Mercoledì, 01 Aprile 2020

"L'appello e la risposta corale sortiti dall'incontro di Riccagioia a Torrazza Coste del 27 gennaio scorso -  scrive in una nota stampa il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese - incontro voluto dall'assessore regionale all'agricoltura Fabio Rolfi, ha portato ad un risultato significativo per il mondo vitivinicolo dell'Oltrepò Pavese. Proprio in questi giorni, come da programma, è stato redatto un elenco di aziende che hanno fatto domanda di ammissione al Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese.

Sono diciotto le aziende che hanno avanzato la proposta, la maggior parte rispondendo in modo coerente a quanto preannunciato in assemblea e sono:

Az. Agr. Manuelina, Az. Bruno Verdi e Vitivinicola Verdi F.lli, Cà Montebello, Calatroni, Cantine Monterosso; Fattoria F.lli Massara, Finigeto, Frecciarossa, Il Molino di Roverscala; La Travaglina, Piccolo Bacco dei Quaroni, Quaquarini Francesco, Scabini Davide; Tenuta Bellcolle, Travaglino, Vistarino.

Un importante "contingente" arriva dal Distretto del Vino di Qualità dell'Oltrepò Pavese che ha sottolineato in una nota il rientro delle aziende di filiera del Distretto in Consorzio motivando la necessità, oggi più che mai impellente, di unità territoriale e di importanti riforme volte al rilancio della Denominazione. 

Soddisfatto, l'assessore regionale Fabio Rolfi ha commentato: "L'Oltrepó Pavese è il primo territorio vitivinicolo della Lombardia, con un enorme potenziale sia sotto il profilo produttivo che turistico. Se il mondo del vino parla con una voce sola è più forte e può essere più autorevole nel rapporto istituzionale con le altre realtà ed anche al proprio interno per le decisioni non indolori che dovranno essere prese per il rilancio del comparto. Stiamo attraversando un periodo di forte difficoltà per tutta la regione. L'unico modo per uscirne è quello di avere un obiettivo comune e di unire le forze per raggiungerlo. Ringrazio dunque il Consorzio e le aziende, che stanno dimostrando senso di responsabilità proprio nel momento di maggior necessità".

Luigi Gatti, presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò ha espresso naturalmente soddisfazione ribadendo che "questa notizia non può che essere accolta con particolare entusiasmo in un periodo così difficile per il mondo del vino in generale e per il nostro in particolare, proprio nel momento del rilancio e della promozione internazionale.

È un segno di serietà da parte di tante aziende che hanno compreso il senso di un lavoro collegiale e programmatico, costruito attraverso le relazioni istituzionali e di territorio, quello che il nuovo Consorzio ha intrapreso e vuole portare avanti con determinazione. Dal punto di vista numerico e di rappresentanza è anche una notizia importante per la tutela delle Denominazioni, quando il CdA nelle prossime settimane approverà queste domande di ammissione i soci potranno pensare ad un progetto di rilancio davvero importante".

Ricordiamo - conclude la nota stampa del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese-  qui di seguito le Denominazioni DOC e DOCG dell'Oltrepò Pavese del vino:  La produzione enologica dell'Oltrepò Pavese a indicazione geografica è suddivisa in:

1 Docg (Oltrepò Pavese Metodo Classico),

7 Doc (Bonarda dell'Oltrepò Pavese,

Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese,

Casteggio,

Oltrepò Pavese,

Oltrepò Pavese Pinot grigio,

Pinot nero dell'Oltrepò Pavese e Sangue di Giuda dell'Oltrepò Pavese;

1 Igt (Provincia di Pavia)"

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Arriva dal vino, uno dei settori di punta dell’economia made in Italy vero e proprio ambasciatore dell’Italia all’estero un primo forte segnale di svolta sul fronte dell’epidemia di Coronavirus. Il Cda di Veronafiere ha confermato ieri (mercoledì 26 febbraio) il calendario di Vinitaly 2020. La 54ma edizione quindi, si farà, senza alcun slittamento, andando in scena, come previsto, dal 19 al 22 aprile prossimi a Verona. Mentre il Salone del Mobile di Milano viene posticipato, decine di manifestazioni in giro per l’Italia vengono annullate o comunque ricollocate sul calendario e persino le partite di calcio nelle regioni colpite dal contagio si giocheranno a porte chiuse, il Cda di Veronafiere conferma tutto, dando un importante segnale di svolta che viene da una delle prime regioni a registrare cittadini contagiati e che confermando il calendario della principale manifestazione fieristica dedicata al vino in Europa per numero di visitatori (nell’edizione 2019 125mila da 145 paesi) vuole guardare avanti, oltre l’emergenza.

Una decisione, quella adottata oggi pomeriggio dal Cda di Veronafiere che è stata concertata oltre che con il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia con il sindaco di Verona, Federico Sboarina ma che ha tenuto conto anche dell’analisi dei dati disponibili oltre che delle posizioni degli stakeholder e del mercato, incluse le principali associazioni di settore. Nel momento in cui in alcune regioni d’Italia si chiudono addirittura le porte ai cittadini provenienti dalle aree sotto contagio e tra questi il Veneto, Verona invece ribadisce la propria volontà di aprire le proprie porte al mondo confermando la manifestazione cittadina di maggiore appeal.

«Il mondo del vino italiano – ha commentato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – già in passato ha fornito segnale positivo di svolta. Veronafiere è convinta che, anche in questa occasione, il settore potrà contribuire alla ripresa della nostra economia e a rilanciare un clima di fiducia nel Paese».

Veronafiere, nel mantenere alta l’attenzione, ha programmato in tempi brevi un incontro con i rappresentanti della filiera per attivare tutte le risorse e le azioni di incoming e promozione sui mercati internazionali. «Siamo consapevoli – ha concluso Mantovani– delle difficoltà del momento e dell’immagine distorta dell’Italia percepita all’estero, ma siamo persuasi che l’emergenza rientrerà consentendoci di organizzare regolarmente la manifestazione, che rappresenta il traino per il vino italiano nel mondo».

Possiamo tranquillamente pensare che chiunque sia transitato in località Braccio, provenendo dalla Strada Provinciale 186 in direzione San Damiano al Colle o Rovescala, non abbia potuto non notare quella piccola torretta merlata che dal poggiolo domina le vallate sottostanti. Qualcuno si sarà limitato ad ammirarne la particolarità, altri certamente si saranno domandati che ruolo abbia potuto avere in passato. Si tratta di Cascina San Michele, conosciuta dagli abitanti del luogo come Torre San Michele, situata a San Damiano al Colle in prossimità della località Casalunga. È uno di quei posti magari apparentemente sottovalutati, ma che da anni custodiscono numerose storie e leggende, alcune tramandate, altre dimenticate e forse anche romanzate.

Una lunga storia, in parte raccolta in una pubblicazione scritta dal Dott. Flavio Fagnani e edita nel 2006 dalla famiglia Bisi per celebrare gli ottant’anni dell’omonima azienda agricola, che ne è l’attuale proprietaria. Si tratta di una piccola pubblicazione privata, ma contenente studi e testimonianze di importante rilevanza storica. Il nome San Michele deriva quasi certamente da una chiesa campestre dedicata all’arcangelo Michele che sorgeva proprio nei pressi dell’attuale cascina: di tale luogo sacro sono state rinvenute alcune tracce durante i lavori di restauro. Le prime testimonianze storiche compaiono invece in una deposizione del 15 novembre 1184, in cui Giovanni de Luzano, durante una controversia tra i comuni di Pavia e Piacenza, dichiarò che, per alcune annualità, delle collette del grano furono pagate anche da “cuidam rustico domini Guitelmi de Montedonnico qui manet prope sanctum Michaelem”, confermando l’appartenenza di Cascina San Michele al territorio pavese. In un atto del 1264 riguardante il censimento dei terreni appartenenti al territorio di Negrino (antico nome di San Damiano al Colle), venne citato un prato situato in luogo “Brayda desuper sanctum Michaelem”, che molto probabilmente indica la località Casalunga, situata a qualche centinaio di metri dalla cascina.

A confermarne la precisa posizione esiste una cartina del XIV secolo, in cui furono mappate le principali chiese della zona: in una perfetta triangolazione tra le chiese di Rovescala, Mondonico e San Damiano compare quella di San Michele. In alcuni documenti di metà ‘400 si deduce che la chiesa di San Michele si trovava in pessime condizioni, tali da non poter nemmeno celebrarvi le sacre funzioni. Sui ruderi della chiesa venne eretta una torre colombaria, probabilmente nei primi del ‘500, completata successivamente con l’aggiunta di una merlatura che le conferì un aspetto medievale. Nel 2002 durante alcuni lavori di restauro venne anche rinvenuto uno scheletro probabilmente risalente ad una sepoltura avvenuta nel periodo in cui la chiesa di San Michele era ancora in funzione. A metà dell’ottocento il governo monarchico decise di accorpare il comune di Mondonico (e quindi il territorio di San Michele) con quello di San Damiano al Colle, insieme a vari territori e frazioni dei vicini comuni di Rovescala.

Per diversi anni il complesso è stato abitato da Mario, che si potrebbe definire un vero e proprio “eremita”, il quale per diversi anni è stato di fatto il custode della storia di questo luogo. Personaggio introverso ma dall’animo gentile, ha presidiato la torre per alcuni decenni, vivendo nell’attigua casa e raccontando numerose leggende, alcune ancora conosciute dagli abitanti di San Damiano al Colle. Disegnava, scolpiva il legno, raccontava storie di guerra e amava parlare spesso di Garibaldi: leggenda vuole che l’”eroe dei due mondi” abbia soggiornato qualche notte presso la cascina, ma di questo avvenimento non esiste alcuna traccia, se non un vecchio busto conservato per anni all’interno della torre. Dal 1980 gli storici immobili e i terreni circostanti sono di proprietà dell’Azienda Agricola Bisi, fondata nel 1926 a Villa Marone, che dal 1996 ha fatto di Cascina San Michele la sua sede aziendale, con l’inaugurazione di una moderna cantina. Abbiamo intervistato Claudio Bisi, socio contitolare insieme al cugino Emilio, dell’Azienda Agricola Bisi.

Quando la famiglia Bisi è diventata proprietaria di Cascina San Michele?

«I nostri genitori l’hanno acquistata nel 1980 e vi abbiamo trasferito la sede aziendale nel 1996, anno in cui abbiamo inaugurato la nuova cantina».

Quando avete acquistato Cascina San Michele in che stato si trovava la torre e il complesso annesso?

«Le vecchie strutture erano in situazione fatiscente. Purtroppo, l’abitazione, che era anche la parte più bella dell’edificio, è stata demolita per motivi di sicurezza, in quanto irrecuperabile».

Che tipi di opere avete svolto?

«Abbiamo ristrutturato tutte le parti rimanenti, ovvero la torre, la cascina e la stalla, delle quali sono stati rifatti i tetti e i muri esterni, utilizzando intonaci e materiali adatti».

Svolgete attività di ricezione?

«Al momento non facciamo ricezione intesa come agriturismo o bed and breakfast, anche perché la torre e vecchia la struttura annessa, al momento, non sono visitabili al pubblico».

Presso Cascina San Michele organizzate eventi o giornate aperte al pubblico?

«Organizziamo visite in cantina ed eventi per i nostri clienti ed appassionati del settore, specialmente durante i mesi di marzo e aprile, quando è possibile assaggiare e conoscere i nostri vini nuovi».

Fate parte di qualche associazione?

«Siamo associati al Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese e alla FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, ente nato con lo scopo di rappresentare la figura del Vignaiolo di fronte alle istituzioni. Facciamo inoltre parte degli Enocuriosi, associazione senza scopo di lucro con l’obiettivo di contribuire dignità alimentare ai prodotti alimentari italiani».

Che tipologie di vini producete?

«La nostra azienda è divisa su quattro vallate, situate tre comuni: San Damiano al Colle, Rovescala e Montù Beccaria. Essendo l’azienda ubicata nella prima fascia collinare ha microclimi e terreni adatti per la produzione di vini rossi, principalmente Croatina e Barbera, ai quali abbiamo dedicato i vigneti più vocati. I vini bianchi li produciamo solo da alcuni terreni con esposizione a nord».

Siete coinvolti in qualche progetto territoriale?

«Essendo associati al Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese abbiamo aderito al progetto “La Mossa Perfetta”, nata per valorizzare la Bonarda frizzante prodotta solo da aziende a filiera completa. Partecipiamo anche al progetto Vino, realizzato dalla Fondazione Lombardia per l’Ambiente e dalla cooperativa sociale Eliante nell’ambito del programma Oltrepò(Bio)diverso. Questo progetto si pone l’obiettivo di far convivere l’attività vitivinicola e la tutela della biodiversità nell’area dei vigneti dell’Oltrepò Pavese. A tal fine una rete di aziende dell’Oltrepò Pavese ha sottoscritto un protocollo volontario di gestione dei vigneti per sperimentare pratiche agricole orientate alla salvaguardia di alcune specie animali protette a livello comunitario e che ben rappresentano la grande biodiversità di questo territorio».

Concludendo, pensate che un ipotetico Circuito dei Castelli e delle Dimore dell’Oltrepò possa essere interessante per sviluppare l’enoturismo o, in senso più ampio, il turismo vero e proprio?

«Certamente sarebbe un’iniziativa interessante per incrementare il turismo nel nostro territorio».

di Manuele Riccardi

Anno nuovo, vita nuova. L’Oltrepò del vino ama viaggiare, in senso fisico e figurato, con la rara capacità di trovarsi alla fine, comunque e sempre, al punto di partenza. I leader moderni si dividono: c’è chi ha salutato il 2020 sulle assolate spiagge delle Hawaii e chi in conferenza stampa, lanciato a bomba verso il sol dell’avvenire, annunciando di veleggiare verso traguardi così straordinari da far impallidire il defunto Duca Antonio Giuseppe Denari. Vi è poi il super imbottigliatore che ha salutato l’anno nuovo aggiudicandosi un maxi finanziamento per l’export su un progetto da 200mila euro, alla faccia di chi gli lascia pezze e vino, dai 30 ai 70 centesimi al litro, perché lui possa evidentemente fare il miracolo di mercato non solo in Italia ma anche nel mondo… la classe non è acqua?! Veniamo, invece, a ciò che conta di più di questo inizio anno: mentre si pensa già alle elezioni per il rinnovo cariche a Terre d’Oltrepò, si è tenuta nella sede di La Versa la conferenza stampa di presentazione dell’accordo commerciale tra la cooperativa Terre d’Oltrepò (unica proprietaria di La Versa che sta sollevando Cavit dal fardello del 30%) e il Gruppo Francoli. L’obiettivo è arrivare nel 2020 a 1 milione di bottiglie di Metodo Classico più altre 400 mila bottiglie dei vini firmati dall’enostar Riccardo Cotarella. Al bar di Santa Maria della Versa qualche lingua biforcuta ha subito commentato: «Praticamente nel 2020 ci saranno due soli, due vendemmie e i marziani arriveranno in Oltrepò… è scappata anche Cavit! Oggi l’Oltrepò produce 350 mila bottiglie di DOCG e pensandola in pochi mesi loro produrranno 1 milione di bottiglie entro il 2020… e le venderanno? A chi? A che prezzi?

Faranno bene o faranno male agli altri produttori?». Al di là delle prese di posizione colorite da incredulità popolare, d’altra parte “anno bisesto anno funesto”, sono occorsi 3 anni, da gennaio 2017 a gennaio 2020, per mettere a fuoco un percorso per la storica cantina, fondata nel 1905 da Cesare Gustavo Faravelli e fallita nel luglio 2016.

Gli artefici del rilancio nazionale e internazionale (isole comprese) saranno l’onnipresidente Andrea Giorgi, numero uno di Terre e La Versa per dirla come gli addetti stampa locali, il neo direttore commerciale, Massimo Sala, e il gruppo Francoli, che già è impegnato a distribuire tanti marchi vinicoli ma che con La Versa sente di poter fare grandi cose.

Commoventi le parole di Alessandro Francoli alla conferenza stampa: «Conosco molto bene La Versa, fin da quando era il marchio italiano d’eccellenza. Ero un giovane studente a Pavia, vedevo le bottiglie La Versa esposte ovunque e io mi sentivo un po’ come un bambino che sta dietro una vetrina di dolci e non può toccarli, in quanto la nostra era un’azienda molto più piccola. Questi spumanti si trovavano a gare di ciclismo, voli Alitalia, gran premi di Formula Uno… era veramente un sogno inarrivabile». Un vero colpo di fulmine, insomma, struggente da far pensare che non vorrà nemmeno le provvigioni. Toccanti anche le dichiarazioni del neo direttore commerciale di La Versa, Massimo Sala: «In questi 6 mesi, in cui ho avuto l’onore di dirigere l’azienda, ho capito che noi avevamo bisogno di un’eccellenza che ci permettesse di far parlare sul territorio nazionale. Ritengo che la rete vendita del Gruppo Francoli sia la migliore in Italia ed è per questo che abbiamo deciso insieme di investire in questo progetto». Un grande abbraccio collettivo, un amore incontenibile, una libidine con i fiocchi e le bollicine. Ora i soci di Terre d’Oltrepò che per La Versa si sono indebitati attendono di vedere nel loro piccolo: bottiglie posizionate, bottiglie vendute, bottiglie riordinate, prezzi di posizionamento non da Prosecco e regolarità nell’incasso dei pagamenti. Ma a muoversi non è solo Giorgi Andrea.

C’è anche un apparentemente defilato Giorgi Fabiano a fare la sua parte: in attesa che il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese resetti il consiglio d’amministrazione e le regole di voto per dimostrare nei fatti di voler far contare Distretto & Friends, lui prepara il suo progetto per diventarne futuro presidente. Il suo testimonial e ormai collega Gerry Scotti è diventato commendatore, lui dev’essere almeno multi presidente.

Non onipresidente come Andrea Giorgi, ma chi merita deve giustamente avere il suo spazio e la sua poltronissima. Per raggiungere i traguardi di Andrea Giorgi avrà tempo ma ha dalla sua il fatto che è giovane… si farà…

di Cyrano de Bergerac

Riccardo Ottina è un piemontese doc, diplomato alla prestigiosa Scuola Europea Sommelier Piemonte di Alba ed è arrivato in Oltrepò per ragioni professionali. Ha lavorato prima come tecnico e poi come Direttore Esecutivo per le più importanti aziende vinicole della zona ed è stato coinvolto nella promozione delle associazioni più importanti, che hanno determinato la crescita del settore vitivinicolo: annovera tra le sue collaborazioni quella con gli assaggiatori di grappa, l’Istituto Talento Metodo Classico, il Centro di Consulenza Valle Versa, il Centro Regionale per la Viticoltura, la Frutticoltura e la Cerealicoltura di Voghera.
E’ tra i fondatori e il primo presidente dell’Istituto Nazionale Grappa e l’Istituto Grappa Lombarda che ha guidato fin dalla sua fondazione. Con una lettera indirizzata alle Istituzioni, alla stampa e agli organismi di categoria scrive : " Nella mia qualità di enologo che ha dedicato una vita alla vitivinicoltura dell'Oltrepò Pavese ritengo mio dovere intervenire con la presente lettera nell'interesse del nostro territorio.

Proprio in un periodo in cui si moltiplicano gli sforzi per valorizzare come merita il territorio dell'Oltrepò Pavese e quando la qualità delle sue uve e del suo vino è in progressivo miglioramento, un gruppetto di malavitosi e una scellerata cantina offendono e pregiudicano gravemente la patria della vitivinicoltura italiana con 13.500 ettari di vigneti e 1700 aziende. Si deve fare tutto il possibile per evitare che le scellerataggini che c'infangano si ripetano e all'uopo, di rinforzo alle riunioni associative indette in questi giorni, ho chiesto il parere pro veritate allo Studio Guardamagna e Associati per individuare tutte le azioni esperibili dai soggetti danneggiati. Allego il parere, redatto da specialisti della specifica materia, dal quale risulta che contro i responsabili dell'illecito possono agire oltre al Consorzio i singoli produttori danneggiati dall'illecito. Auspico che la reazione sia massiccia per far sì che i responsabili si rendano ben conto che oltre ad aver violato la legge hanno danneggiato soci ed amici meritandosi il disprezzo del popolo dell'Oltrepò.

Grato dell'attenzione, invio i migliori saluti. Riccardo Ottina"

Ecco il testo del parere "pro veritate" dello studio legale  Avv. Agostino Guardamagna Avv. Maria Francesca Guardamagna Avv. Silvia Osella

"Milano, 28 gennaio 2020 PARERE PRO VERITATE SUI SOGGETTI LEGITTIMATI AD AGIRE CONTRO I RESPONSABILI DI FRODE IN COMMERCIO E DI CONTRAFFAZIONE DELLE DOP ED IGP

1. QUESITO Ci viene chiesto quali siano i soggetti legittimati all’esercizio di azioni di tutela a fronte del danno provocato dalla Cantina Sociale di Canneto Pavese al mercato dei vini a DOP ed a IGP dell’Oltrepò Pavese.

2. FATTO La Cantina Sociale di Canneto Pavese è indagata per avere prodotto e commercializzato bottiglie di vino contrassegnate come DOP ed IGP ma, in realtà, sprovviste delle caratteristiche richieste dai pertinenti disciplinari di produzione. Secondo quanto è stato possibile apprendere dai mass media, le ipotesi di reato sarebbero l’associazione per delinquere (416 cod. pen.) finalizzata alla frode nell’esercizio del commercio (515 cod. pen.) ed alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (517 quater cod. pen.).

3. CONSIDERAZIONI IN DIRITTO Gli operatori che commercializzano i vini a DOP ed a IGP in conformità al corrispondente disciplinare di produzione potrebbero costituirsi parte civile nell’eventuale processo penale avviato nei confronti dei responsabili, per chiedere il risarcimento del danno. Infatti, l’uso indebito di DOP e IGP danneggia non solo l’acquirente del prodotto, ma anche i produttori che legittimamente utilizzano tali segni distintivi, sotto il profilo del lucro cessante conseguente alla minore vendita del proprio prodotto ed al discredito che si riflette sullo stesso.1 Analoga azione potrebbe essere intrapresa dal Consorzio Tutela vini Oltrepò Pavese2 (di seguito il “Consorzio”) in relazione al danno arrecato al mercato del vino a DOP ed a IGP dell’Oltrepò Pavese. La legittimazione del Consorzio deriva dal fatto che si tratta di un ente riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari, cui è attribuito3 l’incarico di “collaborare (..) alla tutela ed alla salvaguardia della DOP ed IGP da abusi, atti di concorrenza sleale, 1 A tale soluzione si giunge considerando che colui che commette il reato di cui all’art. 515 cod. pen. pone in essere una condotta illecita pluri offensiva della quale è soggetto passivo non solo l'acquirente dell’aliud pro alio, bensì anche il produttore tutelato dalla legge. Tale ultimo soggetto ben può lamentare un lucro cessante in conseguenza della minor vendita del prodotto originale (cfr. remotamente Cass. Pen. 6^ sezione sentenza 21 dicembre 1970 / 14 maggio 1971, n. 1528; Cass. Pen. sentenza 16 gennaio 2008 n. 5588; Cass. Pen. 18 marzo 1997. Allo stesso modo il bene giuridico protetto dall’art. 517 quater cod. pen. consiste negli “interessi economici dei produttori ad utilizzare le indicazioni geografiche o le denominazioni d'origine” (Cass. pen., sez. III, n. 28354/2016). 2 Nella casistica giurisprudenziale è stata ammessa la costituzione di parte civile di Consorzi di Tutela di DOP ed IGP in procedimenti penali per frode nell’esercizio del commercio (cfr. Cass. Pen. sentenza 6 novembre 2013 n. 2617). 3 Cfr. D.M. 23 ottobre del 2019 che ha modificato, integrandolo, il D.M. 8 ottobre 2012 n. 2788 con cui il Consorzio è stato riconosciuto. 3 contraffazioni ed uso improprio delle denominazioni tutelate e comportamenti comunque vietati dalla legge” nonché di “agire in tutte le sedi giudiziarie ed amministrative per la tutela e la salvaguardia della DOP ed IGP e per la tutela degli interessi e dei diritti dei produttori”.4 Inoltre, le Associazioni di Tutela dei Consumatori potrebbero adottare l’iniziativa di cui sopra, in quanto i reati ipotizzati ledono, oltre che il leale esercizio ed onesto svolgimento del commercio, anche la fiducia risposta dal consumatore sulla provenienza e sulla qualità dei prodotti a DOP ed a IGP5 . In particolare, la legittimazione ad agire è riservata alle Associazioni di Tutela dei Consumatori preesistenti al presunto fatto di reato, dotate di un’effettiva capacità rappresentativa sul territorio e di uno Statuto che attribuisca loro compiti di tutela del consumatore contro le “frodi alimentari”.6 In sede civile, i produttori di vini a DOP ed a IGP in conformità al corrispondente disciplinare di produzione, titolari di un diritto di proprietà industriale assistito da una specifica protezione7 , sono 4 Tali compiti, previsti anche dall’art. 4 dello Statuto, sono riconosciuti al Consorzio dal D.M. 23 ottobre del 2019 tramite il richiamo agli artt. 41, commi 1° e 4°, della legge del 12 dicembre 2016 n. 238. Il Decreto Ministeriale precisa che l’iniziativa giudiziaria è attribuita al Consorzio sulla DOCG “Oltrepò Pavese metodo classico”, sulle DOC “Bonarda dell’Oltrepò Pavese”, “Oltrepò Pavese”, “Oltrepò Pavese Pinot Grigio” e “Sangue di Giuda dell’Oltrepo’ Pavese” mentre il compito di collaborare alla tutela ed alla salvaguardia della DOP ed IGP è attribuito, oltre che rispetto alla DOCG ed alla DOC di cui sopra, anche sulla DOC “Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese” e sulla IGP “Pavia”. 5 Bene giuridico tutelato dall’art. 517 quater cod. pen. 6 Cfr. Tribunale di Siena, ordinanza 20 marzo 2018. 7 Cfr. artt. 1 e 30 D.L.vo. 10 febbraio 2005 n. 30 e Tribunale Milano, Sezione Specializzata in materia di Impresa, sentenza 15 maggio 2012 n. 5556: “Da un punto di vista soggettivo, vengono contemporaneamente tutelati dall’art. 30 CPI 4 legittimati ad agire in giudizio8 per fare accertare, reprimere e sanzionare il compimento di atti di concorrenza sleale9 da parte dell’utilizzatore abusivo e per chiedere il risarcimento dei danni subiti ex art. 2600 cod. civ. La legittimazione10 spetta anche al Consorzio quantomeno in relazione alle DOP ed alle IGP per le quali gli è stato attribuito l’incarico di (anche nella versione previgente) gli interessi dei produttori della zona, che soli possono fregiarsi del segno di provenienza geografica – preservando il vantaggio concorrenziale attribuito dal loro personale specifico rapporto con quel territorio – e dei consumatori, che confidano sulla presenza delle qualità, di sostanza o comunicative, veicolate dall’indicazione geografica”. 8 Cfr. Tribunale di Venezia, Sezione Specializzata in materia di Impresa, sentenza 25 luglio 2017 n. 2283. Nello stesso senso Tribunale di Napoli, sentenza 8 luglio 1996, in Dir. Ind. 1996, 1016: “la legittimazione all’esercizio della relativa azione compete sia alle singole imprese autorizzate all’uso del contrassegno le quali risultano direttamente pregiudicate dall’attività illecita posta in essere dall’utilizzatore abusivo che al consorzio incaricato dell’esercizio dell’attività di vigilanza non solo in nome e per conto dei consorziati, qualora lo statuto gli attribuisca un potere di rappresentanza nei confronti dei terzi, ma anche in proprio in virtù dei poteri di cui è autonomamente titolare”. Nello stesso senso il Tribunale di Saluzzo che ha ritenuto “non discutibile la legittimazione all’azione di contraffazione da parte di qualsiasi soggetto autorizzato all’utilizzo della DOP ed IGP in quanto titolare di un diritto soggettivo perfetto all’utilizzo del segno” (Tribunale Saluzzo, sentenza 5 gennaio 2001 in Giur. It. 2001, citata dal manuale “Proprietà Industriale e Intellettuale e IT” di Trevisan e Cuonzo, ed. 2013, pag. 254). In dottrina si è osservato che le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche sono “oggetto di un diritto assoluto che spetta collettivamente a tutti gli imprenditori che operano nella zona e che consiste nel potere di vietare l’uso della denominazione per designare prodotti non provenienti dalla zona e non realizzati in conformità dei metodi produttivi (..) codificati”, AUTERI in “Indicazioni Geografiche, disciplina delle pratiche commerciali scorrette e della concorrenza sleale” in “Studi in onore di Paola A. E. Frassi”, Milano, 2010, pag. 40. 9 Cfr. art. 2598, comma 1°, n. 1 cod. civ. 10 Il Consorzio, però, “non ha la legittimazione ad esercitare per i singoli” la domanda di risarcimento dei danni subiti dai produttori in conseguenza degli atti di concorrenza sleale ex art. 2600 cod. civ. (cfr. Tribunale di Venezia, Sezione Specializzata in materia di Impresa, sentenza 25 luglio 2017 n. 2283). Si segnala che qualora il Consorzio avesse ottenuto - ai sensi dell’art. 41, comma 9, della 5 agire in giudizio “per la tutela e la salvaguardia della DOP ed IGP da abusi, atti di concorrenza sleale, contraffazioni ed uso improprio delle denominazioni tutelate e comportamenti comunque vietati dalla legge” (cfr. nota n. 4). 11 Infine, i consumatori, singolarmente o tramite le associazioni di categoria, sono legittimati a promuovere un’istanza all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato finalizzata a fare accertare e sanzionare l’illecito impiego della DOP e della IGP, pratica commerciale scorretta ed ingannevole (ex artt. 20 e 21, comma 1° lett. b, D. L.vo. 6 settembre 2005 n. 206),12ovvero a promuovere un’azione di classe ex art. 140 bis D. L.vo. 6 settembre 2005 n. 206.

4. CONCLUSIONE Legittimati ad agire contro i responsabili degli illeciti commessi a nome della Cantina Sociale di Canneto Pavese sono il Consorzio legge del 12 dicembre 2016 n. 238 - l’inserimento, come logo della DOP o dell’IGP, nel disciplinare di produzione di un marchio consortile (ed esso fosse registrato), sarebbe legittimato ad agire in giudizio a tutela di detto marchio. 11 Cfr. Tribunale di Venezia, Sezione Specializzata in materia di Impresa, sentenza 25 luglio 2017 n. 2283 e Tribunale di Modena, sentenza 3 aprile 1991, in Giur. Ann. Dir. Ind. 1991, n. 2662. 12 Cfr. Provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato n. 26070/2017, pubblicato sul Bollettino n. 22 del 27 giugno 2016. L’Autorità si è pronunciata in relazione ad un caso di commercializzazione di un olio con caratteristiche qualitative inferiori a quelle dichiarate (il prodotto veniva dichiarato in etichetta come olio extra vergine sebbene appartenente alla categoria merceologica inferiore dell’olio di oliva vergine). La pratica è stata sanzionata perché le caratteristiche qualitative del prodotto sono in grado di orientare le scelte di natura commerciale del consumatore, che può preferire un prodotto presentato con caratteristiche qualitative superiori ed è disposto a pagarlo ad un prezzo più elevato. 6 Tutela Vini Oltrepò Pavese, le Associazioni di categoria dei consumatori ed i singoli produttori di vino e di uve. (Avv. Agostino Guardamagna) (Avv. Maria Francesca Guardamagna) (Avv. Silvia Osella)"

Il Consiglio di amministrazione del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, riunitosi in via straordinaria urgente in data odierna prima della riunione convocata a Riccagioia di Torrazza Coste dall’assessore regionale Fabio Rolfi, ha deciso due punti importanti:

“Per i fatti accaduti il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese si considera parte lesa e ha deciso di costituirsi parte civile nel processo relativo ai gravi fatti di Canneto Pavese” ha detto il presidente Luigi Gatti. Inoltre: “Il Consorzio, considerato il danno di immagine per la filiera vitivinicola, ha deciso di chiedere un risarcimento in misura da definire del danno creato dai fatti accaduti, detto risarcimento sarà a carico dei reali responsabili delle azioni che hanno seriamente compromesso l’immagine del territorio e l’attività di promozione che il Consorzio sta portando avanti in virtù del suo incarico Erga omnes”.

“Da qui si prosegue ancora più “dritti” sulla strada della qualità e della serietà, per promuovere con regole e rappresentatività corrette ed equilibrate, un mondo del vino che non ha eguali e non merita di essere così bistrattato soprattutto in un momento importante come questo con aperture fondamentali sul mercato internazionale”.

“È prevedibile pensare che dopo questa riunione le aziende attualmente non socie che oggi erano presenti, hanno manifestato l’esigenza di rientrare nel Consorzio in modo urgente. A questo punto sarà necessaria la convocazione di una Assemblea consortile che le comprenda tutte, per la ridefinizione della nuova governance del Consorzio stesso”.

Confagricoltura Pavia, per voce del suo Presidente, Giuseppe Cavagna di Gualdana, condanna fermamente i fatti avvenuti e confida nella magistratura per chiarire questa situazione e punire i responsabili. “Si deve, aggiunge Cavagna, porre l’attenzione sulla responsabilità di molti nel non voler cambiare un sistema incancrenito, continuando a non dare voce a chi invece può alzare la bandiera del territorio con un’immagine positiva”.

“Il territorio è stato colpito duramente dall’ennesima notizia negativa, afferma Ottavia Giorgi di Vistarino, Presidente della Sezione Vitivinicola di Confagricoltura, fatto increscioso che non fa altro che confermare una situazione di malaffare che perdura da troppo tempo. Le istituzioni tutte non possono farsi cogliere di sorpresa considerati i prezzi bassi riconosciuti sul vino negli ultimi anni. Questo territorio ha bisogno di giustizia e valorizzazione che, solo se perseguite contestualmente, potranno restituire dignità e orgoglio”. I nostri imprenditori di qualità meritano aiuto nella loro difficile impresa di creare valore con i loro sforzi economici che stentano a causa del continuo svilimento del marchio Oltrepo. La sezione vino di Confagricoltura Pavia difende gli interessi di chi vuole fare impresa in maniera onesta lottando per conto di questi, contro un sistema inaccettabile. E’ ora di abbandonare gli interessi individuali a favore delle imprese che potranno trarre giovamento solo da un aumento del valore del marchio territoriale. Nei prossimi giorni Confagricoltura Pavia insieme con i propri associati della zona valuterà se si vi sono gli estremi per promuovere un’azione legale per danno di immagine alle aziende vitivinicole socie."

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I commenti del presidente e del direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese per i fatti odierni avvenuti a Canneto Pavese. 

Luigi Gatti presidente del Consorzio: Siamo convinti che sia giusto e importante che siano fatte inchieste serie e controlli affinché si isolino i responsabili di un danno per tutto il mondo del vino italiano non solo per la Lombardia e L’Oltrepò Pavese. Il danno di immagine per il nostro territorio è evidente e lottiamo non da ieri proprio per contrastarlo, mettendoci sempre più passione e determinazione, ma va detto che questo territorio non si sente affatto rappresentato da chi lavora in modo scorretto. Il Consorzio continua a lavorare seriamente per promuovere e tutelare eccellenze e produttori seri che per fortuna sono tanti e che hanno davanti un programma fitto di importanti eventi di promozione nazionale e internazionale.

Carlo Veronese direttore del Consorzio: L’Oltrepo è una zona grandissima e può accadere che fra centinaia di aziende che lavorano ci sia chi opera in modo Scorretto. Noi dobbiamo lavorare con le altre centinaia di aziende che invece lavorano bene e seriamente e sfruttare questi fatti, che sono profondamente negativi per l’Oltrepò, per lavorare ancora meglio con chi vuole andare avanti e sono la maggior parte e promuovere il vino di qualità in giro per il mondo rappresentando una zona italiana che fa tanti grandi vini che hanno bisogno solo di essere conosciuti. Indubbiamente questo fatto è un grande danno di immagine ma sono certo che molte aziende ancora di più si rimboccheranno le maniche per promuovere la parte positiva di questo "territorio

L'operazione  di carabinieri e guardia di finanza  su ordine della procura di Pavia, con l'accusa per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari. Sette le misure cautelari emesse dal Tribunale di Pavia: 5 arresti domiciliari e due obblighi di firma nei confronti rispettivamente di Claudio Rampini (mediatore), Alberto Carini (presidente della Cantina di Canneto), Carla Colombi (segretaria della Cantina di Canneto), Aldo Venco (enologo), Massimo Caprioli (enologo), Cesare Forlino (viticoltore conferitore di Canneto) Davide Orlandi (viticoltore conferitore di Canneto) responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla frode e all’emissione di fatture fittizie.

Spumantitalia di Pescara (Hotel Esplanade, dal 23 al 26 gennaio 2020), sarà la prima grande vetrina dell’anno per celebrare e promuovere il metodo Oltrepò: in passerella le bollicine che rappresentano la Denominazione, un mondo e un brand di prodotto che vede protagonista di alto livello il Pinot nero d’Oltrepò, vitigno bandiera di un territorio che ha contribuito a fare la storia del metodo classico e del metodo Martinotti. Spumantitalia è la rassegna che ha creduto in questo racconto fra passato e futuro dei grandi vini italiani e ha voluto inserire il marchio del Consorzio in tutta la campagna di comunicazione dedicata alla sua grande rassegna dedicata alle bollicine. Il marchio del Consorzio Tutela Vini Oltrepò sarà protagonista attivo anche di un affascinante momento culturale chiamato Noir in Giallo, che prevede degustazioni di Pinot nero abbinati ed inseriti nelle presentazioni di due libri gialli. La data da segnare è il 24 gennaio 2020, alle ore 18,30, presso la Libreria Feltrinelli di Pescara. L’evento si intitola Noir in Giallo, cromie di vini e parole ed è un incontro fra l’effervescenza del Pinot nero e la scrittura noir, intrichi, passioni e suspense. Non è ancora finita: il magazine Bubble's, che è partner frizzante del festival spumantistico, premierà la sera del 24 le cantine Ca’ di Frara, La Versa, Monsupello e Prime Alture come Ambasciatori del brindisi italiano 2020. I vini delle aziende partecipanti saranno ammessi alla pre-selezione delle master class in programma. La domenica al banco di assaggio sarà allestita un'isola a brand Consorzio Oltrepò all'interno della quale saranno presenti le aziende che hanno aderito al Festival.

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 Un milione le bollicine di metodo classico Oltrepò stanno per invadere Spumantitalia, la rassegna di Pescara, organizzata in partnership con Bubble’s, rivista “frizzante” e di settore, dedicata al mondo dello spumante italiano. Un evento, quello di Pescara che trova dal 23 gennaio il suo quartier generale all’Hotel Esplanade ed è occasione speciale per la più frizzante denominazione Oltrepò che vanta una storia di secoli proprio nel mondo delle bollicine, grazie soprattutto alle performance del suo Pinot nero, che in questo territorio lombardo trova la sua massima espressione e offre prodotti di grande pregio (quasi 3000 ettari vitati a Pinot nero). Spumantitalia edizione 2020 vedrà dunque la partecipazione del metodo Oltrepò secondo la formula inaugurata con successo a Verona Vinitaly 2019 e a Merano Wine Week 2019, ovvero con uno spazio consortile e con una squadra composta da cinque produttori presenti con un loro spazio organizzato, che sono: Cà di Frara, Isimbarda, La Versa, Podere Bignolino e Prime Alture.

“L’appuntamento di Pescara è inserito in una serie di eventi e manifestazioni che il Consorzio si appresta ad affrontare con entusiasmo, programmato per tutto il 2020 rispondendo ad una esigenza di confronto e di promozione internazionale con i grandi vini, confronto che non è temuto ma anzi esalta una squadra di produttori, con alle spalle aziende storiche e aziende di giovani che hanno contribuito e contribuiranno a fare la storia del vino italiano, anche proprio nella “specialità” del metodo classico o del metodo Martinotti”, ha detto il presidente Luigi Gatti. “Un’occasione come questa vetrina così specializzata offre senza dubbio alla Denominazione una opportunità di crescita e di conoscenza, permettendoci ancora una volta di sottolineare il valore di qualità dei nostri vini, per vincere insieme un traguardo di notorietà e riconquistare uno spazio e un ruolo in un settore che è tipico, perché proprio nel dna delle nostre vigne", ha detto il direttore del Consorzio Carlo Veronese. “A Pescara saremo protagonisti e mi auguro che anche questo appuntamento possa lasciare un ricordo, una traccia, per un percorso intrapreso con decisione e ottimismo sulla strada della qualità internazionale. Prossime fermate saranno a Copenhagen (5 febbraio, evento Gambero Rosso), a Parigi (11 febbraio, evento Gambero Rosso a Vinexpo), Düsseldorf (15-17 marzo a Prowein)”.

Gli stati generali delle bollicine sono attesi dalla sesta edizione di Spumantitalia a Pescara (Hotel Esplanade, 24-26 gennaio), dove addetti ai lavori ed appassionati italiani e stranieri avranno modo di testare i migliori vini effervescenti offerti sul mercato, con le aziende protagoniste di momenti culturali e di approfondimento tecnico-scientifico. Nei calici, dal Franciacorta all’Alta Langa, dall’Oltrepò Pavese al Prosecco, dall’Asti ai Monti Lessini, con un’anteprima del Festival - promosso, tra gli altri, da Consorzio di Tutela dei Vini D’Abruzzo, Bubble’s Italia, Andrea Zanfi Editore e Assoenologi - il 23 gennaio, il Master Bubble’s Sparkling Wine, per conoscere storia, evoluzione, le differenze esistenti tra il Metodo Classico e il Metodo Italiano, le aree vitivinicole prettamente vocate e loro specifiche caratteristiche, con degustazioni di diverse tipologie (con Giampietro Comolli, presidente dell’Osservatorio Economico Ovse/Ceves, e lo scrittore Andrea Zanfi). A seguire, il 24 gennaio, si parlerà in talk show di Viticoltura 4.0 interrogandosi su dove sta andando la ricerca e di come gli spumanti italiani affrontano i cambiamenti della tradizione, del clima e delle mode. Le esperienze dei territori identitari di una storia spumantistica si confronteranno con le nuove area produttrici, dal Franciacorta al Prosecco, dai Monte Lessini al Garda, dall’Alta Langa all’Asti, dalle produzioni di Abruzzo e Sicilia a quelle di Puglia. E si parlerà anche di come integrare la comunicazione aziendale a quella del patrimonio culturale del territorio. Il 25 gennaio, spazio invece all’export e alle nuove sfide sui mercati, con un focus sulla Cina (con Silvana Ballotta, ceo di Business Strategies), e agli spumanti Italiani nell’era digitale. MASTERCLASS CON DEGUSTAZIONE - Con la regia della commissione presieduta dal presidente Assoenologi Riccardo Cotarella e dall’enologo Mattia Vezzola - saranno dedicate all’“Abruzzo effervescente”, agli “Spumanti di Territorio” (Franciacorta, Trentodoc, Alta Langa, Oltrepo’, Prosecco Docg, Prosecco Doc, Ribolla Gialla, Asti e Verdicchio dei Castelli di Jesi), ai “Bubble Rosé”, e al “Il Sud e il Nord spumantistico italiano in un confronto alla cieca” dalla Puglia, passando per l’Abruzzo e le Marche fino alla Valle D’Aosta e dal Piemonte a Pantelleria (24 gennaio). Ma anche a Il frutto nel bicchiere con gli spumanti Metodo Italiano da vitigni autoctoni (Pecorino, Negroamaro, Bombino, Nerello Mascalese, Aglianico del Vulture, Falanghina, Vermentino, Catarratto, Sangiovese, Nebbiolo, Vernaccia di San Gimignano, Trebbiano d’Abruzzo, Nerello Mascalese e Catarratto), e mentre il Prosecco Doc e il Monte Lessini Doc si racconteranno con focus dedicati, ci saranno anche una degustazione alla cieca di etichette da vitigni insoliti e originali, mai utilizzati per la spumantizzazione e un tasting dedicato a “I dormienti”, gli spumanti “pas dosè” posti ancora sui lieviti da almeno 60 mesi e sboccati alla volè (25 gennaio).

Si potranno scoprire “Gli spumanti coniugati al femminile” (con Le Donne del Vino) e quelli con “Quota 80 mesi e oltre”, con almeno 100 mesi di permanenza sui lieviti (di cantine come La Scolca, Ferrari, Bellavista, Ca del Bosco e La Versa, 26 gennaio). Ad eleggere le migliori bollicine, i Premi Bubble’s Italia, in una charity dinner per le Associazioni per la lotta contro il cancro Susan G. Komen Italia (24 gennaio). Per gli enoappassionati ci saranno anche aperitivi, degustazioni e cene Bubble’s nei ristoranti e nelle enoteche della città dedicate alle case spumantistiche. Tra le curiosità, Noir in Giallo con la presentazione di romanzi “gialli” con degustazione di spumanti Metodo Classici a base di Pinot Nero alla libreria Feltrinelli, la Rosé Bubble’s Night e le Finali del Campionato Italiano del Salame, patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole e promosso dall’Accademia delle 5T (al Museo delle Genti d’Abruzzo) e dello “Spritz contro tutti” per i bartender (al Caffè Berardo).

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