’Oltrepò pavese da anni «Mi è piaciuto molto come gara, mi sono divertito, chissà magari ci rivedrete ancora su terra». Florenc e Luigi hanno costantemente migliorato nella ripetizione delle tre prove, abbassando i tempi del primo passaggio di - 3”5 sulla ps di San Casciano, poi – 4”6 sulla Piancastagnaio ed infine – 14”5 sulla Radicofani.

di Piero Ventura

107 nuovi contagi in Provincia di Pavia , ieri erano stati 79, la nostra provincia raggiunge , tristemente, quota 1.685.  Sono 10.361 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 999 in più di ieri. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile nel corso della conferenza stampa alla quale anche oggi non è presente Angelo Borrelli, a causa di uno stato febbrile. Ieri l'aumento dei guariti era stato di 1.036.

Sono 8.165 i morti in Italia a causa del coronavirus, con un aumento rispetto a ieri di 662. Mercoledì l'aumento era stato di 683. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile.

Sono complessivamente 62.013 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 4.492. Mercoledì l'incremento era stato di 3.491. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 80.539. Il dato è stato fornito dalla Protezione Civile.

Dopo quattro giorni di calo, risale la curva dei contagi per coronavirus in Italia. Oggi sono 4.492 in più mentre ieri l'aumento era stato di 3.491, martedì di 3.612, lunedì di 3.780 e domenica di 3.957. Il numero delle vittime è oggi di 662, con un calo rispetto a ieri quando erano state 683, mentre martedì l'aumento era stato di 743.

Il picco dell'epidemia di coronavirus in Italia è "vicinissimo" e si presenta "molto largo, una sorta di plateau", ha detto  Fabrizio Nicastro, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e fra gli esperti del 'Gruppo analisi numerica e statistica dati Covid-19'. Questa è la situazione ad ora, dominata da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. "Se un'altra regione importante dovesse esplodere - ha rilevato - è chiaro che la curva si rialzerà".

E non migliora la situazione dei contagi in Lombardia. E' di 2.500 persone l'aumento nell'ultima giornata: è quanto ha detto il presidente della Regione, Attilio Fontana, spiegando che "non sono ancora state fatte analisi" su quali zone siano più colpite. "Non so se è arrivato il picco o se ci è sfuggito qualcosa - ha aggiunto - queste valutazioni spettano ai tecnici, io posso solo dire che personalmente sono preoccupato".  Sui tamponi sono state fatte "speculazioni vergognose" secondo il presidente della Lombardia  nel consueto punto stampa in cui ha ricordato le indicazioni date il 27 febbraio dall'Iss che sostiene come "i tamponi si facciano solo ai sintomatici e per gli altri siano fuorvianti". "Noi siamo la Regione che ha fatto in assoluto il maggior numero di tamponi" ha aggiunto il governatore sottolineando che sono state "rispettate le direttive".  E intanto il Comune di Milano ferma le cremazioni per coloro che sono deceduti in città ma non sono residenti e questo a causa della "saturazione" dovuta all'emergenza Coronavirus dell'impianto di cremazione di Lambrate. La misura, come si legge in una determina pubblicata nell'albo pretorio del Comune, sarà in vigore dal 29 marzo

Le ironie non mancano. Ma il ministero dell’Interno ha giustificato il nuovo cambio con la necessità di adeguare il modello agli ultimi decreti e alle esigenze manifestate dagli utenti. La sostanza, però, è che il modulo ufficiale di autocertificazione da portare con sè negli spostamenti cambia ancora.

Nonostante l’ultima modifica effettuata due giorni fa, cambia ancora il modello di autocertificazione. A darne l’annuncio è stato il capo della polizia Franco Gabrielli, che ha ricordato come la scorsa notte siano state applicate in Gazzetta Ufficiale delle nuove disposizioni, che richiedono dunque la stampa di un nuovo modulo. 

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"Il sistema pensionistico, sebbene a ripartizione, ha la garanzia dello Stato. Non c'è nessun problema di arresto". Lo ha detto il presidente dell'Inps Pasquale Tridico, spiegando che i 10 miliardi previsti per le materie lavoristiche sono risorse "aggiuntive". "Se qualcuno ha mai pensato a pregiudicare le risorse pensionistiche si sbaglia, non c'è assolutamente nulla di cui preoccuparsi. Abbiamo la liquidità certa su cui puntare per cui le pensioni sono assolutamente in garanzia", ha detto Tridico.

Sono 17.893.036 le pensioni vigenti all'inizio del 2020 esclusi i dipendenti pubblici di cui 13.862.598 (il 77%) di natura previdenziale e 4.030.438 (il 23%) di natura assistenziale, ovvero erogate a sostegno di situazioni di invalidità o di disagio economico e non legate al versamento di contributi. E' quanto emerge dall'Osservatorio Inps sulle pensioni. L'importo complessivo annuo è pari a 208,8 miliardi di euro di cui 187 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali e 21,8 miliardi da quelle assistenziali.

Il 60,5% delle pensioni erogate dall'Inps (17,89 milioni escluse quelle del settore pubblico) ha un importo inferiore a 750 euro. Lo rileva l'Inps nell'Osservatorio sulle pensioni appena pubblicato spiegando che per le donne la percentuale sale al 73,6%. Questa comunque è solo una misura indicativa della "povertà", dato che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche e hanno redditi da pensione più elevati. Delle 10.823.685 pensioni con importo inferiore a 750 euro, solo il 43,3% (4.682.320) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile. Altre 1.698.277 prestazioni (il 9,5% del totale) ha un importo tra i 750 e i 1.000 euro al mese. L'importo di 7 pensioni su 10, quindi, è inferiore a 1.000 euro.

Il 55,2% della spesa pensionistica dell'Inps, esclusa quella per le pensioni del settore pubblico, è concentrata nel Nord con un picco per la categoria Vecchiaia con il 60,2%. E' quanto emerge dall'Osservatorio Inps sulle pensioni secondo il quale il 24,4% della spesa è indirizzato all'Italia meridionale e le Isole (per la categoria Pensioni e assegni sociali la percentuale passa al 54,3%), il 19,8% all'Italia centrale ed lo 0,7% a soggetti residenti all'estero. Se si guarda al numero delle pensioni, il 47,9% delle prestazioni è al Nord, il 19,3% al centro, il 30,7% al Sud e il 2,1% all'Estero. Calcolando il coefficiente di pensionamento grezzo (rapporto tra numero di pensioni e popolazione residente per mille) di ciascuna area geografica, si osserva che il Nord continua ad essere l'area con il maggior numero di pensioni per mille residenti (308,8 per mille), seguita dal Centro con il 287,3 per mille e dal Mezzogiorno con il 266,7 per mille. Il Nord ha un numero di pensioni per residente maggiore per le categorie vecchiaia e superstiti, seguito dal Centro e dal Mezzogiorno, mentre l'ordine si inverte per le pensioni di categoria invalidità previdenziale e per le prestazioni assistenziali. La regione con minor numero di pensioni previdenziali per residente è la Sicilia (170 pensioni x 1.000 residenti), seguita dalla Campania con 180 pensioni e dal Lazio (181).

- Prima di uscire di casa per fare la spesa è bene controllare i tempi di attesa per entrare al supermercato, visto che gli ingressi sono ormai cadenzati.

Si chiama 'DoveFila' ed è l'app già operativa per evitare assembramenti e rischi di contagio. Un modo per poter programmare la spesa in tutta sicurezza. Da qualsiasi dispositivo collegato alla rete internet, infatti, si può sapere se c'è coda, ma anche il numero esatto di persone già in fila. 

Il servizio consente di apportare modifiche e suggerimenti da parte di chi sta già in fila, per rendere il più possibile affidabili e precisi i tempi di attesa riportati davanti a ogni supermercato. Insomma una piattaforma che raccoglie dati e li condivide. Attivando il servizio di localizzazione, dopo essere entrati nel sito www.dovefila.it, è possibile monitorare in diretta la situazione negli esercizi commerciali vicini alla propria abitazione e programmare così la propria uscita per la spesa. Uno strumento nuovo per il quale è stata utilizzata la tecnologia di 'Doveconviene, già sperimentata con successo per andare a caccia di offerte e volantini nei negozi sul territorio nazionale.

Uno dei dati che sta emergendo in maniera chiara è che gli uomini, a guardare i numeri finora riscontrati, sarebbero i più a rischio di morte per effetto del Coronavirus. La prima volta che il dato è stato analizzato è stato in Cina, dove purtroppo si è sviluppata una casistica tale da fare in modo che gli esperti cominciassero a buttare già qualche numero. Secondo la prima analisi, che prendeva in esame il primo focolaio, il tasso di mortalità degli uomini sarebbe decisamente più alto rispetto a quello delle donne: 2,8% contro 1,7%.

Le stesse percentuali si sono poi confermate in tutti gli altri luoghi dove è stata riscontrata presenza del covid-19. In Italia gli uomini rappresentano il 71% dei decessi da coronavirus, in Spagna i maschi deceduti sono praticamente il doppio. Numeri che hanno allarmato la comunità scientifica e che hanno messo in moto una ricerca di risposte plausibili.

"La risposta onesta è che nessuno di noi sa cosa sta causando la differenza", ha affermato a The Guardian la professoressa Sarah Hawkes, direttrice del Centro UCL per il genere e la salute globale. Il virus, come ormai sappiamo bene, colpisce i polmoni quindi in Cina, essendoci un tasso di fumatori uomini decisamente più alto (solo il 2% delle donne fuma), si è subito giunti alla conclusione che la discriminante potesse essere quella.

Uno studio pubblicato il mese scorso sul New England Journal of Medicine sostiene questa teoria riportando i seguenti numeri: un mese fa i fumatori costituivano circa il 12% degli infetti con sintomi meno gravi e il 26% di quelli che sono finiti in terapia intensiva o sono morti. Sempre secondo la ricerca il fumo potrebbe anche essere semplicemente un metodo più facile e veloce per il virus di trasmettersi, i fumatori infatti portano spesso le mani alla bocca.

Ma sarebbe proprio l’Italia a smentire in qualche modo questa ipotesi: anche nel nostro paese i fumatori maschi sono decisamente in maggioranza rispetto alle donne, il 28% contro il 19%, ma non è una differenza di percentuale alta come in Cina. Eppure la maggioranza dei casi di decessi per coronavirus, esattamente come in Cina, si riguarda gli uomini. “La crescente mortalità negli uomini non è valida solo in Cina, Italia e Spagna. Lo stiamo vedendo in paesi e culture molto diverse - ha affermato Sabra Klein, professore alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health - Quando osservo i dati mi viene da pensare che ci deve essere qualcosa di universale che contribuisce a questo. Non credo che il fumo sia il fattore principale".

Ricerche precedenti hanno rivelato che gli uomini hanno una risposta immunitaria antivirale innata inferiore a una serie di infezioni tra cui l'epatite C e l'HIV e gli studi sui topi suggeriscono che ciò può essere vero anche per il coronavirus. "Il loro sistema immunitario – conclude la professoressa Klein - potrebbe non avviare una risposta appropriata quando il virus attacca".

Anche gli ormoni possono svolgere un ruolo: gli estrogeni aumentano le risposte antivirali delle cellule immunitarie e molti geni che regolano il sistema immunitario sono codificati sul cromosoma X (gli uomini ne hanno uno e le donne due) ed è quindi possibile che alcuni geni coinvolti nella risposta immunitaria siano più attivi nelle donne che negli uomini.

Ci sono poi diversi studi che analizzando la differenza comportamentale tra uomini e donne, studi secondo i quali gli uomini si lavano meno le maniusano meno il sapone, sono meno inclini ad affidarsi all’assistenza medica e molto invece ad ignorare i consigli riguardo la salute pubblica. Generalizzazioni, è ovvio, ma che comunque mettono gli uomini nell’occhio del mirino del virus.

Al momento comunque i dati disponibili non sono abbastanza, solo sei paesi su venti colpiti dal coronavirus hanno resi noti dati precisi in questo senso riguardo i propri morti, tra questi non ci sono Regno Unito e Stati Uniti.

Dopo l’esperienza nella lista “Cambiamo con Toti”, Vittorio Pesato è tornato nella “casa” politica che, per storia e curriculum, gli è più congeniale: Fratelli d’Italia, un partito che a Voghera si candida a giocare un ruolo da protagonista, soprattutto dopo l’ingresso in squadra dell’ex “super-assessore” Marina Azzaretti, defenestrata alcuni mesi fa dal direttivo di Forza Italia.

Pesato, le elezioni comunali di Voghera slitteranno quasi sicuramente per via dell’epidemia in corso. Più tempo per tessere, valutare e decidere strategie. Qual è la sua opinione in merito alla destra cittadina, correrà unita oppure la Lega avrà un suo candidato?

«La Lega ha un ruolo importante, prima di tutto tenere unita la coalizione. Si deve arrivare ad una sintesi vincente e soprattutto in questo periodo dare senso di unità di progetti e senso delle istituzioni. La destra ha donne e uomini sia del partito che della società civile in grado di candidarsi ad essere forza di governo».

Lei e stato il “padrino” vogherese della lista “Cambiamo con Toti”, appoggiata da Delio Todeschini e da altri politici vogheresi provenienti dalla destra vogherese. Com’è la situazione in quella lista oggi?

«Delio è una persona serie e moderata, sono convinto che sia la persona giusta per dar vita ad un progetto civico di forte aiuto alla coalizione».

Come mai la scelta di “rientrare” in Fratelli d’Italia?

«Io sono sempre stato a destra, con in mente l’idea di una grande destra di governo. Il PDL fu una grande opportunità, fatta arenare da leader troppo paurosi di gestire l’orticello senza rendersi conto che stavano già in un grande e disteso campo. Fratelli d’Italia ha oggi la grande opportunità di riunire il centro destra diffuso in unico progetto come forza di governo e di alternativa alle euro-sinistre».

A tal proposito cosa ne pensa della scelta di Marina Azzaretti di unirsi a voi?

«Marina è un amministratore navigato ed esperto. “Voghera” è la prima parola che gli esce dalla bocca ogni volta che parliamo, per cui per un progetto di governo sarebbe un innesto importante. Credo che chiunque voglia mettersi in gioco per Voghera debba seguire la strada di Fdi».

ASM: concorda con la modifica del Cda e le nuove nomine?

«Non seguo da vicino questa vicenda ma sono sicure che saranno state oggetto di riflessioni da parte della politica locale. Non mi piace dare giudizi su ciò che legittimamente fanno i vogheresi».

In Oltrepò oggi c’è un politico di riferimento un erede di Abelli o di Alpeggiani?

«Non credo all’eredità politica, ci saranno nuovi futuri leader. Ci vorrà tempo e intelligenza ma come sempre nella politica gli spazi vuoti si riempiono e si riempiranno».

Elena Lucchini (Lega) e Cristian Romaniello (M5S) sono i due rappresentanti oltrepadani a Roma. Il lavoro di questi due politici a Roma ha portato benefici in Oltrepò?

«Sicuramente si danno da fare. L’Oltrepò oggi ha bisogno di ascolto e velocità non di diktat e soloni. L’Oltrepò è un territorio fantastico e complesso che ha bisogno di molta attenzione e di scelte importanti per la rinascita infrastrutturale, idrogeologica e un rilancio del comparto vino». 

Giovanni Palli, sindaco di Varzi e Presidente della Comunità Montana, può essere il nuovo punto di riferimento della valle Staffora?

«Sicuramente il ruolo che ricopre gli può dare il giusto spazio. Sta a lui costruire bene il tavolo delle alleanze».

Scandalo del vino: tanti sapevano  che la cosa era reiterata e diffusa. La politica “non sapeva nulla” e questi politici di lungo corso che ora danno ricette sul vino.... Dove erano?

«Gabriel Garcia Marquez: cronaca di una morte annunciata. Andava fatto un nuovo progetto industriale aiutando parallelamente le aziende più virtuose. Speriamo per il futuro».

Durante la sua campagna elettorale ha battuto tutto l’ Oltrepò pavese. Terra che conosce molto bene... Perché il turismo in Oltrepò non riesce a decollare?

«Perché se da Milano non hai strade adeguate difficilmente arrivi in Oltrepò e soprattutto troppe Doc e Docg. Oltrepò è prima di tutto terrà del Pinot Nero, tra l’altro un vitigno fantastico sia sul rosso che sul metodo classico. La Franciacorta ha 1800 ettari di superficie vitivinicola coltivata, l’ Oltrepò 13.500 ettari. Loro hanno autostrade e ponti, noi abbiamo il ponte della Becca e non abbiamo la Broni-Mortara».

di Silvia Colombini

 

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