Lunedì, 06 Aprile 2020

“È notizia apparsa su tutti i principali organi di stampa – scrive Codacons Pavia - ono un centinaio in un solo mese le morti di anziani ospiti delle Case di Riposo nella provincia di Pavia. Una strage silenziosa... Siamo consapevoli dell'enorme difficoltà di fare tamponi a tutti e peraltro è un bene che i dipendenti delle case di riposo finalmente possano giovarsene. Tuttavia non dimentichiamoci degli ospiti delle case di riposo. Fare tamponi anche a loro significa isolare per tempo i casi positivi ed evitare che il contagio si diffonda a persone che, per la debolezza del loro sistema immunitario, non avrebbero scampo. Essere anziani non significa essere gli ultimi”

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"Da mesi ormai il Codacons Pavia riceve le segnalazioni dei cittadini pavesi circa le oltre 10.000 multe per eccesso di velocità rilevate dal nuovo autovelox sulla provinciale 206 Voghera – Novara all'altezza di Casei Gerola notificate dalla Provincia, ente gestore dell'impianto. L'emergenza Coronavirus ha aggravato le condizioni economiche delle famiglie pavesi che – tra affitti, rate di mutuo e altre spese - ora si trovano a dover gestire anche questo odioso balzello. In un momento in cui il Governo sta varando importanti provvedimenti a favore delle famiglie e delle imprese è ora che anche la Provincia dia il suo contributo. Come Codacons Pavia – a prescindere dalla legittimità o meno delle multe - chiediamo alla Provincia - conclude Codacons Pavia - la rottamazione delle multe totale o almeno parziale (es. di dieci ricevute se ne paghi una). Sarebbe un aiuto concreto alle famiglie e permetterebbe loro di tirare il fiato in momento drammatico come questo"

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La tratta Bressana Bottarone – Broni resterà chiusa al traffico ferroviario per quattro mesi in estate per lavori di potenziamento della linea. I lavori consisteranno in un rinnovo completo dei binari e nel consolidamento della piattaforma ferroviaria e dureranno da giugno a settembre prossimi, periodo nel quale il traffico dei convogli sarà interrotto. La chiusura è stata prevista nel periodo estivo per garantire i servizi del periodo scolastico; la notizia della chiusura estiva della tratta circolava già da qualche tempo tra i pendolari, ma non aveva mai trovato delle conferme ufficiali. Codacons: "E' sicuramente una buona notizia che si proceda a lavori sulla linea, ma occorre fare attenzione. Sino ad oggi, il gestore non ha prospettato soluzioni alternative soprattutto non è dato sapere in quale modo si provvederà al servizio sostitutivo. E' vero, infatti, che i lavori sono stati previsti nel periodo estivo per consentire i servizi durante il periodo scolastico, ma occorre tener presente che la linea è molto utilizzata anche dai pendolari che almeno nei mesi di giugno e luglio continueranno a recarsi al lavoro."

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"Cresce l'allarme per l'abbandono di amianto - scrive il Codacons Pavia -   In pochi giorni, infatti, si sono susseguite due segnalazioni di lastre di fibrocemento scaricate abusivamente. Una delle due si trova lungo l'argine per Cascina Bellotti, l'altra al confine del Comune di Bressana in territorio di Castelletto di Branduzzo. Il primo caso è stato segnalato al Comune che si è attivato per trovare una soluzione; nel secondo, invece, l'allarme è stato girato all'Agenzia per il Po'. Nel secondo caso peraltro, le lastre portano i segni dell'usura, fattore che incide sullo sfaldamento del fibrocemento e sulla sua pericolosità. Gli Enti competenti provvedano il prima possibile a rimuovere il fibrocemento; si tratta di episodi che destano preoccupazione. Oltre alla pericolosità dell'amianto per la salute umana - conclude Codacons Pavia - c'è il rischio che il cattivo esempio diventi contagioso e abbandoni incontrollati si ripetano in zona. Per queste ragioni oggi il Codacons depositerà un esposto in Procura al fine di valutare la sussistenza di reati."

L’amianto è stato, a partire dall’antichità, un materiale cui l’uomo ha fatto spesso riferimento per realizzare le lavorazioni più svariate: se gli antichi Romani e Persiani se ne servivano per ottenere teli nei quali avvolgere i cadaveri da cremare, in età rinascimentale l’amianto veniva utilizzato per realizzare farmaci e medicinali; in tempi a noi più recenti – nel secolo scorso e fino a qualche decennio fa – l’amianto ha conosciuto una particolare molteplicità di destinazioni d’uso: dalla creazione di tessuto ignifugo (per abbigliamento, arredo o imballaggio) al rivestimento termoisolante e fonoassorbente di treni, navi ed autobus; dalla realizzazione di freni e frizioni di autoveicoli alle frequenti applicazioni per lavorazioni edilizie. In Italia, l’utilizzo industriale dell’amianto ha raggiunto il proprio culmine nel trentennio che va dal 1960 al 1990.

Quali sono le motivazioni di così tanto successo? Le ragioni vanno cercate nelle caratteristiche dell’amianto, che – ottimo isolante da fuoco e rumore – è un materiale duttile, semplice da lavorare e che con altrettanta facilità può essere mescolato con altri componenti: l’eternit, ad esempio, è ottenuto combinando l’amianto con il cemento. Inoltre – fattore non di secondaria importanza – l’amianto è a basso costo di lavorazione.

Ma se l’amianto appare come un materiale estremamente appetibile, altrettanto notevole è la sua pericolosità. Vediamo perché.

L’amianto è un minerale, a base di silicio, costituito da fasci di fibre lunghe e molto sottili; lo spessore della singola fibra è tale per cui in un centimetro se ne possono collocare circa 335000. Le fibre costituenti l’amianto possono essere flessibili, oppure rigide e rettilinee (ad ago); nel primo caso l’amianto è detto serpentino, nel secondo anfibolo. Ora, la minaccia insita nell’amianto risiede proprio nella sua natura fibrosa: questo tipo di materiale diventa molto pericoloso quando si sfalda, e rilascia nell’ambiente le proprie fibre; è qui che nasce il rischio di esposizione a polveri di amianto nell’aria.

Per inalazione, le fibre di amianto disperse in aria raggiungono gli interstizi polmonari e possono indurre – in ragione della dose assorbita – l’insorgere di patologie tumorali nel nostro organismo, a livello di polmoni e pleura. Delle due tipologie di amianto, l’anfibolo, con le sue fibre ad ago è senz’altro il più pericoloso: anche un’esposizione occasionale ad amianto anfibolo non è esente da un certo grado di rischio.

I materiali contenenti amianto sono a loro volta classificati in friabili (tali cioè da poter essere sbriciolati con una semplice pressione manuale) e compatti (in questo caso, il materiale può essere sbriciolato soltanto tramite l’utilizzo di utensili). I manufatti ancora oggi più diffusi sono le lastre di eternit, molto utilizzate in passato per realizzare coperture in ambito edilizio. La pericolosità dell’eternit è associata all’inevitabile sfaldarsi nel tempo dell’amianto in esso contenuto, sotto l’azione di pioggia e vento, sbalzi termici e crescita di vegetazione.

Non è determinabile a priori quanto amianto occorre respirare per ammalarsi, né è possibile definire una distanza di sicurezza dall’eternit soggetto a progressivo sbriciolamento: le polveri rilasciate in aria possono coprire un’area la cui estensione è fortemente influenzata dagli agenti atmosferici. Ne consegue che, benché l’eternit – materiale compatto e con bassa percentuale di fibre di amianto, pari al 10-15% circa – abbia un minor grado di pericolosità rispetto ad altri manufatti contenenti amianto, l’unica soluzione per eliminare il rischio ad esso associato è la sua rimozione e smaltimento.

In Italia il divieto assoluto di produrre (ed importare) oggetti contenenti amianto è stato sancito nei primi anni 90, con la legge n. 257/92. Il quadro normativo che regolamenta il tema dei rischi amianto è stato successivamente integrato con i decreti ministeriali del 06/09/1994, 26/10/1995, 14/05/1996, 20/08/1999 e con il decreto legislativo 257 del 25/07/2006, tramite la definizione degli aspetti legati alla tutela ambientale ed alle operazioni di bonifica delle aree contaminate, oltre che alla tutela della salute pubblica e dei lavoratori in ragione del corrispondente rischio di esposizione all’amianto.

La comprensione di quanto l’amianto sia nostro nemico ha permesso, a partire dal 1994, di proibire la produzione e commercializzazione di ogni manufatto in cui esso fosse contenuto; ha dato il via inoltre alle operazioni di bonifica di tutte quelle aree interessate dalla presenza di amianto, tra le quali gli edifici residenziali (basti pensare all’eternit utilizzato in passato per coperture e coibentazione). L’esposizione domestica ad amianto è in effetti una delle più pericolose, in quanto subdola e prolungata nel tempo.

Anche l’esposizione ambientale occasionale a polvere di amianto non è tuttavia esente da rischio: quello che è importante comprendere è che nelle aree interessate dalla presenza di amianto non esistono zone a rischio zero.

D’altra parte, non è possibile definire un tempo minimo di esposizione a partire dal quale si instaura con certezza una condizione patologica, o quanto amianto occorre respirare per ammalarsi. Si sono verificati casi di soggetti che, pur esposti per breve termine a fibre di amianto anfibolo, hanno poi sviluppato il mesotelioma pleurico, forma tumorale che colpisce le cellule della pleura.

Nella valutazione del rischio di esposizione deve quindi rientrare anche, quale fattore determinante, il tipo di amianto cui si è esposti. Va considerato inoltre che tempi di esposizione analoghi possono avere effetti diversi su soggetti differenti, in ragione delle caratteristiche peculiari che un soggetto può avere rispetto ad un altro (età, stato fisico, presenza di eventuali altre patologie, etc.).

Patologie indotte da esposizione prolungata ed esposizione occasionale possono corrispondere all’asbestosi (o fibrosi polmonare), a carcinoma polmonare, a mesotelioma (o tumore della pleura). Si tratta di malattie che possono presentarsi anche dopo molti anni dall’esposizione a polvere di amianto.

L’asbestosi interessa solitamente chi in passato ha lavorato con l’amianto, ed alle sue polveri è stato esposto per lungo periodo; è una malattia non reversibile, che si manifesta con l’ispessimento ed irrigidimento del tessuto polmonare, con il risultato di una più difficoltosa ossigenazione del sangue.

I sintomi da esposizione ad amianto con cui il mesotelioma si manifesta nel suo insorgere possono tradursi in fiato corto, sensazione di spossatezza e debolezza muscolare, febbre, tosse e difficoltà nella deglutizione. Il mesotelioma può svilupparsi anche a distanza di 25/40 da un’esposizione occasionale ad amianto e, come nel caso di altre forme tumorali, se diagnosticato in tempo prima di una sua eccessiva diffusione vi sono maggiori possibilità di trattarlo con efficacia (tramite radioterapia, chemioterapia o intervento chirurgico).

L’amianto è pericoloso solo se inalato; è importante comprendere che laddove si è in presenza di manufatti contenenti questo minerale, esiste sempre un rischio di esposizione, associato alla possibilità di respirare le fibre che l’amianto – soggetto a sfaldamento – rilascia in ambiente.

La probabilità che il nostro organismo – esposto a polvere di amianto – sviluppi patologie a carico del sistema respiratorio dipende dal tempo di esposizione (quindi dalla dose inalata), ma anche dal tipo di fibre di amianto inalate: le fibre ad ago, prodotte dallo sfaldamento dell’amianto anfibolo, sono le più pericolose.

Ciò significa che nelle aree ambientali contaminate tutti respiriamo amianto; il rischio associato all’esposizione esiste sempre e va valutato, è chiaramente maggiore nel caso di esposizione prolungata, ma è comunque reale anche in situazioni di singola esposizione o esposizione occasionale: la bonifica è l’unica soluzione efficace per abbattere questo rischio.

Per chi è soggetto a tempi di esposizione medio/lunghi (è il caso ad esempio dei lavoratori che si occupano delle operazioni di bonifica) va applicato un rigido protocollo di sorveglianza sanitaria, che preveda l’esecuzione periodica di una serie di controlli clinici tra i quali: esame spirometrico (da effettuarsi con cadenze almeno annuale o biennale), test di diffusione alveolo capillare, verifica della presenza di eventuali corpuscoli di amianto nell’espettorato, visita specialistica otorinolaringoiatrica, radiografia e TAC del torace. Suggeriti sono anche periodici esami di risonanza magnetica e prelievi ematici atti a misurare i livelli di osteopontina e SMRP (due proteine la cui concentrazione nel sangue è maggiore nei soggetti affetti da mesotelioma).

Pericolosità dei tetti in amianto

L’eternit è un composto di cemento (in misura pari al 85-90%) ed amianto (per la restante parte, 10-15%). Si tratta dunque di un materiale compatto che di per sé è a basso contenuto di amianto. Ciò non lo rende esente da usura nel tempo e, come tale, fattore di rischio di esposizione a polvere di amianto: un tetto in eternit diventa pericoloso quando inizia a sbriciolarsi.

Cosa fare dunque, in presenza di un tetto in amianto?

L’attuale normativa prevede che ogni regione effettui un censimento – nella propria zona di competenza – di tutti gli edifici nei quali sono ancora presenti lastre di eternit, e preveda un piano di rimozione e smaltimento delle stesse. In maniera analoga, qualsiasi proprietario di immobili (sia esso una persona fisica o un Ente), ha il preciso dovere di denunciare all’Asl la presenza eventuale di eternit, così da consentire l’avviamento dei rilievi e delle indagini del caso. L’obbligatorietà di rimozione delle coperture in eternit viene decretata dopo un attento esame delle stesse, nel caso in cui le lastre siano danneggiate anche in minima parte (con conseguente possibilità di rilascio in ambiente di fibre di amianto). Qualora non vengano rilevate tracce di usura e deterioramento, la copertura in eternit potrà essere semplicemente isolata tramite incapsulamento.

Tetto eternit casa

Ognuna di queste operazioni dovrà essere effettuata da ditta autorizzata (iscritta all’albo dei gestori ambientali) tramite personale specializzato. E nel caso in cui sia la casa del vicino ad avere il tetto in eternit, che fare se il vicino non si decide ad inviare denuncia della presenza di un tetto in amianto alle autorità competenti? In una situazione simile si può prendere l’iniziativa inoltrando la segnalazione – anche in forma anonima e tramite internet – all’Asl, o ai Vigili Urbani o al Nucleo Ecologico e di Tutela Ambientale dei Carabinieri. La segnalazione, una volta ricevuta, verrà passata all’Arpa che provvederà ad avviare tutti i controlli del caso.

L’amianto bruciato è pericoloso?

L’amianto, sottoposto a trattamento termico controllato, può essere convertito in modo irreversibile in un materiale inerte ed amorfo, non più pericoloso; riguardo a questo aspetto, esistono in Italia proposte per la realizzazione di vari trattamenti termici con forni alimentati a metano, dei quali è già stata valutata l’efficacia con prove di laboratorio. Effetto opposto si ottiene bruciando amianto all’aperto ed in modo non controllato: così facendo se ne aumenta esponenzialmente la pericolosità. Difatti, qualora manufatti contenenti amianto vengano bruciati (pensiamo ad esempio all’incendio di un tetto in eternit), quello che succede è che le fibre rilasciate dalla combustione dell’amianto – trascinate in alto dal movimento ascensionale dei fumi di combustione – tendono poi a ricadere al suolo spargendosi tutto intorno in un’area tanto più estesa quanto maggiore è l’altezza raggiunta. Il risultato finale è pertanto l’aumento della zona in cui si è in presenza di rischio di esposizione a polvere di amianto.

*foto di repertorio 

Su segnalazione delle GEV (Guardie ecologiche volontarie) e di alcuni privati cittadini residenti in zona i Carabinieri della stazione forestale di Pavia e Mortara hanno effettuato un sopralluogo a Bressana Bottarone rinvenendo, nella sede operativa di una società che si occupa della produzione e commercializzazione di materia plastiche, una discarica a cielo aperto in un'area di elevato pregio naturalistico. Sono stati posti sotto sequestro circa mille metri cubi di rifiuti vari: terre e rocce di scavo, traversine di cemento, ferro e miscele bituminose, materiale plastico aziendale, pneumatici fuori uso e cemento di scarto-demolizione. Il tutto abbandonato sul terreno, all'aperto, in una vasta area di circa 900 metri quadrati, in parte identificata dal Pgt vigente del Comune di Bressana Bottarone come "area ad elevato contenuto naturalistico", di proprietà della stessa società oggetto del sopralluogo. Denunciato in stato di libertà, per il reato di inquinamento ambientale, il responsabile della società proprietaria dell'area. Informata l'autorità giudiziaria competente, proseguono gli accertamenti sulla provenienza di tutti quei rifiuti, in attesa delle disposizioni sulla bonifica dell'area, che ovviamente sarà a carico della stessa società proprietaria. Codacons: "Si tratta di un rinvenimento di particolare importanza sia per le dimensioni della discarica che per l'area in cui si trova. Ancora una volta indispensabile il contributo dei privati cittadini che hanno segnalato alle Autorità competenti il fatto. Invitiamo tutta la cittadinanza ad inviare segnalazioni e richiedere informazioni direttamente al Codacons, associazione che per finalità statutaria si occupa della difesa dell'ambiente e dell'ecosistema."

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"Durante un sopralluogo in un terreno ora trasformato in un vigneto - scrive Codacons Pavia - i funzionari di Arpa (Agenzia Regionale per la protezione dell'Ambiente) si sono ritrovati davanti cumuli alti sino a due metri di materiale edile, cemento, gomme da camion, oggetti di plastica e pezzi di asfalto. I controlli sono stati effettuati pochi giorni fa a seguito di una segnalazione arrivata direttamente agli Uffici di Arpa; la maxi discarica abusiva occupa un'area di circa 100 metri quadrati, qui sono stati stoccati irregolarmente circa 180 metri cubi di materiale. Potrebbe trattarsi di materiale risultato dalla demolizione delle strutture presenti su quel terreno prima che fosse trasformato in un vigneto, ma non è escluso si tratti di scarti di altra provenienza. Tutta la vicenda è al vaglio degli inquirenti e dei funzionari di Arpa. Il proprietario del fondo agricolo rischia ora una denuncia per abbandono di rifiuti e creazione di una discarica abusiva. E' indispensabile  -conclude Codacons Pavia - aumentare i controlli in zona dato che proprio lungo le sponde del torrente Versa barbari e incivili sono soliti interrare irregolarmente rifiuti per evitare i costi di smaltimento nelle discariche autorizzate. Da Stradella sino alla Val Versa giungono numerose segnalazioni di rifiuti abbandonati lungo le sponde. Il Codacons è a disposizione per ricevere segnalazioni e inoltrarle alle competenti autorità"

Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, comunemente conosciuto come Codacons, è un'associazione senza fini di lucro, nata nel 1986 in difesa dei consumatori e dell'ambiente, quale erede di precedenti campagne risalenti alla cosiddetta "guerra alla SIP" del 1976. Essendo una delle associazioni consumeristiche maggiormente rappresentative sul piano nazionale, il Codacons fa parte del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU), nonché di numerose Commissioni consultive della Pubblica Amministrazione.

Il Codacons è nato come "Associazione di Associazioni", poiché inizialmente vi aderirono diverse associazioni che operavano per la tutela degli utenti dei servizi pubblici, della giustizia, della scuola, dei trasporti, dei servizi telefonici, dei servizi radio televisivi, dei servizi sanitari, dei servizi finanziari, bancari e assicurativi, della stampa e dei diritti d’autore.

Oggi il Codacons ha una propria organizzazione, anche di associati individuali, articolata in varie sedi sparse su tutto il territorio nazionale. In particolare, è strutturato in un’organizzazione centrale, con un Collegio di Presidenza e ed un Segretario generale, e in sezioni regionali, che sono dotate di autonomia organizzativa e hanno un proprio Presidente regionale. Il Presidente regionale rappresenta l'associazione congiuntamente e disgiuntamente al Presidente, ai Vicepresidenti e al Segretario generale.

Gli altri principali strumenti operativi del Codacons, finalizzati anche al collegamento con altri Stati, sono un Centro Studi sul territorio, un Centro per l’immagine pubblica, una serie di osservatori (tra cui l’Osservatorio sui servizi pubblici e il Copalcons - Osservatorio sulle pubblicità alimentari) e un ufficio legale.

L'associazione per Statuto persegue la tutela, in particolare con il ricorso allo strumento giudiziario, "dei diritti e degli interessi di consumatori ed utenti, …nei confronti dei soggetti pubblici e privati produttori e/o erogatori di beni e servizi… L’Associazione, inoltre, tutela i diritti e gli interessi individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti, nei confronti di qualsiasi soggetto, promuovendo azioni giudiziarie o intervenendo in giudizi civili e penali, attraverso la costituzione di parte civile per il risarcimento del danno derivante dalla lesione di interessi collettivi concernenti le finalità perseguite dall'Associazione"

L'associazione tutela "il diritto alla trasparenza, alla corretta gestione e al buon andamento delle pubbliche amministrazioni…" nonché "i consumatori gli utenti contribuenti ed i risparmiatori da ogni forma di frode e di reati che offendono, oltre agli interessi che persegue, anche: la salute; l'istruzione; l'ambiente; gli animali; i beni storico archeologici e paesaggistici; il buon andamento dei mercati mobiliari, immobiliari e finanziari; il buon andamento servizi pubblici essenziali; il buon andamento della Pubblica Amministrazione; l'incolumità pubblica; la fede pubblica; l'economia pubblica, l'industria ed il commercio"

Nello svolgimento della propria attività anche tramite l'utilizzo dello strumento giudiziario, il ruolo del Codacons è stato più volte riconosciuto dalla giurisprudenza, che ha affermato la finalità di Ente para-pubblicistico dell'associazione, a cui è affidata la tutela degli "interessi collettivi dei consumatori", e il compito di agire a tutela "dell'interesse generale e comune ad un'intera categoria di utenti o consumatori" (Consiglio di Stato, Ad. Plen. n. 1/2007, Cass. sentenza n. 17351/2011). Nel 2012 il Consiglio di Stato ha altresì asserito di non disconoscere "il ruolo che le associazioni dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici ha assunto nell'ordinamento, e il contributo che la loro azione arreca alla realizzazione dei valori accolti nella Costituzione …

Arriva a Voghera un ambulatorio pediatrico per la cura delle patologie acute dei bambini, un nuovo punto di riferimento sul territorio che sarà attivo il sabato pomeriggio. E' attivo, infatti, dal 18 gennaio l'ambulatorio pediatrico per le patologie acute e non differibili del bambino al quale sarà possibile accedere dalle ore 14 alle 17.30 nella sede dell'Ospedale Civile di Voghera. Il servizio è rivolto ai bambini di età compresa tra 0 e 14 anni che presentano una malattia acuta per la quale si rende necessaria una visita medica non differibile al lunedì mattina. Per quanto riguarda le modalità di accesso, queste sono molto semplici e tendono ad agevolare le famiglie. Basterà, infatti, presentarsi all'ambulatorio ospedaliero muniti di tessera sanitaria del bambino ed esprimere il consenso al trattamento dei dati secondo la normativa vigente in tema di privacy.

Codacons: "Si tratta di una iniziativa che va nella giusta direzione, non possiamo che esprimere il nostro apprezzamento. E' attraverso iniziative come questa che Ats cerca di dare seguito ad uno degli obiettivi che si era posta per l'anno nuovo con la promozione di iniziative utili a favorire l'accesso ai servizi da parte dei cittadini, avendo particolare riguardo alle fasce più fragili della popolazione. Obiettivo dell'iniziativa, infatti, è quello di offrire alle famiglie l'opportunità di usufruire di un servizio territoriale pediatrico anche in una giornata in cui, di norma, non sarebbe previsto." 

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"I finanziamenti stanziati dalla Regione ad Ats (circa 4 milioni per i pronto soccorso della Lombardia di cui 224.790 destinati ad Ats Pavia) ci sono e sono destinati - scrive Codacons Pavia -  a misure straordinarie per far fronte al picco influenzale, ma i provvedimenti non si vedono. Solo il San Matteo, infatti, ha provveduto impegnando quei fondi per incrementare il personale in corsia; nessun rinforzo invece, è stato previsto in Pronto Soccorso e Medicina negli hub di Voghera e Vigevano. Il risultato è di centinaia di pazienti nel week end e di medici con il fiato corto; all'Ospedale di Voghera, in Pronto Soccorso, negli ultimi giorni sono arrivate quasi 130 persone cosa che ha contribuito a congestionare il reparto di Medicina il cui tasso di saturazione è del 98%. All'Ospedale di Stradella, invece, la saturazione ha raggiunto il 100% mentre al Pronto Soccorso di Vigevano venerdì 17 gli accessi sono stati oltre 130, ma il personale resta sempre quello, nessun rinforzo. Come ogni anno, in questo periodo l'influenza mette sotto pressione il Pronto Soccorso, il protocollo per il sovraffollamento prevede - conclude Codacons Pavia - che le aziende sanitarie entro il 31 ottobre debbano introdurre un piano di gestione per il sovraffollamento, niente di tutto ciò è accaduto. Sembra quasi che si giochi con la salute dei cittadini. Occorre intervenire prontamente. Il Codacons è a disposizione dei consumatori con lo Sportello Malasanità a cui segnalare casi ed episodi di malasanità"

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Da qualche tempo nel dibattito pubblico locale emerge con regolarità la questione dei cinghiali, animali che di solito vivono nelle zone boschive ma che da qualche anno si inoltrano spesso nei centri abitati, attirando l’attenzione e causando frequenti incidenti, il Codacons Pavia , che offre a chiunque abbia subito danni a seguito dell'impatto con un cinghiale consulenza legale giudiziale e stragiudiziale ,scrive :"Aumentano gli avvistamenti di cinghiali appena fuori dal centro città di Voghera; intanto la polizia provinciale nella mattinata dello scorso giovedì è stata costretta ad intervenire abbattendo quattro animali di grossa taglia che si aggiravano in cerca di cibo attorno alle abitazioni di Lungavilla creando non poca apprensione tra gli abitanti. Ma a lievitare è soprattutto il numero degli incidenti automobilistici causati da questi animali; solo nel 2019 l'agenzia Unipol di Voghera ha registrato ben dieci incidenti, due sono, invece, le auto incidentate in corrispondenza della fine dell'anno.  I dati parlano chiaro, siamo di fronte ad una vera e propria emergenza. In caso di incidente  - conclude Codacons - i costi sono non indifferente tra i due e i tremila euro in base alla grandezza dell'animale contro cui si è andati a sbattere, Regione Lombardia copre il 75% dei danni causati alle auto con un massimo di 5mila e 500 euro, ma se non si è in possesso di una polizza kasco resta, come unica strada, quella di agire in giudizio" 

Il Codacons Pavia attraverso una nota stampa si dichiara : "Finalmente arriva il giro di vite sul gioco d'azzardo a Voghera. Il Comune intende dotarsi dall'anno prossimo di un regolamento stringente per ridurre le giocate che nel solo 2019 ammontano a 106 milioni di euro. Una crescita esponenziale: si è arrivati a questa cifra -scrive Codacons - partendo dai soli 33 milioni di euro spesi nel 2015. Il regolamento sarà armonizzato con quelli dei comuni limitrofi per una essenziale comunione di intenti. L'obiettivo è di evitare che i giocatori si spostino dalle sale da gioco di Voghera a quelle delle località vicine. Le linee guida del nuovo regolamento che l'amministrazione intende adottare sono svariate. Si va dall'aumento del controllo sull'utilizzo degli apparecchi da gioco, alla riduzione degli orari di apertura delle sale giochi e sulla loro dislocazione sul territorio, vietando che queste possano essere posizionate nel raggio di 500 metri dalle strutture cosiddette sensibili, in particolare le scuole, a una maggiore vigilanza da parte delle forze dell'ordine. Finalmente anche il Comune di Voghera si doterà di un regolamento anti slot. Si tratta di uno strumento fondamentale per la lotta e repressione del gioco d'azzardo e, seppur con colpevole ritardo, è un bene che il regolamento sia adottato con una particolare attenzione ad armonizzare le regole di tutti i comuni della provincia onde evitare comportamenti elusivi delle regole. Ora, dopo la firma del protocollo d'intesa, attendiamo la stesura e approvazione del regolamento. Sarà poi necessario vigilare affinchè il regolamento venga rispettato - conclude Codacons - invitiamo i cittadini a segnalare alle Autorità e al Codacons gli eventuali contravventori". 

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