Martedì, 26 Maggio 2020
Venerdì, 08 Maggio 2020

Classe 1981, Laurea in Economia Aziendale, con esperienze lavorative bancarie, da Maggio dell’anno scorso è Sindaco di Varzi, e da Luglio, sempre dello scorso anno, Presidente della Comunità Montana. Abbiamo contattato il Dott. Giovanni Palli.

Emergenza mondiale: quale la sua sensazione e visione?

«Ci troviamo purtroppo all’interno di una vera e propria “guerra sanitaria”: il virus è diventato pandemico ed ormai si è diffuso in tutto il mondo. In attesa di una cura e di un vaccino, che oggi non ci sono, è fondamentale cercare di contenere il contagio il più possibile e l’unico modo è ridurre al minimo i contatti tra le persone. Stare a casa non è uno slogan, ma è l’unico rimedio che abbiamo oggi a disposizione. Riusciremo a superare questa emergenza, non solo sanitaria ma anche sociale ed economica, se tutte le Istituzioni, nazionali, europee ed internazionali, saranno all’altezza della sfida, agendo in una direzione unitaria nell’interesse dei popoli, con modalità e strumenti nuovi e radicali rispetto al passato».

Il mondo del lavoro e quello imprenditoriale, e dei servizi, è praticamente bloccato, in maggioranza: quali effetti, in ricaduta generale, teme per il prossimo futuro del nostro territorio?

«Questa emergenza sanitaria globale vede in prima linea chi con responsabilità, ed ancor prima di decisioni nazionali, ha optato per tutelare le proprie comunità, e la salute pubblica, andando contro, con grande coraggio e personale ammirazione, ad interessi economici ed imprenditoriali a qualunque livello. Una profonda ammirazione va inoltre a chi, in questi giorni, si sta spendendo con generosità per garantire supporto ed assistenza alle nostre comunità ed alle persone più fragili, e tra questi troviamo realtà commerciali attive nei servizi di consegna a domicilio, ma anche realtà imprenditoriali che stanno convertendo le proprie linee per forniture utili al sistema socio-sanitario. Siamo consapevoli che il comparto produttivo, ma anche quello del terzo settore, è già oggi tra i più colpiti e questo, se non interverremo con forza come sistema Paese e noi stessi nel nostro piccolo, creerà una progressiva chiusura delle attività produttive sul nostro territorio, e situazioni di povertà ed aumento dei fenomeni di “abbandono”. Dobbiamo sostenere, con liquidità economica immediata e burocrazia nulla, il comparto produttivo attraverso interventi radicali da parte di ogni Istituzione, secondo le proprie possibilità e competenze. In questa direzione, ad esempio, non posso che condividere una proposta di buon senso come quella dell’esonero, per il 2020, dal pagamento di tutti gli oneri previdenziali e dei tributi a carico delle attività produttive danneggiate dall’emergenza. Non possiamo rispondere ad una crisi di questa portata con le solite ricette economiche e con la solita burocrazia statale. Servono misure economiche radicali che permettano di tutelare tutti i lavoratori, compresi i lavoratori stagionali specie nell’ambito del comparto turistico ed agricolo, ed impostare una serie di interventi pubblici a sostegno dei privati che vorranno investire per la ripartenza appena sarà possibile. La Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese, nell’ambito delle sue competenze, farà la sua parte per consolidare un rapporto di alleanza con le piccole imprese del territorio al fine di dar forza alle nostre comunità locali»

Come si è adattato il lavoro di Amministratore e Politico all’emergenza, nei confronti della popolazione?

«Il sindaco è il punto di riferimento della cittadinanza, e la presenza costante è fondamentale soprattutto in casi di emergenza. È importantissimo informare costantemente, e noi lo facciamo attraverso il servizio whatsapp “VARZI INFORMA” e video-messaggi che periodicamente pubblico su Facebook. A Varzi, al primo caso accertato di contagio da covid-19, ho istituito il Centro Operativo Comunale, C.O.C. VARZI, che è una vera e propria unità di crisi che tutti i giorni può contare su volontari che rispondo ai numeri di telefono che abbiamo indicato alla popolazione, ed intervengono in aiuto della popolazione più fragile con consegne di farmaci, di beni di prima necessità e bombole del gas. Un servizio che ha come tre responsabili il sottoscritto, l’Ass. Indolenti e l’On. Lucchini, che ringrazio perché è presente in municipio dall’inizio di Marzo, e può inoltre contare sul supporto della protezione civile di Nivione e sul dottor Paolo Mazzocchi, che tutti i giorni telefona alle persone con febbre o positive al Coronavirus dando loro ed alle loro famiglie utili consigli ed un costante conforto».

Si poteva fare qualcosa di più agli inizi, intendo dal punto di vista politico e governativo? Il Governo avrebbe, secondo lei, dovuto preferibilmente fare un passo indietro ed affidarsi ad esperti delle emergenze?

«Sì, paghiamo il fatto di non aver messo in quarantena da subito le persone arrivate in Italia dalla Cina, e la chiusura dei voli senza tracciare gli arrivi... perché a quel punto si è potuto fare scalo ed arrivare da altre località. È l’errore principale che è stato rimproverato al Governo anche dal membro del consiglio direttivo dell’OMS, Prof. Walter Ricciardi, in un’intervista alla Stampa dello scorso 21 febbraio. I governatori regionali, tra i quali Attilio Fontana, avevano proposto un mese prima che scoppiasse l’epidemia di essere messi nelle condizioni di aumentare i controlli e di mettere in quarantena tutti gli studenti che rientravano dalla Cina. Purtroppo, non solo non sono stati ascoltati, ma sono anche stati accusati di essere razzisti e di voler diffondere il panico. Anche nei vari D.P.C.M., noi Sindaci abbiamo avuto molte difficoltà di interpretazione e molte misure restrittive che sono state poi inserite dal Governo in seguito, come per esempio la chiusura dei mercati e dei parchi: abbiamo deciso di applicarle direttamente noi attraverso ordinanze sindacali fin dall’inizio dell’emergenza. Talvolta, inoltre, si è assistito ad una spettacolarizzazione dei provvedimenti nazionali senza un filo diretto con il territorio e con noi amministratori in prima linea con le comunità locali, da questo punto di vista invece, il contatto e coordinamento con Regione Lombardia è sempre stato rigoroso, puntuale e tempestivo nella gestione delle misure di contenimento dell’emergenza e nelle attività quotidiane di monitoraggio e coordinamento socio-sanitario».

Quali le urgenze tra Comune di Varzi e Comunità Montana che sono al momento bloccate? Quale possibile soluzione?

«Questa emergenza non ci ha bloccati, ma ha certamente reso necessario ripensare alcune priorità ed accelerare necessari processi tecnologici e nuove modalità per la prosecuzione delle nostre attività. Abbiamo senz’altro dato la massima priorità alla gestione dell’emergenza, al supporto della popolazione, specie quella più fragile, attivando un coordinamento costante con gli altri Comuni, le reti di volontariato, la Protezione Civile, le realtà commerciali che hanno attivato servizi a domicilio, Regione Lombardia, l’ATS e ASST di Pavia per monitorare giorno dopo giorno la situazione e sviluppare soluzioni concrete per i bisogni mutevoli in questa fase di emergenza. Abbiamo attivato in tal senso strumenti di comunicazione ancora più incisivi, provveduto a sanificare il Comune di Varzi per tutelare la salute pubblica, ed attivato un importante acquisto di dispositivi di protezione individuale insieme alla Fondazione San Germano per gli operatori più esposti e le persone fragili che vivono nel nostro territorio. D’altro canto, per rispondere alle nuove modalità di lavoro, ci siamo attrezzati dal punto di vista tecnologico attivando alcune situazioni di smart-working, potenziando la nostra infrastruttura digitale, e creando una stanza virtuale al servizio dei 18 Comuni della Comunità Montana per poter svolgere le sedute degli organi collegiali ed andare avanti nelle attività. Per Varzi, sebbene in tempi di emergenza, è rimasta inoltre una priorità assoluta quella del ripristino, messa in sicurezza e riapertura della tratta di strada provinciale interessata dalla frana che ha colpito alcune frazioni, come Cella e Nivione, possibile in tempi flash grazie a 600.000 Euro ottenuti tramite importanti interlocuzioni con Regione Lombardia e Provincia di Pavia. Procedono, inoltre, molti dei progetti ambiziosi che abbiamo lanciato negli scorsi mesi, come la Convenzione per la valorizzazione dei reticoli idrici con l’Agenzia interregionale per il fiume Po’ e Regione Lombardia, altresì come il percorso di valorizzazione della Piazza della Fiera in Varzi. E sono in costante evoluzioni altri che già da tempo si stanno sviluppando, come la Strategia Nazionale per le aree interne che vede oramai conclusa la fase di progettazione degli interventi infrastrutturali. Inoltre, proprio dalle pagine di questo giornale vorrei davvero ringraziare tutti i protagonisti di questa complessa macchina operativa, come il personale dei Comuni, i volontari, la protezione civile, gli operatori medici ed amministrativi di ATS e ASST, gli operatori dei sistemi di informazione, per il loro lavoro ancora più intenso e generoso nei confronti dei cittadini e di tutte le nostre comunità in questa fase di emergenza».

Come vengono assistiti i pazienti varzesi infetti? Hai riscontrato criticità particolari nelle operazioni di assistenza e soccorso?

«L’ospedale di Varzi sta facendo un lavoro straordinario: medici, infermieri, OSS e tutti gli operatori non si sono mai risparmiati, mettendo a rischio la loro vita per soccorrere e curare i cittadini in difficoltà. Voglio ringraziarli perché loro sono i veri eroi. Nel nostro nosocomio vengono fatti tamponi a persone che arrivano in pronto soccorso in auto-presentazione e che hanno sintomi da covid-19. Se il tampone è positivo, i pazienti più gravi che hanno bisogno di cure vengono trasferiti a Voghera, mentre quelli con sintomi lievi vengono dimessi e tornano a casa in quarantena. In quest’ultimo caso vengono monitorati telefonicamente e si curano a casa. Il sistema funziona bene, al netto dell’emergenza che sta mettendo a dura prova anche un’eccellenza come la Sanità Lombarda».

Qual è la sua personale previsione per il nostro territorio oltrepadano?

«Siamo consapevoli delle complessità, sociali ed economiche, che siamo e saremo costretti ad affrontare anche nel nostro territorio. Già oggi, in piena emergenza, oltre ad un supporto senza tregua e senza confine alla popolazione ed alle strutture sanitarie e sociosanitarie, siamo al lavoro per immaginare politiche dirette per la nostra gente, per le nostre famiglie ed imprese che stanno subendo in prima istanza le drammatiche criticità di questa crisi sanitaria globale. Se da un lato sono consapevole di tali difficoltà, sono senz’altro confortato da una generosità e spirito di comunità che il territorio oltrepadano sta mettendo ormai da settimane in moto con forza sempre maggiore. Avremo bisogno di tutto ciò anche, e soprattutto, quando l’emergenza sarà passata. Stiamo parlando, anche se al momento non è facile definirlo, di centinaia di persone impegnate in attività di innovazione sociale ed una macchina operativa strutturata e funzionale anche per il futuro. Abbiamo testato modalità di comunicazione innovative ed efficaci che ci permetteranno di essere ancora più Comunità radicata nel futuro. Siamo, come anticipato, in prima linea per mettere a regime alcune pratiche efficaci, anche per tempi ordinari, e per sviluppare interventi puntuali a burocrazia zero che ben si dovranno connettere con le importanti misure di sviluppo locale già messe a regime negli scorsi anni. Siamo a disposizione, e lo saremo, dei nostri cittadini perché solo insieme riusciremo a ripartire ed intraprendere l’importante strada di cambiamento dell’Oltrepò Pavese percorsa negli scorsi mesi. Noi ci siamo!».

di Lele Baiardi

 

"Egregio Direttore, alla luce degli avvenimenti di questi ultimi mesi e alla inadeguatezza ed incompetenza dimostrata dai nostri governanti, anche alcuni dell’Oltrepò, mi viene spontanea una domanda: se per fare il medico, l’avvocato, l’insegnante e così via si devono sostenere corsi di laurea, esami di stato, esami di abilitazione, corsi di specializzazione ed in aggiunta continui aggiornamenti, per di più stabiliti dai nostri stessi governanti attraverso leggi, decreti e disposizioni varie, perché per fare il politico ed arrivare pure a coprire le più alte cariche dello stato, non è richiesta nessuna preparazione specifica? Non sarebbe ora che anche chi voglia intraprendere la carriera politica e pensare di arrivare a governare una nazione debba avere una preparazione adeguata attraverso precisi percorsi di studio e di «gavetta», come tutti gli altri cittadini sono tenuti a seguire, onde evitare di arrivare ad uno sfacelo come quello attuale di incompetenza, incapacità e mania di protagonismo, creando così danni gravi ed a volte irreparabili alla cittadinanza?

Non sarebbe ora che anche loro andassero a «scuola»? A prescindere naturalmente da ogni ideologia politica, non sarebbe ora che anche a loro venisse richiesta una seria preparazione ed imparassero a svolgere il loro «mestiere» con serietà e competenza? Se ad ogni cittadino viene richiesto un titolo di studio per svolgere qualsiasi tipo di attività perché non istituire un percorso adeguato anche per chi vuol fare politica? Dovrebbe essere addirittura molto più serio e selettivo di altri, onde oltretutto evitare che la gente esasperata e non sapendo più per chi votare, alla fine voti degli illustri sconosciuti e spesso del tutto impreparati. Ritornando agli inizi della nostra Repubblica di ben altra preparazione e spessore intellettuale erano i nostri politici anche in Oltrepò, ma dalla seconda repubblica in poi è iniziato in continuo ed inesorabile declino.

Lettera firmata - Stradella"

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Codacons Pavia in una nota stampa informa di una notizia che interessa i cittadini della provincia di Pavia. "Da tempo ci veniva segnalato che il conto del supermercato - scrive Codacons - era lievitato soprattutto a causa di detergenti, disinfettanti e guanti la cui maggior necessità di approvvigionamento è dovuta ovviamente all'emergenza sanitaria in corso. Ebbene, l'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha avviato un'indagine preistruttoria inviando richieste di informazioni a numerosi operatori della Grande Distribuzione per acquisire dati sull'andamento dei prezzi di vendita al dettaglio e dei prezzi di acquisto all'ingrosso di generi alimentari di prima necessità, detergenti, disinfettanti e guanti, al fine di individuare eventuali fenomeni di sfruttamento dell'emergenza sanitaria a base dell'aumento di tali prezzi. Nello specifico, dalle analisi preliminari svolte dall'Autorità sui dati Istat sono emersi a marzo 2020, per i prodotti alimentari, aumenti dei prezzi rispetto a quelli correnti nei mesi precedenti differenziati a livello provinciale. I principali destinatari delle richieste di informazioni sono, tra le altre Carrefour Italia SpA, MD SpA, Lidl SpA, Eurospin SpA, alcune cooperative Conad, alcune cooperative e master franchisor Coop, diversi aderenti a SISA, SIGMA e CRAI. 

Attendiamo con interesse l'esito dell'istruttoria dell'Antitrust. Non si può certo escludere che i maggiori aumenti siano dovuti anche a fenomeni speculativi. Infatti, non tutti gli aumenti osservati appaiono immediatamente riconducibili a motivazioni di ordine strutturale, come il maggior peso degli acquisti nei negozi di vicinato, la minore concorrenza tra punti vendita a causa delle limitazioni alla mobilità dei consumatori, le tensioni a livello di offerta causate dal forte aumento della domanda di alcuni beni durante il lockdown e dalle limitazioni alla produzione e ai trasporti indotte dalle misure di contenimento dell'epidemia. Staremo a vedere - conclude Codacons - e, nel caso in cui dovessero emergere davvero fenomeni speculativi, non mancheremo di fare sentire la nostra voce a tutela dei consumatori"

 

Il via libera in maniera stabile al servizio d’asporto e alla consegna a domicilio rappresenta una nuova opportunità per gli agriturismi, che sono tra le attività agricole più duramente colpite dall’emergenza coronavirus. È quanto afferma Coldiretti Pavia commentando positivamente le parole dell’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi, che ne ha annunciato l’inserimento in legge nei prossimi giorni. Una misura attesa – spiega la Coldiretti – che più volte abbiamo sollecitato con Terranostra, l’associazione promossa da Coldiretti che rappresenta e riunisce gli agriturismi. 

Poter affiancare questi servizi alla ristorazione in loco – afferma Coldiretti Pavia – significa dare agli agriturismi ulteriori strumenti per rilanciare l’attività dopo mesi di inattività a causa del lockdown che ha messo in ginocchio l’intero comparto. In questo senso sono inoltre positive le misure di semplificazione annunciate dall’assessore Rolfi, in particolare quella relativa alla somministrazione dei pasti. 

Gli effetti dell’emergenza coronavirus sugli agriturismi sono molteplici – continua la Coldiretti – Oltre al crollo della domanda interna, pesa il calo del turismo senza dimenticare le cancellazioni forzate delle cerimonie religiose (cresime, battesimi, comunioni, matrimoni) che si svolgono tradizionalmente in questo periodo dell’anno. In primavera – continua la Coldiretti – si concentrano anche le attività ricreative e di fattoria didattica che molti agriturismi svolgono per dare la possibilità ai ragazzi di stare all’aria aperta in collaborazione con le scuole, ora chiuse. 

Occorre far riaprire subito i 224 agriturismi pavesi che si trovano in campagna, in strutture familiari e lontano dagli affollamenti, con spazi adeguati per i posti letto e a tavola. Ci sono le condizioni per far rispettare le misure di precauzione: queste strutture devono quindi poter ripartire subito, aprendo i cancelli della cascine, i percorsi naturalistici, le visite agli animali e gli spazi a tavola dove assaggiare le specialità della tradizione contadina dell’enogastronomia Made in Italy. 

Bisogna anche consentire, come sottolineato da Coldiretti in un incontro con l’assessore regionale Rolfi, di ripartire con le attività ricreative, i campi vacanza e le fattorie didattiche a contatto con la natura, sfruttando i grandi spazi all’aperto, dando la possibilità alle strutture di tornare ad accogliere bambini e ragazzi. In questo modo – conclude la Coldiretti – si aiuterebbero i genitori che sono rientrati al lavoro e che non possono contare sulle scuole chiuse, offrendo così sostegno alle famiglie. 

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Dopo la ripresa a Pavia, domenica 10 maggio riparte anche a Voghera il mercato contadino di Campagna Amica. A darne notizia con soddisfazione è Coldiretti Pavia: in città, dopo lo stop imposto dall’emergenza sanitaria, il mercato dei produttori agricoli sarà di nuovo presente a partire da domenica mattina in piazza Duomo. «La location è stata leggermente spostata: prima eravamo sotto i portici, mentre ora saremo nella zona accanto alla torre campanaria, sul lato nord di piazza Duomo», spiega Giacomo Cavanna, Presidente di Agrimercato Pavia, l’associazione di Coldiretti che riunisce le aziende che fanno vendita diretta. «Questa zona è stata preferita in quanto risulta possibile monitorare gli accessi in maniera più agevole». 

La vendita avverrà nel pieno rispetto delle indicazioni sanitarie e delle regole previste dalle ultime normative, quali l’ingresso contingentato, il rispetto della distanza minima di un metro tra le persone e l’utilizzo delle mascherine. All’ingresso saranno messi a disposizione dei clienti disinfettante per le mani e guanti usa e getta. Le aziende agricole presenti domenica a Voghera, dalle ore 8.00 alle ore 12.30, saranno dodici: porteranno in vendita i loro prodotti a km zero – dal miele allo zafferano, dal riso alla frutta, dalle uova alla verdura. La riapertura del farmers’ market di piazza Duomo a Voghera arriva dopo quella di piazza del Carmine a Pavia, che ha riaperto al pubblico mercoledì 29 aprile e che rimarrà accessibile al pubblico con queste modalità fino a sabato 16 maggio. 

«La ripresa dei mercati è un’occasione per rimetterci al servizio di tutta la comunità, soprattutto in questo periodo in cui la campagna ha tanto da offrire – spiega ancora Cavanna – Anche nei giorni del lockdown, infatti, le coltivazioni non si sono mai fermate, perché la natura segue il suo ritmo. Ma le limitazioni alla circolazione e la chiusura delle attività di ristorazione hanno ridotto fortemente le occasioni di vendita, gravando pesantemente sui bilanci aziendali». Per consentire a tutti di continuare a gustare prodotti genuini e di qualità, molte imprese si sono attrezzate per consegnare la spesa a domicilio"

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