Lunedì, 06 Aprile 2020
Venerdì, 20 Marzo 2020

Nei quattordici anni di vita del nostro giornale, questo è stato il numero più difficile da mandare alle stampe. Ci siamo chiesti se fosse il caso di uscire comunque e, nel caso, di che cosa parlare. Alla prima domanda ci siamo risposti di sì e abbiamo deciso di farlo sia per noi che per i nostri lettori, per dare un segnale di “resistenza” in un momento di grossa difficoltà. Considerando che questo giornale si finanzia solo attraverso la pubblicità e che la maggior parte dei nostri inserzionisti sono attività commerciali, comprendete bene come magari sarebbe stato più facile e conveniente tirare giù la clèr a questo giro. Ma il nostro dovere è anche e soprattutto quello di offrire un servizio ai cittadini ed è quello che abbiamo deciso di continuare a fare.

Questa prima decisione ci ha portati al secondo dilemma: parlare o no del virus? Se sì in quali termini? A chi dare voce? Come farlo? Già ne parlano tutti, ovunque e sempre. Abbiamo pensato che l’ennesimo foglio tempestato da foto di mascherine, dati e chiacchiere sul virus non fosse quello che serviva. Chi vuole può informarsi ora per ora attraverso il web, la tv o i quotidiani nazionali.

Noi siamo un mensile di provincia, non possiamo essere attuali o per così dire “sul pezzo” in una situazione simile, in continua evoluzione di ora in ora. Abbiamo fatto un’altra scelta: quella di prendere anche noi le famose distanze che tutti invocano. A parte un paio di pezzi che si spera possano diffondere informazioni realmente utili e un intervento dei commercianti della Val Versa, abbiamo scelto di evitare il tema principale di questi giorni, per non aggiungere ulteriori gocce di pioggia ad un mare già in tempesta. Per questo abbiamo cercato di realizzare, il più possibile, il numero che avremmo voluto dare alle stampe se questo maledetto contagio non fosse arrivato, o se si fosse riusciti a contenerlo in modo significativo. Scelta giusta o sbagliata? Decidetelo voi, non ci offendiamo. C’è chi ha declinato l’invito a un’intervista e chi invece l’ha accolto. Entrambe le posizioni sono per noi ugualmente condivisibili. Nessuno ha mai sperimentato una situazione del genere prima. Eravamo tutti vergini.

I nostri nonni hanno avuto la guerra. Da allora siamo la prima generazione che si ritrova ad affrontare una situazione tanto critica da comportare severe restrizioni della libertà personale. La nostra scelta è non dire nulla sull’argomento, come potrete notare nella versione on line, che potete leggere cliccando su questo link:   https://www.ilperiodiconews.it/archivio/2020.html?fbclid=IwAR0it8JWitiuj6ONZXrrDPkqd8DXOrtgno81rrTd5HvQn8K87yy4eNSQEuk

Nel pandemonio di giudizi universali ci siamo smarriti nel rumore, nel chiasso delle nostre stesse chiacchiere al punto da non capirci più dentro niente. Tiriamo un respiro profondo, chiudiamo gli occhi un attimo e contiamo fino a dieci. Poi riapriamoli e vediamo se tutto ha riacquistato un po’ di senso. Se non funziona la prima volta chiudiamoli di nuovo e così via. La parola d’ordine è “mantenere la distanza”. E allora facciamolo una buona volta, prendiamoci questa benedetta – o maledetta, se preferite – distanza. E che non sia soltanto una distanza fisica. Mettiamo almeno un metro e mezzo tra noi e quello che può avvelenarci, perché il coronavirus (già solo a scriverne il nome viene ormai la nausea) non è l’unico agente patogeno in giro: ci sono ignoranza, presunzione, rabbia, stupidità, egoismo, frustrazione e paranoia che possono pure loro fare molti danni.

Prendiamone le distanze. Prendiamo le distanze dai social network, di cui ormai abusiamo quasi fossero una sorta di psicoterapia di gruppo interattiva dove ognuno si sente libero di rigurgitare ogni suo pensiero. Prendiamo le distanze non tanto dalle nostre legittime opinioni personali, quanto dal sentirci in diritto di esprimerle sempre e comunque in ogni modo. Prendiamo le distanze dai politici, e in Oltrepò se ne contano diversi, che utilizzano l’emergenza per fare campagna elettorale, da quelli (anche gli aspiranti tali, in vista delle elezioni) che si sentono in dovere di “informarci” su ogni minimo sviluppo della situazione propinandoci con pedante costanza i loro bollettini social infarciti di inutili commenti personali.

Prendiamo le distanze dalla paranoia, così come dal menefreghismo, utilizziamo la ragione e per una volta, da italiani, proviamo a seguire le regole. Perché ad aggirarle con furbizia oppure a farcele da noi si rischia di finire chiusi in casa ad libitum o ad assaltare i supermercati. Da cosa non dobbiamo prendere le distanze? Dagli affetti, dalle passioni che ci tengono vivi giorno dopo giorno. Stringiamo (dopo averla lavata con attenzione, si intende!) la mano di chi sta con noi, perché dopotutto è quello che ci rende umani.

Facciamo un passo indietro e ricordiamoci che, se proprio vogliamo apparire, restare in silenzio quando tutti urlano è il modo migliore per farsi notare.

 di Silvia Colombini

Coronavirus, 1105, sono  94 in più rispetto a ieri i contagiati in provincia di Pavia. In Lombardia, "i pazienti positivi sono 22.264, +2.380 rispetto a ieri, i ricoverati sono 7735, con un aumento di 348, a cui vanno aggiunti 1050 persone ricoverate in terapia intensiva, 44 in più, mentre i decessi sono 2549, 381 in più". Sono i numeri resi noti dall'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera, che ha aggiunto che sono 4235 i dimessi.

Superate le 4mila vittime in Italia per coronavirus. Sono 4.032 i morti, con un incremento rispetto a mercoledì di 627. E' il maggior incremento dall'inizio dell'emergenza. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile. Ieri l'aumento era stato di 427.

Sono 5.129 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 689 in più di ieri. Ieri il dato giornaliero sui guariti era di 415.  Sono complessivamente 37.860 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a mercoledì di 4.670. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 47.021. Il dato è stato fornito dal commissario per l'emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile. Sono complessivamente 37.860 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a mercoledì di 4.670. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 47.021.

"Smentisco seccamente che il dipartimento di Protezione civile  - ci ha tenuto a sottolineare Borrelli - si starebbe preparando per dichiarare le condizioni di biocontenimento su tutto il territorio nazionale da metà aprile. E' una fake news che circola, queste false notizie vanno punite, chi le mette in rete deve essere punito: sono destituite di ogni fondamento e sono anche allarmistiche".

Roberto Bernabei, specialista in geratria del Comitato tecnico scientifico, ha specificato che "la fine delle misure di contenimento del coronavirus estesa fino all'estate? Non lo so, tutto è possibile, ancora non lo sappiamo. Finchè non avremo una valutazione del picco della pandemia non possiamo fare questi calcoli ulteriori".

E anche la Pasqua si adegua: la data del 12 aprile, resterà invariata, mentre la "messa crismale", quella di solito celebrata il Giovedì Santo mattina, potrà essere rinviata. Nella messa "in coena Domini" la lavanda dei piedi "si omette", mentre le processioni e le altre "espressioni di pietà popolare" della Settimana Santa e del Triduo Pasquale si potranno rimandare "in altri giorni convenienti, ad es. il 14 e 15 settembre". Sono i contenuti di un decreto "In tempo di Covid-19" emanato dal card. Robert Sarah, prefetto per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, diffuso via Twitter.

Ed è passato un mese da quando un uomo di 38 anni è diventato il paziente 1 affetto da coronavirus. L'uomo fu trovato positivo a Codogno (Lodi) il 20 febbraio ed è ora in via di guarigione. E' uscito dalla terapia intensiva ma è ancora ricoverato. Anche sua moglie, incinta di otto mesi, fu trovata positiva al virus ma è guarita ed è stata dimessa. L'uomo era già stato in ospedale qualche giorno prima ma non gli era stato diagnosticato il Covid-19. Da quel giorno la vita in Lombardia è stata stravolta. All'indomani, il Comune di Codogno, come quello di Castiglione d'Adda e di Casalpusterlengo presero i primi provvedimenti: chiusura dei bar e dei ristoranti. Misure che si rivelarono timide a fronte del numero di contagi nella zona che aumentarono in numero esponenziale.

Un'altra vittima del coronavirus tra le forze dell'ordine: a Bergamo è morto un carabiniere di 47 anni, appuntato scelto dell'Arma. Era ricoverato in ospedale.

L'emergenza Coronavirus ridisegna anche il processo amministrativo. Udienze sospese sino al 15 aprile. Nessun rinvio invece per le domande cautelari, che anziché da un collegio saranno trattate da un solo giudice. E fino al 30 giugno processi basati sugli scritti e gli atti, senza discussione orale, ma con la possibilità di presentare brevi note in prossimità della data fissata per la decisione.

“Per affrontare l’emergenza Coronavirus nasce l’alleanza salva spesa Made in Italy con agricoltori, industrie alimentari e distribuzione commerciale che si impegnano a garantire regolarità delle forniture alimentari agli italiani e a combattere qualsiasi forma di speculazione sul cibo dai campi alle tavole” Lo rende noto Ettore Prandini il presidente della Coldiretti che ha promosso l’iniziativa insieme a Filiera Italia con l’adesione di Conad, Coop, Auchan, Bennet, Cadoro, Carrefour, Decò, Despar, Esselunga, Famila, Iper, Italmark, Metro, Gabrielli, Tigre, Oasi, Pam, Panorama, Penny, Prix, Selex, Superconti, Unes, Vegè. 

Nell’appello ai cittadini e alle Istituzioni si legge in particolare: “Ogni giorno 3,6 milioni di lavoratori coltivano, allevano, trasformano, trasportano e distribuiscono tutti i prodotti alimentari di cui il Paese ha bisogno. Prodotti che i consumatori trovano sempre a loro disposizione sugli scaffali. Anche in questi momenti di emergenza la catena produttiva, logistica e distributiva è riuscita a garantire i beni necessari per tutte le famiglie italiane. Il modo per ringraziare tutte queste persone del loro sacrificio e forte senso di responsabilità è uno solo: ogni volta che puoi chiedi e compra prodotti italiani.  

Noi dal canto nostro faremo la nostra parte. Vigilando insieme che lungo tutta la filiera sia premiato e valorizzato chi adotta pratiche commerciali corrette e trasparenti. Ed escludendo e denunciando chiunque possa pensare in un momento così delicato di speculare o approfittare di situazioni di carenza o di eccesso di prodotto abbassando il prezzo ingiustificatamente sui prodotti più richiesti.  

Chiediamo al Governo e alle autorità pubbliche di aiutarci nel lavoro di rifornire gli italiani dei beni essenziali, con provvedimenti semplici e chiari che permettano con la massima sicurezza possibile la continuità della raccolta, della produzione, della trasformazione e della distribuzione dei prodotti di largo consumo. Per questi obiettivi faremo tutti gli sforzi necessari e invitiamo tutte le altre organizzazioni dell’agroalimentare ad aderire a questi impegni e ad unirsi a noi in questa battaglia fatta nell’interesse di una filiera virtuosa, dei cittadini italiani e piu’ in generale del nostro meraviglioso Paese”. 

La filiera allargata dai campi agli scaffali – conclude la Coldiretti - vale 538 miliardi di euro pari al 25% del Pil e offre lavoro a 3,6 milioni di persone impegnate a garantire quotidianamente le forniture alimentari attraverso 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari e 230mila punti vendita in Italia

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