Martedì, 26 Maggio 2020
Domenica, 17 Maggio 2020

A tutti i commercianti dell’Oltrepò Pavese e non, che domani o nei prossimi giorni riapriranno la loro attività, la redazione de Il Periodico News augura un grosso in bocca al lupo! La vita è fatta di prove, talvolta anche ardue, però gli oltrepadani, tutti insieme, avranno la forza di superare anche questo periodo.

Certamente non bisognerà abbassare la guardia contro questo nemico che stiamo combattendo, sicuramente, non sarà facile ripartire dopo due mesi di chiusura forzata della propria attività e probabilmente ci saranno alti e bassi, nonchè momenti di sconforto. Il Periodico News che ha la sede, la redazione ed è distribuito in Oltrepò, pertanto siamo oltrepadani e orgogliosi di esserlo, darà sempre spazio alle attività ed ai prodotti del nostro territorio, cercando di supportare le realtà locali.

Si è da poco conclusa “I am a mermaid”, la mostra esposta presso la Galerie Charredeau di Parigi di Alice Rosati, fotografa di moda milanese con l’Oltrepò nel cuore. Un progetto che l’ha vista impegnata per diversi anni, che vede protagonista una figura misteriosa con il corpo avvolto da un involucro di lamèe dorato, dal volto irriconoscibile e una coda da sirena, nelle cornici più variegate e variopinte. Alice Rosati nasce nel 1985 e si appassiona alla fotografia fin da piccola, da quando suo padre, all’età di 4 anni, le regala la sua prima macchina fotografica. Ha lavorato per Grazia e Madame Figaro, per citarne alcuni, attualmente collabora con varie edizioni internazionali di Vogue.

Alice, lei è sei originaria di Milano, ma ha trascorso gran parte della sua infanzia a Casino di Soriasco (Santa Maria della Versa), in Valversa, dove tutt’ora vivono i suoi genitori. Questo posto le è molto caro e, nonostante ormai viva a Parigi, spesso ne fa ritorno …

«Sì, vengo spesso per passare del tempo con la mia famiglia, generalmente a Natale e poi d’estate».

Che scuola ha frequentato e come è arrivata a questo lavoro? È una passione che ha sempre avuto o è nata per caso?

«La passione per la fotografia è qualcosa che ho sempre avuto: mio padre mi ha regalato la mia prima usa e getta a 4 anni per Natale. Non ho fatto una scuola specifica ma non credo che serva, infatti sono laureata in Critica d’Arte. Trovo che sia molto più utile assistere un fotografo il cui stile ci appassiona, invece che studiare in una scuola, i cui corsi si rivelano spesso troppo teorici e disconnessi dal reale mondo del lavoro».

Quali sono stati i suoi primi progetti fotografici e collaborazioni?

«Ho iniziato la mia carriera assistendo Graziano Ferrari, iconico fotografo di sfilate del parterre milanese. Successivamente mi sono trasferita ad Atene dove ho iniziato a collaborare con le prime riviste».

Ha trovato difficoltà ad inserirsi in questo settore?

«Non ho incontrato particolari difficoltà, ma a volte è solamente perché ci troviamo nel posto giusto al momento giusto. Non dipende solo dalle nostre capacità».

Con quali riviste collabora attualmente?

«Lavoro con varie edizioni internazionali di Vogue, come Vogue Ukraine e Vogue Cecoslovakia, che ritengo le più avanguardistiche e che lasciano molto spazio alla mia creatività, ma anche per giornali più mainstream, come EXPRESS DIX o Vogue Spagna. Per il resto del tempo sono impegnata su progetti commerciali».

Qual è il suo maestro o artista a cui si ispira?

«Miei maestri indiscussi sono Bourdin e Newton, ma adoro anche Philippe Lorca di Corcia, per le atmosfere, David Lachapelle, per l’humour e, tra i contemporanei, Jamie Hawkesworth».

Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?

«Fotografare significa fermare un attimo del presente e renderlo eterno. Per me è un modo per aiutarmi a ricordare, una sorta di “madeleine proustiana”». 

Qual è la cosa che trova più difficile fotografando e quella che invece ti gratifica di più?

«Catturare l’attimo necessario, quello che racchiude il significato è la cosa più difficile, mentre quella più gratificante è riuscire nell’impresa».

Ora lei vive in Francia. Cosa ama di questo popolo e di questa nazione?

«I pain au chocolat e le passeggiate con la mia bici lungo la Senna».

Parliamo del suo ultimo progetto presentato recentemente a Parigi: “I’m a mermaid” (“Io sono una sirena”), progetto che è stato raccolto nel libro omonimo recentemente pubblicato da Kahl Editions Com‘è nata l’idea?

«“I am a mermaid” è il risultato di una performance di 5 anni che indaga sulla condizione umana, sulla difficoltà della ricerca di sé e lo scontro con la società».

La critica francese come ha accolto la sua mostra?

«Direi bene, c’è stato un buon ritorno di stampa».

Alice, lei ha scattato fotografie in diverse parti del Mondo. Quale luogo le è rimasto più impresso?

«Naoshima in Giappone, il posto più incantevole che ho visitato fino ad ora».

Quali sono i suoi obiettivi e le sue aspirazioni per il futuro?

«Diventare la versione migliore di me stessa, vivere nel presente».

Del nostro Oltrepò cosa apprezza? Non ha mai pensato di sviluppare qualche progetto in questa cornice?

«Il profumo dell’erba appena tagliata da mio padre nel nostro giardino, le bellissime rose che coltiva mia madre e il nostro orto, i leprotti che corrono e si nascondono sotto la nostra siepe, la nebbia che d’autunno fa sì che Golferenzo appaia come un paese incantato sopra una nuvola, il buon vino dell’Oltrepò, i tortelli della pastaia in paese, il fuoco del camino che riscalda la casa d inverno, una vita che si svolge lenta e senza pretese, seguendo il ritmo delle stagioni, non ancora corrotta dalla fretta e della macchinosa freddezza delle metropoli. Sempre di più penso che sarebbe bello tornare a vivere e lavorare in una dimensione più autentica, quindi chissà che non decida di passare più tempo in questa graziosa cornice».

di Manuele Riccardi

L’attesa riapertura di bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie e gelaterie ha un effetto valanga sull’agroalimentare nazionale con la ripresa degli acquisti di cibi e bevande che vale almeno 20 miliardi all’anno a pieno regime. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’attesa riapertura lunedi 18 maggio delle attività di ristorazione decisa dal Governo con l’accordo delle regioni. Il lungo periodo di chiusura – sottolinea la Coldiretti – ha pesato su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

Nell’attività di ristorazione – sottolinea la Coldiretti – sono coinvolte circa 330mila tra bar, mense e ristoranti lungo la Penisola dove non tutte le attività riapriranno immediatamente per avere piu’ tempo per l’adeguamento e garantire il rispetto dei vincoli fissati La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus – precisa la Coldiretti – era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani.

La riapertura è strategica anche per i 24mila agriturismi italiani che, spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse – continua la Coldiretti – i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza fuori dalle mura domestiche. A maggiore garanzia degli ospiti è stato elaborato da Terranostra il protocollo nazionale per la sicurezza anti Covid-19 per le quasi 9 milioni di presenze estive nelle campagne italiane.

Con l’arrivo della bella stagione – conclude la Coldiretti – sostenere il turismo in campagna significa anche evitare il pericoloso rischio di affollamenti al mare e nelle città con la valorizzazione dei percorsi naturalistici e degli spazi a tavola dove assaggiare le specialità della tradizione contadina dell’enogastronomia Made in Italy

Oms: “Disinfettare strade non serve e fa male”. Spruzzare disinfettanti in spazi esterni come strade o mercati non è raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità, che anzi ne evidenzia i rischi per la salute, in un documento pubblicato oggi.

Una simile procedura, praticata in Italia ed anche in Oltrepò Pavese, ma anche tanti altri paesi del mondo,  “non è indicata per uccidere Sars-Cov-2 o altri agenti patogeni perché il disinfettante è inattivato dallo sporco e dai detriti” presenti in gran quantità su queste superfici e “non è possibile pulirle manualmente e rimuovere tutta il materiale organico”.

Inoltre, spiega l’Oms, “spruzzare superfici porose, come marciapiedi e passerelle non pavimentate, sarebbe ancora meno efficace”. E’ “improbabile”, poi, che “l’irrorazione di sostanze chimiche sia adeguata a coprire tutte le superfici per il tempo necessario a inattivare i patogeni”. L’Oms evidenzia che “strade e i marciapiedi non sono considerati serbatoi di infezione per Covid-19” e soprattutto che “spruzzare disinfettanti, anche all’aperto, può essere dannoso per la salute umana”.

Oltre a “non ridurre la capacità di una persona infetta di diffondere il virus attraverso le goccioline o il contatto”, l’uso spray di “cloro e altri prodotti chimici tossici potrebbe provocare irritazione agli occhi e alla pelle, broncospasmo causato dall’inalazione di queste sostanze, disturbi gastrointestinali come nausea e vomito”.

  1. Primo piano
  2. Popolari