Lunedì, 06 Aprile 2020
Mercoledì, 18 Marzo 2020

Dal 2004 a Stradella opera un’associazione che si occupa di beneficenza e lo fa con successo. Il suo nome è “La Casa del Sole”, ne abbiamo parlato con la presidente Federica Sclavi.

Presidente, quali sono le finalità che si prefigge l’Associazione?

«La Casa del Sole è un’associazione che persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale, non ha fini di lucro ed ha per oggetto l’attività nel settore della beneficenza. è inoltre regolarmente iscritta all’Anagrafe Unica delle Onlus ai sensi del D.Lgs n. 460/1997 tenuto dall’Agenzia delle Entrate Direzione Regionale della Lombardia».

Quando e come è nato questo progetto?

«è nato a Stradella, nel giugno del 2004, per desiderio di alcuni amici di riservare un pò di tempo, energie e denaro a chiunque ne avesse bisogno».

Chi ha partecipato alla nascita di questa associazione e adesso come siete organizzati?

«Come detto, l’associazione nasce grazie ad un gruppo di amici, professionisti operanti in diversi campi, che hanno messo a disposizione le loro professionalità. La Casa del Sole, essendo una Onlus riconosciuta, opera seguendo le indicazioni di un Presidente che rappresenta il Consiglio Direttivo composto da nove membri. Periodicamente si riunisce l’Assemblea di tutti gli Associati per l’approvazione del bilancio, nomina dei consiglieri e molto altro».

Quali sono le vostre finalità e come agite sul territorio?

«L’oggetto dell’attività della associazione, ben delineato nel suo Statuto, riguarda la beneficenza che si può concretizzare attraverso attività assistenziali, educative, ricreative e culturali principalmente a favore di persone o famiglie svantaggiate, particolarmente bisognose per motivi riconducibili a disagio socio - economico, condizioni sanitarie, handicap, fragilità sociale. Vengono attuate anche forme di sostegno economico, quali ad esempio il pagamento di utenze domestiche o fornitura di generi e beni di primaria necessità. Particolare attenzione viene, poi, data alle famiglie con minori, anziani, disabili, anche attraverso l’intervento di volontari o di operatori professionali appositamente individuati. Possono essere svolte anche attività accessorie ed integrative di quelle istituzionali quali ad esempio la promozione di manifestazioni di ogni genere come conferenze, incontri, scambi culturali, istituzioni di borse di studio sempre finalizzate ad aiutare persone o famiglie svantaggiate. La nostra associazione, al fine di raccogliere fondi destinati alle varie attività contemplate dallo Statuto, organizza inoltre numerosi eventi, come cene benefiche, eventi a teatro e altro ancora, durante i quali i partecipanti, divertendosi, contribuiscono con le loro donazioni alla realizzazione dei vari progetti. Ricordo inoltre che anche per il 2020 è prevista la possibilità per i contribuenti di destinare una quota pari al 5 per mille dell’Irpef a finalità di interesse sociale. Tutte le indicazioni a tale fine si possono trovare nel sito internet della associazione».

Quali sono le attività che avete attualmente in corso?

«Stiamo attuando aiuti diretti alle famiglie bisognose ed è in corso di programmazione con le scuole primarie della zona il progetto di dopo scuola denominato “Oltre Scuola” che è nato diversi anni fa per offrire un  servizio educativo pomeridiano agli studenti della Scuola Primaria. Si tratta di un servizio di supporto allo studio, gratuito per i partecipanti, svolto da professionisti psicologi incaricati dall’Associazione, oltre che da volontari.  La Casa del Sole si rivolge anche ai Comuni della zona e ai servizi sociali dei medesimi al fine di conoscere quali situazioni siano meritevoli di attenzioni».

E quali invece ricordate maggiormente tra le attività fatte in passato?

«In passato ricordiamo sicuramente il servizio domiciliare a favore di malati terminali, il progetto  Custode Sociale che consisteva nell’invio presso l’abitazione di anziani bisognosi  di figure specializzate che provvedevano alla spesa, alle faccende domestiche o semplicemente alla compagnia degli anziani stessi. Infine, la donazione al comune di Stradella di un pullmino per il trasporto di disabili e anziani bisognosi».

Il vostro “bacino” è il territorio oltrepadano?

«Sì, la zona interessata dalla nostra attività è sempre l’Oltrepò Pavese».

Vi piacerebbe estendere la vostra attività anche al di fuori dell’Oltrepò?

«L’abbiamo già fatto in passato, ma poi ci siamo resi conto che anche nella ricca Lombardia ci sono situazioni di povertà inimmaginabili. E queste situazioni di bisogno non riguardano solo persone provenienti da altri Paesi, ci sono tanti residenti che vivono in povertà ma che per pudore o vergogna non si manifestano. Operare su un territorio conosciuto ci dà la speranza di riuscire ad arrivare anche a loro».

Quali sono i progetti per il 2020?

«Oltre al proseguimento delle attività in essere, stiamo valutando l’istituzione di borse di studio e l’avvio di un progetto che sta prendendo piede nella maggiori città del mondo, il Muro Solidale. Si tratta di attrezzare una parete con ganci e attaccapanni in una via del centro Città. Si possono lasciare cappotti, abiti caldi e altri indumenti che possono essere presi da chi ne ha bisogno. In particolar modo nei periodi invernali e nei mesi più freddi dell’anno, il muro della gentilezza incoraggia molte persone a lasciare indumenti che non utilizzano più per donarle a chi è meno fortunato affinché possa difendersi dal gelo. Soprattutto con l’avvento del Natale sono molte le città che hanno preso parte a questa iniziativa benefica, diventando virale sui social e nel mondo. Il motto è: “Se non hai bisogno lascialo, se ne hai bisogno prendilo”».

 di Elisa Ajelli

Francesca Raimondi ha 37 anni, vive a Voghera ed è una persona eclettica: insegnante di violino, suona anche il pianoforte ed è psicologa. Ha concentrato la sua esperienza e il suo percorso di studi, compreso di specializzazioni, nel progetto “Musica e gioia”, ovvero lo studio che Francesca ha aperto 6 anni fa. Il suo obiettivo è insegnare ai bambini, che rappresentano il target principale, a suonare il violino tramite la didattica musicale. I valori cardine sono professionalità e inclusione, in quanto lo studio si rivolge a bambini anche piccolissimi, disabili e con qualsiasi tipo di deficit mentale o fisico. Quest’estate Francesca spera di poter attivare un camp estivo che traduca su una lunghezza di cinque giorni i valori e i metodi del suo studio, per la cui realizzazione ha bandito una campagna di crowdfunding online.

Francesca, da quanti anni insegna violino?

«Ho avuto i miei primissimi pochi allievi nel ’98; tenevo lezioni private in casa mia e sono andata avanti così per 4-5 anni. In seguito c’è stata una lunga pausa, in cui ho deciso di concentrarmi sulla mia formazione, per poi riprendere nel 2009. La mia esperienza è ventennale, ma insegno in modo ufficiale e continuativo, con un mio studio, da 11 anni. All’inizio insegnavo anche le basi del pianoforte, ora solo violino e propedeutica per i bambini piccolissimi».

In che modo è cominciato il suo percorso con il violino?

«La mia storia con questo strumento è iniziata un mese prima di compiere nove anni. Per Natale i miei genitori mi regalarono un violino e iniziarono a mandarmi a lezione. All’inizio non è che mi interessasse granché – ho avuto una storia piuttosto travagliata, ho cambiato anche molti insegnanti; ho iniziato ad appassionarmi profondamente e a studiare intorno ai 15 anni, una volta maggiorenne sono entrata al conservatorio di Parma e lì mi sono diplomata».

Quando e perché ha deciso di aprire il suo studio di musica?

«Volevo che il mio lavoro principale diventasse quello di insegnare musica. Ho sempre avuto una propensione alla didattica sin da quando ero piccolissima. Essendo tra l’altro psicologa dello sviluppo, ho lavorato anche come educatrice in asili nido e scuole dell’infanzia, e come docente di sostegno in scuole materne pubbliche. Insomma, insegnare mi è sempre piaciuto tanto. Per cui, nel 2014, ho aperto a Voghera il mio studio “Musica è gioia”.

Perché questo nome?

«Si chiama così perché io credo che la musica, come tutte le discipline in realtà, si possa imparare in modo sereno e positivo. Ad oggi è anche ampiamente dimostrato da studi scientifici che un metodo di apprendimento propositivo, divertente – non tramite la minaccia e la punizione, come si fa nelle nostre scuole – sia molto più efficace. Il motivo per cui insegno è proprio questo: la volontà di appassionare, motivare, rinforzare, di dimostrare che, appunto, la musica è gioia».

Ha fatto della sua passione un lavoro: oltre ad insegnare ricopre anche altri ruoli?

«Come musicista non svolgo attività concertistica, anche se attorno ai 20 anni sarebbe stato il mio sogno fare la solista. L’orchestra non mi interessava granché, perciò ho intrapreso quello che è il mio percorso attuale. Non ho mai pubblicato pezzi miei. Non è detto che un musicista sappia anche comporre perché in conservatorio c’è un corso apposito – è più o meno come studiare un altro strumento – che io personalmente non ho seguito. Pubblico “pezzi” ma nel senso che ho scritto e scrivo: al momento realizzo articoli per riviste specialistiche. Inoltre, come ho detto prima, sono psicologa, quindi spesso faccio colloqui di supporto psicologico a bambini e genitori e collaboro di frequente con l’università Bicocca di Milano».

La sua formazione è estremamente solida e completa: che percorso di studi universitario ha seguito?

«Oltre ad aver conseguito il diploma in conservatorio, all’Università di Parma mi sono laureata in Psicologia dello sviluppo. Sono inoltre abilitata a diversi metodi e all’estero è diverso, ma in Italia permane questa convinzione che per insegnare basti l’amore, soprattutto per quanto riguarda i bambini con disabilità. Ho già detto quanto per me siano importanti il coinvolgimento, la piacevolezza, il divertimento, quindi non metto in dubbio il ruolo dell’amore. Ma è indispensabile che i più piccoli siano istruiti da insegnanti soprattutto competenti. Il bagaglio teorico, esperienziale, di strategie didattiche, fa la differenza tra un bravo insegnante e un insegnante qualunque. Secondo me bisognerebbe, senza ovviamente trascurare la passione, concentrarsi in modo molto più approfondito sull’aspetto formativo dei docenti di qualsiasi tipo e ordine».

Ha scelto il suo percorso di studi già con in mente “lo scheletro” di tutti i progetti che ha all’attivo?

«Sì e no, nel senso che ho scelto il mio percorso alla luce della mia vocazione per la didattica e del sogno di aprire un mio studio, ma mi sono ritrovata ad avere molta più formazione e a realizzare molti più progetti del previsto; man mano che, in itinere, mi vengono idee, per applicarle devo specializzarmi ulteriormente. Quindi è tutto un crescendo».

Che tipo di specializzazioni ha conseguito? In cosa consistono a livello pratico?

«Sono abilitata al metodo Suzuki, al CML e al metodo Lullaby. Il primo basa l’apprendimento di uno strumento musicale su un’induzione naturale che rispecchia quella del linguaggio, infatti è anche chiamato “metodo della lingua madre”. Un bambino impara a parlare sentendo mamma e papà che parlano a loro volta, e lo stesso processo viene applicato in ambito musicale. I cardini di questo metodo sono l’ascolto, l’imitazione e il gioco. Il genitore partecipa alla lezione insieme al bambino e viene formato, in modo da poter replicare in ambiente domestico le gestualità e i suoni propedeutici all’apprendimento di uno strumento, con la stessa naturalezza, spontaneità e frequenza di una conversazione. La massima efficacia di questo metodo si ottiene se lo si applica tra il primo e il secondo anno di vita del bambino, quando, appunto, sta imparando a parlare».

Il CML invece?  

«Sta per Children’s Music Laboratory ed è una sorta di evoluzione italiana del metodo Suzuki, rivolta a bambini di 3-4 anni – fino agli 8 – in preparazione all’apprendimento dello strumento. All’Università di Chichester ho conseguito un master di primo livello in didattica del violino. E’ un master estremamente esperienziale, in cui tu devi riflettere sui tuoi metodi didattici e talvolta invii video del tuo lavoro. L’obiettivo è riuscire a insegnare nel modo più sintetico e mirato possibile aspetti anche molto tecnici del violino – i migliori docenti in questo campo non hanno nemmeno bisogno di parlare, nelle lezioni soprattutto con i bambini piccoli comunicano a livello non verbale.

Che differenza c’è tra musicoterapia e didattica musicale, la disciplina che lei insegna?

«Sostanzialmente: oltre ad essere poco efficace, trovo che la musicoterapia sia discriminante, poiché raccomandata per individui disabili.

La didattica musicale è apprendimento, la musicoterapia genera uno stato di benessere. Io, che applico didattica musicale, sono un’insegnante, il musicoterapista invece è, per l’appunto, un terapista; io adotto la didattica musicale con qualunque individuo, senza alcuna discriminazione di età e sesso, con o senza deficit fisici o mentali, con disabilità, con quoziente intellettivo superiore alla media; tutti suonano, tutti. E sottolineo suonano, non fanno terapia. La didattica musicale ha un approccio basato sulla motivazione all’apprendimento, la musicoterapia utilizza la musica esclusivamente come approccio con l’altro; io, in quanto insegnante di didattica musicale, faccio in modo che il bambino collabori con me e con gli altri per seguire le mie direttive, il che non vuol dire limitarne la creatività: la libertà di espressione deve essere incanalata dalla capacità tecnica, dai mezzi per esprimersi, altrimenti è caos, come accade nella musicoterapia; da me si impara a suonare il violino, nella musicoterapia i mezzi utilizzati servono a incentivare le relazioni; la mia orchestra è totalmente inclusiva di bambini neurotipici e non, nella musicoterapia ci sono pazienti divisi in categorie a seconda dei loro bisogni; io insegno a bambini molto piccoli, a partire dai 2 o 3 anni e come nel metodo Suzuki i genitori partecipano alle lezioni; in ultimo, io utilizzo metodi scientifici per valutare i progressi, mentre nella musicoterapia ci si basa su impressioni – “se il bambino sorride, allora è migliorato”».

In che cosa consiste il progetto camp estivo: per quando è in programma?

«Si terrebbe a Montebello della Battaglia per cinque giorni, in luglio – non so ancora le date precise. Il mio obiettivo è quello di fare un turno solo, perché l’organizzazione di un camp estivo ha un costo altissimo, ma se il successo fosse molto grande potrei prendere in considerazione di farne due. Ospiterebbe una decina di bambini dai 5 ai 10 anni».

è indirizzato solo ai suoi allievi, a bambini che conoscono lo strumento, oppure è un modo per farlo conoscere anche ad altri?

«è principalmente indirizzato a chi già suona, ma i neofiti non sono assolutamente esclusi: nel 2016 il gruppo era composto quasi tutto da bimbi che non avevano mai suonato, anche con disabilità grave, e in cinque giorni sono riusciti ad imparare un paio di pezzi basilari con un brano da solista a testa».

Come sarebbe la giornata tipo al campo?

«La giornata tipo è composta da una o due lezioni individuali di mezz’ora ciascuno, un’ora di orchestra, e per chi se la sente o è un po’ più grande è previsto tempo di studio coadiuvato da educatori. Ci sono inoltre attività di svago, laboratori di cucina, laboratori artistici, equitazione, yoga, l’immancabile piscina, passeggiate, sport».

Che tipo di arricchimento si propone di fornire ai bambini?

«Il progetto vuole essere un’esperienza di divertimento e soprattutto, dal momento che il camp prevede una permanenza di 24 ore su 24, di autonomia, abilità inestimabile da acquisire in particolar modo per i bambini disabili; ognuno ha i suoi piccoli obiettivi: imparare a vestirsi, a lavarsi, a mangiare da solo, a sopportare emotivamente la lontananza dalle figure di riferimento. Il tutto si fonda sull’inclusione, che costituisce un arricchimento reciproco, con il filo conduttore dell’apprendimento – o approfondimento intensivo – della musica».

Ha adottato il crowdfunding, ovvero la donazione di denaro attraverso internet per finanziarsi. Come è possibile contribuire?

«Le donazioni possono essere versate entro il 26 febbraio e ognuno può decidere di contribuire come vuole: ci sono degli scaglioni di 5, 10, 20, 30 e 60 euro, ma è possibile impostare una cifra a piacimento. L’obiettivo  da raggiungere entro questa data è di 6mila euro e la piattaforma su cui è attiva la raccolta fondi è “eppela.com”. Ogni persona che donerà riceverà in segno di gratitudine varie ricompense, tra cui un CD registrato dai miei allievi, una maglietta di Musica è gioia, una citazione sul mio blog».

è possibile contribuire anche in altri modi, oltre che a livello finanziario?

«Ho avuto sponsor che si sono occupati di fornirmi strumenti musicali, cartoleria, corsi vari o ingressi in piscina agevolati, ma tutto questo una volta che la realizzazione del camp è confermata. Questa raccolta fondi è necessaria soltanto alla realizzazione basilare del progetto e al finanziamento degli educatori scrupolosamente selezionati».

Di Cecilia Bardoni

In Provincia di Pavia sono 978 i contagiati, 94 in più rispetto a ieri, con trend crescita costante, ma inferiore al trend della Lombardia.

Sono complessivamente 28.710 i malati in Italia, con un incremento rispetto a martedì di 2.648. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 35.713. Ma mancano i dati della Campania. Sono 2.978 le vittime, con un incremento rispetto a martedì di 475. Ieri l'aumento era stato di 345.

"I guariti sono oggi 1084 in più, un numero veramente importante, che li porta in totale a 4025, più 37% rispetto a ieri", ha detto il commissario Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione civile. "Ci sono 2648 positivi in più, per un trend stazionario in questa settimana", ha aggiunto.

In Lombardia sale a 1.959 il numero dei decessi per coronavirus, dunque 319 più di ieri: a fornire il dato è stato l'assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera che in diretta Facebook ha sottolineato che sono 17.713 i positivi, 7.285 ricoverati, 924 persone in terapia intensiva. Quello dei decessi dunque è il dato in maggior crescita, mentre rallentano gli aumenti di tutte le altre voci.

"E' necessario contenere al massimo gli spostamenti", è il nuovo appello lanciato da Borrelli nella conferenza stampa. "I dati di oggi ci fanno pensare positivo - aggiunge - ma vanno adottati comportamenti corretti".

"L'andamento delle curve epidemiche mostra casi confermati in crescita a livello nazionale - ha detto il presidente Iss Silvio Brusaferro in conferenza stampa alla Protezione civile -. Alcune regioni del nord ancora sono maggiormente coinvolte nella circolazione locale, per numero positivi e ricoverati specie in terapia intensiva. Nelle altre aree c'è una crescita, ma non così veloce. Però non deve illuderci che non ci siano numeri così elevati come in Lombardia e le altre regioni del Nord: solo se ci comportiamo come stabilito possiamo rallentare la curva". "Siamo in una fase in cui misuriamo l'effetto delle misure adottate in tutto il paese, siamo in una fase in cui non possiamo ancora vedere i benefici, ci vorrà ancora qualche giorno. Per questo non dobbiamo mollare". "Non ci sono i presupposti - ha aggiunto - dobbiamo mantenere le misure se vogliamo vedere davvero degli effetti e proteggere le nostre persone più anziane".

Sono saliti a 2.629, ovvero l'8,3% dei casi totali, gli operatori sanitari contagiati dal nuovo coronavirus. E' quanto emerge da una rielaborazione della Fondazione Gimbe aggiornata al 17 marzo 2020 su dati forniti dall'Istituto superiore di sanità. Lo rende noto in un tweet il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il "numero di operatori sanitari infetti - afferma - è enorme. L'8,3% dei casi totali è una percentuale più che doppia rispetto alla coorte cinese".

Nuovo allarme del governatore della Lombardia Attilio Fontana sulla situazione nella sua regione per l'emergenza Coronavirus. "Purtroppo i numeri del contagio non si riducono - dice - continuano ad essere alti. Fra poco non saremo più nelle condizioni di dare una risposta a chi si ammala". Fontana è partito da qui per chiedere a tutti di "stare a casa". "Amici io lo sto dicendo in modo educato, ma fra un po' bisognerà cambiare il tono perché se non la capite con le buone bisogna essere un po' più aggressivi anche nel farvela capire. Non vi stiamo chiedendo un sacrificio così, ma per salvare delle vite umane. Ogni uscita di casa è un rischio per voi e per gli altri".

 "Domenica o la curva scende o probabilmente bisognerà valutare l'assunzione di misure un po' più rigide", ha detto in mattinata l'assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera parlando dell'andamento dei contagi da Coronavirus. "Io spero che i sacrifici di molti e l'atteggiamento consapevole dei lombardi possa essere sufficiente", ha aggiunto. Intanto sale il numero dei medici deceduti per nuovo coronavirus. E' morto il segretario della Federazione dei medici di Medicina generale (Fimmg) di Lodi, Marcello Natali, aveva 57 anni e non aveva particolari gravi patologie pregresse. Dopo il ricovero a Cremona, era stato trasferito a Milano e ricoverato intubato in terapia intensiva per una grave polmonite bilaterale. Natali esercitava la sua attività di medico di famiglia nell'area di Codogno.

L'arrivo di un nuovo mezzo di soccorso è una notizia importante in un periodo così difficile, anche per i dipendenti e volontari della Croce Rossa, che ogni giorno sono costretti a turni extradilatati per poter far fronte all'emergenza coronavirus, spesso aiutando anche altri Comitati in difficoltà con l'invio di uomini e mezzi (vedi C.R.I. di Bergamo). Ma tutto questo non sarebbe possibile senza il buon cuore dei cittadini.

"Ringraziamo pubblicamente una signora vogherese, Angela Dorati, che nelle settimane passate aveva donato un'ambulanza. Ecco, ora il mezzo è arrivato, lo stiamo allestendo per poter essere operativo in pochi giorni e ampliare così il nostro parco mezzi. Ce n'era veramente bisogno in questo periodo" commenta Chiara Fantin, Presidente del Comitato C.R.I. di Voghera. "Più passano i giorni più ci sentiamo circondati da persone che non ci fanno mancare il loro affetto e il loro sostegno, anche portandoci pizze e brioches a sorpresa in sede per i nostri dipendenti e volontari che arrivano a sera stremati dal super lavoro. Oggi sono anche arrivate in sede i primi aiuti dalla Croce Rossa Cinese, per un primo concreto aiuto con 500 mascherine chirurgiche, 200 guanti, 20 mascherine FFP2, 15 tute e 10 litri di liquido igienizzante.
Un contributo molto apprezzato di cui sentitamente ringraziamo la consorella cinese e che ci aiuterà a garantire ai nostri operatori di lavorare in sicurezza agli attuali ritmi per qualche giorno. Il nostro grazie va anche agli operatori SOR che hanno fatto da tramite e ci hanno recapitato i pacchi e al vicino Comitato di Stradella per il 'servizio di consegna' e la loro vicinanza ed amicizia. Sconfiggere il virus è l'obiettivo comune e ce la faremo solo con l'aiuto di tutti. Intanto ricordiamo sempre il servizio di spesa e farmaci a domicilio messo in campo in collaborazione con il Comune di Voghera: dal Lunedì al Venerdì, dalle 16 alle 18, sarà possibile contattare il numero verde 800 200 988 istituito dalla Croce Rossa di Voghera, e prenotare il servizio per la mattina successiva".

La Croce Rossa è una Associazione Privata senza scopo di lucro che vive grazie ai servizi che svolge e alla beneficenza dei suoi sostenitori. Non riceve sovvenzioni dalla Stato. La situazione contingente di emergenza richiede personale, mezzi e materiale senza soluzione di continuità, ben oltre quello preventivato anche solo un mese fa. Per aiutare la C.R.I. è possibile fare un bonifico alle seguenti coordinate bancarie: CROCE ROSSA ITALIANA COMITATO LOCALE DI VOGHERA – Iban: IT 56 Q 05034 56401 000000002243.

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