Martedì, 26 Maggio 2020
Sabato, 02 Maggio 2020

L’oratorio è il luogo di aggregazione per antonomasia e in tempi di emergenza da Covid-19 è davvero impensabile svolgere le normali attività che avvengono in questi luoghi speciali. Abbiamo chiesto a Don Cristiano Orezzi, viceparroco di Stradella e da tantissimi anni responsabile dell’oratorio della città, come si sta affrontando questo particolare momento.

Don Orezzi, com’è la situazione del suo oratorio?

«L’oratorio è chiuso, come tutti gli oratori, da quando è partita l’emergenza coronavirus. Siamo anche molto incerti sul futuro…a giugno solitamente partono i vari grest, i centri estivi e i campi scuola. Non sappiamo se si potranno fare, come si potranno fare… siamo in attesa di risposte in questo senso… attendiamo in 4 maggio per capire cosa fare. Nel frattempo, ci siamo ingegnati, noi ed altri oratori, per rimanere in contatto almeno con quelli che sono gli animatori e con quelli che sono più vicini al percorso dell’oratorio».

In che modo?

«Come Pastorale Giovanile di Tortona stiamo facendo i ‘quasi esercizi spirituali’, li abbiamo chiamati così. In settimana, attraverso un’applicazione (go to meeting), c’è sempre un sacerdote diverso della Diocesi o anche frati e suore di Assisi, che raccontano testimonianze o fanno interventi. Ci sono parecchi giovani che ascoltano e che si collegano: è una bella iniziativa e un bel momento di condivisione. Questo è per quanto riguarda i giovani ‘un po’ più grandi’, diciamo in età universitaria».

Con i più piccoli invece?

«Ci sono sempre i vari gruppi whatsapp, in cui si cerca di stare vicino. Da quando è iniziata la Quaresima e di fatto anche la quarantena, ogni giorno mandiamo un brevissimo commento del Vangelo del giorno, per offrire un piccolo momento di ascolto della Parola di Dio quotidiana. Poi, noi di Stradella in particolare, ci siamo dati un appuntamento serale, per darci la buonanotte: su un’altra applicazione, ognuno, a turno, si collega per dare la buonanotte, lasciando un commento sulla giornata oppure facendo ascoltare una canzone o leggendo un testo e ci si saluta così. Si cercano momenti in cui sentirsi vicini anche se si è distanti».

Nota qualche sofferenza particolare nei giovani in questo periodo?

«Ho notato e noto la disponibilità ad aiutare, questo sì. Quando il Comune mi aveva chiesto di sentire un po’ di ragazzi per aiutare a portare la spesa agli anziani, ho ricevuto un ottimo riscontro: in molti si erano resi disponibili. Poi ci sono state delle limitazioni, in quanto potevano aderire all’iniziativa solo i maggiorenni, e quindi non tutti hanno potuto partecipare, ma la disponibilità è stata davvero tanta. Un altro esempio della loro disponibilità è stato l’attivazione, sempre da parte della Pastorale Giovanile, di un numero di telefono e di un progetto chiamato ‘Pronto PG’, in cui venti giovani si sono messi a disposizione per rispondere alle chiamate di chiunque si trovi in difficoltà e abbia il bisogno di scambiare quattro chiacchiere in questo periodo. è un’iniziativa rivolta soprattutto agli anziani, ma anche i giovani possono sentirne l’esigenza».

Giovani attenti e disponibili...

«La cosa di cui assolutamente mi rendo testimone è la disponibilità dei ragazzi ad inventarsi qualcosa per mettersi a servizio. Poi c’è chi sta vivendo questo momento particolare in altro modo, per esempio mettendosi nella riflessione e nel desiderio di sfruttare il periodo per crescere… e infine c’è purtroppo chi si mette davanti ad uno schermo e ai videogiochi e questo mi spiace. Non dico che non si debba stare con i videogiochi in mano, ma se diventa l’unico obbiettivo della giornata in questo periodo non va bene. Si potrebbe invece dedicarsi a qualche buona lettura, a qualche film interessante, a qualche telefonata in più all’amico per sapere come sta, a fare esercizio fisico anche se in casa… è sempre importante organizzarsi la giornata e scandirla bene: naturalmente ci auguriamo che la situazione migliori e si possa tornare presto ad essere un po’ più liberi. Questo tempo, però, se utilizzato bene, può essere prezioso».

La vostra Parrocchia ha fatto anche le dirette delle Sante Messe?

«Sì, da subito. Abbiamo sempre trasmesso e trasmettiamo le dirette delle Messe e del Rosario, tutte le sere alle 19 su Instagram. Il riscontro è molto positivo».

Da vice parroco cosa può dire, invece, per i meno giovani? Ci sono state richieste di aiuto?

«Il nostro centro caritativo continua a funzionare perfettamente, grazie all’instancabile lavoro di tutti i collaboratori. Devo dire che i momenti di preghiera che facciamo online sono apprezzati da diverse persone che a prima vista magari non mi sarei aspettato, ma che invece ringraziano perché per loro è davvero un momento della giornata molto confortante e di sollievo. Anche tanti affetti dal virus, o che hanno avuto famigliari affetti, si sono fatti sentire per una preghiera o una parola. Proviamo davvero in tutti i modi a stare vicino alle persone: sappiamo che ovviamente non è la stessa cosa rispetto alla presenza, però si fa quello che si può».

Per il futuro cosa si aspetta?

«Dobbiamo aspettare le disposizioni. Sono personalmente un po’ dubbioso sul fatto che a giugno possano partire i vari grest, però è anche vero che se i genitori devono tornare a lavorare i bambini da qualche parte devono stare. Vedremo…».

Secondo lei le persone come “usciranno” da questa situazione delicata?

«Voglio sperare che sia un po’ migliorata, a partire dalle cose minime…dal non buttare per terra gli oggetti al rispetto del linguaggio. Mi auguro che si possa crescere nella civiltà e che Dio ritorni ad essere presente nell’orizzonte delle persone: è questa la mia speranza».

di Elisa Ajelli

Anche Cesare Malerba, di Mornico Losana, ha fra le sue coltivazioni quella dello zafferano. Ma non solo: patata rossa, viola, pepe di Sichuan, timo, santoreggia, salvia, issopo, maggiorana, rosmarino, fave, ortaggi, cavolfiore violetto, cavolo rosso. Piccole produzioni che potrebbero essere la classica ciliegina sulla torta del nostro territorio, e che troveranno la loro maturazione nei prossimi mesi. Che tuttavia sono oggetto di forti dubbi circa il ritorno alla normalità.

Cesare, come sta andando il lavoro in campagna?

«La campagna non si ferma: rispettando le regole e le imposizioni noi andiamo avanti. Il ciclo agricolo deve proseguire. Ma i mercati sono bloccati, e le aziende piccole come la mia, che usufruiscono di questi canali, come anche di sagre e fiere, sono penalizzati. Mi è venuto a mancare forse l’indotto principale, avendo un prodotto anche particolare, di nicchia. I miei prodotti sono pronti per lo più in tarda primavera, in autunno, ma per me questo era il periodo in cui mi concentravo di più sulle vendite nei mercati. Per esempio, la fiera di Borgonovo a Pasqua, che è saltata, per me era una grande vetrina. Però diciamo che la mia stagionalità di produzione, i miei raccolti non sono caduti in concomitanza alla chiusura. Chi ha serre e produce tutto l’anno ora è molto più in difficoltà. Il mio punto vendita comunque resta aperto, ma mi sono dirottato su consegna a domicilio e vendita online.»

Può essere il futuro da intraprendere anche a emergenza conclusa?

«La mia idea è che la rinascita avverrà da noi piccoli produttori direttamente, non tramite il commercio su internet. Va bene, molti si sono rivolti all’online e alla consegna a domicilio. Ma forse abbiamo riscoperto in questo periodo cosa voglia dire avere un piccolo produttore sotto casa. Quindi, secondo me, finito questo momento contingente si tornerà ad apprezzare quello che ha la frutta fresca, che la coltiva direttamente, che ti porta a casa il chilo di mele, l’insalata, gli asparagi.»

Di Pier Luigi Feltri

 

Un curriculum vitae davvero infinito... Laureato presso l’Università di Pavia in Medicina e Chirurgia, specialista in Medicina del Lavoro ed Igiene, Medicina Preventiva-Sanità Pubblica, dal 1995 al 2004, per due tornate consecutive, è stato Sindaco di Rivanazzano Terme. Dal 2001 al 2006 Senatore della Repubblica Italiana, XIV Legislatura. Dal 2006 al 2008 Deputato al Parlamento, XV Legislatura e Capogruppo della XI Commissione Permanente – Lavoro pubblico e privato. Membro del Comitato Schengen, dal 2012 al 2013 è di nuovo Deputato parlamentare, mantenendo l’incarico della suddetta Commissione. E questo ne è solo un sunto... Autore di svariate pubblicazioni a riguardo Medicina del Lavoro, e di 3 Manuali, la sua attività nel settore continua incessante ai massimi livelli, tra Ministeri, Associazioni e tante Aziende, molte note a livello nazionale ed internazionale, e diverse, anche, del nostro Territorio. Abbiamo contattato il Dott. Luigi Fabbri.

Emergenza sanitaria mondiale: quale la sua sensazione e visione?

«Questa è una “domandona”! L’uomo è uguale a tutte le latitudini: noi abbiamo sottovalutato ciò che stava accadendo in Cina; Inghilterra, Francia e Germania hanno sottovalutato quello che stava accadendo da noi. Trump ha sottovalutato quello che sta accadendo in Europa. Tutti quindi ci siamo mossi in colpevole ritardo (ma è facile dirlo col senno di poi). Pagheremo tutti con un numero elevato di vittime, e gli U.S.A. più di tutti. Dalla Cina veniamo a sapere adesso che i morti sono molto di più di quelli dichiarati “ufficialmente”. Ci sarà una crisi economica la cui gravità è tutta da definire, ma mi domando come sia possibile pensare che sistemi economici così avanzati possano subire una crisi così grave come le Cassandre di turno amano preconizzare... Le guerre mondiali sono durate cinque anni ognuna, e le economie di quelle epoche non erano lontanamente paragonabili a quello che siamo oggi. Può uno stop di tre mesi, più altri due, forse tre, probabilmente, per far ripartire gradualmente la produzione, scatenare una crisi così grave?! Spero di no! Certo, tutti ci rimetteremo qualcosa, ed i più deboli pagheranno di più... Certi settori economici subiranno una crisi enorme: penso al settore turistico-alberghiero, primo fra tutti nel nostro Paese... ma per moltissimi settori la ripresa, pur con sacrifici, non avrà tempi lunghissimi».

Come considera l’attuale operato di Governo, sia Regionale sia Centrale?

«Come ho detto prima, è facile, col senno di poi, criticare. In un paese democratico, il processo decisionale non è snello: da noi, poi, è complicato anche dalla presenza di una burocrazia, a tutti i livelli, che non aiuta. Però... un po’ più di coraggio al Governo Centrale avrebbe consentito di chiudere tutto prima. Per intenderci, quando ha chiuso le scuole, ad esempio. Il Sindaco di Milano, che oggi chiede scusa ammettendo i suoi errori, a Febbraio, con i suoi aperitivi e lo slogan “Milano non si ferma! Milano va avanti!“, sicuramente non ha contribuito al rallentamento della diffusione del virus. Per non parlare delle immagini delle carrozze del metrò con la gente stipata come a Tokyo con l’Italia già in quarantena! Sul Governo Regionale è cascato un lavoro enorme: potevano dichiarare Alzano, Bergamo e la Val Seriana “zona rossa” una settimana prima; che ci fosse un focolaio era evidente... e forse hanno tentennato sulla spinta di interessi economici forti in quelle zone. La Regione, comunque, non è stata supportata come si sarebbe dovuto, neanche nelle forniture dei dispositivi, o dei respiratori. Qualcuno ora mette in dubbio l’eccellenza del Sistema Sanitario Lombardo, e questo sarà un tema del dibattito politico che si svilupperà, finita la crisi».

Da esperto del mondo del lavoro, quali perdite, quali possibilità di rinascita/ripresa, quale futuro: sarà un cambiamento mondiale epocale?

«L’Industria manifatturiera avrà perdite, ovviamente, soprattutto perché la crisi è globale ed i nostri partners commerciali sono nei guai come noi. Niente, però, che non si possa rimediare negli anni a venire, soprattutto se lo Stato saprà intervenire nei tempi e nei modi necessari. L’Artigianato, con settori già in crisi come l’edilizia, rischia di perdere parecchie imprese... idraulici, elettricisti, etc. E qui, le Associazioni di Categoria devono fare un grande lavoro, con lo Stato, per garantire la sopravvivenza di quelle che nel frattempo sono riuscite a sopravvivere. Analogamente, il Commercio, per quanto riguarda quei settori che non sono potuti rimanere aperti come l’alimentare, e sono numerosissimi... legga, gli studi professionali, ad esempio, subiranno qualche ripercussione dalla chiusura di molte attività artigianali e commerciali. L’Agricoltura apparentemente è più pronta per la ripresa, non avendo interrotto del tutto la propria attività. Ma adesso è in crisi per la prossima raccolta di grano, pomodori e frutta. Ed infine credo che tutti siamo a conoscenza del dramma del settore turistico alberghiero, organizzazioni, congressi, cinema, bar, teatri...».

Si poteva fare qualcosa di più agli inizi?

«Si poteva fare di più, ma lo diciamo oggi. C’è chi ha minimizzato perché ha pensato che “noi non siamo la Cina”: sul web sono comparsi sproloqui, come quello di Vittorio Sgarbi, che derubricava il fenomeno ad “influenzetta”, così come altri “autorevoli” opinionisti nelle loro comparsate alla TV. Qualcuno è stato timido, come il sindacato che invece oggi è molto attivo sul tema, ed il Governo sicuramente poteva fare di più. Le associazioni di categoria hanno badato ai loro interessi fino all’ultimo. I sindaci “smarriti” in attesa di direttive ed i Presidenti di Regione attenti a non entrare in conflitto col Governo, anche se poi più di un Presidente in contrasto ci è andato. Anche questo fatto della concorrenza dei Poteri tra Stato e Regioni in tema di sanità sarà argomento di dibattito politico, finita l’epidemia, perché qualche crepa si è aperta dal punto di vista dell’organizzazione dei servizi».

Il Governo Centrale avrebbe, secondo lei, dovuto preferibilmente fare un passo indietro ed affidarsi ad esperti delle emergenze?

«Il Governo avrebbe sicuramente dovuto affidarsi di più agli esperti, agli scienziati. è chiaro che i tecnici danno un parere, che per quanto autorevole, deve essere filtrato dalla politica che deve decidere. Ma il Governo non ha mostrato compattezza, è stato titubante nelle decisioni per la paura di scontentare... e così ha perso di vista l’unico obiettivo che doveva perseguire: arginare il contagio. Un’annotazione: Il Ministro della Salute è stato il grande assente in questa vicenda: non si è mai visto!».

Cosa e come chiedere aiuto all’Europa?

«è un tema in corso di svolgimento. Il Governo sta perseguendo l’unica strada percorribile, in questo seguito dalla Francia e da tre quarti d’Europa. Unici avversari Germania, Olanda ed Austria. Non basta abolire i vincoli di bilancio come l’Europa ha già fatto, e ci mancherebbe...! Occorre potere utilizzare il fondo Salva-Stati della Zona-Euro, il Mes, ed i fondi della Banca Comunitaria, la BEI, Banca Europea per gli Investimenti, da parte dell’Italia e degli altri paesi colpiti dall’epidemia. Si stima siano necessari mille miliardi di euro per aiutare tutti gli stati membri: all’Italia potrebbero arrivare 36 miliardi dal solo fondo Salva-Stati. Ed altri dalla BEI. Ci sarebbero gli Eurobond, ma la vedo dura scontrarsi su un tema così... divisivo, che potrebbe portare alla fine dell’Europa».

Qual è la sua personale previsione per il nostro territorio oltrepadano?

«Che dirle... che non ci siamo già detti in altre chiacchierate... Noi siamo il sud della Lombardia, e l’Oltrepò è ancora più “sud”, con tutte le accezioni positive e negative che questa definizione può avere. Il turismo che, come abbiamo già detto, sarà il settore che uscirà peggio da questa crisi, da noi è in crisi da un pezzo: ne sono emblema le Terme di Salice. Andavano molto bene le Terme di Rivanazzano, ma questa chiusura le azzopperà. Agli operatori turistici delle nostre colline e montagne facciamo tanti auguri di cuore, ma la maggior parte delle persone rinuncerà, o quasi, ad andare in vacanza, oltre che per motivi economici, anche per paura. L’industria in Oltrepò è solida, non numerosa ma solida: penso a Valvitalia, Bormioli, Cifarelli, Decsa, Piber e Brambati, solo per citarne alcune... subirà i contraccolpi della crisi, ma non vedo pericoli per l’occupazione. Discorso più complicato per l’artigianato, perché molte piccole imprese artigiane per sopravvivere saranno costrette a lasciare “a casa“ qualcuno, temo. Speriamo che le Associazioni di categoria e lo Stato trovino con le banche strumenti utili per la loro ripresa. L’agricoltura in Oltrepò è l’attività più importante e andrà sostenuta, come ho detto prima, più di quanto non sia stato fatto fino ad ora».

di Lele Baiardi

 

 La graduale uscita dal lockdown passa dal rilancio del commercio. A segnare l'avvio della "fase 2" saranno infatti alcune iniziative che pongono al centro le realtà economiche cittadine, tra le quali trova posto anche la ripresa del mercato settimanale. La data prevista per il ritorno delle bancarelle è quella di domenica 10 maggio, data in cui gli ambulanti potranno nuovamente esercitare la loro attività dopo il lungo stop imposto dall'emergenza sanitaria. «Ci stiamo coordinando con i Comuni di Stradella e Casteggio – rivela in proposito il sindaco di Broni, Antonio Riviezzi – per adottare una linea unitaria in materia di riapertura dei mercati scoperti. Abbiamo recentemente svolto una riunione con la Polizia locale e l'Ufficio tecnico dedicata agli accorgimenti da adottare in funzione delle disposizioni normative, nazionali e regionali. Nello specifico dovremo organizzare gli aspetti logistici in modo da evitare assembramenti, oltre a rivedere l'ingresso e l'uscita dall'area mercatale secondo quanto previsto dai decreti di Governo e Regione Lombardia».

Nel frattempo l'amministrazione comunale di Broni, che già aveva deciso di posticipare il pagamento della tassa sui rifiuti per gli esercenti, ha inviato una lettera ai commercianti locali per presentare il "fondo di aiuto alle imprese", strumento che andrà ad integrare i contributi erogati dagli altri livelli di governo. «Si tratta di un intervento straordinario – aggiunge il primo cittadino – concepito per dare un supporto concreto ai titolari di attività che oggi si trovano ad affrontare un momento critico. Se nella prima fase dell'emergenza ci siamo concentrati soprattutto sulle famiglie, ora è il momento di pensare anche allo spaccato economico. Lo facciamo mettendo a disposizione fondi rapportati alle dimensioni medio-piccole del nostro Comune, ma con l'impegno, assunto da me e dall'assessore al Commercio Mariarosa Estini, di lavorare incessantemente per sbloccare risorse e reperirne altre da eventuali sponsor». Alla lettera è stato allegato il modulo, due pagine in tutto, per inoltrare la richiesta di contributo. Gli esercenti potranno inviarlo via mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., oppure consegnarlo nei contenitori di cartone posti nell'atrio dell'Ufficio relazioni con il pubblico del palazzo municipale. «L'iter è stato semplificato al massimo – aggiunge Riviezzi – perché siamo consapevoli che in questo momento i commercianti hanno bisogno di tutto, tranne che di procedure burocratiche complesse».

E proprio per essere il più possibile vicini alle necessità del tessuto commerciale cittadino, l'amministrazione ha deciso di programmare una serie di incontri con le associazioni di categoria. «Desideriamo che i commercianti siano protagonisti e non solo semplici spettatori della ripartenza. Ecco perché – conclude Riviezzi – ci siamo proposti di incontrare quanto prima i loro referenti, così da coordinare insieme la cosiddetta "fase 2". Credo che ascoltare la loro voce sia una questione di responsabilità, prima ancora che di opportunità». 

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I fondatori del gruppo Bellessere in Oltrepò, Miranda Contu, Alessandra Noto, Jalila Essadik e Massimo Ferramosca, con una nota stampa comunicano : “Lunedì 4 maggio alle ore 10 in piazza Duomo a Voghera, si sono date appuntamento parrucchieri, estetiste, ristoranti, bar, negozi, ecc di Voghera e Oltrepo  per un flash  Mob per la consegna simbolica delle chiavi dei propri negozi, al Sindaco della città.  La manifestazione promossa sui social dal neo nato gruppo  Bellessere in Oltrepo, ha avuto l'adesione di tantissimi operatori del settore ai quali sono aggregate altre categorie di commercianti ed artigiani.  Obiettivo della protesta, manifestare la propria contrarietà alla mancata riapertura di tante attività che potrebbero viceversa ed in condizioni di sicurezza, poter ripartire anche subito.  Viene sottolineato che la forzata chiusura, ha creato e creerà gravi problemi di natura economica ed occupazionale, in tutto il settore.  Le stesse dipendenti ad oggi non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione.

La protesta che è stata autorizzata dalla Prefettura, non vuole avere alcuna valenza di appartenenza politica, tengono a sottolineare i promotori, ma solo significare l'urgenza di poter avere il diritto a lavorare e salvare la propria attività.

Il Flash Mob sarà svolto con un Minuto di silenzio per le vittime del corona virus, seguirà un grande applauso, consegna delle chiavi al Sindaco con 10 minuti di silenzio che simboleggiano la morte della nostre attività."

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"Abbiamo appreso solo di recente - scrive in una nota stampa Voghera in Azione -  grazie alla stampa locale, che è in corso in Provincia l'iter autorizzativo per la realizzazione di un impianto di produzione di biometano nella nostra città. C'è poca chiarezza su come si siano svolti i fatti realmente e su quale sia la posizione del Sindaco di Voghera.  

Perché il Sindaco non ha reso noto il progetto sin dall'inizio?

Perché questo silenzio su un tema così rilevante per la città, peraltro a ridosso delle elezioni?

Come è possibile che i consiglieri della sua stessa maggioranza (Forza Italia ed UDC) si dichiarino all'oscuro di tutto?

Una situazione quantomeno imbarazzante per non dire grottesca.

Questa vicenda dimostra la totale mancanza di trasparenza e di rispetto del Sindaco nei confronti dei Consiglieri comunali e soprattutto dei cittadini.

Anche sul merito del progetto pretendiamo chiarezza.

Parrebbe trattarsi di un impianto per la produzione di biometano da fonti rinnovabili, alimentato principalmente da scarti agricoli.  

Non siamo quindi pregiudizialmente contrari, trattandosi di una fonte di energia rinnovabile, ma questo tipo di impianto deve essere inserito in un quadro ben preciso di criteri e di vincoli che garantiscano la tutela della salute delle persone e la salvaguardia dell'ambiente. In base alle poche informazioni note, la zona indicata per la costruzione non pare essere idonea a questo tipo di impianti. È un'area che vede la compresenza di realtà industriali, sociali e abitative.

Chiediamo al Sindaco risposte chiare.

Metta a disposizione, con la trasparenza mancata sino ad ora, tutti i dati, anche i più tecnici, in particolare in merito ai seguenti temi:

➢ salute, e dunque alle tipologie di rifiuti che possono essere trattati nell'impianto (esiste vincolo non soggetto a modifica per la società?)

➢ processo di biodigestione, meccanismi

➢ impatto ambientale, in particolare relativamente alla qualità del compost prodotto, alle emissioni odorigene ed eventuali altre emissioni, alla protezione delle falde acquifere

➢ sicurezza, con particolare riferimento a possibili incendi e al rispetto della distanza dalle abitazioni

➢ dimensioni dell'impianto, capacità di trattamento

In attesa delle dovute risposte - conclude Voghera in Azione - noi di Azione terremo monitorata la situazione, anche presso l'ente Provinciale competente a dare l'autorizzazione all'impianto."

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