Lunedì, 06 Aprile 2020
Lunedì, 02 Marzo 2020

Il sindaco di Zavattarello Simone Tiglio lancia un appello al presidente della Provincia Vittorio Poma per la sistemazione delle strade: «Perché non concordare con i Comuni degli interventi secondo il principio di sussidiarietà? Chi ha risorse da investire perché non può farlo anche su tratti che interessano alla Provincia e magari viceversa?». La manutenzione delle strade provinciali infatti è oggi in campo a un ente, quello di piazza Italia, che non dispone delle risorse necessarie per far fronte all’emergenza. Senza una convenzione specifica, i Comuni (neppure quelli che ne avrebbero le possibilità) possono intervenire su qualcosa che non è di loro proprietà. Quello del “Tiglio tris” è un nuovo gruppo amministrativo che mantiene la vecchia “consuetudine” di portare a casa finanziamenti importanti: «In dieci anni e mezzo di amministrazione – dice con orgoglio il primo cittadino – abbiamo effettuato oltre 5 milioni di euro di investimenti per opere pubbliche, un assoluto primato nel panorama locale, anche da un punto di vista storico».

Tiglio, quello delle strade è un problema ormai annoso per l’Oltrepò montano. Crede che l’attuale sistema di gestione sia ormai totalmente inefficace?

«La Provincia sta scontando troppi anni di scarsa manutenzione delle strade. E anche se negli ultimi tre-quattro anni c’è stata un’attenzione diversa nell’affrontare per lo meno le emergenze, è sotto gli occhi di tutti l’incapacità di arrivare dappertutto: non ci sono le risorse, non c’è più neppure una Provincia vera e propria. Io credo che la collaborazione con i comuni sia fondamentale e a questo proposito chi ha delle risorse a disposizione da spendere in materia di difesa del suolo e viabilità, perchè non concorda con la Provincia un intervento importante su un versante, dividendo il lavoro in due tronconi, in base al principio di sussidiarietà? Se un comune può risanare un versante interessato da due o tre chilometri di strada provinciale, perché la Provincia non può dirottare le proprie risorse su interventi di asfaltatura di altri tratti ammalorati, magari sempre nello stesso comune o in un comune vicino posto sulla stessa direttrice? Magari non saranno interventi risolutivi, ma certamente più efficaci di qualche decina di gabbioni o di cento metri di asfalto su una strada lunga dieci chilometri».

Torniamo alla sua amministrazione. La riconferma al 70%, anche se al terzo mandato, se l’aspettava tenendo conto che all’inizio neppure voleva più candidarsi?

«In realtà era al di là delle attese. Io avevo previsto, la sera prima dello spoglio, un lusinghiero risultato: 66,5 per cento. I miei erano in parte scettici, in parte speranzosi. Dall’altra parte della barricata, pur attendendosi la sconfitta, tutti sostenevano che non saremmo andati oltre il 55-60 per cento. E invece.... beh, al di là della cabala delle percentuali, ciò che rileva è che gli zavattarellesi hanno premiato dieci anni di buona amministrazione ed un gruppo di persone valide, che si sono impegnate su un programma di azioni ambizioso ma realistico».

Come sono partiti questi primi mesi di amministrazione?

«Siamo riusciti a portare a casa finanziamenti per oltre 1.500.000 euro, un successo da condividere con tutti gli amministratori che si sono impegnati e si stanno impegnando per il nostro paese, ma anche con i cittadini, che hanno visto e apprezzato già molti cambiamenti positivi, e molti altri ne vedranno nel prossimo futuro».

Quali interventi saranno finanziati con quei soldi?

«Abbiamo ottenuto 61.000 euro dallo stato per opere di messa in sicurezza delle infrastrutture comunali, 373.000 euro da Regione Lombardia per il recupero e la valorizzazione del borgo storico di Moline, altri 111.000 euro per la regimazione idraulica e la messa in sicurezza del torrente Vago. A ciò si aggiungano gli interventi che saranno finanziati con risorse proprie del comune: la riqualificazione della casa di riposo comunale, con il progressivo ammodernamento delle camere e degli spazi comuni e la riattivazione del distributore di carburanti di Moline, che il Comune ha rilevato dalla società Europam circa un anno fa».

Se lo guardasse da fuori dimenticando, se possibile, di averlo amministrato, come descriverebbe il paese oggi?

«Zavattarello è un paese in continuo movimento, a dispetto dei suoi mille abitanti e della sua ubicazione geografica, non proprio agevole. A dispetto della crisi perdurante ci sono imprese che hanno continuato ad investire e ad assumere persone. L’attività edilizia, pur ridotta, non si è mai fermata del tutto. Le attività turistiche e commerciali resistono e, a fronte di un negozio che chiude, c’è per fortuna chi vuole aprire una nuova attività. Non ci troviamo certo in una condizione di grazia: le difficoltà economiche si fanno sentire eccome, il rischio di un arretramento c’è sempre. Ma devo dire, con un certo sollievo, che in un modo o nell’altro gli zavattarellesi riescono sempre a tenere botta, a fare qualche passo in avanti. E compito dell’amministrazione è di sostenere e cercare di indirizzare, se necessario, tutte le iniziative in campo economico, sociale e culturale che possono dare nuova linfa vitale al paese».

A proposito di linfa vitale. Zavattarello vanta un numero significativo di associazioni che operano per mantenere vivo il territorio. Quante ce ne sono?

«Tante davvero. Così su due piedi mi vengono in mente Pro Loco, Presepe e Passione, Associazione Apicoltori, Magazzino dei Ricordi, La Burela di Crociglia, Chicercacrea, Amici della Biblioteca, Le campanelle, il nucleo di protezione civile, l’associazione alpini. Poi ci sono le associazioni sportive, dal calcio al fitness, passando per l’equitazione, il panorama delle realtà associative a carattere sportivo è piuttosto ricco. Mi chiedo spesso se in paesi più grandi del nostro, o anche in qualche media città, esista una densità di iniziative associative paragonabile a quella di Zavattarello».

è arrivata la notizia della chiusura, dopo cinque anni, del centro profughi. Che cosa rimane di questa esperienza?

«La notizia l’abbiamo appresa direttamente dagli operatori del centro. Come nel 2015 sono arrivati senza informare il Comune, così nel 2020 se ne vanno senza dire nulla. Quasi come se fossero un corpo estraneo, un’astronave che è piombata su Moline e che ora si rialza in volo, lasciando dietro di sé nulla se non un edificio storico, il vecchio dazio, completamente fatiscente e abbandonato».

Ci sono mai stati problemi con i profughi?

«I profughi non hanno mai creato reali problemi alla comunità e ci sono stati anche tentativi di minima integrazione, soprattutto nei primi anni di permanenza. Poi più nulla, fino a questo triste epilogo, che rivela tutta la pochezza della strategia dell’accoglienza messa in campo fra il 2014 ed il 2018. Finito il business, il giocattolo si è rotto».

Parliamo della Comunità Montana. Da sei mesi c’è un nuovo direttivo, che impressioni le ha fatto?

«C’è stato un netto rivolgimento, con l’elezione alla presidenza del nuovo sindaco di Varzi Giovanni Palli ed il cambio degli assetti politici che stavano alle spalle della precedente gestione. Per la prima volta, dopo dieci anni, si è assistito anche ad una dialettica tra maggioranza e minoranza, il che non è un male. Ciò che conta è che adesso, dopo la fisiologica fase di assestamento, si proceda spediti  nella realizzazione del programma, condividendolo ove possibile anche con i comuni che si sono chiamati fuori, ma che per forza di cose devono essere coinvolti in decisioni che li riguardano direttamente. Altra grande sfida sarà quella della realizzazione della strategia Aree interne, rispetto alla quale auspico ci sia una regia politica che scandisca bene gli obiettivi ed i momenti per realizzarli».

E il Gal invece?

«è una realtà da cui mi aspetto, con il nuovo anno, un cambio di passo. Le persone che sono state scelte per guidare la società, a partire dal presidente, sono valide. Dobbiamo cercare tutti insieme di spendere bene le risorse, rendendo meno difficile l’accesso ai bandi». 

Uno dei temi sempre attuali per i comuni montani è quello delle fusioni con comuni limitrofi. Negli anni scorsi era sorto anche un comitato per promuovere quella tra voi, Romagnese e, perché no, Valverde e Ruino, che alla fine l’hanno fatta e ora si chiamano Colli Verdi. Qual è la sua posizione?

«Ora che l’esperienza del comitato è finita e che la situazione politica si è stabilizzata, direi che sarebbe il caso di ragionare seriamente su tutto quello che abbiamo in comune e possiamo fare insieme a breve. Poi l’unione e successivamente la fusione saranno quasi passi naturali. Si sono dette molte fandonie circa l’inammissibilità di Zavattarello a qualsiasi processi di fusione a causa della sua presunta drammatica situazione finanziaria. I fatti, anche in questo caso, si sono incaricati di smentire quanti sostenevano una tale tesi, anche dentro i confini comunali. Quella è acqua passata. Adesso è il momento di ragionare seriamente sul futuro della val Tidone pavese come area amministrativa unitaria».

Come sono i rapporti con i comuni limitrofi?

«Ottimi, finalmente. Collaboriamo quotidianamente con i Comuni di Colli Verdi e di Romagnese, dove il nuovo giovane sindaco e la sua amministrazione si stanno impegnando per far crescere il loro paese e trovare una soluzione ai loro storici problemi. Speriamo di approfondire ulteriormente la collaborazione, poiché siamo parti di una stessa valle di una stessa storia; speriamo anche di essere attori di un destino comune».

Dopo dieci anni da amministratore ha ancora sogni nel cassetto per Zavattarello?

«In realtà ne ho tanti, ma tra tutti quello che si sta per realizzare lo conservo da almeno 20 anni: ridare dignità e vita a Moline, dove ho vissuto gli anni dell’infanzia e della gioventù, grazie al progetto di recupero dell’ex convento degli Scolopi, prima scuola pubblica dell’Oltrepò montano e dell’annessa piazzetta medievale. Il complesso ospiterà una struttura ricettiva e spazi per esposizioni, seminari, convegni. Il secondo step del progetto prevede anche di ripristinare l’antico collegamento pedonale in selciato che univa Moline a Zavattarello percorrendo meno di un chilometro. Se Moline tornerà a vivere, sarà tutto Zavattarello a beneficiarne. E in futuro dovremo pensare anche a come rivitalizzare le altre frazioni storiche del comune».

di Silvia Colombini

Sesto appuntamento legato al magico mondo della miscelazione, al quale abbiniamo la naturalezza dei prodotti tipici firmati Oltrepò Pavese.

Golden bianca classica, rossa Stark, Renetta, Annurca, Fuji, Champagne, Granny Smith… sono MELE prodotte nella nostra terra ed il comune di Bagnaria è un importante “vetrina a cielo aperto”. Utilizziamole per creare il nostro OLTREPO’ PAVESE SPRITZ, ovviamente con un vino del territorio.

Come ci ricorda Fulvio Piccinino, lo Spritz è un cocktail sulla cui data di nascita regna l’incertezza, si dice che sia stato creato per “necessità” dai soldati austriaci di stanza nel Triveneto durante la sua occupazione negli anni precedenti al Risorgimento e all’Unità d’Italia. Altri sostengono che sia stato creato nel 1917, sempre dagli austriaci di stanza sul fronte del Piave. Se la data è dubbia, la ragione è la medesima e concorde, cosi come gli inventori… Il nome Spritz, di origine austriaca, si traduce con “spruzzare”, termine onomatopeico che indica l’azione dell’allungamento del vino con l’acqua gasata usando la vecchia pistola da selz o un sifone. La ragione della nascita è semplice, gli austriaci erano abituati ai freschi, leggeri e leggermente frizzanti vini bianchi delle loro montagne o alle gradazioni alcoliche della birra. I vini bianchi italiani e in special modo i veneti erano e sono molto più alcolici, quindi venivano allungati con acqua di soda per renderli frizzanti e meno “forti”. Spesso si aggiungeva una fetta di limone, che poteva essere anche spremuta, per aumentare le note citrine e il grado di acidità, tipiche dei vini austriaci. La bevanda risulta diffusa in molte altre aree d’Italia con diversi nomi, fra i quali il “Paccatello” nelle Marche, o il “Mezzo e mezzo” a Napoli, spesso eseguito anche con gazzosa, con l’obiettivo di accompagnare il vino per il pranzo, senza ubriacarsi. La ricetta dello Spritz era piuttosto semplice, ed era composta da pari quantità di acqua di soda e vino bianco, da non confondere quindi con la ben più famosa variante con l’Aperol. Questa miscela nasce, secondo alcuni, a Padova, negli anni successivi alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando inizia ad essere richiesta nei bar come aperitivo e dissetante, secondo altri a Treviso, patria elettiva del Prosecco. A detrazione della seconda ipotesi, vedremo come l’aggiunta del Prosecco sia in realtà postuma all’invenzione. L’Aperol nasce a Padova nel 1919 ad opera di Barbieri, ed è qui che, secondo una prima ipotesi, si inizia a “macchiare” lo Spritz, preparato con il vino bianco fermo dei Colli Euganei, con una piccola dose di agrumato liquore. L’invenzione del cocktail sarebbe stata proprio all’interno del bar pasticceria per favorire il consumo della nuova creazione di Barbieri, utilizzando un classico dell’epoca “twistato”, come diremmo noi oggi. La ricetta subisce successivamente un’altra importante modifica, con il progressivo scomparire delle “pistole” da selz e delle acque di soda dai bar moderni, sostituite dalle normali acque gasate, decisamente più deboli in termini di “bollicine”. Per mantenere inalterata la gasatura del cocktail si decide di utilizzare un bianco frizzante emergente della zona che trarrà moltissimo giovamento dall’importante ribalta, catturando nuovi consumatori ed estimatori, anche per il consumo “liscio”. La ricetta ufficiale riportata è tratta dal sito ufficiale dell’Aperol, questo perché esistono alcune varianti e modifiche con aggiunte successive, così come è oggetto di discussione il bicchiere da utilizzare, che secondo i tradizionalisti dovrebbe essere il rock basso, quello “dell’ombretta de vin”, mentre per gli altri si dovrebbe utilizzare il tumbler alto o il bicchiere da vino bianco, tutti comunque pieni di ghiaccio. Discussioni a parte, il successo del cocktail e la sua diffusione hanno fatto si che nel 2011, l’Aperol Spritz, codificato come Italian Spritz o Spritz Veneziano, per confondere ulteriormente le idee circa le sue origini, sia stato incluso nei 60 internazionali IBA. La “denominazione di origine” è stata necessaria per distinguerlo dal predecessore austriaco, di cui ne rappresenta, come detto, il “twist”. Questo ci deve rendere orgogliosi come italiani, visto che da lungo tempo non avevamo avuto nostri drink nei recenti aggiornamenti della famosa lista.

Torniamo nelle nostre colline e prepariamoci a creare un buonissimo SPRITZ senza Aperol, il quale sapore dolce amaro e di agrumi sarà sostituito dal gusto morbido e saporito delle mele. Ecco la ricetta del drink e dello sciroppo di mele.

Per lo spritz, in un calice da vino colmo di ghiaccio:

3 cl di sciroppo di mela (lascio a voi la scelta, io adoro la verde Granny Smith)

15 cl di vino bianco frizzante Oltrepò Pavese (provatelo con il Pinot Noir)

3 foglioline di basilico

1 scorza di limone (da spremere per far fuoriuscire gli oli essenziali).

Mescolate delicatamente e degustatelo con gli amici.

Per lo sciroppo alla mela: togliete buccia e torsolo a due mele, tagliatele a tocchi per lo più piccoli ed aggiungete 200 grammi di zucchero bianco. Lasciate riposare in frigorifero per almeno tre ore. Passate il tutto con un minipimer o al frullatore ed aggiungete un po’ di acqua per far sciogliere del tutto lo zucchero. Questo sciroppo home made andrebbe consumato in giornata, il giorno successivo al massimo. Se la pigrizia regna nel vostro essere potete procurarvi una marmellata di mele e fatela sciogliere con un po’ del vino bianco e poi procedere come da ricetta. La gradazione risulterà molto bassa, è quindi ideale come aperitivo. Il nostro SPRITZ ricorda il drink, oggi molto in voga, HUGO, preparato con sciroppo ai fiori di sambuco, prosecco e foglioline di menta.

In abbinamento…  una bella forma di caciotta STAFFORELLA sporcata dal nostro sciroppo alla mela (o dalla marmellata) e qualche foglia di basilico.

Consuma sempre i drink a stomaco pieno e non far mancare, di tanto in tanto, un sorso di acqua fresca.

DEGUSTARE UN COCKTAIL È UN PIACERE… SE TI PERDI CHE PIACERE È?!

DRINK RESPONSIBLY

Di  Emanuele Firpo

L'emergenza Coronavirus non ferma la Croce Rossa di Voghera, sempre molto attiva con i suoi volontari, su più fronti, non solo presso il Comitato di Via Carlo Emanuele. Ecco allora che è stata una Domenica "alternativa" per Debora Rebolini, delegata Area1, in servizio in unità di crisi. Come lei hanno fatto servizio anche due infermiere volontarie. E poi per Massimo Benaglia e Raffaello Vitale, in servizio in aeroporto a Malpensa. "Devo ringraziare i nostri volontari per il prezioso tempo che stanno mettendo a disposizione in questa emergenza – spiega il Presidente di C.R.I. Voghera Chiara Fantin -. Noi stiamo facendo il massimo per poter garantire la piena operatività, pur dovendo fare fronte a difficoltà e a tutta quella serie di cautele che ci vengono imposte per tutelare al massimo i volontari e i pazienti. Abbiamo anche realizzato un video, postato sui canali social della Croce Rossa di Voghera, che mostra proprio l'impegno, la determinazione, le ore insonni trascorse in sede e fuori sede da parte di chi ha qui tra noi una "seconda famiglia".

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

La tratta Bressana Bottarone – Broni resterà chiusa al traffico ferroviario per quattro mesi in estate per lavori di potenziamento della linea. I lavori consisteranno in un rinnovo completo dei binari e nel consolidamento della piattaforma ferroviaria e dureranno da giugno a settembre prossimi, periodo nel quale il traffico dei convogli sarà interrotto. La chiusura è stata prevista nel periodo estivo per garantire i servizi del periodo scolastico; la notizia della chiusura estiva della tratta circolava già da qualche tempo tra i pendolari, ma non aveva mai trovato delle conferme ufficiali. Codacons: "E' sicuramente una buona notizia che si proceda a lavori sulla linea, ma occorre fare attenzione. Sino ad oggi, il gestore non ha prospettato soluzioni alternative soprattutto non è dato sapere in quale modo si provvederà al servizio sostitutivo. E' vero, infatti, che i lavori sono stati previsti nel periodo estivo per consentire i servizi durante il periodo scolastico, ma occorre tener presente che la linea è molto utilizzata anche dai pendolari che almeno nei mesi di giugno e luglio continueranno a recarsi al lavoro."

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

La Direzione Strategica di Asst Pavia, in considerazione della situazione epidemica da Coronavirus, al fine di assicurare la maggiore prevenzione possibile, conferma la sospensione delle attività ambulatoriali fino al lunedì 9 marzo 2020 compreso.

Come per la scorsa settimana, sono garantite le seguenti prestazioni:

• Cardiologia: controlli post-operatori per pace maker;

• Dialisi: continua l’attività normale;

• Chirurgia: medicazioni semplici e complesse, rimozione punti a seguito di intervento;

• Endoscopia Digestiva: regolarmente in servizio per erogare le attività programmate nelle 4 sale quotidiane (2 a Vigevano e 2 a Voghera)

• Ortopedia e traumatologia: rimozione gesso/punti a seguito di intervento visite di controllo da PS per fratture;

• Radiologia: prestazioni radiologiche per controllo traumi;

• Oculistica: iniezioni intravitreali;

• Oncologia: MAC per trasfusioni e terapia oncologica;

• Urologia: MAC biopsie; cistoscopie, instillazioni genitourinarie, infusioni di sostanze ormonali, cambio di cateteri ureterali;

• Chirurgia Vascolare: attività normale di ecocolordoppler, visita con medicazioni semplici e complesse;

• Ostetricia e Ginecologia: diagnosi prenatale/ecografie morfologiche e ambulatori di ostetricia, ginecologia oncologica (agende speciali).

Presso i Poliambulatori e presso gli Ospedali sono garantite le prestazioni prenotate con priorità “U” (da erogare entro le 72 ore) e “B” (da erogare entro 10 giorni).

Anche l’attività presso i Punti Prelievo esterni è sospesa fino a lunedì 9 marzo c.m..

Sono garantite le prestazioni urgenti presso i Laboratori Analisi degli Ospedali di Vigevano, Voghera, Stradella, Varzi, Mortara, Casorate Primo e Mede.

E’ sospesa altresì l’attività di Libera Professione intramuraria e l’attività a bassa intensità chirurgica.

Il sito istituzionale di ASST Pavia www.asst-pavia.it, viene costantemente aggiornato con tutte le notizie sull’andamento dell’emergenza Coronavirus e sulla ripresa della regolare attività.

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

"Non ci meravigliamo più di niente, Barbieri e company danno un esempio di come si può governare la città con arroganza - scrivono in una nota stampa , Alessandra Bazardi - Segretario PD Voghera, Roberto Gallotti ed Ilaria Balduzzi, consiglieri comunali vogheresi-  assoluta mancanza di trasparenza e di rispetto verso i vogheresi. Apprendiamo che le dimissioni di Daniele Bruno, Amministratore Unico di A.S.M. Voghera, pare siano per contrasti con lo stesso Barbieri. Una cosa però è certa siamo ancora una volta di fronte a un esercizio pesante di potere sfrenato senza alcun limite e che vede l’Azienda ASM, che dovrebbe essere il gioiello della Città, invece oggetto delle battaglie intestine più pesanti e irresponsabili. Nei vari Consigli Comunali, lo stesso Sindaco dopo aver dimostrato apprezzamento per la gestione di ASM, dichiara ora, con frase sibillina, che da circa un anno in cui si decise il cambio di governance non si sono viste cose nuove. Noi, per l’ennesimo cambio di governance con l’introduzione di un C.d.A., cosa peraltro già vista in questi anni di amministrazione del centro-dx, avevamo proposto la scorsa estate due nominativi di persone altamente qualificate con l’unico obiettivo di essere utili all’Azienda e quindi alla città: prendiamo atto che in un anno non ci sono state decisioni al riguardo ed ora scoppia il caso Daniele Bruno… E’ evidente che a questo punto è indispensabile, per il normale rispetto che si deve ai cittadini vogheresi si impone un chiarimento profondo, chiarimento che devono dare il Sindaco e lo stesso Bruno, chiarimento che è dovuto stante l’importanza della carica rivestita quale Amministratore della più importante Azienda cittadina, di proprietà del Comune. Chiederemo che questo chiarimento avvenga in Consiglio Comunale che noi chiederemo sia APERTO, al più presto, se vi sarà accordo con tutte le forze politiche ovviamente." 

INVIATE I VOSTRI COMUNICATI LE VOSTRE NEWS INERENTI ALL'OLTREPÒ A "IL PERIODICO NEWS" , ALL'INDIRIZZO MAIL : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

  1. Primo piano
  2. Popolari