Lunedì, 06 Aprile 2020
Sabato, 21 Marzo 2020

I primi due mesi dell’anno sono per antonomasia quelli in cui, da rito antico, si macella il maiale. Una tradizione che affonda le proprie radici in tempi lontani e che coincide con gli usi e i costumi dei contadini che ne sfruttavano ogni parte. In antichità, assieme al pollame, costituiva la principale fonte di proteine.

Quasi tutte le famiglie allevavano uno o più maiali che venivano ingrassati soprattutto con gli scarti dell’orto, e con gli avanzi del cibo quotidiano. L’uccisione e la macellazione dell’animale riunivano intere famiglie e amici di famiglia in una festa quasi rituale. Oltre ai prodotti conosciuti da tutti esistevano alcune usanze particolari.

I peli più lunghi del crine venivano passati nella pece per essere utilizzati dai ciabattini per cucire le scarpe , le setole venivano usate per fabbricare pennelli. La pelle del maiale, opportunamente pulita e aromatizzata veniva tagliata in pezzi, arrotolata e legata con spago per confezionare i “preti” che, insieme agli zampini, venivano utilizzati nella preparazione del brodo di ceci e fagioli o verze.  Anche il sangue del maiale veniva utilizzato. Veniva raccolto in un apposito contenitore e, dopo una cottura, veniva tagliato a fette e fatto rosolare con la cipolla. Venivano poi prodotti gli insaccati tipici, quali il salame crudo e i cacciatorini, il cotechino, la coppa e la  parte di carne rimasta attaccata alle costole veniva tritata finemente e serviva a produrre la salsiccia.

Non si gettavano nemmeno le ossa dopo lo spolpamento. Queste venivano fatte bollire a lungo in modo tale da far distaccare i gustosissimi rimasugli di carne che venivano consumati accompagnati, secondo tradizione, da un’insalata di cavoli crudi tritati finemente.

Altro capitolo molto importante è quello dell’utilizzo della materia grassa.

A parte la produzione del lardo e della pancetta, il grasso rimanente veniva messo a cuocere in paioli di rame e pigiato con un grosso pestello di legno. Così compresso il grasso diventava liquido lasciando piccole parti di carne gustosissime, i ciccioli, ottime consumate ancora tiepide. Ciò che avanzava veniva utilizzato in parte per la conservazione dei salami crudi nella “duja”, soprattutto in lomellina e in parte veniva usato come condimento in cucina, lo “strutto”.

Un altro utilizzo del grasso era quello “cosmetico”. Infatti, facendolo bollire in una pentola di rame con una giusta quantità di soda, serviva a produrre il sapone. Un pezzo “vergine” di grasso (non trattato) veniva invece impacchettato nella carta da zucchero (che assorbiva l’unto) e appeso in cantina per essere utilizzato come medicamento per le screpolature di mani e piedi.

C’era poi il quinto quarto che era costituito da tutte quelle parti anatomiche che non rientrano nei quattro tagli principali, come gli organi interni, chiamati anche frattaglie : la testa, la lingua, le guance, il cervello, le zampette, il codino, la sugna, i polmoni, la milza, i rognoni, la cotenna, il cuore e il fegato. Il quinto quarto ha avuto un’evoluzione storica interessante.

Inizialmente gli Antichi Romani lo consideravano un cibo nobile, infatti macellando gli animali solo quando non erano più utili, le frattaglie diventavano quasi introvabili.

Ma nel tempo aumentò il consumo generale di carne e quindi anche di frattaglie, per cui divenne più accessibile a tutti. Invece, verso la fine del Settecento, divenne un alimento per poveri, una parte da scartare che ormai compravano solo gli operai.

Arriviamo a noi: con il tempo e l’abitudine a consumare sempre gli stessi tagli di carne, abbiamo assistito alla riscossa delle frattaglie tant’è che molti chef ne hanno fatto dei piatti prelibati e portato così alla ribalta il quinto quarto che ora si trova sia nelle tipiche osterie che nei ristoranti stellati. Dal punto di vista del gusto sono tagli con un sapore unico, le ricette per prepararli sono infinite .

La più famosa in Oltrepò Pavese è sicuramente la “polenta con la frittura” dove la frittura è proprio formata da tutte queste interiore tagliate a pezzi e rosolate con la cipolla in abbondante olio. La testa, le guance, le zampette e il codino, lessati, con o senza ceci sono ancora una prelibatezza invernale sulle nostre tavole.

Non dimentichiamo il “ragò” o bottaggio che è un insieme di costine, cotenna e zampini rosolati con le verze e con l’aggiunta di brodo.

Il 19 Marzo, la festa di San Giuseppe è famosa dal punto di vista gastronomico per le frittelle che, per tradizione, sono rigorosamente fritte nello strutto di maiale. I ciccioli si trovano ancora spesso sulle nostre tavole ma non sono più grassi come una volta perché vengono pressati e diventano delle sfoglie croccanti molto gustose. Insomma, come dice un famoso detto “del maiale non si butta via niente”.

Utilizzando i ciccioli, vi propongo questo mese una focaccia molto gustosa che faceva sempre la mia mamma in questo periodo prima della quaresima. 

FOCACCIA CON I CICCIOLI 

Ingredienti per 6 persone:

600 g di farina 0

150 g di ciccioli di maiale

15 g di sale

1 bustina di lievito madre

liofilizzato o 1 cubetto di

lievito di birra

acqua quanto basta, circa 380 ml

sale grosso

olio extravergine d’oliva 

Come si prepara:

Versiamo la farina e il lievito  nell’impastatrice, oppure  potete usare una semplice ciotola e impastare a mano.

Iniziamo a versare l’acqua tiepida e a lavorare l’impasto, ma avendo cura di versarla in modo graduale.  

Una volta ottenuto un impasto ben incordato aggiungiamo il sale fino  e la restante acqua, continuando a lavorare l’impasto e, dopo qualche minuto, aggiungiamo i ciccioli precedentemente tagliati a pezzetti e amalgamiamo bene il tutto.

Mettiamo l’impasto in una ciotola e sigilliamo bene con la pellicola trasparente. Mettiamo la ciotola in forno con la luce accesa e lasciamo lievitare almeno un paio d’ore fino al raddoppio del volume dell’impasto. Ungiamo bene una teglia con l’olio extravergine d’oliva e vi stendiamo delicatamente l’impasto. Ora in una tazzina, prepariamo un’emulsione con 4 cucchiai d’acqua, 2 cucchiai d’olio e un cucchiaino di sale. Mescoliamo bene e, utilizzando i polpastrelli, li intingiamo nell’emulsione e pratichiamo delle fossette nella focaccia avendo cura che venga ben condita.

Copriamo la teglia con pellicola trasparente, la mettiamo dentro al forno spento e lasciamo lievitare la focaccia  ancora per 1 ora circa, i tempi di lievitazione possono variare in base alla temperatura.

Scaldiamo il forno a 250°C, possibilmente ventilato, aggiungiamo un po’ di sale grosso alla focaccia e inforniamo la teglia per 15 minuti circa. I tempi possono variare in base al forno, la focaccia comunque  è pronta quando è ben dorata e fragrante, ve ne accorgerete dal profumo !

Non ci resta che servirla, ottima sia calda che fredda, se vi dovesse avanzare al giorno dopo vi consiglio di scaldarla per qualche minuto al forno.

Buon appetito!

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di Gabriella Draghi

Dopo una stagione 2019 dal bilancio molto positivo, Andrea “Tigo” Salviotti è pronto per la stagione 2020. Il suo obiettivo primario sarà quello di impegnarsi nel campionato Efferre Trophy 2020 promosso dalla scuderia di Zavattarello che prevede quattro appuntamenti.

Il trofeo avrebbe dovuto prendere avvio dal Motor Rally Show Castelletto Circuit del mese di Marzo a cui avrebbe fatto seguito il Rally Castelli Piacentini, il Rally del Piemonte e il Rally ronde Città dei Mille. Salviotti, che molto probabilmente avrà al suo fianco la bella e brava Susy Ghisoni, sarà sicuramente al volante di una vettura marcata Abarth per tutte le gare valide ed eventualmente anche due gare extra campionato da definire strada facendo. «Ho deciso di seguire il Trofeo promosso della mia scuderia d’appartenenza, che reputo molto interessante e basato su gare molto belle – ha detto Salviotti – sto anche valutando di inserire nei miei programmi  una gara ad alto livello a fine stagione. Vedremo come si evolverà l’annata»

 di Piero Ventura

"Egregio direttore, vorrei rispondere alla lettera del consigliere comunale Sig. Alessandro Callegari pubblicata sul numero di Febbraio 2020

Oramai non fanno più notizia le esternazioni del “demolitore” di Menconico: il consigliere comunale Alessandro Callegari .

Costui infatti non fa nessuno sforzo per proporre e migliorare situazioni che ritiene precarie e migliorabili, ma è solo alla ricerca di demolire e distruggere ciò che di buono c’è a Menconico.

Eppure è un consigliere comunale il cui compito è quello di fare gli interessi dei propri cittadini, di proporre soluzioni migliorative e di valorizzare i beni che il Comune possiede. Callegari invece fa l’opposto, cioè vuole distruggere e demolire i grossi beni di proprietà comunale tipo la casa di riposo “I Germogli” di San Pietro Casasco e il centro sportivo “La pernice rossa”. Ritornando alla lettera in cui si parla della casa di riposo, il consigliere comunale Callegari cerca di screditate questa nostra importante realtà facendo paragoni sbagliati  e dando informazioni non corrette, infatti paragona la nostra casa di riposo (che è una RSA ) con quella di Varzi o di Godisco che sono invece Fondazioni e quindi con statuti, regolamenti e gestione completamente diverse; basta pensare che il Comune di Menconico incassa dalla casa di riposo circa 80mila euro annui, cifra che non incasserebbe se fosse una Fondazione.

Perchè Callegari questo non lo dice?

Perchè non dice che il Comune ha ampliato la casa di riposo con 10 nuovi posti letto senza investire niente? Perchè non dice che il Comune ha ridotto le rette degli ospiti residenti nei Comuni di Menconico, Brallo e Santa Margherita, da 59 a 46 euro giornalieri? Perchè non dice che la società che gestisce la struttura ha l’obbligo di assumere il personale dando precedenza ai residenti nei Comuni convenzionati?

Per quanto riguarda la commissione di controllo è ovvio che si è fatta una commissione tecnica in quanto ciò che deve controllare è solo ed esclusivamente di carattere tecnico .

Mi spiace che le esternazioni del consigliere Callegari altro non fanno che creare un grosso danno d’immagine ad una struttura che sta lavorando bene e che è uno dei nostri fiori all’occhiello .

Mi spiace anche per tutti i dipendenti della nostra casa di riposo che, tutti i giorni,si impegnano e fanno del loro meglio per i nostri anziani e leggere ciò che il consigliere Callegari scrive, vale a dire che la nostra casa di riposo “gode di una fama non positiva”... penso o che non è per niente informato e quindi dà delle informazioni sbagliate, oppure, per fini politici, vuol fare il solito demolitore e distruggere tutto ciò che il nostro Comune possiede e questo non è nè accettabile nè tollerabile.

Spero tanto che il consigliere Callegari cambi atteggiamento ed inizi a pensare allo sviluppo del nostro Comune, facendo proposte, suggerendo soluzioni atte a migliorare l’esistente e soprattutto proponendo idee e progetti atti a creare sviluppo ed occupazione nel nostro Comune.

Questo è ciò che i nostri cittadini si aspettano da tutti noi che abbiamo il difficile compito di amministrare la cosa pubblica. 

 Il Sindaco Paolo Donato Bertorelli -   Menconico"

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In provincia di Pavia si è , purtroppo e tristemente, raggiunta quota 1.194, 89 i nuovi contagiati nelle ultime 24 ore. In Lombardia, "i pazienti positivi sono 25.515, 3.251 in più rispetto a ieri, i ricoverati sono 8.258, con un aumento di 523, a cui vanno aggiunte 1.093 persone ricoverate in terapia intensiva, con spazi sempre meno capienti, mentre i decessi sono 3.095, 546 in più". Sono i numeri resi noti dall'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera. "Le terapie intensive della Lombardia non hanno più posti. Il mio appello alle istituzioni è: chiudere tutto. Non si può continuare a far circolare le persone". Lo ha detto Sergio Cattaneo, primario di cardiorianimazione degli Spedali Civili. Pensiero condiviso anche da Paolo Terragnoli, primario del pronto soccorso della Clinica Poliambulanza. "Aumentano sempre più i giovani contagiati. È finito il momento di uscire, bisogna stare a casa e va chiuso tutto".

Sono complessivamente 42.681 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 4.821. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 53.578. Il dato è stato fornito dal commissario per l'emergenza Angelo Borrelli nella conferenza stampa alla Protezione civile. Ieri i malati in più erano stati 4.670.

Sono 6.072 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 943 in più di ieri, ha detto Borrelli durante la conferenza stampa alla Protezione civile. Ieri il dato giornaliero sui guariti era di 689.

Sono in arrivo per oggi, in Italia, circa 3 milioni di mascherine : 1,2 milioni arriveranno nel pomeriggio dall'Egitto, 40mila dall'India, 1,5 milioni di pezzi e 100 ventilatori polmonari dalla Cina, mentre dalla Russia partiranno circa 1 milione di mascherine. Attività intensa portata avanti in stretto coordinamento dal ministero degli Esteri, della Difesa, dalla Protezione civile e dal commissario straordinario Arcuri. Le stesse fonti spiegano che il materiale sarà recuperato tramite mezzi dell'aeronautica militare.

Proteste e conflittualità sindacale nel comparto logistica, trasporti e spedizioni, stanno rallentando "la consegna di prodotti di indispensabile uso" nell'emergenza Coronavirus, come farmaci, mascherine, camici. Lo evidenzia il Viminale in una direttiva in cui invita tutti i prefetti ad attivare le "opportune misure di mediazione ovvero di dissuasione, ritenute del caso per prevenire il fenomeno".

Quello di ieri è stato il giorno più duro dall'inizio dell'emergenza, con 627 nuove vittime in 24 ore, e un ulteriore giro di vite del governo alle misure restrittive adottate ormai due settimane fa in tutta Italia per tentare di contenere la diffusione del coronavirus: chiusi da parchi, ville storiche, aree giochi per bambini e giardini pubblici, sport consentito ma solo vicino casa, stop a qualsiasi attività ludica e ricreativa all'aperto. E' il bollettino di guerra quotidiano ad aver impresso un'accelerazione alle scelte dell'esecutivo, che avrebbe voluto attendere almeno il week end - domenica scadono infatti le due settimane indicate dagli scienziati per vedere se i provvedimenti adottati abbiano prodotto gli effetti sperati - prima di intervenire di nuovo. I numeri sono ormai impressionanti: nelle ultime 48 ore si sono ammalate 9.150 persone e le vittime sono state oltre mille. In tutto il paese ci sono 37.860 uomini, donne e bambini con il virus, 2.655 dei quali in terapia intensiva. Ma non solo: 3.359 malati, poco meno del 10% sono medici; da giovedì sono aumentati di 659 unità. E c'è poi una valutazione 'politica' che ha pesato sulle decisioni: diverse Regioni si erano mosse e continuano a muoversi autonomamente, predisponendo misure in ordine sparso. Una confusione che non aiuta certo in un momento già complesso. Lo ha sottolineato anche il ministro per le Autonomie Francesco Boccia annunciando che è on line il bando per reclutare 300 medici da mandare nelle regioni più colpite e che già diverse decine hanno dato la loro disponibilità: "le ordinanze, se non sono omogeneizzate con le indicazioni dello Stato, non vanno fatte. Bisogna aspettare il governo, che dal primo momento sta lavorando per omogeneizzare sempre più le misure".

Ieri le Forze di polizia - indica il Viminale - hanno controllato 223.633 persone e 9.888 sono state denunciate. Gli esercizi commerciali controllati sono stati 91.129, denunciati 104 esercenti e sospesa l'attività di 19 esercizi commerciali. I 10mila denunciati in un giorno sono un record dall'avvio dei controlli, l'11 marzo. Salgono così a 1.650.644 le persone controllate dall'11 al 20 marzo: 70.973 quelle denunciate per mancato rispetto degli ordini dell'autorità, 1.600 per attestazioni false; 834.661 gli esercizi commerciali controllati e 1.977 i titolari denunciati.

Psicologi professionisti a disposizione dei cittadini, in particolare degli anziani e delle persone fragili. L'ultima iniziativa adottata dal Comune di Broni ha l'obiettivo di combattere un insidioso "effetto collaterale" dell'emergenza coronavirus: la solitudine. Stato d'animo che spesso si accompagna ad ansie, paure e disturbi dell'umore. Ed è proprio per contrastare eventuali ripercussioni sulle fasce più sensibili della popolazione che l'amministrazione comunale ha deciso di attivare un servizio di assistenza telefonica, affidato ad esperti in materia. Per usufruirne è possibile contattare tre distinti numeri: il 339 5234700 il lunedì dalle 10 alle 12, il 329 7035376 il mercoledì dalle 10 alle 12 e il 339 5498675 il venerdì dalle 10:20 alle 12:30.

«È molto importante portare conforto a tutte quelle persone che soffrono per questa drammatica situazione – commenta il sindaco Antonio Riviezzi – tra cui molti anziani, o cittadini in particolari condizioni di fragilità. Se le regole in vigore ci impongono il distanziamento sociale, dobbiamo comunque fare qualcosa per ridurre quella distanza morale che porta a sentirsi soli. Ecco perché abbiamo avviato un servizio di ascolto e supporto, gestito da professionisti qualificati». Il nuovo servizio va a rafforzare le strategie di gestione dell'emergenza sul piano sociale, dopo l'attività di consegna a domicilio di farmaci e generi di prima necessità (sempre a beneficio di anziani e persone sole) avviata da alcuni giorni grazie al volontariato.

In questi giorni, inoltre, il Comune di Broni è riuscito a reperire alcune mascherine, che a breve verranno consegnate all'ente: una parte andrà ai volontari per le consegne a domicilio, mentre 70 saranno state donate all'Ospedale di Broni-Stradella. «Questo come gesto di riconoscenza e gratitudine – aggiunge il sindaco Riviezzi – nei confronti del personale medico e infermieristico per lo straordinario lavoro svolto in questi giorni di estrema emergenza».

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