Lunedì, 06 Aprile 2020
Lunedì, 16 Marzo 2020

Primo test negli Stati Uniti per un vaccino anticoronavirus. I ricercatori lo hanno somministrato in via sperimentale ad un volontario di Seattle, una delle aree più colpite negli Usa.

L'esperimento è svolto dal Kaiser Permanente Washington Health Research Institute di Seattle. Le autorità sanitarie hanno spiegato che ci vorranno da un anno a 18 mesi almeno per validare ogni potenziale vaccino. Il test coinvolgerà 45 volontari fra i 18 e i 45 anni e senza patologie, a cui verranno somministrate dosi differenti l'uno dall'altro. Lo scopo dell'esperimento è vedere se il vaccino comporti effetti collaterali ed è il primo passo per una sperimentazione più vasta.

Il nome in codice del vaccino è mRNA-1273 ed è stato sviluppato dall'Istituto nazionale della salute (Nih) e dalla società di biotecnologie Moderna, con sede nel Massachusetts.

Il carnevale di Varzi, simbolo di un divertimento dissacrante e dissoluto, è una tradizione antica della Valle Staffora e di tutto l'Oltrepò Pavese. Per i nostalgici la sua sede “naturale” era però quella del Cinema Italia, che oggi neppure esiste più. I tempi in cui 3mila persone ne affollavano il salone in occasione della festa varzese per antonomasia appaiono oggi un ricordo dal sapore dolce e amaro, simile a quello del Campari. Erano altri tempi e parlare di una “Varzi da bere” potrà magari far sorridere, anche se tutto si può dire meno che si trattasse di una festa sobria. Il connubio tra Carnevale e Cinema Italia è durato moltissimi anni e ha segnato gli anni d’oro della festa, sebbene le location che hanno ospitato l’evento siano state diverse.

Prima che il Cinema si spostasse nell’attuale sede di via Luigi Mazza nel 1963, la festa da ballo si svolgeva nella più piccola sala del Teatro al numero 6 di via Pietro Mazza, oggi sede della biblioteca comunale. Cos’era a rendere speciale quello che potrebbe apparire tutt’al più un semplice fatto di costume “mondano”? Perché si faceva la corsa a partecipare da tutta la vallata e anche dalla vicina – ma allora neanche troppo – Voghera? Laura Brignoli, varzese doc, ricercatrice e docente universitaria, sul Carnevale di Varzi ci ha scritto un libro, uscito nel 2007 intitolato “Come eravamo”.

Dottoressa Brignoli, qual era il segreto di quella festa?

«La singolarità non sta né nella sua durata, né nella tradizione culinaria o tanto meno nell’accompagnamento religioso. Accanto ai tradizionali carri che ripetono le grandi kermesse di ben più famosi carnevali un’abitudine oserei dire unica vuole che nelle serate danzanti di domenica, lunedì, martedì e della “pentolaccia” le ragazze sole si mascherassero nascondendo completamente il volto e camuffando la voce per non farsi riconoscere. Sono loro che all’interno della festa invitavano gli uomini a ballare ribaltando, nella più pura espressione dello spirito carnevalesco, i ruoli».

Una peculiarità tipicamente varzese?

«Sì, tanto che al proposito venne creata quella che si definiva “maschera alla varzese”: laddove gli altri carnevali variano a piacere la forma e il colore della copertura del volto, più o meno grande e scintillante, da noi si indossa il famoso “cappuccio”, una copertura che permette di nascondere anche i capelli. Sul cappuccio viene cucita la maschera, cui poi vengono praticati dei buchi per naso e bocca e, talora, viene posta una retina sugli occhi per nasconderne il colore e la foggia».

Un travestimento di tutto punto. Si dice che le mogli approfittassero di questo anonimato e “insidiassero” i mariti per metterli alla prova… conferma?

«C’è un’aneddotica piuttosto vasta al riguardo. Un esempio è la storia della “maschera dei tre soldi”».

Può raccontarcela?

«Si dice che un giovane marito abbia festeggiato il carnevale con una “maschera” particolarmente libertina, che dopo diversi bicchieri gli si è concessa sotto i portici, in un luogo appartato, chiedendo dopo tre soldi in pegno e come “ricordo” della bella esperienza. L’uomo sarebbe poi ritornato a casa di soppiatto, per non far rumore e non svegliare la moglie che a letto già dormiva. Il mattino dopo, mentre si veste per andare a lavorare, l’uomo trova sul comodino i tre soldi e resta inebetito. Con il cuore che galoppa fa per prenderli e nasconderli in tasca quando la moglie gli arriva dietro e gli dice “at l’ho saempor data per nent, tegnöt inca chi lè”. Cioè: “Te l’ho sempre data per niente, tieniti anche quelli”».

Oltre al libertinismo delle mascherine, altra ricorrenza del Carnevale erano anche le scazzottate tra varzesi e “foresti”…

«I locali non hanno mai visto di buon occhio tutta quella moltitudine che, da altri paesi, veniva e gli faceva concorrenza contendendo le “loro” donne. Per cui, corroborati dal Campari, spesso e volentieri attaccavano briga».

Come mai la fortuna del Carnevale era così tanto legata al Cinema Italia?

«Sicuramente occorre riconoscere diversi meriti a Gigi Comolli, proprietario del cinema fino al 1965 e imprenditore lungimirante, che ha saputo dare un impulso straordinario alla festa, rendendola un evento atteso e preparato tutto l’anno. Ingaggiava le orchestre più quotate, elargiva premi importanti, per anni anche in denaro. Era lui talvolta a procurare i figurini alle mascherine, i modelli degli abiti che loro stesse confezionavano. Era attento a ogni dettaglio e teneva molto alla perfezione dei costumi».

Per molti la fine del Cinema Italia ha segnato anche le sorti del carnevale che, festeggiato prima in una tensostruttura in piazza della Fiera e poi alla Rive Gauche, ha lentamente finito per perdere il suo antico appeal. Secondo lei è davvero questa la causa del declino?

«Io credo che il cambiamento dei costumi abbia avuto un ruolo importante. All’epoca il fatto che le donne prendessero l’iniziativa di invitare l’uomo al ballo era  una vera trasgressione, e al contempo una “messa alla prova” dei maschi che potevano avere più o meno successo, quindi essere invitati oppure no. Questo rovesciamento peraltro alimentava non poche leggende, attribuendo alle varzesi la fama di lasciarsi andare alle più audaci trasgressioni e spingendo molti “forestieri” a presentarsi al carnevale pieni di aspettative. Spesso se ne tornavano delusi, ma bastava che ad uno di loro capitasse una ragazza più libera, o forse più “affamata” per mancanza di pretendenti quando aveva il viso scoperto, per tenere viva la leggenda delle “varzesi a briglia sciolta”. Tempi e costumi però cambiano e, si sa, ciò che era tabù può diventare consuetudine».

 

di Christian Draghi

 

Con l’obiettivo di garantire sempre più efficienza alle strutture facenti capo all’ASST di Pavia, il Direttore Generale Dott. Michele Brait, ha disposto l’assunzione di n.2 Dirigenti Medici, la Dott.ssa Caterina Costanza Zingaretti e la Dott.ssa Letizia Barbieri, per l’ Unità Operativa di Chirurgia Generale di Voghera diretta dal Dott. Carlo Farina. L’Unità Operativa di Chirurgia Generale ha un bacino d’utenza molto ampio: buona parte del territorio dell’Oltrepò e parzialmente la zona di Alessandria. Con servizio di prericovero di ASST Pavia, l’utente ha la possibilità di essere seguito in maniera completa. Con la razionalizzazione dell’ utilizzo della Sala Operatoria, si riducono le attese. In questo senso ASST Pavia ha rispettato i tempi imposti da Regione Lombardia.

Per quanto riguarda gli ambulatori, sono al di sotto dei 30 giorni . Le patologie più frequentemente trattate in elezione sono: la patologia erniaria della parete addominale; le patologie della colecisti e delle vie biliari, soprattutto utilizzando la via laparoscopica e, quando indicata, la via endoscopica; le patologie della tiroide e delle paratiroidi, le patologie benigne e maligne dell’apparato digerente, anche queste, quando indicato, per via laparoscopica; le patologie benigne e maligne della mammella; le neoplasie della cute. Inoltre vengono effettuati interventi di chirurgia vascolare minore e maggiore e di chirurgia toracica.

L'Unità Operativa di Chirurgia Generale fornisce i seguenti servizi ambulatoriali: -Chirurgia Generale; -Chirurgia Dermatologica-Interventi; -Chirurgia Dermatologica Visite; -Eco-doppler degli arti inferiori; -Vulnologia; -Senologia; -Chirurgia Toracica; -Angiologia.

Il reparto di Voghera ha a disposizione: 30 posti letto per ricovero ordinario, 1 posto letto Day Surgery e 1 posto letto per la chirurgia ambulatoriale a bassa complessità operativa (BOCA).

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79 nuovi casi, nella giornata di oggi, di contagiati in Provincia di Pavia. Sono complessivamente  23.073 i malati di coronavirus (al netto delle vittime e dei guariti), con un incremento rispetto a domenica di 2.470 casi, ieri l'aumento era stato di 2.853. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 27.980. Il dato è stato fornito dal commissario per l'emergenza Angelo Borrelli in conferenza stampa alla Protezione Civile. Dei 27.980 malati complessivi, 11.025 sono poi ricoverati con sintomi e 10.197 sono quelli in isolamento domiciliare. Le persone guarite sono 2.749, 414 in più di ieri. "414 guariti, più di ieri, e 2470 nuovi positivi, meno di ieri, anche se mancano dati Puglia e provincia autonoma di Trento. Ma come vedete anche dai dati della Lombardia il trend è in ribasso, registriamo questo dato". Lo ha detto il commissario della Protezione civile durante la conferenza stampa.

Superate le 2mila vittime del coronavirus in Italia. Sono complessivamente 2.158 i decessi, con un incremento rispetto a domenica di 349. Domenica l'aumento quotidiano era stato invece di 368. 1.851 i malati ricoverati in terapia intensiva, 179 in più rispetto a ieri. Di questi 823 sono in Lombardia.

La situazione in Lombardia. In Lombardia ci sono 14.649 positivi al coronavirus e 1.420 decessi, 202 in più rispetto a ieri: lo ha detto l'assessore regionale al Welfare Giulio Galler, spiegando che i "dati sono un po' scomposti, alcuni crescono molto, altri meno". I positivi sono 1.377 in più, "un dato inferiore a quello di ieri, in linea con quello degli altri giorni", mentre il dato dei ricoverati "è molto alto, sono 1.273 in più di ieri". In terapia intensiva sono ricoverate 823 persone, 66 in più rispetto a ieri".

Iniziano a "scarseggiare le scorte di mascherine a più alta protezione, utilizzate in particolar modo nelle Terapie intensive, ed in Lombardia le scorte basteranno ancora solo per un paio di giorni". Lo afferma il presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi-Emac) Alessandro Vergallo, che ha scritto una lettera al presidente della Repubblica. "Si rischia - scrive - di paralizzare o rallentare l'efficacia dell'impegno nel tentativo di salvare il maggior numero di vite umane".

L'appello video degli infermieri, stremati e in prima linea nonostante i rischi, in questa dura emergenza del coronavirus.

IL TESTO DELL'APPELLO DEGLI INFERMIERI

"Non c’è più tempo. Non abbiamo più posti letto dove ricoverare le persone - dice una voce fuori campo nel video appello degli infermieri -, siamo costretti a riutilizzare i dispositivi di protezione individuale, perché scarseggiano, e in molte realtà quelli disponibili non sono idonei. Siamo in pericolo costante, sappiamo di rischiare ogni giorno il contagio oltre a vivere la paura costante di portare il virus nelle nostre case. Non c’è più neanche il tempo per piangere, se non al termine dei lunghi turni massacranti. Vediamo una morte che non ha la dignità di essere celebrata. Persone lontane dai loro affetti. Siamo provati, siamo pochi, in ospedale e sul territorio. Andiamo nelle case delle persone come soldati al fronte, senza protezioni, in un territorio che non riesce ad accogliere le enormi richieste di cura. Siamo soli. Se non freniamo questa valanga pagheremo il più grande tributo: il fallimento dell’intero sistema e di ogni cosa per la quale ha senso vivere. Abbiamo bisogno di ospedali, di personale. Subito. Ora. Non domani. Abbiamo bisogno di professionisti qualificati, non riciclati, non gettati al fronte come pedine. Abbiamo bisogno anche di voi cari cittadini. Chiudetevi in casa. Ogni uscita apre la porta al virus. Non possiamo più permettercelo. Non c’è più tempo". Federazione italiana Ordini professioni infermieristiche

Il Presidente del Consiglio Comunale Nicola Affronti comunica che il Consiglio Comunale, convocato per questa sera (16 marzo) e in seconda convocazione per mercoledì 18 marzo, non si svolgerà perché sono pervenute una serie di comunicazioni individuali di alcuni consiglieri comunali, motivate da ragioni esclusivamente sanitarie, che rendono difficile l’ordinario svolgimento del consiglio comunale a suo tempo convocato nel rispetto delle cautele e adempimenti previsti dalla normativa di emergenza.

Il Consiglio Comunale, che aveva all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio di previsione, atto la cui approvazione è necessaria per consentire il regolare funzionamento dell’ente e autorizzare risorse anche per l'emergenza in corso, è rinviato a nuova data che sarà formalizzata nei prossimi giorni con le medesime modalità e precauzioni adottate in occasione di questa convocazione.

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"Da mesi ormai il Codacons Pavia riceve le segnalazioni dei cittadini pavesi circa le oltre 10.000 multe per eccesso di velocità rilevate dal nuovo autovelox sulla provinciale 206 Voghera – Novara all'altezza di Casei Gerola notificate dalla Provincia, ente gestore dell'impianto. L'emergenza Coronavirus ha aggravato le condizioni economiche delle famiglie pavesi che – tra affitti, rate di mutuo e altre spese - ora si trovano a dover gestire anche questo odioso balzello. In un momento in cui il Governo sta varando importanti provvedimenti a favore delle famiglie e delle imprese è ora che anche la Provincia dia il suo contributo. Come Codacons Pavia – a prescindere dalla legittimità o meno delle multe - chiediamo alla Provincia - conclude Codacons Pavia - la rottamazione delle multe totale o almeno parziale (es. di dieci ricevute se ne paghi una). Sarebbe un aiuto concreto alle famiglie e permetterebbe loro di tirare il fiato in momento drammatico come questo"

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In Lombardia gli agriturismi Coldiretti aprono le porte e si mettono a disposizione per accogliere le persone guarite dal Coronavirus e dimesse dagli ospedali, ma che necessitano ancora di alcuni giorni in isolamento a scopo precauzionale. Lo rende noto la Coldiretti Lombardia che sta raccogliendo le disponibilità sul territorio, nel sottolineare che sono quasi 200 i posti disponibili, in risposta all'appello delle istituzioni regionali.

"In queste ore si sono già proposti diversi agriturismi con servizio di pernotto – spiega Massimo Grignani, Presidente di Terranostra Lombardia, l'associazione per gli agriturismi promossa da Coldiretti – In ognuna di queste strutture ci sono diverse camere a disposizione dotate di servizi igienici privati, in un ambiente tranquillo e immerso nella campagna". 

Al momento – spiega la Coldiretti Lombardia – hanno dato la loro disponibilità diversi agriturismi tra le province di Bergamo, Brescia, Milano, Mantova, Pavia e Sondrio, per un totale di quasi 200 posti letto. "Alcuni – precisa Massimo Grignani – si trovano in appartamenti con cucina, per altri gli imprenditori agricoli sono disponibili a riattivare anche il servizio di ristorazione. Rimaniamo in attesa di capire dalle autorità come procedere e quali protocolli di sicurezza rispettare". 

Nei prossimi giorni – continua la Coldiretti Lombardia – proseguiremo a raccogliere le adesioni: invitiamo gli agriturismi che volessero partecipare a scrivere una mail all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Un gesto di solidarietà – conclude la Coldiretti Lombardia – che si somma al lavoro quotidiano che gli agricoltori lombardi stanno portando avanti con responsabilità nei campi e nelle stalle, per continuare a garantire la produzione di prodotti agricoli e le forniture di cibo ​alla popolazione nonostante le difficoltà. 

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