Martedì, 26 Maggio 2020
Sabato, 09 Maggio 2020

Oggi, più che mai, siamo costretti, per cause di forza maggiore, a restare chiusi in casa. C’è chi lo definirebbe un assoluto cataclisma, ma non è del tutto così! Stare in casa è rilassante e ci permette di andare avanti con i nostri mille progetti, quelli per cui, data la vita frenetica di tutti i giorni, non abbiamo mai tempo di portare a termine. In questo momento dovremmo abituarci a condurre una vita diversa da quella di sempre e, dopo tutto, approfittare del tempo guadagnato, non è una cattiva idea. Da dove iniziare?

Quanti di voi fino a ieri si lamentavano di non aver tempo per il cambio di stagione negli armadi o per mantenere un po’ d’ordine in casa? Rimboccatevi le maniche e incominciate con le grandi pulizie. Cercate di rendere la vostra dimora un ambiente piacevole da vivere, mettete ordine nella dispensa o nel famoso sgabuzzino in cui avete sempre paura di entrare. Sarà anche un modo per rispolverare vecchi ricordi e rivivere con la famiglia i bei momenti passati insieme. Tutti abbiamo dei libri accantonati che attendono di essere letti. È arrivato il momento di tirarli fuori e poter dedicare tempo alla lettura. Leggere ci aiuta a viaggiare con la fantasia, a ricordare e immaginare dei luoghi e degli scenari fuori dal comune. Lasciatevi ispirare e provate a scrivere la vostra storia...è il modo migliore per allentare l’ansia e rilassarsi, eliminando lo stress.

E poi, visto che il tempo non manca, divertitevi in cucina realizzando ricette che non avete mai provato prima per mancanza di tempo o coraggio oppure provandone altre che, con pochi ingredienti e pochissima spesa vi faranno fare un’ottima figura con i vostri cari. Vi capiterà di aprire il frigo, senza un’idea in mente. In questi giorni di emergenza il capitolo spesa è uno dei più dolenti e ci viene raccomandato di concentrare gli acquisti e non recarsi spesso al supermercato. Diventa quindi indispensabile trovare il modo di abbinare avanzi, non sprecare e inventare accostamenti sulla base degli ingredienti semplici e di uso quotidiano.

Pensando alla primavera e ai picnic all’aperto, che quest’anno si faranno in giardino o sul terrazzo, a me è venuto in mente di rivisitare una torta antica che le nonne dell’Oltrepò preparavano utilizzando il lievito madre che rimaneva dalla preparazione del pane, la TURTA DAL CARSENT. Una torta contadina molto semplice che veniva inzuppata nel latte la mattina o nel vino a fine pasto. Ho pensato di renderla un po’ moderna e di portarla in tavola sia come antipasto che come dolce da merenda, modificando leggermente i semplici ingredienti. Ci vorrà un po’ di tempo perché ci vogliono due lievitazioni ma siamo in casa no? Ci possiamo provare e saremo molto soddisfatti del risultato! Buon appetito!!!

Come si prepara:

Sciogliamo il lievito nell’acqua tiepida ed aggiungiamo 150 g di farina. Risulterà un composto semiliquido che poniamo  a lievitare in una ciotola coperta con la pellicola in luogo tiepido per circa 30 minuti. Possiamo mettere la ciotola in forno spento con la luce accesa. Otterremo un composto lievitato e andremo ad inserirlo nella ciotola dell’impastatrice. A questo punto avviamo la macchina ed aggiungiamo tutti gli ingredienti tranne il burro  ed un tuorlo d’uovo che ci servirà per la lucidatura, alternando piccole quantità di ciascuno con la farina. Continuiamo a lavorare finche il composto risulterà liscio ed omogeneo. A questo punto uniamo il burro a pezzetti e lo facciamo incorporare molto bene.

Chi non avesse l’impastatrice può fare l’impasto a mano utilizzando una ciotola grande. Lasciamo lievitare per due ore l’impasto nella ciotola dell’impastatrice , coprendo sempre con la pellicola in luogo tiepido o nel forno spento con la luce accesa. Disponiamo ora l’impasto in una tortiera dai bordi foderata con carta da forno. Sbattiamo leggermente il tuorlo con una forchetta , pennelliamo delicatamente la superficie della nostra torta e pratichiamo  un taglio a croce con le forbici, non affondandole ma sollevando leggermente la pasta. Lasciamo lievitare un’altra ora in forno spento con la luce accesa. Siamo pronti ora per infornare a forno caldo a 160° per una trentina di minuti. La nostra “turta dal carsent” sarà pronta quando avrà preso un bel colore .

Lasciamo raffreddare e poi mettiamo la torta su di un piatto da portata o un tagliere. Serviamo tagliata a fette accompagnando con salame di Varzi, caciotta della Valle Staffora o marmellata di prugne.

You Tube Channel  “Cheap but chic”.

Facebook page “Tutte le tentazioni” 

«TURTA DAL CARSENT

Ingredienti:

500 g di farina

(250 g 00 e 250 g Manitoba)

110 g di zucchero

75 g di burro morbido

1 uova intero e 2 tuorli

mezzo cucchiaino di sale

scorza grattugiata di un limone  e una arancia non trattati

1 bustina di vanillina

30 gr. di lievito di birra o una bustina di lievito madre liofilizzato

150 ml di acqua tiepida

di Gabriella Draghi

L’Oltrepò Pavese della vite e del vino non ce la può proprio fare, non contro il Coronavirus - in alto i calici per chi lo sta combattendo e lo vincerà - ma contro l’egoismo e il pensare in piccolo dei suoi produttori e del suo popolo dei forconi, che si fa usare da chiunque paghi due spiccioli maledetti e subito. Sorvolando sulle diverse forme di solidarietà pelosa trasformata in pubblicità, quando i nostri vecchi insegnavano che «il bene si fa ma non si dice», nemmeno l’allarme pandemia è riuscito a spingere questa terra, benedetta e maledetta insieme, a fare quadrato attorno ad un unico progetto. Il solito “gadanare”, in epoca di confinamento delle case dei clienti diretti di molte cantine, ha fatto spuntare come funghi svariati servizi e-commerce per il vino oltrepadano a domicilio acquistato via Internet.

Non solo: scopiazzando a destra e a manca sono proliferati pure i canali doppione sui social, quelli che promettono attraverso un logo, un cellulare e una faccia di tolla la rinascita oltrepadana, obiettivo che neanche un esorcista con esperienza si sentirebbe di poter assicurare.

Non servono opinion leader o professionisti del settore con una storia, basta aprire le porte all’ennesimo fancazzista allo sbaraglio che non sapendo come ingannare il tempo s’improvvisa un passatempo per intervistare i produttori fighetti, farsi regalare un po’ di vino e buonanotte al secchio di acqua e zucchero invertito… Non sarà un caso se quasi nessuna cantina del territorio ha un piano di comunicazione degno di questo nome, se nessuno investe in pubblicità e marketing sulle testate (locali e non) e se zone che sono un puntino sulla cartina d’Italia hanno più reputazione di un Oltrepò che regala il proprio vino a chi lo svende sugli scaffali di discount e supermercati senza possedere una pertica di terra. L’Oltrepò attira i Robin Hood al contrario, quelli che non rubano ai ricchi per dare ai poveri ma che rubano ai poveri (pecoroni) per dare ai ricchi, quelli che comandano e che anzi spadroneggiano in lungo e in largo. Intanto i piccoli produttori e gli alfieri della qualità, veri o presunti, si dividono anche sulle vendite online. Nelle settimane scorse è nato il portale oltrepoacasatua.it ]per le vendite via Internet ai clienti privati.

Ovviamente la piccola Las Vegas oltrepadana, Canneto Pavese, ridente cittadina del più grande scandalo del vino falso del 2020 (strappata la fascia di reginetta 2014/2015 a Broni), ha rilanciato con il progetto vendita online e consegna del Consorzio Club del Buttafuoco Storico.

Ognuno, facendo sfoggio della solita lungimiranza, ha scelto di vendere la propria etichetta su un canale a sé, per poi dire il giorno dopo agli amici degli amici che lavorano per giornali e tv locali che i segreti per farcela ed uscire dalla crisi sono l’unità, la comunione d’intenti, il dialogo e la collaborazione. Anvedi come balla Armando!

Ogni giorno una dichiarazione che poi stona con la realtà, quella del dito medio in faccia agli altri, ma tanto in Oltrepò della verità non importa niente a nessuno, poco importa che ci siano direttori che siedono ai tavoli istituzionali facendo sfoggio di belle parole e selfie, anche se poi si comportano come i peggiori agenti di commercio da pesca a strascico o come i garanti dei poteri forti. Ci sono direttori che di fronte alle storture non possono nulla, che fanno i forti con i deboli e i deboli con i forti. Il tempo sarà galantuomo, anche se di tempo all’Oltrepò del vino ne è rimasto davvero poco.

Valore dei terreni in caduta libera, prezzo dei vini in commercio sui canali che contano sottozero, valore degli sfusi deciso nei palazzi d’oro degli imbottigliatori amici del giaguaro, giacenze che aumentano, contratti milionari con i guru dell’enologia sottoscritti per nascondere gestioni fallimentari. Si sono già dimenticati tutti che prima che il Coronavirus mettesse agli arresti domiciliari tutti, qualcuno ai domiciliari c’era già e a Canneto aveva la base. Colpa di tutti e di nessuno. Tutti girati dall’altra parte. Tutti vicini di casa con le fette di salame di Varzi davanti agli occhi. Ora che il Ristretto del Vino di Qualità, come a Casteggio ho sentito definire il Distretto, si trova in disgrazia poiché l’amico di Gerry segue Regione e Consorzio come un segugio ammaestrato (ha fiuto), tutti puntano su una nuova Wanda Osiris dal sangue blu. A risollevare Consorzio e territorio ci penserà qualcuno o qualcuna, che insegnerà a tutti come si fa a trasformare una terra da succhi di frutta in una terra del vino d’eccellenza, senza svendere tutto in grande distribuzione e senza puntare tutto sui volumi. Mettete il grembiulino, sedetevi ai primi banchi e prendete nota in silenzio. Chi salverà il Consorzio sa bene che nella vita non è solo questione di centimetri o d’intrugli in cantina.

Il lockdown presto sarà solo un brutto ricordo, ma in Oltrepò il problema è “lùcdown”. Cura e vaccino si cercano da vent’anni…

di Cyrano de Bergerac

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