Lunedì, 06 Aprile 2020
Martedì, 17 Marzo 2020

Il teatro amatoriale costituisce una realtà indiscutibilmente viva e dinamica, fatto da persone che, oltre il lavoro e gli impegni familiari, portano avanti, in maniera assolutamente gratuita e volontaristica, il proprio amore per il Teatro, contribuendo alla crescita culturale e sociale della comunità in cui vivono e diffondendo l’amore e la conoscenza delle arti sceniche.

Le compagnie teatrali amatoriali, con il loro radicamento sul territorio, favoriscono il rinsaldarsi delle comunità e rappresentano per molti il primo approccio alle scene, una vera e propria palestra artistica capace di offrire un’insostituibile opportunità formativa, culturale e aggregativa. Un teatro che spesso non fa notizia o che fa sorridere chi, abituato a professionalità interpretative più alte, lo incontra ma che  riporta chi lo fa alle radici stesse del far teatro: l’incontro con l’altro. Fra le compagnie teatrali amatoriali presenti in Oltrepò Pavese  i “FUORIDICOPIONE” di Voghera si distinguono per il loro impegno nel sostenere varie attività benefiche con i loro spettacoli.

Abbiamo incontrato Lorenzo Somenzini, presidente dell’Associazione Volontari “Pro Familia” Maria Teresa Spinelli e del gruppo teatrale “Fuoridicopione”.

Somenzini, quando si costituisce la compagnia teatrale amatoriale “Fuoridicopione”?          

«La casa madre è l’Associazione Volontari “Pro Familia” Maria Teresa Spinelli, madre fondatrice delle Suore Agostiniane, che si è costituita nel mese di giugno del 2000 per volere di un gruppo di famiglie con lo scopo di svolgere attività sociale a Voghera e nel territorio oltrepadano. Attraverso l’associazione aiutiamo le famiglie in difficoltà, abbiamo alcune adozioni a distanza nella Repubblica democratica del Congo e in India abbiamo adottato  una classe della scuola elementare della missione delle Suore Agostiniane. Ci siamo sempre occupati anche di formazione per genitori con progetti dedicati. Un gruppo di genitori dell’associazione che dipingeva su ceramica per l’annuale  mercatino di beneficenza di Suor Battistina, aveva preso il nome di “Fuori di pennello”,  alcuni di loro erano appassionati di teatro e avevano frequentato i corsi  della scuola vogherese di recitazione “Mino Battegazzore” di Beppe Buzzi. Nel 2005, quasi per scherzo, visto che nell’Istituto delle suore Agostiniane c’è un piccolo teatro, abbiamo messo in scena la prima commedia che si intitolava: “Quel simpatico zio parroco”, quasi una farsa, con protagonisti Piero Ghia, Giorgio Bonelli, Laura Barbieri, Andrea Civini e un gruppo di ragazzi della scuola. Poi, visto che eravamo vogheresi e alcuni parlavano bene il dialetto, Beppe Buzzi ci ha convinti a riprendere la rappresentazione di “Gelindo” che abbiamo portato in scena per la prima volta nel 2007 con i costumi e il copione adattato da lui. L’ideatore era stato Padre Maria Tognazzi, pittore, architetto e scrittore , che era padre priore dei frati Cappuccini di Varzi ma anche cappellano degli Artisti e della RAI di Milano, per cui i costumi e parte della scenografia che utilizziamo ancora oggi ,sono stati creati nei laboratori RAI».

Quindi da quel momento i “Fuoridicopione” iniziano a mettere in scena commedie solo dialettali?

«No, non solo dialettali ma anche  commedie brillanti, alcune commedie di Gilberto Govi, sempre con la supervisione di Beppe Buzzi. Dopo la sua scomparsa, ci siamo sentiti un po’ persi, perché lui era stato il nostro “maestro”, non potevamo gestirci da soli. Alcuni di noi avevano partecipato ai laboratori della “FAMAFANTASMA” di Marco Vaccari e, avendo la necessità di avere un regista,  lui ci ha dato la sua disponibilità e  abbiamo messo in scena tre commedie con la sua regia. TRE VETRINE TRE, commedia degli equivoci parte in dialetto e parte in italiano, DUE FIGLIE 3 VALIGIE, adattamento dal film dell’attore francese  Luis  Defunes, LAPORTA ERA APERTA, adattata da un testo inglese. Poi Marco Vaccari ha scritto e diretto per noi la commedia DOTTOR SALASSO HO UN’ASCESSO, ispirandosi un po’ alle caratteristiche e ai difetti degli attori del nostro gruppo, che ha avuto un buon riscontro da parte del pubblico».

Portare in scena  commedie  con testi complicati e tanti personaggi implica sicuramente un grande lavoro con letture di copione  e  prove ripetute, con quale frequenza si riunisce la compagnia?

«Questa è una bella domanda. Circa 7 mesi prima, quando dobbiamo iniziare un progetto, ci riuniamo una volta alla settimana. Assegnati i ruoli dal regista, si comincia con la lettura del copione a tavolino e l’approccio ai personaggi. Quindi si passa alla lettura del copione in piedi sul palco con un po’ di scenografia. Poi, con l’avvicinarsi della data di rappresentazione, facciamo mediamente due sedute di prove alla settimana, talvolta tre, a seconda della lunghezza della commedia, di solito alla sera dopo cena. Le nostre riunioni sono professionali ma anche molto allegre e spesso rilassanti dopo una giornata di lavoro, siamo diventati quasi una famiglia, facciamo spesso merenda dopo aver provato. Ci chiamiamo FUORIDICOPIONE proprio perché siamo un po’ alternativi, un po’ fuori di testa (ride)».

Quanti attori e attrici amatoriali avete nella compagnia?

«Dieci o dodici perché servono ,oltre agli attori ,anche persone dietro le quinte in assistenza per passare velocemente di mano un oggetto o far entrare parti di scenografia ingombranti, abbiamo un suggeritore e i tecnici audio e luci».

Se qualcuno con la passione per il teatro volesse unirsi a voi per sperimentare questa esperienza non comune può contattarvi?

«Quest’anno si sono uniti a noi già alcuni attori della compagnia dei genitori della scuola Dino Provenzal nella rappresentazione del Gelindo e abbiamo aggiunto la figura di re Erode con le sue guardie ed è stato un esperimento interessante. Se qualcuno fosse interessato ad unirsi alla nostra associazione, può contattarci».

Dal piccolo teatro delle Suore Agostiniane siete passati poi a recitare sul palco del Teatro San Rocco e infine avete,  si può dire, fissato la vostra sede al Teatro dei Padri Barnabiti, come mai questa scelta?

«Siamo passati dai 160 posti che si riuscivano a ricavare nella palestra delle suore al Teatro San Rocco anche perché le scenografie del GELINDO erano molto ingombranti. Poi abbiamo deciso di rimettere un po’ a posto il Teatro dei Padri Barnabiti  facendo dei lavori  a nostre spese e abbiamo chiesto di poterlo usare come  sede permanente per i nostri spettacoli. Quest’anno per il Gelindo abbiamo avuto due sere il tutto esaurito e abbiamo dovuto aggiungere uno spettacolo alla domenica pomeriggio. Siamo molto contenti del successo di pubblico ottenuto perché, con il ricavato dei biglietti, siamo riusciti a dare piccoli aiuti sia alle attività della nostra associazione, sia ai Padri Barnabiti, sia il Centro Paolo VI di Casalnoceto che aveva avuto notevoli danni  a causa dell’alluvione».

Quale sarà la prossima commedia che metterete in scena?

«Stiamo lavorando ad un nuovo progetto, una commedia di Luigi Orengo già cavallo di battaglia di Gilberto Govi, SOTTO A CHI TOCCA, tre atti con 10 personaggi, in omaggio a Beppe e Franca Buzzi. La commedia sarà recitata in italiano con qualche coloritura del dialetto genovese. Per la regia, saremo seguiti da Alessio Zanovello che ci ha dato la sua disponibilità. Speriamo di realizzare un buon lavoro e ottenere un buon successo di pubblico perché il nostro scopo è sempre  quello di raccogliere fondi a scopo benefico. Dobbiamo ringraziare il negozio “Il bottone” che si mette sempre a disposizione come punto di prenotazione posti».

di Gabriella Draghi

Continua il nostro viaggio attraverso i castelli e le dimore storiche dell’Oltrepò Pavese. Torniamo nelle terre dei Dal Verme, già raccontate precedentemente, e più precisamente a Romagnese, dove abbiamo incontrato Greta Nobili, consigliere comunale con l’incarico di occuparsi agli eventi relativi il Museo Contadino e il Giardino Alpino, che ci parlerà del castello e del museo da esso ospitato.

La storia del Castello di Romagnese è molto frammentaria: impropriamente viene datato del XV secolo, ma con molta probabilità le sue origini sono più antiche. Nel 1548 venne distrutto da una barbara invasione piacentina, ma in breve tempo venne ricostruito dai Dal Verme che lo trasformarono in una rustica dimora di caccia, utilizzata fino alla fine del XIX secolo. Successivamente la proprietà passò alla famiglia Garbarini di Gorreto e poi ancora a Zambarbieri Antonio, il quale poi cedette una parte al comune ed una alla famiglia Pietra. Il castello, costruito in pianta rettangolare in pietra, vanta un torrione che presenta l’originale merlatura guelfa poi coperta, nella metà dal XIX secolo, da un’ampia tettoia. All’interno della struttura esistevano le prigioni, il locale della tortura e, secondo una leggenda popolare, un sotterraneo collegato, tramite una galleria segreta, alla frazione Costa.

Le origini di questo castello non sono molto chiare…

«Non si conosce l’epoca esatta di costruzione, si ipotizza che sia stato edificato dai Dal Verme alla fine del XV secolo, probabilmente soppiantando una “casa-forte” abitata dai frati del Monastero di San Colombano. Ma non si esclude che abbia origini più antiche, edificato su una preesistente roccaforte di epoca romana».

Il castello è sempre stato utilizzato come sede comunale?

«I Dal Verme sono stati proprietari fino alla fine del XIX secolo, mantenendolo sempre operativo. La sede comunale è sempre stata qui ed è stata ristrutturata e riorganizzata negli anni ‘90. Precedentemente gli uffici si trovavano al pian terreno, mentre in quello superiore vi erano degli appartamenti abitati da alcune famiglie del paese. All’interno del castello, oltre al Municipio, hanno sede il museo e la farmacia».

Dovete sopportare costi di gestione elevati per mantenere la struttura attiva? Attualmente chi si occupa della manutenzione?

«Ovviamente i costi di gestione e di manutenzione non sono pochi e sono a carico del comune, essendo quasi totalmente utilizzato per gli uffici amministrativi».

Il castello è sede di associazioni o enti?

«è sede della Pro Loco, dell’Associazione Nazionale Alpini Montepenice Romagnese e, come anticipato precedentemente, del Museo Civico di Arte contadina».

Il museo quando è stato inaugurato?

«Il Museo Civico di Arte contadina è stato inaugurato, con questa denominazione, nel 1997. Si tratta di un museo etnografico costruito e costituito con materiale donato dalle famiglie di Romagnese: si tratta di oggetti di uso quotidiano e attrezzi di lavoro di artigiani del luogo. è stato sistemato e riorganizzato grazie ai fondi di Fondazione Cariplo e del progetto Oltrepò Biodiverso e inaugurato nuovamente nell’aprile 2019, con la nuova denominazione “M.AP.LO. 4 P – Museo dell’Appennino Lombardo delle quattro province. Il progetto è stato sviluppato dal Museo di Scienze Naturali di Voghera, diretto da Simona Guioli».

Com’è strutturato il museo?

«Il museo è interattivo ed è composto da alcune stanze: nella prima è stata ricostruita la “casa del contadino”, all’interno della quale si può sentire dagli altoparlanti la voce del contadino, che spiega cosa possiamo vedere e trovare all’interno della sua abitazione; nella seconda stanza invece troviamo tutti gli attrezzi degli artigiani: dall’arrotino al fabbro, dal barbiere al calzolaio. Tutti oggetti, come detto precedentemente, donati dalle famiglie di Romagnese. Sono costuditi inoltre numerosi attrezzi agricoli, anche di vinificazione: sebbene Romagnese non sia un territorio propriamente dedito a questa attività, in passato venivano utilizzati per produrre vino da autoconsumo per le famiglie del paese».

Organizzate visite guidate? Ha orari di apertura particolari?

1 museo è aperto alle visite guidate preventivamente organizzate e prenotate presso il comune. Si può visitare anche durante la settimana, senza visita guidata, chiedendo alle impiegate del comune. Durante la stagione primaverile ed estiva verranno fissati dei giorni specifici di apertura. Organizziamo anche visite per le scolaresche degli istituti della zona».

Il museo è associato a qualche ente o associazione?

«Al momento fa parte del progetto Oltrepò Biodiverso – Attivare con progetti sviluppati dal Museo di Scienze naturali di Voghera, ma non è associato a nessun’ente o associazione. Nel 2020 c’è però l’idea di creare un sistema museale della comunità montana».

Nella vicina Emilia Romagna da diversi anni è attiva un’associazione che promuove il turismo nei castelli e nelle dimore storiche del Ducato di Parma e Piacenza. Pensa che un tipo di iniziativa simile possa avere un riscontro positivo per il turismo?

Per il Castello di Romagnese, visto in un’ottica di residenza storica, non è possibile effettuare visite guidate, in quanto sede di uffici amministrativi e di altre attività. Certamente potrebbe essere interessante per poter portare visitatori al museo. Tutto quello che può creare sinergie e collaborazione con i paesi vicini è sicuramente benvisto.

di Manuele Riccardi

In provincia di Pavia i casi di Coronavirus sono 884, più 83 rispetto a ieri. Sono complessivamente 26.062 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a lunedì di 2.989. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 31.506. Il dato è stato fornito dal commissario per l'emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile. Crescono anche i guariti: sono 2.941, 192 in più di ieri. Ieri il dato giornaliero sui guariti era di 414. Sono 2.503 le vittime del coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a lunedì di 345. Il dato è stato reso noto dalla Protezione Civile. Ieri l'aumento era stato di 349.

Lo stesso Borrelli fotografa come difficile la situazione di Bergamo dove non ci sono più posti in terapia intensiva. Un ospedale da campo degli alpini sarà installato nella città ha detto il commissario Angelo Borrelli durante la conferenza stampa alla Protezione Civile.

La Lombardia è allo stremo e Bergamo è al collasso, non ci sono più posti in terapia intensiva. Sono 16.220 le persone risultate positive al Coronavirus in Lombardia, 1.971 più di ieri". Lo ha detto l'assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera in diretta Facebook, aggiungendo che i ricoverati in ospedale sono 6.953 (+782), in terapia intensiva 879 (+56), mentre il numero dei decessi è 1.640 (220 in più rispetto a ieri). In totale i posti in terapia intensiva per pazienti Covid ora sono 1030.

Sono tutti occupati gli 80 letti di terapia intensiva riservati ai pazienti ricoverati in gravi condizioni per il Coronavirus all'ospedale Papa Giovanni XXII di Bergamo, la zona più colpita dall'epidemia. La drammatica situazione, confermata da fonti ospedaliere, è stata registrata in queste ore. Per i malati che avranno bisogno di ventilazione ed ossigeno si farà ricorso alla rete delle terapie intensive italiane. Morto a Bergamo il primo medico di famiglia contagiato da Covid-19. Mario Giovita, 65 anni, era stato ricoverato all'ospedale Papa Giovanni XXIII nei giorni scorsi. Le sue condizioni di salute, stando a quanto si è appreso, sono peggiorate rapidamente e il decesso è avvenuto per le complicanze del Coronavirus. A Bergamo i medici di famiglia contagiati sono 100, dicono dalla federazione medici di medicina generale (Fimmg, di cui alcuni in gravi condizioni.

La ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha firmato un decreto con il ministro della Salute che obbliga all'autoisolamento, per i 14 giorni successivi, per le persone che rientrano, anche se asintomatiche rispetto al COVID-19. Il dl riguarda chiunque torni in Italia con qualsiasi mezzo di trasporto. Il decreto è in vigore fino al 25 marzo.

 

Due lavoratori di Poste Italiane sono morti in provincia di Bergamo a causa del contagio da Covid-19. Lo rende noto Marisa Adobati, componente della segreteria della Slc-Cgil di Bergamo, ricordando che entrambi avevano "lavorato fino a pochi giorni fa, uno in un centro di recapito e l'altro in un ufficio postale di due comuni della provincia di Bergamo. Ora basta, è ora di chiudere gli uffici postali".

Da alcune settimane la Slc-Cgil sostiene "l'inutilità di esporre al contagio i lavoratori di Poste Italiane della bergamasca, ed ovviamente non solo del nostro territorio, e ci viene ripetuto in maniera assillante che Poste deve garantire i servizi essenziali". "Il recapito di un bollettino o la marea di avvisi di mancata consegna delle raccomandate - prosegue il sindacato - non crediamo siano da considerarsi espletamento di servizi essenziali. Molte scadenze fiscali ed invii di notifica sono stati, tra l'altro, sospesi per decreto. Il punto è che, ormai, 'andare in Posta' per molti è diventato il pretesto per fare una 'giustificata' passeggiata in paese".

Serve ora un nuovo modello che i cittadini devono utilizzare per le autodichiarazioni. E' presente una nuova voce con la quale l'interessato deve autodichiarare di non trovarsi nelle condizioni previste dall'articolo 1, comma 1, lettera c, del decreto dell'8 marzo 2020 che prescrive il "divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus". Ne dà notizia il Viminale.

 IL NUOVO MODELLO DI AUTOCERTIFICAZIONE DA SCARICARE

Un detenuto nel carcere di Voghera è risultato positivo al test del coronavirus. Il reparto dove era recluso il detenuto trovato positivo al coronavirus nel carcere di Voghera è stato isolato. L'uomo è ora ricoverato. A quanto si apprende, la situazione nell'istituto di pena è al momento tranquilla. Gli altri reclusi e i loro familiari sono stati informati della situazione. L'uomo e' stato ricoverato all'ospedale San Paolo di Milano, dove c'è un apposito reparto che si prende cura dei reclusi provenienti dalle carceri. Sono 4 detenuti positivi in Lombardia, uno a San Vittore, due a Pavia e uno a Voghera; positivi 2 medici. Un detenuto di 19 anni, originario del Ghana, che era recluso nel carcere di San Vittore, è risultato positivo al coronavirus e si trova attualmente ricoverato all'ospedale Niguarda di Milano. In questi giorni anche due detenuti del carcere di Pavia sono risultati positivi al Covid-19, così come un detenuto del carcere di Voghera. Anche due medici del carcere di Brescia sono risultati positivi al Coronavirus. Lo si apprende da fonti di polizia penitenziaria. Già all'interno del carcere Sant'Anna di Modena dove circa dieci giorni fa è scoppiata la rivolta, che ha portato alla morte di nove detenuti a quanto pare per overdose di farmaci, era stato precedentemente riscontrato un caso di Coronavirus in un carcerato. Un altro caso c'era stato nel carcere di Lecce. 

Con l'accordo tra FederFarma e Croce Rossa Italiana è stato attivato anche in Provincia di Pavia il servizio di consegna a domicilio dei farmaci espletato da Cri a beneficio di persone anziane, fragili e non autosufficienti attivabile con chiamata al numero verde 800 065510 tutti i giorni 24 ore su 24.

Chi sono i destinatari? Possono usufruire del servizio persone con oltre 65 anni o non autosufficienti, soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (temperatura superiore a 37,5°) o sottoposti alla misura della quarantena o, in ogni caso, risultati positivi al virus COVID-19.

Cosa avviene il servizio? Il personale della Croce Rossa Italiana (CRI), riconoscibile dall’uniforme CRI, ritira la ricetta o il promemoria presso il medico e si reca presso la farmacia più vicina al domicilio dell’utente, salvo diversa indicazione dell’utente stesso che può indicarne un’altra nella stessa zona. Il personale Cri ritira i farmaci, informando il farmacista nel caso in cui siano destinati a soggetti non autosufficienti o sottoposti a quarantena o positivi al Covid-19 e anticipando gli eventuali importi douti (costo del afrmaco o ticket). I farmaci vengono consegnati in busta chiusa all'utente che provvede al rimborso dei suddetti importi. La Cri è responsabile del corretto trasporto dei farmaci dalla farmacia all'utente e della protezione dei dati personali delle stesso. L'utente può richiedere al personale della Cri l'emissione dello scontrino fiscale parlante fornendo i dati della tessera sanitaria o del codice fiscale.

 

Dalla consegna a domicilio di farmaci e generi di prima necessità alla sospensione delle imposte comunali per le attività commerciali, passando per l'igienizzazione delle strade e i parcheggi gratuiti. Tutela della salute, solidarietà sociale, sostegno all'economia locale: è su questi temi che si snoda l'insieme di strategie messo in campo dal Comune per fronteggiare l'emergenza coronavirus. Dall'inizio l'amministrazione guidata da Antonio Riviezzi ha infatti attuato una serie di iniziative di vario genere, per consentire sia il rispetto del distanziamento sociale, sia forme di protezione per lo spaccato commerciale-produttivo e le fasce più deboli della popolazione.

«Accanto alle disposizioni nazionali – dice il sindaco Riviezzi – abbiamo adottato alcuni provvedimenti con lo scopo di rafforzare il contenimento dei contagi. Ad esempio, è stato effettuato il servizio di sanificazione delle strade, che andremo a ripetere nei prossimi giorni, ed è in programma l'esecuzione di uno specifico trattamento anche negli uffici comunali, così da tutelare i dipendenti e le altre persone che accedono al palazzo municipale. Gli stessi uffici sono attualmente accessibili solo su appuntamento – per le prenotazioni è necessario contattare il centralino del Comune al numero 0385 257011 - e, inoltre, abbiamo scelto di chiudere la biblioteca e sospendere il mercato. Allo stesso tempo si è scelto di rendere gratuiti tutti i parcheggi per agevolare, e velocizzare, gli spostamenti per l'acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità».

A proposito di beni primari, va ricordato come l'amministrazione abbia istituito un servizio di consegna a domicilio di cibo e medicine a beneficio delle persone che si trovano in condizioni di fragilità, attivabile contattando i numeri 334.9023844 e 335.5950381. Oltre ai canali messi a disposizione dal Comune, anche alcuni commercianti di Broni si sono organizzati per effettuare consegne direttamente a casa dei cittadini: per saperne di più è si consiglia di iscriversi al gruppo Facebook "Broni a domicilio".

«Un altro aspetto molto importante – continua Antonio Riviezzi – riguarda la sospensione di tutte le tasse comunali a carico degli esercizi commerciali presenti sul territorio cittadino. Questo è un primo gesto tangibile a favore della nostra realtà economica, per la cui tutela non vogliamo lasciare nulla di intentato. Del resto abbiamo recentemente assegnato a una équipe di esperti del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell'Università di Pavia l'incarico elaborare un piano di sviluppo e rilancio tarato sulle caratteristiche del contesto locale, funzionale alla ripartenza del tessuto produttivo. Nell'attesa che la situazione evolva verso scenari migliori, il mio appello resta quello di limitare gli spostamenti ai soli casi di stretta necessità: rispettando le regole, ne usciremo prima. Per ora è bene restare a casa il più possibile»

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L'Agenzia della Riscossione chiude gli sportelli al pubblico per l'emergenza coronavirus. Dopo il decreto del Governo si sospendono cosi' tutti i pagamenti, dalla rottamazione alle nuove cartelle.

A seguito del decreto Cura-Italia l'Agenzia chiude quindi gli sportelli. "L'Agenzia delle entrate-Riscossione - si legge in una nota - comunica che il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri nella giornata di ieri, 16 marzo 2020, ha disposto la sospensione dei termini di versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di accertamento e di addebito, in scadenza nel periodo compreso tra l'8 marzo e il 31 maggio 2020. I pagamenti sospesi dovranno essere effettuati entro il mese successivo il periodo di sospensione ovvero il 30 giungo 2020. Fino al 31 maggio 2020 sono sospese le attività di notifica di nuove cartelle e degli altri atti di riscossione, sospensione già in atto da alcuni giorni per disposizione del Presidente Ernesto Maria Ruffini. Il decreto dispone anche il differimento al 31 maggio 2020 della rata del 28 febbraio relativa alla cosiddetta rottamazione-ter e della rata in scadenza il 31 marzo del cosiddetto saldo e stralcio. In considerazione delle misure contenute nel decreto legge e al fine di tutelare al meglio la salute dei cittadini e del personale addetto, Il Presidente ha dato disposizione per la chiusura dal 18 al 25 marzo degli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione, presenti su tutto il territorio nazionale, che erogano servizi al pubblico. Il personale dell'Ente, attraverso attività di back office, garantirà l'operatività e la fruibilità dei servizi online, disponibili h24 sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it e sull'App Equiclick, fornendo assistenza con i consueti canali di ascolto che, per l'occasione, sono stati potenziati con nuovi indirizzi mail per eventuali richieste di assistenza, urgenti e indifferibili, riferite, ad esempio, a procedure attivate prima del periodo sospensivo. Per informazioni e assistenza è disponibile anche il contact center di Agenzia delle entrate-Riscossione, attivo tutti i giorni, 24 ore su 24 e, con operatore, dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 18, al numero unico 06 01 01, sia da telefono fisso che da cellulare, secondo il proprio piano tariffario.

E' on line il nuovo modello che i cittadini devono utilizzare per le autodichiarazioni. E' presente una nuova voce con la quale l'interessato deve autodichiarare di non trovarsi nelle condizioni previste dall'articolo 1, comma 1, lettera c, del decreto dell'8 marzo 2020 che prescrive il "divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus". Ne dà notizia il Viminale.

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Una campagna sociale per essere al fianco del Policlinico San Matteo di Pavia, eccellenza sanitaria nazionale, da tre settimane in prima linea nell’emergenza Coronavirus. Con la consapevolezza che il ruolo dei medici e dell’intero comparto è fondamentale per combattere questa battaglia, le cantine Terre d’Oltrepò e La Versa hanno fatto decollare una raccolta fondi da destinare alle urgenze del nosocomio pavese. #allasalute e la campagna ideata dalle due realtà oltrepadane con cui doneranno il 50% del prezzo di vendita di ogni singola bottiglia acquistata sul sito web per sostenere l’attività del Policlinico.

“Siamo convinti – spiega il presidente, Andrea Giorgi – che in un periodo come questo dobbiamo essere tutti uniti. Ed ogni singolo gesto a favore dell’altro non può che giovare alla causa generale. Una cantina riferimento come la nostra non poteva sottrarsi alle tante richieste di aiuto, anche economico, che ci stanno arrivando. Quella di oggi è una battaglia che tutti, nel nostro mondo, dobbiamo vincere. In prima linea c’è l’intero comparto medico e sanitario che deve essere supportato anche con iniziative come queste”. #allasalute vuole essere un messaggio chiaro rivolto in primo luogo ad aiutare il mondo sanitario ed in secondo luogo vuole essere un monito, un classico modo di dire, per guardare avanti anche in un periodo difficile come questo"

“Si tratta di un’operazione condivisa con l’intero organico delle due cantine a testimonianza di quanto sia importante oggi essere vicini al mondo sanitario per sconfiggere questo virus – spiega il direttore, Massimo Sala – Doneremo il 50% del prezzo di vendita delle nostre bottiglie acquistate sul web come segnale di vicinanza a chi oggi sta lottando nelle corsie dell’ospedale San Matteo di Pavia. Lo doneremo con il cuore, in rappresentanza anche dei nostri tanti soci, con la speranza che questa emergenza possa ultimarsi il prima possibile”. La campagna #allasalute si aggiunge a quella video #weloveitaly per sostenere i prodotti e le eccellenze italiane. Una sorta di viaggio settimanale tra i punti di forza delle due cantine come esempi del made in Italy. La cantina nel frattempo ha chiuso i punti vendita di Broni, Casteggio e Santa Maria della Versa in ottemperanza al decreto, ma è possibile contattarle telefonicamente per eventuali ordini."

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