Domenica, 05 Aprile 2020
Lunedì, 09 Marzo 2020

Il centro culturale islamico di Voghera, visto l’aumentato rischio di diffusione del virus Coronavirus, attenendosi all’ordinanza regionale valida per tutta la Lombardia che prevede la «sospensione di manifestazioni o iniziative, di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi, aperti al pubblico» 

Sospende qualsiasi tipo di attività del Centro, comprese preghiere e tutti i corsi a partire da Lunedì 9 Marzo 2020 almeno fino a Venerdì 4 Aprile 2020 (salvo diverse indicazioni). Si sottolinea che le preghiere comunitarie di tutti i Venerdì nei seguenti giorni: 13, 20 e 27 Marzo, e 3 Aprile sono sospese. Invitiamo tutti i fedeli a seguire attentamente le indicazioni delle autorità locali e in particolar modo del Ministero della Salute. Ricordiamo che la via migliore rimane quella della prevenzione, della cautela e del buon senso. “Che Allah protegga tutta l’Italia, amen”. Per rimanere aggiornati sulla riapertura del Centro Islamico di Voghera, chiamare il numero 3280227724.

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«Potrebbe non essere stata la ditta Ab Mauri ad aver provocato l’inquinamento del terreno vicino alla ex statale». Il sindaco di Casteggio Lorenzo Vigo interviene sulla delicata vicenda apertasi dopo l’allarme per un possibile danno ambientale lanciato dal capogruppo leghista Stefano Poggi dopo il ritrovamento di pozze con liquami inquinati in un terreno agricolo di proprietà della ditta Ab Mauri (ex Casteggio Lieviti). Da una parte il primo cittadino rassicura la popolazione invitandola sia a non temere per un disastro ambientale, sia a non colpevolizzare apriori l’azienda di via Milano. Negli stessi giorni è arrivata anche la notizia della chiusura del Centro accoglienza migranti di via Marconi, il secondo a cessare l’attività in paese. Anche in questo caso Vigo interviene per spiegare come non si tratti di altro se non della «naturale prosecuzione dell’iter legislativo seguita all’apertura dello Sprar di via Manzoni».

Sindaco, andiamo per ordine. Iniziamo dai valori riscontrati dalle analisi dei liquami ritrovati nei terreni a lato della ex  statale 35 per i quali il consigliere Poggi ha espresso preoccupazione. Qual è la posizione del Comune in merito?

«Prima di tutto ci tengo a rassicurare i nostri concittadini sul fatto che non ci sono rischi per la salute pubblica e che gli elementi nocivi si trovavano su terreni non coltivati. Dico “trovavano” perché al momento, grazie all’intervento di Ab Mauri che si è resa subito disponibile, le sostanze inquinanti sono state rimosse».

Non c’è pericolo che abbiano raggiunto le falde acquifere?

«No, perché il terreno è argilloso e impedisce la penetrazione dei liquami in profondità. è proprio questo il motivo per cui si trovavano in superficie. Per la natura geologica del terreno l’assorbimento è ridotto e, in concomitanza con piogge abbondanti, i liquidi restano in superficie».

Rimane il fatto che le sostanze sversate sono inquinanti e alcuni giorni fa Arpa e Carabinieri Forestali si sono recati presso Ab Mauri per ulteriori controlli. Avete parlato con la ditta?

«Certo. Ci tengo però a precisare che al momento non è stato accertato che la responsabilità di questo inquinamento sia da imputare all’azienda, che non ha tubazioni sotterranee in quel punto. Per quanto se ne sa al momento, questo sversamento di soda caustica potrebbe anche arrivare dalla rete fognaria già esistente. Ci sono comunque indagini in corso e non possiamo certo sostituirci agli organi competenti. Riteniamo però sbagliato creare allarmismi inutili e additare qualcuno senza certezze. Non ho problemi a ribadire che non ci sono pericoli per la salute pubblica».

Ab Mauri aveva però annunciato un importante investimento per mettere fine alla problematica ambientale legata anche ai miasmi, che tante proteste hanno sollevato da parte della cittadinanza. A che punto sono questi lavori?

«Li stanno eseguendo ed entro fine anno sarà portato a termine il potenziamento del depuratore: sarà realizzata una tubazione che vi condurrà direttamente gli scarichi dell’azienda in modo diretto, così da non mischiare più quelli civili a quelli industriali».

Una delle polemiche era nata per la concessione alla ditta del diritto di scaricare in deroga ai limiti di legge per un certo periodo. Com’è la situazione attuale?

«Ab Mauri non scarica più in deroga, né in acqua né in aria, e i parametri imposti dalla Provincia sono rispettati».

Passiamo alla chiusura del Cas, Centro assistenza straordinaria per migranti, di via Marconi. è il secondo che chiude in paese dopo quello di via Emilia. Come mai?

«La chiusura dei Cas è prevista per legge nei comuni che aperto uno Sprar, ovvero un “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati”. A Casteggio si tratta di una struttura aperta già da tre anni e sita in via Manzoni, negli uffici della ex ditta CL rimessi a nuovo».

Che differenza c’è tra un Cas e uno Sprar?

«Lo Sprar è aperto per iniziativa del Comune e ad esso fa capo. Viene finanziato dal Ministero che ci fornisce i fondi, che noi a nostra volta giriamo alle cooperative che poi di fatto li gestiscono».

Come mai però aprire uno Sprar se c’erano già due Cas a Casteggio?

«Perché mentre i Cas sono strutture in qualche modo calate dall’alto e nascono tramite dei privati che mettono locali a disposizione della Prefettura, senza che il Comune possa metterci becco, uno Sprar consente all’amministrazione di mantenere un occhio vigile e avere parte attiva nella loro gestione, eventualmente allontanando anche chi dovesse diventare elemento di disturbo. Tempo fa ci era stata comunicata l’intenzione di aprire addirittura un terzo Cas sul nostro territorio, che avrebbe ospitato circa 80 nuovi rifugiati. Per questo abbiamo agito di conseguenza: per legge, infatti, non si possono aprire nuovi Cas nei comuni che hanno uno Sprar e anzi, quelli già esistenti vengono progressivamente chiusi».

Quante persone ospita il vostro Sprar?

«Quindici, ed è il numero massimo».

I migranti nei Cas però erano molti di più…

«Per poter entrare a far parte dello Sprar occorre avere un preciso status, che è quello di rifugiato o richiedente asilo».

Che ne è stato delle altre persone?

«I migranti che non hanno i requisiti per entrare allo Sprar vengono redistribuiti presso altri Cas. Qui a Casteggio erano una quarantina in tutto».

Che tipo di attività si svolgono nello Sprar?

«Attività per favorire l’integrazione e l’inserimento nel nostro sistema. Gli utenti studiano, seguono corsi di lingua, sono forniti di un permesso di soggiorno a tempo determinato e possono lavorare».

C’è chi ha già trovato impiego?

«Sei degli attuali ospiti hanno già regolari contratti a tempo determinato, tre fanno tirocini retribuiti. C’è poi chi frequenta corsi, chi da panificatore e chi da mulettista. Abbiamo creduto che investire su un centro di questo tipo fosse meglio che lasciare delle persone “parcheggiate” senza scopo nei Centri accoglienza, dove per forza di cose cresceva anche il malcontento dei rifugiati stessi».

 di Christian Draghi

Potrebbe arrivare già mercoledì o giovedì il decreto per la sospensione dei pagamenti dei mutui per le famiglie e le imprese colpite dagli effetti del coronavirus. A quanto si apprende il governo punta a chiudere già dopodomani o al più tardi giovedì il nuovo dl salva-economia al quale lavora il ministero del Tesoro, in collaborazione con la Banca d’Italia, per una moratoria sulle rate da versare alle banche, sotto l’ombrello di una garanzia pubblica sia sulla parte di capitale che di interessi.

Aspetto cruciale e al centro delle riunioni preparatorie al Tesoro è proprio quello della garanzia statale in un contesto che vede crescere il rischio di un rialzo delle sofferenze in pancia agli istituti di credito per la difficoltà di aziende e famiglie a onorare gli impegni. “Stiamo lavorando per una moratoria molto ampia per i prestiti alle imprese e alle famiglie per garantire liquidità", ha annunciato il viceministro dell'Economia Antonio Misiani ai microfoni di 24Mattino su Radio24.

"Stiamo dialogando con la Banca d’Italia e immaginiamo forme di garanzia pubblica che aiuti il sistema bancario a sostenere nel migliore dei modi possibili questo intervento”, sottolinea, spiegando che è allo studio "una parziale garanzia pubblica per assistere questa moratoria sui mutui alle famiglie e alle imprese”.

Tra i ‘serbatoi’ dai quali attingere, il fondo nazionale gestito da Consap per conto del ministero dell’Economia, ad oggi attivato in caso di disabilità, morte o perdita del lavoro. Ma le risorse sono esigue (ad oggi circa 25 milioni) e inoltre oltre alla capacità andrebbe rivisto il regolamento attuativi per estendere i criteri di accesso, anche a quanti colpiti dagli effetti economici del Covid-19, impossibilità a lavorare o riduzione delle ore di lavoro.

E da Bankitalia intanto fanno sapere che l’istituto “sta collaborando attivamente con il Mef per la definizione di misure di sostegno alle imprese interessate dagli effetti economici dell’epidemia", sottolineando che "moratoria e garanzia pubblica sono due temi importanti di questa azione, che dovrebbe trovare sbocco nel dl in corso di definizione".

Ma al Tesoro si lavora anche ad una moratoria fiscale e contributiva per i lavoratori autonomi. “Stiamo lavorando anche sulle partite Iva a partire dei settori maggiormente coinvolti dalla crisi come turismo, logistica, trasporti, cultura, per questi ragioniamo su esenzione moratoria di tasse e contributi”, annuncia Misiani. Si ragiona anche ad un’estensione della Cig in deroga, come chiesto a gran voce da diverse categorie. “Gli ammortizzatori sociali non sono previsti per tutti i lavoratori dipendenti e questo - sottolinea il viceministro - pone un problema di esenzione attraverso la cassa in deroga e il fondo di integrazione salariale, lavoriamo anche su questo”.

Sono 7.985 i malati per coronavirus in Italia, con un incremento di 1.598 persone rispetto a ieri. I guariti sono 724, il numero dei decessi è salito a 463. Questi i dati diffusi dal commissario Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile.

I malati ricoverati in terapia intensiva sono 733, 83 in più rispetto a ieri. Di questi 440 sono in Lombardia, che ha avuto un incremento in un giorno di 41 casi. Sono invece 4.316 i malati con sintomi ricoverati e 2.936 quelli in isolamento domiciliare.

Il passato regala bellissimi esempi di alcuni tratti della sua storia. Sono monumenti, opere d’arte, tradizioni o semplici manufatti. Ciascuno, a suo modo, fa rivivere emozioni legate al pensiero di vite che si sono intrecciate con quegli oggetti o hanno prodotto quelle opere. Un mobile antico è un esempio di una parte tangibile del passato che ha vissuto la sua storia ed è arrivata a noi. è anche un prodotto affascinante, soprattutto per i suoi estimatori e per chi si sofferma a pensare a cosa avrà vissuto quel pezzo d’arredamento, di quali stanze è stato un componente, quali segreti ha nascosto e quali mani lo hanno curato o usato. Molti vecchi mobili, antichi o d’epoca, sono conservati in buono stato e necessitano soltanto di un’adeguata lucidatura per tornare al loro originario splendore. Altri, purtroppo, hanno subito maggiori peripezie o sono stati troppo trascurati ed hanno bisogno di mani esperte che sappiano eliminare i danni e risanare segni del tempo trascorso. Il restauratore è colui che si occupa, prima di tutto per passione, di riportare i vecchi mobili del passato a nuova vita. Luca Nascimbene, classe 1986 è un giovane vogherese che ha scelto di fare questo lavoro affascinante e non comune.

Nascimbene, lei si definisce un restauratore ligneo di mobili antichi. In un mondo che vive sempre più di tecnologia è abbastanza insolito trovare un giovane che si occupa di artigianato, com’è nata la sua passione trasformatasi poi in lavoro?

«La mia passione deriva dal fatto che, quando ero piccolo, i miei genitori coltivavano l’hobby del restauro e quindi sono cresciuto in mezzo ai mobili antichi. Le confesso che inizialmente non amavo questo genere si mobili perché, come può immaginare, un bambino vuole giocare, ha la curiosità di toccare tutto e a casa mia questo non era possibile, diciamo che il tipo di arredamento era per me una limitazione. Poi, verso i 10 anni, ho cominciato ad andare spesso nel laboratorio di mio nonno che faceva il falegname e, imparando da lui i primi rudimenti, ho iniziato a fare i primi lavoretti con il legno e mi sono appassionato, ho scoperto di avere una predisposizione naturale per questo tipo di lavoro. Finita la scuola media, mi sono iscritto prima al Liceo Classico e poi al Liceo scientifico ma mi sono presto accorto che questa tipologia di studi non mi interessava quanto la lavorazione del legno e quindi ho deciso di lasciare per dedicarmi alla mia passione».

Ha frequentato dei corsi specifici per intraprendere la sua attività?

«I miei genitori mi hanno indirizzato presso alcuni restauratori e sono andato a bottega come si faceva un tempo perché in zona non esistevano scuole professionali con indirizzo del restauro ligneo. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa, cercando di capire un po’ i loro trucchi del mestiere, perché noi restauratori siamo un po’ restii a confidare i segreti del nostro lavoro, ho osservato molto per capire i procedimenti di lavorazione. Pian piano ho anche approfondito le mie conoscenze studiando i vari stili artistici che hanno accompagnato la storia del mobile. Nel 2007 ho aperto la mia attività  di restauro qui a Voghera. Il lavoro del restauratore è molto impegnativo ma anche appassionante perché si dà “una nuova vita“ a mobili spesso abbandonati, dimenticati e  non valorizzati. Restaurare mobili è anzitutto una passione e poi un lavoro, che necessita di esperienza, studio e pazienza: non ci si improvvisa restauratori, bisogna conoscere molto bene, come in tutti i mestieri, la tecnica. Il legno, infatti  ha molte problematiche che devono essere trattate e risolte con le giuste tecniche di restauro, in modo artigianale e nel pieno rispetto della tradizione classica. Il restauro non è un lavoro ripetitivo, ogni intervento è diverso e nuovo, richiede molta attenzione ai dettagli ma per me è molto stimolante. Sono sempre alla ricerca di legni antichi, o almeno con una certa stagionatura, perché non è consigliabile l’uso di legni poco stagionati. Bisogna essere molto bravi poi ad uniformare le tinte del legno e questa è un po’ una delle sfide».

Quali tecniche di rifinitura utilizza maggiormente?

«Ci sono moltissime tecniche di rifinitura ma per il mobile antico sono principalmente due: la rifinitura a gommalacca e la rifinitura a cera. Ci può essere anche una terza variante che è un mix tra le due precedenti per creare un effetto semilucido. La finitura viene anche indicata dallo stile del mobile, ad esempio un “Luigi XVI” ha una finitura a gommalacca a tampone ed ha una lucidatura a specchio mentre invece altri mobili come ad esempio una madia o una cassapanca del settecento, richiedono  una lucidatura semplicemente a cera anche  perché la gommalacca era una tecnica non ancora presente a quell’epoca».

Quale tipologia di clientela si rivolge al suo laboratorio?

«Il target di età dei miei clienti va dai 40 ai 65 anni, i giovani in genere hanno più il gusto verso il mobile moderno, anche perché inizialmente, quando si va ad arredare una prima casa non si hanno molte disponibilità finanziarie. Quando subentra un minimo di stabilità economica, iniziano anche ad apprezzare quello che è l’effetto che il calore del legno produce in un ambiente, la bellezza degli stili e spesso si integra un arredamento moderno con un pezzo di antiquariato. Diciamo che il mobile antico deve essere prima di tutto funzionale in una casa. Spero che sempre più giovani si avvicinino a questo tipo di manufatto. Io realizzo anche soluzioni classiche su misura come possono essere librerie in legno massiccio».

Ha avuto clienti che, dovendo di arredare una casa, abbiano deciso di recuperare mobili di famiglia abbandonati magari in cantina e quasi dimenticati?

«Di solito si va proprio a recuperare dei mobili che hanno anche un legame affettivo perché appartenuti ai nonni o alle generazioni precedenti. Non tutti capiscono che possono essere in possesso di un pezzo di antiquariato nascosto in casa. In Oltrepò ci sono ancora molti mobili antichi nelle case di una volta o provenienti da castelli disseminati sul territorio. Mi è capitato di essere contattato per restaurare un mobile di inizio ‘900 in una cascina della zona e abbiamo scoperto in un garage un cantonale del periodo dei Savoia che era adibito a ricovero di pezzi di ricambio del trattore. Dobbiamo sottolineare che in genere tutti i mobili d’epoca  anche se verniciati o trascurati nel tempo, a meno che non siano devastati dai tarli, possono essere recuperati e portati all’antico splendore».

Quindi il lavoro dell’artigiano ha ancora ragione di esistere al giorno d’oggi?

«Il lavoro dell’artigiano dovrebbe, secondo me, essere maggiormente valorizzato, soprattutto con scuole adeguate a formare dei professionisti competenti. Penso che i giovani potrebbero appassionarsi e cimentarsi in lavori interessanti che stanno man mano scomparendo. Ad esempio, quando mi trovo a restaurare un divano antico, ho bisogno di un tappezziere che me lo ricopra con il tessuto giusto e i tappezzieri sono artigiani ormai anziani che presto chiuderanno le loro botteghe se non interverranno nuove leve. Bisognerebbe anche incentivare con aiuti e meno burocrazia gli stages dei giovani presso le botteghe artigianali che sono un prezioso patrimonio italiano. Sicuramente consiglierei a un giovane di intraprendere il mio lavoro. Bisogna avere molta pazienza, tanta passione ma si hanno molte soddisfazioni».

Lei ha scelto di rimanere a lavorare a Voghera, in provincia, pensa che questo possa essere un limite per il suo lavoro?

«Io non mi posso lamentare, pur lavorando in provincia, ho clienti che vengono da fuori, anche da altre regioni. Certo bisogna lavorare molto bene per farsi apprezzare. Spesso un cliente arriva perché ha visto realizzato un mio lavoro e lo ha apprezzato, funziona un po’ con il passaparola. Ho lavorato anche per la Fondazione Bussolera eseguendo restauri per la villa della tenuta  Non sono molto social con la mia attività perché ho poco tempo ed è difficile che un cliente si fidi vedendo una foto on line di un lavoro realizzato. Ho comunque una pagina facebook , L.N. Restauro Conservativo Mobili Antichi e anche una pagina Instagram. In futuro mi piacerebbe ampliare il mio laboratorio e affiancare al restauro l’attività di creazione del mobile che ora è una percentuale veramente ridotta del mio lavoro. Il restauratore deve essere anche falegname e questo permette di dare spazio maggiormente alla propria creatività costruendo mobili su misura».

di Gabriella Draghi

Alla Stazione Centrale di Milano ed in tante altre stazioni lombarde,  sono iniziati i controlli per i viaggiatori in partenza. Agli ingressi per accedere al binario, dove vengono controllati i biglietti, è stato predisposto un apposito desk per il controllo degli accessi dove il personale della Polizia Ferroviaria, insieme a quello dell'esercito, controllano le partenze e fanno compilare e firmare ai viaggiatori l'autocertificazione dove devono specificare da dove arrivano , dove sono diretti e per quali motivi stanno viaggiando (comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute). Le persone che rientrano a casa, dove hanno la residenza o il domicilio, non devono firmare alcuna certificazione.

Al varco, anche se i viaggiatori sono pochi, si è comunque creata una lunga fila di persone in attesa di compilare il modulo. Le operazioni infatti risultano al momento lente perché molti viaggiatori non hanno l'autocertificazione e la devono compilare al momento. La Polizia spiega a tutti di mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro.

Secondo il decreto gli spostamenti dei cittadini potranno avvenire solo se sono motivati da esigenze lavorative o situazioni di necessità o per motivi di salute da attestare mediante autocertificazione, che potrà essere resa anche seduta stante attraverso la compilazione di moduli forniti dalle forze di polizia.

“Gli spostamenti potranno avvenire solo se motivati da esigenze lavorative o situazioni di necessità o per motivi di salute da attestare mediante autodichiarazione, che potrà essere resa anche seduta stante attraverso la compilazione di moduli forniti dalle forze di polizia. Un divieto assoluto, che non ammette eccezioni, è previsto per le persone sottoposte alla misura della quarantena o che sono risultate positive al virus”.

E’ quanto ribadisce, in una lettera ai prefetti, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese riguardo al decreto sull’emergenza Coronavirus che ha ‘chiuso’ la Lombardia e le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia. Nessuno può uscire dal territorio regionale se non per motivi di lavoro, di salute o per rientrare presso il proprio domicilio o abitazione di residenza. Non solo, anche gli spostamenti interni dovranno essere giustificati.

Motivazioni che devono essere messe nero su bianco dal dichiarante in un documento di autocertificazione che sarà acquisito dagli operatori di polizia deputati ai controlli.

SCARICA QUI IL MODULO DI AUTOCERTIFICAZIONE

.QUI IL MODULO PER I TITOLARI DI DITTE

La sanzione per chi viola le limitazioni agli spostamenti è quella prevista in via generale dall’articolo 650 del codice penale (inosservanza di un provvedimento di un’autorità: pena prevista arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino 206 euro) salvo che non si possa configurare un’ipotesi più grave quale quella prevista dall’articolo 452 del Codice penale (delitti colposi contro la salute pubblica che persegue tutte le condotte idonee a produrre un pericolo per la salute pubblica)

“I controlli sul rispetto delle limitazioni della mobilità avverranno lungo le linee di comunicazione e le grandi infrastrutture del sistema dei trasporti” spiega il ministro.

Ecco le indicazioni del Ministero ai prefetti sui controlli:

Sulle strade

“Per quanto riguarda la rete autostradale e la viabilità principale, la polizia stradale procederà ad effettuare i controlli acquisendo le prescritte autodichiarazioni. Analoghi servizi saranno svolti lungo la viabilità ordinaria anche dall’Arma dei carabinieri e dalle polizie municipali”.

Sui treni

“Per quanto concerne il trasporto ferroviario, la Polizia ferroviaria curerà, con la collaborazione del personale delle ferrovie dello Stato, delle autorità sanitarie e della Protezione civile, la canalizzazione dei passeggeri in entrata e in uscita dalle stazioni al fine di consentire le verifiche speditive sullo stato di salute dei viaggiatori anche attraverso apparecchi “termoscan”. Inoltre saranno attuati controlli sui viaggiatori acquisendo le autodichiarazioni”.

Negli aeroporti

“Negli aeroporti delle aree dei territori “a contenimento rafforzato”, i passeggeri in partenza saranno sottoposti al controllo, oltre che del possesso del titolo di viaggio, anche della prescritta autocertificazione. Analoghi controlli verranno effettuati nei voli in arrivo nelle predette aree. Restano esclusi i passeggeri in transito. Per i voli Schengen ed extra Schengen in partenza, le autocertificazioni saranno richieste unicamente per i residenti o domiciliati nei territori soggetti a limitazioni. Nei voli Schengen ed extra Schengen in arrivo, i passeggeri dovranno motivare lo scopo del viaggio all’atto dell’ingresso”.

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