Martedì, 26 Maggio 2020
Venerdì, 01 Maggio 2020

Una delle conseguenze più tangibili dell’epidemia di coronavirus, oltre al sovraccarico degli ospedali e il crollo dell’economia, è il totale arresto delle attività didattiche di qualunque ordine e grado. Daniela Lazzaroni, dirigente del Liceo Galileo Galilei (e sez. Grattoni) di Voghera, e Roberto Olivieri, dirigente dell’Istituto Faravelli di Stradella (comprensivo del distaccamento Golgi di Broni), commentano il modo in cui i due principali poli scolastici dell’Oltrepò si preparano all’esame di Stato 2020 e affrontano la didattica in quarantena.

L’argomento maturità è uno di quelli su cui si hanno più incertezze. Per ora, l’unica certezza è che la commissione sarà formata da 6 membri interni e un presidente esterno. Riguardo lo svolgimento dell’esame, il Ministero ha ipotizzato due alternative: nel caso si rientrasse a scuola entro il 18 maggio, si svolgerebbe: una prima prova a carattere nazionale elaborata dal Ministero stesso, una seconda prova elaborata dalla commissione in base alle materie di indirizzo, e un colloquio che manterrebbe la struttura dello scorso anno. In caso contrario, l’esame consisterà unicamente in un colloquio dalla durata minima di un’ora. Entrambi i dirigenti concordano sul fatto che lo scenario più realistico sarebbe rappresentato dalla seconda ipotesi e, circostanze permettendo, preferirebbero che l’esame fosse sostenuto in presenza; anche perché tutti e due gli istituti sono dotati di spazi in cui sarebbe possibile svolgere l’orale mantenendo la distanza di sicurezza – così è stato dichiarato. «Ho posto una domanda all’ispettore Franco Gallo, il referente  per l’Ufficio Scolastico Regionale della  Lombardia, in merito alla struttura di questo colloquio: verterà sulle 6 materie detenute dai professori di commissione?  L’eventuale domanda-stimolo permetterà di agganciare altre conoscenze al di fuori di quelle materie? Al momento non è ancora stato chiarito»,  questo è il dubbio messo in luce dalla dirigente Lazzaroni. «Ho trovato molto buffa una terza ipotesi che è saltata fuori, quella dello studente a scuola – non si sa dove e con chi – e la commissione in videoconferenza»,  ha commentato il dirigente Olivieri, il quale, inoltre, si è posto il problema dei trasporti: «Il giorno dell’esame in quanti dovranno prendere mezzi pubblici? Discorso che vale per l’Oltrepò, ma soprattutto nelle grandi città. Temo che vedremo i mezzi intasati ».

I dirigenti hanno sollecitato i professori a distinguere il peso delle valutazioni assegnate prima del 21 febbraio, data di inizio della sospensione delle lezioni, e dopo il 21 febbraio, sia per l’inevitabile mancanza di misure di controllo, sia perché la distanza ha reso l’insegnamento molto più limitato. Ad accusare il colpo sono in particolare alcune discipline o indirizzi: «Il nostro istituto non presenta grande incidenza di attività in laboratorio, ma sono comunque necessarie, e con la didattica online non c’è modo di praticarle; possiamo solo fornire materiale video di riferimento» -  dichiara Lazzaroni. Da questo punto di vista, è più sofferente l’istituto Faravelli: «La componente laboratoriale del percorso didattico si è completamente annullata e ciò ha danneggiato soprattutto l’indirizzo MAT (il vecchio IPSIA) – ai ragazzi, al massimo, possiamo mandare una foto dei torni… Chimica, in generale le materie scientifiche, stanno seguendo per forza un percorso esclusivamente teorico, che non equivale assolutamente a trascorrere due ore alla settimana in laboratorio».

Si è resa inevitabile anche una revisione del programma di studi per tutte le classi. Lazzaroni spiega: «Come indicato dalla nota protocollo 388 del 17 marzo, i dipartimenti si sono riuniti e hanno rivisto la programmazione, in modo da riadattare gli argomenti mancanti ai nuovi metodi di insegnamento. Chiaro che, per le classi quinte, il tutto dovrà essere propedeutico allo svolgimento, in qualunque forma, dell’esame di Stato. Per le altre classi deve essere garantito almeno il possesso dei requisiti minimi per frequentare la classe successiva». Facciamo poi chiarezza sulla questione “tutti promossi”: «Ogni studente verrà ammesso al grado successivo e i maturandi verranno tutti ammessi all’esame, ma coloro che frequentano le classi dalla prima alla quarta e hanno delle insufficienze, dovranno colmare le lacune con un piano di recupero straordinario, che il Ministro ha ipotizzato di far cominciare il primo settembre; allo stesso modo gli alunni di quinta accederanno alla maturità con un credito proporzionato ai loro voti». A tal proposito, Olivieri si è così espresso: «Il passaggio alla classe successiva è assicurato ma, se uno studente presentasse numerose insufficienze, a parer mio si ritroverebbe con un sovraccarico di lavoro non indifferente anche con il piano di recupero previsto; a meno che l’alunno non recuperi da solo, d’estate, il rischio sarebbe quello di ripetere l’anno a cui è stato automaticamente ammesso».

Una sospensione così repentina delle lezioni ha colto alla sprovvista molte famiglie, che per svariati motivi talvolta non hanno potuto garantire ai figli la frequentazione dei corsi online. Le scuole, perciò, si sono impegnate a fornire agli studenti che ne avevano bisogno i mezzi necessari. «L’istituto Galileo Galilei ha messo a disposizione delle famiglie un modulo per fare richiesta di hardware e connessioni internet per chi ne fosse sprovvisto o per chi non potesse utilizzare il proprio dispositivo – è un periodo anche di smartworking, perciò a volte uno o due devices per casa non sono sufficienti. Fino ad ora abbiamo consegnato 17 computer ai ragazzi, in un paio di casi anche ai colleghi, e a due situazioni particolarmente sfortunate abbiamo installato una connessione internet dedicata. Inoltre abbiamo collaborato con diversi gestori per mettere a disposizione una maggiore quantità di gigabyte».

 Olivieri dichiara invece che, per quanto riguarda Broni – Stradella, non ci sono stati problemi di connettività, ma la richiesta di dispositivi è stata maggiore: «Per la distribuzione dei PC e delle connessioni di rete, ho creato un questionario chiedendo: il numero di membri della famiglia, quanti di loro fossero studenti e quanti studiassero al Faravelli - in modo da procedere in ordine di priorità. Non ci sono stati problemi con internet, ma abbiamo consegnato in totale 35 computer. Da parte dei docenti non sono arrivate richieste»

 Entrambi gli istituti si sono mobilitati molto velocemente per iniziare la gestione della didattica online.  Olivieri afferma: «Questo perché, fortunatamente in questa sfortuna, avevamo precedentemente archiviato in uno spazio cloud la maggior parte dei documenti, per cui la segreteria era praticamente pronta a spostarsi al digitale, a cui ovviamente anch’io  i professori ci siamo adattati».

 Stessa situazione per il Galilei: « Lo smartworking non rappresenta un impedimento, in quanto l’inizio della digitalizzazione dei documenti, nel nostro liceo, risale al novembre 2016. Sono andata a scuola il 19 marzo, con i dispositivi e le distanze di sicurezza, per provvedere alla redazione, alla formalizzazione e all'invio agli indirizzi istituzionali di riferimento della determina di chiusura, che redatta in remoto e girata al personale addetto (almeno due passaggi) avrebbe prodotto un minimo ritardo che ho voluto evitare».

Sarà possibile, quindi, valorizzare appieno gli studenti che si accingono a lasciare la scuola superiore? Sia Olivieri che Lazzaroni si augurano questo, cioè che, indipendentemente dalla modalità di svolgimento dell’esame, venga usato il buonsenso e che il presidente non stravolga il lavoro della commissione, unico punto di riferimento saldo dei ragazzi. Il preside del Faravelli aggiunge: «Io stesso probabilmente ricoprirò questo ruolo in qualche istituto, e mi impegnerò ad essere il più accondiscendente possibile»

Inoltre – i due dirigenti si trovano d’accordo – la mancata esperienza dell’esame vero e proprio è una perdita piuttosto ingente dal punto di vista umano. Secondo Lazzaroni: «E’ un diritto per uno studente conseguire tutte le tappe del proprio percorso formativo. Ai maturandi mancherà un pezzo dell’esperienza delle superiori, perché si sono ritrovati di colpo a dover stare a casa da liceali, e verranno catapultati nella loro vita da universitari o lavoratori saltando il processo intermedio. L’importante sarà uscire indenni da questa situazione, ma mi auguro che le cose vadano per il meglio in modo tale da sostenere almeno l’esame in presenza». Olivieri sostiene: «L’esame per eccellenza, quello che spesso, da adulti, si ricorda con più nostalgia, è la maturità. E’ un rito di passaggio il cui valore risiede anche nei momenti di tensione, nelle ore di studio intenso, nell’adrenalina appena finito l’orale e nel sollievo che si prova una volta esaurite le prove; il tutto insieme ai propri compagni»

Infine, un ringraziamento da parte di tutti e due i dirigenti va ai docenti, che si sono adattati in brevissimo tempo ai nuovi metodi didattici, ad insegnare senza avere davanti una classe ma una webcam, e stanno dando un enorme contributo nel tenere in piedi il sistema scolastico senza perdere il legame con gli studenti.

Anche coloro che coltivano prodotti di nicchia sono in difficoltà. Lo zafferano locale, per esempio, che negli ultimi anni ha incontrato un grande successo di pubblico e di critica. Ormai non è più soltanto una “moda”, ma una delizia per tutti i palati fini. Abbiamo chiesto a Gianni Colombi, della società “Zafferano dei Colli Pavesi SSA”, con sede a Lirio ma siti produttivi anche ad Arena Po, Cigognola e Montescano.

Come sta procedendo la vostra attività in questo momento di emergenza?

«Siamo completamente fermi, perché i nostri canali di vendita erano i piccoli negozi, i ristoranti, gli agriturismi. Avevamo programmato un inizio 2020 perfetto, nel senso che avevamo acquisito nuovi clienti, e avevamo confermato la nostra partecipazione a feste, eventi e tante belle cose.»

Pensa che ci sarà modo di recuperare nei prossimi mesi?

«No. Porto un esempio banale, che però rappresenta la realtà. Pensiamo al produttore di vino: se questo vendeva una bottiglia sul tavolo di un ristorante perché lo aveva in carta vini, non essendoci in questo periodo alcun commensale la bottiglia non sarà stata venduta. Ma alla riapertura non ne venderà due, ne venderà una sola. O forse mezza… Per quanto riguarda lo zafferano è la stessa cosa.»

Quindi per voi è venuta meno un’importante canale di distribuzione.

«Sì, la ristorazione sicuramente è penalizzata. L’emergenza è arrivata in un brutto momento. È con la primavera che si mette in moto la macchina commerciale, quello che hai perso non lo recuperi con l’estate. A parte che ci sarà un’estate anomala…»

In che termini?

«Io penso che per molte persone, penso al classico milanese, non ci sarà la possibilità di andare al mare o in montagna per farsi qualche giorno di ferie. I movimenti saranno limitati. Quindi sono in molti a sperare che si muova qualcosa per i nostri territori al momento della riapertura. Ci sarà un km0 anche a livello dello svago.»

Vi state attrezzando con qualche proposta particolare? Vendite telematiche, consegne domiciliari…

«Nei nostri programmi c’è l’apertura di un e-commerce, ma anche qualcosa che sponsorizzi un po’ il territorio dell’Oltrepò. Bisogna rimboccarsi le maniche, perché la situazione è pesante. Io abito a San Damiano, e vedo che qui intorno ci sono tante piccole aziende condotte dal pensionato, magari con il figlio che gli dà una mano: non sono attrezzate per distribuire porta a porta. Si basano ancora sul milanese che viene qui e porta a casa la damigiana. E hanno ancora la cantina piena. Cosa fai? Svendi il prodotto? La situazione è gravissima.»

Di Pier Luigi Feltri

Nato a Voghera, classe 1994. Residente nel Comune di Godiasco-Salice Terme, si laurea nel 2018 presso il D.A.M.S. (Disciplina delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) a Bologna, inseguendo e realizzando quelle che sono state le proprie passioni sin dagli anni dell’adolescenza, ovvero: musica, teatro, letteratura, arti figurative e, soprattutto, cinema, materia sulla quale si è maggiormente concentrato. E filosofia, che auto-definisce come “la mia croce”. Partito i primi di Marzo scorso alla volta di Hollywood, Los Angeles – California, Stati Uniti d’America, alla ricerca di ulteriore esperienza, si è visto costretto “ad una ritirata” causa emergenza sanitaria. Ci racconta la sua esperienza anche se breve Haikel Amri.

La prima domanda che voglio rivolgerle è, probabilmente, scontata: cosa l’ha portata ad optare per questo trasferimento?

«Guardi, non è una domanda per nulla scontata, in virtù degli eventi... La mia prima destinazione alla ricerca di esperienze nel settore cinematografico, mesi or sono, è stata Roma, la Città Eterna dell’Arte e del Cinema Italiano. Era questa la scelta iniziale per la mia carriera lavorativa. Avevo già pianificato la partenza per Martedì 4 Febbraio, ma... nella notte di sabato 1 Febbraio ho incontrato, davvero con sorpresa, l’amica liceale Marta Aramini, che non vedevo da tempo. Conoscendomi e conoscendo le mie passioni, è stata lei, al termine della narrazione del mio imminente trasferimento capitolino, a propormi di condividere l’appartamento in Los Angeles dove vive con il compagno Rodolphe, conosciuto in Erasmus a Strasburgo. Dopo una telefonata durata fino all’alba con un amico dalle grandi, grandissime esperienze, alle 6.30 avevo già deciso che l’avrei richiamata e non mi sarei fatto scappare l’occasione! Esattamente un mese dopo, il 4 di marzo, ero dall’altra parte del mondo...».

Che impressione le ha dato Los Angeles, la sua atmosfera, la sua vita...

«La prima impressione per i “Fresh-off of the Boat”, così vengono qui definiti quelli come me appena sbarcati, è di essere spersi in una giungla di asfalto. Le macchine sfrecciano veloci per strade enormi, tutto è più... grande “del normale” per un europeo. Automobili di grossa cilindrata, strade a minimo 4 corsie, spiagge e parchi sterminati. Insomma, nulla è a misura d’uomo. è impossibile “camminare”: qui ti serve sempre un’automobile. Ma ancor più che l’impatto visivo e spaziale (lo spazio è sempre una costante in abbondanza), l’energia delle persone è... differente. La sensazione è di poter essere partecipe in qualunque momento di qualsiasi cosa accada. Ed è più di una sensazione: sembra proprio che possa accadere qualsiasi cosa in ogni momento! Non si possono fare piani o programmi, nemmeno la mattina prima di uscire di casa. Credo che questa sia la cosa che ho amato di più da quando sono sbarcato».

Com’è cambiata Los Angeles dal suo arrivo, considerando il tragico momento storico?

«Alla metà di Marzo tutto è cambiato. In maniera graduale, ma molto rapida. Le persone hanno cominciato a tenere le distanze, prima e poi, nel giro di pochi giorni, si sono auto-isolate. Ognuno stava nella propria abitazione, ancor prima che il Governo annunciasse lo stato di emergenza. Le attività hanno chiuso ogni tipo di servizio, fino a lasciare solo il “Delivery” (consegna a domicilio, n.d.r.) per beni di qualsiasi ordine, dagli alimentari agli alcolici, ai tabacchi, etc. Uscire e vedere. Los Angeles deserta, di persone ma ancor più di automobili, è davvero... straniante! Nonostante non ci sia l’obbligo tassativo di rimanere a casa, come in Italia, il senso civico e di sicurezza personale è assai maggiore qui, ed ognuno è molto attento alle precauzioni del caso. A Mezzanotte del 28 marzo sono stati chiusi parchi e spiagge, monitorati dalla polizia, ed imposta una multa di 500/1000 dollari per i trasgressori. Da quel momento più nessuno, neanche chi avesse un minimo deficit di quel senso civico intrinseco, ha più trasgredito ogni consiglio di cautela precauzionale».

Al suo arrivo in aeroporto, prima del check-out, è stato visitato? Le son state fatte domande?

«All’arrivo negli States la cosa più temuta è il Customer Border Control. Mi sono state fatte domande tra le più comuni, inizialmente, tipo “come mai negli USA? Prima volta? Dove risiedi? A quando il rientro?”, prima di essere inviato ad un altro sportello dove un altro Agente ha esaminato la mia situazione, personale e familiare, sotto la lente d’ingrandimento. Eravamo in 4 in tutto il volo a essere sottoposti a questo scrupolosissimo secondo controllo: io, due ragazzi algerini ed un quarto sempre di origini non europee. Nessuno domanda, in tutti i 50 minuti, ha toccato l’argomento del virus o della mia provenienza (partivo da Parigi, ma la mia partenza effettiva era la Lombardia, nel pieno della contaminazione), se non la provenienza di mio padre e il mio rapporto con l’altra mia cittadinanza, quella tunisina. Dopo grandi sorrisi e chiare spiegazioni sulla motivazione del mio viaggio, il mio percorso di studi e di lavoro, il rapporto che avevo con le persone che mi aspettavano ed ospitavano in California, e, soprattutto, sulla situazione economica familiare, anche nel mio tutt’altro che perfetto inglese ho avuto il tanto atteso timbro d’approvazione. Qualche secondo dopo aver lasciato l’ufficio, mi è venuto alla mente di condividere il cognome con il terrorista della strage di Parigi del novembre 2015, e... tutta quella scrupolosa attenzione alla mia persona ha quindi avuto un senso...».

Qual è la sensazione degli Angelenos che conosce a riguardo di questa emergenza?

«Inizialmente, nei primissimi giorni, di ironica noncuranza, ad esempio nel momento in cui dicevo di essere appena arrivato dall’Italia. Erano a conoscenza della terrificante situazione del Bel Paese ma per nulla spaventati dal fatto che io potessi portare contagio. Neanche ho avvertito la preoccupazione da parte loro che la pandemia potesse arrivare nella loro “Terra felice”. In pochi giorni, però, tutto è stato sconvolto, in concomitanza con i discorsi del tanto odiato (in California, n.d.r.) Presidente Trump riguardo all’allerta. Dai grandi abbracci si è passati al contatto gomito-a-gomito per salutarsi, fino ad evitare ogni tipo di interazione. Come le dicevo, gli americani, almeno i californiani, a differenza nostra hanno molto più senso civico sia nella protezione di se stessi sia di prevenzione per gli altri. Ancor più sorprendente è il sentimento di solidarietà, e in questa situazione globale è ancor più tangibile, nei confronti del prossimo, per quanto si conosca una persona o magari un estraneo che mai più si rivedrà nella vita. Ma sempre a distanza di sicurezza».

Le notizie a riguardo la Città e la Contea di Los Angeles vengono date in modo chiaro ed esaustivo? Più volte al giorno?

«Informarsi è possibile seguendo i canoni standard di sempre: telegiornali (CNN, ABC, CBS), quotidiani online (L.A. Magazine, L.A. Times, N.Y. Times) etc. Particolare attenzione riscuotono, nei cittadini, i discorsi del Presidente Trump e/o delle sue Commissioni di Sicurezza e Sanità. Le regole che ne derivano sono seguite dalla popolazione in maniera stringente, anche senza l’obbligo tassativo imposto dalla legge. Come ovvio, nelle chiacchiere “da strada” le notizie sul virus viaggiano incontrollate, talvolta creando apprensione e psicosi ingiustificate. Tra tutte, la maggiore preoccupazione avvertita riguarda la situazione lavorativa e assistenziale, non essendoci un Welfare nazionale. L’angoscia è il “quanto tempo sarà necessario per terminare il Lock-down” e come, e chi, potrà ottenere assistenza dal governo in via storicamente straordinaria per gli USA. Ma gli esercenti con cui ho potuto parlare non sono per nulla ottimisti: prevedono una chiusura totale o parziale per almeno 60 giorni, durante i quali potranno rimanere aperti solamente i servizi di Delivery per molte tipologie di prodotti».

Rimpatrio “forzato”...

«Purtroppo restare sarebbe stato impossibile per tutto quanto detto sopra. Ma posso dirle con certezza di essermi innamorato di questa città, per diversi motivi. Sono qui nella mia amata Salice Terme ma tempo che tutta questa maligna nuvola nera passerà e tutto tornerà a funzionare a pieno regime, tornerò negli States, anzi in California, anzi... a Los Angeles! Non voglio fare progetti, non in una città come questa che non permette di farne. Probabilmente mi iscriverò a un college e cercherò un lavoro che mi consenta di portare la mia passione con me ogni mattina, che, e non servivano 9.970 chilometri forse per capirlo, è la più bella cosa che si possa fare nella vita!».

di Lele Baiardi

Anche la Costa del Rile, come tutti, ha dovuto adeguarsi alle regole di distanziamento sociale e alle norme anti-contagio previsti dai diversi decreti. Per questo motivo l'associazione culturale di Retorbido, diretta da Paola Cortese, ha deciso di rinviare alla prossima stagione culturale i primi due appuntamenti del 2020, previsti in calendario il 16 maggio (inaugurazione della stagione culturale con la mostra di pittura e ceramica di Serena Salino dal titolo "Storia di Alì. Immagini, parole e musica") e il 20 giugno (mostra di pittura lubok di Anna Divan - letture e musiche della tradizione russa con il Trio Lubok). 

In attesa di nuove indicazioni ministeriali si deciderà se mantenere o meno in calendario l'appuntamento clou della stagione, ovvero il Rile Jazz Festival previsto nei giorni 17-18 e 19 luglio così come il tradizionale appuntamento "Rile in Giallo" previsto a settembre. "Il direttivo dell'associazione si è riunito on line e con grande dispiacere ma con senso di reponsabilità ha preso questa decisione - afferma Paola Cortese, Presidente della Costa del Rile - Le nostri iniziative, infatti, non sono semplicemente degli spettacoli o degli appuntamenti culturali, ma sono anche degli importanti momenti di aggregazione e conviviali che purtroppo sono oggi incompatibili con l'emergenza sanitaria in corso. Ci auguriamo che presto tutto torni alla normalità".

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